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	<title>Ali Abdullah Saleh Archives - InsideOver</title>
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	<title>Ali Abdullah Saleh Archives - InsideOver</title>
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		<title>Yemen, quella guerra tra coalizioni che rende la crisi infinita</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/yemen-quella-guerra-tra-coalizioni-che-rende-la-crisi-infinita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Pavesi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jul 2019 15:36:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1114" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8362988.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8362988.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8362988-300x174.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8362988-768x445.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8362988-1024x594.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Unirsi, accordarsi, controllare. Tra coalizioni internazionali ha sempre funzionato così. E sta procedendo allo stesso modo anche nello Yemen, teatro di uno dei peggiori conflitti contemporanei degli ultimi anni. Secondo quanto ricostruito dal quotidiano israeliano Haaretz, il generale Joseph Dunford, presidente dei capi di stato maggiore degli Stati Uniti, avrebbe cercato di reclutare alleati in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/yemen-quella-guerra-tra-coalizioni-che-rende-la-crisi-infinita.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1114" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8362988.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8362988.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8362988-300x174.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8362988-768x445.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8362988-1024x594.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Unirsi, accordarsi, controllare. Tra coalizioni internazionali ha sempre funzionato così. E sta procedendo allo stesso modo anche nello <strong>Yemen</strong>, teatro di uno dei peggiori conflitti contemporanei degli ultimi anni. Secondo quanto ricostruito dal quotidiano israeliano <em><a href="https://www.haaretz.com/middle-east-news/.premium-why-saudi-arabia-and-uae-bicker-as-yemen-is-torn-to-pieces-1.7495523" target="_blank" rel="noopener">Haaretz</a></em>, il generale <strong>Joseph Dunford</strong>, presidente dei capi di stato maggiore degli Stati Uniti, avrebbe cercato di reclutare alleati in Medio Oriente per costituire una coalizione di <strong>forze navali</strong> con lo scopo di pattugliare le vie marittime strategiche, come il Golfo Persico e, soprattutto, <a href="https://it.insideover.com/guerra/esercitazioni-usa-aden.html" target="_blank" rel="noopener">Bab al-Mandeb</a>, fondamentale stretto che congiunge il Mar Rosso con il Golfo di Aden e, quindi, con l&#8217;Oceano Indiano.</p>
<h2>Le alleanze arabo-occidentali</h2>
<p><strong>Arabia Saudita</strong>, <strong>Qatar</strong>, <strong>Emirati Arabi Uniti</strong> e (forse) l&#8217;<strong>Egitto</strong> potrebbero essere gli alleati ideali per sancire questo nuovo accordo internazionale, anche per la loro predisposizione a operare continuamente in coalizioni. Soprattutto nello Yemen, dove la guerra ha provocato un susseguirsi continuo di alleanze diverse: da quelle in Afghanistan e Iraq, durante gli anni della guerra, a quella arabo-statunitense per sconfiggere Daesh; dalla prima nello Yemen, quella del 2015, del re saudita Salman per respingere gli iraniani (alleati del gruppo ribelle sciita degli <strong>Houthi</strong>), a quella marittima che potrebbe realizzarsi adesso. Perché la <strong>protezione</strong> delle navi, soprattutto dopo la crisi nel Golfo Persico, fa parte della nuova strategia americana.</p>
<h2>I limiti di queste coalizioni</h2>
<p>Ma i <strong>punti deboli</strong> di queste unioni internazionali si materializzano nel momento in cui è necessario, per tutte le grandi potenze coinvolte, valutare cosa accade nei Paesi teatri di guerra, dove spesso sembra imprescindibile affidarsi a forze locali. Milizie e gruppi ribelli, che rappresentano la risultante di formazioni improvvise (e, spesso, improvvisate). In <strong>Siria</strong>, per esempio, la coalizione araba non è riuscita reclutare abbastanza persone sul lungo periodo e, inoltre, le milizie hanno iniziato battaglie intestine perdendo di vista l&#8217;obiettivo per il quale erano state assemblate.</p>
<h2>La situazione yemenita</h2>
<p>Lo scenario nello Yemen è molto simile. Le rivalità locali stanno, letteralmente, saccheggiando intere aree del Paese. E se per la coalizione &#8220;anti-Houthi&#8221; prioritaria era la sconfitta del gruppo sciita, l&#8217;apertura di oltre 30 fronti in tutto lo stato rende difficile il raggiungimento dell&#8217;obiettivo. Perché, anche in questo caso, i gruppi entrano continuamente in lotta tra di loro. Teoricamente la guerra yemenita, che ha affamato migliaia di persone (tra cui tantissimi bambini), con un alto tasso di mortalità, separerebbe abbastanza nettamente il fronte filo-occidentale da quello filo-iraniano. Uno scontro di sciiti contro sunniti. In realtà, la situazione appare frammentata.</p>
<h2>Chi influenza le aree</h2>
<p>Nel Nord, infatti, sembrerebbe più consolidato il potere delle forze Houthi: il gruppo, alleato di Teheran, avrebbe &#8220;conquistato&#8221; la maggior parte della zona settentrionale, compresa la capitale Sana&#8217;a, sotto il loro controllo dal 2016. Nella parte meridionale del Paese, invece, le influenze si combinano: ci sono forze fedeli al governo, quelle che hanno occupato il porto di Aden e la <strong>milizia di Tihama</strong>, le cui reclute includono anche cittadini della città portuale di <a href="https://it.insideover.com/guerra/trovato-laccordo-governo-houthi-sulla-citta-strategica-hodeidah.html" target="_blank" rel="noopener">Hodeidah</a>, luogo strategico dove, dal marzo del 2015, anno di inizio del conflitto, entrano la maggior parte dei beni di <strong>prima necessità</strong> e passaggio fondamentale per l&#8217;accesso a Bab al-Mandeb (la quarta via d&#8217;acqua più trafficata al mondo). Queste milizie stanno anche combattendo contro Al-Qaeda nel sud-est e contro un altro gruppo yemenita guidato da <strong>Tareq Saleh</strong>. Che, nel Paese, non è un uomo qualunque ma un comandante militare e nipote dell&#8217;ultimo presidente, <strong>Ali Abdullah Saleh</strong>.</p>
<h2>I contrasti tra sauditi ed emirati</h2>
<p>Con la formazione della coalizione araba, le milizie locali avrebbero dovuto operare sotto la loro supervisione, guidata dai comandanti sauditi e dagli ufficiali degli Emirati Arabi, con le forze aree di questi due Paesi che fornivano sostegno. Sauditi ed emirati avevano addestrato le milizie, pagato i loro compensi e comprato tutte le attrezzature ma, nel frattempo, una disputa sulle strategie ha messo le due forze l&#8217;una contro l&#8217;altra. I <strong>Sauditi</strong>, infatti, vorrebbero impiegare la maggior parte degli sforzi verso nord (luogo dove vengono lanciati gli attacchi contro le basi aeree saudite). Gli <strong>Emirati Arabi</strong>, invece, attribuirebbero maggiore importanza al controllo della zona meridionale, con particolare attenzione all&#8217;aeroporto di Aden. La conseguenza è che gli Emirati, governati dall&#8217;emiro Mohammed Bin Zayed, hanno iniziato a sostenere direttamente non soltanto le milizie del sud, ma anche i leader politici sotto il <strong>Consiglio transitorio meridionale</strong>, guidato da <strong>Aidarus al-Zoubadi</strong>.</p>
<h2>Il sud e l&#8217;idea di indipendenza</h2>
<p>L&#8217;assemblea è stata costituita dalle fondamenta del <strong>Movimento del Sud</strong>, sorto nel 2007 come protesta contro l&#8217;ex presidente yemenita, Saleh. Il gruppo meridionale oggi sta provando a rianimare quella parte di Paese con l&#8217;obiettivo di farlo diventare uno stato indipendente e al-Zoubadi ha la stessa ambizione. L&#8217;unico presidente riconosciuto del Paese, <strong>Abd Rabbih Mansur Hadi</strong>, attualmente in Arabia Saudita agli arresti domiciliari, ha deciso di deporre al-Zoubadi come governatore di Aden, per colpa del suo comportamento, giudicato sleale. La risposta della guida del Consiglio è arrivata, nominando la città la &#8220;loro capitale&#8221;. In questo momento, il Movimento meridionale conta 26 membri e riceve aiuto e sostegni dagli Emirati Arabi Uniti e qualcuno sospetta che vogliano stabilire in quel luogo una zona indipendente nel sud dello Yemen, assicurandosi così, di fatto, il controllo su Bab al-Mandeb (una rotta che trasporterebbe 4 milioni di barili di petrolio al giorno).</p>
<h2>La spaccatura con Riad</h2>
<p>La disputa tra Saud ed Emirati ha portato il sospetto che Abu Dhabi starebbero ritirando, almeno parzialmente, le forze dallo Yemen. Atto che, se fosse vero, potrebbe essere percepito come un ritiro totale dal Paese, lasciando i sauditi da soli. I funzionari emiratini hanno negato sia la spaccatura con Riad, sia la scelta di lasciare lo Yemen. Secondo i rapporti dei media del Golfo però, Bin Zayed sarebbe stufo dalla situazione e si troverebbe sotto pressione dai suoi partner, i governanti dei sette Emirati, più propensi a lasciare il Paese in guerra, sulla base del timore che uno scontro violento tra Washington e Teheran possa rendere il Paese esposto e unico obiettivo degli attacchi iraniani. Inoltre, sono in molti a sostenere che Bin Zayed  non voglia avere un legame così stretto con i Sauditi, visto che il Paese è stato al centro, negli ultimi mesi, di controversie internazionali, soprattutto con gli americani.</p>
<h2>I problemi dei Sauditi (e dei loro alleati)</h2>
<p>Donald Trump, infatti, dovrà imporre sanzioni a Riad per le violazioni dei diritti umani nel Paese, per il coinvolgimento nella guerra nello Yemen (e l&#8217;enorme crisi umanitaria che ne è conseguita) e per il ruolo di Mohammed Bin Salman nell&#8217;omicidio del giornalista <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/jamal-khashoggi-dissidente-ucciso-istanbul.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Jamal Khashoggi</strong></a>. L&#8217;intenzione statunitense non è quella di imporre sanzioni pesanti come quelle sull&#8217;Iran, ma magari di negare l&#8217;ingresso nel Paese ad alti funzionari sauditi. Gli stati degli Emirati Arabi Uniti sono preoccupati, da una parte, che il loro profondo coinvolgimento (insieme ai Sauditi) nella guerra dello Yemen li renderà un bersaglio del sistema delle sanzioni americane.</p>
<h2>La guerra continua</h2>
<p>Le rivalità tra gruppi, il coinvolgimento di attori sempre più potenti e il &#8220;tutti contro tutti&#8221; in uno dei Paesi più poveri del mondo, soffocato da un conflitto che si protrae da anni, non lascia pensare né a una risoluzione imminente della guerra, né a un accordo diplomatico. In questo momento, poi, secondo la ricostruzione del quotidiano israeliano, l&#8217;obiettivo condiviso da americani e sauditi di sconfiggere il gruppo sciita degli Houthi, l&#8217;avamposto iraniano nello Yemen, sembra essere lontano. L&#8217;amministrazione americana e il Congresso ritengono che altri aiuti umanitari a Sauditi ed Emirati non risolveranno la situazione, né porteranno a una vittoria decisiva. Tutto, di fatto, è in mano alle <strong>Nazioni Unite</strong>, gli unici in grado di raggiungere un  (difficile) accordo di <strong>cessate il fuoco</strong> a Hodeidah, firmato l&#8217;inverno scorso in Norvegia. Sembra, però, che anche la possibilità della fine di un conflitto possa aprire uno scenario compromettente. Perché il conflitto va ben oltre i confini del Paese. Tocca Washington, Teheran, Abu Dhabi, Riad. E non solo.</p>
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		<title>La guerra in Yemen spiegata</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/guerra/punto-la-guerra-nello-yemen.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jul 2018 10:06:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Yemen]]></category>
		<category><![CDATA[houthi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_3257763.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_3257763.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_3257763-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_3257763-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_3257763-1024x680.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra nello Yemen si può suddividere in due fasi ben distinte: la prima, che inizia nel 2011, coincide con le proteste relative alla cosiddetta &#8220;primavera araba&#8220;, la seconda invece inizia nel 2015 e  si riferisce all’avvio dell&#8217;azione militare saudita contro gli sciiti Houthi.</p>
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		<title>Yemen, dopo la morte di Saleh  regna solamente lo stallo</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/yemen-la-morte-saleh-regna-solamente-lo-stallo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Dec 2017 16:44:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[houthi]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="968" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171213131108_25250735.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171213131108_25250735.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171213131108_25250735-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171213131108_25250735-768x496.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171213131108_25250735-1024x661.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>È già passata più di una settimana da quando l’ex presidente yemenita, Ali Abdullah Saleh, è rimasto ucciso da un colpo partito probabilmente da un cecchino che aveva individuato il suo convoglio in fuga da Sana’a,capitale del paese ed in mano a quegli stessi Houti che poche ore prima aveva lasciato al loro destino, con Saleh &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/yemen-la-morte-saleh-regna-solamente-lo-stallo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="968" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171213131108_25250735.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171213131108_25250735.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171213131108_25250735-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171213131108_25250735-768x496.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171213131108_25250735-1024x661.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>È già passata più di una settimana da quando l’ex presidente yemenita, <strong>Ali Abdullah Saleh</strong>,<a href="http://www.occhidellaguerra.it/yemen-lex-presidente-saleh-ucciso-fuggiva-sana/"> è rimasto ucciso </a>da un colpo partito probabilmente da un cecchino che aveva individuato il suo convoglio in fuga da Sana’a,capitale del paese ed in mano a quegli stessi <strong>Houti</strong> che poche ore prima aveva lasciato al loro destino, con Saleh che ha preferito, dopo due anni di guerra combattuta nello stesso fronte, aprire un dialogo con l’Arabia Saudita. Nel paese la situazione, dal giorno della morte dell’ex ‘padre padrone’ che per 33 anni ha regnato ininterrottamente nello Yemen, non appare essere cambiata di molto:<strong> lo stallo</strong> è l’elemento che più caratterizza questo conflitto tanto violento quanto, specie nei confronti della popolazione civile, disumano; i filo sauditi sono passati all’attacco, approfittando del riposizionamento di alcuni gruppi vicini all’ex presidente defunto ma, di fatto, i combattenti sciiti degli Houti non hanno perso molto terreno e hanno fatto quadrato soprattutto attorno la capitale.</p>
<p>Si combatte nelle zone costiere</p>
<p>Se il paese nelle ultime tre decadi si è ritrovato più volte all’interno di un conflitto o in situazioni di pericolosa tensione, lo si deve anche alla sua <strong>posizione strategica tra le coste del Mar Rosso e dell’Oceano Indiano</strong>; in quell’insenatura che divide le coste dello Yemen da quelle di Gibuti e dell’Eritrea, si concentra gran parte del traffico navale che poi risale fino al canale di Suez e quindi al Mediterraneo: ecco dunque l’importanza del controllo del mare antistante il paese arabo e così si spiega il motivo per cui, dopo la morte di Saleh, gli scontri si sono sviluppati soprattutto nelle zone del <strong>governatorato di Ta’izz</strong>, terza città del paese contesa dall’inizio della guerra civile tra filo Houti e filo sauditi. A pochi chilometri dal centro di questa importante località, vi sono le coste che danno sul Mar Rosso; è qui che, dalla fine della scorsa settimana, vengono registrati scontri molto intensi capaci di portare, da un lato, a piccoli successi territoriali filo sauditi, dall’altro però ben si delinea<strong> il mancato crollo degli Houti</strong>, pronosticato da diversi analisti dopo la decisione di Saleh di rompere l’alleanza.</p>
<p>Come si legge sull’agenzia <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.todayonline.com/world/saudi-backed-fighters-capture-coastal-area-yemen-houthis">Reuters</a></em>, che fa riferimento anche a testimonianze di residenti, la coalizione vicina ai sauditi ha conquistato il piccolo villaggio di<strong> al-Khoukha</strong> al culmine di combattimenti che hanno comportato la morte di numerosi miliziani e soldati da una parte e dall’altra; a Sana’a invece, secondo l’agenzia Saba (vicina agli Houti) si sono registrati bombardamenti da parte dell’aviazione saudita e degli Emirati Arabi Uniti: i raid avrebbero provocato vittime nella popolazione civile ed in almeno un caso un’intera famiglia sarebbe rimasta uccisa dalle bombe. Complessivamente però, come detto ad inizio articolo, è lo stallo l’elemento caratterizzante questa fase del conflitto: nonostante i raid e l’ingaggio di alcune battaglie in zone strategiche del paese, nessuna delle parti è riuscita al momento ad avere la meglio e le linee dei vari fronti sono rimaste pressoché invariate.  </p>
<p>La diatriba sulla restituzione del corpo di Saleh</p>
<p>Intanto a Sana’a da più di una settimana è diventato caso politico anche la restituzione del corpo dell’ex presidente Saleh; attualmente, sempre secondo la Reuters, si troverebbe all’interno di un ospedale militare della capitale yemenita guardato a vista da miliziani Houti: per la restituzione della salma, i militanti sciiti avrebbero posto alla famiglia <strong>la precisa condizione di seppellire l’ex capo di Stato presso la cittadina natale di Sanhan</strong>, non lontano da Sana’a. I familiari di Saleh però, dal canto loro, <strong>vorrebbero la consegna del corpo senza condizioni</strong>; nel frattempo, gli Houti tramite i propri canali di stampa hanno annunciato il ritrovamento di ingenti somme di denaro e scorte d’oro presso l’abitazione dell’ex capo di Stato e, stando a quanto dichiarato dagli sciiti, il tutto sarebbe stato adesso sequestrato e consegnato alla tesoreria di Stato anche se non sono emersi, al momento, dati precisi sull’ammontare dei quantitativi sottratti ai Saleh.</p>

<p>L’uomo forte per più di tre decadi dello Yemen, a fine novembre aveva annunciato la fine dell’alleanza con gli Houti e l’inizio del dialogo con i sauditi e quindi con coloro che, a partire dal 2015, hanno intavolato i bombardamenti nel paese con l’obiettivo di sconfiggere i miliziani sciiti; quello che è accaduto pochi giorni dopo l’annuncio di Saleh è sotto gli occhi della storia recente, con l’assassinio dell’ex presidente e le nuove operazioni militari iniziate soprattutto nelle zone costiere. <a href="https://www.youtube.com/watch?v=11FCljbFXp8">Apparso per l’ultimo volta il 2 dicembre scorso in tv</a>, Saleh aveva esortato i soldati a lui fedeli ad abbandonare gli Houti; <strong>l’appello però non sembrerebbe essere stato ascoltato da tutti</strong>, visto che i gruppi sciiti al momento, anche se hanno subito piccole perdite territoriali, non hanno dato l’impressione di essere sul punto di capitolare e questo, senza l&#8217;aiuto della Guardia Repubblicana e di altre formazioni date per vicine all&#8217;ex presidente, non si sarebbe potuto verificare. </p>
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		<title>Ecco il piano di bin Salman per uscire dallo Yemen</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/piano-bin-salman-uscire-dallo-yemen.html</link>
		
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		<pubDate>Mon, 04 Dec 2017 15:44:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Coalizione saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Yemen]]></category>
		<category><![CDATA[houthi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="690" height="388" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/saudi-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/saudi-2.jpg 690w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/saudi-2-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/saudi-2-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 690px) 100vw, 690px" /></p>
<p>Mohammed bin Salman vuole porre termine al conflitto in Yemen. Marzo 2015, le forze sciite Houthi provano a estendere la loro zona d’influenza fino alla città di Aden. Lì si trova rifugiato l’ex Presidente ʿAbd Rabbih Manṣūr Hādī, che constatata la piega della situazione decide di rifugiarsi in Arabia Saudita. Il giorno dopo scatterà il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/piano-bin-salman-uscire-dallo-yemen.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="690" height="388" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/saudi-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/saudi-2.jpg 690w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/saudi-2-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/saudi-2-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 690px) 100vw, 690px" /></p><p>Mohammed bin Salman vuole porre termine al conflitto in Yemen. Marzo 2015, le forze sciite Houthi provano a estendere la loro zona d’influenza fino alla città di Aden. Lì si trova rifugiato l’ex Presidente ʿAbd Rabbih Manṣūr Hādī, che constatata la piega della situazione decide di rifugiarsi in Arabia Saudita. Il giorno dopo scatterà il primo blitz dell’aviazione di Riyad contro gli sciiti Houthi e prenderà così avvio la sanguinosissima guerra in Yemen.</p>
<p>Un conflitto brutale e infinito</p>
<p>L’Arabia Saudita, che ha sempre considerato lo Yemen come un fidato alleato se non addirittura “cortile di casa”, pensava di poter risolvere il conflitto a proprio favore in breve tempo. E invece la situazione è rimasta in stallo per più di due anni. Gli houthi hanno infatti beneficiato dell’appoggio iraniano e sono così riusciti a mantenere il controllo della capitale Sana’a. D’altra parte le metodologie di guerra saudite, più volte condannate da <a href="https://www.hrw.org/middle-east/n-africa/yemen">organizzazioni non governative</a>, hanno radicalizzato il risentimento sciita e in qualche modo compattato anche il fronte della resistenza.</p>
<p>Due anni e mezzo di guerra senza esito hanno ormai demotivato le antiche ambizioni di casa Saud. Complice una situazione finanziaria non ottimale, considerato il continuo ribassamento del prezzo del petrolio, i sauditi potrebbero ora decidere di disimpegnarsi dal conflitto. Riyad tuttavia non può mostrare segni di debolezza in un momento in cui si sta riscrivendo l’ordine geopolitico in Medio Oriente. Uscire in maniera netta dallo Yemen equivarrebbe ad una ritirata. Una soddisfazione  all’Iran che l’Arabia Saudita non vuole assolutamente concedere.</p>
<p>Una nuova pedina nelle mani di bin Salman</p>
<p>Così il Presidente  Ali Abdullah Saleh, finora alleato dei ribelli sciiti houthi, potrebbe essere la pedina giusta per Riyad. Già lo scorso settembre si erano infatti <a href="http://www.occhidellaguerra.it/yemen-gli-scontri-ribelli-favoriscono-sauditi/">registrati</a> degli scontri tra l’esercito di Saleh e i miliziani houthi. Qualche schermaglia e niente di più. Lo scorso sabato, però, Saleh pare aver ufficialmente chiuso qualsiasi tipo di rapporto con gli Houthi. “I cittadini dello Yemen hanno provato a tollerare l’incoscienza degli houthi durante questi due anni e mezzo, ma ora non possono più. Mi sono appellato ai nostri fratelli nei Paesi confinanti affinché pongano fine all’aggressione e al blocco navale e cambieremo pagina”, <a href="http://www.aljazeera.com/news/2017/12/yemen-houthi-saleh-alliance-collapse-171204070831956.html">ha dichiarato</a> Saleh alla televisione yemenita.</p>

<p>Un discorso piuttosto chiaro che segna un punto di svolta storico nell’andamento del conflitto. Secondo <a href="http://www.aljazeera.com/news/2017/12/yemen-houthi-saleh-alliance-collapse-171204070831956.html">al Jazeera</a> la decisione di Saleh non sarebbe però stata presa in maniera indipendente. Alcuni ufficiali yemeniti interpellati dall’emittente qatariota avrebbero dato per certo come Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita avessero già pianificato tutto. In pratica Riyad avrebbe cessato il suo appoggio all’ex Presidente Hadi, attualmente ancora residente a Riyad, per supportare Saleh.</p>
<p>Il piano sarebbe stato confezionato a Dubai tra bin Salman e alti rappresentanti degli Emirati Arabi Uniti. In questo modo il conflitto in Yemen terminerebbe ufficialmente per la fine dell’alleanza tra Houthi e Saleh, salvando così la faccia all’Arabia Saudita. A conferma di ciò ci sarebbe poi la notizia delle condizioni dell’ex Presidente Hadi, che secondo <a href="http://www.aljazeera.com/news/2017/11/hadi-killed-leaves-saudi-yemen-official-171111193442344.html">alcuni media</a> sarebbe ormai ridotto al ruolo di mero prigioniero in Arabia Saudita. La fine ormai imminente della guerra in Yemen toglierebbe così un grosso onere alle finanze di Riyad. Bin Salman può ora concentrarsi contro lo storico rivale iraniano. </p>
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		<title>Yemen, gli scontri tra ribelli favoriscono i sauditi</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/yemen-gli-scontri-ribelli-favoriscono-sauditi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Sep 2017 16:10:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Yemen]]></category>
		<category><![CDATA[houthi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="690" height="388" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/saudi-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/saudi-2.jpg 690w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/saudi-2-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/saudi-2-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 690px) 100vw, 690px" /></p>
<p>Non solo in Siria, anche in Yemen si giocano momenti decisivi per l’esito finale della guerra. Nello Stato che guarda strategicamente sul Golfo di Aden si combatte una guerra civile ormai dal 2015. Da una parte il fronte dei ribelli Houthi alleati all’ex Presidente ʿAlī ʿAbd Allāh Ṣāleḥ controlla la capitale Sana’a e le zone &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/yemen-gli-scontri-ribelli-favoriscono-sauditi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="690" height="388" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/saudi-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/saudi-2.jpg 690w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/saudi-2-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/saudi-2-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 690px) 100vw, 690px" /></p><p>Non solo in Siria, anche in Yemen si giocano momenti decisivi per l’esito finale della guerra. Nello Stato che guarda strategicamente sul Golfo di Aden si combatte una guerra civile ormai dal 2015. Da una parte il fronte dei ribelli Houthi alleati all’ex Presidente ʿAlī ʿAbd Allāh Ṣāleḥ controlla la capitale Sana’a e le zone più strategiche del Paese, mentre il resto è in mano alla coalizione degli Stati del Golfo a guida saudita.</p>
<p>Dopo mesi di impasse nella guerra, dove a far notizia sono stati solo i continui “errori” dell’aviazione saudita, l’ultimo giusto lo scorso 26 agosto, che hanno causato le tristemente note “civil casualties”, pare che il conflitto sia arrivato a un punto decisivo.</p>
<p>Scontri a fuoco tra i ribelli</p>
<p>Il portale d’informazione arabo al Masdar e <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-08-27/deadly-clashes-erupt-between-yemen-s-shiite-rebels-saleh-forces">Bloomberg</a> riportano infatti di uno scontro violento avvenuto tra le due fazioni componenti l’alleanza dei ribelli. Nello specifico alcuni ribelli Houthi avrebbero allestito dei checkpoint in una zona non troppo distante dalla casa del figlio dell’ex Presidente Saleh, nella capitale Sana’a. Il gesto è stato interpretato dai seguaci di Saleh come una volontaria provocazione. Gli stessi hanno quindi dato inizio ad una scaramuccia trasformatasi rapidamente in un conflitto a fuoco con il gruppo di houthi. Alla fine lo scontro ha lasciato tre morti e una decina di feriti sul terreno. Da una parte un colonnello dei lealisti di Saleh e dall’altra due militanti houthi.</p>
<p>Provocazioni e scontri verbali prima del conflitto a fuoco</p>
<p>Secondo quanto riportato dal portale <a href="https://www.alaraby.co.uk/english/comment/2017/8/28/who-benefits-from-a-houthi-saleh-divorce">al Araby</a> tale tensione sarebbe stata la naturale conseguenza di una serie di reciproche provocazioni. Il tutto sarebbe cominciato durante le recenti celebrazioni organizzate dal’ex Presidente Saleh per ricordare il 35esimo anniversario della nascita del suo partito, il Congresso Generale del Popolo. Tale anniversario che ha portato numerose persone festanti nella capitale come non si vedeva da prima dello scoppio del conflitto, ha ricevuto anche il plauso del Ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti.</p>
<p>Il fronte houthi ha interpretato il tutto come una volontà di Saleh di cercare una via al dialogo con la coalizione a guida saudita. In seguito sono infatti scattate da entrambe le parti alcune provocazioni verbali. Abdulmalik al-Houthi, leader degli houthi, ha dichiarato che il suo fronte “sta ricevendo pugnalate alle spalle&#8230;anche dagli stessi partners”. D’altra parte Saleh ha definito gli houthi “una semplice milizia”, mentre un esponente del suo partito ha addirittura equiparato gli stessi houthi all’Isis e ad Al Qaeda. Insomma un contenzioso che è cresciuto costantemente nel tempo fino ad arrivare al recente episodio di conflitto armato.</p>
<p>Questo scontro può favorire i sauditi?</p>
<p>A chi giova tale rottura interna e sopratutto perché avviene proprio ora? Secondo l’analista Graham Griffiths, come riporta <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-08-27/deadly-clashes-erupt-between-yemen-s-shiite-rebels-saleh-forces">Bloomberg</a>, “una decisiva vittoria militare per la coalizione saudita e Abdurabu Hadi è improbabile anche se l’alleanza [tra houthi e Saleh] crollasse”. Di diversa opinione è però il portale al Araby che sottolinea come “la presenza della coalizione a guida saudita abbia ormai raggiunto le periferie di Sana’a” e che quindi verrebbe ben favorita da una rottura del fronte ribelle. Non è da escludere poi che la fazione legata all’ex presidente Saleh stia davvero cercando un dialogo con la parte saudita per arrivare alla pace.</p>
<p>Alle parole concilianti del Ministro degli Esteri degli Emirati si deve aggiungere che lo stesso figlio di Saleh risiede proprio negli EAU, suggerendo dunque la presenza di una porta aperta in quella direzione. Più complesso è invece comprendere le ragioni temporali di una simile rottura.</p>
<p>Una partita a scacchi tra Arabia Saudita e Iran</p>
<p>Perché proprio ora? Un po’ più a nord dello Yemen si è più o meno concretizzata la vittoria del fronte sciita in un teatro ben più importante, quello siriano. La novità in Yemen  potrebbe essere dunque il proseguimento di una partita a scacchi tra Arabia Saudita e Iran. Quest’ultimo infatti, considerato l’enorme e inaspettato successo conseguito in Siria, potrebbe allentare la presa sullo Yemen, quasi come contentino per lo storico rivale saudita. D’altra parte i sauditi non potrebbero mai permettere una doppia vittoria così eclatante per il fronte sciita e l’aggressività dell’aviazione di Ryiad è una prova di tale volontà. I prossimi giorni saranno decisivi per comprendere quanto a lungo possa ancora rimanere compatto il fronte ribelle in Yemen. </p>

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