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	<title>Massoud Barzani Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Fri, 14 Jun 2019 15:33:40 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Massoud Barzani Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il Kurdistan iracheno è ancora un affare della famiglia Barzani</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-kurdistan-iracheno-e-ancora-un-affare-della-famiglia-barzani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2019 15:33:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="975" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9773151-e1560526415910.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9773151-e1560526415910.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9773151-e1560526415910-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9773151-e1560526415910-768x390.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9773151-e1560526415910-1024x520.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Kurdistan iracheno rimane nelle mani della famiglia Barzani, la stessa che detiene da decenni posti chiave all&#8217;interno del Partito Democratico del Kurdistan e che, dalla formazione della regione autonoma successiva alla caduta di Saddam Hussein, controlla i punti più nevralgici dell&#8217;amministrazione. A 24 ore dal giuramento del nuovo presidente della regione autonoma, Nechirvan Barzani, il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-kurdistan-iracheno-e-ancora-un-affare-della-famiglia-barzani.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="975" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9773151-e1560526415910.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9773151-e1560526415910.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9773151-e1560526415910-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9773151-e1560526415910-768x390.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9773151-e1560526415910-1024x520.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il Kurdistan iracheno rimane nelle mani della famiglia <strong>Barzani</strong>, la stessa che detiene da decenni posti chiave all&#8217;interno del <em>Partito Democratico del Kurdistan</em> e che, dalla formazione della regione autonoma successiva alla caduta di Saddam Hussein, controlla i punti più nevralgici dell&#8217;amministrazione. <a href="https://www.agenzianova.com/a/0/2480037/2019-06-10/iraq-delegazione-unione-patriottica-del-kurdistan-presente-a-insediamento-nechirvan-barzani">A 24 ore dal giuramento del nuovo presidente della regione autonoma</a>, <strong>Nechirvan Barzani</strong>, il parlamento di Erbil approva la nomina del cugino <strong>Masrour Barzani</strong> quale nuovo premier. Quest&#8217;ultimo è figlio di <strong>Masoud Barzani</strong>, leader storico del Partito Democratico del Kurdistan e presidente della regione fino al novembre 2017.</p>
<h2>Chi è Masrour Barzani</h2>
<p>Masrour Barzani è in qualche modo forse il figlio prediletto di Masoud. Suo padre infatti, già da giovane lo fa arruolare tra i Peshmerga, i combattenti curdi, e successivamente lo inserisce già a partire dal 1999 all&#8217;interno dei quadri del partito &#8220;di famiglia&#8221;. Quando poi nel 2005 la nuova costituzione irachena sancisce la nascita della regione autonoma con capoluogo ad Erbil, Masrour è incaricato sempre dal padre di occuparsi di <strong>sicurezza</strong>. Ed infatti dal 2012 e fino a pochi mesi fa risulta cancelliere del consiglio di sicurezza del Kurdistan iracheno, con il mandato di coordinare i vari comitati e servizi di sicurezza della regione.</p>
<p>La sua nomina quale nuovo primo ministro è un po&#8217; una sorpresa, ma per Masrour suona anche come definitiva consacrazione della sua scalata svolta all&#8217;ombra del padre e della famiglia. Il futuro capo del governo della regione, appare molto apprezzato negli Usa e ben ramificato nei rapporti con la politica americana. Questo perché negli anni &#8217;90 Masrour si laurea in scienze politiche proprio presso l&#8217;università di <strong>Washington</strong>. A lui adesso il compito, non certo semplice, di dare vita ad Erbil di un nuovo esecutivo.</p>
<h2>Lo sblocco dello stallo politico</h2>
<p>La regione vive da oramai quasi due anni una grave situazione di paralisi politica ed amministrativa. Tutto nasce dal <strong>referendum</strong> del settembre 2017, proclamato dall&#8217;allora presidente Masoud Barzani, con il quale il 92% dei curdi andati alle urne si dichiara favorevole all&#8217;indipendenza. Tuttavia il governo centrale di Baghdad non riconosce l&#8217;esito e manda l&#8217;esercito ad occupare le zone contese, considerate da Erbil come parte integrante della regione autonoma curda. Una mossa, quella del governo centrale, che sancisce l&#8217;effetto sperato: a distanza di un mese dal referendum, Barzani stesso ne congela gli effetti ed annuncia le <strong>dimissioni</strong> da presidente della regione. Da allora però, non si riesce a trovare alcun nome per la successione. Questo per via dei dissidi interni alla politica regionale, a partire da quelli che riguardano i due principali partiti: il Partito Democratico del Kurdistan e l&#8217;Unione Patriottica.</p>
<p>Un gioco di veti incrociati che prosegue ed anzi si aggrava anche <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/elezioni-kurdistan-cambiare-tutto-non-cambiare-nulla-21301">con le parlamentari regionali dello scorso settembre</a>: nessun partito riesce ad ottenere la maggioranza assoluta e dunque non si trova alcun immediato accordo per la scelta di un nuovo presidente ed un nuovo primo ministro. Una situazione che scivola ben presto nella <strong>paralisi</strong>: tutto appare bloccato per diversi mesi, dall&#8217;attività di governo fino a quella meramente amministrativa. Non proprio un toccasana per una regione in cui la disoccupazione tocca punta del 30% e l&#8217;economia arranca in modo sempre più affannoso. A questo, occorre aggiungere lo <strong>stallo</strong> anche nelle trattative con Baghdad per dirimere le controversie ancora esistenti con il governo federale.</p>
<p><a href="https://www.agenzianova.com/a/0/2336874/2019-03-04/iraq-svolta-in-kurdistan-partiti-pdk-e-upk-firmano-accordo-politico-di-quattro-anni-4/linked">La situazione sembra sbloccarsi soltanto nello scorso marzo</a>: i due principali partiti trovano un accordo che non riguarda solo il governo, bensì anche un programma da portare avanti per i prossimi quattro anni. Si decide anche la spartizione delle cariche ministeriali, ma l&#8217;attuazione dell&#8217;accordo si arena sui nomi a cui affidare gli incarichi. Alla fine si opta ancora una volta sui Barzani: la famiglia riesce a spuntarla nuovamente, confermandosi come principale ago della bilancia della politica regionale. Nechirvan va alla presidenza e Masrour diventa primo ministro: quest&#8217;ultimo ha 30 giorni di tempo per presentare il nuovo esecutivo. Dopodiché il Kurdistan iracheno ripartirà da un&#8217;unica certezza: la politica della regione rimane sempre nelle mani dei Barzani.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il clan Barzani è sempre più forte e vince ancora la elezioni in Kurdistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/elezioni-iraq-barzani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Oct 2018 07:55:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1250" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8550003.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8550003.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8550003-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8550003-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8550003-1024x667.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un anno dopo il referendum sull’indipendenza, circa tre milioni di curdi iracheni sono tornati alle urne. Questa volta non per rivotare un&#8217;eventuale separazione dall’Iraq, ma per decidere i loro rappresentanti al Parlamento della Regione Autonoma del Kurdistan iracheno. Fra le numerose polemiche che hanno anticipato le elezioni che si sono tenute il 30 settembre, tra &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/elezioni-iraq-barzani.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1250" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8550003.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8550003.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8550003-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8550003-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8550003-1024x667.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Un anno dopo il referendum sull’indipendenza, circa tre milioni di curdi iracheni sono tornati alle urne. Questa volta non per rivotare un&#8217;eventuale <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/kurdistan-sempre-piu-lontano-la-russia-gioca-ancora-leader/">separazione dall’Iraq</a>, ma per decidere i loro rappresentanti al Parlamento della Regione Autonoma del<strong> Kurdistan</strong> iracheno.</p>
<p>Fra le numerose polemiche che hanno anticipato le elezioni che si sono tenute il 30 settembre, tra cui accuse reciproche tra partiti di truccare in anticipo le schede elettorali, il Partito democratico del Kurdistan (Kdp), guidato da <strong>Massoud Barzani</strong>, ha vinto nettamente la tornata elettorale.</p>
<p>Con il 43% dei voti ha doppiato gli storici rivali dell&#8217;Unione patriottica del Kurdistan (Puk) rimasti fermi al 21%, lista con la quale si contendono da sempre il potere nel Kurdistan iracheno.</p>

<p>Il nuovo Parlamento curdo dovrà indicare il futuro primo ministro. Tra i favoriti c’è <strong>Nechirvan Barzani</strong>, premier uscente e nipote del leader storico dei curdi iracheni Barzani.</p>
<p>Rimangono delusi invece i partiti che si erano presentati nelle liste elettorali per rappresentare un cambio rispetto al duopolio tra i due storici partiti. Gorran e New Generation prendono rispettivamente il 13% e 8%. Una delusione per chi puntava a sostituire la dirigenza curda che da anni governa il Paese. I due partiti hanno già anticipato che rifiuteranno di accettare l&#8217;esito delle elezioni denunciando brogli ed irregolarità nei seggi elettorali, come riporta <em><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.kurdistan24.net/en/news/cd0d06cf-399b-44cb-8646-eef69a174db9">Kurdistan24</a></em>.</p>
<p>Anche la <strong>minoranza cristiana</strong> in Kurdistan potrà contare su dei rappresentanti eletti nei partiti assiri, siriaci e caldei, grazie ad una legge elettorale che riserva dei seggi parlamentari per le minoranze religiose ed etniche presenti sul territorio.</p>

<p>L&#8217;Unione europea si <a href="https://eeas.europa.eu/headquarters/headquarters-homepage/51428/statement-spokesperson-elections-kurdistan-region-iraq_en">dichiara</a> soddisfatta del risultato ottenuto senza scontri e in maniera regolare auspicando un conteggio trasparente e rapido delle schede elettorali.</p>
<p>I curdi sono tornati così a votare dopo il referendum sull&#8217;indipendenza del 25 settembre scorso e dopo le elezioni parlamentari irachene del maggio 2018. Il fallimento del referendum è ancora vivo nella mente dei curdi. Nonostante il 94% degli elettori votarono a favore della secessione dall&#8217;Iraq, il referendum non ha ottenuto il sostegno internazionale ed è di fatto stato così sospeso. Dopo il fallimento del referendum, il presidente del Kurdistan iracheno Massoud Barzani si è dimesso ma, stando ai risultati delle elezioni parlamentari, gli elettori non hanno punito il suo partito che ha sbaragliato la concorrenza.</p>
<p>Ora, dopo questa tornata elettorale, si aprono le negoziazioni tra partiti che dovranno non solo eleggere il nuovo primo ministro ma dovranno anche indicare a Baghdad il nome del prossimo presidente iracheno che per costituzione spetta ad un curdo.</p>

<p>Le stanze del potere di <strong>Erbil</strong> sono ora incandescenti. Tra trattative, colpi di mano e battaglie politiche si sta decidendo in che direzione andrà il Kurdistan nei prossimi anni e, soprattutto, a chi spetterà il potere di decidere e influenzare una regione così importante e strategica in Medio Oriente.</p>
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		<item>
		<title>Quale futuro per il Kurdistan iracheno?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/quale-futuro-kurdistan-iracheno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jan 2018 08:05:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Kirkuk]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20171021181146_24715706.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20171021181146_24715706.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20171021181146_24715706-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20171021181146_24715706-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20171021181146_24715706-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Nonostante il terromoto scaturito dal referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno e convocato da Masud Barzani sembra, dopo qualche scossa di assestamento (vedi i fatti di Kirkuk ), essersi placato, le elezioni che si terranno quest’anno a Erbil saranno decisive per capire la direzione che la leadership curda vuole far prendere al paese. Il 2017 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/quale-futuro-kurdistan-iracheno.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20171021181146_24715706.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20171021181146_24715706.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20171021181146_24715706-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20171021181146_24715706-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/GETTY_20171021181146_24715706-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Nonostante il terromoto scaturito dal <strong>referendum per l’indipendenza</strong> del Kurdistan iracheno e convocato da Masud Barzani sembra, dopo qualche scossa di assestamento (vedi i fatti di <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/ora-barzani-pronto-ad-arrendersi-congelare-risultato-del-referendum/" target="_blank" rel="noopener">Kirkuk</a> ), essersi placato, le elezioni che si terranno quest’anno a Erbil saranno decisive per capire la <strong>direzione</strong> che la leadership curda vuole far prendere al paese. Il 2017 è stato un anno tumultuoso per i curdi iracheni, ma il 2018 sarà cruciale. Dopo il referendum per l’indipendenza, rivelatosi un fallimento nonostante la popolazione curda si sia espressa favorevolmente, <strong>Barzani</strong>, lo storico leader del Partito Democratico del Kurdistan (PDK), si è dimesso. Coadiuvato dalle Forze di mobilitazione popolare (hashd al-shaabi), milizie sciite vicine a Teheran, l’esercito iracheno ha conquistato prima l’importante <strong>Kirkuk</strong>, provincia dove si concentra oltre il 75% di tutto il petrolio iracheno, per poi continuare l’avanzata (di cui vi abbiamo parlato su <em><a style="color: #0000ff;" href="http://www.occhidellaguerra.it/lesercito-iracheno-kirkuk-avanza-conquista-altun-kupri/" target="_blank" rel="noopener">Gli Occhi della Guerra</a></em> ) verso i territori conquistati dai peshmerga curdi durante la battaglia contro le milizie dello Stato Islamico. A completare il quadro di grandi cambiamenti c’è stata anche la morte di <strong>Jalal Talabani </strong>&#8211; leader dell’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK), principale partito di opposizione &#8211; scomparso i primi di ottobre. Inoltre a inizio novembre il partito aveva l’intenzione di sciogliere il politburo e sostituirlo con un comitato composto da 11 membri, che sarebbero dovuti essere guidati dall’ex vice-presidente del Kurdistan iracheno <strong>Kosrat Rasul</strong>; il piano però non si è concretizzato perché Rasul si è ammalato ed è stato portato in <strong>Germania</strong> dove ha ricevuto cure per circa due mesi, per poi tornare in Kurdistan lo scorso sabato.</p>

<p>Intervistato dalla testata curda <a href="http://www.rudaw.net/english/kurdistan/08012018" target="_blank" rel="noopener">Rudaw</a> Mala Bakhtiyar, politico dell’Unione Patriottica, ha confermato che anche se non è ancora certa la data precisa delle <strong>elezioni curde</strong>, quasi sicuramente saranno fissate in un giorno che va dal <strong>5 al 15 marzo</strong>. Nella lunga intervista tra i tanti temi è stata discussa in particolare la questione relativa al controllo sui peshmerga, che storicamente sono divisi tra i due partiti principali, a loro volta controllati dalle due famiglie Barzani e Talabani. Bakhtiyar afferma che il PUK, comunque vadano le elezioni di marzo, continuerà ad amministrare sia i combattenti <strong>peshmerga</strong> che le forze di sicurezza e di intelligence che operano nelle aree sotto il controllo dell’Unione Patriottica. La questione relativa al controllo sulle milizie dei peshmerga è di cruciale importanza: già a ottobre, durante l’avanzata dell’esercito iracheno per riprendere il controllo di Kirkuk, erano scoppiate grandi polemiche a seguito della notizia che i peshmerga che rispondono alla famiglia Talabani avessero abbandonato la loro postazione a Kirkuk <strong>senza opporre resistenza</strong>, così da far entrare l’esercito iracheno e le milizie sciite in uno degli avamposti più importanti per Erbil, con il chiaro intento di destabilizzare i piani di Barzani.</p>

<p>Le elezioni parlamentari e provinciali si avvicinano e secondo le prime proiezioni il PUK è destinato a perdere tra il <strong>10 e il 15%</strong> dei voti e l’affermazione di Bakhtiyar “la forza e l&#8217;influenza del PUK nella regione del Kurdistan non dipendono da quanti voti riceverà alle prossime elezioni” non fa ben sperare in un futuro prossimo di stabilità politica all’interno dei confini sotto il controllo della Regione autonoma del Kurdistan. <strong>“Nessuno può prendere una decisione sul destino della regione del Kurdistan senza l&#8217;Unione patriottica del Kurdistan”</strong>, ha concluso il politico curdo. Alla domanda se pensa che questo messaggio di avvertimento possa essere in contrasto con un pacifico e democratico trasferimento di potere, Bakhtiyar ha detto che il PUK non accetta che in Kurdistan si stia pensando di disarmare i peshmerga sotto il controllo del partito di cui fa parte: &#8220;Abbiamo istituito delle forze armate molto importanti per la regione e quindi nessuno può permettersi di disarmarci.&#8221;</p>

<p>Riguardo all&#8217;elezione di un nuovo leader per il partito, ha detto che il PUK deve trovare una nuova formula per affrontare le sfide del futuro: infatti dopo la morte di Talabani – teoricamente &#8211; nessuno può assumere il ruolo di segretario generale del partito. Quando gli viene chiesto cosa pensi di <strong>Qubad Talabani</strong>, figlio minore di Jalal, dice che come rappresentante dell’Unione Patriottica negli Stati Uniti ha svolto un ottimo lavoro e che le sue capacità sono fuori discussione. Ora bisognerà attendere e vedere che tipo di novità ci saranno ora che è tornato il vice-presidente Rasul in Kurdistan. Per ora l’unica certezza, mentre le elezioni di marzo si avvicinano, è che le divisioni interne che contraddistinguono i rapporti tra i curdi rappresentino da sempre il peggior nemico e ostacolo a un Kurdistan politicamente autonomo.</p>
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		<item>
		<title>Il nuovo gruppo terrorista post Isis che spaventa l&#8217;Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/gruppo-terrorista-post-isis-spaventa-liraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Dec 2017 08:47:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Baghdad]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
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<p>L’Iraq ha appena terminato le operazioni militari contro l’ISIS; il califfato è adesso sparito da queste parti, le bandiere nere hanno lasciato spazio a quelle governative e per Baghdad inizia adesso una fase, quale quella del dopoguerra, che potrebbe nascondere non poche insidie: ancora una volta, per il governo centrale, i maggiori grattacapi potrebbero arrivare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/gruppo-terrorista-post-isis-spaventa-liraq.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220160042_25316317.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220160042_25316317.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220160042_25316317-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220160042_25316317-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220160042_25316317-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L’Iraq ha appena terminato le operazioni militari contro l’ISIS; il califfato è adesso sparito da queste parti, le bandiere nere hanno lasciato spazio a quelle governative e per Baghdad inizia adesso una fase, quale quella del dopoguerra, che potrebbe nascondere non poche insidie: ancora una volta, per il governo centrale,<strong> i maggiori grattacapi potrebbero arrivare dal Kurdistan</strong> e quindi da quella regione che lo scorso settembre ha votato a favore dell’indipendenza ma che adesso, tra crisi economica e politica, vive uno dei momenti più delicati dalla fine del regime di Saddam Hussein. Nel rapporto tra esecutivo centrale e regione autonoma, <strong>a pesare maggiormente è indubbiamente la questione relativa alla provincia di Kirkuk</strong>: zona a maggioranza araba ma con un’importante minoranza curda al suo interno, gran parte del territorio è stato inglobato dai peshmerga durante la lotta contro il califfato ma, dopo il referendum indipendentista, <strong>l’esercito regolare di Baghdad ne ha ripreso il controllo assieme ai suoi importanti giacimenti petroliferi</strong>. E’ proprio questo ad aver generato nuove tensioni e, come riportato da alcune fonti locali, anche la nascita di nuovi gruppi terroristici.</p>
<h2>La comparsa delle ‘Bandiere Bianche’</h2>
<p>Sono soprattutto i cittadini di <strong>Tuz Khurmatu</strong> ad aver notato, dall’inizio del mese di dicembre, la comparsa di nuovi gravi pericoli per la sicurezza nelle regioni settentrionali dell’Iraq; questa città, di quasi 120mila abitanti, si trova lungo l’autostrada che collega Baghdad a Kirkuk ed è dunque strategica in quanto mette in comunicazione la capitale con il capoluogo della provincia contesa tra iracheni e curdi: dopo essere stata occupata nell’estate del 2014 dai curdi, l’esercito regolare è ritornato nell’ottobre scorso, riprendendone il controllo, nell’ottica del respingimento delle forze curde all’interno dei confini della loro provincia stabiliti nel 2003. Da quel momento in poi però, la popolazione ha iniziato a vivere nella paura a causa di alcuni attacchi terroristici: <strong>un’autobomba in centro</strong>, lo scorso 5 dicembre, ha ucciso 24 persone mentre numerose azioni hanno portato al <strong>rapimento di autisti che trasportavano, con i loro camion, il petrolio da Kirkuk al resto del paese.</strong></p>

<p>A rivendicare queste azioni è stato un gruppo ancora sconosciuto tanto ai media quanto alle forze di sicurezza irachene: si tratta, in particolare, delle milizie delle ‘<strong><em>Bandiere Bianche</em></strong>’ le quali, in alcuni comunicati lanciati sul web, hanno dichiarato di lottare contro le forze irachene accusate di aver occupato i territori curdi di Kirkuk. A capo di questa organizzazione, ci sarebbe un nome anch’esso poco conosciuto che corrisponde a quello di <strong>Assi Qawali</strong>: nelle foto diffuse dal suo gruppo, appare come l’unico soggetto a volto scoperto, con vestiti tradizionali curdi, mitra in mano ed i simboli della sua organizzazione alle spalle; di lui si sa poco, <a href="http://www.arabnews.com/node/1208661/middle-east">secondo alcune testimonianze riportate dal quotidiano ‘Arab News’</a> si tratterebbe di una persona anziana, dedita fino a pochi anni fa a trasportare acqua con alcuni recipienti attaccati al suo trattore in alcuni villaggi della provincia di Kirkuk. Poi, negli gli ultimi anni, è stato notato vicino ad alcuni ambienti radicali curdi e, dopo il ritorno delle forze governative, il suo nome è per l’appunto comparso quale leader della nuova formazione terroristica.</p>
<p>Il gruppo è stato soprannominato ‘Bandiere Bianche’ perché, tanto dopo le sue azioni quanto nei propri proclami, vengono issati dei vessilli bianchi con al centro il disegno di un leone di colore nero; oltre ai rapimenti lungo l’autostrada per Baghdad ed all’autobomba di inizio dicembre, <strong>le Bandiere Bianche pro curde hanno lanciato diversi razzi verso la sopra citata città di Tuz Khurmatu</strong> creando ulteriore panico in una popolazione già provata da anni di guerra e tensione.</p>

<h2>Ex miliziani Isis nella nuova formazione terroristica curda</h2>
<p>Le Bandiere Bianche vengono descritte come un’organizzazione molto vicina, tanto nell’ideologia portata avanti quanto nella tipologia delle azioni perpetuate, <strong>all’islamismo più radicale</strong>; non solo quindi la ‘liberazione’ delle zone rivendicate dai curdi, tra gli obiettivi dei miliziani vi è anche quello di portare avanti la guerra santa. A conferma della natura del nuovo gruppo terrorista vi sarebbero anche alcune testimonianze, riportate da Arab News, secondo cui lo stesso leader Assi Qawali avrebbe dato fuoco, dopo l&#8217;arrivo dell&#8217;esercito iracheno all&#8217;interno della provincia di Kirkuk, alle case di alcuni sciiti turcomanni presenti nella zona; uno scontro quindi, che non appare soltanto etnico bensì anche religioso e sempre più settario, in un Iraq il cui già fragile equilibrio rischia di traballare. L’avvicinamento delle Bandiere Bianche alla causa jihadista, sarebbe dovuto inoltre all’inserimento nelle fila del gruppo di<strong> ex miliziani dell’ISIS scappati dalla provincia di Ninive durante la ritirata del califfato</strong>; sarebbero proprio loro a lanciare razzi e ad organizzare gli attentati nella zona di Tuz Khurmatu, sfruttando anche una conformazione del territorio che ne rende molto difficile il controllo.</p>
<p>Della presenza di jihadisti reduci dello Stato Islamico nella provincia di Kirkuk, ne hanno parlato anche gli stessi rappresentanti del governo regionale curdo: rispondendo alle accuse della comunità turcomanna circa il lancio di razzi nel nord  del paese, le autorità del Kurdistan iracheno hanno affermato che ad effettuare tali azioni sarebbero miliziani dell’ISIS rimasti in zona dopo le avanzate dell’esercito degli ultimi mesi; da Erbil, sede del governo regionale, nessun commento invece circa la comparsa delle Bandiere Bianche e la figura dello stesso presunto leader Assi Qawali, ritratto in alcune foto con l’immagine dell’ex presidente curdo Barzani alle sue spalle. Tutt’altro,<strong> le autorità curdo irachene rilanciano accuse nei confronti delle milizie sciite</strong> presenti nella provincia di Kirkuk: in particolare,<a href="http://www.rudaw.net/english/kurdistan/231220175"> sul sito curdo Rudaw </a>(ritenuto essere molto vicino al partito dello stesso Barzani), alcuni rappresentanti del governo di Erbil hanno espresso i timori per presunte violenze effettuate dai guerriglieri sciiti contro i curdi proprio a Tuz Khurmatu, rilanciando anche un rapporto dell’<strong>UNAMI</strong> (<em>United Nations Assistance Mission for Iraq</em>) in cui si fa riferimento ad espropri e vessazioni nei confronti della locale popolazione curda.</p>

<h2>Le reazioni da Baghdad</h2>
<p><strong>Un intreccio di sigle filo curde con gruppi islamisti al suo interno ed ex miliziani dell’ISIS pronti a creare nuovo scompiglio nel nord del paese</strong>: le Bandiere Bianche dunque sarebbero formate da questo pericoloso intreccio capace, dall’inizio di dicembre in poi, di bersagliare alcune aree della provincia di Kirkuk.<strong> Da Baghdad da un lato si minimizza, dall’altro però ci si prepara ad un’azione di forza nelle montagne</strong> poste alle spalle di Tuz Khurmatu; un portavoce delle forze di sicurezza irachene,<a href="http://www.arabnews.com/node/1208661/middle-east"> ha affermato su Arab News </a>come, secondo le informazioni d’intelligence, il gruppo indicato come ‘Bandiere Bianche’ sarebbe formato in gran parte dalla sigla islamista curdo ‘<em>Ansar Al-Islam</em>’, dentro il quale potrebbero essere confluiti ex miliziani dell’ISIS: “<em>Assi Qawali viene usato soltanto come prestanome</em> – si legge sulla testata sopra citata –<em> In realtà dietro di lui vi sono elementi di Ansar Al-Islam e Daesh”.</em></p>
<p>Il gruppo comunque, sempre secondo il funzionario intervistato, non sarebbe in grado di avanzare e di controllare il territorio in cui agisce; pur tuttavia, all’interno degli uffici del Ministero della Difesa iracheno si pianifica un’azione di attacco per scongiurare ogni pericolo: <em>“Anche questo gruppo armato verrà eliminato</em> – ha affermato <strong>Abu Reda al-Najjar</strong>, comandante dell’asse settentrionale delle milizie paramilitari irachene, ad <a href="https://www.iraqinews.com/iraq-war/paramilitary-troops-denies-agreement-postponing-operations-white-flags/">IraqiNews </a>– <em>Un’operazione militare in queste montagne è oramai imminente”.</em></p>
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		<title>Se le dimissioni di Barzani  sono un&#8217;occasione per l&#8217;Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-dimissioni-barzani-unoccasione-liran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2017 18:37:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171029180540_24812005.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171029180540_24812005.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171029180540_24812005-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171029180540_24812005-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171029180540_24812005-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Masud Barzani, presidente della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, ha annunciato le sue dimissioni in una seduta a porte chiuse del parlamento di Erbil a seguito delle ripercussioni del controverso referendum sull’indipendenza da Baghdad . Il 71enne Barzani in una lettera letta questo pomeriggio nell’aula del parlamento del Kurdistan ha scritto: “Dopo il 1 novembre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-dimissioni-barzani-unoccasione-liran.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171029180540_24812005.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171029180540_24812005.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171029180540_24812005-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171029180540_24812005-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171029180540_24812005-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Masud Barzani</strong>, presidente della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, <strong>ha annunciato le sue dimissioni</strong> in una seduta a porte chiuse del parlamento di Erbil <a href="http://www.occhidellaguerra.it/ora-barzani-pronto-ad-arrendersi-congelare-risultato-del-referendum/" target="_blank">a seguito delle ripercussioni del controverso referendum sull’indipendenza da Baghdad </a> . Il 71enne Barzani in una lettera letta questo pomeriggio nell’aula del parlamento del Kurdistan ha scritto: “Dopo il 1 novembre non eserciterò più le mie funzioni e respingo un’estensione del mio mandato. Cambiare la legge sulla presidenza del Kurdistan o prolungare il mio mandato non è accattabile” ha poi aggiunto il leader del PDK e architetto del voto d’indipendenza del 25 settembre, referendum che ha provocato una risposta decisa da parte dell’esercito iracheno, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/lesercito-iracheno-kirkuk-avanza-conquista-altun-kupri/" target="_blank">coadiuvato dalle Forze di mobilitazione popolare</a> .</p>

<p>Masud Barzani è nato nell’agosto del 1946 nella repubblica di <strong>Mahabad</strong>, piccola regione del Kurdistan iraniano.  Una volta collassato il progetto politico curdo in Iran con la caduta della repubblica, il padre Mustafa abbandonò il paese per andare in Unione Sovietica. Masud invece si stabilì direttamente a Mosul dove ritrovò gli altri membri della famiglia. Nel 1979 il padre morì e lui prese il suo posto come leader del Kdp. Barzani era in carica come Presidente della Regione autonoma curda <strong>dal 2005</strong>, ma vinse ancora nel 2009 per poi vedere estendere il suo mandato fino al 2013. Quell’anno ci sarebbero dovute essere nuove elezioni per designare il nuovo presidente ma infine il Parlamento sospese le sue funzioni <strong>a seguito di una disputa</strong> tra Barzani e i funzionari del partito Gorran: all’allora presidente del parlamento Yusuf Mohammed Sadiq – appartenente al partito Gorran – era stato impedito di varcare la soglia di Erbil su ordine del Partito Democratico curdo (KDP) di Barzani. Nel 2015 il suo mandato come presidente era giunto al termine quindi, teoricamente, i partiti si sarebbero dovuti riunire <strong>per eleggere il nuovo rappresentante del popolo curdo</strong>. Anche perché, secondi le leggi, non avrebbe potuto correre in quelle che sarebbero dovute essere le prossime elezioni. Ma il leader rifiutò di farsi da parte e di lasciare la sua posizione, tanto che &#8211; fino a oggi &#8211; il titolo di presidente era ancora nelle sue mani.</p>

<p>L’ormai ex presidente della Regione autonoma curda ha provato a riprendere in mano le redini del Kurdistan iracheno con il voto d’indipendenza da Baghdad del 25 settembre. L’avanzata delle forze fedeli al governo iracheno nei territori conquistati dai curdi durante la battaglia contro i miliziani dell’Isis hanno però costretto Barzani a fare dietro-front; infatti il 25 ottobre aveva già offerto al primo ministro al-Abadi di annullare i risultati del referendum in cambio di un allentamento delle tensioni ai confini tra i domini curdi e quelli iracheni. Tra le condizioni richiesta dal primo ministro iracheno c&#8217;era l&#8217;obbligo di dimissioni per Barzani. </p>

<p><strong>In questa cornice c&#8217;è spazio per la famiglia Talabani</strong>, storica rivale dei Barzani e molto vicina a Teheran. Il governo centrale di Baghdad ha portato avanti la sua battaglia contro i curdi insieme alle milizie sciite vicine a <strong>Teheran</strong> e ora insieme potrebbero riuscire a insediare un &#8220;volto amico&#8221; alla guida del Kurdistan; che sia più lontano da Stati Uniti e Turchia e più vicino agli interessi di Iran e Iraq.</p>
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		<title>Ora Barzani è pronto ad arrendersi:  &#8220;Congelare risultato del referendum&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ora-barzani-pronto-ad-arrendersi-congelare-risultato-del-referendum.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2017 15:10:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Baghdad]]></category>
		<category><![CDATA[Erbil]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20170922235155_24387518.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20170922235155_24387518.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20170922235155_24387518-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20170922235155_24387518-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20170922235155_24387518-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Alla fine, come prevedibile, Barzani non ha portato a termine il percorso verso l’indipendenza del suo popolo. Stamattina attraverso un comunicato pubblicato sul sito ufficiale della presidenza del Kurdistan iracheno, il leader di Erbil si è detto pronto a congelare il risultato del referendum di indipendenza tenuto il 25 settembre scorso (con oltre il 90% &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ora-barzani-pronto-ad-arrendersi-congelare-risultato-del-referendum.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20170922235155_24387518.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20170922235155_24387518.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20170922235155_24387518-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20170922235155_24387518-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20170922235155_24387518-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Alla fine, come prevedibile, Barzani non ha portato a termine il percorso verso l’indipendenza del suo popolo. Stamattina attraverso un <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.rudaw.net/english/kurdistan/2410201713" target="_blank">comunicato</a> pubblicato sul sito ufficiale della presidenza del Kurdistan iracheno, <strong>il leader di Erbil si è detto pronto a congelare il risultato del referendum di indipendenza tenuto il 25 settembre scorso</strong> (con oltre il 90% di voti favorevoli a un distacco netto da Baghdad) pur di scongiurare un nuovo conflitto armato.</p>
<p>Il cappio intorno al collo di Barzani andava stringendosi giorno dopo giorno e non è un caso che la sua offerta arrivi proprio oggi, <strong>mentre il primo ministro dell’Iraq al-Abadi è in visita ad Ankara</strong> per incontrare Recep Tayyp Erdogan con l’obiettivo di discutere proprio la questione curda. L’avanzata dell’esercito fedele al governo centrale Baghdad ha spiazzato la leadership di Erbil. Coadiuvato dalle Forze di mobilitazione popolare (hashd al-shaabi), milizie sciite vicine a Teheran, l’esercito iracheno ha conquistato prima l’importante Kirkuk, provincia dove si concentra oltre il 75% di tutto il petrolio iracheno, per poi continuare l’avanzata (di cui vi abbiamo parlato su <em><a href="http://www.occhidellaguerra.it/lesercito-iracheno-kirkuk-avanza-conquista-altun-kupri/" target="_blank">Gli occhi della guerra</a></em> ) verso i territori conquistati dai peshmerga curdi durante la battaglia contro le milizie dello Stato Islamico.</p>

<p>Come insegna la storia, la maggior parte dei problemi dei curdi non sono causati da forze esterne, ma dalle loro stesse divisioni interne. Un fronte unito curdo avrebbe forse dato la possibilità a Barzani di credere ancora di più nell’indipendenza del Kurdistan iracheno, <strong>ma lo scontro tra il suo partito (PDK) e quello dell’Unione patriottica del Kurdistan (PUK)</strong> è fin troppo duro per permettere loro di lavorare insieme a un progetto comune; peraltro di difficile realizzazione, considerando la situazione economia del Kurdistan e la sua volontà di indipendenza da Baghdad.</p>
<p>Addirittura sembra ormai essere confermato che i peshmerga che rispondono alla famiglia Talabani abbiano abbandonato la loro postazione a Kirkuk <strong>senza opporre resistenza</strong>, così da far entrare l’esercito iracheno e le milizie sciite in uno degli avamposti più importanti per Erbil, con il chiaro intento di destabilizzare i piani di Barzani.</p>

<p>Ora, con una situazione interna contraddistinta da divisioni e tradimenti, e con uno scenario globale dove nessuna potenza sembra essere disposta a difendere i curdi dall’avanzata di Baghdad, Barzani ha deciso di fare dietro-front. <strong>Ora la sua speranza è di trovarsi in una posizione contrattuale più forte in un’eventuale tavola rotonda con i funzionari iracheni</strong>; anche se bisognerà aspettare la risposta del governo di al-Abadi per sapere se a Baghdad sono ancora disposti a scendere a compromessi, dopo i tanti inviti rifiutati dallo stesso Barzani.<strong> </strong></p>
<p><strong>C’è chi crede che questo fosse il suo piano dall’inizio</strong>: convocare un referendum che non avrebbe mai portato all’indipendenza effettiva di Erbil, sia per cause interne che esterne, con il solo obiettivo di rafforzare la propria immagine e riprendere il controllo del Kurdistan. E&#8217; giusto ricordare che Barzani è presidente del Kurdistan ma che in realtà non potrebbe ricoprire questo ruolo almeno dal 2015 e che la sua immagine abbia inesorabilmente cominciato a scricchiolare negli ultimi anni. Forse ha voluto tentare il tutto per tutto con la mossa del referendum del 25 settembre scorso: per giudicare se sia riuscito nei suoi intenti, però, è necessario attendere i risultati del dialogo con il governo di Baghdad.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ora-barzani-pronto-ad-arrendersi-congelare-risultato-del-referendum.html">Ora Barzani è pronto ad arrendersi:  &#8220;Congelare risultato del referendum&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Perché il Kurdistan rischia di essere  il terreno di scontro tra sciiti e sunniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-kurdistan-rischia-terreno-scontro-sciiti-sunniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2017 13:33:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Baghdad]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Sciiti]]></category>
		<category><![CDATA[Sunniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020190839_24707217.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020190839_24707217.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020190839_24707217-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020190839_24707217-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020190839_24707217-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Mentre la tensione a Erbil continua ad aumentare parallelamente al progressivo dispiegamento dell&#8217;esercito da parte del governo centrale di Baghdad, schierato – in quello che sembra essere sempre più un accerchiamento &#8211; intorno ai confini sotto il controllo della Regione autonoma del Kurdistan, si stanno consolidando gli schieramenti nella partita curda. I nuovi sviluppi possono &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-kurdistan-rischia-terreno-scontro-sciiti-sunniti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020190839_24707217.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020190839_24707217.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020190839_24707217-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020190839_24707217-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020190839_24707217-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Mentre la tensione a <strong>Erbil</strong> continua ad aumentare parallelamente al progressivo <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.rudaw.net/english/kurdistan/231020176" target="_blank">dispiegamento dell&#8217;esercito</a> da parte del governo centrale di Baghdad, schierato – <strong>in quello che sembra essere sempre più un accerchiamento</strong> &#8211; intorno ai confini sotto il controllo della Regione autonoma del Kurdistan, si stanno consolidando gli schieramenti nella partita curda. I nuovi sviluppi possono aiutare a comprendere chi degli attori internazionali supporta Barzani e il suo sogno di indipendenza e chi invece è più propenso a un Iraq unito, in stretto contatto con Teheran. Anche se la domanda più importante è sotto quale sfera d&#8217;influenza finirà il Kurdistan, piombato in una situazione a dir poco caotica, con alleanze che si intrecciano e ostacolano.</p>
<p>Anche qui sembra ripetersi uno schema già noto in Medio Oriente, dove spesso i teatri di guerra hanno come protagonisti sciiti e sunniti, <strong>in eterno conflitto per la supremazia nella regione</strong>. Come in Siria anche in questo caso gli interessi di Israele sembrano coincidere con quelli dell’asse sunnita guidato dal regno dei Saud, anche e soprattutto in chiave anti-iraniana. Tel-Aviv ha da subito mostrato il suo supporto nei confronti dell’indipendenza del Kurdistan con le dichiarazioni dei suoi ministri che auspicavano l’autodeterminazione del popolo curdo. Secondo quanto scritto in un editoriale dal <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.presstv.com/Detail/2017/10/22/539473/Iraq-Kurdistan-Saudi-Arabia-UAE-Iran" target="_blank">direttore del Middle East Eye</a>, David Hearst, <strong>anche il blocco sunnita</strong> – pur con minor clamore – si è schierato con Erbil e il suo leader Barzani.</p>

<p>Secondo Hearst, nell’ultimo anno la corte saudita ha inviato spesso suoi emissari all’interno dei domini della Regione autonoma del Kurdistan <strong>con l’obiettivo di fare pressioni su Barzani</strong> per convincerlo a non rimandare il referendum per l’indipendenza di Erbil tenuto il 25 settembre scorso. Inoltre racconta di quando nel luglio 2016 un ex generale dell’esercito saudita, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.haaretz.com/israel-news/.premium-1.732776" target="_blank">Anwar Eshki</a>, fece visita in Israele per poi incontrare il ministro degli esteri insieme a diversi membri del parlamento israeliano. <strong>Una visita molto insolita</strong>, considerando che nessun funzionario saudita può intraprendere un viaggio in Israele senza il permesso ufficiale di Riyadh. Allora, forse, se si scarta l’ipotesi che sia andato contro la volontà della famiglia reale, viene spontaneo credere che i Saud <strong>non avessero intenzione di pubblicizzare troppo la trasferta del generale Eshki</strong>. Generale che si è sempre espresso a favore della causa curda. Intervistato dalla testata russa Sputnik, Eshki disse che un Kurdistan indipendente sarebbe negli interessi dell’Arabia Saudita perché “indebolirebbe Iraq, Iran e Turchia”, anche solo perché precluderebbe loro un eventuale controllo del territorio ora in mano ai curdi. Senza contare che a più riprese, seguendo la retorica dominante, ha detto che il popolo curdo merita un suo Stato e che l’era di marginalizzazione da parte di Baghdad deve finire.</p>
<p>Il direttore del MEE si spinge oltre quando racconta che una fonte a lui vicina conferma che il figlio di Barzani, Masrour, <strong>abbia intrapreso un viaggio segreto negli Emirati solo un mese prima del referendum che si è tenuto in Kurdistan</strong> a fine settembre. Dopo questa visita sono molti gli accademici, che rispondono direttamente alla corona emiratina, a essersi espressi positivamente riguardo alla decisione di Erbil e, sempre secondo Hearst, la leadership curda ha firmato un <strong>memorandum d’intesa</strong> con il direttore dell’<em>Emirates Policy Center </em>Ibtesam al-Ketbi “per organizzare il referendum”.</p>

<p>Intanto oggi, mentre continua l’avanzata delle Forze di mobilitazione popolare (Hashd al-Shaabi) nei territori che i curdi hanno strappato all’Isis, <strong>il segretario di Stato statunitense Rex Tillerson</strong> ha invitato le milizie iraniane, che si stanno muovendo a fianco dell’esercito di Baghdad, a “lasciare immediatamente l’Iraq.” Le parole di Tillerson hanno scatenato una pronta risposta da parte dei diretti interessati che, attraverso il portavoce <a href="http://www.rudaw.net/english/middleeast/iraq/231020173" target="_blank">Ahmad al-Asadi</a> , hanno fatto sapere che quelle che se ne devono andare sono le truppe americane, e non le milizie sciite da sempre vicine a Baghdad, anche perché la guerra contro lo Stato Islamico sta ormai per concludersi e, come ha detto qualche giorno fa in un tweet il ministro degli esteri iraniano Javad Zarif, non c’è più nessuna scusa che Washington possa usare per giustificare la presenza dei suoi soldati in suolo iracheno.</p>
<p>In questo contesto il primo ministro iracheno Haider al-Abadi domani sarà ad Ankara per discutere la questione curda con Erdogan. Il cielo sopra il Kurdistan sembra farsi più cupo giorno dopo giorno.</p>

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		<title>Iraq, continua l&#8217;avanzata dell&#8217;esercito</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lesercito-iracheno-kirkuk-avanza-conquista-altun-kupri.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2017 13:04:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Baghdad]]></category>
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		<category><![CDATA[Peshmerga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Alle 8 di mattina del 20 ottobre le Forze di mobilitazione popolare hanno lanciato un nuovo attacco &#8211; dopo essere entrate a Kirkuk il 16 ottobre &#8211; contro alcuni avamposti in mano ai peshmerga curdi, tra cui le città di Altun Kupri e Qushtapa, a sud di Erbil. A differenza di cinque giorni fa, quando &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/lesercito-iracheno-kirkuk-avanza-conquista-altun-kupri.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Alle 8 di mattina del 20 ottobre le Forze di mobilitazione popolare hanno lanciato un nuovo attacco &#8211; dopo essere entrate a <a href="http://www.occhidellaguerra.it/medio-oriente-appeso-un-filo-suo-futuro-passa-anche-dai-curdi/" target="_blank">Kirkuk il 16 ottobre</a> &#8211; contro alcuni avamposti in mano ai peshmerga curdi, tra cui le città di Altun Kupri e Qushtapa, a sud di Erbil. A differenza di cinque giorni fa, quando i curdi se ne erano andati da Kirkuk senza intraprendere scontri a fuoco, <strong>questa volta i peshmerga hanno risposto all’avanzata delle forze fedeli a Baghdad</strong> e hanno distrutto &#8211; secondo quanto afferma un comunicato stampa della <a href="http://www.presidency.krd/english/articledisplay.aspx?id=5HOORCzhGXY" target="_blank">Cancelleria della presidenza del Kurdistan</a> &#8211; 10 veicoli corazzati Humvees e due carriarmati tra cui un Abrams M1.</p>
<p>Per Barzani è inaccettabile che armi e equipaggiamento made in Usa, consegnati all’esercito iracheno con l’obiettivo di combattere le milizie dello Stato Islamico, vengano utilizzati per attaccare i curdi, ovvero coloro che hanno combattutto i tagliagole dell’Isis in prima linea. <strong>Oltre a condannare l’utilizzo improprio delle armi americane da parte di Baghdad, Barzani si è scagliato contro le milizie sciite che si stanno muovendo a fianco dell’esercito iracheno</strong>; secondo le parole dello stesso Barzani espresse nel comunicato sopracitato l’esercito iracheno, già coadiuvato dalle forze di mobilitazione popolare, continua a ricevere il supporto di altri gruppi fedeli a Teheran tra cui Asaib Ahl al-Haq, i Badr Corp, Kata’ib Hezbollah, la divisione di Abbas, le brigate di Ali Akbar, le compagnie Khorasan e i battaglioni dell’Imam Alì.</p>

<p>Ora Barzani, mentre è tornato ieri stesso a invitare la comunità internazionale affinché intervenga per scongiurare l’inizio di un nuovo conflitto in Medio Oriente, <strong>deve riuscire a trovare un accordo con i membri dell’Unione patriottica del Kurdistan</strong> (PUK), storici rivali del suo partito (PDK). Infatti secondo diversi analisti internazionali la presa di Kirkuk da parte dell’esercito iracheno avvenuta senza scontri armati deve essere vista non come un ordine arrivato dalla presidenza del Kurdistan, ma <strong>come un tradimento della famiglia Talabani</strong> che, per mettere in difficoltà la famiglia Barzani, ha deciso di allearsi con l’asse sciita guidato da Teheran, concedendogli i giacimenti petroliferi di Kirkuk dopo aver ordinato ai peshmerga sotto al loro comando di ritirarsi da Kirkuk senza opporre resistenza.</p>
<p><strong>C’è chi crede che il destino del Kurdistan iracheno sia quello di essere diviso in due</strong>, così che una parte finisca sotto il controllo della famiglia Barzani e un’altra sotto quello della famiglia Talabani. Per ora l’unica cosa certa è che la famiglia Talabani intrattiene ottimi e storici rapporti con l’Iran degli Ayatollah e che, quindi, se Barzani ha intenzione di trovare una soluzione politica alla questione curda in Iraq, dovrà utilizzare le sue migliori doti diplomatiche.</p>

<p>Se la tensione non fosse già abbastanza alta, l’altro ieri su <em><a href="http://www.lastampa.it/2017/10/19/esteri/kurdistan-giallo-su-barzani-voci-di-golpe-uVkPt8osCeK8Ul0GjWQflO/pagina.html" target="_blank">La Stampa</a> </em>è stato scritto che “il partito Gorran, terza formazione politica curda dopo il Kdp del presidente Massoud Barzani, insieme con il Puk, sostengono che tutte le forze politiche del Kurdistan non considerano più Barzani presidente della Regione autonoma. La nuova situazione sarebbe stata comunicata agli Stati Uniti, in particolare all’inviato speciale della Casa Bianca nella Regione per la lotta all’Isis, Brett McGurk.” Anche se non ci sono conferme da parte americana, “<strong>un tribunale iracheno ha chiesto l’arresto del vicepresidente della Regione autonoma del Kurdistan</strong>, Kosrat Rasul, e secondo voci non ufficiali si appresterebbe a farlo anche nei confronti di Barzani.”</p>
<p>Barzani ha deciso di non rimandare il referendum per l&#8217;indipendenza del Kurdistan iracheno, tenuto il 25 settembre scorso, nonostante i continui inviti della comunità internazionale a rimandarlo almeno fino al completo annientamento dell&#8217;Isis. Ha voluto accelerare i tempi credendo che questo fosse il momento migliore per far diventare Erbil la capitale non più di una Regione autonoma, ma di uno Stato indipendente. <strong>Ora bisognerà vedere come se la caverà Barzani per risolvere una situazione a dir poco complessa</strong>, instabile sia sul fronte interno dove dovrà tentare di placare i contrasti con l&#8217;Unione patriottica del Kurdistan, sia in ambito internazionale, dove dovrà tentare di trovare degli alleati che supportino la sua causa il prima possibile. L&#8217;esercito iracheno e le milizie sciite non aspettano, proprio come lui non ha voluto attendere per tenere il referendum di indipendenza del Kurdistan.</p>

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		<title>Il confronto tra Baghdad ed Erbil  adesso passa dal giacimento di Kirkuk</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/confronto-baghdad-ed-erbil-adesso-passa-dal-giacimento-kirkuk.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Oct 2017 10:03:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Kirkuk]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="940" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171012023302_24606602.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171012023302_24606602.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171012023302_24606602-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171012023302_24606602-768x481.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171012023302_24606602-1024x642.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Per metà araba e con, al suo interno, quartieri cristiani, turkmeni, assiri e curdi: identificare Kirkuk è sempre stato molto difficile, tanto a livello culturale quanto soprattutto a livello politico; quando nel 1970, a seguito di importanti rivolte della popolazione curda, si è per la prima volta concepita la creazione di un’entità autonoma del Kurdistan &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/confronto-baghdad-ed-erbil-adesso-passa-dal-giacimento-kirkuk.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/confronto-baghdad-ed-erbil-adesso-passa-dal-giacimento-kirkuk.html">Il confronto tra Baghdad ed Erbil  adesso passa dal giacimento di Kirkuk</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="940" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171012023302_24606602.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171012023302_24606602.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171012023302_24606602-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171012023302_24606602-768x481.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171012023302_24606602-1024x642.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Per metà araba e con, al suo interno, quartieri cristiani, turkmeni, assiri e curdi:<strong> identificare Kirkuk è sempre stato molto difficile</strong>, tanto a livello culturale quanto soprattutto a livello politico; quando nel 1970, a seguito di importanti rivolte della popolazione curda, si è per la prima volta concepita la creazione di un’entità autonoma del Kurdistan iracheno, proprio la città di Kirkuk è rimasta al centro delle rivendicazioni tra Baghdad ed Erbil. Anche nel passato più recente lo status di questo secolare e storico centro del nord dell’Iraq, è stato sempre motivo di diatribe tra il governo centrale e le istituzioni curde: con l’entrata in vigore della nuova costituzione irachena post Saddam, il fatto di non includere Kirkuk nella nuova regione autonoma ha suscitato non poche perplessità. Ma, di fondo, prima ancora che elementi di carattere culturale ed etnico, a far spesso entrare in contrasto istituzioni locali e centrali sull’assegnazione della provincia in cui ricade la città <strong>sono interessi di carattere meramente economico</strong>; a pochi passi dal centro di Kirkuk infatti, esiste uno dei più grandi<strong> giacimenti di petrolio</strong> del medio oriente i cui incassi incidono sui bilanci tanto di Baghdad quanto, a maggior ragione, di Kirkuk.</p>
<p>L’importanza strategica del giacimento di Kirkuk</p>
<p>Approfittando della debolezza dell’esercito e delle istituzioni di Baghdad durante il periodo di massima avanzata dell’ISIS,<strong> nell’estate 2014 di fatto Kirkuk è stata annessa alla regione curda</strong> ed è in gran parte controllata dai Peshmerga; l’Iraq in quel frangente vede una ad una tutte le principali città nord occidentali del paese essere inglobate nel proclamato califfato e teme anche un’avanzata fin dentro il cuore della sua capitale, dunque in una simile situazione il governo iracheno ha iniziato a considerare lo status di Kirkuk e l’annosa questione curda come argomenti di fatto secondari. Dal canto suo, il governo di Barzani proprio a partire dall’estate del 2014<strong> inizia ad iscrivere all’interno del bilancio della regione autonoma le entrate provenienti dal giacimento</strong> della città: si parla di somme consistenti, ossigeno per le casse di Erbil e per dare slancio alla propaganda indipendentista.</p>
<p>Il Kurdistan iracheno inoltre inizia a vendere autonomamente il petrolio estratto tanto da Kirkuk, quanto dal resto della regione; le tre province curde, più quelle de facto guadagnate dalla lotta al califfato, cominciano ad avere <strong>propri ed autonomi sbocchi economici che riguardano soprattutto la commercializzazione all’estero del petrolio</strong>: la Turchia diventa così primo partner del governo locale di Barzani, al pari di altri paesi europei che entrano in affari con il Kurdistan senza trattare con le istituzioni politiche ed economiche di Baghdad. A questo, bisogna aggiungere il sostegno militare accordato proprio ai Peshmerga curdi in funzione anti ISIS da parte dell&#8217;occidente ed è in tal modo che ad Erbil il governo centrale iracheno perde sempre di più terreno sul controllo del territorio, ma soprattutto sul giacimento vitale e strategico di Kirkuk. Qualcosa poi, all’interno dei bilanci della regione curda è andato storto: nonostante gli incassi provenienti dal petrolio e nonostante un’indipendenza ‘<em>de facto</em>’, il Kurdistan iracheno  accusa problemi relativi alla mancanza di soldi e liquidità, con i dipendenti pubblici costretti a vedere tardare spesso le corrispondenze delle proprie mensilità e con problemi sociali ben evidenti in dati che parlano, ancora oggi, di un tasso di disoccupazione superiore al 20%.</p>

<p><strong>Ecco dunque che il giacimento di Kirkuk assume una valenza ancora più importante</strong>: istituzioni fragili, corruzione endemica e da più parti definita strutturale, assorbono gran parte dei malandati bilanci della regione il cui stato di salute mette drammaticamente a nudo come, senza le entrate provenienti da Kirkuk, il Kurdistan iracheno non potrebbe essere pronto all’indipendenza dal resto del paese. Mantenere questa città dunque nella regione autonoma per Erbil, per Barzani e per le velleità tanto indipendentiste quanto più semplicemente autonomiste è essenziale economicamente e politicamente.</p>
<p>La prima risposta di Baghdad alle minacce indipendentiste passa da Kirkuk</p>
<p>Non è quindi un caso se il governo centrale iracheno ha posto lo status di Kirkuk come primo nodo da sciogliere e come, di fatto, <strong>una prima vera risposta alle minacce indipendentiste di Barzani</strong> supportate dal referendum dello scorso 25 settembre, il quale ha visto la vittoria del SI al distacco di Erbil da Baghdad. Nella giornata di mercoledì, a prendere posizione in tal senso è stato il Ministro del Petrolio iracheno,<strong> Jabbar Al Luabi</strong>; come si legge su ‘<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/a/59ddc338cd20a7.60485175/1663788/2017-10-11/energia-ministro-petrolio-iraq-ricavi-giacimenti-kirkuk-torneranno-nel-bilancio-federale">AgenziaNova</a>’, l’esponente politico del governo di Al Abadi ha dichiarato senza mezzi termini che a partire da quest’anno le entrate derivanti dalla vendita del petrolio del giacimento di Kirkuk verranno iscritte nel bilancio iracheno, proprio come accadeva prima del 2014. L’Iraq, forte di un’avanzata che oramai ha quasi del tutto annientato l’estensione territoriale dell’ISIS all’interno dei propri confini, adesso mira a ripristinare il controllo su quelle aree annesse dai Pashmerga durante la lotta al califfato, a partire da Kirkuk.</p>
<p>Quello di Al Luabi sembra comunque più un avvertimento: il controllo del giacimento in questione non è del tutto in mano alle forze irachene, Erbil riuscirebbe ugualmente, stando allo stato attuale, a garantirsi almeno una fetta dei lauti introiti provenienti dalla vendita dell’oro nero, pur tuttavia la decisione anticipata dal Ministro del Petrolio da Baghdad sembra voler indicare la propensione del governo centrale a non dare seguito al referendum curdo, passando dalla risoluzione dell’annosa questione di Kirkuk, del suo giacimento e del suo status politico ed amministrativo. <strong>Il ristabilimento della situazione pre 2014, sembra essere l’obiettivo a lungo termine delle istituzioni irachene</strong>; la decisione di voler nuovamente iscrivere in bilancio le somme degli introiti provenienti da Kirkuk, <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-09-29/l-iraq-chiude-spazi-aerei-kurdistan-e-sempre-piu-isolato-151338.shtml?uuid=AER1E5bC">fa il pari con il blocco aereo imposto alla regione autonoma</a>, così come con le esercitazioni congiunte tra gli eserciti turco ed iracheno vicino al confine delle tre province controllate da Barzani. Ed è proprio questo che adesso mette maggiormente paura: se la linea del dialogo tra Baghdad ed Erbil inizia ad assottigliarsi, lo status relativo a Kirkuk ed al suo giacimento, oltre che alla più generale questione dell’indipendenza della regione, <strong>potrebbe diventare anche e soprattutto un problema di natura militare.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/confronto-baghdad-ed-erbil-adesso-passa-dal-giacimento-kirkuk.html">Il confronto tra Baghdad ed Erbil  adesso passa dal giacimento di Kirkuk</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;oro nero al centro del referendum sul Kurdistan iracheno</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/nero-al-centro-del-referendum-sul-kurdistan-iracheno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2017 10:38:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="620" height="372" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/1447422842-petrolio-isis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/1447422842-petrolio-isis.jpg 620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/1447422842-petrolio-isis-300x180.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px" /></p>
<p>All&#8217;indomani del risultato del referendum, il leader del Partito Democratico del Kurdistan (KDP), e presidente del governo Regionale Curdo (KRG), Massoud Barzani, ha proclamato la vittoria del “si” per l’indipendenza nella regione e nelle aree contese con il governo federale di Baghdad. In un discorso televisivo, il leader dei curdi iracheni ha invitato il governo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/nero-al-centro-del-referendum-sul-kurdistan-iracheno.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/nero-al-centro-del-referendum-sul-kurdistan-iracheno.html">L&#8217;oro nero al centro del referendum sul Kurdistan iracheno</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="620" height="372" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/1447422842-petrolio-isis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/1447422842-petrolio-isis.jpg 620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/1447422842-petrolio-isis-300x180.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px" /></p><p>All&#8217;indomani del risultato del referendum, il leader del Partito Democratico del Kurdistan (KDP), e presidente del governo Regionale Curdo (KRG), <strong>Massoud Barzani</strong>, ha proclamato la vittoria del “si” per l’indipendenza nella regione e nelle aree contese con il governo federale di Baghdad. In un discorso televisivo, il leader dei curdi iracheni ha invitato il governo e i paesi confinanti, in particolare Turchia e Iran, a rispettare la volontà di milioni di persone che hanno votato favorevolmente al referendum per l&#8217;indipendenza. Sotto il profilo internazionale, Barzani appare tuttavia isolato: né <strong>Iran</strong> e <strong>Turchia</strong>, né Stati Uniti ed Unione Europea si sono dichiariate favorevoli a una dichiarazione d&#8217;indipendenza del Kurdistan iracheno.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ispionline.it/it/pubblicazione/le-ambizioni-di-barzani-un-fragile-kurdistan-iracheno-17270">Come sottolinea l&#8217;ISPI</a>, infatti, “la verità è che più che a ottenere risultati sul piano internazionale, Barzani da un lato cerca di rafforzare la posizione curda vis-à-vis Baghdad, dall’altro mira a sfruttare l’esito referendario sul piano interno. Infatti, da un punto di vista politico, economico e sociale, la situazione nel KRG è molto tesa e da tempo bloccata. Le rivalità del KDP, partito dominante, con gli altri due principali partiti curdi, l’Unione Patriottica Curda (PUK) ed il Gorran hanno causato una profonda faglia interna”. Sotto il profilo strategico, tuttavia, la partita fondamentale si gioca sulla risorsa e al tempo stesso “maledizione” del Medio Oriente: il <strong>petrolio</strong>.</p>
<p>L&#8217;oro nero del Kurdistan</p>
<p>Il presidente turco <strong>Recep Tayyip Erdoğan</strong> è stato lapidario: “Vediamo attraverso quali canali il governo regionale iracheno settentrionale esporterà il suo petrolio, o dove lo venderà. Noi abbiamo il rubinetto. Nel momento in cui lo chiudiamo, è finita”. Erdoğan sa benissimo che Barzani non può forzare troppo la mano. Secondo Nawzad Adham, direttore generale del Ministero del commercio e dell&#8217;industria del Kurdistan iracheno, gli affari con la Turchia e l&#8217;Iran sono nell&#8217;ordine dei 10 miliardi di dollari all&#8217;anno.</p>
<p>Come afferma l&#8217;analista geopolitico <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.atimes.com/article/unravelling-riddle-kurds-iraqi-pipedream/">Pepe Escobar su <em>AsiaTimes</em></a>, “il KRG deve importare almeno il 95% dei suoi prodotti agricoli dalla Turchia e dall&#8217;Iran. Inoltre il KRG dipende totalmente da Ankara per quanto concerne l&#8217;esportazione di 550.000 barili di petrolio al giorno. Secondo Baghdad tali scambi commerciali sono totalmente illegali. Il KRG controlla oltre il <strong>40% del petrolio in Iraq</strong> e le sue riserve stimate sono circa 45 miliardi di barili di petrolio e 150 miliardi di metri cubi di gas”.</p>
<p>Le compagnie petrolifere occidentali operanti in Kurdistan</p>
<p><strong>Shaikan</strong> è un giacimento petrolifero situato nel nord dell&#8217;Iraq, in cui la compagnia britannica<a href="http://www.gulfkeystone.com/operations/kurdistan-region-of-iraq/shaikan"> Gulf Keystone Petroleum</a> attualmente detiene il 75% di un accordo di produzione condivisa con il governo regionale curdo. Si tratta di uno dei più grandi giacimenti petroliferi scoperti negli ultimi 50 anni. E non è l&#8217;unica società occidentale ad aver fatto un importante investimento in quell&#8217;area: nel 2011, la compagnia petrolifera <strong>Exxon Mobil</strong> &#8211; di cui l&#8217;attuale Segretario di Stato USA Rex Tillerson era l&#8217;amministratore delegato &#8211; ha siglato un accordo con il KRG. E anche <strong>Total</strong> ha deciso di investire. Inoltre, Rosneft ha firmato un contratto multi-miliardario con il KRG per la costruzione di un nuovo gasdotto.</p>
<p>Ma Ankara può chiudere il rubinetto quando vuole</p>
<p>Benché il <strong>Kurdistan</strong> iracheno sia una regione ricca di risorse, l&#8217;indipendenza resta un sogno impossibile senza l&#8217;approvazione di Turchia e Iran, oltre che del governo centrale iracheno. “Il vero ago della bilancia è della Turchia e della BOTAŞ Petroleum Pipeline Corporation &#8211; spiega Pepe Escobar -. Erdogan ha ragione: gli basta un un dito per fermare completamente il flusso di petrolio nel porto mediterraneo di <strong>Ceyhan</strong>. La richiesta di Erdoğan nel post-referendum non è negoziabile: nessuna dichiarazione di indipendenza”. </p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/nero-al-centro-del-referendum-sul-kurdistan-iracheno.html">L&#8217;oro nero al centro del referendum sul Kurdistan iracheno</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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