L’Europa scende in campo nello stretto di Hormuz. E lo fa con una missione europea a guida francese. Lo ha affermato il ministro degli Esteri transalpino Jean-Yvves Le Drian e lo ha confermato anche l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Josep Borrell. Il titolare del Quai d’Orsay ha parlato di “un’azione di sorveglianza marittima degli europei nel Golfo” che serve a far capire al mondo che l’Europa è di nuovo al centro della scena nei teatri di crisi più importanti del mondo. E lo stretto di Hormuz è sicuramente tra questi, visto che l’escalation tra Iran e Paesi del blocco statunitense ha confermato i rischi per un’area dal valore strategico enorme, a partire dal traffico del petrolio. Hormuz è la porta che unisce il Golfo Persico all’oceano Indiano, ed è uno dei choke-point principali per l’import-export di oro nero. Lo ha confermato anche Borrell, che si è detto “compiaciuto” per l’iniziativa europea che vede coinvolti Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi e Portogallo.

Questi i proclami. Poi la realtà. Perché anche in questo caso l’iniziativa europea assume dei connotati diversi che vanno analizzati per capire di cosa si tratta e quale sarà l’impegno italiano. Innanzitutto una premessa: Le Drian parla di Europa, ma quando parla di Europa intende Francia. Lo conferma non solo la “goia” con cui il ministero degli Affari esteri francese ha annunciato l’avvio della missione (unico ministero europeo coinvolto a dare una visibilità tale alla notizia) ma anche le stesse parole di Borrell che parlando della missione ha ribadito la “guida francese”. Come riportato da AdnKronos, l’alto rappresenta Ue ha chiarito che “non è una decisione del Consiglio, ma una coalizione di volonterosi guidata dalla Francia, che ha preso l’iniziativa ed è riuscita a raccogliere diversi Paesi Ue per questa missione, che è una cosa diversa dall’iniziativa americana”. Parole importanti perché danno un’immagine perfetta di cosa sarà la missione: una missione guidata dalla Francia che si distacca, politicamente, dall’Operazione Sentinella voluta dagli Stati Uniti e quindi da Donald Trump e che di fatto certifica l’ascesa di Emmanuel Macron come leader della Difesa europea. Un obiettivo che l’Eliseo non ha mai abbandonato.

La Francia non ha mai fatto mistero di voler guidare la Difesa europea ma anche di voler farlo partendo dal Sahel e dal Medio Oriente. Con l’escalation del Golfo Persico, Parigi ha già fatto capire il suo interesse nell’inserirsi nella crisi attraverso l’invio della portaerei Charles de Gaulle, l’arrivo dei radar di Parigi in Arabia Saudita per rinforzare le difese di Riad e dei suoi impianti petroliferi, ma soprattutto attraverso l’offerta della base navale negli Emirati Arabi Uniti come hub della missione europea nel Golfo. Offerta riaffermata proprio dalle autorità transalpine che hanno ringraziato Abu Dhabi “per aver offerto di ospitare il quartier generale della missione sul loro territorio”.

La Francia quindi ottiene un’importante vittoria diplomatica. Ma adesso bisognerà capire cosa farà l’Italia, che ha già dato il suo pieno sostegno politico all’iniziativa di Macron. Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini aveva già chiarito nei giorni scorsi la volontà del governo di incrementare la presenza militare italiana in Sahel e garantire all’Italia “la presenza nello Stretto di Hormuz, le cui acque rappresentano un interesse strategico per la nostra economia”. L’Italia dunque è convinta della necessità di operare nell’area. E lo farà evidentemente con la missione guidata da Parigi che però, va ricordato, non sembra mai troppo contenta del dinamismo italiano nel Mediterraneo allargato. La Francia ha frenato più volte le ambizioni di Roma in Sahel marginalizzando i militari italiani nella missione in Mali e ha colpito gli interessi italiani in Libia con una politica sicuramente non allineata a quella dei governi italiani. Essere nella “coalizione dei volenterosi” promossa dalla Francia significa partecipare a una missione non europea, ma francese, in cui gli Stati europei di fatto sono posti sotto l’ombrello militare e diplomatico di Parigi e non della Nato, dell’Unione europea e nemmeno degli Stati Uniti. L’Italia non può lasciare il Golfo: ma aiuterà Macron.