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In un contesto di cronica necessità per l’industria di materiali primi critici l’Italia ha la possibilità di trasformare il riciclo dei rifiuti elettrici ed elettronici (Raee) in un volano per l’economia circolare e il suo sviluppo. Il Paese sta manifestando vivacità su questo versante. Il recente rapporto del Centro Coordinamento Raee indica un aumento della raccolta di circa il 2,4% nel periodo gennaio-febbraio dal 2024 al 2025, con una crescita a quasi 270.700 tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici.

Una miniera chiamata Raee

Come nota Il Sole 24 Ore, trainano la crescita “IT, elettronica di consumo e Ped con il +5,8%”, che manifestano un “trend positivo con oltre 3.533 tonnellate in più rispetto ai primi nove mesi del 2024” su 6.300 di incremento complessivo. Un aumento considerevole, che riflette la crescita della disponibilità di una base di prodotti a fine ciclo che possono rappresentare una fonte di asset strategici per la nostra industria.

Il fatto che siano state inserite nel ciclo dell’economia circolare prodotti per un peso paragonabile a quello di 1.100 Airbus A330 nel solo sistema-Italia mostra la reale profondità di quello che è un settore importante per procacciarsi risorse. Mentre l’Italia sta studiando il ritorno delle miniere, è bene ricordare che sostenendo il del Critical Raw Materials Act dell’Unione Europea l’Italia ha posto l’obiettivo di soddisfare almeno il 15% dei consumi tramite il riciclo in diversi campi di metalli critici.

EconomiaCircolare.com ricorda che i Raee “contengono al loro interno materie prime riciclabili importantissime tra cui ferro, rame, alluminio, ma anche litiocobalto e terre rareMaterie prime sempre più preziose perché rappresentano le gambe sulla quale si muove la transizione energetica, che possono essere recuperate da questi rifiuti e reimmesse nei cicli produttivi solo attraverso appropriati processi di riciclo, eseguiti in impianti di trattamento qualificati” dei Raee.

I progetti di riciclo finanziati dall’Ue

A tal proposito è bene sottolineare come la Commissione Europea abbia indicato 4 progetti italiani tra i 47 che saranno finanziabili per produrre da prodotti esausti dei metalli critici. Un progetto Glencore sul litio a Portovesme, in Sardegna, si sommerà al piano Alpha Project sul palladio alla Solvay di Rosignano, in Toscana, all’iniziativa di Circular Materials, con sede in Veneto, per il recupero di rame, nichel e altri metalli, e alla strategica progettualità della frusinate Itelyum Regeneration per ottenere terre rare da prodotti elettronici non più utilizzati nello stabilimento di Ceccano.

La filiera, dunque, è attiva e dinamica. I valori economico-industriali in ballo sono importanti. Nei 47 progetti, l’Ue investirà 22 miliardi di euro e una quota parte di risorse arriverà anche in Italia. Ciò deve fungere da stimolo al Paese: la più grande miniera di metalli critici, nella Penisola, si chiama riciclo. E questo è doveroso tenerlo a mente.

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