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	<title>Materie prime Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Tue, 11 Aug 2026 08:20:35 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Materie prime Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Quando clima e guerra riscrivono la geografia delle commodities</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/quando-clima-e-guerra-riscrivono-la-geografia-delle-commodities.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Besana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 08:20:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Materie prime]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="commercio" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando una rete dipende da pochi porti o da una rotta esposta a conflitti, ogni interruzione può diventare una crisi di produzione. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/quando-clima-e-guerra-riscrivono-la-geografia-delle-commodities.html">Quando clima e guerra riscrivono la geografia delle commodities</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="commercio" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/commercio-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per capire <strong>quanto il cambiamento climatico stia trasformando l’economia reale </strong>non serve guardare soltanto ai grafici sulle temperature. È sufficiente osservare il prezzo di una pesca, la quantità di latte prodotta da una stalla o la resa di un campo di grano duro. Ma quando caldo estremo e siccità colpiscono contemporaneamente, il problema non riguarda più soltanto gli agricoltori e si trasmette lungo tutta la filiera, dai produttori all’industria alimentare, fino ai prezzi pagati dai consumatori.</p>



<p>È questa la dinamica descritta in un articolo de <em>Il Sole 24 Ore</em> (&#8220;<a href="https://www.ilsole24ore.com/art/ortaggi-frutta-e-olio-d-oliva-caldo-e-siccita-mettono-ginocchio-l-agricoltura-AJfQ2pd?refresh_ce=1#google_vignette">Ortaggi, frutta e olio d&#8217;oliva: caldo e siccità colpiscono molte produzioni agricole</a>&#8220;) scritto da Giorgio Dell’Orefice qualche giorno fa, in cui si racconta di un’agricoltura italiana stretta in una vera e propria “tenaglia”: da una parte i raccolti diminuiscono per effetto delle condizioni climatiche avverse; dall’altra aumentano i costi di produzione, rendendo più fragile la redditività delle imprese agricole. Il fenomeno può essere letto, in termini macroeconomici, come uno shock dal lato dell’offerta. In altre parole, <strong>eventi esterni, in questo caso siccità, ondate di calore, maltempo e incendi, riducono la quantità di beni agricoli disponibili. </strong>Se la domanda di alimenti resta relativamente stabile, una minore offerta tende a esercitare pressioni sui prezzi. Tuttavia, il meccanismo non produce automaticamente maggiori guadagni per gli agricoltori: spesso il prezzo riconosciuto al produttore rimane basso, mentre crescono i costi di energia, carburanti, fertilizzanti, acqua, mangimi e trasporti.</p>



<p>Uno dei casi più significativi riguarda il grano duro, materia prima essenziale per la produzione della pasta, uno dei prodotti simbolo del <em>Made in Italy.</em> Secondo i dati riportati nell’articolo, <strong>la campagna di raccolta ha registrato una diminuzione del 6% rispetto allo scorso anno</strong>; una perdita che può avere conseguenze anche per l’industria molitoria e pastaria, che deve approvvigionarsi di una materia prima meno disponibile e potenzialmente più costosa. La riduzione dei raccolti si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà per i cereali e per altre produzioni agricole. Il problema è particolarmente rilevante perché la siccità non colpisce soltanto la quantità del raccolto, ma può incidere anche sulla qualità del prodotto. Un raccolto più scarso o qualitativamente meno omogeneo può obbligare le imprese a ricorrere maggiormente a forniture esterne, aumentando la dipendenza dai mercati internazionali e dall’andamento dei prezzi globali. Secondo le stime di Coldiretti riportate dal quotidiano, negli ultimi quattro anni gli eventi estremi hanno addirittura provocato agli agricoltori italiani danni superiori a 5 miliardi di euro all’anno (!). Nel calcolo rientrano le conseguenze di fenomeni come siccità, maltempo e incendi. Si tratta di una cifra che dà la misura economica del problema e che dimostra come non siamo di fronte a perdite episodiche e circoscritte, ma a un costo ricorrente che grava sulla capacità di investimento delle imprese agricole.</p>



<p>Gli effetti del clima diventano evidenti anche nel comparto ortofrutticolo. L’articolo segnala, ad esempio, che i prezzi pagati agli agricoltori per le pesche sono diminuiti del 18% nonostante le difficoltà produttive causate dal caldo. Se, infatti, l’offerta si concentra in un breve periodo o se il prodotto non può essere immagazzinato a lungo, gli agricoltori possono essere costretti a vendere rapidamente, anche a condizioni poco favorevoli. Il caldo estremo produce effetti anche sulla zootecnia. Le alte temperature sottopongono gli animali a stress termico in una condizione nella quale l’organismo fatica a mantenere il proprio equilibrio fisiologico. Ecco che quindi anche la produzione di latte potrebbe diminuire fino al 10% con una riduzione dei ricavi per gli allevatori aggravata da un aumento per le spese necessarie per garantire acqua, ventilazione, raffrescamento e alimentazione adeguata degli animali. Il cambiamento climatico agisce in sostanza come un moltiplicatore di vulnerabilità nel settore agricolo alimentare e non rappresenta più soltanto una questione ambientale, bensì un problema di reddito, competitività e sicurezza economica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oltre al clima, anche la politica</h2>



<p>Alla pressione del cambiamento climatico, però, si aggiunge oggi un secondo fattore di instabilità, ovvero <strong>la crescente vulnerabilità geopolitica delle catene alimentari. </strong>Il caso dell’Ucraina mostra con particolare chiarezza questo meccanismo. Circa il 90% delle esportazioni agricole ucraine, per un valore nell’intorno dei 30 miliardi, passa dai porti del Mar Nero, in particolare Odessa, Chornomorsk e Pivdenny. Quando queste infrastrutture diventano impraticabili a causa degli attacchi russi, la crisi non riguarda soltanto la logistica: ma inizia a coinvolgere la liquidità delle imprese agricole, la capacità di pagare gli affitti, la programmazione dei raccolti e soprattutto la disponibilità di cereali sui mercati internazionali. </p>



<p><a href="https://www.rsi.ch/info/mondo/Il-grano-che-non-riesce-a-lasciare-l%E2%80%99Ucraina--3926403.html">Secondo Dmitro Barinov, presidente dell’associazione dei porti ucraini, dall’incirca il 20 luglio di quest’anno nessuna nave entrava nei porti ucraini</a>. Formalmente gli scali restavano aperti, ma la minaccia di missili e droni rendeva troppo rischioso l’attracco per compagnie di navigazione e comandanti. Un Paese può quindi disporre di grano nei propri silos, ma se non riesce a trasferirlo via mare non può venderlo sui mercati esteri. Il raccolto rimane fisicamente disponibile, ma diventa economicamente “intrappolato”: occupa spazio, perde valore commerciale e impedisce all’agricoltore di incassare i ricavi necessari per finanziare il ciclo produttivo successivo. Le rotte alternative, inoltre, non sarebbero al momento sufficienti a compensare il blocco dei porti del Mar Nero. I porti sul Danubio hanno una capacità solo parziale rispetto ai grandi terminal marittimi e, nello stesso periodo, la siccità nell’Europa centrale ha fatto diminuire il livello del fiume al punto da provocare la chiusura al traffico di uno dei due principali canali di accesso per le imbarcazioni da trasporto.</p>



<p><br>Le conseguenze, ancora una volta, ricadono direttamente sugli agricoltori. <a href="https://www.rsi.ch/info/mondo/Il-grano-che-non-riesce-a-lasciare-l%E2%80%99Ucraina--3926403.html">RSI racconta ad esempio del caso di Volodymyr Zhitnik, titolare dell’azienda agricola Shevchenko,</a> che gestisce complessivamente 1.800 ettari, in parte di proprietà e in parte presi in affitto da circa 350 proprietari. Con i porti bloccati, l’impresa non riusciva a liberare i depositi dal grano già raccolto e rischiava di non avere spazio sufficiente per il raccolto successivo, compreso quello dei girasoli. L’unica alternativa ai terminal bloccati era rivolgersi a intermediari definiti come “mercato nero”, disposti a pagare meno della metà dei circa 200 franchi svizzeri per tonnellata indicati dal listino ufficiale.</p>



<p><br>La vulnerabilità delle catene globali non riguarda soltanto il grano, il mais o l’olio d’oliva. Gli stessi choke point, cioè i punti critici da cui dipende il passaggio di grandi quantità di merci, possono bloccare anche materie prime industriali fondamentali come il minerale di ferro. Lo dimostra il caso analizzato da <em>The New Voice of Ukraine</em> nell’articolo “<a href="https://english.nv.ua/business/port-deadlock-chokes-ukrainian-steelmakers-as-iron-ore-exports-collapse-50629730.html">Port deadlock chokes Ukrainian steelmakers as iron ore exports collapse</a>”. La chiusura dei porti ad Odessa, provocata dall’intensificarsi degli attacchi russi, ha interrotto non solo le esportazioni agricole, ma anche quelle di minerale di ferro e di prodotti siderurgici. Anche il settore metallurgico ucraino dipende in modo significativo dal trasporto marittimo. Secondo i dati riportati nell’articolo, il mare rappresenta circa i due terzi dei volumi esportati dall’Ucraina in termini di peso e circa la metà del valore complessivo delle esportazioni. Per il minerale di ferro, il trasporto marittimo ha rappresentato circa il 60% delle spedizioni nell’ultimo anno, mentre il blocco dei porti mette a rischio circa 1 milione di tonnellate di esportazioni al mese.</p>



<p>La lezione è valida tanto per il cibo quanto per l’industria: una catena di approvvigionamento non è resiliente soltanto perché dispone di fornitori alternativi. Deve avere anche infrastrutture sufficienti, corridoi diversificati, capacità di stoccaggio e margini economici abbastanza ampi da assorbire gli shock. Quando invece la rete dipende da pochi porti, da un singolo fiume o da una rotta marittima esposta a conflitti, <strong>ogni interruzione può trasformarsi rapidamente in una crisi di produzione,</strong> di reddito e di finanza pubblica. Il cambiamento climatico e la geopolitica finiscono così per rafforzarsi a vicenda: entrambi rendono più fragili le infrastrutture e le disponibilità fisiche e spesse volte impediscono di utilizzare le rotte alternative. La conseguenza finale non è quindi soltanto un aumento della volatilità dei prezzi alimentari o delle materie prime industriali, ma una crescente incertezza sulla capacità stessa dell’economia globale di produrre, trasportare e scambiare beni essenziali.</p>
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		<title>L’Africa contesa e la guerra silenziosa dei minerali</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/lafrica-contesa-e-la-guerra-silenziosa-dei-minerali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 09:54:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Materie prime]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/africa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="africa" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/africa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/africa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/africa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/africa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/africa-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/africa-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Con Project Vault gli Usa hanno varato una strategia più aggressiva per cercare di recuperare sulla penetrazione cinese.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/africa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="africa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/africa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/africa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/africa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/africa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/africa-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/africa-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dal <a href="https://it.insideover.com/politica/corridoio-di-lobito-lautostrada-che-porta-i-minerali-dellafrica-in-occidente.html" type="post" id="454752">corridoio di Lobito </a>alla nuova offensiva americana. Dietro la retorica sul ritorno delle grandi potenze in Africa si sta imponendo una realtà molto più concreta e molto più dura. Il continente non è più soltanto uno spazio da presidiare diplomaticamente o da corteggiare commercialmente. <strong>È tornato a essere il centro di una competizione strategica globale</strong> perché custodisce ciò che serve per costruire il potere industriale del ventunesimo secolo: <strong>rame, cobalto, litio e l’intera costellazione dei minerali critici.</strong> In questo quadro, gli Stati Uniti stanno cambiando metodo. Non si limitano più a osservare l’avanzata cinese nelle catene minerarie africane, ma cercano di recuperare terreno con una strategia più coordinata, più aggressiva e più politica. Il corridoio di Lobito, che collega la fascia mineraria dell’Africa centrale allo sbocco atlantico angolano, rappresenta il primo tassello di questa nuova architettura: non una semplice infrastruttura, ma una leva di influenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il controllo dei flussi conta più del possesso delle miniere</h2>



<p>L’errore sarebbe immaginare che la partita riguardi soltanto il trasporto delle materie prime. La vera questione è un’altra: chi controlla i flussi, chi decide i tempi, chi impone i contratti, chi si garantisce gli sbocchi futuri. Washington sembra averlo capito. Per questo punta non solo sui collegamenti logistici, ma su <strong>accordi di lungo periodo, diritti preferenziali di acquisto, partecipazioni incrociate e strumenti finanziari </strong>capaci di legare i Paesi produttori a un nuovo sistema di dipendenza. In sostanza, l’accesso alle infrastrutture viene trasformato in vantaggio contrattuale. È qui che la geoeconomia si fa politica di potenza: non occupare il territorio, ma orientarne le scelte economiche; non impadronirsi formalmente della risorsa, ma determinarne il destino commerciale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il progetto riserva e la nuova dottrina americana</h2>



<p>L’avvio, nei primi mesi del 2026, del programma chiamato <em>Project Vault</em> mostra il salto di qualità di questa strategia. L’obiettivo non è soltanto accumulare una sorta di riserva strategica di minerali critici, ma organizzare a monte l’intera filiera di approvvigionamento. In altre parole, gli Stati Uniti non vogliono più arrivare ultimi sul mercato per comprare ciò che serve alla propria industria. Vogliono intervenire prima, <strong>condizionando l’estrazione, il finanziamento, la commercializzazione</strong> e perfino l’assetto proprietario degli attivi minerari. È una trasformazione profonda: la potenza non si misura più soltanto nella capacità di accedere alle risorse, ma nella facoltà di disciplinarne i movimenti e di incorporarle dentro una strategia industriale nazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La forza cinese resta a valle della filiera</h2>



<p>Tuttavia, l’offensiva americana incontra un ostacolo decisivo. La Cina non domina soltanto alcune miniere africane. <strong>Domina soprattutto la trasformazione e la raffinazione,</strong> cioè il punto in cui si concentra il valore reale. Pechino controlla il passaggio cruciale che trasforma la materia grezza in potenza industriale. Per questo gli Stati Uniti, almeno per ora, non avanzano come conquistatori ma come pazienti riorganizzatori di equilibri. <strong>Cercano di inserirsi in ecosistemi già strutturati,</strong> di sottrarre quote di influenza, di rallentare il monopolio cinese senza riuscire ancora a spezzarlo. La partita, dunque, non si decide solo nelle miniere africane o nei porti dell’Atlantico, ma nelle capacità tecnologiche e industriali che vengono dopo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Africa non è più periferia</h2>



<p>Qui si apre la questione più importante. L’Africa non è più soltanto un serbatoio da cui estrarre ricchezze. Diventa <strong>il luogo in cui si ridefiniscono i rapporti di forza tra Stati Uniti, Cina, Europa e potenze regionali.</strong> Ma può diventare anche qualcosa di più: un arbitro relativo di questa competizione. Alcuni Stati africani possono sfruttare la rivalità fra grandi potenze per ottenere migliori condizioni, aumentare i margini di sovranità e negoziare infrastrutture, tecnologia e accesso ai mercati. Naturalmente il rischio opposto resta altissimo: che la competizione esterna si traduca nell’ennesima forma di dipendenza mascherata da partenariato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una battaglia economica che prepara gli equilibri strategici</h2>



<p>Sul piano strategico militare, il controllo delle materie prime è meno visibile di una base navale o di una alleanza difensiva, ma non è meno decisivo. Chi domina rame, cobalto e litio influenza la produzione tecnologica, energetica e militare del futuro. Sul piano geopolitico, il corridoio di Lobito e il progetto americano indicano che l’Africa è entrata nel cuore della nuova guerra economica mondiale. Sul piano geoeconomico, la vera posta in gioco non è la miniera in sé, ma la capacità di convertire la risorsa in industria, l’industria in filiera e la filiera in potere. È qui che si decide la gerarchia del nuovo secolo. E in questo passaggio l’Africa non è più il margine della storia: è diventata il suo centro.</p>
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		<title>Europa, la scossa di Bruxelles: sulle materie prime il nemico è la Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/economia-circolare/europa-la-scossa-di-bruxelles-sulle-materie-prime-il-nemico-e-la-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 15:34:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[Materie prime]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1040" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250926110825215_55e2a21852027f95f9f2e37658837eec-e1758877731296.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250926110825215_55e2a21852027f95f9f2e37658837eec-e1758877731296.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250926110825215_55e2a21852027f95f9f2e37658837eec-e1758877731296-300x163.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250926110825215_55e2a21852027f95f9f2e37658837eec-e1758877731296-1024x555.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250926110825215_55e2a21852027f95f9f2e37658837eec-e1758877731296-768x416.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250926110825215_55e2a21852027f95f9f2e37658837eec-e1758877731296-1536x832.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250926110825215_55e2a21852027f95f9f2e37658837eec-e1758877731296-600x325.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con il piano RESourceEU, presentato il 3 dicembre 2025, Bruxelles ammette che il vecchio approccio graduale non basta più. Dopo anni di avvertimenti e di analisi, la Commissione riconosce che la dipendenza dalle materie prime cinesi è diventata un rischio sistemico, non solo industriale ma strategico. Basti pensare agli oltre novanta punti percentuali del raffinamento &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/economia-circolare/europa-la-scossa-di-bruxelles-sulle-materie-prime-il-nemico-e-la-cina.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/economia-circolare/europa-la-scossa-di-bruxelles-sulle-materie-prime-il-nemico-e-la-cina.html">Europa, la scossa di Bruxelles: sulle materie prime il nemico è la Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1040" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250926110825215_55e2a21852027f95f9f2e37658837eec-e1758877731296.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250926110825215_55e2a21852027f95f9f2e37658837eec-e1758877731296.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250926110825215_55e2a21852027f95f9f2e37658837eec-e1758877731296-300x163.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250926110825215_55e2a21852027f95f9f2e37658837eec-e1758877731296-1024x555.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250926110825215_55e2a21852027f95f9f2e37658837eec-e1758877731296-768x416.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250926110825215_55e2a21852027f95f9f2e37658837eec-e1758877731296-1536x832.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250926110825215_55e2a21852027f95f9f2e37658837eec-e1758877731296-600x325.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con il piano RESourceEU, presentato il 3 dicembre 2025, Bruxelles ammette che il vecchio approccio graduale non basta più. Dopo anni di avvertimenti e di analisi, la <strong>Commissione riconosce che la <a href="https://it.insideover.com/economia-circolare/rifiuti-elettronici-una-miniera-da-non-sottovalutare-per-leconomia-circolare.html">dipendenza dalle materie prime cinesi è</a> diventata un rischio sistemico</strong>, non solo industriale ma strategico. Basti pensare agli oltre novanta punti percentuali del raffinamento mondiale delle terre rare sotto controllo di Pechino. Una vulnerabilità che si è trasformata in arma quando la Cina ha imposto limiti alle esportazioni di gallio, germanio, grafite e magneti, rispondendo ai dazi statunitensi. Una stretta solo sospesa per un breve periodo, segno che la leva resta nelle mani cinesi.</p>



<p>Di fronte a questa realtà, l’Unione accelera. Lo fa con un piano che porta la firma del vicepresidente Stéphane Séjourné e che rappresenta l’evoluzione muscolare del precedente regolamento sulle materie prime critiche. Ora la parola d’ordine è una: ridurre il rischio, subito e comunque, anche a costo di ripensare le regole del mercato interno.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tre miliardi per evitare il corto circuito industriale</strong></h2>



<p>Per ridurre i tempi e offrire subito alternative concrete, Bruxelles mobilita tre miliardi di euro in un anno. La maggior parte verrà dalla Banca europea per gli investimenti, che userà prestiti, capitali di rischio e debito privato per sostenere progetti in grado di produrre litio, grafite, <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/il-ritorno-delle-miniere-litalia-scava-alla-ricerca-di-asset-strategici.html">molibdeno</a></strong> e altri materiali già nei prossimi anni. È il caso del litio estratto nella Valle del Reno Superiore, uno dei pochi giacimenti europei di qualità industriale. O del progetto groenlandese di molibdeno puro, destinato a diventare un tassello fondamentale nelle filiere dell’acciaio speciale e dell’energia.</p>



<p>L’obiettivo è chiaro: non creare un’industria autarchica, ma assicurare che ogni settore europeo — auto elettrica, aerospazio, difesa, elettronica — disponga di fonti affidabili e diversificate senza ritrovarsi ostaggio di un’unica potenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un centro europeo per governare la tempesta</strong></h2>



<p>Dal 2026 sarà operativo il Centro europeo per le materie prime critiche. Sarà una cabina di regia con compiti delicati: analisi dei mercati, acquisti congiunti, gestione delle scorte, sostegno ai consorzi pubblico-privati, intelligence economica sulle catene di fornitura. In parallelo nascerà una piattaforma che riunirà la domanda industriale europea, permetterà accordi collettivi con nuovi fornitori e faciliterà contratti di approvvigionamento di lungo periodo, spesso più costosi ma politicamente più stabili.</p>



<p>Per la prima volta l’Unione tenta di usare il peso del proprio mercato per negoziare come un blocco unico. È una rivoluzione silenziosa, che però può cambiare l’equilibrio globale delle materie prime.</p>



<p><strong>Scorte strategiche e riciclo obbligatorio</strong></p>



<p>Accanto agli investimenti, arrivano misure di protezione interna. L’Europa istituirà scorte strategiche, una scelta che ricorda la politica giapponese sulle riserve minerarie. Inoltre, dal 2026 diventerà più difficile esportare fuori dall’Unione rottami e scarti contenenti materiali critici. La logica è semplice: se l’Europa vuole ridurre la sua dipendenza, non può permettersi di regalare all’estero ciò che può essere recuperato e riciclato.</p>



<p>Per i magneti permanenti — indispensabili per auto elettriche, turbine e apparecchiature militari — verranno introdotte quote minime di materiale riciclato. Una spinta industriale ma anche geopolitica: chi controlla il riciclo controlla il ciclo completo del valore.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La diversificazione diventa obbligo</strong></h2>



<p>La parte più dirompente del piano riguarda il potere nuovo che la Commissione si riserva di esercitare. Se le imprese europee non diversificheranno volontariamente gli acquisti, Bruxelles potrà imporre per legge quote minime di approvvigionamento da Paesi non dominanti. Una scelta drastica, certo, ma resa necessaria dal fatto che molte filiere continuano ad affidarsi alla Cina pur conoscendone i rischi. Le aziende saranno obbligate a presentare piani di diversificazione ai propri consigli di amministrazione e, in caso di inerzia, scatteranno obblighi legali.</p>



<p>È una pressione diretta sul settore privato, che finora ha preferito la convenienza all’indipendenza. Ora il continente non può più permetterselo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Diplomazia mineraria: l’altro fronte della competizione globale</strong></h2>



<p>Per uscire dall’orbita cinese, l’Unione accelera anche sul piano dei partenariati. I nuovi accordi riguarderanno Paesi ricchi di metalli e politicamente compatibili con gli interessi europei: Ucraina, Australia, Canada, Kazakistan, Uzbekistan, Cile, Groenlandia, Brasile e Sudafrica. Una rete che si sommerà all’impegno del progetto internazionale promosso dal G7.</p>



<p>Il linguaggio è quello della cooperazione, ma la posta in gioco è ben più alta: assicurarsi materie prime in un mondo dove la concorrenza è diventata geopolitica. L’Europa offre investimenti, tecnologie e regole certe; in cambio ottiene l’accesso a ciò che non può produrre da sola.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un obiettivo ambizioso per una sfida inevitabile</strong></h2>



<p>L’Unione punta a ridurre del cinquanta per cento la dipendenza dai fornitori dominanti entro il 2029. Una meta ambiziosa, ma necessaria. Perché non si tratta solo di sostituire un fornitore, ma di cambiare il modo in cui l’Europa pensa alla sua sicurezza, alla sua industria e al suo ruolo nel mondo.</p>



<p>RESourceEU nasce come risposta al rischio. Ma diventa, inevitabilmente, anche un test politico: capire se l’Europa è disposta a difendere il proprio modello economico in un’epoca in cui le materie prime sono tornate ad essere strumenti di potere.</p>
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		<title>Usa, la sfida alla Cina passa per l&#8217;Africa e&#8230;il Congo</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/usa-la-sfida-alla-cina-passa-per-lafrica-e-il-congo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2025 12:48:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Cobalto]]></category>
		<category><![CDATA[Materie prime]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="918" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Usa, la sfida alla Cina passa per l'Africa e...il Congo. Gli scenari dopo gli accordi di Washington mediati da Trump.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/usa-la-sfida-alla-cina-passa-per-lafrica-e-il-congo.html">Usa, la sfida alla Cina passa per l&#8217;Africa e&#8230;il Congo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Washington mette nel mirino le <strong>ricche riserve di metalli critici e minerali strategici</strong> della <strong>Repubblica Democratica del Congo</strong> e il presidente americano <strong>Donald Trump</strong> prosegue nella sua diplomazia di &#8220;pacifismo minerario&#8221;. Giovedì, alla Casa Bianca, Trump ha ospitato il presidente congolese<strong> Felix Tshisekedi </strong>e l&#8217;omologo ruandese <strong>Paul Kagame</strong> per la firma di un accordo di pace tra Kinshasa e Kigali. </p>



<p>Accordo un po&#8217; asimmetrico, dato che la presenza militare del Ruanda in Congo non è stata mai ufficialmente confermata da Kagame, avviene tramite il <em>proxy</em> del movimento M23 nel Nord Kivu e non è stata discussa alla presenza dei rappresentanti ribelli, ma la sostanza è stato il corollario del patto: <strong>Washington ha concluso con la Repubblica Democratica del Congo</strong> un patto minerario bilaterale che porterà le compagnie a stelle e strisce nel cuore dell&#8217;Africa, pronte a sfruttare l&#8217;apertura <strong>delle miniere congolesi</strong> per fini di approvvigionamento sistemico e per contribuire a <strong>gestire la grande sfida </strong><a href="https://it.insideover.com/economia/geoeconomia-del-congo-un-paese-al-centro-del-mondo-suo-malgrado.html"><strong>geoeconomica tra Usa e Cina</strong>, che passa anche per un Paese al centro del mondo (suo malgrado)</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il partenariato Usa-Congo</h2>



<p>Il partenariato riconosce esplicitamente &#8220;l&#8217;interesse degli Stati Uniti nel creare catene di approvvigionamento sicure, affidabili e durevoli per i minerali essenziali, salvaguardando la propria sicurezza nazionale, sostenendo la reindustrializzazione e mantenendo la competitività in settori strategici,<strong> tra cui la difesa, l&#8217;energia, le tecnologie avanzate e l&#8217;industria automobilistica&#8221;</strong> e &#8220;il corridoio Sakania-Lobito come un progetto infrastrutturale strategico per le Parti che collega la Repubblica Democratica del Congo all&#8217;Oceano Atlantico&#8221;, come via maestra per portare i minerali critici verso gli Usa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Corsa al Corridoio di Lobito</h2>



<p>Il Congo indicherà le risorse strategiche aperte agli Stati Uniti, fornirà agli operatori americani la prelazione sugli investimenti e aprirà <a href="https://nation.africa/kenya/news/africa/us-follows-up-on-congo-rwanda-peace-deal-with-plan-to-secure-minerals-5288668">all&#8217;ingresso di capitali d&#8217;oltre Atlantico sul suo territorio.</a> Gli Usa apriranno la strada piazzando <strong>1,8 miliardi di dollari sul progetto del <a href="https://it.insideover.com/politica/corridoio-di-lobito-lautostrada-che-porta-i-minerali-dellafrica-in-occidente.html">Corridoio di Lobito</a></strong> per portare alla connettività dal &#8220;cuore di tenebra&#8221; dell&#8217;Africa profonda all&#8217;Oceano Atlantico. <strong>Si tratta di un ambizioso progetto da parte americana</strong> per controbilanciare la presenza cinese negli approvvigionamenti di materie prime strategiche come cobalto, oro, manganese e altri metalli critici per i settori chiave dell&#8217;economia e della sicurezza nazionale, le cui filiere sono dominate da Pechino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La corsa alle forniture</h2>



<p>L&#8217;anno scorso una ricerca dello<a href="https://ssi.armywarcollege.edu/SSI-Media/Recent-Publications/Article/3938204/china-in-the-democratic-republic-of-the-congo-a-new-dynamic-in-critical-mineral/"> <strong>Strategic Studies Institute dello US Army War College</strong> </a>segnalava la profonda penetrazione cinese in Congo, indicando in particolare il <strong>cobalto, centrale in molte lavorazioni per la Difesa</strong>, come risorsa dominata dagli investimenti della Repubblica Popolare:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Dall&#8217;inizio degli anni 2000, la Cina ha investito oltre 155 miliardi di dollari nell&#8217;Africa subsahariana, creando nuovi mercati per le imprese edili cinesi e rendendo la Cina una valida alternativa ai finanziamenti occidentali nel campo delle infrastrutture commerciali e di sviluppo. Sebbene la Cina abbia investito capitali in diverse nazioni ricche di minerali, la Repubblica Democratica del Congo (RDC) si distingue per il suo ruolo vitale nel mercato del cobalto […] Anche nella raffinazione del cobalto, la posizione delle imprese statali cinesi è dominante: le loro raffinerie rappresentano tra il 60 e il 90 percento dell&#8217;offerta globale. La Rdc è essenziale per la posizione della Cina nel mercato globale: il 67,5 percento del cobalto raffinato della Cina proviene dalla nazione africana</p>
</blockquote>



<p>Questo basta a dimostrare la salienza della sfida con Pechino che anima la competizione strategica degli Usa. <strong>Una corsa, quella americana,</strong> che alimenta <a href="https://it.insideover.com/economia/ansia-da-sicurezza-nazionale-anche-byd-e-alibaba-per-il-pentagono-sono-una-minaccia.html">l&#8217;ansia da sicurezza nazionale</a> e un approccio difensivo verso la Cina sul fronte interno e una spinta a cercare partnership e accordi su quello globale. Dall&#8217;Ucraina al Kazakistan, passando per l&#8217;Africa, gli Usa cercano ovunque accordi sui minerali critici per ridisegnare le prospettive strategiche di fornitura e gli scenari industriali. <strong>Spesso anticipando la realtà: nonostante i proclami pacifisti e gli accordi,</strong> nelle ore successive all&#8217;annuncio di Washington in Congo le truppe regolari si sono scontrare con <a href="https://www.aljazeera.com/news/2025/12/5/fighting-flares-in-dr-congo-within-hours-of-trumps-peace-deal-ceremony">M23 nel Kivu.</a> E questo basta a mostrare lo iato tra aspettative e realtà che anima molte strategie Usa.</p>



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		<title>Benvenuti nella nuova età del rame: perché il suo mercato è esploso</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/benvenuti-nella-nuova-eta-del-rame-perche-il-suo-mercato-e-esploso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 May 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Materie prime]]></category>
		<category><![CDATA[Rame]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione energetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517222134203_962bad179fa4a41c641d6759c7d8aa6c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517222134203_962bad179fa4a41c641d6759c7d8aa6c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517222134203_962bad179fa4a41c641d6759c7d8aa6c-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517222134203_962bad179fa4a41c641d6759c7d8aa6c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517222134203_962bad179fa4a41c641d6759c7d8aa6c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517222134203_962bad179fa4a41c641d6759c7d8aa6c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517222134203_962bad179fa4a41c641d6759c7d8aa6c-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La rivoluzione digitale e green? Sta aprendo una nuova &#8220;età del rame&#8221;, con buona pace di chi relega questa definizione a epoche proto-storiche. Il rame non è mai stato così richiesto per abilitare gli investimenti industriali, tecnologici e infrastrutturali della &#8220;doppia transizione&#8221;. Un anno fa il portale Mining.com prevedeva un boom del prezzo di questo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/benvenuti-nella-nuova-eta-del-rame-perche-il-suo-mercato-e-esploso.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/benvenuti-nella-nuova-eta-del-rame-perche-il-suo-mercato-e-esploso.html">Benvenuti nella nuova età del rame: perché il suo mercato è esploso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517222134203_962bad179fa4a41c641d6759c7d8aa6c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517222134203_962bad179fa4a41c641d6759c7d8aa6c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517222134203_962bad179fa4a41c641d6759c7d8aa6c-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517222134203_962bad179fa4a41c641d6759c7d8aa6c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517222134203_962bad179fa4a41c641d6759c7d8aa6c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517222134203_962bad179fa4a41c641d6759c7d8aa6c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517222134203_962bad179fa4a41c641d6759c7d8aa6c-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La rivoluzione digitale e green? Sta aprendo una <strong>nuova &#8220;<a href="https://it.insideover.com/economia/chip-transizione-energetica-piano-regno-unito-fermare-cina-russia.html">età del rame&#8221;</a>,</strong> con buona pace di chi relega questa definizione a epoche proto-storiche. Il <strong>rame non è mai stato così richiesto</strong> per abilitare gli investimenti industriali, tecnologici e infrastrutturali della &#8220;doppia transizione&#8221;. Un anno fa il portale <em>Mining.com</em> prevedeva un boom del prezzo di questo materiale, citando dati McKinsey: &#8220;si prevede che l’elettrificazione globale aumenterà la domanda annuale di rame a 36,6 milioni di tonnellate entro il 2031, rispetto alla domanda attuale di circa 25 milioni di tonnellate. Tuttavia, la società di consulenza prevede che l’offerta di rame sarà di circa 30,1 milioni di tonnellate, lasciando un gap di 6,5 milioni di tonnellate entro l’inizio del prossimo decennio&#8221;. <strong>McKinsey si è sbagliata&#8230;per difetto</strong>: il gap di offerta è già palese oggi e i prezzi riflettono queste dinamiche.</p>



<p>A inizio anno il prezzo del rame era a <strong>3,9 dollari per libbra<a href="https://tradingeconomics.com/commodity/copper"> sui principali mercati internazionali,</a> ovvero</strong> <strong>poco meno di 8.600 dollari a tonnellata</strong>. Ora l&#8217;impennata è tale che il prezzo <strong>sfiora i 5,1 dollari per libbra, ovvero 11.250 dollari a tonnellata</strong>, un aumento di oltre il 30% in meno di cinque mesi. Il rame serve negli investimenti per i <strong>cavi tradizionali di telecomunicazione,</strong> per gli investimenti che sdoganano la costruzione di <strong>data center e infrastrutture di calcolo,</strong> e anche, se non soprattutto, per i prodotti necessari per la transizione green: dai <strong>pannelli solari</strong> all&#8217;auto elettrica, c&#8217;è rame dappertutto. Parlare di una nuova &#8220;età del rame&#8221; non è riduttivo: significa dipingere una realtà che, con le rivoluzioni su cui l&#8217;economia attuale dice di voler puntare, ha sdoganato un nuovo <strong>superciclo nei prezzi delle materie prime,</strong> aperto la strada all&#8217;uso strategico e geopolitico delle riserve come arma di pressione tra Stati, contribuito a <strong>rendere sempre più necessario</strong>, soprattutto un Occidente, un discorso sulle filiere e gli approvvigionamenti.</p>



<p>Il rame rende centrale aree geografiche come l&#8217;America Latina, dato che il Cile produce circa un quarto e il Perù un decimo dell&#8217;offerta globale, ma il <strong>45% della capacità di lavorazione e trasformazione globale</strong> resta in mano a un attore critico, la <strong>Cina,</strong> che come ha recentemente affermato un analista attento ai temi delle materie prime come <strong>Gianclaudio Torlizzi, aumentando gli <a href="https://www.japantimes.co.jp/business/2023/11/14/tech/china-copper-world-energy-transition/">stoccaggi strategici</a></strong> sta contribuendo all&#8217;aumento del prezzo di questa materia prima. La cui domanda è assorbita per una quota del 4% dalle richieste per la transizione green care all&#8217;Occidente. Un livello che si prevede destinato a salire al 17% a fine decennio. La Cina controlla il flusso di parte delle riserve di rame, l&#8217;Occidente ne ha una costante fame, gli operatori di mercato si trovano a metà del guado. Il rame è tornato &#8220;di moda&#8221; solo di recente dopo che per anni il suo settore estrattivo aveva subito un profondo disinvestimento </p>



<p><a href="https://www.ft.com/content/3d2727a0-96c7-499c-a0d4-176de4548a83">Nota il <em>Financial Times</em> che </a>&#8220;la pipeline di nuovi progetti è scarsa e i budget per l’esplorazione del rame sono diminuiti dall’inizio degli anni 2010 . L’estrazione del rame <strong>è un’impresa ad alta intensità di capitale.</strong> Alcuni analisti ritengono che i prezzi dovrebbero aumentare di circa il 20% rispetto ai livelli attuali per attrarre investimenti in nuovi progetti. Anche se i prezzi dovessero arrivare a quel livello, ci sono sfide più ampie. Potrebbe volerci più di un decennio per passare dalla scoperta alla produzione, momento in cui la redditività e la politica potrebbero essersi rivoltate contro qualsiasi progetto&#8221;. Il paradosso del rame è tutto qui: le rivoluzioni su cui punta a basarsi lo sviluppo &#8220;sostenibile&#8221; poggiano su un&#8217;ampliata concezione della <strong>politica industriale e mineraria</strong>. Per un estrattivismo a cui attori come i Paesi extraeuropei sono pronti e molte nazioni occidentali no. Per un rilancio della <strong>visione geostrategica</strong> del controllo delle risorse. Il futuro dipende da un materiale arcinoto e spesso trascurato come grande attore economico. Anche questa è una meraviglia del presente, di un&#8217;epoca competitiva in cui nuovi e vecchi paradigmi vanno sovrapponendosi in continuazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/benvenuti-nella-nuova-eta-del-rame-perche-il-suo-mercato-e-esploso.html">Benvenuti nella nuova età del rame: perché il suo mercato è esploso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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