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	<title>Jamieson Greer Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Fri, 24 Jul 2026 08:28:16 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Jamieson Greer Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Trump, di nuovo dazi a raffica: dall&#8217;Ue a Israele al Giappone, questa volta la scusa è il lavoro forzato</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/trump-di-nuovo-dazi-a-raffica-dallue-a-israele-al-giappone-questa-volta-la-scusa-e-il-lavoro-forzato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 08:27:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Dazi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra commerciale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La nuova raffica di dazi di Trump: dall'Ue a Israele, dal Giappone al Regno Unito, questa volta la leva è il lavoro forzato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/trump-di-nuovo-dazi-a-raffica-dallue-a-israele-al-giappone-questa-volta-la-scusa-e-il-lavoro-forzato.html">Trump, di nuovo dazi a raffica: dall&#8217;Ue a Israele al Giappone, questa volta la scusa è il lavoro forzato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Puntuale e attesa è arrivata la <strong>ripresa su larga scala della guerra commerciale statunitense</strong> ad opera del presidente <strong>Donald Trump</strong> e, dopo il test con le nuove manovre daziarie contro Paesi come Canada e Brasile, è partita l&#8217;offensiva generalizzata contro 60 Paesi per confermare le <strong>tariffe minime globali del 10%. E la sensazione è che The Donald</strong> e la sua amministrazione, a partire dal rappresentante commerciale <strong>Jamieson Greer,</strong> si siano fatti più strategici rispetto al 2025: l&#8217;attuale ondata di dazi dal 10 al 12,5%, infatti, sarà giustificata sulla base di un&#8217;indagine che <strong>tocca, si legge sul sito della Casa Bianca, il tema del lavoro forzato</strong>. </p>



<p>La base legale è la Sezione 301 del Trade Act del 1974, <strong>una legge dell&#8217;era di Gerald Ford</strong> che subordina la concessione al presidente dei poteri di imporre dazi e tariffe allo svolgimento di opportune indagini contro i partner commerciali. E puntuale, eccola arrivata: la Casa Bianca scrive che &#8220;da marzo è stato scrutinato se &#8220;una qualsiasi delle economie oggetto di tali indagini non abbia vietato o applicato efficacemente il divieto di importazione di beni prodotti in tutto o in parte con lavoro forzato e se tale omissione sia irragionevole o discriminatoria e gravi o limiti il ​​commercio statunitense&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dazi per tutti</h2>



<p>Il risultato? Alcune economie, come l&#8217;Unione Europea, il Canada, l&#8217;Indonesia, Il Messico e il Pakistan, non applicherebbero a sufficienza le normative in vigore di contrasto al lavoro forzato; il Regno Unito avrebbe un regime incompleto; oppure non avrebbero proprio considerato il problema. Per alcuni Paesi, tra cui Argentina, Canada, Messico, Regno Unito, Bangladesh, sarà applicato un dazio-extra del 10%. <strong>Per Ue, Taiwan, Giappone, Corea del Sud e Svizzera gli altri Paesi, </strong>aliquota tale da far sì che il dazio complessivo, al netto di quello pattuito tramite accordi commerciali o <strong>clausole della &#8220;nazione più favorita&#8221;, non superi il 10% (Ue e Taiwan) o il 12,5%</strong> qualora si voglia &#8220;incoraggiare queste economie a rispettare gli impegni relativi al divieto di importazione di lavoro forzato o ad emanare e applicare efficacemente tale divieto&#8221;. <strong>Per la maggior parte dei Paesi (c&#8217;è anche Israele) dazio extra al 12,5%.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Una guerra commerciale articolata</h2>



<p>La nuova operazione commerciale di Trump è più articolata di quella del 2025. Allora The Donald richiamò l&#8217;<a href="https://it.insideover.com/investimenti-e-trading/i-dazi-di-trump-il-piu-grande-shock-commerciale-della-storia-e-lincertezza-globale.html" type="post" id="472962">International Economic Emergency Power Act</a> (Ieepa) del 1973 avocando a sé la possibilità di emettere dazi <strong>per ragioni di sicurezza nazionale</strong>. L&#8217;emergenza era individuata nel deficit commerciale e i dazi lo strumento per risolverlo. L&#8217;offensiva commerciale era vista come un&#8217;<strong>azione organica contro un avversario comune: il resto del mondo,</strong> da dividere per quote tariffarie a seconda dei Paesi ma al contempo richiamato a trattare per mettere nero su bianco un nuovo dazio in cambio di concessioni agli Usa. Prospettiva, questa, respinta dalla Corte Suprema che aveva dichiarato essere impossibile ritenere un&#8217;emergenza una fattispecie, <strong>il disavanzo mercantile del Paese</strong>, che era stata la norma per 49 degli ultimi 50 anni. Da qui il richiamo al <em>Trade Act </em>e la lunga, corposa analisi della Casa Bianca per giustificare la nuova politica, con una chiosa fondamentale: non è una guerra commerciale unica, ma una somma di tante mosse distinte.</p>



<p>&#8220;Ciascuna azione tariffaria disposta nel presente memorandum è separata da tutte le altre ed è imposta allo scopo specifico di ottenere l&#8217;eliminazione dell&#8217;atto, della politica o della pratica della specifica economia ritenuta perseguibile ai sensi della sezione 301&#8221;,<a href="https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2026/07/actions-by-the-united-states-in-the-investigations-under-section-301-of-the-trade-act-of-1974-of-the-acts-policies-and-practices-of-60-economies-related-to-the-failure-of-each-economy-to-impose-and/">si legge nel comunicato</a>, ed è questo il passaggio fondamentale per capire che l&#8217;azione della Casa Bianca è <strong>qui per restare: ogni singolo provvedimento sarà separato da tutti gli altri, nessun Paese potrà fare affidamento sui ricorsi interni</strong> generalizzati nella giurisprudenza Usa ma dovrà provare, sul piano politico, a risalire la china.</p>



<p>La diversità degli strumenti a disposizione del potere politico americano mostra quanto la libertà di commercio sia spesso condizionata, per Washington, a ragioni di sicurezza economica e nazionale. La mossa trasformativa decisa dalla Casa Bianca risponde agli stessi, vecchi timori: in primo luogo, cercare risorse per puntellare il <strong>debito e il disavanzo interni</strong> tramite nuove fonti di reddito; in secondo luogo, ricordare <strong>l&#8217;onere di garantire il commercio globale</strong> e usare la leva degli standard comuni per spingere i Paesi partner ad accettare i dazi come &#8220;biglietto d&#8217;ingresso&#8221; alla globalizzazione Usa; infine, ma è ancora remoto pensarlo, c&#8217;è la spinta alla re-industrializzazione che appare un pallino di The Donald. Il dato di fatto è che la guerra commerciale non si è fermata col ricorso alla Corte Suprema contro i dazi dell&#8217;aprile 2025 ma si è fatta solo più complessa e dai tempi lunghi. E dunque difficile da gestire per i Paesi colpiti.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



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<p></p>



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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><a href="https://it.insideover.com/follow-the-money-iscriviti-anteprima-gratuita">Follow the money, come finanza e geopolitica si influenzano: iscriviti all’anteprima gratuita</a></p>
</blockquote>



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</blockquote>
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			</item>
		<item>
		<title>Usa nuova raffica di dazi contro 54 Paesi e la UE: comprate merci prodotte da lavoratori sfruttati</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/usa-nuova-raffica-di-dazi-contro-54-paesi-e-la-ue-comprate-merci-prodotte-da-lavoratori-sfruttati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 04:25:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Dazi]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump evita l&#039;escalation, ma lo stallo prosegue" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nell’era della Globalizzazione il commercio su scala planetaria ci ha concesso il lusso di fruire di merci di ogni tipo prodotte a latitudini molto distanti e a prezzi più che accessibili, ma spesso la posta in gioco è stata il deterioramento delle condizioni di lavoro. L’amministrazione Trump torna all’attacco del libero scambio a colpi di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-nuova-raffica-di-dazi-contro-54-paesi-e-la-ue-comprate-merci-prodotte-da-lavoratori-sfruttati.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-nuova-raffica-di-dazi-contro-54-paesi-e-la-ue-comprate-merci-prodotte-da-lavoratori-sfruttati.html">Usa nuova raffica di dazi contro 54 Paesi e la UE: comprate merci prodotte da lavoratori sfruttati</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump evita l&#039;escalation, ma lo stallo prosegue" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nell’era della Globalizzazione il commercio su scala planetaria ci ha concesso il lusso di fruire di merci di ogni tipo prodotte a latitudini molto distanti e a prezzi più che accessibili, ma spesso la posta in gioco è stata <strong>il</strong> <strong>deterioramento delle condizioni di lavoro</strong>. L’amministrazione Trump torna all’attacco del libero scambio a colpi di nuovi <a href="https://it.insideover.com/economia/disavanzo-commerciale-debito-lavoro-il-percorso-contrastato-dei-dazi-di-trump.html">dazi</a>, questa volta pronti a prendere di mira <strong>le importazioni da Paesi che non attuano una politica efficace contro lo sfruttamento dei lavoratori </strong>nel contesto delle filiere produttive e dei canali di importazione delle merci.</p>



<p>La decisione arriva dopo un’indagine condotta dall’<strong>Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Unit</strong>i (USTR) riguardante circa 60 partner che, a detta del capo <strong>Jamieson Greer</strong>, non sono stati in grado di imporre o applicare un divieto delle importazioni di beni realizzati grazie al lavoro forzato. L’investigazione è stata svolta ai sensi del <em>Trade Act </em>del 1974, provvedimento che consente al Governo statunitense di combattere pratiche commerciali lesive degli interessi e delle tutele delle imprese e lavoratori americani. </p>



<p>Indubbiamente, le aziende manifatturiere a stelle e strisce hanno accolto la notizia con giubilo, ma i leader mondiali guardano con tormento e preoccupazione all’idea dell’introduzione di nuovi dazi sui loro prodotti esportati negli Usa, materia che è stata più volte oggetto di discordia con la Casa Bianca.&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">A chi più e a chi meno: come funzionano le nuove tariffe</h2>



<p>Le ritorsioni daziarie annunciate dall’USTR riguardano principalmente le Americhe, l’Europa e specialmente l’Asia. Le indagini svolte avrebbero dimostrato che ben 54 nazioni &#8211; Argentina, Cina, Israele, Regno Unito e altre &#8211; non implementano presidi volti a limitare le importazioni di prodotti da luoghi dove il lavoro forzato è molto diffuso. Al contrario, sei economie non sarebbero state in grado di attuare efficacemente i divieti già in essere e si tratta di Canada, Ecuador, Indonesia, Messico, Pakistan e Unione Europea. </p>



<p>L&#8217;entità delle tariffe, vista la differenza di approccio tra le 54 nazioni e le sei economie, non sarebbe la medesima: <strong>al primo blocco sarebbero applicati dei dazi pari al 12%, mentre al secondo una percentuale del 10%</strong>. L’USTR ha altresì annunciato che le nuove misure non colpiranno tutte le categorie merceologiche in maniera indiscriminata, ma alcune come le terre rare, i prodotti agricoli, i farmaci e il tessile beneficeranno di specifiche esenzioni.</p>



<p><a href="https://ustr.gov/about/policy-offices/press-office/press-releases/2026/june/ustr-makes-findings-and-proposes-action-60-section-301-investigations-relating-failures-take-action">Come si può leggere nel comunicato diramato dall’USTR in data 2 giugno</a>, la mancata adozione di un sistema di contrasto efficace contro il lavoro forzato fa sì che <strong>le aziende americane attuino una politica di abbattimento del costo del lavoro e di compressione dei salari </strong> al fine di non veder crollare la propria redditività. Così facendo, si alimenta un circolo vizioso in cui le imprese e <strong>i lavoratori statunitensi sono soggetti a una concorrenza sleale</strong> che impoverisce non solo il mercato del lavoro, ma di riflesso anche quello del consumo (stipendi più magri significa meno potere d’acquisto per le famiglie).</p>



<p>Le tariffe doganali non entreranno in vigore nell’immediato.  Jamieson Greer ha fatto sapere che sono aperti all’ascolto di eventuali azioni correttive e di maggior contrasto al lavoro forzato fino all’inizio di luglio, prima che gli Usa sferrino la loro offensiva commerciale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra stupore e preoccupazione: le reazioni dei leader stranieri&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</h2>



<p>Le critiche dei partner commerciali non sono tardate ad arrivare. La <strong>Commissione europea</strong>, per il tramite di un suo portavoce, ha fatto sapere che le nuove misure sono prive di giustificazione e che Stati Uniti ed Unione Europea hanno già siglato un accordo nell’estate del 2025 che prevede l’assunzione di impegni commerciali reciproci. <strong>Bernd Lange</strong>, presidente della commissione Commercio del Parlamento europeo, ha ricordato l’entrata in vigore del <strong>Regolamento 3015 del 2024</strong> che vieta l’immissione nel mercato comunitario di beni fabbricati in condizioni di sfruttamento, dando a intendere come l’Unione a 27 si stia muovendo nella direzione auspicata dagli Usa. </p>



<p>Parole di biasimo sono giunte da oltremanica, dove un portavoce del Governo di Sua Maestà ha dichiarato che il Regno Unito si sta già adoperando per estendere la maglia dei controlli contro il lavoro forzato sia nella produzione domestica che nelle catene di approvvigionamento. <a href="https://www.antislavery.org/slavery-today/slavery-uk/">Come riportano determinate fonti</a>, circa 20 miliardi di sterline in Gran Bretagna sono legate a beni prodotti in condizioni di lavoro forzato.</p>



<p>A sentirsi chiamati in causa più di ogni altro sono i cinesi. Il ministero degli Esteri di Pechino ha fortemente contestato le nuove misure daziarie e ha bollato come infondate le accuse di  consentire che molti dei suoi lavoratori siano sfruttati. <a href="https://www.ohchr.org/en/press-releases/2026/01/un-experts-alarmed-reports-forced-labour-uyghur-tibetan-and-other-minorities">Secondo l&#8217;Onu</a> e alcune Ong che si battono per la tutela dei diritti umani, <strong>la minoranza musulmana degli Uiguri nello Xinjiang sarebbe oggetto di programmi di coercizione lavorativa negli impianti di lavorazione del cotone</strong>.</p>



<p>Proprio le organizzazioni umanitarie sostengono che i dazi possono rappresentare uno strumento di pressione in parte efficace, ma è necessario che i Governi introducano degli strumenti più rigorosi a partire dalla responsabilità delle imprese. Certamente, l’amministrazione Trump non intende demordere in tema di tariffe dopo che a febbraio <a href="https://it.insideover.com/economia/verso-il-voto-sui-dazi-dopo-la-camera-e-il-senato-anche-la-corte-suprema-punira-trump.html#google_vignette">la Corte Suprema aveva dichiarato illegittime parte di esse</a>, applicate pochi mesi dopo dall’inizio del suo secondo mandato. L’obiettivo principale rimane lo stesso, ovvero <strong>scardinare i meccanismi che hanno permesso il funzionamento della Globalizzazione, per dare slancio a un caposaldo dell’agenda “America First”: la reindustrializzazione</strong></p>



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		<title>Dazi, Trump tira dritto e il mondo cade nell&#8217;incertezza</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/dazi-trump-tira-dritto-e-il-mondo-cade-nellincertezza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 15:21:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Dazi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra commerciale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026022411583959_5531ca94fac72c89108bf3b8a89345eb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026022411583959_5531ca94fac72c89108bf3b8a89345eb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026022411583959_5531ca94fac72c89108bf3b8a89345eb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026022411583959_5531ca94fac72c89108bf3b8a89345eb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026022411583959_5531ca94fac72c89108bf3b8a89345eb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026022411583959_5531ca94fac72c89108bf3b8a89345eb-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026022411583959_5531ca94fac72c89108bf3b8a89345eb-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Chi vince e chi perde nel secondo tempo dei dazi di Trump? E che fine faranno gli accordi commerciali degli Usa?</p>
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<p><strong>150 giorni di dazi al 15%:</strong> il presidente statunitense <strong>Donald Trump</strong> non si è fermato dopo lo stop della Corte Suprema alla <a href="https://it.insideover.com/economia/i-dazi-sono-illegali-la-corte-suprema-affonda-trump.html">politica daziaria introdotta dal Liberation Day del 2 aprile 2025</a> e ha cambiato legge di riferimento per provare a impostare la sua offensiva tariffaria. Dall&#8217;<em>International Emergency Economic Powers Act </em>(Ieepa) del 1977 è passato a una <strong>legge del 1974, la Section 122 del </strong><em><strong>Trade Act</strong> </em>promulgato quell&#8217;anno, per poter alzare i dazi <em>de minimis</em> a tutto il mondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli Usa provano a riscrivere il commercio globale</h2>



<p>Si conferma la strategia di fondo di Washington: riscrivere le regole commerciali, <strong>imporre un &#8220;biglietto d&#8217;ingresso&#8221; al resto del pianeta per finanziare il mantenimento della globalizzazione a guida Us</strong>a, utilizzare i dazi come leva strategica e geopolitica. E, inoltre, si persevera nell&#8217;uso del potere della Casa Bianca come vera leva commerciale, invece della tradizionale predominanza del Congresso, rilanciando la leva del <strong>decisionismo di Trump come strumento politico trasformativo</strong>.</p>



<p>Sicuramente, sul breve periodo, <strong>Trump accetta uno scacco</strong>. La Section 122 supera il dazi reciproci del <em>Liberation Day</em> e vede Paesi detentori di grandi surplus commerciali con gli Usa favoriti rispetto al regime precedente. <a href="https://globaltradealert.org/reports/S122-US-Tariff-Estimates">Come nota il portale <strong>Global Trade Alert</strong></a> il Brasile è il Paese più favorito, e vede una riduzione del dazio effettivo del 13,6%, seguito da Cina (-7,1%) e India (-5,6%), con Canada, Messico (per i beni non coperti dall&#8217;accordo commerciale trilaterale Usmca) e Vietnam favoriti di circa il 3%. Nel 2025 il deficit commerciale verso questi Paesi degli Usa è stato di circa <strong>667,4 miliardi di dollari</strong>, e sicuramente ,se questo miglioramento resterà in effetto, potrebbe acuirsi.</p>



<p>Inoltre, andrà capito che <strong>fine faranno gli accordi commerciali siglati dagli Usa</strong> nel 2025 sull&#8217;onda lunga delle tariffe. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Washington tiene la barra dritta</h2>



<p>Washington ostenta ottimismo. Jamieson Greer, Rappresentate Commerciale della Casa Bianca, ha difeso il nuovo sistema; <strong><a href="https://fortune.com/2026/02/23/scott-bessent-tariff-supreme-court-ruling-refunds/">Scott Bessent, segretario al Tesoro,</a></strong> ha definito &#8220;persi per sempre&#8221; per il popolo americano i <strong>175 miliardi di ricavi erariali legati ai dazi</strong> nel 2025 ma ha sottolineato che a suo avviso il <a href="https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0403">gettito del 2026</a> sarà paragonabile a quello previsto col regime Ieepa.</p>



<p>Malesia, Vietnam, Cambogia avevano accettato dazi di partenza al 19%, l&#8217;India al 18%, l&#8217;Unione Europea e il Giappone al 15% con condizioni legate agli investimenti negli Usa. Ora gli accordi firmati resteranno in vigore? </p>



<p><a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/2/22/trump-tariff-chaos-what-does-15-levy-mean-for-trade-deals-the-us-signed">Parlando con Al Jazeera <strong>Shantanu Singh,</strong> avvocato esperto</a> in commercio internazionale, ha osservato che &#8220;poiché questa è la prima volta che un presidente degli Stati Uniti fa ricorso a questa autorità legale, è probabile che la questione possa essere oggetto di contenzioso&#8221; e che &#8220;anche se gli accordi, in quanto trattati internazionali, rimarranno in vigore&#8221; la sentenza della Corte Suprema &#8220;riduce per il momento <strong>l&#8217;incentivo per i partner commerciali a rispettare la loro parte dell&#8217;accordo</strong>&#8220;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nodo della certezza del diritto</h2>



<p>E per i prossimi accordi commerciali, cosa faranno gli Usa?<a href="https://it.insideover.com/tecnologia/gli-usa-sui-chip-non-riescono-a-fare-a-meno-dei-colossi-di-taiwan.html"> <strong>Di recente, Taiwan ha concluso con gli Usa una partnership</strong> che apre a pesanti investimenti </a>in fabbriche di semiconduttori sul continente americano e a un maggior legame (<em>friend-shoring</em>) tra le manifatture dei due Paesi. Avrà intenzione di applicarlo fino in fondo? <strong>Come si conciliano le alleanze come il progetto Forge</strong> per una partnership profonda con gli alleati su terre rare e metalli critici con la nuova clava tariffaria, che non distingue tra partner e rivali? </p>



<p>&#8220;Gli alleati di lunga data degli Stati Uniti, tra cui Regno Unito, Unione Europea e Giappone, saranno quelli che subiranno il colpo più duro&#8221;,<a href="https://www.ft.com/content/a12657e5-e160-444d-9b4e-87e89480e625"> ricorda il <em>Financial Times,</em> aggiungendo </a>che in Europa, di fatto, &#8220;Italia e Francia sono maggiormente esposte quando nei calcoli vengono considerate circa 1.100 categorie di prodotti esentati&#8221;, mentre al contempo rischia di rompersi la <strong>certezza del diritto commerciale</strong> ed aprirsi una ridda pressoché infinita di ricorsi e questioni legali. Trump ha voluto plasmare una nuova realtà a colpi di forzature. Deve ora amministrarla a suon di compromessi. Due atteggiamenti antitetici che non aiutano a capire quale sia oggi la rotta attesa del commercio globale. Ma contribuiscono all&#8217;entropia di un sistema intero.</p>



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		<title>Perché Trump minaccia nuovi dazi contro l&#8217;Unione Europea</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/perche-trump-minaccia-nuovi-dazi-contro-lunione-europea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 May 2025 17:24:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Dazi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra commerciale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="896" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/4e3a91ed9e1782e7d502114fb06b3626-1-e1746429911917.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/4e3a91ed9e1782e7d502114fb06b3626-1-e1746429911917.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/4e3a91ed9e1782e7d502114fb06b3626-1-e1746429911917-600x280.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/4e3a91ed9e1782e7d502114fb06b3626-1-e1746429911917-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/4e3a91ed9e1782e7d502114fb06b3626-1-e1746429911917-1024x478.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/4e3a91ed9e1782e7d502114fb06b3626-1-e1746429911917-768x358.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/4e3a91ed9e1782e7d502114fb06b3626-1-e1746429911917-1536x717.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Donald Trump è tornato a minacciare dazi contro l'Unione Europea e a paventare l'idea di una ripresa della guerra commerciale.</p>
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<p>Donald Trump è tornato a <strong>minacciare dazi contro l&#8217;Unione Europea</strong> e a paventare l&#8217;idea di una ripresa della <strong>guerra commerciale a partire dall&#8217;1 giugno</strong> se Bruxelles non aprirà a una trattativa con Washington per il libero scambio. L&#8217;ipotesi daziaria è quantomeno draconiana: l&#8217;amministrazione americana <strong>propone tariffe al 50% come mezzo di pressione sull&#8217;Ue</strong> dopo che Trump aveva espresso frustrazione per i ridotti <a href="https://www.theguardian.com/us-news/2025/may/23/trump-eu-tariff-us-trade-talks">progressi nell&#8217;accordo commerciale</a> tra le due aree economiche principali del campo occidentale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Colloqui Washington-Bruxelles in salita</h2>



<p>Non sembra che la chiamata tra il Commissario Ue al Commercio Maros Sefcovic e le sue controparti americane, il segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick e il rappresentante della Casa Bianca per le politiche mercantili Jamieson Greer, abbia smosso le acque nella giornata di venerdì per <strong>arrivare a una quadra: gli Usa chiedono, insistentemente, un calo del deficit commerciale</strong> in beni tra le due sponde dell&#8217;Atlantico, sostenendo che questo squilibrio crei problemi allo sviluppo industriale degli Usa, o una qualche forma di compensazione. </p>



<p>In particolare, Trump e i suoi, come il vicepresidente <strong>J.D. Vance</strong>, da tempo hanno messo nel mirino la <strong>regolamentazione comunitaria</strong> in materia di dati e informazione, ritenuta un freno allo sviluppo delle multinazionali statunitensi, e chiedono che l&#8217;Europa faccia di più su altri fronti, come l&#8217;acquisto di <strong>gas naturale liquefatto a stelle e strisce</strong> in sostituzione all&#8217;energia comprata da partner in declino dell&#8217;Ue come la Russia.</p>



<p>Bisogna sottolineare che la minaccia di dazi, che sarebbero i secondi dopo quelli imposti il 2 aprile nel &#8220;Liberation Day&#8221;, fissati al 20% e poi sospesi, impatterebbe su una relazione economica estremamente articolata, a tutti gli effetti la più complementare mai costruita da due aree economiche nella storia mondiale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il commercio Usa-Ue tra beni e servizi</h2>



<p>Alcuni dati aiutano a comprenderlo. Da un lato, c&#8217;è il versante industriale: nel 2023 merci europee dal valore di 600 miliardi di dollari hanno preso la via degli Stati Uniti, mentre Washington ha venduto nel blocco dei Ventisette merci per un controvalore complessivo pari a circa &nbsp;<a href="https://ustr.gov/countries-regions/europe-middle-east/europe/european-union#:~:text=U.S.%20total%20goods%20trade%20with,(%2429.4%20billion)%20from%202023.">370 miliardi di dollari, </a> Di conseguenza, nel campo dei beni fisici questo ha prodotto un consistente<a href="https://ustr.gov/countries-regions/europe-middle-east/europe/european-union#:~:text=U.S.%20total%20goods%20trade%20with,(%2429.4%20billion)%20from%202023."><strong> surplus commerciale europeo</strong></a><strong> di circa 231 miliardi di dollari</strong>, una quota inferiore solo a quello degli Usa verso la Cina, che vanta una bilancia commerciale in &#8220;verde&#8221; per ben&nbsp;<strong>292 miliardi di dollari.</strong></p>



<p>Ma non finisce qui, dato che tra le due sponde dell&#8217;Atlantico c&#8217;è anche un imponente flusso bilaterale di servizi per un valore totale che nel 2023 era pari a 746 miliardi di euro. Su questo fronte l&#8217;equilibrio è a favore di Washington, con un surplus di 109 miliardi legato principalmente al settore finanziario e consulenziale decisivo per le aziende europee. </p>



<p>In definitiva, la<strong> relazione economica Ue-Usa alimenta un traffico di beni e servizi dal valore complessivo superiore ai 1.700 miliardi di dollari</strong>. Gli scambi bilaterali hanno creato uno scenario <a href="https://www.ft.com/content/2f0288f6-3f6a-4334-b666-3f0122981842">di&nbsp;<strong>chiara complementarietà</strong></a> tra i due sistemi in cui gli statunitensi acquistano con entusiasmo beni europei e il Vecchio Continente fa ampio uso dei servizi e delle attività tecnologiche americane.</p>



<p>In un contesto di rinnovata centralità mondiale dell&#8217;industria, è chiaro che queste dinamiche creino attenzione a Washington per il fronte della produzione materiale: <strong>la leva delle tariffe americane è una continuazione con altri mezzi dell&#8217;ingegneria industriale</strong> messa in campo nell&#8217;era di <strong>Joe Biden</strong> con la promozione dell<a href="https://it.insideover.com/economia/trump-allassalto-dellue-con-i-dazi-ma-la-guerra-economica-usa-viene-da-lontano.html">&#8216;<strong>Inflation Reduction Act</strong> e del <strong>Chips Act</strong> </a>per drenare investimenti produttivi verso gli Stati Uniti partendo soprattutto dal mercato europeo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Bluff o strategia?</h2>



<p>In sostanza Washington chiede all&#8217;Europa di pagare l&#8217;apertura del mercato americano enfatizzando una maggior dipendenza: più energia a stelle e strisce per far correre i suoi impianti, più tecnologia e servizi americani con meno vincoli per rendere sempre più importante la penetrazione delle Big Tech nel Vecchio Continente, più merci statunitensi in campo industriale nel mercato europeo. </p>



<p><strong>La riluttanza europea a concedere tutto questo sembra esser alla base della nuova pressione,</strong> esercitata da Trump dopo aver concluso importanti accordi con la Cina e con il Regno Unito. L&#8217;evoluzione dello scenario è <strong>da monitorare con attenzione</strong>, per capire se la minaccia di dazi al 50% sia una leva negoziale &#8220;bluff&#8221; messa in campo da Trump o se i due blocchi economici più solidi del pianeta andranno verso una collisione che li porterebbe in un territorio inesplorato.</p>



<p><strong><em>Le nuove partite tecnologiche, industriali e commerciali plasmano i rapporti tra potenze e anche le grandi multinazionali diventano, anno dopo anno, soggetti sempre più “geopolitici”. Queste interazioni sono oggetto del nostro studio e del nostro lavoro di approfondimento. Per consentirgli di rafforzarsi,</em></strong><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">&nbsp;abbonati e schierati fianco a fianco con InsideOver!</a></p>
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