Russia e Bielorussia continuano a espandere la propria influenza e presenza militare nella Cirenaica libica. Nell’ambito di un inedito viaggio a Minsk, avvenuto il 17 febbraio scorso, il generale dell’Esercito nazionale libico (ENL) Khalifa Haftar ha incassato dal presidente bielorusso Lukashenko la totale disponibilità del Paese esteuropeo a sviluppare la cooperazione bilaterale Minsk-Tobruk “in ogni modo possibile”, e soprattutto con uno specifico approfondimento del livello di cooperazione nel settore militare.
Secondo i termini dell’accordo, svelati dalla rubrica Atlantide di Agenzia Nova, la promessa fatta in cambio da Haftar a Lukashenko e a Putin è quella di permettere il sorgere una piccola enclave militare all’interno del territorio della città di Tobruk dove potrà stanziare in maniera stabile un contingente militare russo e bielorusso.
L’aumento della presenza militare russa nella Libia orientale non ha affatto il carattere di novità, ma piuttosto segue una dinamica storica che si è ulteriormente intensificata con gli sconvolgimenti di potere che hanno caratterizzato la Siria negli ultimi mesi. Già nel dicembre scorso si è notato a più riprese come la Russia, avendo perso un alleato strategico con la caduta di Assad, stesse riconsiderando la strategia geopolitica per l’area del mediterraneo spostando il baricentro dei propri interessi dalla Siria alla Libia orientale con una serie di voli militari ponte monitorati da “Itamilradar” fra la base aerea siriana di Hmeimim a quelle libiche di Khadim e Al Jufra.
Il collegamento con il Sahel
Tutti sintomi del fatto che avendo perso influenza e potere in Siria, dove ad oggi la Russia sta trattando col nuovo governo di Al-Sharaa per l’eventuale permanenza delle proprie basi militari nel territorio di Damasco, Mosca abbia riconsiderato l’interesse geopolitico per la Libia come parte di un nuovo piano per consolidare e aumentare la propria presenza in Africa. È infatti notizia recente, come riportato dal portale The Lybya Observer, l’ottenimento da parte di Mosca di un’ulteriore concessione da parte di Haftar per l’utilizzo esclusivo di un’altra base militare con un posizionamento strategico, quella di Maaten Al Sarra, situata al confine con Ciad e Sudan.
L’aumento della presenza e del coordinamento militare russo in Nord Africa permette infatti a Mosca di creare un collegamento logistico con la zona del Sahel, dove l’influenza russa, grazie ad una serie di intese politiche, commerciali e militari che trovano il favore di Governi locali come quello di Mali, Repubblica centrafricana e Burkina Faso, è sempre più forte e strutturata. Nella regione si registra infatti una significativa attività del gruppo paramilitare russo noto come “Africa Corps” (ex gruppo Wagner), che ha acquisito maggiore importanza e centralità per gli obiettivi russi, oltre che maggiore disponibilità militare dopo la riorganizzazione succeduta alla morte del precedente leader Prigozhin prima, e alla caduta di Assad poi. Un recente approfondimento di The Africa Report basato sull’analisi di immagini satellitari e testimonianze oculari, ha certificato come la Russia stia ampliando sempre di più il proprio controllo e la propria penetrazione militare, base dopo base, sia nel Sud della Libia che nel territorio del Ciad.
In concomitanza di un parziale disimpegno euro-atlantico dall’Africa, la Russia continua quindi a consolidare progressivamente le proprie posizioni nell’area geografica di un continente, quello africano, che è cruciale sia per incrementare l’intensità della propria efficacia sul territorio locale, sia per porre le basi di un avamposto di controllo e presidio alle porte del mediterraneo e dell’alleanza atlantica. In questo contesto, il ruolo italiano fa rilevare un importante deficit di efficacia nella produzione di qualunque tipo di iniziativa politica volta alla stabilizzazione della Libia, che rimane sempre un territorio strategico per Roma e i suoi interessi.

