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	<title>Favelas Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sun, 09 May 2021 17:16:33 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Favelas Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>L&#8217;operazione nella favela di Jacarezinho: cosa è realmente successo</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/loperazione-nella-favela-di-jacarezinho-cosa-e-realmente-successo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 May 2021 17:16:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Favelas]]></category>
		<category><![CDATA[Narcos]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="993" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="favelas brasile" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-300x155.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-1024x530.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-768x397.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-1536x795.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-2048x1059.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La pesante operazione anti-narcos condotta nelle prime del 6 maggio dalle unità speciali della polizia civile e dell&#8217;anti-droga nella favela di Jacarezinho e coordinata dal Departamento de Polícia Especializada sta scatenando dure proteste da parte delle organizzazioni non governative e quelle che si occupano dei diritti umani, ma anche della sinistra brasiliana, a causa dell&#8217;elevato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/criminalita/loperazione-nella-favela-di-jacarezinho-cosa-e-realmente-successo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/loperazione-nella-favela-di-jacarezinho-cosa-e-realmente-successo.html">L&#8217;operazione nella favela di Jacarezinho: cosa è realmente successo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="993" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="favelas brasile" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-300x155.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-1024x530.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-768x397.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-1536x795.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse-2048x1059.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La pesante <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/rio-de-janeiro-giorno-sangue-polizia-fa-strage-nella-favela-1944921.html">operazione anti-narcos</a> condotta nelle prime del 6 maggio dalle unità speciali della polizia civile e dell&#8217;anti-droga nella <strong>favela di Jacarezinho</strong> e coordinata dal <em><strong>Departamento de Polícia Especializada</strong></em> <span style="font-size: 1rem;">sta scatenando dure proteste da parte delle organizzazioni non governative e quelle che si occupano dei diritti umani, ma anche della sinistra brasiliana, a causa dell&#8217;elevato numero di morti, 28, tra cui alcuni adolescenti.</span></p>
<p><a href="https://www.amnesty.org/en/latest/news/2021/05/brazil-jacarezinho-massacre-rio-de-janeiro-reprehensible-unjustifiable/">Amnesty International</a> ha definito l&#8217;operazione &#8220;un massacro&#8221; mentre altri hanno parlato di &#8220;bilancio eccessivo di vittime&#8221;, arrivando addirittura a tirare in ballo un velato riferimento a potenziale razzismo da parte della polizia, indicando il fatto che nelle favelas &#8220;sono in maggioranza neri e poveri&#8221;, come se tra gli agenti non vi fossero neri e come se nelle favelas non vi fossero residenti con meno melanina. Amnesty ha anche accusato la polizia di <strong>Rio de Janeiro</strong> di aver messo in atto esecuzioni sommarie invece di arrestare i criminali e addirittura che &#8220;non vi erano prove dell&#8217;associazione criminale dei caduti sotto i colpi di arma da fuoco&#8221;.</p>
<p>L&#8217;Onu ha chiesto un&#8217;indagine indipendente e la fine della violenza e dell&#8217;emarginazione nelle zone più povere del Paese, ma pensare che la violenza arrivi solo da parte della polizia vuol dire non avere la minima idea del contesto in questione, un contesto tanto imprevedibile quanto violento e pesantemente armato dove è quanto meno utopico aspettarsi semplici scaramucce o che i narcos si facciano tranquillamente arrestare quando arriva la polizia. È bene dunque andare un po&#8217; più a fondo per cercare di capire meglio cosa è realmente successo nella favela.</p>
<h2>Il contesto in questione</h2>
<p>Per capire le dinamiche di quanto è avvenuto, è fondamentale conoscere il luogo nel quale i fatti si sono verificati, ovvero l&#8217;area di Jacarè e Jacarezinho, due complessi quasi attaccati, separati da un canale, a nord della città di Rio de Janeiro; zona in mano al famigerato <strong><em>Comando Vermelho</em> (CV)</strong>, formazione politica di estrema sinistra nata negli anni &#8217;70 come <em>Falange Vermelha</em> (Falange Rossa) e trasformatasi negli anni &#8217;80 in organizzazione criminale dedita al narcotraffico. Oggi il CV ha il controllo totale di molte delle favelas nelle principali città brasiliane ed anche del traffico di armi e stupefacenti, contendendosi il territorio con altre organizzazioni criminali come il <em>Terceiro Comando Puro</em>, il <em>Primeiro Comando da Capital</em> e gli <em>Amigos dos Amigos</em> (Ada).</p>
<p>Le favelas sono zone molto densamente popolate e povere, sviluppatesi abusivamente ed in maniera irregolare; sono caratterizzate da labirinti di stradine e viuzze strettissime, da abitazioni costruite con materiale spesso scadente, mattoni, lamiere ed ammassate l&#8217;una sull&#8217;altra, contesto ideale per le organizzazioni criminali che riescono ad operare indisturbate e ad imporre il proprio controllo sulla popolazione.</p>
<p>Questi contesti urbani sono quindi diventati vere e proprie roccaforti delle bande criminali, pesantemente armate e strenuamente difese da qualsiasi intrusione della polizia. Gruppi come il <em>Comando Vermelho</em> utilizzano vere e proprie tattiche di fanteria meccanizzata, con l&#8217;utilizzo di moderni pick-up, moto, barriere in cemento e ferro a bloccare gli ingressi e cecchini sui tetti.</p>
<p>Le particolari caratteristiche delle favelas rendono estremamente difficile qualsiasi tipo di intervento da parte delle forze di polizia che, nel momento in cui mettono piede all&#8217;interno di queste zone, diventano facili bersagli di agguati e imboscate, con colpi che potrebbero arrivare da qualsiasi direzione, come illustrato a <em>Insideover</em> dal caporale Igor G. della <strong>Legione Straniera</strong>: &#8220;L&#8217;ambiente urbano è un luogo molto complesso per combattimenti militari per via della sua costruzione: spazi piccoli di manovra, cunicoli, distanze molto ristrette da dove potrebbe arrivare un attacco; finestre, tetti, possibilità molteplici di attacchi, continui imprevisti, scarsa o incompleta conoscenza dell&#8217;area urbana ed ottime posizioni per cecchini. E&#8217; facile essere attaccati con molotov, non si può contare su appoggio di artiglieria, aviazione o altre tipologie di fuoco pesante anche a media forza. C&#8217;è poi la presenza civile e di conseguenza non si può aprire il fuoco per primi. E&#8217; un ambiente molto favorevole per organizzare trappole e imboscate&#8221;.</p>
<p>Come se non bastasse, è risaputo che i gruppi criminali che controllano le favelas si servono degli abitanti come <a href="https://www.ft.com/content/6dfd75c9-579e-445c-82af-2e7c3cb16f9a">scudi umani</a>, chiamandoli a scendere in strada appena la polizia si avvicina alla zona. Le unità tattiche brasiliane della polizia civile e di quella militare come Core e Bope sono tra le migliori al mondo nel combattimento in aree edificate densamente popolate e nonostante ciò <a href="https://www.statista.com/statistics/1181812/number-deaths-police-officers-states-brazil/">centinaia di agenti</a> e militari rimangono uccisi ogni anno durante le operazioni di contrasto al crimine.</p>
<figure id="attachment_317469" aria-describedby="caption-attachment-317469" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="wp-image-317469 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse--1024x683.jpeg" alt="favelas rio de janeiro" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse--1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse--300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse--768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse--1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse--2048x1365.jpeg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/favelas-La-Presse--scaled.jpeg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-317469" class="wp-caption-text">La protesta per l&#8217;intervento nella polizia</figcaption></figure>
<h2>La testimonianza di chi li addestra</h2>
<p>Una persona che certamente conosce molto bene il Brasile, le favelas e le unità speciali della polizia brasiliana, in quanto da anni li addestra, è <strong>Gianpiero Spinelli</strong>; ex paracadutista della Folgore, U.S.Department of Defense Contractor, e socio della <a href="https://www.stamsolutions.com/">STAM Strategic &amp; Partners Latin America</a> (controllata dell’omonima inglese), società che opera in America Latina. Spinelli è tra l&#8217;altro autore del libro <em>Caveira</em>, dove illustra nel dettaglio la propria esperienza in Brasile sia sotto il punto di vista dell&#8217;addestramento e della sicurezza, ma anche con una rappresentazione dettagliata del contesto delle favelas, dove ha anche soggiornato.</p>
<p>Spinelli ha le idee molto chiare sul <em>Comando Vermelho</em> e su cosa è successo a Jacarezinho, anche perchè negli scontri è morto un suo amico, l&#8217;agente Andre Frias della <em>Delegacia de Combate as Drogas</em>, caduto sotto i colpi dei narcos: &#8220;Il <em>Comando Vermelho</em> è la seconda più importante organizzazione criminale del Brasile dopo il <em>Primero Comando da Capital</em> (Pcc) di San Paolo. Si tratta di un&#8217;organizzazione dedita al narcotraffico, tenendo presente che il Brasile è la più grande &#8220;piattaforma&#8221; al mondo per l&#8217;esportazione della cocaina e si occupa in particolare di garantire il transito e la sicurezza dei carichi in uscita dal Paese. E&#8217; punto di riferimento per altre organizzazioni criminali sparse per tutto il Brasile ed ha agganci anche in Paesi vicini come Argentina, Paraguay e Uruguay&#8221;.</p>
<p>E ancora: &#8220;Il <em>Comando Vermelho</em> è ben strutturato e con un&#8217;organizzazione verticistico-piramidale ben precisa, radicata nella favela, dove ciascuno ha un ruolo ben preciso. A capo c&#8217;è il <em>chefe do trafico</em>, poi ci sono gli addetti al confezionamento della &#8220;merce&#8221;, gli spacciatori piazzati nelle &#8220;bocche di fumo&#8221; dove viene venduta la droga destinata al dettaglio; poi c&#8217;è tutta una struttura paramilitare pesantemente armata con tanto di &#8220;<em>soldados</em>&#8220;, vedette, sniper e godono di canali diretti con i trafficanti di armi attivi sulla Triplice Frontiera (Brasile, Paraguay, Argentina) . Oltretutto, hanno anche capacità di combattimento di alto livello perchè ci sono anche ex soldati poi passati nei ranghi dei narcos dove sono ben pagati&#8221;.</p>
<p>Spinelli ha le idee chiare anche per quanto riguarda i minori rimasti uccisi: &#8220;Per prima cosa, è risaputo che queste organizzazioni utilizzano la popolazione delle favelas come scudi umani e abbiamo recuperato anche una conversazione Whatsapp dove gli abitanti vengono chiamati in strada; in secondo luogo, teniamo presente che molti di questi minori sono <em>soldados</em> con numerosi omicidi alle spalle che hanno sparato contro la polizia, la cosiddetta &#8220;<em>Contenção&#8221;, </em>la difesa della favela. Dal 2007 davanti a Jacarezinho è poi presente il comando generale della Policia Civil di Rio de Janeiro, struttura non gradita dai narcos che ospita anche la scuola di addestramento delle unità speciali e nelle settimane precedenti c&#8217;erano state delle avvisaglie, con i narcos che avevano ripetutamente sparato verso la polizia, forse per testarne la reattività&#8221;.</p>
<h2>I ritrovamenti nella favela di Jacarezinho</h2>
<p>Nei giorni successivi all&#8217;operazione di Jacarezinho, sono emersi una serie di elementi che hanno gettato ombre oscure su quanto stava avvenendo nella favela. In primis, i narcotrafficanti stavano progressivamente cacciando numerosi abitanti dalle proprie abitazioni in modo da poterle utilizzare per i propri traffici. Non solo, perchè all&#8217;interno della favela sono stati trovati i piani operativi della polizia e i narcos erano perfettamente al corrente dell&#8217;imminente operazione e non a caso le forze di sicurezza sono state attaccate non appena hanno fatto ingresso nel complesso di Jacarezinho. Un elemento di estremo interesse considerato che nel giugno scorso la Corte Suprema Federale aveva vietato alle forze dell&#8217;ordine di effettuare operazioni durante la pandemia, salvo casi del tutto eccezionali, previa comunicazione e giustificazione al Pubblico Ministero; tutti documenti rinvenuti all&#8217;interno della favela, come reso noto anche dal quotidiano brasiliano <a href="https://www.metropoles.com/brasil/exclusivo-documentos-do-mprj-sobre-acao-no-jacarezinho-foram-apreendidos-na-comunidade">Metropol</a>.</p>
<p>In seguito all&#8217;intervento delle unità speciali, nel complesso di Jacarezinho  sono state rinvenute e confiscate ingenti quantità di armamenti e materiale bellico tra cui numerosi fucili d&#8217;assalto M4 e Fal, un fucile a pompa, una mitraglietta Mp5, pistole automatiche, munizioni, granate, esplosivi e persino un proiettile di mortaio, oltre a radio ricetrasmittenti, pacchi di droga e centinaia di dosi pronte alla vendita, oltre ad alcune piante di marijuana.</p>
<p>Nella mattinata di domenica è poi stata resa nota l&#8217;identità del killer dell&#8217;agente Frias; si tratterebbe del numero due dei <em>Comando Vermelho</em> della favela, tale &#8220;Fred do Jacarezinho&#8221; che risulta ora ricercato e avrebbe i giorni se non le ore contate. Secondo alcune fonti si sarebbe travestito da donna per poi fuggire in una favela limitrofa. Non solo, perchè la televisione brasiliana è anche riuscita ad identificare una donna della favela che aveva attirato l&#8217;attenzione dei media gridando la morte del figlio davanti alle telecamere, ma che in un altro filmato veniva ripresa mentre ballava con dei fucili d&#8217;assalto in mano assieme ad alcuni uomini armati di Jacarezinho.</p>
<p>Insomma, contesto e dinamiche mostrano come quanto avvenuto nella favela di Jacarezinho sia ben più complesso e articolato di una generica ed errata versione secondo cui la polizia sarebbe entrata ed avrebbe aperto il fuoco indiscriminatamente sugli abitanti senza preoccuparsi di arrestare i narcotrafficanti, ma chi non ha avuto esperienza diretta sul campo del resto non può saperlo.</p>
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		<title>Le favelas saranno il punto debole del Brasile</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/le-favelas-saranno-il-punto-debole-del-brasile.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2020 14:37:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Favelas]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1462" height="918" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-Rio-de-Janeiro-favela-La-Presse-e1586270217449.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Brasile favelas (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-Rio-de-Janeiro-favela-La-Presse-e1586270217449.jpg 1462w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-Rio-de-Janeiro-favela-La-Presse-e1586270217449-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-Rio-de-Janeiro-favela-La-Presse-e1586270217449-768x482.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-Rio-de-Janeiro-favela-La-Presse-e1586270217449-1024x643.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1462px) 100vw, 1462px" /></p>
<p>La formazione di baraccopoli ai margini delle città è un fenomeno che interessa molti dei Paesi in via di sviluppo, dove i grandi agglomerati urbani hanno iniziato a formarsi soltanto nel secolo scorso con la graduale industrializzazione. Se si considera da un punto di vista storico, sono una tappa evolutiva chiave che però purtroppo si &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/le-favelas-saranno-il-punto-debole-del-brasile.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1462" height="918" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-Rio-de-Janeiro-favela-La-Presse-e1586270217449.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Brasile favelas (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-Rio-de-Janeiro-favela-La-Presse-e1586270217449.jpg 1462w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-Rio-de-Janeiro-favela-La-Presse-e1586270217449-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-Rio-de-Janeiro-favela-La-Presse-e1586270217449-768x482.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-Rio-de-Janeiro-favela-La-Presse-e1586270217449-1024x643.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1462px) 100vw, 1462px" /></p><p>La formazione di baraccopoli ai margini delle città è un fenomeno che interessa molti dei Paesi in via di sviluppo, dove i grandi agglomerati urbani hanno iniziato a formarsi soltanto nel secolo scorso con la graduale industrializzazione. Se si considera da un punto di vista storico, sono una tappa evolutiva chiave che però purtroppo si porta dietro una moltitudine di problematiche relative all&#8217;igiene ed all&#8217;eccessivo assembramento delle persone in aree limitate.</p>
<p>Se si volge lo sguardo al Sudamerica, impossibile non immaginarsi dunque le grandi <strong>favelas</strong> brasiliane, emblema delle spinte progressiste del Paese ma al tempo stesso focolaio di tensioni e di gravi instabilità sociali. Ed in tempo di crisi sanitaria come quella che sta attraversando il Paese &#8211; alla pari del resto del Mondo &#8211; a causa del <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html">Covid-19</a> sono una perfetta bomba ad orologeria in grado di mettere in grave difficoltà la gestione del Paese, nonostante la sicurezza sino a questo momento paventata dal presidente brasiliano <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/jair-bolsonaro-brasile.html">Jair Bolsonaro</a>.</p>
<h3>Igiene assente e impossibilità nel rispettare il distanziamento sociale</h3>
<p>In un ambiente nel quale rispettare la <strong>distanza sociale</strong> consigliata dall&#8217;Organizzazione mondiale della sanità e vessato da gravi piaghe igieniche che molto spesso rendono difficoltoso lo stesso accesso alle acquee potabili, risulta evidente come il controllo della diffusione dei contagi divenga problematico. Esattamente come nel caso dell&#8217;India, infatti, le persone vivono in nuclei familiari allargati e con le abitazioni spesso attaccate l&#8217;una all&#8217;altra, accrescendo in questo modo la forza dell&#8217;agente patogeno.</p>
<p>Non solo: la stessa urbanistica delle città brasiliane &#8211; per le quali si può citare Rio de Janiero, a titolo di esempio &#8211; obbligano per gli approvvigionamenti la popolazione ad effettuare lunghi spostamenti, aumentando il numero dei <strong>contatti</strong> diretti giornalieri. In una situazione nella quale la popolazione non ha la forza economica per permettersi scorte di viveri di lungo periodo, inoltre, gli stessi acquisti limitati sono causa di un maggior numero di uscite giornaliere; diminuendo in questo modo la forza delle misure di contrasto decise dagli Stati brasiliani.</p>
<h3>La povertà gioca un ruolo chiave</h3>
<p>Oltre alla questione legata alla scarsa accumulazione media delle famiglie residenti nelle favelas, acquista particolare rilevanza anche il discorso relativo alle entrate dei nuclei familiari. Molto spesso ai margini della società, spesso la retribuzione è <strong>misera</strong> e su base giornaliera, in uno scenario nel quale una serrata anche meno invasiva rispetto a quella europea rischia di generare il caos tra le classi meno abbienti della popolazione brasiliana. In questa situazione, dunque, gli stessi abitanti cercherebbero mezzi di sostentamento alternativi: dando manforte alla criminalità organizzata e soprattutto non rispettando le misure di salute pubblica decise dalle autorità competenti.</p>
<p>Il Brasile risulta il Paese dell&#8217;America meridionale maggiormente esposto ai rischi derivanti dalle condizioni delle baraccopoli ai margini delle città, con il fenomeno evidente soprattutto nelle megalopoli di Rio de Janeiro e Sao Paulo. E considerate le non solide basi di partenza, il rischio che il Brasile presto o tardi debba fare i conti con l&#8217;esplosione di una<strong> bomba sanitaria</strong> è molto elevato, nonostante le possibilità di agire per evitarlo siano davvero molto ridotte: e forse sarà davvero questa la più grande sfida che affronterà quest&#8217;anno il presidente Bolsonaro.</p>
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		<title>Brasile, l&#8217;università in ginocchio</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/rio-de-janeiro-dietro-le-olimpiadi/brasile-luniversita-in-ginocchio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 May 2016 09:36:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Favelas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="571" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/LAPRESSE_20160820113614_20410159-1024x571.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/LAPRESSE_20160820113614_20410159-1024x571.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/LAPRESSE_20160820113614_20410159-1024x571-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/LAPRESSE_20160820113614_20410159-1024x571-768x428.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Rio de Janeiro. Che le cose non andassero bene era chiaro per tutti da anni. Ma è stato quando a dicembre i professori dell’università statale hanno avuto comunicazione che il governo non era in grado di pagar loro la tredicesima, che si è realmente capito come stessero le cose. Le casse dello Stato di Rio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/rio-de-janeiro-dietro-le-olimpiadi/brasile-luniversita-in-ginocchio.html">[...]</a></p>
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<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/g5SbsMLg0l4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Mentre accanto al grigio edificio dell’università lo Stato ha continuato a spendere soldi per i vari ammodernamenti dello stadio Maracana, simbolo olimpico della città dove sono stati spesi 2 miliardi di real negli ultimi anni; da gennaio tutti trasferimenti verso l’Uerj, Univerdidade de Estado do Rio de Janeiro, sono stati sospesi senza preavviso. Facendo cadere l’ateneo nella più profonda crisi della sua storia. Le imprese esterne che in appalto si occupavano di manutenzione, pulizie e sicurezza non hanno più ricevuto nulla e non hanno potuto pagare i lavoratori. Dopo sette mesi di promesse non mantenute, con sette stipendi in arretrato, i dipendenti sono stati tutti licenziati: circa 700 persone. Il rettore ha appaltato a luglio in fretta con fondi propri dell’università il servizio di sicurezza interno, imprescindibile, e quello di pulizia, seppur con grandi limitazioni. Impossibile affidare anche la manutenzione. Così, quando nell’università si rompe qualcosa, non si ripara. E se i cocci finiscono in un cestino dell’immondizia, possono passare settimane prima che vengano rimossi dai corridoi. E non si sa per quanto tempo si riuscirà a mantenere in vita i servizi. L’ateneo sta dunque letteralmente cadendo in pezzi. Impossibilitati a un regolare svolgimento delle lezioni, docenti, personale tecnico e studenti si sono uniti per fare fronte unico e lottare insieme contro i tagli: l’agitazione è iniziata a marzo con l’hashtag #uerjresiste.</p>
<p>A causa dello sciopero sono saltati tutti i corsi della triennale; hanno potuto proseguire gli studi solo gli studenti di lauree magistrali e dottorati. Ma tra grandissime difficoltà. Molti bagni sono inavvicinabili e ci sono rifiuti ovunque. Manca soprattutto la serenità. I professori hanno ingaggiato un braccio di ferro con il governo soprattutto per avere rassicurazioni in merito al futuro. Dopo le olimpiadi, quando tutti i debiti verranno al pettine e non ci sarà più l’aiuto federale, concesso solo in virtù delle olimpiadi, le cose rischiano di peggiorare. Lo Stato di Rio ha dichiarato fallimento meno di due mesi prima delle olimpiadi. Da quel momento due sono stati i prestiti concessi da Brasilia. Uno destinato interamente alla conclusione dei lavori della linea 4 della metro, l’altro da 800 milioni di euro, è andato tutto in sicurezza. Ancora una volta nulla per l’università statale. Dove i professori e i tecnici continuano a ricevere stipendi rateizzati e in ritardo e dove gli studenti hanno potuto ricevere nuovamente le borse di studio dopo sette mesi solo a luglio e non si sa fino a quando.</p>
<p>Aver puntato tutto sulle Olimpiadi, ha spinto lo Stato a spendere oltre le proprie possibilità. La costante e continua crescita delle spese negli ultimi anni, che ha superato i 42 miliardi di Real, è stata inversamente proporzionale alle entrate nelle casse dello Stato, soprattutto degli introiti dell’estrazione petrolifera. A essere colpite sono state scuole pubbliche, da sempre in coda nelle classifiche di qualità internazionali, e sanità, che conosce standard davvero bassi. La Uerj e il suo policlinico universitario sono il simbolo della crisi. E’ ancora fresco nella memoria di molti carioca il ricordo delle immagini del tetto dell’ospedale Pedro Ernesto, crollato nel reparto di chirurgia a marzo. Dopo anni di incuria e dopo mesi senza manutenzione, la struttura ha ceduto. Entrata per raccontare il fatto di cronaca, la stampa ha trovato all’interno del policlinico, una situazione raccapricciante. Rifiuti, anche speciali sparsi ovunque, pochissimi medicinali e l’impossibilità di usare oltre 350 posti letto su 500. Visto anche l’avvicinarsi delle Olimpiadi e la caratteristica del policlinico, specializzato nel trattamento di patologie gravi, ha spinto l’assemblea legislativa dello stato a trovare i fondi per ripartire.</p>
<p>La situazione resta difficile e il livello di offerta molto basso, ma almeno ora la struttura funziona. “Oggi &#8211; dice il dottor Edmar Josè Alves dos Santos, direttore dell’ospedale &#8211; grazie a questa cosa siamo riusciti a ristrutturare l’ospedale e riparare le attrezzature che oggi stanno funzionando. Siamo in un momento di tranquillità almeno fino alla fine delle olimpiadi e paralimpiadi. Viviamo con l’idea di voler approfittare di questi due mesi di tranquillità per respirare e per diventare più resistenti di fronte alle nuove sfide che certamente dovremo affrontare a partire di settembre ottobre”. Quando la fine della parentesi olimpica sarà un duro ritorno alla realtà per molti carioca.</p>

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		<title>Brasile di sangue</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/tolleranza-zero-nelle-favelas.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2016 15:49:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Favelas]]></category>
		<category><![CDATA[Rio de Janeiro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3000" height="2238" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/marconegri_15-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/marconegri_15-1.jpg 3000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/marconegri_15-1-300x224.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/marconegri_15-1-768x573.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/marconegri_15-1-1024x764.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3000px) 100vw, 3000px" /></p>
<p>È l’aprile 2016, Rio ed il Brasile si preparano per le imminenti Olimpiadi ma in vista dell’appuntamento più importante al mondo le città del paese sudamericano rimangono sempre con importanti problemi di natura sociale ed economica. È in questo contesto che si sviluppa il documentario di Luigi Spera, che si addentra nelle favelas di Rio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/tolleranza-zero-nelle-favelas.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3000" height="2238" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/marconegri_15-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/marconegri_15-1.jpg 3000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/marconegri_15-1-300x224.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/marconegri_15-1-768x573.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/marconegri_15-1-1024x764.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3000px) 100vw, 3000px" /></p><p>È l’aprile 2016, Rio ed il Brasile si preparano per le imminenti Olimpiadi ma in vista dell’appuntamento più importante al mondo le città del paese sudamericano rimangono sempre con importanti problemi di natura sociale ed economica. È in questo contesto che si sviluppa il documentario di Luigi Spera, che si addentra nelle favelas di Rio de Janeiro. Si tratta dei famigerati quartieri periferici, costruiti spesso abusivamente dove migliaia di persone sono accatastate lungo alcune delle pendici dei monti che circondano il centro della capitale culturale del Brasile.<br />
Qui disoccupazione, malessere e, in generale, condizioni di vita ai limiti di ogni basilare principio di umanità sono piaghe che non si riescono ad estirpare. Le favelas sono anche un miscuglio di tante storie personali, spesso purtroppo segnate dalle dipendenze dalla droga e dagli stupefacenti. Nel reportage Luigi Spera parla proprio della piaga del crack, molto diffuso soprattutto tra i giovani di questi quartieri. Così come, si parla della repressione operata in questi anni dalla polizia brasiliana contro spacciatori e delinquenti. Interi reparti speciali costituiti apposta per reprimere “manu militari” la criminalità dilagante nelle favelas, sede delle più spietate gang brasiliane. Un viaggio dunque, alla scoperta di cosa c’è dietro la “tolleranza zero” nei quartieri più poveri di Rio.</p>
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		<title>Brasile: una foto,  una storia</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/brasile-una-foto-una-storia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Apr 2016 09:31:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Favelas]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/%C2%A9marconegri_09.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/%C2%A9marconegri_09.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/%C2%A9marconegri_09-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/%C2%A9marconegri_09-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/%C2%A9marconegri_09-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Chi l&#8217;ha detto che le foto non si possono anche ascoltare? Immergiti nel racconto, guarda le foto e fatti accompagnare dalla voce del fotografo Marco Negri che ci fa conoscere un altro volto del Brasile, quello che i media, a pochi mesi dall&#8217;inizio delle Olimpiadi, fanno finta di non vedere.GUARDA E ASCOLTA LA PHOTOSTORY QUI</p>
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		<title>Tra gli zombie del crack</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/tolleranza-zero-nelle-favelas/tra-gli-zombie-del-crack.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2016 05:52:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[Favelas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_4000.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_4000.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_4000-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_4000-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_4000-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una dipendenza a ciclo continuo. Quando la prima nuvola di fumo denso si ferma nei polmoni, il peggio è già arrivato. Dieci minuti e inizia la ricerca spasmodica di una nuova pietra da ardere per cercare di riprovare quell’onda mortale. Si raschia il fondo del bicchiere dove il fumo è passato, si cercano tracce di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/tolleranza-zero-nelle-favelas/tra-gli-zombie-del-crack.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_4000.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_4000.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_4000-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_4000-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_4000-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Una dipendenza a ciclo continuo. Quando la prima nuvola di fumo denso si ferma nei polmoni, il peggio è già arrivato. Dieci minuti e inizia la ricerca spasmodica di una nuova pietra da ardere per cercare di riprovare quell’onda mortale. Si raschia il fondo del bicchiere dove il fumo è passato, si cercano tracce di un eventuale pezzettino caduto. Prima di ricorrere allo spacciatore; il sovrano del regno dei morti viventi.</p>
<div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/Fhvph7k-TK4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Zombie, così tutti definiscono i ‘<strong>cracudos</strong>’ a Rio de Janeiro. Per lo sguardo spento, le parole diradate e quell’incedere lento verso l’unico obiettivo: una nuova pietruzza di crack da fumare. La dipendenza da questa sostanza è una delle più condizionanti. Pochi giorni e si trasforma nell’unico obiettivo di vita. Tanto da distogliere la mente e l’anima di chi fuma da qualsiasi altro impegno, spingerli abbandonare qualsiasi affetto e isolarsi. Un’isola chiamata <strong>cracolandia</strong>. Il luogo dove in tanti finiscono per bivaccare, sopravvivere. Spesso nella duplice situazione di tossicodipendenti e senzatetto. Baracche di legno, lamiera e teloni. Materassi infestati dagli insetti. Immondizia ovunque. Quanto basta per una vita fatta di sola droga. Una vita che spesso è interrotta da malattie e infezioni che aggrediscono i corpi indeboliti dalla droga. Economicissima: a partire da 2 real, 50 centesimi di euro.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-205522" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/©marconegri_11-1-1024x768.jpg" alt="" width="1024" height="768" /></p>
<p>Avere una<strong> cracolandia</strong> nelle vicinanze della favela, è una scelta che spetta ai trafficanti. L’unica legge in molte comunità di Rio de Janeiro, è quella dettata da loro. E i criminali in base a valutazioni di convenienza decidono se valga la pena lasciar accampare i tossici nei pressi del loro territorio e incassare i soldi della vendita di droga, o se il rischio che possano attirare l’attenzione di polizia o istituzioni sia troppo elevato. Una terza opzione c’è.</p>
<p>Nella favela Parque Maré, nel Complexo da Maré, la cracolandia, uno dei pochissimi casi, è all’interno della comunità, a pochi metri dalla ‘boca de fumo’, la piazza di spaccio che rappresenta l’eden dei ‘viciados’. Per trafficanti avere una rendita assicurata è un affare. Per l’associazione dei residenti della favela, ospitare i cracudos è un modo per tutelarli. Nella favela, spinti dalla comunità, riescono ad avere qualche regola e una vita più dignitosa. A Parque Marè sono 60 circa. Ma la popolazione si allarga e si restringe di continuo. Vivono e si drogano in una sorta di caos controllato. Fuori da lì, corrono enormi rischi, oltre quelli legati direttamente all’uso della droga. Incidenti stradali e violenza. E non solo, per loro c’è anche la violenza istituzionale, unica soluzione per un problema cui mai realmente si è cercati di mettere mano in maniera strutturata. Non nel rispetto della dignità umana e con l’obiettivo concreto di recuperare i tossicodipendenti e fare prevenzione. A Rio è sufficiente che non siano visibili, che non rovinino l’immagine preparata per turisti e stranieri. Una battaglia che dura da anni.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-205523" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/©marconegri_13-2-1-1024x768.jpg" alt="" width="1024" height="768" /></p>
<p>Quando il crack è iniziato a dilagare tra le strade di Rio, poco più di dieci anni fa, gli effetti sono stati subito evidenti. La dipendenza incontrollabile dalla sostanza, aveva favorito la nascita di decine di cracolandia nei pressi delle ‘bocas de fumo’. I tossicodipendenti non riuscivano ad allontanarsi e rimanevano lì. Alcune favelas divennero punto di riferimento. Jacarezinho, Manguinhos, Complexo da Maré. Comunità a ridosso di strade a scorrimento veloce e dell’Avenida Brasil. In particolare accampamenti sorsero proprio lungo questo importante asse viario importante della città, divenuto ben presto girone dantesco. Luogo di furti, rapine e morte, soprattutto per incidenti stradali. A partire dal 2011 ai rischi tangibili per la società, si aggiunse quello immateriale: l’immagine della città prossima a ospitare Mondiali di calcio e Olimpiadi. Così se per le favelas la soluzione era stata la pacificazione con la Upp, per i cracudos furono avanzate altre proposte. Smantellare alcune cracolandia grazie alla militarizzazione delle favelas non bastava.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-205525" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/©marconegri_12-1-1024x768.jpg" alt="" width="1024" height="768" /></p>
<p>Dal 2011, la Prefettura di Rio varò così una legge con l’obiettivo di ‘ripulire’ la città con uno choc: Choque de Ordem, appunto. In nome di questo nuovo ordine, i venditori ambulanti furono perseguiti, i senzatetto cacciati e costretti in centri d’accoglienza lager e ai cracudos toccò “l’internação compulsoria”, internamento forzato. Una sorta di Tso collettivo per i tossicodipendenti che, dopo essere “raccolti” con la forza erano costretti a rimanere in centri di accoglienza sottoposti a terapie mai del tutto chiare. La violenza e la scarsa chiarezza delle terapie fecero scattare l’allarme addirittura dell’Onu che nel 2012 criticò la pratica per “la forma violenta, degradante e disumana attraverso la quale i tossicodipendenti vengono presi e ricoverati”, decretando che “detenzione e trattamento forzato per la privazione della libertà rappresentano una violazione di diritto internazionale sui diritti umani”.</p>
<p>La denuncia arrivò a seguito di segnalazioni da parte di Ong e della commissione diritti umani della prefettura, in merito all’eccesso nell’uso di farmaci per la “contenzione meccanica dei comportamenti devianti&#8221; e alla situazione disumana nei centri municipali. Il piano fu per questo sospeso. O meglio, ammorbidito. Bastò però il pugno di ferro dei primi mesi di operazioni, perché molti cracudos si spostassero dalla città e dalle località interessata dalla ‘pulizia’ olimpica. Alcune cracolandia furono accolte nelle favelas. Lontano dagli occhi dei turisti e degli stranieri. Unico vero obiettivo delle autorità.</p>
<p><em><strong>Foto a cura di Marco Negri reportage photographer: <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.marconegri.net/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">http://www.marconegri.net/ </a></strong></em></p>
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		<title>Destinati al degrado</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/tolleranza-zero-nelle-favelas/la-rimozione-bianca-dalle-favelas.html</link>
		
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2016 15:10:08 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Favelas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000marconegri_10.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000marconegri_10.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000marconegri_10-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000marconegri_10-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000marconegri_10-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Martelli pneumatici, betoniere e traffico. Nelle narici, tanta polvere. Poche centinaia di metri e tutto cambia: l’odore si fa acre, penetrante, terribile. Il traffico non c’è, e neanche il rumore dei cantieri. La dicotomia favela-asfalto resta ancora un marchio a Rio de Janeiro. Città divisa in epoca coloniale, città divisa in epoca olimpica, 451 anni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/tolleranza-zero-nelle-favelas/la-rimozione-bianca-dalle-favelas.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000marconegri_10.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000marconegri_10.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000marconegri_10-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000marconegri_10-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/4000marconegri_10-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Martelli pneumatici, betoniere e traffico. Nelle narici, tanta polvere. Poche centinaia di metri e tutto cambia: l’odore si fa acre, penetrante, terribile. Il traffico non c’è, e neanche il rumore dei cantieri. La dicotomia favela-asfalto resta ancora un marchio a Rio de Janeiro. Città divisa in epoca coloniale, città divisa in epoca olimpica, 451 anni dopo la sua fondazione.</p>
<p>Dei numerosi interventi urbanistici in corso di realizzazione nella città chiamata a ospitare i giochi olimpici tra pochissimi mesi, non c’è traccia nelle favelas. <strong>Nonostante le promesse, dopo l’annuncio del piano di pacificazione per le comunità, poco è cambiato.</strong> I cumuli di rifiuti sono sempre ad ogni angolo e le discariche improvvisate emanano miasmi terribili. Ma l’aria peggiore non è quella. Dove la gola brucia e gli occhi lacrimano, è nei pressi delle fogne a cielo aperto. Rigagnoli selvaggi o canali di cemento che dall’alto verso il basso riversano man mano in condotti maggiori ogni sorta di scarico, fino al margine della favela e poi via, verso il mare.</p>
<p>Dietro i carri armati e la polizia, i residenti delle favelas pacificate speravano di poter scorgere un esercito di medici e infermieri, insegnanti e operai che sistemassero le fogne o rimuovessero i rifiuti. “Abbiamo atteso, sopportato, convinti che la polizia e l’occupazione militare fossero necessari per favorire l’arrivo dei servizi pubblici, ma non è successo”, afferma l’attivista in favela Cleber Araujo. L’<strong>Upp</strong> sulla carta avrebbe dovuto fare da apripista per l’entrata di quei servizi dei quali la favela ha disperatamente bisogno, integrando i territori ora ai margini della città ufficiale. Invece gli unici servizi migliorati sono stati quelli privati, a pagamento, che hanno spinto la favela nella spirale della speculazione economica. Aumentando sofferenze e critiche della popolazione.</p>
<p>Prima della pacificazione, la presenza dei trafficanti armati che controllavano le comunità, ne regolavano la vita e si occupavano spesso della fornitura di servizi illegali, rendeva impossibile alle società di penetrare le aree. Finivano così tutti nel mercato informale i circa 13 miliardi all’anno che si stima siano movimentati nelle comunità carioca. Un circolo da interrompere. “Perché un impresario si senta di poter investire, ha bisogno di sicurezza – afferma Andrè Luiz Costantin, presidente dell’associazione dei residenti della favela Babilonia &#8211; ed ecco che la Upp diviene protagonista, limitando la presenza di trafficanti e fornendo un senso di sicurezza nuovo”.</p>
<p>Nelle favelas pacificate sono entrate così banche, finanziarie e catene commerciali per attingere al nuovo bacino di consumatori. Soprattutto sono entrate le società di servizi: elettricità, acqua, fogne, imponendo tariffe e pagamenti molto salati. Il problema è che le compagnie hanno incrementato gli introiti in maniera impressionante, lasciando in ginocchio tante famiglie tanto che la Upp è stata classificata, afferma Andrè Luiz Costantin, come “lo strumento per favorire un progetto di città-impresa e di elite”.</p>
<p>Leva questa per il processo di gentrificazione selvaggia, declinato per la favela con il termine “<strong>rimozione bianca</strong>”. Urbanisti e sociologi hanno identificato così quella che politici e imprenditori definiscono <strong>“rinnovazione della popolazione</strong>”. I favelados, stretti tra l’aumento dei prezzi degli affitti e i costi insostenibili delle spese da un lato e dalla concorrenza delle classi benestanti che puntano alla favelas dall’altro, vengono gradualmente espulsi.</p>
<p>Il fenomeno è visibile in tutte le aree pacificate. Ma è soprattutto nella zona sud che i numeri sono impressionanti. A Chapeu Mangueira-Babilonia, all’inizio del lungomare di Copacabana, ormai non si affittano case per meno di 1000 real al mese. Stessa situazione nella parte bassa di Rocinha vicina all’esclusiva spiaggia dei surfisti di São Conrado, o Santa Marta nel quartiere Botafogo. Ma è Vidigal che si affaccia direttamente sulla spiagia di Leblon, dove si registrano i maggiore aumenti. In media un immobile che nel 2005 costava 30mila real, oggi non vale meno di 350mila. Gli affitti sono schizzati anche a +400%.</p>
<p>Il salario minimo di poco più di 800 Real al mese, guadagno della gran parte dei lavoratori più umili di favela, tra affitto e spese, diventa insufficiente anche per le comunità.</p>
<p>E per molti non resta che andare via: verso i sobborghi più distanti, le favelas più violente o fuori dalla città di Rio. <strong>Sempre più esclusiva ed escludente.</strong></p>
<p>Foto a cura di Marco Negri reportage photographer:<em><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.marconegri.net/" target="_blank" rel="noopener"> http://www.marconegri.net/</a></em></p>

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		<title>Nelle favelas è tolleranza zero</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/tolleranza-zero-nelle-favelas/il-pugno-duro-della-polizia-brasiliana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Apr 2016 03:52:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Favelas]]></category>
		<category><![CDATA[Rio de Janeiro]]></category>
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<p>Quando parte l’azione e il gruppo di soldati inizia a penetrare nel complesso budello di viuzze e stradine tra le tenebre, tutt’intorno cala un silenzio irreale. La favela sa che quando i poliziotti partono in numero consistente, il colpo, sempre in canna, può partire facilmente. I vicoli, becos e vielas, prima affollati si svuotano in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/tolleranza-zero-nelle-favelas/il-pugno-duro-della-polizia-brasiliana.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_25-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_25-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_25-2-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_25-2-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_25-2-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Quando parte l’azione e il gruppo di soldati inizia a penetrare nel complesso budello di viuzze e stradine tra le tenebre, tutt’intorno cala un silenzio irreale. La favela sa che quando i poliziotti partono in numero consistente, il colpo, sempre in canna, può partire facilmente. I vicoli, <em>becos</em> e <em>vielas</em>, prima affollati si svuotano in un attimo.</p>
<p>La gente ha paura, si allontana. I trafficanti tendono le orecchie ai rumori che rimbalzano sui muri delle case di mattoni spogli. Si sentono i passi e il rumore delle armi dei soldati che passano di spalla in spalla, a seconda della direzione verso cui le canne dei fucili sono puntate. E’ un avanzare rapido ma cauto. I nervi tesi, l’attenzione massima.</p>
<p><strong>La guerra di posizione va avanti così tutte le notti nelle favelas pacificate di Rio de Janeiro</strong>. I trafficanti sono rimasti nelle comunità e continuano a portare avanti le proprie attività. Non più sfacciatamente e alla luce del sole. La presenza opprimente della polizia contende loro lo spazio fisico fino a qualche anno fa completamente nelle mani dei <em>donos</em>, i padroni della favela, ora costretti a gestire dall&#8217;esterno.</p>
<p>Nel corso degli ultimi mesi, a causa alla crisi militare, economica e di credibilità, i criminali hanno però guadagnato nuova forza, e gli attacchi contro la polizia si sono fatti molto più frequenti in molte favelas. La polizia che ammazza di più al mondo, si è confermata anche in cima alla classifica di quella che muore di più. E la preoccupazione cresce in vista dell’appuntamento delle Olimpiadi del prossimo agosto.</p>
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<p>Gli ordini che arrivano ai 38 comandi di Upp dal centro di coordinamento della pacificazione sono chiari:<strong> tolleranza zero</strong> e attenzione a non finire nel mirino. Evitare gli scontri. Un’escalation di violenza è da scongiurare. Troppi poliziotti sono già morti e una crisi nella pacificazione rischierebbe di mettere in ginocchio il Brasile, già alle prese con il caos politico ed economico.</p>
<p>I poliziotti notano un movimento sospetto infilandosi in un vicolo, fermano una donna, la bloccano al muro vogliono perquisirla. Quanto basta per scatenare la reazione della compagna. “E’ una donna – urla- non potete perquisirla, lo può fare solo una poliziotta”. I soldati, tutti uomini, sono costretti a rinunciare tra le urla delle due. Pochi metri ed è un giovane a finire con le mani alla parete. I poliziotti lo incalzano “sei un tossico”. La verità è che chiunque rientri nel profilo discriminatorio elaborato dalla polizia, nero e vestito in un certo modo, sia sospettato di essere uno dei trafficanti dal basso profilo che ha sostituito quelli ‘vecchia scuola’ con il kalashnikov a tracolla. Nelle tasche non ha nulla e dopo alcune domande è lasciato andare.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>È una lunga notte di controlli quella della Upp. E ogni volta che una viuzza s’infila in un’altra aprendo il campo dall’alto, il timore di finire nel mirino è tanto “approfittano della geografia delle comunità, di questa struttura irregolare, per attaccare”, dice un poliziotto. La sensazione è quella di essere osservati continuamente. I pericoli maggiori vengono dalla vegetazione. E’ li che si nascondono i trafficanti armati: dito sul grilletto e poliziotto nel mirino. Quando i soldati passano accanto alle aree verdi, rimaste immuni alle colate di cemento e alla costruzione di case, sono perciò più attenti. Dall’altro lato c’è il nemico. Un solo rumore improvviso, un movimento brusco, rischia di scatenare una sparatoria. Succede quasi tutte le notti. La tensione cresce e sfuma di continuo.</p>
<p>Un gruppetto di ragazzi scioglie la riunione con poche parole biascicate alla sola vista della pattuglia che scende agguerrita. Nessuno saluta, si cerca di evitare di incrociare gli sguardi. “E’ come se metti in un bicchiere acqua e olio. Puoi girarlo, in tutte le direzioni, ma i due liquidi non si mescoleranno mai”. Un’immagine quella di Cleber Araujo, residente in favela, che rappresenta in pieno il rapporto tra polizia e favelados. Un rapporto che neanche l’opera pacificazione è riuscita a migliorare. <strong>Troppi anni di violenze e abusi</strong>, di sfiducia reciproca, hanno segnato profondamente i più deboli, costretti a vivere tra due fuochi e subire ingiustizie da entrambi. E ora non c’è credito per nessuno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-173380 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/marconegri_05-1024x768.jpg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/marconegri_05-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/marconegri_05-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/marconegri_05-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Foto di ©Marco Negri</p>
<p>L’aver imposto uno stringente controllo militare, un’occupazione militare in piena regola, non ha favorito una migliore accoglienza della polizia in favela. La Upp aveva annunciato una rivoluzione: polizia di prossimità, maggiore rispetto per i diritti umani, stop all’utilizzo di armi da guerra. <strong>Ma ha deluso</strong>. Sono bastati pochi mesi per capire che sarebbe andata diversamente.</p>
<p><strong>Le armi sono rimaste puntate, i modi bruschi, le violenze e gli abusi pure</strong>. Le critiche sono piovute sulla Upp con maggiore intensità rispetto al passato. Quasi a voler sottolineare la delusione dopo l’illusione dell’annuncio rivoluzionario. “I residenti – dice il tenente Carlos Martins da Veiga &#8211; vogliono che i poliziotti lavorino ma non vogliono pagarne il prezzo. Vogliono maggiori controlli, ma non vogliono essere perquisiti. Ma si può chiedere a un muratore di lavorare senza far rumore?”.</p>
<p>La ragazzina, che trascinata dalla madre impaurita si copre gli occhi alla vista dei poliziotti con i fucili puntati, sembrerebbe suggerire di sì.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-203857" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_15-1-1-1024x764.jpg" alt="" width="1024" height="764" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_15-1-1-1024x764.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_15-1-1-300x224.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_15-1-1-768x573.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto a cura di Marco Negri reportage photographer </p>
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		<title>La guerra per la pace nelle favelas</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/tolleranza-zero-nelle-favelas/la-guerra-per-la-pace-nelle-favelas.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2016 12:09:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Favelas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/negri40000.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/negri40000.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/negri40000-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/negri40000-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/negri40000-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quello dell’immagine in Brasile e a Rio de Janeiro è il culto più praticato. Tra orazioni personali e liturgie istituzionali. Riti antichi e moderni, in grado di esaltare le parti sfavillanti e distrarre dalle zone opache, ricche di contrasti e ingiustizie. Sostanza carioca, evidente appena sotto la superficie della propaganda.Tra il 2008 e il 2009, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/tolleranza-zero-nelle-favelas/la-guerra-per-la-pace-nelle-favelas.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/tolleranza-zero-nelle-favelas/la-guerra-per-la-pace-nelle-favelas.html">La guerra per la pace nelle favelas</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/negri40000.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/negri40000.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/negri40000-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/negri40000-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/negri40000-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Quello dell’immagine in Brasile e a Rio de Janeiro è il culto più praticato. Tra orazioni personali e liturgie istituzionali. Riti antichi e moderni, in grado di esaltare le parti sfavillanti e distrarre dalle zone opache, ricche di contrasti e ingiustizie. Sostanza carioca, evidente appena sotto la superficie della propaganda.Tra il 2008 e il 2009, ancora una volta in nome dell’estetica, perché la città potesse approfittare al meglio del periodo di boom economico del Paese, era necessario uno sforzo in più. Essenziale per rimettere a lucido la città meravigliosa, tra un lifting urbanistico e una seducente protesi in favela. Così da giocarsi al meglio l’occasione per contribuire lanciare il Brasile nell‘Olimpo delle nazioni che contano: <strong>ospitare le Olimpiadi del 2016</strong>.Era prioritario che le delegazioni del Coi, avessero la sensazione di una città in grado di rilanciare quell’idea di<strong> progresso</strong> riportato nella bandiera insieme, soprattutto, a quella di ordine. La fotografia dell’adolescente in costume da bagno e infradito armato di fucile automatico non era più accettabile. <strong>Come costruire una nuova credibilità internazionale</strong> con intere aree della città in mano ai trafficanti, totalmente fuori dal controllo delle leggi dello Stato? Mostrando al mondo di avere il controllo e di volercela mettere tutta, fu varato il <strong>piano di pacificazione delle favelas</strong> con la <strong>Upp</strong>, Unidade de Policia Pacificadora.</p>
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<p>Foto di ©Marco Negri</p>
<p>Annunciato come rivoluzionario, il progetto prevedeva la fine dello storico contrasto ai trafficanti, ben sintetizzato dal tenente Carlos Martins da Veiga: “Entri e fai un’operazione: ne uccidi qualcuno, ne arresti qualcun’altro, e quando esci hai già un nuovo capo dei trafficanti”. Un altro, contro il quale combattere la prossima battaglia, come in guerra. <strong>Una guerra che a Rio va avanti dagli anni ’80, senza avere mai ottenuto risultati</strong>. Limitata alla violenza e mai sostenuta da indagini vere, ha causato solo tragici bilanci di morte. Condannando le favelas a una vita di violenza.Con la Upp invece, dopo una prima ‘bonifica’ portata avanti con i carri armati di esercito e marina, la presenza pressante della polizia militare avrebbe garantito il miglioramento delle statistiche di morte e la fine degli scontri tra fazioni criminali. Nel primo quadriennio è effettivamente andata così seppur nelle sole favelas interessate (38 sulle oltre mille censite). Quasi tutte situate intorno al centro, alla zona ricca e turistica della città, o a ridosso delle aree interessate dalle strutture olimpiche e dalle vie di accesso a queste.Costruito su fondamenta troppo fragili però, il progetto ha ben preso iniziato a mostrare crepe. A minarlo alla base, da un lato l’<strong>incapacità di riformare la polizia</strong>, ancora legata alle dottrine elaborate durante l’epoca della dittatura militare; dall’altro la<strong> mancanza di indagini contro i criminali</strong>. L’aver permesso infatti alla maggior parte dei banditi di scappare dalle comunità prima della pacificazione e le pene troppo leggere inflitte ai pochi arrestati, ha facilitato una riorganizzazione dei trafficanti.Tra il 2014 e il 2015 alla situazione militare già compromessa si è unita la<strong> crisi economica dello Stato</strong>, prossimo al default, che ha avuto riflessi anche sulla sicurezza. Gli investimenti sono crollati, il progetto delle Upp si è arenato. I trafficanti, fiutata la possibilità che terminate le Olimpiadi il piano potesse saltare, hanno ripreso fiducia. L’idea di scacciare la polizia li ha galvanizzati. Dal 2014, in un crescendo continuo, i criminali hanno iniziato a lavorare ai fianchi la polizia.Agguati e sparatorie si sono intensificati e le favelas pacificate, che per alcuni anni avevano sperimentato una pace armata, sono tornate<strong> luoghi pericolosissimi</strong>. Conflitti a fuoco e pallottole vaganti sono tornate la quotidianità. Delle 38 Upp costituite a Rio, in almeno 31 si sono registrati conflitti tra criminali e poliziotti e attacchi alle sedi della polizia, l’82%.</p>
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<p>Nel solo <strong>Complexo do Alemão</strong>, l’area più a rischio, nel mese di giugno 2014 è avvenuto almeno uno scontro a fuoco al giorno, e da gennaio a giugno del 2015 sono morti 6 residenti innocenti e due poliziotti. Secondo una ricerca condotta dal quotidiano <em>O Globo</em> la routine di ‘guerra’ ha costretto i residenti a rimanere chiusi in casa nel corso dei primi 8 mesi del 2015 per l’81% dei giorni. Da gennaio <strong>ad agosto 2015 ci sono state sparatorie per 190 giorni su 232</strong>. In mezzo il 99% della favela rappresentato da lavoratori di bassa rendita, costretti a convivere tra il fuoco incrociato e a rispettare le regole, differenti di polizia violenta e trafficanti spietati. Entrambe oppressive e punitive.Vista la situazione, la polizia ha ripiegato da alcune aree delle favelas e i trafficanti le hanno immediatamente riprese. E’ il caso di Rocinha, São Carlos, Jacarezinho, Complexo do Lins, Complexo do Alemão e tante altre. Sono tornate le armi che erano state nascoste, sono state ricostituite numerose piazze di spaccio e, per difenderle, la rete di ‘sicurezza’ dei trafficanti è tornata capillare. Per circolare nelle comunità è necessario nuovamente il permesso dei leader.E questo a pochi mesi dall’inizio delle Olimpiadi. Con la spada di Damocle della fine dei giochi che pende sulla città e sullo Stato di Rio in dissesto economico. I trafficanti, contando su un alleggerimento della presenza della polizia dopo le Olimpiadi, sono già pronti a recuperare il terreno perduto all’inizio della pacificazione. Gli annunci di invasioni e nuove lotte per l’egenomia tra i comandos della città sono stati già fatti.<strong>Tutti sono pronti. Chi pare in ritardo è lo Stato</strong>, a rischio di non riuscire a garantire la sicurezza né dentro né fuori dalle favelas. A quel punto, anche l’immagine sarebbe definitivamente compromessa.</p>
<p><em><strong>Foto a cura di Marco Negri reportage photographer: <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.marconegri.net/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">http://www.marconegri.net/</a></strong></em></p>
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		<title>Il volto sconosciuto del Brasile</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/laltro-volto-del-brasile.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2016 10:23:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Favelas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3332" height="1576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/disque-denuncia-coooooooor-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/disque-denuncia-coooooooor-2.jpg 3332w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/disque-denuncia-coooooooor-2-300x142.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/disque-denuncia-coooooooor-2-768x363.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/disque-denuncia-coooooooor-2-1024x484.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3332px) 100vw, 3332px" /></p>
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