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La diplomazia francese si muove per trovare un patto con l’Iran. Oggi, a Teheran, l’incontro fra il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian e le autorità iraniane,  in particolare con Mohammad Javad Zarif. Sul tavolo due dossier scottanti: l’accordo sul nucleare e la guerra in Siria. Due questioni che sono strettamente legate, specialmente per la possibilità che la Francia intervenga militarmente in Siria nell’ambito della coalizione internazionale.

Il ministro degli Esteri dell’era Macron ha un obiettivo imprescindibile: salvare l’accordo sul nucleare con l’Iran. Un accordo in cui la Francia si è impegnata molto soprattutto per la possibilità di investimento delle aziende francesi nel mercato iraniano. Gli accordi commerciali e industriali siglati subito dopo la fine delle sanzioni in settori strategici dell’Iran non possono essere messi in dubbio. Si parla del settore del gas, automobilistico, aeronautico e infrastrutturale. Settori-chiave per l’economia francese per quella dell’Iran, che brama una modernizzazione bloccata dalle sanzioni.

Le Drian intende salvaguardare l’accordo chiedendo all’Iran qualcosa in cambio. E questo qualcosa riguarderà soprattutto il programma di missili balistici e le ambizioni regionali, in particolare in Siria. Sul fronte dei missili balistici, il segretario del Consiglio Supremo per la sicurezza nazionale, Ali Shamkhani, ha già detto al ministro francese che “è in linea con la nostra politica difensiva, che non rappresenta una minaccia per alcun Paese”. Anzi, il funzionario iraniano ha criticato i Paesi europei per aver tradito l’accordo sul nucleare concedendo a Donald Trump la possibilità di modificarlo per non interromperlo del tutto.

Una sensazione che ribadisce quanto detto dal ministro degli Esteri, Zarif, che ha criticato il cosiddetto”estremismo” dei Paesi europei nei confronti dell’Iran in un’intervista pubblicata a poche ore dal vertice con il suo omologo di Parigi. “Per mantenere gli Stati Uniti nell’accordo sul nucleare iraniano, i Paesi europei sono stati affetti da estremismo e questo alla fine farà male alla politica dell’Europa”. “Al momento – ha ribadito Zarif – in due hanno violato l’accordo sul nucleare: gli Usa e gli europei. Gli statunitensi a causa della politica di Washington e gli europei a causa della politica americana”. 

Con  queste premesse, il vertice di Teheran non sembra che possa facilmente orientarsi verso la risoluzione delle controversie. Al contrario, la situazione appare anche più delicata in virtù della complessa crisi siriana, in cui Iran e Siria si trovano su posizioni opposte. Di recente, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha spesso parlato della situazione umanitaria nella Ghouta orientale e ne ha parlato anche prima del vertice fra i ministri degli Esteri nel corso di una telefonata con Hassan Rohani.

Macron, a detta di quanto suggerito da una dichiarazione ufficiale dell’Eliseo, ha “fortemente” esortato Rohani a esercitare tutte le “pressioni necessarie sul regime siriano perché metta fine agli attacchi indiscriminati contro i civili assediati della Ghouta orientale, consenta l’accesso umanitario e permetta l’evacuazione delle persone più a rischio”. E poche settimane fa, ha sostenuto la possibilità di un intervento militare in Siria qualora la comunità internazionale (leggasi coalizione internazionale a guida Usa) produca le prove certe di un attacco con armi chimiche da parte delle forze armate siriane. 

Iran e Francia si giocano molto in Medio Oriente. Per l’Iran, chiaramente, la costruzione dell’asse sciita che lo leghi al Mediterraneo è fondamentale. Ma anche per la Francia di Macron, che punta a riottenere un ruolo di potenza internazionale, la carta siriana, anche per gli storici legami della regione con Parigi, non va sottovalutata nel mazzo di possibilità dell’Eliseo. Entrambi gli Stati però possono puntare a un’arma comune, pur con diverse motivazioni: la regressione della leadership degli Stati Uniti. Macron vuole prendersi non solo la guida dell’Europa, ma anche contrapporre la visione di Parigi a quella di Washington, come già fatto proprio con l’accordo con l’Iran. Rohani, dal canto suo, può sfruttare il desiderio francese di scalzare gli Usa in alcune questioni e rafforzare i legami con l’Europa e la Siria può diventare, ancora una volta, fondamentale.