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	<title>Jean-Yves Le Drian Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
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	<title>Jean-Yves Le Drian Archives - InsideOver</title>
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		<title>Parte la missione francese a Hormuz. E l&#8217;Italia seguirà Macron</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/missione-francia-hormuz-italia-europa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jan 2020 09:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo persico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1238" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_1768497.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_1768497.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_1768497-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_1768497-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_1768497-1024x660.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Europa scende in campo nello stretto di Hormuz. E lo fa con una missione europea a guida francese. Lo ha affermato il ministro degli Esteri transalpino Jean-Yvves Le Drian e lo ha confermato anche l&#8217;Alto rappresentante per la politica estera dell&#8217;Unione europea, Josep Borrell. Il titolare del Quai d&#8217;Orsay ha parlato di &#8220;un’azione di sorveglianza &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/missione-francia-hormuz-italia-europa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/missione-francia-hormuz-italia-europa.html">Parte la missione francese a Hormuz. E l&#8217;Italia seguirà Macron</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1238" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_1768497.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_1768497.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_1768497-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_1768497-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_1768497-1024x660.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;Europa scende in campo nello stretto di <strong>Hormuz</strong>. E lo fa con una missione europea a guida francese. Lo ha affermato il ministro degli Esteri transalpino <strong>Jean-Yvves Le Drian</strong> e lo ha confermato anche l&#8217;Alto rappresentante per la politica estera dell&#8217;Unione europea, <strong>Josep Borrell</strong>. Il titolare del Quai d&#8217;Orsay ha parlato di &#8220;<span style="font-size: 1rem;">un’azione di sorveglianza marittima degli europei nel Golfo&#8221; che serve a far capire al mondo che l&#8217;Europa è </span>di nuovo<span style="font-size: 1rem;"> al centro della scena nei teatri di crisi più importanti del mondo. E lo stretto di Hormuz è sicuramente tra questi, visto che l&#8217;escalation tra Iran e Paesi del blocco statunitense ha confermato i rischi per un&#8217;area dal valore strategico </span>enorme<span style="font-size: 1rem;">, a partire dal traffico </span>del<span style="font-size: 1rem;"> petrolio. Hormuz è la </span>porta<span style="font-size: 1rem;"> che </span>unisce<span style="font-size: 1rem;"> il Golfo Persico all&#8217;oceano Indiano, ed è uno dei choke-point principali per l&#8217;import-export di oro nero. Lo ha </span>confermato<span style="font-size: 1rem;"> anche Borrell, che si è </span>detto<span style="font-size: 1rem;"> &#8220;compiaciuto&#8221; per l&#8217;iniziativa europea che vede coinvolti </span>Belgio<span style="font-size: 1rem;">, Danimarca, F</span>rancia, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi e Portogallo.</p>
<p>Questi i proclami. Poi la realtà. Perché anche in questo caso l&#8217;iniziativa europea assume dei connotati diversi che vanno analizzati per capire di cosa si tratta e quale sarà l&#8217;impegno italiano. Innanzitutto una premessa: Le Drian parla di Europa, ma quando parla di Europa intende Francia. Lo conferma non solo la &#8220;goia&#8221; con cui il ministero degli Affari esteri francese <a href="https://www.diplomatie.gouv.fr/fr/politique-etrangere-de-la-france/europe/evenements-et-actualites-lies-a-la-politique-europeenne-de-la-france/article/mission-europeenne-de-surveillance-maritime-dans-le-detroit-d-ormuz-declaration">ha annunciato l&#8217;avvio della missione</a> (unico ministero europeo coinvolto a dare una visibilità tale alla notizia) ma anche le stesse parole di Borrell che parlando della missione ha ribadito la &#8220;guida francese&#8221;. Come riportato da <em>AdnKronos</em>, l&#8217;alto rappresenta Ue ha chiarito che &#8220;non è una decisione del Consiglio, ma una <strong>coalizione di volonterosi</strong> guidata dalla Francia, che ha preso l&#8217;iniziativa ed è riuscita a raccogliere diversi Paesi Ue per questa missione, che è una cosa diversa dall&#8217;iniziativa americana&#8221;. Parole importanti perché danno un&#8217;immagine perfetta di cosa sarà la missione: una missione guidata dalla Francia che si distacca, politicamente, dall&#8217;<strong>Operazione Sentinella</strong> voluta dagli Stati Uniti e quindi da Donald Trump e che di fatto certifica l&#8217;ascesa di Emmanuel Macron come leader della Difesa europea. Un obiettivo che l&#8217;Eliseo non ha mai abbandonato.</p>
<p>La Francia non ha mai fatto mistero di voler guidare la Difesa europea ma anche di voler farlo partendo dal Sahel e dal Medio Oriente. Con l&#8217;escalation del Golfo Persico, Parigi ha già fatto capire il suo interesse nell&#8217;inserirsi nella crisi attraverso <a href="https://it.insideover.com/guerra/francia-portaerei-charles-de-gaulle-mediterraneo-orientale.html">l&#8217;invio della portaerei Charles de Gaulle</a>, l&#8217;arrivo dei radar di Parigi in Arabia Saudita per rinforzare le difese di Riad e dei suoi impianti petroliferi, ma soprattutto attraverso l&#8217;offerta della base navale negli Emirati Arabi Uniti come hub della missione europea nel <strong>Golfo</strong>. Offerta riaffermata proprio dalle autorità transalpine che hanno ringraziato Abu Dhabi &#8220;per aver offerto di ospitare il quartier generale della missione sul loro territorio&#8221;.</p>
<p>La Francia quindi ottiene un&#8217;importante vittoria diplomatica. Ma adesso bisognerà capire cosa farà l&#8217;Italia, che ha già dato il suo pieno sostegno politico all&#8217;iniziativa di Macron. Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini <a href="https://it.insideover.com/politica/guerra-nel-governo-sulle-missioni-allestero.html">aveva già chiarito</a> nei giorni scorsi la volontà del governo di incrementare la presenza militare italiana in <strong>Sahel</strong> e garantire all&#8217;Italia &#8220;la presenza nello Stretto di Hormuz, le cui acque rappresentano un interesse strategico per la nostra economia&#8221;. L&#8217;Italia dunque è convinta della necessità di operare nell&#8217;area. E lo farà evidentemente con la missione guidata da Parigi che però, va ricordato, non sembra mai troppo contenta del dinamismo italiano nel <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/mediterraneo-allargato.html">Mediterraneo allargato</a>. La Francia ha frenato più volte le ambizioni di Roma in Sahel marginalizzando i militari italiani nella missione in Mali e ha colpito gli interessi italiani in Libia con una politica sicuramente non allineata a quella dei governi italiani. Essere nella &#8220;coalizione dei volenterosi&#8221; promossa dalla Francia significa partecipare a una missione non europea, ma francese, in cui gli Stati europei di fatto sono posti sotto l&#8217;ombrello militare e diplomatico di Parigi e non della Nato, dell&#8217;Unione europea e nemmeno degli Stati Uniti. L&#8217;Italia non può lasciare il Golfo: ma aiuterà Macron.</p>
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		<item>
		<title>La Francia accusa l&#8217;Iran per fermare i piani di Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/francia-yemen-iran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Mar 2018 13:39:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo sul nucleare iraniano (Jcpoa)]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20170913190202_24288822.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20170913190202_24288822.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20170913190202_24288822-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20170913190202_24288822-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20170913190202_24288822-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>&#8220;L&#8217;Iran fornisce armi ai ribelli houthi in Yemen&#8220;. Ad affermarlo questa volta non sono né gli Stati Uniti né l&#8217;Arabia Saudita, ma (a sorpresa) il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian. &#8220;C&#8217;è un problema nello Yemen: il processo politico non è iniziato, l&#8217;Arabia Saudita si sente regolarmente attaccata dagli houthi, che sono armati dall&#8217;Iran&#8220;, queste &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-yemen-iran.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-yemen-iran.html">La Francia accusa l&#8217;Iran per fermare i piani di Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20170913190202_24288822.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20170913190202_24288822.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20170913190202_24288822-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20170913190202_24288822-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20170913190202_24288822-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>&#8220;L&#8217;Iran fornisce armi ai ribelli houthi in <strong>Yemen</strong>&#8220;. Ad affermarlo questa volta non sono né gli Stati Uniti né l&#8217;Arabia Saudita, ma (a sorpresa) il ministro degli Esteri francese <strong>Jean-Yves Le Drian</strong>. &#8220;C&#8217;è un problema nello Yemen: il processo politico non è iniziato, l&#8217;Arabia Saudita si sente regolarmente attaccata dagli houthi, che <strong>sono armati dall&#8217;Iran</strong>&#8220;, queste le frasi di Le Drian intervista alla radio <em>Rtl</em>. </p>
<p>Le parole del ministro francese sono abbastanza sorprendenti. Parigi è da sempre uno dei bastioni della difesa dei rapporti proficui con Teheran, anche soltanto da un punto di vista storico e politico. E la presidenza di <strong>Emmanuel</strong> <strong>Macron</strong> non ha mai negati di voler consolidare le relazioni con il governo iraniano, in particolare grazie alle enormi commesse per le aziende francesi con la fine delle sanzioni nei confronti dell&#8217;Iran.</p>
<p>La scelta di Le Drian dunque sorprende, perché tra aeronautica, automobili e gas, i francesi avrebbero tutto da perdere da questa presa di posizione. Tra l&#8217;altro, le accuse sul supporto militare agli houti sono sempre state rilanciate negli ultimi mesi da Stati Uniti e Arabia Saudita e l&#8217;Iran ha sempre negato (ovviamente) qualsiasi coinvolgimento. Possibile dunque che l&#8217;Iran sia diventato tutto a un tratto un avversario della Francia?</p>
<p>Un <em>do ut des</em> fra Stati Uniti ed Europa</p>
<p>Probabilmente no. Ma la polarizzazione dello scontro fra Stati Uniti e Iran rende di fatto <strong>l&#8217;Europa vittima di un gioco a cui non voleva partecipare</strong>. I recenti sommovimenti interni alla Casa Bianca hanno reso chiaro a tutti che i falchi contrari all&#8217;<strong>accordo sul nucleare iraniano</strong> stanno prendendo il sopravvento. E questo comporta che gli Usa siano più rigidi anche nei confronti degli alleati europei che non vogliono che venga stracciato l&#8217;accordo siglato all&#8217;epoca di Barack Obama.</p>
<p>Ma forse è proprio questo il motivo di queste accuse nei confronti dell&#8217;Iran. <a style="color: #0000ff" href="http://www.jpost.com/Middle-East/EU-sanctions-offer-to-Trump-would-leave-Iran-deal-untouched-547373">Come riporta il <em>Jerusalem Post</em></a>, i funzionari dell&#8217;Unione europea si sono incontrati mercoledì a <strong>Bruxelles</strong> per prendere in considerazione nuove sanzioni contro l&#8217;Iran sul suo <strong>programma di missili balistici</strong>. Se adottate, le misure si rivolgerebbero a specifici individui ed entità coinvolti nello sviluppo delle armi balistiche.</p>

<p>Secondo le informazioni ottenute, Francia, Germania e Regno Unito hanno proposto le <strong>nuove sanzioni nel tentativo di placare gli Stati Uniti</strong> che da tempo stanno chiedendo azioni più dure contro l&#8217;Iran. L&#8217;offerta di sanzioni da parte dell&#8217;Unione europea finora non è stata all&#8217;altezza delle aspettative di Donald Trump. E certamente non lo saranno neanche adesso, con John Bolton e Mike Pompeo a guidare la politica estera americana.</p>
<p><strong>Trump ha dato tempo a Londra, Parigi e Berlino fino al 12 maggio</strong> per offrire &#8220;soluzioni concrete&#8221; all&#8217;accordo. In caso contrario, Trump deciderà di ripristinare le sanzioni statunitensi sul programma nucleare iraniano ritirando Washington dall&#8217;accordo. E questo è ciò che gli Stati europei non vogliono che accada.</p>
<p>La scelta di Le Drian per accodarsi alla questione dei missili iraniani consegnati agli houti potrebbe essere letta quindi come uno scambio. Per fare in modo che gli Stati Uniti non si ritirino dall&#8217;accordo sul nucleare iraniano, la Francia sarebbe disposta a cedere sul fronte yemenita. Un po&#8217; come avvenuto sul tema dei diplomatici russi tra Stati Uniti e alleati europei.</p>

<p>Naturalmente in questo c&#8217;è anche da dire che <strong>l&#8217;Arabia Saudita e una parte della classe dirigente israeliana premono perché l&#8217;Europa si allinei</strong> a questa nuova politica di raffreddamento nei confronti di Teheran. Il viaggio di bin Salman a Washington non casualmente coincide con una nuova ondata di accuse nei confronti del governo iraniano. E per evitare di scontentare alleati potenti, la Francia potrebbe decidere di colpire l&#8217;Iran almeno per ciò che riguardo lo Yemen. Un bene se serve a mantenere vivo l&#8217;accordo sul nucleare: ma bisognerà capire fino a che punto a Teheran accettino questo nuovo assedio.</p>
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		<item>
		<title>Le Drian va in Iran in cerca di un patto  Sul tavolo Siria e accordo sul nucleare</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-drian-accordo-iran-siria-nucleare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Mar 2018 12:39:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Teheran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180301133800_25848578.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180301133800_25848578.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180301133800_25848578-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180301133800_25848578-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180301133800_25848578-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La diplomazia francese si muove per trovare un patto con l&#8217;Iran. Oggi, a Teheran, l&#8217;incontro fra il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian e le autorità iraniane,  in particolare con Mohammad Javad Zarif. Sul tavolo due dossier scottanti: l&#8217;accordo sul nucleare e la guerra in Siria. Due questioni che sono strettamente legate, specialmente per la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-drian-accordo-iran-siria-nucleare.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/le-drian-accordo-iran-siria-nucleare.html">Le Drian va in Iran in cerca di un patto  Sul tavolo Siria e accordo sul nucleare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180301133800_25848578.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180301133800_25848578.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180301133800_25848578-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180301133800_25848578-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180301133800_25848578-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La diplomazia francese si muove per trovare un patto con l&#8217;Iran. Oggi, a <strong>Teheran</strong>, l&#8217;incontro fra il ministro degli Esteri francese, <strong>Jean-Yves Le Drian</strong> e le autorità iraniane,  in particolare con <strong>Mohammad Javad Zarif</strong>. Sul tavolo due dossier scottanti: l&#8217;accordo sul nucleare e la guerra in Siria. Due questioni che sono strettamente legate, specialmente per la possibilità che la Francia intervenga militarmente in Siria nell&#8217;ambito della coalizione internazionale.</p>
<p>Il ministro degli Esteri dell&#8217;era <strong>Macron</strong> ha un obiettivo imprescindibile: salvare <strong>l&#8217;accordo sul nucleare con l&#8217;Iran</strong>. Un accordo in cui la Francia si è impegnata molto soprattutto per la possibilità di investimento delle aziende francesi nel mercato iraniano. Gli<strong> accordi commerciali e industriali</strong> siglati subito dopo la fine delle sanzioni in settori strategici dell&#8217;Iran non possono essere messi in dubbio. Si parla del settore del gas, automobilistico, aeronautico e infrastrutturale. Settori-chiave per l&#8217;economia francese per quella dell&#8217;Iran, che brama una modernizzazione bloccata dalle sanzioni.</p>

<p>Le Drian intende salvaguardare l&#8217;accordo chiedendo all&#8217;Iran qualcosa in cambio. E questo qualcosa riguarderà soprattutto il <strong>programma di missili balistici</strong> e le ambizioni regionali, in particolare in Siria. Sul fronte dei missili balistici, il segretario del Consiglio Supremo per la sicurezza nazionale, <strong>Ali Shamkhani</strong>, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://en.isna.ir/news/96121407767/France-opposes-to-US-stance-toward-JCPOA-Le-Drian">ha già detto al ministro francese </a>che &#8220;è in linea con la nostra politica difensiva, che non rappresenta una minaccia per alcun Paese&#8221;. Anzi, il funzionario iraniano ha criticato i Paesi europei per aver tradito l&#8217;accordo sul nucleare concedendo a Donald Trump la possibilità di modificarlo per non interromperlo del tutto.</p>
<p>Una sensazione che ribadisce quanto detto dal ministro degli Esteri, <strong>Zarif</strong>, che ha criticato il cosiddetto&#8221;<strong>estremismo</strong>&#8221; dei Paesi europei nei confronti dell&#8217;Iran in un&#8217;intervista pubblicata a poche ore dal vertice con il suo omologo di Parigi. &#8220;Per mantenere gli Stati Uniti nell&#8217;accordo sul nucleare iraniano, i Paesi europei sono stati affetti da estremismo e questo alla fine farà male alla politica dell&#8217;Europa&#8221;. &#8220;Al momento &#8211; ha ribadito Zarif &#8211; in due hanno <strong>violato l&#8217;accordo</strong> sul nucleare: gli Usa e gli europei. Gli statunitensi a causa della politica di Washington e gli europei a causa della politica americana&#8221;. </p>

<p>Con  queste premesse, il vertice di Teheran non sembra che possa facilmente orientarsi verso la risoluzione delle controversie. Al contrario, la situazione appare anche più delicata in virtù della complessa crisi siriana, in cui Iran e Siria si trovano su posizioni opposte. Di recente, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha spesso parlato della situazione umanitaria nella Ghouta orientale e ne ha parlato anche prima del vertice fra i ministri degli Esteri nel corso di una telefonata con <strong>Hassan Rohani</strong>.</p>
<p>Macron, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.elysee.fr/communiques-de-presse/article/communique-iran-syrie-entretien-telephonique-entre-le-president-de-la-republique-francaise-emmanuel-macron-et-le-president-de-la-republique-islamique-d-iran-hassan-rohani/">a detta di quanto suggerito da una dichiarazione ufficiale dell&#8217;Eliseo</a>, ha &#8220;fortemente&#8221; esortato Rohani a esercitare tutte le &#8220;pressioni necessarie sul regime siriano perché metta fine agli attacchi indiscriminati contro i civili assediati della <strong>Ghouta orientale</strong>, consenta l&#8217;accesso umanitario e permetta l&#8217;evacuazione delle persone più a rischio&#8221;. E poche settimane fa, <a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/siria-macron-colpiremo-in-caso-di-prove-di-uso-armi-chimiche_3123171-201802a.shtml">ha sostenuto la possibilità di un intervento militare</a> in Siria qualora la comunità internazionale (leggasi coalizione internazionale a guida Usa) produca le prove certe di un attacco con armi chimiche da parte delle forze armate siriane. </p>

<p>Iran e Francia si giocano molto in Medio Oriente. Per l&#8217;Iran, chiaramente, la costruzione dell&#8217;asse sciita che lo leghi al Mediterraneo è fondamentale. Ma anche per la Francia di Macron, che punta a riottenere un ruolo di potenza internazionale, la carta siriana, anche per gli storici legami della regione con Parigi, non va sottovalutata nel mazzo di possibilità dell&#8217;Eliseo. Entrambi gli Stati però possono puntare a un&#8217;arma comune, pur con diverse motivazioni: la <strong>regressione della leadership degli Stati Uniti</strong>. Macron vuole prendersi non solo la guida dell&#8217;Europa, ma anche contrapporre la visione di Parigi a quella di Washington, come già fatto proprio con l&#8217;accordo con l&#8217;Iran. Rohani, dal canto suo, può sfruttare il desiderio francese di scalzare gli Usa in alcune questioni e rafforzare i legami con l&#8217;Europa e la Siria può diventare, ancora una volta, fondamentale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/le-drian-accordo-iran-siria-nucleare.html">Le Drian va in Iran in cerca di un patto  Sul tavolo Siria e accordo sul nucleare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Così l&#8217;export militare francese  determina la politica di Macron</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosi-lexport-militare-francese-determina-la-politica-macron.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Nov 2017 07:49:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Armi]]></category>
		<category><![CDATA[rafale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171120192724_25047450.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171120192724_25047450.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171120192724_25047450-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171120192724_25047450-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171120192724_25047450-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il complesso militare industriale francese risulta da decenni notevolmente sviluppato, dato che Parigi ha perseguito a lungo una politica autonoma in materia di Difesa nel periodo compreso tra la decisione del Generale Charles de Gaulle di ritirare la Francia dal comando integrato della NATO nel 1966 e il ritorno del Paese nei ranghi dell&#8217;Alleanza Atlantica &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-lexport-militare-francese-determina-la-politica-macron.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171120192724_25047450.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171120192724_25047450.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171120192724_25047450-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171120192724_25047450-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171120192724_25047450-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il complesso militare industriale francese risulta da decenni notevolmente sviluppato, dato che Parigi ha perseguito a lungo una politica autonoma in materia di Difesa nel periodo compreso tra la decisione del Generale Charles de Gaulle di ritirare la Francia dal comando integrato della NATO nel 1966 e il ritorno del Paese nei ranghi dell&#8217;Alleanza Atlantica del 2009. Aziende come Dassault Aviation e Thales Group rappresentano importanti <em>player </em>nel settore, che in Francia genera, attraverso l&#8217;indotto, circa 30.000 posti di lavoro e risulta oltremodo strategico per l&#8217;elaborazione delle mosse dell&#8217;Eliseo in campo di relazioni politico-diplomatiche sullo scenario mondiale. Al pari di Paesi <a href="http://www.occhidellaguerra.it/ruolo-dellindustria-della-difesa-russa-nelle-strategie-del-cremlino/">come la Russia </a>e gli <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-diplomazia-commerciale-dellamministrazione-donald-trump/">Stati Uniti dell&#8217;amministrazione Trump</a>, infatti, la Francia ha concretamente inserito la commercializzazione dei suoi prodotti militari nella propria strategia geopolitica, puntando a proiettare la propria influenza sulla scia della diffusione dei suoi sistemi d&#8217;arma. </p>
<p>Un legame diretto nel settore della Difesa prelude a una cooperazione politico-militare ad ampio raggio, o ne è la logica conseguenza: questo sembra essere ben chiaro al Presidente <strong>Emmanuel Macron</strong>, il quale è conscio dell&#8217;influenza diretta che il suo governo può esercitare sul compound militare-industriale vista il diretto controllo di quote di numerose aziende del settore da parte delle istituzioni francesi, come testimoniato dalle partecipazioni in Airbus (11,1%) e Naval Group (62,49%). <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.defensenews.com/global/europe/2017/05/18/france-sees-14-percent-increase-in-foreign-arms-exports/" target="_blank">Pierre Tran di </a><em>Defense News </em>ha segnalato come dal 2015 al 2016 l&#8217;export militare francese sia cresciuto del 14%, con un giro d&#8217;affari che ha coinvolto 859 imprese arrivando a toccare il valore di 14 miliardi di euro, risultando secondo solo al dato registrato dagli Stati Uniti. L&#8217;ex Ministro della Difesa e attuale Ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian ha <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.defensenews.com/global/europe/2017/03/06/how-was-2016-for-french-arms-exports-depends-on-who-you-ask/" target="_blank">accennato a un totale complessivo di 20 miliardi di euro</a>, che però appare oggettivamente eccessivo, sebbene il dato reale risulti in ogni caso di primaria grandezza.</p>

<p>A ciò bisogna aggiungere la somma dei contratti conclusi negli scorsi anni e il cui dispiegamento è in corso d&#8217;opera: Naval Group realizzerà una flotta di 12 sottomarini per la Marina australiana, per un valore complessivo di 38 miliardi di euro, mentre l&#8217;India investirà 9 miliardi di euro per l&#8217;acquisto, l&#8217;approntamento e la consegna di 36 caccia Dassault Rafale.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.difesaonline.it/evidenza/lettere-al-direttore/fincantieri-french-connection-e-litalian-job" target="_blank">Secondo quanto riportato da Damiano Trieste su </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.difesaonline.it/evidenza/lettere-al-direttore/fincantieri-french-connection-e-litalian-job" target="_blank">Difesa Online</a>, </em>nell&#8217;energica difesa della proprietà francese dei cantieri navali di Saint Nazaire da parte di Macron <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-francia-macron-rivale-dellitalia/" target="_blank">e nella sua opposizione a Fincantieri </a>si potrebbe rivelare l&#8217;interesse del Presidente nei confronti di un settore particolarmente redditizio per il Paese, quello del ramo marittimo dell&#8217;industria militare: Trieste ha giudicato l&#8217;accordo concluso tra la Francia e l&#8217;Italia sfavorevole a Fincantieri e vantaggiosa per la prima, dato che &#8220;sul fronte militare, oltre alle conseguenze negative per l&#8217;occupazione nella cantieristica e dell&#8217;indotto, fra i danni collaterali ci saranno anche i livelli occupazionali delle aziende di Leonardo. Visto che Thales, il suo principale concorrente possiede il 15% di Naval Groups, è evidente che come conseguenza della leadership francese sul ramo militare, i sistemi d&#8217;arma e di comando e controllo di Thales saranno privilegiati sulle nuove navi, rispetto a quelli di Leonardo. Considerato che quasi il 50% del valore economico di una nave militare è rappresentato dai suoi equipaggiamenti, il danno in termini di PIL e di occupazione per l&#8217;Italia è evidente&#8221;, mentre i vantaggi per Parigi appaino palesi e notevoli.</p>

<p>La diplomazia militar-commerciale e gli interessi economici dell&#8217;industria della Difesa francese nella regione spiegano, almeno in parte, il forte zelo dimostrato da Macron e Le Drian nel corso della recente tournee diplomatica in Medio Oriente. Mentre Macron mediava tra Arabia Saudita e Libano per il &#8220;rilascio&#8221; del premier di Beirut Hariri, al tempo stesso rinsaldava i suoi legami tra le petromonarchie del Golfo, area strategica per gli interessi del Paese, che mantiene nel quadrante compreso tra Medio Oriente, Mar Rosso e Oceano Indiano le basi di Mina Zayed, Al Dhafra, Mayotte e Gibuti.</p>
<p>&#8220;La politica francese nel Golfo, come quella americana ed europea, scorre sul ricco ma scivoloso binario dei petrodollari e delle forniture di armamenti&#8221;, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-11-18/macron-grande-mediatore-libano-e-sauditi-105456.shtml?uuid=AENCqGED" target="_blank">ha scritto Alberto Negri sul </a><em><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-11-18/macron-grande-mediatore-libano-e-sauditi-105456.shtml?uuid=AENCqGED" target="_blank">Sole 24 Ore,</a> </em>commentando il flusso di interessi trasversali che lega Parigi a Paesi come l&#8217;Arabia Saudita e gli Emirati Arabi (al tempo stesso &#8220;partner fondamentale nel triangolo finanziario per la vendita di aerei Rafale, fregate e missili all&#8217;Egitto&#8221;) e, al contempo, al Qatar loro rivale, unito agli attuali avversari strategici dal comune interesse per il mercato francese, proficua fonte di materiale bellico e utile destinazione per ingenti flussi di capitali.</p>

<p>Macron si è dunque presentato nel Golfo come mercante di armi e procacciatore di investimenti; al tempo stesso, numerose decisioni prese a partire dal suo insediamento all&#8217;Eliseo sembrano essere volte a favorire gli interessi economici del complesso militare-industriale transalpino. Il Presidente sfrutta il valore aggiunto commerciale e occupazionale del settore della Difesa, ma rischia di incamminarsi su un sentiero pericoloso: sul lungo periodo, infatti, la crescente influenza di un complesso militare-industriale sempre più arrembante e le ambigue interferenze esercitate dai poco affidabili &#8220;soliti noti&#8221; del Golfo sulla postura strategica di Parigi in un&#8217;area cruciale come il Medio Oriente potrebbero portare la Francia a ripetere i notori e numerosi errori geopolitici degli ultimi anni, con grave pregiudizio dei suoi interessi principali.</p>
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		<title>Macron sbarca in Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/macron-africa-sahel.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 May 2017 15:21:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170519143913_23156063.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170519143913_23156063.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170519143913_23156063-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170519143913_23156063-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170519143913_23156063-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il primo viaggio di Emmanuel Macron come presidente della Repubblica fuori dall’Europa è stato in Africa, precisamente in Mali. Una scelta interessante del nuovo presidente francese che dimostra quanto sia importante il continente africano per la Francia del presente ma anche, e soprattutto del futuro. La visita di Macron nel Sahel, dove la Francia ha &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/macron-africa-sahel.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170519143913_23156063.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170519143913_23156063.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170519143913_23156063-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170519143913_23156063-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170519143913_23156063-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il primo viaggio di Emmanuel Macron come presidente della Repubblica fuori dall’Europa è stato in Africa, precisamente in Mali. Una scelta interessante del nuovo presidente francese che dimostra quanto sia importante il continente africano per la Francia del presente ma anche, e soprattutto del futuro. La visita di Macron nel Sahel, dove la Francia ha migliaia di uomini impegnati nella lotta al terrorismo internazionale, è un messaggio molto importante per tutti i governi europei ma anche africani: la Francia di Macron ha interesse nel mantenere e rafforzare la posizione di Parigi nel cuore del Continente Nero.L’iniziativa di Macron a pochi giorni dal suo insediamento all’Eliseo non va presa assolutamente sotto gamba. Hollande, quando assunse la presidenza francese, come primo grande atto di portata internazionale decise il ritiro delle truppe francesi dall’Afghanistan, mostrandosi, almeno all’inizio, disinteressato a un conflitto bellico lontano dal proprio Paese. Macron, al contrario, ha fatto un viaggio d’impegno internazionale, visitando la base militare di Gao nel Mali. Una base di fondamentale importanza per la geopolitica francese, se si pensa che 1600 soldati dei quattromila impegnati in Mali sono di stanza in quella postazione.Emmanuel Macron non ha mai nascosto che il problema principale del terrorismo internazionale, per Parigi ma anche per tutta l’Europa, derivi proprio dal Sahel. L’Africa subsahariana, infatti, rappresenta una fucina di una serie di grandi tragedie umanitarie che impongono una riformulazione del ruolo dell’Europa nell’Africa. Qui il terrorismo islamista dilaga senza che esistano Stati capaci di fermarlo. C’è l’inizio della grande tratta di esseri umani che arrivano poi sulle coste libiche per sbarcare in Europa. E questi due problemi, uniti al traffico di armi e alle guerre tribali, sono tutti collegati tra loro e consegnano una regione totalmente priva di alcuna stabilità.La Francia è impegnata nella campagna in Mali dal gennaio del 2013. Fu proprio l’attuale ministro degli Esteri, Le Drian, quando era ministro della difesa con Hollande, a fare in modo che il presidente si convincesse a intervenire nell’Africa centrale. Non a caso, sia lui che la nuova detentrice del dicastero della Difesa, Sylvie Goulard, sono stati accompagnatori ufficiali di Macron nel viaggio alla base di Gao. L’operazione Serval, poi divenuta Barkhane, vede oggi seimila soldati francesi impegnati non solo in Mali, ma anche in Ciad, Burkina Faso, Mauritania, Niger e ai confini con la Nigeria. L’offensiva delle truppe degli Stati del Sahel contro le truppe di Boko Haram è stata coadiuvata e guidata proprio dall’esercito francese, che ha impegnato mezzi, uomini e denaro per riuscire a rimettere sotto il controllo degli Stati i territori devastati dai predoni.Macron ha già chiesto ad Angela Merkel, nel suo viaggio istituzionale a Berlino, di impegnarsi di più, anche in termini di mezzi, nella lotta al terrorismo islamica in Africa subsahariana. L’Unione Europea è già da qualche tempo impegnata in quel teatro di guerra e con essa le Nazioni Unite. La Germania è anzi lo Stato che versa più denaro per la prosecuzione della missione internazionale “Minusma”, ma da parte francese vorrebbero un’intensificazione dell’impegno tedesco proprio quanto a dispiegamento di forze.Non c’è solo la lotta al terrorismo ad essere al centro degli interessi di Macron in Africa. Al contrario, gli impegni economici ed infrastrutturali dello Stato francese nelle sue antiche colonia sono uno dei principali obiettivi di questo impegno profuso da Parigi per la lotta al terrorismo. Non a caso, uno degli invitati del presidente nell’aereo presidenziale diretto in Mali era Rémy Rioux, direttore generale dell’Agenzia francese per lo Sviluppo. In ballo ci sono progetti milionari d’infrastrutture, dove le aziende francesi possono, naturalmente, essere privilegiate. D’altronde, non può esserci lotta al terrorismo che non si vinca anche facendo una seria campagna di stabilizzazione e di arricchimento di quelle aree del mondo, e gli interessi francesi, lì in Africa, specialmente nel Sahel sono innumerevoli. Dalle risorse energetiche alle materie prime, passando appunto per programmi di sviluppo con le proprie aziende, ma anche semplicemente il mantenimento di Stati satelliti, tutto fa credere che Emmanuel Macron sappia perfettamente cosa significhi l’Africa per Parigi. Del resto lo ha anche ripetuto dopo la elezioni, che la Francia , la sua Francia, avrebbe avuto tre direzioni: Unione Europea, Mediterraneo, Africa. Per adesso, tutto sembra andare verso queste direzioni.</p>
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		<title>Il ministro degli Esteri di Macron</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/jean-yves-le-drian-chi-e-il-ministro-degli-esteri-di-macron.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 May 2017 17:14:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1084" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170514225116_23097644.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170514225116_23097644.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170514225116_23097644-300x217.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170514225116_23097644-768x555.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170514225116_23097644-1024x740.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Jean-Yves Le Drian è il nuovo ministro degli Esteri francese: per l’esattezza Ministro degli Affari Esteri e per l’Europa. È la prima volta, nella storia della Quinta Repubblica francese, che un ministro resta al governo dopo l’elezione di un nuovo presidente, soprattutto di un presidente di un partito diverso dal precedente. Per lui, infatti, si &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/jean-yves-le-drian-chi-e-il-ministro-degli-esteri-di-macron.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1084" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170514225116_23097644.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170514225116_23097644.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170514225116_23097644-300x217.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170514225116_23097644-768x555.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170514225116_23097644-1024x740.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Jean-Yves Le Drian</strong> è il nuovo ministro degli Esteri francese: per l’esattezza Ministro degli Affari Esteri e per l’Europa. È la prima volta, nella storia della Quinta Repubblica francese, che un ministro resta al governo dopo l’elezione di un nuovo presidente, soprattutto di un presidente di un partito diverso dal precedente. Per lui, infatti, si tratta di un semplice, quanto fondamentale, cambio di ufficio: passa dalla Difesa agli Esteri dopo aver servito per anni sotto la presidenza Hollande prima con il governo Ayrault, poi con il governo Valls. La scelta di Macron di confermarlo ministro circolava già da molto tempo. In molti, anzi, ritenevano il settantenne bretone quale possibile Primo Ministro dell’era Macron. I due avevano collaborato ai tempi in cui il nuovo presidente era ministro dell’economia, e quindi fra loro era sorto un rapporto proficuo. Lo stesso Le Drian, quando ancora apparteneva al Partito Socialista, aveva visto di buon occhio la scelta di Macron di candidarsi all’Eliseo e già a marzo aveva detto di aderire al movimento En Marche!.La sua nomina è altamente simbolica per comprendere come si evolverà la presidenza Macron. Innanzitutto, è ormai chiaro a tutti quello che fino a pochi giorni fa era soltanto un dubbio, e cioè che la presidenza Macron è una rivisitazione in chiave contemporanea della presidenza Hollande. Macron è ormai, a tutti gli effetti, l’araba fenice del cosiddetto “hollandismo”, che, una volta bruciatosi nella perdita di consenso e nella fine del Partito Socialista, è risorto dalle sue ceneri nella forma del movimento En Marche. Il sospetto che questo potesse accadere si sta quindi trasformando in una dolorosa, quanto evidente, realtà, dai contorni sempre più chiari.In questo senso, la continuità di politica tra i due inquilini dell’Eliseo sarà ancora più chiara a tutti. Le Drian, ai tempi della Difesa, era stato un sostenitore dell’impegno della Francia contro il <strong>terrorismo internazionale</strong> e aveva stretto ottimi rapporti con molti Stati-chiave del Medio Oriente e dei Paesi emergenti. Fu sotto la sua direzione che la Difesa francese riuscì a vendere più di ottanta aerei Rafael tra India, Egitto e Qatar e, fu sempre sotto la sua direzione che la Francia decise di intervenire e assumere il comando di molte azioni militari francesi in territorio africano per sconfiggere le frange radicali dell’islamismo subsahariano legate ad Al Qaeda e allo Stato Islamico.La scelta di nominare Jean-Yves Le Drian alla guida del dicastero dell’Europa e degli Affari Esteri ha poi un altro gustoso retroscena che, se confermato, darà sicuramente adito a molte speculazioni su quanto il presidente Macron sia legato a tutti quei poteri forti che in Francia, come in Europa, ancora detengono un ruolo fondamentale in termini di scelte di politica finanziaria ed estera. Le Drian, infatti, non ha mai smentito le indiscrezioni pubblicate da molti quotidiani francesi ai tempi della sua nomina alla Difesa, che lo volevano affiliato alla<strong> massoneria francese</strong>, in particolare al Grande Oriente di Francia. Fu lo stesso Philippe Guglielmi, storico gran maestro dell’Ordine, a definirlo un fedelissimo affiliato alla massoneria francese. E lui, Le Drian, non ha mai smentito, lasciando spazio a moltissimi dubbi quando in risposta a queste domande insistenti, lasciò intendere che non voleva parlare delle sue “convinzioni personali”. A conferma di questo, c’è da ricordare che il suo braccio destro al ministero, Cédric Léwandowski, è stato pubblicamente riconosciuto quale fratello massone del Grande Oriente di Francia. Indizi che sembrano effettivamente convergere sul ruolo che la massoneria potrebbe avere avuto in questa scelta.Certo è che se non c’è stata smentita, non c’è stata nemmeno conferma. Ma è anche vero che, qualora fossero state falsità, l’allora ministro della Difesa non avrebbe avuto alcun problema a voler allontanare queste accuse che, in Francia, rappresentano comunque accuse pesanti di appartenenza a reti occulte di poteri che molti cittadini non approvano. Invece, non è mai arrivata alcuna frase contraria dall’entourage di Le Drian. Lo stesso <em>Le Figaro</em>, giornale molto in linea con l’establishment francese, non certo una fornace di “fake news” complottiste, in un <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2012/12/07/01016-20121207ARTFIG00492-le-nouveau-pouvoir-des-francs-macons.php">suo articolo di qualche anno fa</a> analizzò l’importanza della massoneria francese per l’Eliseo e inserì Le Drian fra le figure di spicco di questo intreccio fra poteri occulti e presidenze di Francia. Adesso è ministro degli Esteri e per l’Europa. Un ruolo in cui la sua storia politica, il suo passato alla Difesa e la sua affiliazione al Grande Oriente, certamente saranno di aiuto per capire meglio come si indirizzeranno le sue azioni. Sue e del giovane, ma già vecchio, presidente Macron.</p>
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