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Masud Barzani, presidente della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, ha annunciato le sue dimissioni in una seduta a porte chiuse del parlamento di Erbil a seguito delle ripercussioni del controverso referendum sull’indipendenza da Baghdad . Il 71enne Barzani in una lettera letta questo pomeriggio nell’aula del parlamento del Kurdistan ha scritto: “Dopo il 1 novembre non eserciterò più le mie funzioni e respingo un’estensione del mio mandato. Cambiare la legge sulla presidenza del Kurdistan o prolungare il mio mandato non è accattabile” ha poi aggiunto il leader del PDK e architetto del voto d’indipendenza del 25 settembre, referendum che ha provocato una risposta decisa da parte dell’esercito iracheno, coadiuvato dalle Forze di mobilitazione popolare .

Masud Barzani è nato nell’agosto del 1946 nella repubblica di Mahabad, piccola regione del Kurdistan iraniano.  Una volta collassato il progetto politico curdo in Iran con la caduta della repubblica, il padre Mustafa abbandonò il paese per andare in Unione Sovietica. Masud invece si stabilì direttamente a Mosul dove ritrovò gli altri membri della famiglia. Nel 1979 il padre morì e lui prese il suo posto come leader del Kdp. Barzani era in carica come Presidente della Regione autonoma curda dal 2005, ma vinse ancora nel 2009 per poi vedere estendere il suo mandato fino al 2013. Quell’anno ci sarebbero dovute essere nuove elezioni per designare il nuovo presidente ma infine il Parlamento sospese le sue funzioni a seguito di una disputa tra Barzani e i funzionari del partito Gorran: all’allora presidente del parlamento Yusuf Mohammed Sadiq – appartenente al partito Gorran – era stato impedito di varcare la soglia di Erbil su ordine del Partito Democratico curdo (KDP) di Barzani. Nel 2015 il suo mandato come presidente era giunto al termine quindi, teoricamente, i partiti si sarebbero dovuti riunire per eleggere il nuovo rappresentante del popolo curdo. Anche perché, secondi le leggi, non avrebbe potuto correre in quelle che sarebbero dovute essere le prossime elezioni. Ma il leader rifiutò di farsi da parte e di lasciare la sua posizione, tanto che – fino a oggi – il titolo di presidente era ancora nelle sue mani.

L’ormai ex presidente della Regione autonoma curda ha provato a riprendere in mano le redini del Kurdistan iracheno con il voto d’indipendenza da Baghdad del 25 settembre. L’avanzata delle forze fedeli al governo iracheno nei territori conquistati dai curdi durante la battaglia contro i miliziani dell’Isis hanno però costretto Barzani a fare dietro-front; infatti il 25 ottobre aveva già offerto al primo ministro al-Abadi di annullare i risultati del referendum in cambio di un allentamento delle tensioni ai confini tra i domini curdi e quelli iracheni. Tra le condizioni richiesta dal primo ministro iracheno c’era l’obbligo di dimissioni per Barzani. 

In questa cornice c’è spazio per la famiglia Talabani, storica rivale dei Barzani e molto vicina a Teheran. Il governo centrale di Baghdad ha portato avanti la sua battaglia contro i curdi insieme alle milizie sciite vicine a Teheran e ora insieme potrebbero riuscire a insediare un “volto amico” alla guida del Kurdistan; che sia più lontano da Stati Uniti e Turchia e più vicino agli interessi di Iran e Iraq.

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