L’accordo, alla fine, è stato raggiunto. E le Nazioni Unite l’hanno definito “un progresso importante“. Le due parti in conflitto, infatti, avrebbero trovato un’intesa dopo anni di guerra civile che ha dilaniato il Paese arabo più povero. Da un lato il governo yemenita, dall’altro i rappresentanti del grupop sciita degli Houthi. Che, insieme, avrebbero concordato una prima fase di ritiro delle forze militari dalla città strategica di Hodeidah, porto chiave del Paese, dove i combattimenti, nel tempo, hanno bloccato gran parte del flusso degli aiuti umanitari per sostenere la popolazione civile.

Perché Hodeidah è così importante

Dalla città, infatti, dal marzo del 2015, anno dell’inizio del conflitto, è passato l’approvvigionamento di beni di prima necessità per i 18 milioni di persone che vivono nelle aree dello Yemen controllate dai ribelli. Situata sulla costa occidentale del Paese, Hodeidah fornisce anche l’accesso a Bab al-Mandeb, la quarta via d’acqua più trafficata al mondo. Dal 2014, anno in cui il gruppo degli Houthi ha organizzato l’acquisizione di ampie aree dello Yemen, la città è in mano ai gruppi ribelli. E, secondo quanto riportato da Al Jazeera, sarebbe proprio Hodeidah la miccia della peggiore crisi umanitaria del mondo contemporaneo. Perché la mossa del gruppo sciita avrebbe spinto l’intervento militare dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi Uniti e degli alleati l’anno successivo a nome del governo. Il porto sul mar Rosso è anche sede di alcuni silos dove si ritiene sia contenuto abbastanza grano per sfamare diversi milioni di persone. Ma secondo il World Food Programme, i granai sarebbero stati fuori uso, mettendo a rischio l’integrità del cibo.

Accordi fragili

Per il momento, rappresentanti del governo e gruppi Houthi avrebbero assicurato il ritiro dai porti di Hodeidah, Saleef e Ras Issa e da quelle aree della città dove si trovano le strutture per l’assistenza umanitaria. Ma non sarebbe stata data alcuna data per iniziare la smilitarizzazione della zona. A dicembre, le due fazioni, in Svezia, avevano trovato accordi anche su un cessate il fuoco sulla città portuale e sullo scambio di migliaia di prigionieri. Ma la violenza, nel frattempo, è andata avanti e l’attuazione è proseguita molto lentamente. Inoltre, secondo l’accordo di Stoccolma, il ritiro avrebbe dovuto svolgersi due settimane dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco, il 18 dicembre, ma il termine non è stato rispettato. 

Il parere dell’Onu

All’inizio di questa settimana, l’Onu ha avvertito che il conflitto spinto i due terzi del Paese a livelli di “pre-carestia“, mentre un terzo avrebbe affrontato “vulnerabilità acute“.  In un rapporto dell’Ocha si legge: “Si stima che l’80% della popolazione, 24 milioni di persone, necessiti di qualche forma di assistenza umanitaria o di protezione, compresi 14,3 milioni di persone in grave stato di necessità”. Per Save the Children, circa 85mila bambini potrebbero essere morti di fame durante i quattro anni di conflitto. Ma, intanto, le Nazioni Unite fanno sapere che tra i due gruppi è stata trovata un’intesa di massima anche per la seconda fase, di cui, però, si ridiscuterà entro la prossima settimana.