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Non solo in Siria, anche in Yemen si giocano momenti decisivi per l’esito finale della guerra. Nello Stato che guarda strategicamente sul Golfo di Aden si combatte una guerra civile ormai dal 2015. Da una parte il fronte dei ribelli Houthi alleati all’ex Presidente ʿAlī ʿAbd Allāh Ṣāleḥ controlla la capitale Sana’a e le zone più strategiche del Paese, mentre il resto è in mano alla coalizione degli Stati del Golfo a guida saudita.

Dopo mesi di impasse nella guerra, dove a far notizia sono stati solo i continui “errori” dell’aviazione saudita, l’ultimo giusto lo scorso 26 agosto, che hanno causato le tristemente note “civil casualties”, pare che il conflitto sia arrivato a un punto decisivo.

Scontri a fuoco tra i ribelli

Il portale d’informazione arabo al Masdar e Bloomberg riportano infatti di uno scontro violento avvenuto tra le due fazioni componenti l’alleanza dei ribelli. Nello specifico alcuni ribelli Houthi avrebbero allestito dei checkpoint in una zona non troppo distante dalla casa del figlio dell’ex Presidente Saleh, nella capitale Sana’a. Il gesto è stato interpretato dai seguaci di Saleh come una volontaria provocazione. Gli stessi hanno quindi dato inizio ad una scaramuccia trasformatasi rapidamente in un conflitto a fuoco con il gruppo di houthi. Alla fine lo scontro ha lasciato tre morti e una decina di feriti sul terreno. Da una parte un colonnello dei lealisti di Saleh e dall’altra due militanti houthi.

Provocazioni e scontri verbali prima del conflitto a fuoco

Secondo quanto riportato dal portale al Araby tale tensione sarebbe stata la naturale conseguenza di una serie di reciproche provocazioni. Il tutto sarebbe cominciato durante le recenti celebrazioni organizzate dal’ex Presidente Saleh per ricordare il 35esimo anniversario della nascita del suo partito, il Congresso Generale del Popolo. Tale anniversario che ha portato numerose persone festanti nella capitale come non si vedeva da prima dello scoppio del conflitto, ha ricevuto anche il plauso del Ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti.

Il fronte houthi ha interpretato il tutto come una volontà di Saleh di cercare una via al dialogo con la coalizione a guida saudita. In seguito sono infatti scattate da entrambe le parti alcune provocazioni verbali. Abdulmalik al-Houthi, leader degli houthi, ha dichiarato che il suo fronte “sta ricevendo pugnalate alle spalle…anche dagli stessi partners”. D’altra parte Saleh ha definito gli houthi “una semplice milizia”, mentre un esponente del suo partito ha addirittura equiparato gli stessi houthi all’Isis e ad Al Qaeda. Insomma un contenzioso che è cresciuto costantemente nel tempo fino ad arrivare al recente episodio di conflitto armato.

Questo scontro può favorire i sauditi?

A chi giova tale rottura interna e sopratutto perché avviene proprio ora? Secondo l’analista Graham Griffiths, come riporta Bloomberg, “una decisiva vittoria militare per la coalizione saudita e Abdurabu Hadi è improbabile anche se l’alleanza [tra houthi e Saleh] crollasse”. Di diversa opinione è però il portale al Araby che sottolinea come “la presenza della coalizione a guida saudita abbia ormai raggiunto le periferie di Sana’a” e che quindi verrebbe ben favorita da una rottura del fronte ribelle. Non è da escludere poi che la fazione legata all’ex presidente Saleh stia davvero cercando un dialogo con la parte saudita per arrivare alla pace.

Alle parole concilianti del Ministro degli Esteri degli Emirati si deve aggiungere che lo stesso figlio di Saleh risiede proprio negli EAU, suggerendo dunque la presenza di una porta aperta in quella direzione. Più complesso è invece comprendere le ragioni temporali di una simile rottura.

Una partita a scacchi tra Arabia Saudita e Iran

Perché proprio ora? Un po’ più a nord dello Yemen si è più o meno concretizzata la vittoria del fronte sciita in un teatro ben più importante, quello siriano. La novità in Yemen  potrebbe essere dunque il proseguimento di una partita a scacchi tra Arabia Saudita e Iran. Quest’ultimo infatti, considerato l’enorme e inaspettato successo conseguito in Siria, potrebbe allentare la presa sullo Yemen, quasi come contentino per lo storico rivale saudita. D’altra parte i sauditi non potrebbero mai permettere una doppia vittoria così eclatante per il fronte sciita e l’aggressività dell’aviazione di Ryiad è una prova di tale volontà. I prossimi giorni saranno decisivi per comprendere quanto a lungo possa ancora rimanere compatto il fronte ribelle in Yemen. 

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