La corsa ai materiali critici e strategici è sempre più importante per gli equilibri economici internazionali e anche l’Italia torna a guardare al suo sottosuolo. Nella giornata di martedì 1 luglio è stato presentato il Programma Nazionale di Esplorazione promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica guidato da Gilberto Pichetto Fratin, con cui il governo di Giorgia Meloni intende stanziare risorse per aprire, in alcune determinate aree del Paese, nuove miniere di materiali fondamentali per l’industria tecnologica, della transizione green e di altri comparti critici come la Difesa.
Si partirà con 14 progetti di analisi finanziati con 3,5 milioni di euro per compiere indagini non invasive finalizzate a capire se in determinate aree con l’esplorazione satellitare, l’imaging supportato dall’intelligenza artificiale e le raccolte di campioni del terreno si potrà trovare qualche deposito il cui recupero è economicamente e ambientalmente conveniente.
Il ruolo dell’Ispra sul piano nazionale per le miniere
Tutto il progetto sarà coordinato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), che sul Pne ha pubblicato un corposo documento in cui la ratio strategica del progetto è analizzata anche alla luce del Critical Raw Materials Act dell’Unione Europea, che indica 34 asset strategici di cui l’Ue dovrebbe idealmente ridurre la dipendenza dall’estero.
Per Ispra “considerando le problematiche insite in tutte le opzioni di approvvigionamento delle forniture in una economia di transizione, la sola strategia efficace è quella che integra una attività estrattiva sostenibile con le pratiche di economia circolare, di riprogettazione ecologica dei prodotti, di ricerca di materiali sostitutivi e con lo sviluppo di collaborazioni con i paesi europei ed extra-Ue”.
Ispra sottolinea che la sfida è economico-industriale ma anche di pedagogia strategica, dato che si ritiene importante “convincere l’opinione pubblica, a tutti i livelli, che una attività mineraria sostenibile è possibile e indispensabile per mantenere il nostro tenore di benessere in modo equo e giusto” e anche se come sistema-Paese “non potremo mai raggiungere, per caratteristiche geologiche e territoriali, i livelli produttivi delle grandi economie minerarie (Canada, Australia, Cina ecc..)”, l’obiettivo individuato è quello di “fornire un contributo significativo, per diversi materiali, alla mitigazione della dipendenza dai mercati esteri dell’Italia”.
Caccia alle nuove miniere in tutta Italia
Quali sono i minerali che si cercheranno? Nelle Alpi Meridionali centro-orientali, tra Lombardia e Trentino Alto-Adige, si intendono cercare giacimenti di fluorite (CaF₂), materiale utile per la produzione di acido fluoridrico utilizzato nei composti chimici, per l’ottica e le ceramiche. Nella stessa area si indagherà la disponibilità di terre rare utili per l’industria dell’alta tecnologia e di barite (BaSO₄) utile per i fluidi di perforazione nel settore energetico.
Nel Piemonte orientale si cercheranno i platinoidi: Rutenio, iridio osmio, usati nell’elettronica e per le leghe speciali, da un lato; Rodio, platino, palladio (Pd), utilissimi per un’ampia gamma di settori che vanno dall’odontoiatria agli accumulatori, dall’altro. In Liguria si cercheranno materiali di cui l’industria ha perennemente fame, come rame e manganese, ma anche la grafite strategica per le leghe capaci di conduzione termica, mentre come noto il litio, chiave per le batterie dlele auto elettriche, sarà cercato nei bacini geotermici di Lazio e Toscana, regione in cui si guarderà anche all’Antimonio (Sb) utilizzato nel settore dei semiconduttori
L’eccellenza mineraria sarda
Rinnovabili.it ricorda poi che “la Sardegna rappresenta storicamente il fulcro dell’attività mineraria italiana. Con oltre 600 concessioni minerarie, l’isola ha ospitato alcune delle più importanti estrazioni di metalli base e minerali industriali del Paese, tra cui piombo, zinco, argento, rame, tungsteno, fluorite, feldspati, bentoniti, zeoliti e caolino“, aggiungendo che “nel Programma Nazionale di Esplorazione Mineraria, la Sardegna è la regione con il maggior numero di progetti attivi: ben 5 aree (su 14 totali) oggetto di indagine per litio, terre rare, tungsteno, fluorite, barite, rame e molibdeno”, materiale strategico per diverse leghe del settore della Difesa.
L’Italia sconta vasti ritardi nel suo piano minerario dopo che su oltre 3mila sita sfruttati dall’Unità nazionale ad oggi solo 76 risultano ancora attivi e pochi più, 94, con una concessione attiva. Un razionale e strategico ritorno all’attività di ricerca e estrazione di asset critici può contribuire alla prosperità del sistema-Paese. Non avremo l’indipendenza totale, ma passi avanti possono essere fatti nel quadro di un sistema che al contempo premi riciclo e riutilizzo di materiali dall’alto valore strategico per evitare fastidiose dispersioni e contribuire all’obiettivo di minimizzare le dimensioni della dipendenza del Paese dall’estero. In tempi di grandi sconvolgimenti geopolitici ed economici, un’agenda su cui ogni miglioramento è benvenuto.
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