La formazione di baraccopoli ai margini delle città è un fenomeno che interessa molti dei Paesi in via di sviluppo, dove i grandi agglomerati urbani hanno iniziato a formarsi soltanto nel secolo scorso con la graduale industrializzazione. Se si considera da un punto di vista storico, sono una tappa evolutiva chiave che però purtroppo si porta dietro una moltitudine di problematiche relative all’igiene ed all’eccessivo assembramento delle persone in aree limitate.

Se si volge lo sguardo al Sudamerica, impossibile non immaginarsi dunque le grandi favelas brasiliane, emblema delle spinte progressiste del Paese ma al tempo stesso focolaio di tensioni e di gravi instabilità sociali. Ed in tempo di crisi sanitaria come quella che sta attraversando il Paese – alla pari del resto del Mondo – a causa del Covid-19 sono una perfetta bomba ad orologeria in grado di mettere in grave difficoltà la gestione del Paese, nonostante la sicurezza sino a questo momento paventata dal presidente brasiliano Jair Bolsonaro.

Igiene assente e impossibilità nel rispettare il distanziamento sociale

In un ambiente nel quale rispettare la distanza sociale consigliata dall’Organizzazione mondiale della sanità e vessato da gravi piaghe igieniche che molto spesso rendono difficoltoso lo stesso accesso alle acquee potabili, risulta evidente come il controllo della diffusione dei contagi divenga problematico. Esattamente come nel caso dell’India, infatti, le persone vivono in nuclei familiari allargati e con le abitazioni spesso attaccate l’una all’altra, accrescendo in questo modo la forza dell’agente patogeno.

Non solo: la stessa urbanistica delle città brasiliane – per le quali si può citare Rio de Janiero, a titolo di esempio – obbligano per gli approvvigionamenti la popolazione ad effettuare lunghi spostamenti, aumentando il numero dei contatti diretti giornalieri. In una situazione nella quale la popolazione non ha la forza economica per permettersi scorte di viveri di lungo periodo, inoltre, gli stessi acquisti limitati sono causa di un maggior numero di uscite giornaliere; diminuendo in questo modo la forza delle misure di contrasto decise dagli Stati brasiliani.

La povertà gioca un ruolo chiave

Oltre alla questione legata alla scarsa accumulazione media delle famiglie residenti nelle favelas, acquista particolare rilevanza anche il discorso relativo alle entrate dei nuclei familiari. Molto spesso ai margini della società, spesso la retribuzione è misera e su base giornaliera, in uno scenario nel quale una serrata anche meno invasiva rispetto a quella europea rischia di generare il caos tra le classi meno abbienti della popolazione brasiliana. In questa situazione, dunque, gli stessi abitanti cercherebbero mezzi di sostentamento alternativi: dando manforte alla criminalità organizzata e soprattutto non rispettando le misure di salute pubblica decise dalle autorità competenti.

Il Brasile risulta il Paese dell’America meridionale maggiormente esposto ai rischi derivanti dalle condizioni delle baraccopoli ai margini delle città, con il fenomeno evidente soprattutto nelle megalopoli di Rio de Janeiro e Sao Paulo. E considerate le non solide basi di partenza, il rischio che il Brasile presto o tardi debba fare i conti con l’esplosione di una bomba sanitaria è molto elevato, nonostante le possibilità di agire per evitarlo siano davvero molto ridotte: e forse sarà davvero questa la più grande sfida che affronterà quest’anno il presidente Bolsonaro.

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