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Mentre l’attenzione del mondo è concentrata sulle esercitazioni russe, una nelle acque della Siria e l’altra, Vostok-18, nell’Estremo Oriente russo, ci sono altre manovre, particolarmente interessanti, che non vanno sottovalutate. E questa volta a realizzarle sono gli eterni rivali di Mosca: gli Stati Uniti.

In questi giorni, le forze navali e aeree statunitensi hanno lanciato delle interessanti manovre militari nell’area vicino al Corno d’Africa. Un’esercitazione che ha luogo in particolare tra il Golfo di Aden e il Mar Rosso: un’area di fondamentale importanza date le recenti e crescenti tensioni fra blocco legato agli Stati Uniti e Iran.

Alle esercitazioni partecipano circa 4500 uomini della 13th Marine Expeditionary Unit e l’idea, secondo quanto riportato dal sito israeliano Debkafile, è che le forze aeronavali e i marines imbarcati sulle navi stiano simulando un eventuale scontro contro l’Iran in caso di blocco dello stretto di Hormuz o dello Stretto di Bab el-Mandeb.

Le forze partecipanti all’esercitazione sono quelle del gruppo d’assalto anfibio Essex. La flotta comprende la nave d’assalto anfibia Uss Essex e la Uss Rushmore della classe Whidbey Island e la nave da trasporto anfibio Uss Anchorage della classe San Antonio. Insieme ad esse, ha preso parte all’esercitazione anche il Marine Fighter Attack Squadron 211 (VMFA-211), composto dai caccia multiruolo F-35B.

L’impiego degli F-35B è particolarmente interessante. Insieme a quelli in possesso dell’aeronautica israeliana, questo squadrone  infatti l’unico ad essere presente e operativo in Medio Oriente. La loro capacità di monitoraggio di tutta la regione consente quindi all’aviazione degli Stati Uniti e di Israele di concentrarsi sul blocco geografico composto da Corno d’Africa, Mar Rosso e Golfo Persico. Con un occhio in particolare sui sue choke point da tempo oggetto dell’escalation di tensione fra Teheran e i suoi avversari.

Lo Stretto di Hormuz è stato da subito al centro della sfida fra Iran e Stati Uniti dopo le tensioni sorte dall’annuncio di Donald Trump di ripristinare le sanzioni con l’uscita di Washington dall’accordo sul nucleare iraniano. I leader iraniani, a partire dall’Ayatollah Ali Khamenei, avevano minacciato la chiusura dello stretto che separa Iran e Penisola arabica come ritorsione di fronte alle sanzioni americane.

Una minaccia che significherebbe il blocco del Golfo Persico e, di conseguenza, di tutto l’export di petrolio dai giacimenti delle monarchie del Golfo. Un’eventualità che andrebbe a ledere lo stesso Iran, ma che è stata minacciata come reazione alla minaccia di Washington di bloccare tutte le importazioni di petrolio iraniano colpendo con sanzioni i Paesi importatori.

Più a ovest, a Bab el-Mandeb, la situazione non è meno serena. Nello stretto di poche miglia nautiche che separa l’Africa dalla Penisola araba, è infatti in corso quel conflitto oscuro e terrificante rappresentato dalla guerra in Yemen. Anche in questo caso, come per altri conflitto, è evidente l’esistenza di una guerra per procura fra Iran e suoi nemici. Il primo rappresentato dai ribelli Houthi, il secondo dal governo yemenita.

Benjamin Netanyahu ha già dichiarato di essere pronto a colpire l’Iran qualora le forze di Teheran decidessero di bloccare Bab el-Mandeb. Il premier israeliano ha parlato di una coalizione regionale – includendo quindi gli Stati appartenenti alla coalizione a guida saudita coinvolta in Yemen – già pronta a rispondere a un eventuale blocco. 

Esercitazioni che sono anche una risposta a quelle svolte dalla Russia nel Mediterraneo orientale. La Siria non è lontana. Le navi statunitensi sono giunte nelle acque di Aden mentre la Russia conduceva le manovre davanti alle coste siriane. E queste esercitazioni sono anche una risposta riguardante il conflitto siriano. Gli F-35B non volano in fatti soltanto vicino a Bab el-Mandeb e Hormuz, ma monitorano anche l’area non lontana dalla Siria, dove adesso si concentrano le attenzioni del Pentagono.

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