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	<title>Al Fatah Archives - InsideOver</title>
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	<title>Al Fatah Archives - InsideOver</title>
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		<title>11/11/2004, vent&#8217;anni fa moriva Yasser Arafat. Terrorista o eroe, in ogni caso un leader</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/vent-anni-fa-la-morte-di-yasser-arafat.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Nov 2024 12:39:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Al Fatah]]></category>
		<category><![CDATA[Autorità Nazionale Palestinese (Anp)]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1832" height="1676" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_2024111113421588_80b6d1df555d0ba73c165de9d69c4794-e1731328969615.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_2024111113421588_80b6d1df555d0ba73c165de9d69c4794-e1731328969615.jpg 1832w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_2024111113421588_80b6d1df555d0ba73c165de9d69c4794-e1731328969615-600x549.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_2024111113421588_80b6d1df555d0ba73c165de9d69c4794-e1731328969615-300x274.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_2024111113421588_80b6d1df555d0ba73c165de9d69c4794-e1731328969615-1024x937.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_2024111113421588_80b6d1df555d0ba73c165de9d69c4794-e1731328969615-768x703.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_2024111113421588_80b6d1df555d0ba73c165de9d69c4794-e1731328969615-1536x1405.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1832px) 100vw, 1832px" /></p>
<p>La notizia del decesso, in quell&#8217;11 novembre 2004, è arrivata nel corso della notte. Ad annunciarla sono stati gli stessi medici che, in una clinica di Parigi, lo avevano in cura: è terminata così, esattamente venti anni fa, la vita di Yasser Arafat. L&#8217;uomo che, per diversi decenni, ha incarnato la causa palestinese, diventando anche &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/vent-anni-fa-la-morte-di-yasser-arafat.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/vent-anni-fa-la-morte-di-yasser-arafat.html">11/11/2004, vent&#8217;anni fa moriva Yasser Arafat. Terrorista o eroe, in ogni caso un leader</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1832" height="1676" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_2024111113421588_80b6d1df555d0ba73c165de9d69c4794-e1731328969615.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_2024111113421588_80b6d1df555d0ba73c165de9d69c4794-e1731328969615.jpg 1832w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_2024111113421588_80b6d1df555d0ba73c165de9d69c4794-e1731328969615-600x549.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_2024111113421588_80b6d1df555d0ba73c165de9d69c4794-e1731328969615-300x274.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_2024111113421588_80b6d1df555d0ba73c165de9d69c4794-e1731328969615-1024x937.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_2024111113421588_80b6d1df555d0ba73c165de9d69c4794-e1731328969615-768x703.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_2024111113421588_80b6d1df555d0ba73c165de9d69c4794-e1731328969615-1536x1405.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1832px) 100vw, 1832px" /></p>
<p>La notizia del decesso, in quell&#8217;11 novembre 2004, è arrivata nel corso della notte. Ad annunciarla sono stati gli stessi medici che, in una clinica di Parigi, lo avevano in cura: è terminata così, esattamente venti anni fa, la vita di<strong> Yasser Arafat</strong>. L&#8217;uomo che, per diversi decenni, ha incarnato la causa palestinese, diventando anche iconico con la divisa militare e soprattutto la <strong>kefiah</strong>, costantemente mantenuta sul capo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una morte che ha chiuso un cerchio </h2>



<p>Nel momento della sua dipartita, attorno la figura di Arafat sono circolate molte voci. E non poteva essere diversamente, vista la vita del personaggio: <strong>leader dell&#8217;Olp </strong>(Organizzazione per la Liberazione della Palestina)<strong>, fondatore di Al Fatah</strong>, ossia il partito guida per decenni delle autorità palestinesi, terrorista per alcuni, eroe per altri, pragmatico per chi non lo ha né elogiato né condannato. Tante le definizioni, impossibile quindi non assistere a un&#8217;autentica giravolta di dicerie, sospetti e supposizioni.</p>



<p>Come quelle sulla sua stessa morte. Oppure quelle relative ai suoi importanti conti in banca, forse di svariati milioni di dollari depositati tra Francia e Svizzera. O come quelle riguardanti il tenore di vita sospettosamente, per l&#8217;appunto, alto della moglie residente proprio a Parigi. E poi non sono mancati i <strong>giudizi</strong> di una storia che, in quell&#8217;11 novembre 2004, era stata depositata negli archivi solo da poche ore e non poteva quindi essere studiata (e capita)a fondo.</p>



<p>Forse l&#8217;unico vero importante elemento da sottolineare di quel giorno riguarda la <strong>fine di un ciclo</strong>. Comunque la si veda e a prescindere dai giudizi storici, la morte di Arafat è stata quella di<strong> <a href="https://it.insideover.com/politica/come-fini-la-luna-di-miele-tra-arafat-e-khomeini-e-come-questo-ha-cambiato-la-lotta-dei-palestinesi.html">uno dei leader mediorientali più importanti di sempre</a></strong>. Uno dei pochi realmente capaci di plasmare la storia, nel bene e nel male. Il leader di Al Fatah è stato combattente sul campo, a un certo punto ha sposato anche la strategia terroristica, prima di lasciarla e di risultare essenziale anche quando si è seduto dietro una scrivania.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Death of Yasser Arafat, Death of Weizman" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/PRv8i0-Nx4I?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_PRv8i0-Nx4I");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Le onorificenze da capo di Stato</h2>



<p>La &#8220;tante vite&#8221; di Arafat hanno poi inciso anche sulle onorificenze ricevute alla sua morte. Il cordoglio, dopo la notizia della sua morte, è arrivato da buona parte della comunità internazionale. E il clamore mediatico è stato quello che, solitamente, viene riservato a un capo di Stato. Forse è proprio alla sua morte che Arafat ha potuto cogliere il principale successo<strong>: essere principalmente ricordato come un leader di governo</strong>, quale effettivamente era, visto che dal 1996 risultava formalmente come presidente dell&#8217;appena nata Autorità Nazionale Palestinese.</p>



<p>Il suo feretro ha viaggiato da Parigi a <strong>Il Cairo</strong>, dove si è tenuta la cerimonia ufficiale. Nella capitale egiziana Arafat era nato e qui si era anche laureato ingegnere nel 1950, poi la causa palestinese animata dalle origini di Gaza del padre e di Gerusalemme della madre avevano preso il sopravvento. Ai funerali hanno partecipato delegazioni di tutto il mondo, compresa quella italiana, guidata dall&#8217;allora presidente del Senato <strong>Marcello Pera</strong>, ma anche quella britannica, spagnola, francese e di altri Paesi europei.</p>



<p>Dopo il commiato, celebrato dall&#8217;imam della moschea di <strong>Al Azhar</strong>, la salma ha preso la via per <strong>Ramallah</strong>. Qui oggi riposa all&#8217;interno di un mausoleo aperto alcuni anni dopo la sua morte. Chiuso un ciclo, nei territori palestinesi non se n&#8217;è aperto un altro. La storia degli ultimi venti anni è nota, quella degli ultimi 12 mesi è ancora immersa nella palude della più fredda e cinica cronaca. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/vent-anni-fa-la-morte-di-yasser-arafat.html">11/11/2004, vent&#8217;anni fa moriva Yasser Arafat. Terrorista o eroe, in ogni caso un leader</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Isis, corruzione, guerra: la nuova sfida di Abu Mazen</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/un-tecnico-per-l-anp-cosi-abu-mazen-prova-a-ripartire.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Apr 2024 09:12:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Al Fatah]]></category>
		<category><![CDATA[Autorità Nazionale Palestinese (Anp)]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="790" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152-600x247.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152-300x123.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152-1024x421.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152-768x316.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152-1536x632.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente palestinese Abu Mazen ha dato il via libera al nuovo governo dell&#8217;Autorità Nazionale Palestinese (Anp), il quale è stato affidato a Mohammad Mustafa. Quest&#8217;ultimo è stato quindi chiamato a porre in essere le riforme dell&#8217;organo di autogoverno dei territori della Cisgiordania, il tutto in una fase in cui lo stesso Abu Mazen sta &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/un-tecnico-per-l-anp-cosi-abu-mazen-prova-a-ripartire.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/un-tecnico-per-l-anp-cosi-abu-mazen-prova-a-ripartire.html">Isis, corruzione, guerra: la nuova sfida di Abu Mazen</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="790" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152-600x247.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152-300x123.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152-1024x421.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152-768x316.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152-1536x632.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente palestinese <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-mahmoud-abbas.html">Abu Mazen</a></strong> ha dato il via libera al nuovo governo dell&#8217;Autorità Nazionale Palestinese (<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-lautorita-nazionale-palestinese.html"><strong>Anp</strong>)</a>, il quale è stato affidato a <strong>Mohammad Mustafa</strong>. Quest&#8217;ultimo è stato quindi chiamato a porre in essere le riforme dell&#8217;organo di autogoverno dei territori della <strong>Cisgiordania</strong>, il tutto in una fase in cui lo stesso Abu Mazen sta provando a rilanciare immagine e ruolo dell&#8217;autorità. Mustafa è un <strong>tecnico</strong> e questo costituisce quasi un unicum nel panorama politico palestinese: raramente infatti la scelta del nuovo primo ministro, <a href="https://it.insideover.com/politica/le-dimissioni-a-sorpresa-del-premier-palestinese.html">figura istituita nel 2003 per democratizzare l&#8217;Anp,</a> è caduta su un membro non organico ad<strong> Al Fatah</strong>, il partito fondato da <strong>Yasser Arafat </strong>che per anni ha avuto il ruolo di guida delle istituzioni palestinesi.</p>



<p>Il compito del nuovo capo dell&#8217;esecutivo non sarà però affatto semplice. <strong>Corruzione</strong> e progressivo <strong>indebolimento</strong> della propria autorità, hanno reso l&#8217;Anp molto fragile anche in quei territori della Cisgiordania dove risulta storicamente più radicata. Nell&#8217;attuale conflitto in corso a Gaza, il ruolo di Abu Mazen appare molto defilato e l&#8217;autorità da lui guidata è ben lungi dallo svolgere importanti funzioni di rango politico e diplomatico.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi è Mohammed Mustafa</h2>



<p>Del nuovo premier si sa, per l&#8217;appunto, che è un tecnico e che appare come un <strong>economista</strong> di fama internazionale. Nel suo curriculum spiccano incarichi di alto livello operati a Washington all&#8217;interno della <strong>Banca Mondiale</strong>. A questo occorre aggiungere che per diverso tempo è stato a capo del fondo di investimento per la Palestina, organo che gestisce parte degli investimenti e degli aiuti diretti in Cisgiordania. Tuttavia, Mohammed Mustafa non è del tutto avulso dalle dinamiche politiche. Ad esempio, prima della sua nomina come primo ministro per diversi anni è stato consigliere economico dello stesso Abu Mazen. </p>



<p>In molti concordano che la scelta di puntare su Mustafa rappresenta un modo per <strong>ridare definitivo slancio</strong> all&#8217;Anp. Il presidente palestinese confida su Mustafa per <strong>rimettere ordine </strong>all&#8217;interno degli organi di autogoverno della Cisgiordania. In tal senso, sarà importante per il nuovo governo mettere in piedi una decisa lotta contro la corruzione, recepita dai palestinesi della West Bank quale una delle principali piaghe che impediscono di avere migliori condizioni di vita. E che negli anni, di fatto, ha favorito l&#8217;emersione di Hamas e degli altri movimenti palestinesi ostili ad Al Fatah. </p>



<p>La corruzione è solo uno degli aspetti da affrontare. Per Mustafa l&#8217;atra sfida è legata alla necessità di far ritrovare un certo <strong>coordinamento</strong> tra i vari enti dell&#8217;Anp e ridare slancio quantomeno alle azioni di ordinaria amministrazione. Il tutto per due obiettivi ben precisi: far<strong> riaffermare</strong> l&#8217;autorità del governo palestinese almeno in Cisgiordania a provare a riportare l&#8217;Anp nel <strong>novero della diplomazia internazionale</strong>. Il compito del nuovo primo ministro non sarà affatto semplice: le istituzioni da lui guidate hanno avuto negli anni una grave caduta di immagine e soffrono inoltre di un grave <strong>deficit di legittimità</strong>. Abu Mazen infatti ha più di 80 anni e un peso politico molto debole, inoltre il suo mandato è iniziato quasi venti anni fa e, da allora, non ha più convocato elezioni. Non va meglio agli <strong>organi parlamentari</strong>: l&#8217;assemblea attuale è stata eletta nel lontano 2006, nelle elezioni note per aver visto l&#8217;affermazione di Hamas, da allora non è stata più rinnovata e fatica a riunirsi con una certa continuità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Abu Mazen deve vedersela anche con l&#8217;Isis </h2>



<p>C&#8217;è poi un altro elemento destinato a non far dormire sonni tranquilli ai vertici palestinesi: si tratta dello<strong> Stato Islamico</strong>. Il 6 aprile scorso, le forze di sicurezza dell&#8217;Anp hanno condotto un&#8217;operazione anti terrorismo nella città di Jenin che ha portato all&#8217;arresto di presunti soggetti legati all&#8217;Isis. Secondo l&#8217;agenzia <em>Wafa</em>, l&#8217;intelligence palestinese avrebbe scoperto una vera e propria cellula del califfato all&#8217;interno della Cisgiordania. Oltre agli arresti, le forze speciali dell&#8217;Anp hanno operato il sequestro di diverse armi pronte per essere utilizzate. L&#8217;obiettivo, stando sempre alle fonti locali, era colpire alti funzionari di Al Fatah e delle forze di sicurezza. La presenza dell&#8217;Isis all&#8217;interno dei territori direttamente amministrati, rappresenta una notizia decisamente poco lieta per Abu Mazen e il suo entourage. </p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The General Intelligence Service of the Palestinian Authority conducted an Operation tonight within the City of Jenin in the West Bank which led to the Arrest of several Members of an ISIS Terror Cell who were reportedly preparing to conduct a Bombing Attack against Palestinian… <a href="https://t.co/PMitH3ZsRX">pic.twitter.com/PMitH3ZsRX</a></p>&mdash; OSINTdefender (@sentdefender) <a href="https://twitter.com/sentdefender/status/1776483520094818416?ref_src=twsrc%5Etfw">April 6, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Fino a oggi infatti, veniva ritenuto molto poco probabile il radicamento nella West Bank di gruppi legati allo Stato Islamico. Il luogo della scoperta della cellula non è però casuale: Jenin, sede del più grande campo profughi palestinese, da anni rappresenta una sorta di vero e proprio laboratorio del terrorismo nelle aree palestinesi. Prima dello scoppio della guerra a Gaza, nel 2023 è a Jenin che sono state effettuate le più importanti operazioni anti terrorismo israeliane. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/un-tecnico-per-l-anp-cosi-abu-mazen-prova-a-ripartire.html">Isis, corruzione, guerra: la nuova sfida di Abu Mazen</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Hamas-Fatah, la guerra a Gaza spingerà per una storica riconciliazione?</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/hamas-fatah-la-guerra-a-gaza-spingera-per-una-storica-riconciliazione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2024 15:05:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Al Fatah]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[guerra a gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Hamas-Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="924" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10841656_small.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10841656_small.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10841656_small-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10841656_small-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10841656_small-1024x676.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>La guerra a Gaza sta raggiungendo numeri e sembianze che hanno pochi precedenti. Dopo cinque mesi di guerra, più di 30.000 morti e 70.000 feriti, la furia israeliana non sembra volersi arrestare e si sta preparando all’invasione di Rafah, città di confine con l’Egitto e ultima via di fuga per i gazawi dove sono ammassati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/hamas-fatah-la-guerra-a-gaza-spingera-per-una-storica-riconciliazione.html">[...]</a></p>
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<p>La <strong>guerra a Gaza</strong> sta raggiungendo numeri e sembianze che hanno pochi precedenti. Dopo cinque mesi di guerra, più di 30.000 morti e 70.000 feriti, la furia israeliana non sembra volersi arrestare e si sta preparando all’invasione di <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-egitto-rassegnato-a-unoffensiva-su-rafah.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rafah, città di confine con l’Egitto</a> e ultima via di fuga per i gazawi dove sono ammassati in più di 1.4 milioni. </p>



<p>La drammaticità della situazione ha però portato a un evento storico che potrebbe cambiare le carte in tavola. Infatti da <strong>giovedì 29 febbraio</strong> i movimenti palestinesi, compresi Fatah e Hamas, si sono incontrati a <strong>Mosca</strong> per discutere di una possibile <strong>unificazione sotto il grande ombrello dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp)</strong> dopo la fine della guerra. È stato il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ad aprire i lavori nella capitale russa. Gli sconvolgimenti degli ultimi mesi hanno fatto sì che le due parti acconsentissero a mettere da parte la lotta intestina sulla leadership palestinese e a ritrovare il loro naturale nemico comune. Un accordo è molto lontano e difficile da raggiungere ma dalle macerie della guerra sta nascendo un fenomeno che sembrava morto e sepolto dal 2007.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong> “Discussioni costruttive”</strong> </h2>



<p>Su invito del ministero degli Affari esteri russo, numerose delegazioni di movimenti e partiti palestinesi, tra cui Hamas, Fatah e la Jihad islamica, sono arrivate a Mosca giovedì 29 febbraio.&nbsp;Come fine ultimo il <strong>raggiungimento dell’unità nazionale</strong> nel quadro dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina. La guerra ha messo tutte le parti nella condizione di richiedere dei colloqui per rinforzare la leadership e passare oltre le divergenze interne. <strong>Mustafa Barghouti</strong>, segretario generale del partito <strong>Iniziativa Nazionale Palestinese</strong> ha detto ai microfoni di Al Jazeera di “non aver mai visto un’atmosfera così vicina all’unità […] perché la gente sente la responsabilità dopo tutti questi massacri”. Sempre Barghouti ha sottolineato che malgrado la difficile situazione che imperversa tra le parti, si intravede l’inizio di un processo che “si spera, porterà alla completa unità nei ranghi di una leadership palestinese unificata”. </p>



<p>&#8220;Naturalmente, non ci aspettiamo che i miracoli avvengano in un semplice incontro a Mosca, ma credo che l&#8217;incontro di Mosca dovrebbe essere seguito presto da altri incontri nella regione”, ha dichiarato il Ministro degli Esteri palestinese <strong>Riad Malki</strong>. È la ripresa del dialogo il grande passo in avanti di questi giorni. Infatti dal 2007, da quando Hamas aveva vinto le elezioni a Gaza ed era scoppiata una guerra con Fatah, i due partiti hanno interrotto i rapporti governando contemporaneamente e separatamente i territori palestinesi. Adesso la situazione potrebbe cambiare ma gli ostacoli rimangono numerosi. Da parte di entrambi c’è l’<strong>urgenza di avere l’approvazione occidentale</strong> e il sostegno alla &#8220;ricostruzione&#8221; dopo la guerra. </p>



<p>Tutto questo potrebbe essere messo in discussione per la presenza di Hamas e della Jihad islamica palestinese che sono considerate organizzazioni terroristiche da molti Paesi occidentali e che non dovrebbero far parte del piano di creazione dello stato palestinese. Per contro l’Olp in generale così come Fatah, sono riconosciute a livello internazionale come rappresentanti dei palestinesi in Cisgiordania e nella diaspora. Negli anni non sono mancati colloqui per integrare Hamas nell’Olp ma sono tutti falliti. C’è quindi un’insieme di intenzioni volte alla riconciliazione. <strong>Hamas</strong> da anni cerca di integrarsi nell’Olp senza successo. Fatah è riconosciuto dai Paesi occidentali come unico interlocutore dei Territori palestinesi ma da anni soffre un calo drastico di consensi dovuto alla tenacia con cui il presidente<strong> Mahmoud Abbas </strong>si tiene stretto il suo posto senza indire elezioni dal 2006 per paura di venire spodestato da Hamas. Qualcosa si sta muovendo però. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Hamas o Fatah?</strong></h2>



<p>I colloqui di Mosca arrivano dopo <strong>turbolenti incontri</strong> e proposte arrivate da più parti. I primi dialoghi sono stati avviati dai dissidenti e dai critici del presidente Abbas del suo partito Fatah. Questi hanno inviato degli emissari in Qatar a incontrare gli esponenti di Hamas che vivono in esilio a Doha. <strong>Jibril Rajoub</strong>, un amico intimo di Abbas, ha proposto un piano di riconciliazione al leader del movimento islamista<strong> Ismail Haniyah, </strong>sostenendo che ormai il movimento “fa parte del popolo palestinese” e che quindi una soluzione va trovata in modo congiunto. Rajoub propone un <strong>governo tecnico</strong> che si assuma l’autorità sulla Cisgiordania e su Gaza e che inizi la ricostruzione della Striscia affiancato dagli aiuti internazionali preparandosi alle nuove elezioni. Quali sono le motivazioni di questo avvicinamento? Se la guerra a Gaza ha motivato gli incontri e le riflessioni sullo scenario post-bellico, sia Fatah che Hamas hanno delle ragioni ben precise per volere questa unione. Hamas sa di essere <strong>indispensabile</strong> per una soluzione politica. </p>



<p>È l’unico che detiene il <strong>potere militare</strong>, nonché il partito con più consensi. Il suo problema rimane il riconoscimento internazionale. Senza quest’ultimo Hamas non può essere rappresentato all’interno dell’Olp e quindi non può partecipare ai negoziati riguardanti il futuro palestinese. Inoltre, e molto più urgente, è la necessità di uscire illeso dalla guerra. Hamas non intende arrendersi così come smantellare il suo apparato militare. Sta cercando quindi una via di fuga che possa tenerlo comunque in vita, attraverso l’Olp. Questo offrirebbe ai suoi leader la sopravvivenza dopo la guerra. </p>



<p>Dal canto suo Fatah gode del riconoscimento internazionale ma soffre il malcontento tra la popolazione della Cisgiordania, dove governa. Accusato di essere un fantoccio di Israele e di aver lasciato correre su molte questioni, tra le quali l’incontrollabile fenomeno di colonizzazione, il presidente Abbas sa ormai che l’<strong>Olp deve essere riformata</strong>. Il presidente sente la pressione esterna e quella interna al suo partito di dover aprire le porte a nuovi scenari. Diversi suoi rivali stanno facendo sentire la propria voce come <strong>Mohammed Dahlan</strong>, esiliato negli Emirati Arabi Uniti nel 2011, che ha inviato i suoi uomini ai colloqui con Hamas a Doah e al Cairo. Anche gli stretti collaboratori di <strong>Marwan Barghouti</strong>, in prigione in Israele dal 2002, hanno preso contatti con i leader di Hamas i quali stanno puntando molto sulla sua liberazione. Al momento Barghouti sembra l’unica figura in grado di portare su di sé la leadership dell’Olp, riconciliando tutte le parti in causa. Le divergenze, così come le diverse posizioni permangono. L&#8217;unificazione sembra l&#8217;unica strada percorribile per includere tutte le visioni e tutta l&#8217;entità palestinese. Da Mosca sono arrivati segnali forti, che non si vedevano da decenni. La strada è lunga ma l&#8217;inizio è già stato segnato.</p>
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		<title>Celebrazioni per il 55esimo anniversario della Fondazione di Al Fatah</title>
		<link>https://it.insideover.com/gallery/celebrazioni-per-il-55esimo-anniversario-della-fondazione-di-al-fatah.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Feb 2020 10:05:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Al Fatah]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="914" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10842293_small.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10842293_small.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10842293_small-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10842293_small-768x501.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10842293_small-1024x669.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>I palestinesi in strada celebrano l'anniversario della nascita di Al Fatah. Numerosi i ritratti del leader dell'Olp Yasser Arafat</p>
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		<item>
		<title>Hamas e Israele: due prospettive a confronto</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/hamas-israele-confronto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 May 2019 15:26:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Al Fatah]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8643139.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8643139.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8643139-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8643139-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8643139-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La tregua tra Israele e Hamas regge. Un cessate-il-fuoco entrato in vigore nelle prime ore di lunedì per porre fine alla recente escalation di violenza che ha infiammato il confine tra la Striscia di Gaza e lo Stato ebraico. Nei due giorni precedenti, almeno 450 razzi erano piovuti su Israele, centrando anche il dipartimento oncologico &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/hamas-israele-confronto.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8643139.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8643139.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8643139-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8643139-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8643139-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La <a href="https://www.reuters.com/article/us-israel-palestinians-truce/palestinians-say-gaza-ceasefire-reached-with-israel-idUSKCN1SC02H">tregua</a> tra <strong>Israele</strong> e <strong>Hamas</strong> regge. Un cessate-il-fuoco entrato in vigore nelle prime ore di lunedì per porre fine alla recente escalation di violenza che ha infiammato il confine tra la Striscia di Gaza e lo Stato ebraico.</p>
<p>Nei due giorni precedenti, almeno <a href="https://www.al-monitor.com/pulse/afp/2019/05/israel-palestinians-conflict-gaza-netanyahu.html#ixzz5n3U5RSin">450 razzi</a> erano piovuti su Israele, centrando anche il dipartimento oncologico dell&#8217;<a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/05/05/gaza-razzo-colpisce-ospedale-ashkelon_ff9c2d5f-5763-4563-b066-c8c62721df40.html">ospedale di Ashkelon</a>. La reazione dello Stato ebraico è stata immediata, con raid aerei e il rafforzamento della presenza di &#8220;carri armati, artiglieria e fanteria&#8221; nel territorio di confine.</p>
<h2>Le due parti in gioco: Israele e Hamas</h2>
<p>Si tratta dell’ennesimo scontro sul fronte caldo di Gaza, anche se, questa volta, il tempismo dell’<a href="https://www.al-monitor.com/pulse/contents/afp/2019/05/israel-palestinians-conflict-gaza.html">escalation</a> ha sollevato numerose perplessità tra gli analisti. Infatti, proprio mentre un cecchino palestinese colpiva &#8211; in chiaro segno di provocazione &#8211; alcuni soldati israeliani, le delegazioni di Israele e Hamas erano al Cairo, sedute al tavolo delle trattative.</p>
<p>La posta in gioco, come al solito, era la negoziazione di un <strong>accordo di pace</strong>, che prevedesse la fine del blocco di Gaza da parte di Israele, in cambio di manifestazioni palestinesi non violente.</p>
<p>Israele e Hamas sono due attori chiave nello scenario mediorientale: nemici giurati che, nonostante abbiano più volte invocato la distruzione della parte avversa, cercano di  raggiungere una soluzione di compromesso.</p>
<p>Un rapporto dettato dalle necessità, senza dubbio, ma c&#8217;è di più. Forse &#8211; <a href="https://www.foreignaffairs.com/articles/israel/2019-03-29/israel-and-hamas-need-each-other" target="_blank" rel="noopener">come sostiene l&#8217;analista Aaron David Miller</a> &#8211; una vera e propria convergenza di interessi. Entrambi sono impegnati a tutelare i rapporti con l&#8217;<strong>Egitto</strong> &#8211; che si erge sempre più come mediatore del conflitto israelo-palestinese &#8211; e a impedire che l&#8217;<strong>Autorità nazionale palestinese</strong> (Anp) riesca nell&#8217;impresa di riunificare Cisgiordania e Striscia di Gaza sotto il suo controllo. Ora Hamas e Israele hanno bisogno l&#8217;uno dell’altro.</p>
<h2>Nemici giurati</h2>
<p>Già a partire dal 1987 &#8211; anno della sua fondazione &#8211; il <strong>Movimento islamico di Resistenza</strong> (Hamas), ha basato la legittimazione della sua esistenza sulla lotta contro lo Stato ebraico. Ciò, tuttavia, non gli ha impedito di mantenere relazioni concrete con Israele.</p>
<p>L&#8217;esistenza di Hamas dipende fortemente da Israele e dall&#8217;Egitto. Sono questi due Paesi, infatti, a consentire o meno il trasferimento di denaro dal <strong>Qatar</strong> alla Striscia di Gaza, a stabilire la quantità di elettricità che deve essere erogata nella Striscia e a determinare i limiti marittimi entro i quali i pescatori palestinesi possono esercitare la loro professione.</p>
<p>L&#8217;opposizione e la dipendenza da Israele costituiscono un paradosso che si riflette anche in ambito militare: Hamas ricorre alle armi sia per mantenere la sua legittimità sia per ottenere concessioni economiche da Israele. Esprimendosi attraverso escalation controllate, il Movimento ricorderebbe periodicamente a Israele di rappresentare una potenziale minaccia, nel caso non vengano esaudite alcune sue richieste, senza tuttavia rischiare di provocare una massiccia risposta dallo Stato ebraico.</p>
<p>Da parte sua, Israele reputa Hamas l’alternativa più tollerabile all&#8217;interno della Striscia di Gaza. Già negli anni Settanta, infatti, prima della fondazione del Movimento, lo Stato ebraico riteneva i gruppi islamisti palestinesi uno strumento utile per controbilanciare Al-Fatah.</p>
<h2>Una collaborazione interessata</h2>
<p>Con il passare degli anni, Israele e Hamas si sono rivelati sempre più interessati a stipulare <strong>accordi a lungo termine</strong>. Nel maggio 2018, Hamas ha dato la disponibilità per un cessate il fuoco della durata di un anno, in cambio della fine del blocco di Gaza, del rilascio di prigionieri appartenenti ad Hamas e dello sviluppo delle infrastrutture. Fino alle più recenti e già ricordate trattative del Cairo, in cui Israele e Hamas hanno fatto promesse reciproche.</p>
<p>Una tale disponibilità al compromesso dimostrerebbe, secondo l’analista Aaron David Miller, quanto entrambe le parti ritengano importante la collaborazione con il &#8220;nemico&#8221;. Sia Israele che Hamas sono consapevoli dell’improbabilità che, in caso di uno scontro all&#8217;ultimo sangue, una delle due parti possa riportare una vittoria totale, senza ingenti perdite umane, militari ed economiche.</p>
<p>Dal canto suo, Hamas sa di aver bisogno dell’accettazione <em>de facto</em> da parte di Israele, per questo opera per calmare gli animi dei palestinesi. Il Movimento è anche consapevole di non aver alcuna possibilità di sconfiggere l’esercito israeliano e dell’importanza del mantenimento di buone relazioni con l’Egitto, che controlla il valico di Rafah, un&#8217;importante frontiera internazionale situata tra la Striscia di Gaza e l’Egitto.</p>
<p>Non è nell&#8217;interesse d’Israele condurre operazioni militari a Gaza, che potrebbero rivelarsi troppo costose sotto diversi profili, e che in ogni caso lo distrarrebbe dal fronte con la Siria. Hamas, inoltre, si è dimostrata anche una controparte con la quale si riesce a negoziare e il suo allontanamento da Gaza creerebbe un <em>vacuum</em> facilmente colmabile da gruppi jihadisti più pericolosi, tra i quali lo <strong>Stato islamico</strong>, i cui fedelissimi sono molto presenti nella vicina Penisola del Sinai, o il Jihad islamico, responsabile della recente escalation di violenza proprio nella Striscia.</p>
<p>Entrambe le parti, insomma, beneficiano dello <em>status quo</em>. Non sostenendo l’Autorità Palestinese e non raggiungendo un accordo definitivo con Hamas, Israele si assicura che non venga raggiunta una soluzione a due Stati. Così anche il Movimento, nel tentativo di prendere il posto dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp), caldeggia il mantenimento di una soluzione &#8220;a tre Stati&#8221;.</p>
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		<title>Ecco le spiagge da dove salpano i migranti</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/la-guerra-civile-palestinese/ecco-le-spiagge-da-dove-salpano-i-migranti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Apr 2019 13:20:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Al Fatah]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="644" height="410" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/palestinian-boat.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/palestinian-boat.jpg 644w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/palestinian-boat-300x191.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 644px) 100vw, 644px" /></p>
<p>Il campo profughi palestinese di Jal al Bahr si affaccia direttamente sul mare. Una lunga trafila di baracche semi distrutte con i tetti bucati o direttamente scoperchiati si allunga sul lungomare sabbioso. Dalle case escono dei bambini e corrono verso l’acqua. Per farlo, però, devono scavalcare interminabili cumuli di detriti che occupano tutta la spiaggia. Arrivati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/la-guerra-civile-palestinese/ecco-le-spiagge-da-dove-salpano-i-migranti.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="644" height="410" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/palestinian-boat.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/palestinian-boat.jpg 644w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/palestinian-boat-300x191.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 644px) 100vw, 644px" /></p><p>Il <strong>campo profughi</strong> palestinese di <strong>Jal al Bahr</strong> si affaccia direttamente sul mare. Una lunga trafila di baracche semi distrutte con i tetti bucati o direttamente scoperchiati si allunga sul lungomare sabbioso. Dalle case escono dei bambini e corrono verso l’acqua. Per farlo, però, devono scavalcare interminabili cumuli di detriti che occupano tutta la spiaggia. Arrivati a riva mettono i piedi nell’acqua, ma non si tuffano. “Il mare porta malattie” mi dice uno di loro. A fianco delle baracche, su entrambi i lati, scorrono due rigagnoli che sfociano in mare. Sono gli scoli delle fognature di tutta la città.Siamo a <strong>Tiro</strong>, quarta città libanese per numero di abitanti. Vicina al con fine con Israele, si affaccia sul Mediterraneo ed è ricca di monumenti e rovine romane. A pochi metri dalle quali sono sorti 11 campi profughi che ospitano decine di migliaia di palestinesi, figli o nipoti degli esuli fuggiti dalla Palestina nel 1948. Di questi campi solo in tre usufruiscono degli aiuti umanitari delle Nazioni Unite, gli altri sono lasciati completamente al proprio destino: niente elettricità o acqua corrente, nessuna scuola né ospedale, nessun lavoro.</p>
<p><strong>Di cosa vivono dunque i loro abitanti?</strong> “Peschiamo” spiega Nabil, 54 anni e capo di Jal al Bahr, che è uno di quelli lasciato senza aiuti. “Ormai dal mare tiriamo però su quasi solo rifiuti. Per questo abbiamo iniziato a cacciare”. Lungo la spiaggia cammina un gruppo di 5 ragazzi appena maggiorenni. Ognuno di loro impugna un lungo fucile da caccia e indossa una cintura da cui pendono proiettili e le carcasse di gabbiani e piccioni che hanno da poco colpito. La battuta di caccia è appena finita ed ora tornano a fare la sicurezza nel campo. E quando qualcuno di esterno a loro non gradito si avvicina troppo alle baracche loro sparano qualche colpo. Di avvertimento. Di uomini adulti non se ne vedono quasi. Che fine hanno fatto? “Sono partiti tutti verso l’Europa. <strong>Hanno preso una barca e sono salpati proprio da questa spiaggia verso el coste italiane</strong>” continua Nabil. “Così hanno fatto anche i miei figli: approdati in Sicilia, hanno detto alle autorità di essere siriani e hanno proseguito verso la Germania, dove oggi vivono.</p>
<p><strong>Sono dunque queste alcune delle spiagge dalle quali salpano i migranti per raggiungere clandestinamente le nostre coste.</strong> Chi parte da qua  non ha documenti da presentare – i palestinesi del Libano sono apolidi – e per questo si finge della nazionalità al momento più conveniente. Secondo Nabil sono migliaia i propri compatrioti che negli ultimi mesi hanno preso il largo da qui. Non tutti son o arrivati a destinazione, alcuni si sono dispersi in mare. <strong>Con quali istituzioni locali potrebbe dialogare il governo italiano per tentare di fermare o gestire questo fenomeno?</strong> È difficile dirlo, perché nei campi profughi palestinesi del Libano non regna un&#8217;unica autorità. Fino a qualche anno fa il monopolio della forza era detenuto da <strong>al Fatah</strong>, movimento laico e socialista. Negli ultimi tempi, però, i suoi consensi sono diminuiti a favore di <strong>Hamas</strong> e di altri movimenti radicali islamisti. Gli scontri tra le diverse fazioni sono all&#8217;ordine del giorno e il dialogo con l&#8217;una potrebbe compromettere gravemente quello con le altre. <strong>Lo Stato del Libano, da parte sua, non si occupa dei palestinesi e non vuole o può porsi come interlocutore a nome dei profughi</strong>. I Palestinesi sono degli &#8216;ospiti&#8217; che vivono da 70 anni in centri di permanenza temporanea nell&#8217;attesa di un ritorno in Palestina. Che non è mai avvenuto.</p>
<p>Differentemente rispetto agli aliti campi a Jab al Bahr non si vedono simboli politici o partitici: niente manifesti, niente volti di Arafat a fissarti, nessuna bandiera né di Fatah né di Hamas. In questo campo sono presenti entrambe le fazioni e, per evitare conflitti o provocazioni reciproche, si è comunemente deciso di mettere al bando ogni tipo di simbologia. Un tentativo di mantenere una situazione di pace interna e di scongiurare scontri a fuoco, faide o esecuzioni sommarie. Nonostante l&#8217;apparente pace, però, le morti non si arrestano mai. Soprattutto tra i più piccoli. Negli ultimi 12 mesi sono ben 28 i bambini che sono morti per malnutrizione, intossicazione alimentari, intossicazioni varie e incidenti stradali. Da quando la spiaggia è ricoperta di rifiuti molti di loro si sono spostati a giocare sull&#8217;asfalto delle strade adiacenti. E diversi di loro sono finiti investiti.Tra guerre intestine, malattie, fame, inquinamento, senso di abbandono e mancanza di una propria terra a molti palestinesi non resta scelta migliore che uscire di casa, prendere il largo, attraversare il Mediterraneo, raggiungere la Sicilia e fingersi siriani. Da Tiro la Palestina non  lontana, ma nessun suo abitante potrà mai farvi ritorno. <strong>Finché la questione palestinese non sarà risolta i migranti continueranno a salpare</strong>. Verso l&#8217;Italia, che non è lontana.</p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/la-guerra-civile-palestinese/ecco-le-spiagge-da-dove-salpano-i-migranti.html">Ecco le spiagge da dove salpano i migranti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il piano egiziano per la Palestina  e le difficoltà tra Hamas e Fatah</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/piano-egiziano-la-palestina-le-difficolta-hamas-fatah.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Feb 2019 15:14:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Al Fatah]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1158" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/8816591_large.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/8816591_large.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/8816591_large-300x181.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/8816591_large-768x463.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/8816591_large-1024x618.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Il Cairo)  Una nuova offerta di riconciliazione, tra gli agguerriti rivali palestinesi Hamas e Fatah proveniente dall’Egitto, rischia di fallire dopo che Fatah ha detto che non incontrerà la fazione dominante di Gaza nella capitale egiziana del Cairo, se invitata. ENGLISH VERSION Un membro della Commissione Centrale di Fatah, l’organo decisionale all’interno del movimento che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/piano-egiziano-la-palestina-le-difficolta-hamas-fatah.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1158" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/8816591_large.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/8816591_large.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/8816591_large-300x181.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/8816591_large-768x463.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/8816591_large-1024x618.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>(Il Cairo)</strong>  Una nuova offerta di riconciliazione, tra gli agguerriti rivali palestinesi Hamas e Fatah proveniente dall’Egitto, rischia di fallire dopo che <strong>Fatah</strong> ha detto che non incontrerà la fazione dominante di Gaza nella capitale egiziana del Cairo, se invitata.</p>
<p style="text-align: left"><a href="http://www.occhidellaguerra.it/hamas-fatah-trade-accusations-threaten-to-foil-egypts-new-reconciliation-drive/" target="_blank">ENGLISH VERSION</a></p>
<p>Un membro della Commissione Centrale di Fatah, l’organo decisionale all’interno del movimento che controlla la Cisgiordania, Azzam al-Ahmed, ha detto che Fatah non conferirà con nessuno al Cairo.</p>
<p>“Non incontreremo Hamas fin quando non cederà l’amministrazione della Striscia di Gaza”, ha dichiarato al-Ahmad alla televisione ufficiale palestinese il 7 febbraio.</p>
<p>Le sue dichiarazioni sono arrivate solo un giorno dopo che Hamas ha detto di aver ricevuto un invito dalle autorità egiziane per dei colloqui di pacificazione inter-palestinese al Cairo nelle settimane seguenti.</p>
<p>L’invito è avvenuto nel contesto dei colloqui in corso tra Hamas e <strong>Jihad Islamico</strong> &#8211; un’altra delle maggiori fazioni della Striscia di Gaza &#8211; da una parte, e l’agenzia di intelligence egiziana dall’altra.</p>
<p>L’Egitto ha invitato le due fazioni al Cairo per un nuovo tavolo di discussione sul tema dell’unità palestinese, sulla necessità di mantenere un cessate il fuoco tra le fazioni di Gaza e di <strong>Israele</strong>, e su quella di ridurre le sofferenze di circa due milioni di cittadini di Gaza, che hanno subito il blocco totale imposto da Israele dal 2008.</p>
<p></p>
<p>Le discussioni cominceranno entro poche settimane, prima di una conferenza in Polonia sulla cessazione delle ostilità nel Medio Oriente, e anche di una tavola rotonda sulla Palestina in Russia. Il Cairo, che è stato teatro di una serie di assemblee tra le fazioni rivali palestinesi negli ultimi due anni, spera di poter riunire queste fazioni, mettendo così la pacificazione dell’area israelo-palestinese sui giusti binari.</p>
<p>Le divisioni interne della Palestina sono un grande ostacolo sulla strada della ripresa dei colloqui di pace tra Palestinesi e israeliani, e Tel Aviv insiste nel ripetere che non trova alcun partner serio col quale sedere al tavolo di negoziazione. Il 5 febbraio, Hamas e Jihad Islamico hanno invitato al ripristino dell’unità nazionale palestinese e alla fine delle divisioni.</p>
<p>Hanno anche richiesto, in una dichiarazione congiunta, la formazione di un governo di unità nazionale, che sovrintenda alle future elezioni e riporti l’ordine interno in Palestina.</p>
<p>Nonostante ciò, nessuno dei leader di Fatah o dell&#8217;Autorità Palestinese del presidente palestinese Muhmud Abbas, ne è rimasto impressionato.</p>
<p>“Le pratiche di Hamas non hanno niente a che fare con l’unità nazionale”, ha detto Hazem Abun Shanab, un membro del Consiglio Rivoluzionario di Fatah. “Deve prendere una serie di misure pratiche a dimostrazione delle sue buone intenzioni”.</p>
<p>Una delle misure che Fatah e l&#8217;Autorità palestinese vogliono che Hamas prenda è quella di cedere l&#8217;amministrazione della <strong>Striscia di Gaza</strong>, inclusa la gestione delle frontiere al confine con Israele ed Egitto.</p>
<p>Hamas ha invaso il territorio costiero e buttato fuori Fatah nel 2007, un&#8217;azione che ha causato la separazione amministrativa della <strong>Cisgiordania</strong> e della Striscia di Gaza. E restano separate ancora adesso, una situazione che causa sofferenza alla popolazione che abita nei due territori palestinesi, e che la dice lunga sulle divisioni palestinesi.</p>
<p></p>
<p>Sono queste le divisioni che l’Egitto vuole risolvere prima di poter usare la sua influenza nell’area e i suoi contatti con Tel Aviv per convincere gli Israeliani a sedere al tavolo di negoziazione con i palestinesi.</p>
<p>Il membro del politburo di Hamas<strong> Moussa Abu Marzouq</strong> ha sottolineato l’importanza dell’unità nazionale per il suo movimento e per i palestinesi in generale. Ha accusato Fatah di creare crisi e di ostacolare questa unità.</p>
<p>“Lo fa prendendo decisioni sbagliate, inclusa la recente dissoluzione del Consiglio Legislativo Palestinese (il parlamento)”, ha detto.</p>
<p>Abbas ha deciso di sciogliere il Concilio Legislativo dominato da Hamas alla fine dello scorso dicembre, appellandosi a una sentenza giudiziaria.</p>
<p>Abu Marzouq ha aggiunto che Abbas prevede anche di mettere da parte Hamas nel momento in cui formerà un nuovo governo in Cisgiordania.</p>
<p>Il suo movimento e Jihad Islamico hanno anche sottolineato, nella loro dichiarazione congiunta del 5 febbraio, l’importanza di mantenere vive le proteste dei residenti di Gaza al confine con Israele.</p>
<p>Sino a oggi le proteste, chiamate dai palestinesi “Marce del Ritorno”, e le reazioni di Israele ad esse, hanno causato diversi morti sul versante palestinese, rischiando di innescare una nuova ondata di violenza tra Israele e Palestina.</p>
<p></p>
<p>L’Egitto, il primo Stato arabo a firmare un accordo di pace con Israele nel 1979, teme che un nuovo confronto militare tra le fazioni di Gaza e Israele peggiorerebbe la situazione a Gaza, finendo per destabilizzare la penisola del Sinai, che condivide confini sia con l’enclave palestinese che con Israele.</p>
<p>“Noi sottolineiamo l&#8217;importanza di portare avanti le Marce del Ritorno, come reazione pubblica”, hanno detto Hamas e Jihad Islamico nella loro dichiarazione.</p>
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		<title>&#8220;A Gaza una pace duratura o guerra&#8221;:  cosa succede tra Israele e palestinesi?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gaza-hamas-fatah-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Aug 2018 09:16:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Al Fatah]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[Striscia di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5387526.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5387526.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5387526-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5387526-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5387526-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono ore cruciali per il futuro di Gaza. L&#8217;accordo voluto dalle Nazioni Unite per tentare di scongiurare un ulteriore bagno di sangue potrebbe essere siglato o stracciato in qualsiasi momento. Sono tanti gli interrogativi, così come molte, forse troppe, sono le parti in causa. Dopo mesi di forti tensioni iniziate con le manifestazioni dei gazawi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/gaza-hamas-fatah-israele.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/gaza-hamas-fatah-israele.html">&#8220;A Gaza una pace duratura o guerra&#8221;:  cosa succede tra Israele e palestinesi?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5387526.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5387526.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5387526-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5387526-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5387526-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sono ore cruciali per il futuro di <strong>Gaza</strong>. L&#8217;accordo voluto dalle <strong>Nazioni Unite</strong> per tentare di scongiurare un ulteriore bagno di sangue potrebbe essere siglato o stracciato in qualsiasi momento. Sono tanti gli interrogativi, così come molte, forse troppe, sono le parti in causa.</p>
<p>Dopo mesi di forti tensioni iniziate con le manifestazioni dei gazawi durante la Marcia del Ritorno, Nikolay Mladenov, inviato speciale Onu per il Medio Oriente, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/gaza-tregua-israele-hamas/">ha tentato il tutto per tutto</a> per evitare un nuovo conflitto che, qualora iniziasse, andrebbe a colpire una popolazione ormai devastata da una prolungata situazione di <strong>assedio</strong>.</p>
<p>Il diplomatico bulgaro si è messo al lavoro individuando nell&#8217;Egitto di <strong>Al Sisi</strong> il mediatore perfetto. Il generale egiziano ha agito da intermediario tra il duo palestinese <strong>Hamas</strong>&#8211;<strong>Fatah</strong> e <strong>Benjamin Netanyahu</strong>. Una prima bozza dell&#8217;accordo è stata presentata in settimana e prevede, oltre al cessate il fuoco, una serie di investimenti in denaro per assicurare un minimo di vivibilità ai gazawi stremati da decenni di bombardamenti e violenze. Se tutto dovesse andare per il meglio, gli abitanti della Striscia vedranno il sorgere di <strong>nuove scuole</strong> e <strong>ospedali</strong>, oltre che un impianto di desalinizzazione delle acque finanziato interamente dall&#8217;Onuu e un allentamento progressivo del blocco israeliano. Ora il problema, per tutte le parti coinvolte, sarà quello di riuscire a mettere in pratica quelle che per il momento sono solo buone intenzioni.</p>
<p>Il ritorno a Gaza dei Falchi di Hamas</p>
<p>Il 3 agosto scorso, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://ilmanifesto.it/hamas-accetta-laccordo-per-la-tregua-prolungata-ora-decide-netanyahu/">esponenti di spicco di Hamas</a>, con il tacito assenso di Israele, hanno potuto rimettere piede nella Striscia dopo diversi anni. È la prima volta dal 2012 che l&#8217;intero establishment del movimento islamico si riunisce a Gaza; segno evidente della storicità di un evento che segnerà, nel bene o nel male, il conflitto israelo-palestinese. Per l&#8217;occasione l&#8217;Egitto ha riaperto il <strong>valico di Rafah</strong>. Una colonna di auto si è quindi diretta verso Gaza City, trasportando i pezzi da novanta di Hamas: <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://formiche.net/2018/08/psalah-al-aruri-hamas-gaza/">Saleh Aruri</a>, Musa Abu Marzouk, Hussam Badran, Moussa Doudin e Izzat Resheq. Aruri è il rappresentante all&#8217;estero delle <strong>Brigate Izzedine al Qassam</strong>, responsabile di sanguinosi attentati e in cima alla lista dei ricercati da Tel Aviv. Diciotto anni passati nelle carceri israeliane, esiliato ed espulso per le sue attività terroristiche da ben quattro diversi Paesi, Aruri ha coordinato decine di attentati terroristiche in Israele e Cisgiordania. È considerato da tutti come la vera mente dietro al riavvicinamento di Hamas all&#8217;Iran dei pasdaran. Ad accogliere nuovamente a casa i dirigenti costretti all&#8217;esilio, oltre che a presiedere la storica riunione, è stato il leader di Hamas <strong>Ismail Haniyeh</strong>.</p>
<p>I tre punti dell&#8217;accordo</p>
<p>Tre sono i punti fondamentali che Hamas dovrà discutere: la proposta egiziana di <strong>riconciliazione con Fatah</strong>, il <strong>cessate il fuoco con Israele</strong> voluto da Mladenov in cambio di un allentamento del blocco imposto sulla Striscia e uno <strong>scambio di prigionieri</strong>. Netanyahu inoltre, vuole indietro le salme di due militari israeliani caduti in combattimento durante la guerra del 2014. Su questo punto si è detto inamovibile. Senza il ritorno a casa dei corpi dei suoi soldati l&#8217;accordo sarà destinato a naufragare.</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1140&#8243; gal_title=&#8221;Gaza senza luce (LaPresse)&#8221;]</p>
<p>Ma andiamo con ordine: già il primo punto dell&#8217;accordo è difficilmente realizzabile. Come primo requisito per imbastire un dialogo di trattative, Al Sisi pretende che Hamas e Fatah tornino a dialogare e tentino di ragionare come una sola Nazione. Fino ad ora Israele ha avuto gioco facile dei palestinesi anche per questa ragione. Sembra però che i dirigenti politici palestinesi non vogliano minimamente prendere in considerazione questa ipotesi. Negli incontri di Gaza, Hamas ha accuratamente evitato di far entrare esponenti di altre fazioni palestinesi. Teoricamente Badran doveva tenersi costantemente in contatto con i dirigenti di Fatah, ma sembra che nessuna chiamata sia stata effettuata da Gaza City a Ramallah. Il timore dei dirigenti Hamas è quello di perdere le eventuali elezioni a Gaza previste dall&#8217;accordo. Se dovesse perdere il controllo della Striscia, il movimento di Ismail Haniyeh non avrebbe più nulla da mettere sul tavolo delle trattative.</p>
<p>Lo scontro tra Hamas e Fatah mette a rischio i colloqui</p>
<p>Dall&#8217;altra parte del Giordano, Fatah ha fatto sentire la sua voce e si dice contrariata per essere stata, di fatto, esclusa dalla trattativa che si sta svolgendo principalmente tra Hamas e gli israeliani.</p>
<p style="text-align: left">Da Gaza intanto Hamas affida al suo portavoce, Sami Abu Zuhri, una nota in cui si legge che il movimento che governa la Striscia sarebbe &#8220;disgustato dalla posizione tenuta da Fatah, che non fa che istigare tensioni per mantenere Gaza in stato d&#8217;assedio. Fatah da anni sostiene una campagna mediatica sistematica contro Hamas&#8221;. Abu Zuhri ha poi accusato direttamente Abu Mazen definendolo &#8220;un leader scaduto&#8221;. Il riferimento è al fatto che <strong>Abu Mazen</strong>, eletto nel 2005, ha concluso effettivamente il suo mandato nel 2009.  Accuse rispedite al mittente dallo stesso Abu Mazen: &#8220;Hamas non non è autorizzato a firmare alcun accordo con Israele perché non ha uno status rappresentativo&#8221;, ha detto al  <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/Hamas-accuses-Fatah-of-trying-to-foil-truce-with-Israel-564196">Jerusalem Post </a></em>un alto funzionario di Fatah a Ramallah. &#8220;L&#8217;Anp è l&#8217;unico partito legittimo che rappresenta i palestinesi. Noi crediamo che il parlare di una tregua nella Striscia di Gaza fa parte di un disegno del regime israeliano e americano per far passare il piano di pace di Trump e trasformare così la causa palestinese da una questione politica in una questione umanitaria&#8221;.</p>
<p>L&#8217;accordo potrebbe dunque non reggere neppure l&#8217;urto del primo ostacolo: riavvicinare le due fazioni palestinesi.  Se però miracolosamente dovesse riavviarsi una sorta di dialogo tra Hamas e Fatah, allora partirà la seconda fase dell’accordo, quella che prevede l&#8217;entrata in vigore di una <strong>tregua quinquennale</strong> tra Hamas e Israele lungo il confine della Striscia. Se così fosse il valico egiziano di Rafah e quello israeliano di Kerem Shalom si riaprirebbero, ossigeno puro per i polmoni devastati di Gaza e dei suoi abitanti.</p>
<p>&#8220;Se l&#8217;accordo non si farà sarà guerra&#8221;</p>
<p>Emissari israeliani intanto sono volati <a href="https://english.alarabiya.net/en/News/middle-east/2018/08/04/Qatari-pressure-on-long-term-truce-deal-between-Hamas-Israel-in-Gaza.html">alla volta di Doha</a> per sondare il terreno in vista di una possibile soluzione positiva dell&#8217;accordo. Il <strong>Qatar</strong> è tra i principali finanziatori della resistenza palestinese, da lì arrivano i soldi, lì si trova il centro nevralgico di tutto il sistema. La riuscita della tregua dipenderà molto da quello che gli emissari israeliani riferiranno. Proprio di questo hanno discusso i ministri israeliani insieme al gabinetto della sicurezza dello Stato ebraico e con il premier Benjamin Netanyahu nella tarda serata di domenica.</p>
<p></p>
<p>L&#8217;incontro si è concluso dopo due ore di consultazioni ma, stranamente, nessuna notizia è trapelata alla stampa. Netanyahu, che per poter partecipare all&#8217;incontro ha annullato un viaggio di Stato in Colombia, si è lasciato sfuggire <a href="https://www.jpost.com/Israel-News/Security-cabinet-meets-as-Gaza-at-crux-between-an-agreement-or-war-564210">una frase</a> per nulla difficile da interpretare: &#8220;L&#8217;esercito è pronto per ogni evenienza&#8221;. Se l’accordo non si farà, sarà guerra, duqnue. Ancora una volta.</p>
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		<title>L&#8217;allarme delle Nazioni Unite:  &#8220;Una guerra tra Israele e Palestina&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lallarme-delle-nazioni-unite-rischio-guerra-israele-palestina.html</link>
		
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		<pubDate>Wed, 22 Nov 2017 07:39:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171031154808_24832599.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171031154808_24832599.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171031154808_24832599-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171031154808_24832599-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171031154808_24832599-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Torna nuovamente sotto i riflettori la questione sempre irrisolta tra Israele e Palestina. Le recenti vicende in Medio Oriente con Arabia Saudita e Libano protagoniste hanno offuscato un conflitto che da più tempo è rimasto latente nella regione. Una riconciliazione che faceva ben sperare In realtà l’ultimo anno stava facendo ben sperare per una progressiva &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lallarme-delle-nazioni-unite-rischio-guerra-israele-palestina.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171031154808_24832599.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171031154808_24832599.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171031154808_24832599-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171031154808_24832599-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171031154808_24832599-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Torna nuovamente sotto i riflettori la questione sempre irrisolta tra <strong>Israele</strong> e <strong>Palestina</strong>. Le recenti vicende in Medio Oriente con Arabia Saudita e Libano protagoniste hanno offuscato un conflitto che da più tempo è rimasto latente nella regione.</p>
<p>Una riconciliazione che faceva ben sperare</p>
<p>In realtà l’ultimo anno stava facendo ben sperare per una progressiva pacificazione tra Tel Aviv e l’Autorità palestinese. La nuova presidenza Trump ha infatti fin da subito dichiarato il proprio impegno nel stilare un programma di negoziati volto ad una soluzione definitiva. Due Stati o un’unica entità binazionale. Questi gli obiettivi di Washington, con la bilancia che propende sempre più verso la seconda soluzione. Anche da parte palestinese sembrava esserci una discreta volontà di ritorno al dialogo e riapertura dei negoziati.</p>
<p></p>
<p>Il progressivo riavvicinamento tra Hamas e Al Fatah sembrava aver portato finalmente alla creazione di un governo di unità nazionale. West Bank (Cisgiordania) e Striscia di Gaza di nuovo politicamente unite. Un fatto che non si verificava dal 2006, quando Hamas vinse le elezioni per governare a Gaza. Poi è arrivato il gelo.</p>
<p>Blocco delle trattative tra Hamas e al Fatah</p>
<p>Le trattative tra i due principali partiti palestinesi che dovevano terminare a ottobre sono invece<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.timesofisrael.com/palestinian-factions-to-meet-in-cairo-for-reconciliation-talks/"> ancora</a> in corso di svolgimento. Hamas ha infatti già ceduto al governo palestinese la gestione civile di Gaza. L’obiettivo è quello di una completa transizione politica per unificare politicamente i territori palestinesi. Vi era stato poi un altro passo in avanti, come<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://nena-news.it/le-speranze-deluse-sul-lungomare-di-gaza/"> rivelato</a> dall’inviato in loco del Manifesto. Hamas aveva cominciato anche a cedere all’Autorità Nazionale palestinese il controllo dei valichi con l’Egitto e Israele. Un evento molto importante per la popolazione di Gaza, che finora è stata costretta a vivere come in una prigione a cielo aperto.</p>
<p></p>
<p>In realtà poi questa cessione dei poteri non è mai avvenuta e le trattative sono così rimaste bloccate. Se la transizione politica è infatti accettabile da Hamas, allo stesso tempo non lo è la richiesta di deporre le armi. In particolare è il braccio armato di Hamas, la brigata al Qassam a rivendicare il proprio ruolo attivo nel conflitto contro Israele. Per questo i miliziani di al Qassam si sentono legittimati a proseguire la loro attività paramilitare. Un fatto inaccettabile sia per l’ANP, ma soprattutto per Israle che non vuole aprire negoziati finché Hamas sarà armata. Insieme a questo vi è stato poi il mancato ritiro delle sanzioni poste da Abu Mazen contro il Governo di Hamas. Sanzioni che poi finiscono per colpire la popolazione. Per ridimensionare i costi dell’ANP il leader palestinese ha infatti deciso di tagliare posti di lavoro proprio nella Striscia di Gaza.</p>
<p>L&#8217;inviato delle Nazioni Unite parla di possibile conflitto</p>
<p>Sembrano dunque molto difficili i negoziati tra le due fazioni che proseguiranno comunque questa settimana al Cairo. L’obiettivo dovrebbe essere quello di rispettare il programma già stabilito in precedenza. Ovvero il totale passaggio di consegne su Gaza all’ANP entro il prossimo dicembre. Gli osservatori sono però ora molto preoccupati e un allarme è stato già lanciato in tal senso dalle Nazioni Unite. L’inviato ONU per il Medio Oriente, Nickolay Mladenov, ha infatti <a href="https://www.washingtonpost.com/world/middle_east/un-envoy-says-conflict-likely-if-palestinians-fail-to-agree/2017/11/20/5ffdf40a-ce23-11e7-a87b-47f14b73162a_story.html?utm_term=.91f8d746a833">così dichiarato</a>: “Se i colloqui di riconciliazione tra le fazioni rivali palestinesi, Hamas e al Fatah, falliranno ci sarà molto probabilmente un altro devastante conflitto”. Una “conseguenza da evitare ad ogni costo” ha poi aggiunto il delegato Onu.</p>
<p></p>
<p>Risulta chiaro che Mladenov si riferisca ad una possibile escalation tra Israele e Hamas proprio nella Striscia di Gaza. Non sarebbe infatti la prima volta che il fallimento di negoziati sia preso come pretesto per avviare un’azione militare da una delle due parti. Un’eventualità che, sommata alle recenti vicende del Libano, trasformerebbe la regione in una polveriera. A quel punto Hezbollah e Hamas, pur separate religiosamente (sciiti e sunniti), potrebbero convergere sul loro comune obiettivo di annichilire Israele. Per questo urge non solo che Hamas e al Fatah trovino un punto di accordo, ma che la presidenza Trump stili la nuova “road map” per i negoziati, per ora rimasta solo a livello di promessa.</p>
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		<title>Quei missili da Gaza che ostacolano ancora la pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Oct 2017 07:55:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="968" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010125231_24586707.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010125231_24586707.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010125231_24586707-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010125231_24586707-768x496.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010125231_24586707-1024x661.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>A pochi giorni dallo storico ingresso del leader di al-Fatah nella Striscia di Gaza, un altro evento interrompe la lenta strada della pace tra Israele e Palestina. Un lancio di razzi in un momento non casuale È stato infatti riportato come un lancio di razzi sia partito proprio da Gaza e diretto contro il territorio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/quei-missili-gaza-ostacolano-ancora-la-pace.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="968" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010125231_24586707.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010125231_24586707.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010125231_24586707-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010125231_24586707-768x496.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010125231_24586707-1024x661.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>A pochi giorni dallo storico ingresso del leader di al-Fatah nella Striscia di Gaza, un altro evento interrompe la lenta strada della pace tra Israele e Palestina.</p>
<p>Un lancio di razzi in un momento non casuale</p>
<p>È stato infatti<a href="http://www.lastampa.it/2017/10/08/esteri/esercito-razzo-lanciato-da-gaza-nel-sud-di-israele-5EYWwmYJnU9Rm9FCKWDgRN/pagina.html"> riportato </a>come un lancio di razzi sia partito proprio da Gaza e diretto contro il territorio di Israele. Il primo è stato registrato domenica sera, caduto nella zona di Eshkol, proprio al confine con la Striscia. Secondo le fonti israeliane non vi sarebbero stati né morti né feriti. Tuttavia i razzi sono stati considerati come attacco al territorio israeliano e Tel Aviv ha così risposto alla provocazione.</p>
<p></p>
<p>Alcuni carri armati israeliani sono stati utilizzati per colpire la postazione, da cui si ritiene siano partiti i missili. La stessa pare si trovasse all’interno di un campo profughi situato nella Striscia. Non è però ancora chiaro se l’azione di rappresaglia israeliana abbia causato morti o feriti. Questo che appare come un attacco gratuito contro Israele non poteva essere fatto in un momento peggiore, per le conseguenze negative che avrà a livello diplomatico. Si stava infatti concludendo con successo proprio in questi giorni il processo di riconciliazione tra l’Autorità Nazionale Palestinese (quella che detiene il potere amministrativo in parte della Cisgiordania) e il movimento di Hamas.</p>
<p>Hamas aveva appena rinunciato al controllo di Gaza</p>
<p>Il leader di al-Fatah, Rami Hamdallah, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.lastampa.it/2017/10/03/esteri/riconciliazione-fra-hamas-e-alfatah-il-premier-palestinese-visita-a-gaza-zXl1OMUkPrRh1whSuSN8rN/pagina.html">era entrato </a>qualche giorno fa proprio nella Striscia di Gaza per incontrarsi con gli esponenti di Hamas. Il movimento sunnita islamista ha infatti deciso di rinunciare alla leadership su Gaza, conseguita con la vittoria alle elezioni del 2006. Il motivo? Hamas è arrivato ad un momento di profonda crisi. Da una parte infatti l’Egitto di Al Sisi ha implementato nell’ultimo periodo un blocco economico ai danni della Striscia, che ha indebolito e non poco Hamas. A ciò si deve aggiungere la recente crisi diplomatica dei Paesi del Golfo con il Qatar. Quest’ultimo era infatti uno dei principali sponsor del movimento palestinese e nell’attuale condizione di isolamento troverà non poche difficoltà a proseguire tale strategia di supporto.</p>
<p></p>
<p>Chiuso in un vicolo cieco Hamas ha così deciso di facilitare il rientro dell’Autorità Palestinese su Gaza e interrompere questa divisione in atto da circa dieci anni. La riunificazione di Gaza con la Cisgiordania sotto un’unica autorità avrebbe sicuramente ridato linfa a negoziati stabili con Israele. Da Tel Aviv sono arrivate anche delle chiare condizioni affinché un tavolo di dialogo potesse essere aperto. Disarmo completo di Hamas e rottura definitiva dei rapporti con l’Iran. Queste le condizioni sine qua non dettate da Netanyahu. Sembrava che Hamas potesse accettare le richieste israeliane e invece già la scorsa settimana è arrivata la doccia fredda.</p>
<p>Hamas non deporrà le armi</p>
<p>Il leader di Hamas Ismail Haniyeh ha <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.almasdarnews.com/article/hamas-armed-brigades-not-negotiation-fatah/">così </a>dichiarato: “Ci sono le armi del governo e della polizia e ci sono le armi della resistenza. Il popolo palestinese ha diritto a possedere armi per resistere all’occupazione”. Una posizione condivisa anche dal leader della brigata al-Qassem, il braccio armato di Hamas. “Il possesso di armi non dovrà essere argomento di discussione”, <a href="https://www.almasdarnews.com/article/hamas-armed-brigades-not-negotiation-fatah/">ha così</a> chiuso la questione il portavoce della brigata. Poi è arrivato il lancio di razzi contro Israele. Più che una coincidenza, sembra che parte di Hamas non abbia nessuna intenzione di favorire un processo di pace con Israele.</p>
<p>La storia che si ripete e una pace ormai quasi impossibile</p>
<p>Non è la prima volta che un evento violento interrompe bruscamente il riavvicinamento tra le due parti in causa. Il 4 novembre 1995 il premier israeliano Yitzhak Rabin venne assasinato da un estremista israeliano, proprio quando gli accordi di Oslo stavano per passare dalla carta alla pratica. Nel 2000 fu invece la visita di Ariel Sharon nella spianata delle moschee a scatenare la Seconda Intifada, in un periodo in cui Israele stava progressivamente ritirando l’esercito da Gaza e dalla Cisgiordania. Infine la vittoria alle elezioni di Hamas nel 2006 rese nullo l’impegno israeliano di ritiro totale delle truppe dalla Striscia di Gaza. Ivi venne addirittura imposto un blocco navale contro il Governo di Hamas. Ogni momento decisivo viene interrotto da azioni violente delle parti più estreme del conflitto. Una condizione permanente che mostra l’ormai quasi impossibilità di un duraturo processo di pacificazione. </p>
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