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	<title>Cirenaica Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 27 Feb 2025 17:05:25 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Cirenaica Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Russia e Bielorussia sempre più presenti in Libia: i nuovi accordi con il generale Haftar</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/russia-e-bielorussia-sempre-piu-presenti-in-libia-i-nuovi-accordi-con-il-generale-haftar.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Thomas Brambilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Feb 2025 17:05:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Bielorussia]]></category>
		<category><![CDATA[Cirenaica]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1354" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/haftar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Haftar" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/haftar.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/haftar-600x423.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/haftar-300x212.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/haftar-1024x722.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/haftar-768x542.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/haftar-1536x1083.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Grazie ad una serie di accordi di cooperazione militare la Russia è sempre più presente nella Libia orientale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/russia-e-bielorussia-sempre-piu-presenti-in-libia-i-nuovi-accordi-con-il-generale-haftar.html">Russia e Bielorussia sempre più presenti in Libia: i nuovi accordi con il generale Haftar</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1354" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/haftar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Haftar" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/haftar.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/haftar-600x423.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/haftar-300x212.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/haftar-1024x722.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/haftar-768x542.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/haftar-1536x1083.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Russia e Bielorussia continuano a espandere la propria influenza e presenza militare nella Cirenaica libica</strong>. Nell’ambito di un inedito viaggio a Minsk, avvenuto il 17 febbraio scorso, il generale dell’Esercito nazionale libico (ENL) Khalifa Haftar ha incassato dal presidente bielorusso Lukashenko la totale disponibilità del Paese esteuropeo a <strong>sviluppare la cooperazione bilaterale Minsk-Tobruk</strong> “in ogni modo possibile”, e soprattutto con uno specifico approfondimento del livello di cooperazione nel settore militare.</p>



<p>Secondo i termini dell’accordo, svelati dalla rubrica Atlantide di <em>Agenzia Nova</em>, la promessa fatta in cambio da Haftar a Lukashenko e a Putin è quella di permettere il <strong>sorgere una piccola enclave militare all’interno del territorio della città di Tobruk dove potrà stanziare in maniera stabile un contingente militare russo e bielorusso</strong>. </p>



<p>L&#8217;aumento della presenza militare russa nella Libia orientale non ha affatto il carattere di novità, ma piuttosto <strong>segue una dinamica storica che si è ulteriormente intensificata con gli sconvolgimenti di potere che hanno caratterizzato la Siria negli ultimi mesi</strong>. Già nel dicembre scorso si è notato a più riprese come la Russia, avendo perso un alleato strategico con la caduta di Assad, <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-siria-non-ferma-la-russia-il-ponte-aereo-e-le-grandi-manovre-in-libia.html">stesse riconsiderando la strategia geopolitica per l’area del mediterraneo <strong>spostando il baricentro dei propri interessi dalla Siria alla Libia orientale</strong> con una serie di voli militari ponte</a> monitorati da “Itamilradar” fra la base aerea siriana di Hmeimim a quelle libiche di Khadim e Al Jufra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il collegamento con il Sahel</h2>



<p>Tutti sintomi del fatto che avendo perso influenza e potere in Siria, dove ad oggi la Russia sta trattando col nuovo governo di Al-Sharaa per l’eventuale permanenza delle proprie basi militari nel territorio di Damasco, Mosca abbia <strong>riconsiderato l’interesse geopolitico per la Libia come parte di un nuovo piano per consolidare e aumentare la propria presenza in Africa</strong>. È infatti notizia recente, come riportato dal portale <em>The Lybya Observer</em>, l’ottenimento da parte di Mosca di un’ulteriore concessione da parte di Haftar per l’<strong>utilizzo esclusivo di un’altra base militare con un posizionamento strategico, quella di Maaten Al Sarra, situata al confine con Ciad e Sudan</strong>.</p>



<p>L’aumento della presenza e del coordinamento militare russo in Nord Africa permette infatti a Mosca di creare un <strong><a href="https://it.insideover.com/terrorismo/sahel-la-rivolta-contro-loccidente-che-piace-tanto-alla-russia.html">collegamento logistico con la zona del Sahel, dove l’influenza russa, grazie ad una serie di intese politiche, commerciali e militari che trovano il favore di Governi locali come quello di Mali, Repubblica centrafricana e Burkina Faso, è sempre più forte e strutturata</a></strong>. Nella regione si registra infatti una significativa attività del gruppo paramilitare russo noto come “Africa Corps” (ex gruppo Wagner), che ha acquisito maggiore importanza e centralità per gli obiettivi russi, oltre che maggiore disponibilità militare dopo la riorganizzazione succeduta alla morte del precedente leader Prigozhin prima, e alla caduta di Assad poi. Un recente approfondimento di <em>The Africa Report </em>basato sull’analisi di immagini satellitari e testimonianze oculari, ha certificato come la Russia stia <strong>ampliando sempre di più il proprio controllo e la propria penetrazione militare, base dopo base, sia nel Sud della Libia che nel territorio del Ciad</strong>.</p>



<p>In concomitanza di un parziale disimpegno euro-atlantico dall’Africa, la Russia continua quindi a consolidare progressivamente le proprie posizioni nell’area geografica di un continente, quello africano, che è cruciale sia per <strong>incrementare l’intensità della propria efficacia sul territorio locale, sia per porre le basi di un avamposto di controllo e presidio alle porte del mediterraneo e dell’alleanza atlantica</strong>. In questo contesto, il ruolo italiano fa rilevare un importante deficit di efficacia nella produzione di qualunque tipo di iniziativa politica volta alla stabilizzazione della Libia, che rimane sempre un territorio strategico per Roma e i suoi interessi.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Al fronte di Tripoli con i soldati di Serraj</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/tripoli-li-dove-infuria-la-battaglia/al-fronte-di-tripoli-con-i-soldati-di-serraj.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 May 2019 15:29:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Cirenaica]]></category>
		<category><![CDATA[Misurata]]></category>
		<category><![CDATA[Tripoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1-1024x680.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Tripoli) Le vampate rossastre illuminano il tetto in prima linea nella cupa notte della battaglia di Tripoli. Un giovane mitragliere spara brevi raffiche intermittenti verso le postazioni del generale Khalifa Haftar. Per girare sul fronte della capitale con il calare del buio il sistema migliore è infilarsi in un&#8217;ambulanza, che passa facilmente i posti di blocco. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/tripoli-li-dove-infuria-la-battaglia/al-fronte-di-tripoli-con-i-soldati-di-serraj.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>(Tripoli) </strong>Le vampate rossastre illuminano il tetto in prima linea nella cupa notte della battaglia di Tripoli. Un giovane mitragliere spara brevi raffiche intermittenti verso le postazioni del generale <strong>Khalifa Haftar</strong>. Per girare sul fronte della capitale con il calare del buio il sistema migliore è infilarsi in un&#8217;ambulanza, che passa facilmente i posti di blocco. L&#8217;assurdo è che una manciata di chilometri più indietro la vita nel centro di Tripoli scorre normalmente caotica, in mezzo al solito traffico, come se la guerra fosse lontana.</p>
<p>Un mese dopo l&#8217;inizio della battaglia per la capitale la situazione sul terreno è di drammatico stallo, come ha ammesso il premier <strong>Giuseppe Conte</strong> dopo l&#8217;incontro a Roma con <strong>Fayez el Serraj</strong>, il capo del governo libico riconosciuto dall&#8217;Onu. Serraj ha chiesto inutilmente all&#8217;Italia un aiuto militare, ma i nostri 400 soldati all&#8217;ospedale da campo di Misurata e a bordo di nave Capri nel porto di Tripoli si guardano bene dall&#8217;intervenire negli scontri.</p>
<p>La grande strada del sobborgo di Yarmuk, a nove chilometri dal centro, è interrotta da un container e montagnette di terra, che un bulldozer rafforza con il calare del sole. Sul lato destro, la palazzina abbandonata è un&#8217;ottima postazione per martellare le linee nemiche. Nel buio più assoluto ci arrampichiamo sulle scale con i combattenti affannati, che trasportano pesanti casse di munizioni. Sul tetto piatto che domina mezzo quartiere, i difensori di Tripoli giunti da Misurata, la Sparta libica, hanno piazzato una mitragliatrice Duska, senza treppiede, incastrandola sul parapetto.</p>
<p><style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/L19sJB9IEs4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
<p>Gli unici a tenere la testa bassa sono i giornalisti, a differenza dei combattenti, che si espongono senza problemi per prendere la mira e sparare tremende bordate inghiottite dal buio. Il tetto è una specie di armeria dove si preparano i nastri delle munizioni per la mitragliatrice alla luce di un telefonino nella speranza di non essere visti dai cecchini di Haftar. Il comandante di Misurata, che vive da settimane in prima linea, indica al giovane mitragliere dove sparare e parte la sequenza di colpi che illumina il tetto di rosso facendolo diventare un bersaglio perfetto.</p>
<p>Nella capitale si perdono e riconquistano posizioni, ma le linee si muovono di poco. Il governo Serraj non riesce a ricacciare indietro le truppe di Haftar. E il generale della Cirenaica non è stato in grado di arrivare al centro, come aveva annunciato entro il Ramadan, il mese di digiuno islamico iniziato il 6 maggio. I governativi forse prenderanno l&#8217;aeroporto internazionale in disuso dal 2014, ma Tripoli rimane assediata.</p>
<p>Nel caos spuntano dei personaggi unici, che si incontrano solo nella guerre. Mohammed ancora zoppica per un proiettile che gli ha sfiorato l&#8217;anca. Questa specie di Enrico Toti di Misurata si presenta in prima linea in mimetica e stampella. Coraggioso e segaligno ci porta nel cuore della battaglia di Ein Zara, un quartiere di Tripoli dove sono scoppiati gli scontri più duri. Gli regaliamo una nuova stampella perché la vecchia l&#8217;ha dimenticata al fronte chissà dove, dopo ore di battaglia.</p>
<p><div id="gallery_204447" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_204447 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-1-1.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-1-1.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>La battaglia per il controllo della capitale sta diventando cronica e rischia di trascinarsi a lungo senza n\u00e9 vincitori, n\u00e9 vinti, ma con una sempre maggiore infiltrazione straniera che potrebbe trasformare la Libia in una nuova, devastante, Siria.<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-2.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-2.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-3.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-3.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-4.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-4.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-5.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-5.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-6.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-6.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-14.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-14.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-15.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-15.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-16.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-16.jpg","subHtml":""}];</script></p>
<p>Il capitano Rafat preferisce i jeans all&#8217;uniforme con i gradi sulle spalline. Gli italiani lo hanno addestrato a Cassino. Quando ci incontra in mezzo ai combattimenti si fa in quattro per scortarci lungo il fronte in nome dell&#8217;amicizia con il nostro paese.</p>
<p>Il più variopinto è Nidal, barbone nero e lungo con cappellino di New York e un braccio fasciato per una ferita appeso al collo. Se ne frega e guida con una mano sola quello che resta di un gippone militare rosicchiato da schegge e proiettili. Sembra cadere a pezzi, ma in realtà viaggia ancora e pure veloce con un cannone senza rinculo montato sul retro. Completamente aperto, senza nessuna protezione, ha un equipaggio che sembra serenamente votato alla morte. Il taxi perfetto per andare al fronte.</p>
<p>La <strong>guerra</strong> la vedi in faccia quando portano i <strong>feriti</strong> alle infermerie da campo avanzate a ridosso della prima linea. Il combattente in mimetica blu colpito alla testa, che non capisce più niente. Il ragazzino sbudellato arrivato già morto. Il giovane del Fezzan dalla pelle scura come gli africani con la base di un razzo di 10 centimetri di diametro conficcata nella gamba. Si fa coraggio con i commilitoni ripetendo come una cantilena Allah o akbar, Dio è grande.</p>
<p><div id="gallery_204440" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_204440 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-9.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-9.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-11.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-11.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-12.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-12.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-13.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-13.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-22.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-22.jpg","subHtml":""}];</script></p>
<p>I bollettini di guerra delle organizzazioni internazionali registrano 443 morti, 2.553 feriti e 60mila sfollati. Le Nazioni Unite parlano di 823mila persone, compressi 250mila minori, che hanno bisogno di aiuti umanitari.</p>
<p>Il palazzo di Vetro indaga sul coinvolgimento militare straniero, nella guerra civile libica da scenario siriano alle porte di casa nostra. Di notte sono comparsi spesso nei cieli di Tripoli dei droni, che hanno colpito in maniera chirurgica obiettivi strategici come depositi di munizioni o centri di comando. I missili lanciati sarebbero i Blue Arrow, secondo esperti Onu che hanno esaminato le immagini di alcuni frammenti. Questo genere di ordigni aria-terra sono in dotazione a tre paesi: Cina, Kazakistan ed Emirati Arabi Uniti. Il <strong>drone</strong> che li porta in grembo è il cinese Wing Loong. In un rapporto riservato non ancora reso noto si punterebbe il dito contro gli Emirati alleati del generale Haftar per l&#8217;ingerenza armata in Libia.</p>
<p>Il 7 maggio le truppe dell&#8217;uomo forte della Cirenaica hanno abbattuto un Mirage governativo. Il pilota, lanciatosi fortunosamente con il paracaduto, è stato catturato. Un video lo fa vedere a terra e sanguinante sovrastato da un combattente con un coltellaccio in mano. Il pilota, secondo la stampa di Lisbona, si chiama Jimmy Reis e sarebbe un mercenario portoghese di 29 anni.</p>
<p>La battaglia per il controllo della capitale sta diventando cronica e rischia di trascinarsi a lungo senza né vincitori, né vinti, ma con una sempre maggiore infiltrazione straniera che potrebbe trasformare la Libia in una nuova, devastante, <strong>Siria</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/tripoli-li-dove-infuria-la-battaglia/al-fronte-di-tripoli-con-i-soldati-di-serraj.html">Al fronte di Tripoli con i soldati di Serraj</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Libia, niente consolato italiano a Bengasi: “Sarebbe troppo rischioso”</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libia-niente-consolato-italiano-a-bengasi-sarebbe-troppo-rischioso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Apr 2019 08:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Bengasi]]></category>
		<category><![CDATA[Cirenaica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="952" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190425203821_29145302.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190425203821_29145302.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190425203821_29145302-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190425203821_29145302-768x487.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190425203821_29145302-1024x650.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La presenza di militari italiani a Misurata viene vista a Bengasi come atto ostile, il possibile consolato italiano a Bengasi viene visto da Tripoli come evento tale da far incrinare i rapporti con Roma. Comunque la si veda, la presenza italiana in Libia in questo momento non appare ben vista. Non è una buona notizia per il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-niente-consolato-italiano-a-bengasi-sarebbe-troppo-rischioso.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-niente-consolato-italiano-a-bengasi-sarebbe-troppo-rischioso.html">Libia, niente consolato italiano a Bengasi: “Sarebbe troppo rischioso”</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="952" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190425203821_29145302.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190425203821_29145302.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190425203821_29145302-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190425203821_29145302-768x487.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190425203821_29145302-1024x650.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La presenza di militari italiani a Misurata viene vista a Bengasi come atto ostile, il possibile consolato italiano a Bengasi viene visto da Tripoli come evento tale da far incrinare i rapporti con Roma. Comunque la si veda, la presenza italiana in Libia in questo momento non appare ben vista. Non è una buona notizia per il nostro governo ed il nostro paese, alle prese con la necessità di premere sull’acceleratore sul dossier libico sotto un profilo diplomatico, ma di fatto impelagato nel pantano che è diventata l’intera Libia.</p>
<h2>Rinviata apertura del consolato a Bengasi</h2>
<p>La nostra presenza nella città più importante della Cirenaica è da anni al centro delle cronache. Nel 2006 la diplomazia italiana vive con apprensione la giornata del 17 febbraio, quando il consolato italiano di Bengasi viene assaltato da manifestanti inviperiti dalle vignette su Maometto mostrare su Rai Uno dall’allora ministro Calderoli. La nostra sede diplomatica viene circondata ed assaltata, con saccheggi e devastazioni che creano un certo sconcerto in Italia ed in Libia. A seguito dell’avanzata dei gruppi jihadisti a Bengasi nel dopo Gheddafi, la città non viene più ritenuta sicura e dunque la nostra rappresentanza viene chiusa. La riapertura di un consolato italiano in Cirenaica viene vista come cartina di tornasole, nei mesi scorsi, della strategia di Roma sulla Libia.</p>
<p>Da paese che può già vantare la presenza di un’ambasciata a Tripoli, unico caso occidentale fino ad oggi, l’Italia avrebbe l’opportunità di porre operativa una sede diplomatica anche nell’est della Libia, a dimostrazione del dialogo avviato con Haftar. Ma oggi lo scenario è cambiato e dalla capitale libica fanno sapere che un’eventuale apertura del consolato a Bengasi verrebbe interpretato come “atto ostile”. Dunque da Roma il governo preferisce fermarsi. Per la verità la riapertura della nostra sede diplomatica è prevista già ad inizio anno, ma rinviata per motivi burocratici. Adesso però il rinvio appare “sine die”: l’esecutivo vuole prendere tempo dopo le richieste arrivate dal ministero degli esteri tripolino. Anche perché, spiegano fonti della Farnesina a La Stampa, in Cirenaica da giorni sarebbero in atto manifestazioni anti italiane. Lo scenario, in poche parole, si complica.</p>
<h2>Italia tra due fuochi</h2>
<p>La terzietà voluta di cui Conte parla dalla Cina, dove afferma “né con Al Sarraj e né con Haftar, ma con i libici”, se da un lato è la stessa che permette all’Italia nei mesi scorsi di aspirare al ruolo di guida della cabina di regia sulla Libia, a conflitto in corso sembra porre Roma tra due fuochi. Al Sarraj giudica ogni mossa verso Haftar come ostile, altrettanto fa il generale quando vede l’Italia mantenere i propri soldati a Misurata ed i propri rapporti con Tripoli. I libici non sembrano al momento fidarsi o, per meglio dire, chiedono all’Italia una decisa scelta di campo: essere terzi, per i principali protagonisti dello scacchiere libico, equivale ad una posizione “ibrida” mal digerita in un momento in cui entrambe le parti provano a scavalcare l’altra.</p>
<p>Dal canto suo da Roma, come detto, si preferisce prendere tempo. L’Italia già da mesi sembra accettare la possibilità di un Haftar a guida di un esercito unificato al culmine delle tappe del piano elaborato dalle Nazioni Unite. E dopo la chiamata di Trump al generale della Cirenaica, da Roma una soluzione del genere viene vista come inevitabile, prima o poi. Per questo si prova ad essere equidistanti e ad aspettare che il tempo (e la diplomazia) faccia la propria parte. Il problema però è che entrambe le fazioni libiche iniziano a spazientirsi: l’attesa viene interpretata come inattività del nostro paese e l’Italia, mentre osserva da un punto privilegiato la situazione diventare sempre più ingarbugliata giorno dopo giorno, rischia di rimanere con il tempo appoggiata alla finestra.</p>
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		<title>Libia, la Cirenaica al collasso. Ecco perché Haftar punta Tripoli</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/libia-la-cirenaica-al-collasso-ecco-perche-haftar-punta-tripoli.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Apr 2019 09:20:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Cirenaica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181112231047_27755131.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181112231047_27755131.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181112231047_27755131-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181112231047_27755131-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20181112231047_27755131-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Come già sottolineato in passato, il paradosso libico può essere riassunto nella seguente attuale situazione economico-politica: Fayez Al Sarraj non ha un territorio controllato ma ha i soldi, Khalifa Haftar controlla l’80% della Libia ma non ha i soldi. Una contraddizione che forse è anche tra le cause della forzatura del generale, il quale lo scorso 4 aprile &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-la-cirenaica-al-collasso-ecco-perche-haftar-punta-tripoli.html">[...]</a></p>
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<h2>La ripartizione delle entrate in Libia</h2>
<p>Haftar non ha i soldi perché semplicemente non ha Tripoli: è lì che si custodiscono le chiavi della finanza libica. Nella capitale ha sede la Lia, il fondo sovrano voluto da Gheddafi nel 2006, ma soprattutto vi è l’ufficio della Banca Centrale o, per meglio dire, della Banca Centrale di Tripoli. Una specificazione per via del fatto che anche nell’est del paese, precisamente a Beyda, c’è un’altra Banca Centrale. Ma quella che gestisce in continuità con l’era gheddafiana le entrate petrolifere, che rappresentano più del 90% del totale degli introiti libici, è quella di Tripoli. Quest’ultima ovviamente risponde al governo riconosciuto dall’Onu e stanziato nella capitale. Gli incassi derivanti dalla vendita dell’oro nero e dalle attività della Noc, l’azienda che gestisce il petrolio libico, arrivano dritti alla Banca Centrale con sede a Tripoli.</p>
<p>La Noc opera con società joint venture assieme ai propri partner internazionali, Eni in primis. Non è l’azienda ad introitare le ingenti somme garantite dalla vendita in media di 1.3 milioni di barili al giorno, i miliardi di Dinari vengono stornati alla Banca Centrale tripolina. Ed ecco che dunque si crea il paradosso: pur avendo Haftar il controllo di gran parte del territorio e soprattutto dei più importanti pozzi di petrolio, a partire da quelli di Sharara, El Feel e di Ras Lanuf, il suo Lna non introita nulla se non una piccola percentuale. Così come, i Dinari non vanno alla Banca Centrale sita a Beyda e non vengono incassati dal governo e dal parlamento che sostengono Haftar nella parte orientale della Libia.</p>
<p>La Cirenaica e le varie attività politico/amministrative delle istituzioni dell’est, così come dell’esercito del generale, sono rette, come specifica Ulf Laessing sulla Reuters, da bond non ufficiali, depositi di banche orientali e Dinari stampati in Russia. Una situazione precaria che ora rischia di esplodere: questo perchè nel frattempo i mezzi sopra citati per continuare ad avere denaro creano un deficit di 35 miliardi di Dinari, corrispondenti a circa 25 miliardi di Dollari.</p>
<h2>La “bolla orientale” pronta ad esplodere</h2>
<p>Debiti accumulati, soldi stampati all’estero, sostegno solo militare e non economico da parte dei suoi più stretti alleati (Egitto ed Emirato Arabi Uniti in primis), sono tutti questi elementi che iniziano a far andare in difficoltà la tenuta economica dell’est della Libia. Controllare l’80% del paese e non avere le chiavi della Banca Centrale, vuol dire avere più problemi: il territorio da gestire è sempre più grande ed i soldi in cassa sono sempre meno. Il risultato è che le principali banche della Cirenaica iniziano ad avvertire importanti impedimenti alle loro attività: in tante faticano, in particolare, a rispettare i parametri minimi per le linee di finanziamento. E la Banca Centrale con sede a Tripoli, inizia a chiudere i rubinetti negando ad almeno tre istituti bancari dell’est la possibilità di accedere al sistema dei pagamenti elettronici.</p>
<p>Una circostanza che potrebbe ben presto far andare in ulteriore sofferenza il sistema bancario dell’est della Libia, con conseguente collasso dell’economia ed impossibilità per Haftar di continuare a finanziare il suo esercito. Se la situazione dovesse persistere, verrebbero meno i fondi per mandare avanti ogni attività: niente stipendi ai soldati, niente possibilità di acquisto di nuovo materiale bellico, ma anche blocco totale dell’economia con i cittadini che si ritroverebbero con poca liquidità in mano.</p>
<h2>I possibili scenari futuri</h2>
<p>Così come si legge nel sopra citato articolo della Reuters, l’eventualità più drastica, ossia blocco totale del sistema orientale da parte della Banca Centrale di Tripoli, sarebbe da scongiurare. Analisti diplomatici infatti, fanno notare che se l’ovest dovesse bloccare il sistema bancario della Cirenaica, anche la Tripolitania ne risentirebbe. Ci sarebbe un caos per gli investitori stranieri ed anche numerose banche tripoline potrebbero risentirne. Ma questa ipotesi non è del tutto da scartare: del resto, la Banca Centrale con sede a Tripoli ovviamente è alleata del governo che ha sede a Tripoli. E poter operare una decisione in grado di piegare economicamente Haftar, in una fase di guerra come quella attuale, è un’arma molto potente in mano all’esecutivo tripolino.</p>
<p>A questo punto, bisognerebbe capire in che modo il generale della Cirenaica potrebbe reagire. Potrebbe dare ordine al suo esercito di intensificare la battaglia per la presa della capitale, visto che il primo obiettivo sarebbe quello di mettere mani alla cassaforte di Dinari presente a Tripoli. Un disperato assalto finale, un vero e proprio scenario da “dentro o fuori” volto a marciare nella capitale e prendersi i proventi dei pozzi da lui stesso controllati. Oppure, nell’eventualità che continui l’attuale stallo nella battaglia, c’è chi teme che Haftar potrebbe rivolgersi all’ultima sua arma a disposizione: la vendita autonoma di greggio, scavalcando Noc ed istituzioni bancarie centrali per autofinanziarsi.</p>
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		<title>Libia, il giallo sul documento di Khalid Haftar</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libia-il-giallo-sul-documento-di-khalid-haftar.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Apr 2019 08:53:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cirenaica]]></category>
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<p>Da alcuni giorni si susseguono notizie riguardanti il primogenito di Khalifa Haftar: l’uomo forte della Cirenaica ha due figli, entrambi, come rivelano le cronache libiche, cresciuti sotto la sua protezione per “educarli” alla successione. Khalid, il primo dei due, in questi giorni a differenza dell’altro figlio, Saddam, viene dato presente nei pressi delle prime linee sul fronte &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-il-giallo-sul-documento-di-khalid-haftar.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9506729-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9506729-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9506729-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9506729-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9506729-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p><p>Da alcuni giorni si susseguono notizie riguardanti il primogenito di Khalifa Haftar: l’uomo forte della Cirenaica ha due figli, entrambi, come rivelano le cronache libiche, cresciuti sotto la sua protezione per “educarli” alla successione. Khalid, il primo dei due, in questi giorni a differenza dell’altro figlio, Saddam, viene dato presente nei pressi delle prime linee sul fronte a sud di Tripoli. E proprio nelle zone dove si combatte attorno la capitale libica, nei giorni scorsi viene trovato un suo documento. Da qui il mistero: che fine ha fatto Khalid Haftar?</p>
<h2>Il ritrovamento del documento</h2>
<p>Il primogenito di Haftar non ha un ruolo di second’ordine all’interno dell’Lna, il Libyan National Army che suo padre comanda e che vorrebbe definitivamente trasformarlo nell’unico esercito presente in Libia. Khalid Haftar infatti, è comandante della brigata 106 dell’Lna, una delle più importanti impegnata nelle avanzate per adesso frenate verso il centro di Tripoli. La brigata 106 è quella meglio equipaggiata, chi la comanda di fatto ha in mano l’onere generale delle operazioni militari in questo momento in corso nella periferia della capitale libica. Nei pressi di Azizia, uno dei teatri dei principali scontri in corso tra forze fedeli ad Al Sarraj ed Lna, viene ritrovato all’interno di un’auto abbandonata il suo documento. Ad Azizia domenica si assiste ad una pesante controffensiva delle milizie tripoline, che riescono a riprendere terreno nei confronti dell’esercito di Haftar.</p>
<p>Lì diversi uomini del generale vengono catturati oppure cadono in battaglia. E proprio dopo un contrattacco, almeno secondo quanto riportato da Francesco Semprini su La Stampa che si avvale di diverse fonti libiche, si ha la scoperta del documento di Khalid Haftar all’interno di una jeep apparentemente abbandonata durante una disordinata ritirata. In particolare, ad essere ritrovato è il suo documento d’identità: si leggono nitidamente le informazioni personali su data e luogo di nascita, così come è ben distinguibile la foto di Khalid Haftar con tuta mimetica e basco azzurro in testa, che sta ad indicare il suo ruolo dentro l’Lna.</p>
<h2>Le ipotesi sulla sorte di Khalid Haftar</h2>
<p>La domanda su dove si trovi adesso il primogenito del generale adesso è quella principale, tanto in Libia quanto all’estero. Si parte comunque da una certezza: il ritrovamento del documentodentro un’auto abbandonata appare una messinscena. Se Khalid Haftar è realmente scappato, difficilmente avrebbe lasciato il suo documento dentro una jeep abbandonata. Si tratterebbe di una leggerezza non proprio da comandante della più importante brigata dell’Lna, né tanto meno da principale successore dell’uomo forte della Cirenaica. Di conseguenza, a farsi strada sono due ipotesi: che a posizionare il documento dentro il mezzo abbandonato sia lo stesso Khalid Haftar oppure, al contrario, che il ritrovamento della tessera del primogenito del generale sia una montatura mediatica organizzata dalle milizie di Tripoli.</p>
<p>Nel primo caso, Haftar jr avrebbe quindi attuato un possibile depistaggio per provare a coprire al meglio la sua fuga dal campo di battaglia divenuto improvvisamente pericoloso per via della controffensiva di Al Sarraj su Azizia. Nel secondo caso invece, si potrebbe anche ipotizzare la cattura di Khalid da parte delle milizie tripoline che organizzano il ritrovamento del documento per mettere pressioni sul padre. Ma al momento in Libia si pensa principalmente ad una fuga del primogenitori del generale per mettersi al sicuro. Anche perchè la sua presenza nelle prime linee provoca non pochi malumori tra i suoi stessi uomini, i quali avvertono maggiormente il timore di finire sotto il fuoco dello schieramento nemico.</p>
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		<title>Il “vuoto” diplomatico di Bengasi e il caos politico in Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-vuoto-diplomatico-di-bengasi-e-il-caos-politico-in-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Mar 2019 10:18:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Cirenaica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="992" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429203948_29179336.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429203948_29179336.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429203948_29179336-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429203948_29179336-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429203948_29179336-1024x677.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Non sfugge, in queste settimane di scontro per la presa di Tripoli, un “vuoto” che contraddistingue la principale città della Cirenaica: Bengasi. Considerata come “l’altra capitale” attuale della Libia, dove ha sede il quartier generale del Lna di Haftar e dove, forse in tempi brevi, potrebbe essere portato il parlamento attualmente stanziato a Tobruck, Bengasi in realtà al &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-vuoto-diplomatico-di-bengasi-e-il-caos-politico-in-libia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="992" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429203948_29179336.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429203948_29179336.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429203948_29179336-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429203948_29179336-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429203948_29179336-1024x677.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Non sfugge, in queste settimane di scontro per la presa di Tripoli, un “vuoto” che contraddistingue la principale città della Cirenaica: Bengasi. Considerata come “l’altra capitale” attuale della Libia, dove ha sede il quartier generale del Lna di Haftar e dove, forse in tempi brevi, potrebbe essere portato il parlamento attualmente stanziato a Tobruck, Bengasi in realtà al momento non ha al suo interno rappresentanze diplomatiche. Se da un lato è vero che solo negli ultimi mesi la condizione in città torna a considerarsi sicura, dopo le operazioni anti terrorismo andate avanti per anni, dall’altro emergono dubbi sulla sua reale capacità di essere fulcro “dell’altra Libia”, quella che al momento si distingue dalle istituzioni presenti a Tripoli.</p>
<h2>A Bengasi presente solo il consolato del Sudan</h2>
<p>Un vuoto di non poco conto e che non riguarda soltanto il peso internazionale della principale città della Cirenaica, quanto l’esistenza del reale divario di cui dal 2011 si parla tra le due principali regioni storiche della Libia. Anche se esistono due governi diversi, due banche centrali differenti ed Haftar controlla l’80% di un Paese il cui governo, al contrario, riesce ad amministrare a malapena il palazzo presidenziale, Tripoli continua ad essere perno del Paese. Notare la quasi totale assenza di rappresentanze diplomatiche a Bengasi, implica che più che un Paese diviso la Libia è uno Stato imploso e frammentato in tanti pezzi che al momento è difficile mettere assieme. E questa è una sottile ma significativa differenza: non esistono “due o tre Libie” diverse, esiste una Libia che non ritrova però unità.</p>
<p>Soltanto il Sudan ad ottobre apre una propria rappresentanza diplomatica a Bengasi, per il resto non esistono al momento altri consolati attivi. La sede di quello italiano sarebbe pronta, ma come decritto in un articolo precedente il governo preferisce rinviare “sine die” l’apertura dopo le proteste giunte da Tripoli. Uffici diplomatici, sedi societarie e di enti internazionali, sono attualmente nella capitale e non esistono “doppioni” nella più importante città della Cirenaica. Continua ad essere Tripoli l’unico centro del potere libico, nonostante il Paese sia frazionato in tribù e milizie ed il generale che controlla due terzi del territorio ha il proprio quartier generale a due passi da Bengasi. Una circostanza che mette in chiaro la reale situazione dell’intero contesto libico.</p>
<h2>Ecco come Haftar intrattiene i rapporti internazionali</h2>
<p>La dimensione internazionale raggiunta dal generale Haftar in questi anni, in cui in alcuni casi viene trattato e ricevuto come un vero e proprio capo di Stato, non fa di Bengasi una sorta di “co-capitale” di una Libia pronta ad essere definitivamente divisa in due o più parti. Il generale nella sua città non solo non ha consolati e sedi di rappresentanza straniere, ma non ha nemmeno sedi operative di importanti società quali la Noc, il cui principale ufficio rimane a Tripoli. Questo non impedisce al generale di intrattenere negli anni importanti relazioni internazionali, specialmente con i Paesi suoi principali sponsor politici e militari. Rappresentanti di Egitto, Russia, Emirati, ma anche di Francia ed Italia, raggiungono spesso Bengasi quando sono in programma bilaterali con Haftar.</p>
<p>Ma l’impressione è che l’uomo forte della Cirenaica, pur trovandosi nella sua regione di origine, a Bengasi sia soltanto “di passaggio”. Il vero potere libico continua ad essere a Tripoli. E del resto è lì che Haftar vuole andare:il lancio dell’operazione dello scorso 4 aprile è testimonianza delle sue velleità di mettere le mani sulla città dove ancora si concentrano le principali attività politiche del Paese nordafricano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-vuoto-diplomatico-di-bengasi-e-il-caos-politico-in-libia.html">Il “vuoto” diplomatico di Bengasi e il caos politico in Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>In Libia si prova ad arginare le partenze dei migranti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libia-partenze-migranti-frenare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Feb 2019 21:04:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cirenaica]]></category>
		<category><![CDATA[Tripoli]]></category>
		<category><![CDATA[Tripolitania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Migranti-a-Garabulli.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Migranti-a-Garabulli.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Migranti-a-Garabulli-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Migranti-a-Garabulli-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Migranti-a-Garabulli-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>In Libia, pur al di fuori del clamore mediatico, si continua a fare i conti con le partenze di migranti dalle coste. Barchini e gommoni ancora una volta prendono la via del canale di Sicilia dalle coste della Tripolitania, in particolare dai porti compresi tra Tripoli e Misurata. L&#8217;ultimo episodio in ordine di tempo risale &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-partenze-migranti-frenare.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-partenze-migranti-frenare.html">In Libia si prova ad arginare le partenze dei migranti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Migranti-a-Garabulli.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Migranti-a-Garabulli.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Migranti-a-Garabulli-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Migranti-a-Garabulli-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Migranti-a-Garabulli-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p><p>In Libia, pur al di fuori del clamore mediatico, si continua a fare i conti con le partenze di <strong>migranti</strong> dalle coste. Barchini e gommoni ancora una volta prendono la via del canale di Sicilia dalle coste della Tripolitania, in particolare dai porti compresi tra Tripoli e Misurata. L&#8217;ultimo episodio in ordine di tempo risale a questo giovedì, con un gommone fermato dalla Guardia Costiera Libica. </p>
<p>Il lavoro delle autorità di Tripoli</p>
<p>Problemi relativi al contrasto dei trafficanti di esseri umani, sorgono nello scorso mese di gennaio quando lungo l&#8217;asse tra <strong>Tripoli</strong> e <strong>Misurata</strong> <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/tra-sfiducia-ad-al-sarraj-e-nuovi-scontri-a-tripoli-si-torna-ad-avere-paura/">iniziano a scorgersi contrasti di natura politica e militare</a>. In particolare, l&#8217;isolamento di alcune fazioni misuratine in seno al consiglio presidenziale ed alle forze che sostengono il governo di Al Sarraj, causa screzi tra lettere di sfiducia verso lo stesso Al Serraj e contrasti tra le milizie che controllano Tripoli.</p>
<p></p>
<p>Anche a causa di tutto ciò, iniziano nuovamente ad allentarsi i controlli verso scafisti e trafficanti. Quest&#8217;ultimi vedono nell&#8217;instabilità tripolina l&#8217;occasione per riprendere i propri scellerati affari <strong>criminali</strong>. Non a caso, cambiano anche i porti di partenza: non più Sabrata, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-ecco-perche-si-parte-da-garabulli/">bensì Garabulli e Khoms</a>, due cittadine ad ovest di Misurata, a conferma del clima che si respira in questa zona della Tripolitania. </p>
<p>Ma la Guardia Costiera libica, dal canto suo, sembra tornare nelle condizioni di operare alcuni significativi salvataggi. Come detto, l&#8217;ultimo è di questo giovedì. A darne notizia è il sito <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.addresslibya.com/archives/56295">AddressLibya</a></em>, che parla di <strong>un gommone </strong>con a bordo 113 migranti partito da Khoms e raggiunto dopo alcune ore dalla stessa Guardia Costiera Libica. L&#8217;operazione di salvataggio è andata a buon fine: i 113 sono riportati a Khoms e, da lì, raggiungono in seguito un centro d&#8217;accoglienza a Tripoli. Secondo alcune fonti della stessa Guardia Costiera, a bordo tutti i migranti risultano provenienti da paesi sub sahariani. </p>
<p>Gli avvertimenti del governo provvisorio in Cirenaica </p>
<p>Nella zona orientale della Libia, il problema dell&#8217;immigrazione è meno sentito. Le partenze sono risicate, azzerate anche negli ultimi mesi. Una circostanza spesso rimarcata da<strong> Khalifa Haftar</strong>, che non a caso in alcuni dei colloqui avuti in Italia rivendica questo elementi alle nostre autorità, sottolineando la differenza tra la situazione che vi è in Cirenaica e quella che invece da anni vige in Tripolitania. Il governo dell&#8217;est della Libia, di cui Haftar è il braccio militare, sembra dare molta importanza al contrasto alle partenze dalle proprie coste. Sia tale esecutivo che lo stesso generale, tengono a presentarsi agli occhi della comunità internazionale come difensori dei confini europei, sia dai trafficanti di esseri umani che dai terroristi. </p>
<p>Nei giorni scorsi, <a href="https://twitter.com/thelibyatimes/status/1098618061677125633">come mostra una nota del sito <em>The Libya Times</em></a>, il ministero dell&#8217;Interno dell&#8217;esecutivo con sede ad Al Beyda diffonde un avvertimento contro chiunque si avvicini al business dell&#8217;immigrazione: &#8220;Qualsiasi camion e qualsiasi automobile usata per il traffico di esseri umani e dagli scafisti &#8211; si legge nel comunicato diffuso lungo le coste della Cirenaica &#8211; Verrà confiscata e riposizionata altrove&#8221;.</p>
<p>Un monito comunque non rivolto solo all&#8217;est del paese. Infatti, l&#8217;obiettivo sembra essere anche quello di fermare possibili trafficanti che dal confine egiziano provano ad arrivare in Tripolitania. In questi mesi sono diversi gli egiziani oppure gruppi che provengono dall&#8217;Egitto coinvolti nelle partenze dai porti tripolini. In tal modo, il governo della Cirenaica prova ad aiutare, seppur indirettamente, anche la parte occidentale della Libia alla luce della recente escalation di partenze. </p>
<p></p>
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		<title>Ecco la mossa dell&#8217;Italia in Libia Presto un consolato a Bengasi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/italia-consolato-bengasi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Dec 2018 11:59:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Bengasi]]></category>
		<category><![CDATA[Cirenaica]]></category>
		<category><![CDATA[Tripoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3500" height="2336" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/libiawar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/libiawar.jpg 3500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/libiawar-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/libiawar-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/libiawar-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3500px) 100vw, 3500px" /></p>
<p>L&#8217;est della Libia per l&#8217;Italia fino a pochi mesi fa sembra una delle spine nel fianco della diplomazia del nostro paese. Roma infatti riconosce soltanto il governo di Al Sarraj, stanziato a Tripoli dopo gli accordi di Skhirat del 2015, circostanza questa che certamente non va giù ad Haftar ed al parlamento che si riunisce &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/italia-consolato-bengasi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3500" height="2336" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/libiawar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/libiawar.jpg 3500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/libiawar-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/libiawar-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/libiawar-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3500px) 100vw, 3500px" /></p><p>L&#8217;est della Libia per l&#8217;Italia fino a pochi mesi fa sembra una delle spine nel fianco della diplomazia del nostro paese. Roma infatti riconosce soltanto il governo di Al Sarraj, stanziato a Tripoli dopo gli <strong>accordi di Skhirat del 2015</strong>, circostanza questa che certamente non va giù ad Haftar ed al parlamento che si riunisce in Cirenaica. Poi, dopo alcuni contatti intrapresi lo scorso anno, avviene un lento avvicinamento anche verso la parte orientale della Libia, come sottolineato nei giorni scorsi dal deputato Ali Al Saidi ai nostri microfoni: &#8220;È vero che negli ultimi sei mesi Roma si è riavvicinata all&#8217;est&#8221;, <a style="color: #0000ff" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-da-tobruk-reazioni-negative-alla-nomina-di-buccino/">sono le dichiarazioni dell&#8217;esponente politico ritenuto tra i più vicini ad Haftar</a>. Il culmine di questa strategia di avvicinamento, lo si ha giorno 23: in quell&#8217;occasione, dopo aver incontrato Al Sarraj a Tripoli,<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/il-significato-simbolico-della-visita-di-conte-in-libia/"> il presidente del consiglio Giuseppe Conte arriva direttamente in Cirenaica</a>. È il segnale del definitivo riavvicinamento tra l&#8217;Italia e la parte orientale della Libia. </p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="size-full wp-image-61673 aligncenter" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_libia-1.jpg" alt="strip_libia" /></p>
<p>La possibile apertura di un consolato italiano a Bengasi </p>
<p>Bengasi è da sempre la città più rappresentativa della Cirenaica, un problema più che un&#8217;opportunità per Gheddafi: qui il rais fatica ad avere lo stesso appoggio di cui gode a Tripoli, non è un caso che nel 2011 le prime manifestazioni partono proprio da questa regione storica della Libia. L&#8217;Italia a Bengasi ha uno storico consolato, che però più volte risulta sotto il tiro di manifestanti od islamisti.</p>
<p>Nel 2006, nel bel mezzo del caos generato dalle vignette scritte sul profeta Maometto, il consolato italiano viene bersagliato per via della riproposizione in tv proprio di quelle vignette da parte dell&#8217;allora ministro Calderoli. Per la diplomazia italiana è una delle giornate più difficili del dopoguerra: il consolato viene assaltato, la polizia libica costretta ad intervenire sparando sulla folla, il console italiano viene portato in salvo dalle forze di sicurezza grazie ad un&#8217;uscita laterale. La struttura risulta poi razziata e saccheggiata e torna in piena operatività soltanto qualche anno più tardi. Nel 2013 invece, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.repubblica.it/esteri/2013/01/12/news/bengasi_attentato_al_console_italiano_spari_contro_la_sua_auto_nessun_ferito-50410926/">ad essere oggetto di un attacco è l&#8217;allora console italiano Guido De Sanctis</a>. Il rappresentante diplomatico viene raggiunto da alcuni colpi di pistola mentre è in macchina e solo per un puro caso risulta illeso. </p>
<p>Da allora il consolato italiano a Bengasi è chiuso. Un problema di non poco conto, specie se si considera che dopo le elezioni del 2014 la Cirenaica diventa una regione quasi a sé, che ospita il centro di potere opposto a quello di Tripoli. Disagi diplomatici, ma anche operativi per gli italiani che ancora sono in Cirenaica ed in previsione di un possibile ritorno di alcune aziende del nostro paese nella regione. Durante la visita di Conte a Bengasi ed a Tobruk, dove vi è la sede provvisoria del parlamento, si è parlato proprio di questo. In particolare, potrebbe essere riaperto il nostro consolato a Bengasi. <strong>Sarebbe un segnale di definitivo superamento delle distanze tra Roma e la Cirenaica</strong>, con l&#8217;Italia quindi pronta ad attuare sul campo la sua &#8220;strategia inclusiva&#8221;, con l&#8217;obiettivo di inglobare nelle sue mosse tutti gli attori impegnati nel frastagliato quadro libico. </p>
<p></p>
<p>Gli interessi in gioco in Libia sono molti, e ci riguardano da vicino. Per scoprire perché vogliamo tornare a raccontarla, clicca<strong> <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/perche-e-importante-andare-in-libia/?fbclid=IwAR1YujoUiR9w46y92WbXWhmAK6yjtZ2hq8SGGJ_1KUa974xY3w7MdjiU-cQ">Qui</a></strong>.</p>
<p>La strategia italiana</p>
<p>La possibile riapertura del consolato italiano a Bengasi, andrebbe anche a completare la &#8220;squadra diplomatica&#8221; del nostro paese in Libia. Dopo mesi di incertezze, <a style="color: #0000ff" href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/caos-libia-bruciato-lambasciatore-perrone-litalia-pensa-de-1575719.html">a seguito del caso dell&#8217;ex ambasciatore Giuseppe Perrone</a>, adesso si sta cercando di mettere a posto tutti i pezzi dell&#8217;intricato puzzle diplomatico. Nei giorni scorsi infatti, <a style="color: #0000ff" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-ecco-chi-e-il-nuovo-ambasciatore-italiano/">arriva la nomina del nuovo ambasciatore che a gennaio potrebbe già essere pienamente operativo</a>. Come si sa, a Tripoli torna <strong>Giuseppe Buccino Grimaldi</strong>, che ha già ricoperto questo ruolo tra il 2011 ed il 2015. <a style="color: #0000ff" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-da-tobruk-reazioni-negative-alla-nomina-di-buccino/">Una scelta non proprio andata giù in Cirenaica</a>, dove in tanti vedono nel vecchio/nuovo ambasciatore un uomo legato alla strategia italiana di appoggio esclusivo alle autorità di Tripoli. Haftar, secondo diverse indiscrezioni trapelate da Bengasi, dopo aver dichiarato Perrone &#8220;persona non gradita&#8221; ad agosto per via di alcune sue dichiarazioni, avrebbe poi appoggiato l&#8217;eventualità di un ritorno dello stesso ambasciatore. </p>
<p></p>
<p>L&#8217;apertura di un consolato a Bengasi dunque, potrebbe avere una duplice funzione: <strong>una simbolica</strong>, che testimonierebbe il ritorno dell&#8217;Italia anche nell&#8217;est della Libia, <strong>una politica</strong> con la prospettiva di nominare un console e dunque un referente con cui gli attori politici della Cirenaica potrebbero direttamente interloquire. Di certo, per Roma sarebbe anche un altro importante passo avanti nel quadro della costituzione di una cabina di regia a guida italiana per la Libia: avere un ambasciatore a Tripoli ed un console a Bengasi, vorrebbe significare essere il primo paese a ristabilire le proprie sedi diplomatiche nelle zone cruciali del paese africano. Un altro passo dopo <a href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-gli-elementi-positivi-per-l-italia-del-vertice-di-palermo/">il vertice di Palermo</a>, che nelle intenzioni della diplomazia italiana viene sempre più considerato come una base da cui poter generare i futuri passi del nostro paese all&#8217;interno del percorso di stabilizzazione della Libia. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/italia-consolato-bengasi.html">Ecco la mossa dell&#8217;Italia in Libia Presto un consolato a Bengasi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Conte adesso vola in Libia: ecco il piano B dell’Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-significato-simbolico-della-visita-di-conte-in-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Dec 2018 11:43:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Cirenaica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3960" height="2230" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/Giuseppe-Conte-e1543918509240.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/Giuseppe-Conte-e1543918509240.jpg 3960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/Giuseppe-Conte-e1543918509240-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/Giuseppe-Conte-e1543918509240-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/Giuseppe-Conte-e1543918509240-1024x577.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/Giuseppe-Conte-e1543918509240-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 3960px) 100vw, 3960px" /></p>
<p>In molte parti del mondo il 24 dicembre è la vigilia di Natale e ci si prepara alla festa più sentita dal mondo cristiano. Ma anche in Libia è festa in questa particolare giornata: si celebra, in particolare, l&#8217;indipendenza del paese. Un dettaglio di non poco conto, che dona alla visita del presidente del consiglio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-significato-simbolico-della-visita-di-conte-in-libia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-significato-simbolico-della-visita-di-conte-in-libia.html">Conte adesso vola in Libia: ecco il piano B dell’Italia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3960" height="2230" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/Giuseppe-Conte-e1543918509240.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/Giuseppe-Conte-e1543918509240.jpg 3960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/Giuseppe-Conte-e1543918509240-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/Giuseppe-Conte-e1543918509240-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/Giuseppe-Conte-e1543918509240-1024x577.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/Giuseppe-Conte-e1543918509240-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 3960px) 100vw, 3960px" /></p><p>In molte parti del mondo il <strong>24 dicembre</strong> è la vigilia di Natale e ci si prepara alla festa più sentita dal mondo cristiano. Ma anche in Libia è festa in questa particolare giornata: si celebra, in particolare, l&#8217;indipendenza del paese. Un dettaglio di non poco conto, che dona alla visita del presidente del consiglio Conte, tenuta domenica 23 dicembre, un significato ancora più simbolico. Un capo di governo italiano che, alla vigilia della festa dell&#8217;indipendenza del paese, gira in lungo e largo la Libia incontrando tutti e quattro i principali attori politici è un atto prima di tutto simbolico. La visita, sotto il profilo degli argomenti toccati nei vari colloqui avuti da Conte, non sembra richiamare grosse novità: pur tuttavia, le 12 ore trascorse nel paese africano sembrano lanciare importanti segnali sia in Libia che in Europa. </p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61704"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61704" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_libia.jpg" alt="strip_occhi_articolo_libia" /></a></p>
<p>Le quattro tappe del viaggio di Conte</p>
<p>Come scrive lo stesso premier su Facebook, dopo la maratona tra i meandri della legge di bilancio al Senato, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.facebook.com/GiuseppeConte64/photos/pcb.538814253267211/538813956600574/?type=3&amp;theater">Conte intorno alle sei del mattino si mette in viaggio verso Tripoli</a>. La prima visita è nella capitale libica e questo è già un passo non indifferente: dopo le sortite lampo dei mesi scorsi del vice premier Salvini, del ministro degli Esteri Moavero e del sotosegretario Del Re, adesso è la volta del capo dell&#8217;esecutivo. Conte arriva a Tripoli con la consapevolezza di rappresentare uno dei governi più attivi a livello internazionale sul dossier libico. La prima trappa prevede l&#8217;incontro con il numero uno del consiglio presidenziale libico, <strong>Fajez Al Sarraj</strong>. Il capo dell&#8217;esecutivo riconosciuto dall&#8217;Onu traccia a Conte una sorta di resoconto della situazione politica degli ultimi mesi a Tripoli: dalle riforme economiche approvate a settembre, ai passi effettuati dopo la conferenza di Palermo di novembre. Su quest&#8217;ultimo fronte, Al Sarraj e Conte avrebbero anche discusso delle iniziative intraprese all&#8217;interno del paese per l&#8217;organizzazione della conferenza di gennaio, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/ecco-il-piano-dell-onu-sulla-libia/">passo propedeutico alle elezioni previste in primavera secondo il piano voluto dall&#8217;Onu. </a></p>
<p>Dopo l&#8217;incontro con Al Sarraj, il presidente del consiglio ha tenuto un colloquio con <strong>Khaled Al-Mishri</strong>. È questa la seconda tappa in programma nella giornata libica di Conte, sempre a Tripoli. Un incontro che vuole rappresentare, al pari dell&#8217;invito inviato allo stesso Al-Mishri per la conferenza di Palermo, la considerazione del governo italiano verso l&#8217;Alto Consiglio di Stato presieduto dall&#8217;esponente politico libico.<strong> Successivamente da Tripoli la delegazione italiana prende la via della Cirenaica</strong>. Qui ovviamente il primo incontro è con <strong>Khalifa Haftar</strong>, il terzo tra Conte ed il generale nel giro di cinquanta giorni. Dopo infatti la stretta di mano a Palermo e <a href="http://www.occhidellaguerra.it/il-dietro-le-quinte-dell-incontro-conte-haftar/">la visita dell&#8217;uomo forte della Cirenaica a Roma ad inizio dicembre</a>, adesso il nuovo colloquio è direttamente a Bengasi. Anche in questo caso il significato simbolico appare più importante degli argomenti toccati tra i due, i quali sono gli stessi affrontati nelle settimane precedenti: esercito, percorso verso le elezioni, riappacificazione della Libia. La quarta ed ultima tappa, prima del rientro a Roma, è invece ancora più ad est: a Tobruk infatti, Giuseppe Conte incontra <strong>Aguila Saleh</strong>, presidente del parlamento che si riunisce nella città più orientale della Cirenaica. Poi intorno alle 20:00, il presidente del consiglio riprende l&#8217;areo alla volta dell&#8217;Italia. </p>
<p>Il significato della giornata libica del premier</p>
<p>Quattro tappe, quattro incontro e tutti e quattro i rappresentanti principali della Libia incontrati nel giro di poche ore. Il governo italiano sembra essere riuscito a battere più di un colpo, sia verso il paese africano che verso la sponda europea del Mediterraneo. Incontrare tutti i principali vertici del paese alla vigilia della festa nazionale dell&#8217;indipendenza, è un gesto che sia a Tripoli che in Cirenaica viene apprezzato. Una mossa che dona, in particolare, l&#8217;impressione non solo dell&#8217;attenzione del governo di Roma verso la Libia, ma anche del credito che l&#8217;Italia dà ad ogni principale istituzione impegnata nel frastagliato quadro del paese africano. È forse quello che si aspettano tutti i più importanti attori libici, desiderosi ciascuno di poter vantare un ruolo nel processo di stabilizzazione del paese. Ma la giornata libica di Conte segna anche il passo dell&#8217;Italia a livello internazionale: se già appaiono rare le comparse di capi di Stato e di governi europei in Libia nel dopo Gheddafi, riuscire a mandare un presidente del consiglio non solo a Tripoli ma anche in Cirenaica per Roma vuol significare la continuità di quanto fatto nel <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-gli-elementi-positivi-per-l-italia-del-vertice-di-palermo/">vertice di Palermo</a>. L&#8217;Italia quindi vuole continuare a seguire da vicino il dossier libico, senza lasciare nulla al caso e senza lasciare indietro nessuna delle autorità che in questo momento si contendono il potere in Libia. </p>
<p>L’Italia non può prescindere dalla Libia. E noi vogliamo tornare sul campo per raccontarvi la nostra sfida. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/">Scopri come sostenerci</a></p>
<p><strong>Ma resta comunque ancora molto da fare</strong>. Se sotto il profilo simbolico e politico la visita di Giuseppe Conte appare un punto a favore dell&#8217;Italia, nel concreto adesso bisogna dare seguito ai buoni segnali arrivati in questo 23 dicembre. Bisogna dunque, in primis, continuare nel supportare il dialogo tra le parti in causa libiche per arrivare a rispettare le scadenze del piano Onu, a cominciare dalla conferenza nazionale prevista a gennaio. Occorre, in poche parole, arrivare ai passi concreti dopo i primi significativi passi politici compiuti nel dopo vertice di Palermo. E, in tal senso, <strong>molti punti sono ancora in ballo</strong>: unificazione delle banche centrali, unificazione dell&#8217;esercito, definitiva approvazione della legge per il referendum costituzionale, ristabilimento di normali condizioni di sicurezza, oltre che diversi altri elementi significativi. Il percorso è quindi ancora tutto da compiere. </p>
<p></p>
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		<title>Il giallo sulla visita di Haftar  (mentre Serraj volava a Bruxelles)</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/i-possibili-motivi-della-visita-di-haftar-a-roma.html</link>
		
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		<pubDate>Wed, 05 Dec 2018 20:02:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cirenaica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181112231047_27755131.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181112231047_27755131.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181112231047_27755131-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181112231047_27755131-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181112231047_27755131-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Un&#8217;agenzia, poche righe, molto stupore: Haftar è in viaggio verso Roma. Da quando il dispaccio è entrato nel circuito mediatico nella serata di martedì, l&#8217;effetto sorpresa oramai consueto quando di mezzo c&#8217;è il generale uomo forte della Cirenaica non è certamente mancato. Molte le domande circa una visita di certo non molto attesa. Haftar è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/i-possibili-motivi-della-visita-di-haftar-a-roma.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-possibili-motivi-della-visita-di-haftar-a-roma.html">Il giallo sulla visita di Haftar  (mentre Serraj volava a Bruxelles)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181112231047_27755131.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181112231047_27755131.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181112231047_27755131-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181112231047_27755131-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181112231047_27755131-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Un&#8217;agenzia, poche righe, molto stupore: <strong>Haftar è in viaggio verso Roma</strong>. Da quando il dispaccio è entrato nel circuito mediatico nella serata di martedì, l&#8217;effetto sorpresa oramai consueto quando di mezzo c&#8217;è il generale uomo forte della Cirenaica non è certamente mancato. Molte le domande circa una visita di certo non molto attesa. Haftar è già stato a Roma ad ottobre, mentre meno di un mese fa a <a href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-il-vertice-di-palermo-come-semplice-antipasto/">Palermo </a>fino alla fine ha fatto parlare di sé spuntando soltanto all&#8217;ultimo momento tra i presenti nel vertice tenuto presso il capoluogo siciliano. Dunque, come mai questo nuovo volo che dalla sua Bengasi lo ha fatto atterrare nuovamente (e, più o meno, improvvisamente) nella capitale? </p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61704"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61704" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_libia.jpg" alt="strip_occhi_articolo_libia" /></a></p>
<p>Occhi puntati sui contemporanei spostamenti di Al Sarraj ed Haftar </p>
<p>La stessa natura del viaggio di Haftar poi, rimane ignota fino all&#8217;indomani mattina. Soltanto nelle prime ore di mercoledì infatti, inizia a serpeggiare la notizia del fatto che il generale prevede un incontro con Giuseppe Conte per giovedì mattina. Dunque non si tratta di visita lampo, <strong>nessuna toccata e fuga</strong>. Haftar è a Roma da martedì sera e rimane in città almeno fino a giovedì. E qui subentra un altro, l&#8217;ennesimo, giallo. Se il generale si vede con il presidente del consiglio soltanto giovedì, chi incontra nei primi due giorni di soggiorno nella capitale? Verrebbe facile rispondere con il nome del ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi. Ma il titolare della Farnesina martedì è a Bruxelles. Nella capitale belga, e questo è un dettaglio di non poco conto,<strong> vi è anche il &#8220;rivale&#8221; Al Sarraj</strong>. Il leader del governo riconosciuto dall&#8217;Onu si trova in Belgio dove non incontra soltanto le autorità dell&#8217;Unione europea, a partire dall&#8217;alto rappresentante per la politica estera Federica Mogherini. </p>
<p>Al Sarraj martedì si reca in un altro punto nevralgico di Bruxelles, ossia presso la sede della Nato. Qui incontra direttamente il segretario generale dell&#8217;alleanza atlantica, <strong>Jens Stoltenberg</strong>. Non un incontro secondario, né nascosto. Anzi, sui quotidiani libici già nel tardo pomeriggio di martedì circolano le foto di Al Sarraj che stringe la mano al segretario della Nato.<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.libyaobserver.ly/news/nato-says-ready-help-rebuild-libyas-security-and-military-institutions"> Come si legge su <em>Libya Observer</em></a>, i due parlano di collaborazione e, soprattutto, sicurezza. Il tema caro proprio ad Haftar, il quale aspira da anni a divenire l&#8217;unico attore libico responsabile della sicurezza ed unico interlocutore per tutto ciò che concerne esercito e difesa nel suo paese. Da Bruxelles a Roma, dall&#8217;Italia a Bengasi: le voci viaggiano su una sottile linea di informazioni ed indiscrezioni, che lasciano trapelare <strong>un certo malcontento da parte di Haftar per la sortita del suo rivale. </strong></p>
<p>In un contesto del genere, inizia a nascere l&#8217;ipotesi che la visita del generale libico a Roma sia nata per <strong>bilanciare</strong> proprio gli effetti del colloquio avuto da Al Sarraj in Belgio con i vertici della Nato. Anche perchè, all&#8217;interno dell&#8217;alleanza atlantica, non tutti i paesi appoggiano Al Sarraj ed il governo riconosciuto dalle Nazioni Unite. Solo indiscrezioni però, di certo c&#8217;è ben poco. Del resto, come detto, quando di mezzo ci sono azioni riconducibili all&#8217;imprevedibile Haftar, ogni certezza appare quanto meno relativa. Nel frattempo però, qualche dettaglio ufficioso inizia ad avere crismi di ufficialità: il generale, nella sua prima giornata romana, avrebbe incontrato tra gli altri l&#8217;ambasciatore Usa a Tunisi. Si tratta di <strong>David Robinson</strong>, incaricato dalla Casa Bianca a seguire il dossier libico. </p>
<p>Immigrazione sul tavolo di palazzo Chigi</p>
<p>A meno di altre sorprese, giovedì il colloquio tra il premier Conte ed Haftar si terrà regolarmente a palazzo Chigi. Sul piatto dell&#8217;incontro, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.agenzianova.com/primopiano/9/italia-libia-domani-mattina-a-roma-incontro-conte-haftar">come si legge su<em> AgenziaNova</em></a>, diversi argomenti delicati ma, su tutti, dovrebbe emergere quello relativo all&#8217;immigrazione. Da un lato la trattazione di questo tema con il governo italiano potrebbe sorprendere, visto che dalle coste della Cirenaica controllata da Haftar, non si registrano partenze e la preoccupazione riguarda maggiormente i porti tripolini. Dall&#8217;altro però, il tutto potrebbe comprendere una trattazione a 360 gradi delle principali tematiche in ballo tra Roma e l&#8217;est della Libia. Dalla sponda nordafricana del Mediterraneo infatti, si chiede da tempo (ed a farlo è soprattutto l&#8217;esercito guidato da Haftar) l&#8217;applicazione in toto degli accordi siglati a suo tempo da Berlusconi e Gheddafi per fermare le partenze dei migranti. </p>
<p>La Libia è fondamentale per la nostra sicurezza. Aiutaci a tornare sul campo. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/">Scopri come farlo</a></p>
<p></p>
<p><strong>Il colloquio potrebbe dunque riservare anche argomentazioni più propriamente politiche</strong>. Ma potrebbe anche essere soltanto un modo, per l&#8217;Italia, di mostrare ottimi rapporti con l&#8217;est della Libia e dunque dare seguito alla recente strategia &#8220;inclusiva&#8221;. Così come per Haftar, come detto in precedenza, un modo per controbilanciare gli incontri in sede Nato ed Ue avuti da Al Sarraj. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-possibili-motivi-della-visita-di-haftar-a-roma.html">Il giallo sulla visita di Haftar  (mentre Serraj volava a Bruxelles)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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