Il primo viaggio di Emmanuel Macron come presidente della Repubblica fuori dall’Europa è stato in Africa, precisamente in Mali. Una scelta interessante del nuovo presidente francese che dimostra quanto sia importante il continente africano per la Francia del presente ma anche, e soprattutto del futuro. La visita di Macron nel Sahel, dove la Francia ha migliaia di uomini impegnati nella lotta al terrorismo internazionale, è un messaggio molto importante per tutti i governi europei ma anche africani: la Francia di Macron ha interesse nel mantenere e rafforzare la posizione di Parigi nel cuore del Continente Nero.L’iniziativa di Macron a pochi giorni dal suo insediamento all’Eliseo non va presa assolutamente sotto gamba. Hollande, quando assunse la presidenza francese, come primo grande atto di portata internazionale decise il ritiro delle truppe francesi dall’Afghanistan, mostrandosi, almeno all’inizio, disinteressato a un conflitto bellico lontano dal proprio Paese. Macron, al contrario, ha fatto un viaggio d’impegno internazionale, visitando la base militare di Gao nel Mali. Una base di fondamentale importanza per la geopolitica francese, se si pensa che 1600 soldati dei quattromila impegnati in Mali sono di stanza in quella postazione.Emmanuel Macron non ha mai nascosto che il problema principale del terrorismo internazionale, per Parigi ma anche per tutta l’Europa, derivi proprio dal Sahel. L’Africa subsahariana, infatti, rappresenta una fucina di una serie di grandi tragedie umanitarie che impongono una riformulazione del ruolo dell’Europa nell’Africa. Qui il terrorismo islamista dilaga senza che esistano Stati capaci di fermarlo. C’è l’inizio della grande tratta di esseri umani che arrivano poi sulle coste libiche per sbarcare in Europa. E questi due problemi, uniti al traffico di armi e alle guerre tribali, sono tutti collegati tra loro e consegnano una regione totalmente priva di alcuna stabilità.La Francia è impegnata nella campagna in Mali dal gennaio del 2013. Fu proprio l’attuale ministro degli Esteri, Le Drian, quando era ministro della difesa con Hollande, a fare in modo che il presidente si convincesse a intervenire nell’Africa centrale. Non a caso, sia lui che la nuova detentrice del dicastero della Difesa, Sylvie Goulard, sono stati accompagnatori ufficiali di Macron nel viaggio alla base di Gao. L’operazione Serval, poi divenuta Barkhane, vede oggi seimila soldati francesi impegnati non solo in Mali, ma anche in Ciad, Burkina Faso, Mauritania, Niger e ai confini con la Nigeria. L’offensiva delle truppe degli Stati del Sahel contro le truppe di Boko Haram è stata coadiuvata e guidata proprio dall’esercito francese, che ha impegnato mezzi, uomini e denaro per riuscire a rimettere sotto il controllo degli Stati i territori devastati dai predoni.Macron ha già chiesto ad Angela Merkel, nel suo viaggio istituzionale a Berlino, di impegnarsi di più, anche in termini di mezzi, nella lotta al terrorismo islamica in Africa subsahariana. L’Unione Europea è già da qualche tempo impegnata in quel teatro di guerra e con essa le Nazioni Unite. La Germania è anzi lo Stato che versa più denaro per la prosecuzione della missione internazionale “Minusma”, ma da parte francese vorrebbero un’intensificazione dell’impegno tedesco proprio quanto a dispiegamento di forze.Non c’è solo la lotta al terrorismo ad essere al centro degli interessi di Macron in Africa. Al contrario, gli impegni economici ed infrastrutturali dello Stato francese nelle sue antiche colonia sono uno dei principali obiettivi di questo impegno profuso da Parigi per la lotta al terrorismo. Non a caso, uno degli invitati del presidente nell’aereo presidenziale diretto in Mali era Rémy Rioux, direttore generale dell’Agenzia francese per lo Sviluppo. In ballo ci sono progetti milionari d’infrastrutture, dove le aziende francesi possono, naturalmente, essere privilegiate. D’altronde, non può esserci lotta al terrorismo che non si vinca anche facendo una seria campagna di stabilizzazione e di arricchimento di quelle aree del mondo, e gli interessi francesi, lì in Africa, specialmente nel Sahel sono innumerevoli. Dalle risorse energetiche alle materie prime, passando appunto per programmi di sviluppo con le proprie aziende, ma anche semplicemente il mantenimento di Stati satelliti, tutto fa credere che Emmanuel Macron sappia perfettamente cosa significhi l’Africa per Parigi. Del resto lo ha anche ripetuto dopo la elezioni, che la Francia , la sua Francia, avrebbe avuto tre direzioni: Unione Europea, Mediterraneo, Africa. Per adesso, tutto sembra andare verso queste direzioni.