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	<title>Abu Mohammad al-Jolani Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
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	<title>Abu Mohammad al-Jolani Archives - InsideOver</title>
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		<title>Gli Usa assolvono Hayat Tahrir al-Sham: gli ex qaedisti ora sono “interlocutori affidabili”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jul 2025 15:13:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Hayat Tahrir al-Sham]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250708144932959_c66d1a53ac896280fad447599a38c86b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250708144932959_c66d1a53ac896280fad447599a38c86b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250708144932959_c66d1a53ac896280fad447599a38c86b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250708144932959_c66d1a53ac896280fad447599a38c86b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250708144932959_c66d1a53ac896280fad447599a38c86b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250708144932959_c66d1a53ac896280fad447599a38c86b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250708144932959_c66d1a53ac896280fad447599a38c86b-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Washington assolve HTS: gli ex qaedisti diventano “interlocutori affidabili” per gli Usa guidati da Donald Trump.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/gli-usa-assolvono-hayat-tahrir-al-sham-gli-ex-qaedisti-ora-sono-interlocutori-affidabili.html">Gli Usa assolvono Hayat Tahrir al-Sham: gli ex qaedisti ora sono “interlocutori affidabili”</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250708144932959_c66d1a53ac896280fad447599a38c86b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250708144932959_c66d1a53ac896280fad447599a38c86b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250708144932959_c66d1a53ac896280fad447599a38c86b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250708144932959_c66d1a53ac896280fad447599a38c86b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250708144932959_c66d1a53ac896280fad447599a38c86b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250708144932959_c66d1a53ac896280fad447599a38c86b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250708144932959_c66d1a53ac896280fad447599a38c86b-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con una decisione destinata a ridisegnare radicalmente gli equilibri del Medio Oriente, gli Stati Uniti hanno ufficialmente rimosso <strong>Hayat Tahrir al-Sham (HTS)</strong> dalla lista delle organizzazioni terroristiche straniere. La firma è arrivata il 7 luglio dal segretario di Stato <strong>Marco Rubio</strong>, suggellando la legittimazione internazionale del gruppo islamista sunnita oggi al potere in Siria. Un gruppo nato come costola siriana di al-Qaeda, protagonista della guerra civile nel Nord-Ovest del Paese, e che ha guidato la caduta del regime di <strong>Bashar al-Assad</strong> nel dicembre 2024. A capo del nuovo governo siede oggi Ahmed al-Sharaa, noto con il nome di battaglia Abu Mohammad al-Jolani, l’ex comandante di Jabhat al-Nusra e HTS, ora investito del ruolo di presidente e descritto dalla diplomazia statunitense come un interlocutore “pragmatico”.</p>



<p>L’operazione si inscrive nella strategia dell’amministrazione Trump, tornata alla guida della Casa Bianca con un’agenda improntata al disimpegno militare diretto e alla creazione di alleanze selettive con attori locali. Durante un vertice in Arabia Saudita, <strong>Trump ha definito Jolani “un patriota deciso”</strong>, lodandone la capacità di garantire l’ordine nel Paese e annunciando la revoca di gran parte delle sanzioni economiche in vigore contro la Siria. Il nuovo corso ha trovato appoggio tra le monarchie del Golfo, che intravedono nella Siria post-Assad un potenziale alleato contro l’Iran. Ma dietro l’etichetta della “normalizzazione” si nasconde una realtà ben più ambigua e inquietante.</p>



<p>Secondo fonti israeliane come Channel 12 e Kan News, il nuovo esecutivo siriano ha siglato un accordo strategico con Israele che prevede cooperazione in materia di sicurezza e intelligence, con l’obiettivo di <a href="https://it.insideover.com/guerra/come-israele-e-netanyahu-vogliono-ridisegnare-il-medio-oriente.html">contrastare Hezbollah e contenere l’influenza iraniana nel Levante.</a> Non si tratta di una semplice intesa diplomatica, ma di un vero e proprio terremoto geopolitico: per la prima volta, uno degli ex membri centrali dell’“Asse della Resistenza” <strong>si schiera apertamente al fianco di Israele e dei suoi alleati regionali.</strong> La Siria, che per anni ha fondato la propria proiezione strategica sul sostegno alla causa palestinese e all’alleanza con Hezbollah e Teheran, abdica ora a quel ruolo storico e si riallinea con il cordone anti-iraniano promosso da Washington, Tel Aviv, Riyad e Abu Dhabi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un tassello anti-Iran</h2>



<p>Il governo nato dalla trasformazione di HTS da coalizione insurrezionale jihadista a soggetto politico riconosciuto si presenta oggi come un partner funzionale agli interessi israelo-americani. Non è più la Siria che offriva rifugio a Hamas o che rivendicava il Golan: è <strong>una pedina attiva della strategia inaugurata con gli Accordi di Abramo</strong>, che mira a integrare i regimi arabi filo-occidentali nella sfera di influenza israeliana. Il passaggio di Damasco nel campo avversario segna la frattura più grave subita dal blocco anti-israeliano guidato dall’Iran dalla sua nascita, un colpo non solo militare ma simbolico. A conferma del cambio di rotta, nell’aprile scorso <strong>le autorità siriane hanno arrestato due dirigenti della Jihad Islamica Palestinese</strong>, accelerando la marginalizzazione della causa palestinese nella nuova architettura regionale.</p>



<p>Nel quadro strategico delineato dall’amministrazione Trump, la Siria di Jolani diventa un tassello essenziale in un disegno più ampio: contenere l’espansione iraniana, ridimensionare l’influenza russa nel Levante, ridurre l’impegno diretto statunitense. In questa chiave, la “riconversione” del potere siriano appare come un successo di politica estera per Washington: Hayat Tahrir al-Sham, un tempo forza centrale del jihadismo salafita in Siria, diventa oggi partner nella stabilizzazione regionale. Ma questa narrazione si scontra con le dinamiche interne al Paese, dove <strong>la stabilità proclamata poggia su equilibri militari precari, mentre la pacificazione serve a coprire una repressione selettiva</strong> e un’esclusione sistemica delle minoranze.</p>



<p>A pagarne il prezzo è soprattutto la comunità alawita, da sempre associata — anche solo simbolicamente — al potere degli Assad. A marzo, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, <strong>oltre 1.600 civili alawiti sono stati uccisi sulla costa siriana</strong> in quello che è stato descritto come un pogrom su larga scala. Le prove raccolte da Amnesty International parlano di esecuzioni a sangue freddo, distruzioni mirate di villaggi, attacchi a luoghi di culto. Tra le vittime, donne, bambini, anziani. La pulizia settaria è avvenuta per mano di milizie affiliate — formalmente o informalmente — <a href="https://ilmanifesto.it/gli-alawiti-scappano-la-nuova-siria-e-al-palo">al nuovo governo</a>. E non si è fermata.</p>



<p>Un’inchiesta di <a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/syria-detains-two-leaders-palestinian-islamic-jihad-2025-04-22/"><em>Reuters</em> ha documentato almeno 33 casi di donne </a>alawite scomparse nei governatorati di Hama, Latakia e Tartous. Rapimenti in pieno giorno, richieste di riscatto, telefonate minatorie con accenti stranieri. Alcune giovani sono riuscite a contattare le famiglie e dichiarare di essere state deportate. La maggior parte <a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/shes-not-coming-back-alawite-women-snatched-streets-syria-2025-06-27">non ha più fatto ritorno</a>. Le autorità locali sminuiscono, parlano di “fughe per amore” o “crisi personali”. Ma le testimonianze, i documenti bancari e i messaggi registrati raccontano una realtà completamente diversa. <strong>Il clima è di terrore.</strong> Migliaia di alawiti sono già fuggiti in Libano attraverso valichi informali. Chi resta vive nel silenzio e nella paura.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La tensione tra centro e periferie</h2>



<p>All’interno della stessa HTS, il potere di Jolani si regge su una rete di alleanze precarie, un equilibrio instabile tenuto insieme più dalla forza militare che da una coesione politica o ideologica reale. La coalizione, nata dalla fusione di milizie jihadiste, gruppi tribali e fazioni pragmatiche locali, è sempre stata un conglomerato eterogeneo più simile a una federazione armata che a un movimento centralizzato. <strong>Alcune brigate restano legate a un’ideologia panislamica rigida</strong> e ostile a ogni forma di apertura verso Israele o l’Occidente. Altre si muovono secondo logiche di sopravvivenza e potere locale, interessate alla gestione di risorse e territorio più che a un progetto statuale.</p>



<p>Questa eterogeneità ha prodotto fin dalla nascita una tensione latente tra la figura centrale di Julani e le leadership locali. Le diverse anime di HTS, riunite solo dalla comune opposizione ad Assad, mostrano oggi profonde divergenze su tutto: rapporti con l’estero, gestione del potere, ruolo della religione nello Stato. Il tentativo di trasformare questa galassia in un governo riconosciuto rischia di far esplodere le contraddizioni che erano state solo temporaneamente congelate dalla guerra.</p>



<p>Il pericolo non è astratto. I precedenti in Afghanistan e in Libia dimostrano che la caduta di un regime autoritario, in assenza di un progetto politico condiviso e di un’autorità riconosciuta, può produrre una nuova guerra civile. <strong>In Siria, lo scenario possibile è quello di una frammentazione verticale del potere</strong>: signori della guerra locali che si sfilano dal controllo centrale, fazioni jihadiste che denunciano il “tradimento” della causa islamica e scelgono la lotta armata, gruppi esterni — come Iran o Turchia — pronti ad appoggiare milizie rivali per rientrare nel gioco.</p>



<p>La legittimità del nuovo regime, mai passata da un processo costituente o da un consenso popolare autentico, è oggi vulnerabile su due fronti. Da un lato, rischia di perdere credibilità tra le frange radicali, che potrebbero interpretare l’alleanza con Israele e l&#8217;espulsione delle organizzazioni palestinesi come una resa ideologica inaccettabile. Dall’altro, non riesce a costruire una base sociale ampia né a garantire i servizi minimi che rendono uno Stato credibile. <strong>In molte aree del Paese, il controllo del nuovo governo è nominale</strong> o apertamente contestato da forze rivali. Dove esercita realmente l’autorità, lo fa attraverso la repressione più che grazie a una legittimazione politica o popolare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova Siria è un terreno minato</h2>



<p>In questo contesto, l’unità interna a HTS è sempre più fragile. La Siria rischia di passare dal dominio monolitico del regime baathista a un nuovo caos frammentato, in cui le fazioni che hanno vinto la guerra si affrontano per il controllo del bottino. <strong>Il rischio, concreto e imminente, è quello della “guerra dentro la rivoluzione”</strong>, la stessa che ha trasformato l’Afghanistan post-1992 in un campo di battaglia tra ex alleati, o che ha reso la Libia post-Gheddafi un teatro permanente di conflitti tra milizie e potenze straniere. Il collante ideologico è già evaporato. Il collante strategico — la comune ostilità ad Assad — non esiste più. Resta solo la lotta per il potere. E in un quadro regionale sempre più polarizzato tra blocchi contrapposti, la Siria rischia di tornare a essere, ancora una volta, il teatro principale di una guerra per procura senza fine.</p>



<p>Il caso siriano potrebbe dunque trasformarsi nell’ennesima dimostrazione che<strong> il “realismo geopolitico” non basta a costruire pace e giustizia.</strong> La revoca dello status terroristico a HTS e l’investitura diplomatica del governo Jolani segnano una svolta storica. Ma questa svolta si regge su un terreno minato: vendette settarie, violazioni sistematiche dei diritti umani, cooptazione di milizie irregolari, fratture ideologiche e tensioni interne pronte a esplodere. La nuova Siria — più che un attore sovrano — rischia di diventare il terminale instabile di un sistema di alleanze costruito per contenere, più che per emancipare. Un laboratorio di ordine apparente sotto cui ribolle, ancora una volta, il caos.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/gli-usa-assolvono-hayat-tahrir-al-sham-gli-ex-qaedisti-ora-sono-interlocutori-affidabili.html">Gli Usa assolvono Hayat Tahrir al-Sham: gli ex qaedisti ora sono “interlocutori affidabili”</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Trump apre ad Al-Sharaa, dialogo Usa-Siria tra realpolitik e rischi di instabilità regionale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-apre-ad-al-sharaa-dialogo-usa-siria-tra-realpolitik-e-rischi-di-instabilita-regionale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 May 2025 16:50:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="656" height="492" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/al-sharaa.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="siria" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/al-sharaa.jpeg 656w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/al-sharaa-600x450.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/al-sharaa-300x225.jpeg 300w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></p>
<p>Le aperture di Donald Trump al leader siriano Al-Sharaa sono da un lato un esercizio di realismo e dall'altro un rischio evidente. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="656" height="492" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/al-sharaa.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="siria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/al-sharaa.jpeg 656w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/al-sharaa-600x450.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/al-sharaa-300x225.jpeg 300w" sizes="auto, (max-width: 656px) 100vw, 656px" /></p>
<p>L’incontro del 14 maggio 2025 a Riad tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente ad interim della Siria, Ahmed al-Sharaa, segna un punto di svolta nella tormentata storia delle relazioni tra <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/macron-ospita-al-sharaa-la-rischiosa-scommessa-della-francia-sulla-siria.html">Washington e Damasco</a></strong>. La decisione di Trump di revocare le sanzioni contro la Siria, accompagnata dall’incoraggiamento a normalizzare i rapporti con Israele, rappresenta <strong>un audace cambio di rotta nella politica estera statunitense</strong>. Tuttavia, il passato di aA-Sharaa, ex leader di un gruppo considerato terrorista dagli Stati Uniti e da gran parte della <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/da-militante-a-rivoluzionario-cosi-wikipedia-cambia-la-storia-di-al-jolani.html">comunità internazionale, </a>getta un’ombra su questo momento storico, sollevando interrogativi sulla sostenibilità di questa apertura e sulle sue implicazioni regionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un passato controverso al centro della scena</h2>



<p>Ahmed al-Sharaa, noto in precedenza con il nom de guerre <strong>Abu Mohammed al-Jolani</strong>, non è una figura qualunque. La sua ascesa al potere, culminata con il rovesciamento di Bashar al-Assad l’8 dicembre 2024, è radicata in un passato di militanza islamista. Negli anni 2000, Al-Sharaa si unì ad Al-Qaeda in Iraq, combattendo contro le forze statunitensi dopo l’invasione del 2003. Arrestato e detenuto per cinque anni in una prigione americana, tornò in Siria nel 2011 per fondare Jabhat al-Nusra, il braccio siriano di Al-Qaeda. Questo gruppo, <strong>noto per attacchi suicidi e una visione settaria, </strong>fu designato come organizzazione terroristica dagli Stati Uniti nel 2013, con una taglia di 10 milioni di dollari sulla testa di al-Sharaa.</p>



<p>Nel 2016, Al-Sharaa ruppe formalmente con Al-Qaeda, ribattezzando il suo gruppo <strong>Hayat Tahrir al-Sham </strong>(HTS) e cercando di moderare la sua immagine. Nonostante il distacco, HTS rimase sulla lista delle organizzazioni terroristiche di Stati Uniti, ONU, UE, Turchia e Regno Unito fino al suo scioglimento nel 2024, quando Al-Sharaa integrò le sue forze nell’esercito siriano regolare. La rimozione della taglia americana il 20 dicembre 2024 fu un primo segnale di pragmatismo da parte di Washington, ma <strong>non cancellò i sospetti sul passato jihadista del nuovo leader siriano</strong>. Israele, in particolare, continua a definirlo un “jihadista” e ha intensificato le operazioni militari in Siria, occupando territori nel Sud-Ovest e distruggendo arsenali militari per prevenire una minaccia islamista.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La svolta di Trump: pragmatismo o rischio calcolato?</h2>



<p>La decisione di Trump di revocare le sanzioni, annunciata durante un summit del Consiglio di Cooperazione del Golfo alla presenza del principe ereditario saudita <strong>Mohammed bin Salman</strong> e con la partecipazione virtuale del presidente turco <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong>, riflette un approccio transazionale alla diplomazia. Le sanzioni, imposte durante il regime di Assad per isolare Damasco a causa di violazioni dei diritti umani e uso di armi chimiche, hanno strangolato l’economia siriana, impedendo anche l’arrivo di aiuti umanitari. <strong>La loro rimozione apre la porta a investimenti esteri</strong>, in particolare dai Paesi del Golfo, e a un maggiore impegno delle organizzazioni umanitarie, cruciali per la ricostruzione di un Paese devastato da 14 anni di guerra civile.</p>



<p>Durante l’incontro, Trump ha chiesto ad Al-Sharaa di espellere i “terroristi palestinesi”, di firmare gli Accordi di Abramo per normalizzare i rapporti con Israele e di gestire i centri di detenzione dell’ISIS nel Nord-Est della Siria. Queste richieste riflettono le priorità di Washington: contenere l’influenza iraniana, rafforzare la sicurezza regionale e contrastare il terrorismo. <strong>Al-Sharaa, dal canto suo, ha cercato di presentarsi come un leader inclusivo</strong>, promettendo protezione alle minoranze etniche e religiose e cooperazione contro l’ISIS. Tuttavia, episodi come le uccisioni settarie di civili alawiti a marzo 2025 e gli scontri con la minoranza drusa sollevano dubbi sulla sua capacità di unificare un Paese frammentato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il contesto storico: dalla guerra al terrore alla realpolitik</h2>



<p>Per comprendere l’importanza di questo incontro, è necessario collocarlo nel contesto storico della politica statunitense in Medio Oriente. Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, gli Stati Uniti hanno adottato una strategia di “guerra al terrore”, identificando gruppi come Al-Qaeda come minaccia esistenziale. Al-Sharaa, con il suo passato di militante di al-Qaeda, <strong>incarnava esattamente il profilo di nemico pubblico numero uno</strong>. La sua designazione come terrorista e la taglia sulla sua testa erano coerenti con questa dottrina.</p>



<p>Tuttavia, la caduta di Assad e l’ascesa di Al-Sharaa hanno costretto Washington a riconsiderare le proprie priorità. <strong>La Siria post-Assad rappresenta un’opportunità per ridurre l’influenza di Iran e Russia</strong>, storici alleati del regime, e per allineare Damasco agli interessi dei Paesi del Golfo, in particolare Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. La revoca delle sanzioni e l’incontro con Al-Sharaa segnano il passaggio dalla rigidità ideologica della “guerra al terrore” a <strong>una realpolitik che privilegia la stabilità regionale e gli interessi economici.</strong> Non a caso, la visita di Trump a Riad è stata accompagnata da accordi commerciali per centinaia di miliardi di dollari, tra cui 142 miliardi in vendite di armi all’Arabia Saudita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sfide e rischi: un equilibrio precario</h2>



<p>Nonostante il potenziale di questa svolta, i rischi sono numerosi. Primo, <strong>la legittimazione di Al-Sharaa potrebbe alienare Israele</strong>, che vede nella nuova leadership siriana una minaccia esistenziale. Le operazioni militari israeliane in Siria, inclusa l’occupazione di territori e gli attacchi aerei, segnalano una profonda sfiducia. Secondo, <strong>la debolezza del Governo di Al-Sharaa,</strong> che non controlla ancora l’intero territorio nazionale, potrebbe vanificare le promesse di stabilità. Le violenze settarie e la presenza di gruppi armati non statali complicano il processo di ricostruzione. Terzo, la normalizzazione con un ex leader di Al-Qaeda rischia di alimentare critiche interne negli Stati Uniti, dove la memoria della “guerra al terrore” è ancora viva.</p>



<p>Inoltre, la richiesta di Trump di spingere la Siria verso gli Accordi di Abramo appare ambiziosa, data la storica ostilità tra Damasco e Israele, aggravata dalla disputa sul Golan occupato. Anche se Al-Sharaa ha segnalato aperture a un disgelo mediato dagli Emirati, le sue promesse di rispetto degli accordi del 1974 sul disimpegno delle forze sono state accolte con scetticismo da Gerusalemme.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione: un gamble geopolitico</h2>



<p>L’incontro tra Trump e al-Sharaa, insieme alla revoca delle sanzioni, rappresenta un gamble geopolitico che potrebbe ridisegnare gli equilibri in Medio Oriente. Da un lato, <strong>offre alla Siria una chance di reinserimento nella comunità internazionale</strong> e di ricostruzione economica, con il sostegno dei Paesi del Golfo. Dall’altro, scommette sulla capacità di un ex terrorista, giudicato tale dagli stessi Stati Uniti, di trasformarsi in un leader affidabile. Il passato di Al-Sharaa, segnato da anni di militanza jihadista, contrasta con le sue recenti promesse di moderazione, creando un paradosso che solo il tempo potrà risolvere. Per ora, la mossa di Trump sembra guidata da un mix di pragmatismo e opportunismo, ma il suo successo dipenderà dalla capacità di Damasco di superare le divisioni interne e di convincere i suoi vicini della sua buona fede.</p>



<p><strong><em>Dopo la caduta di Bashar al-Assad per la Siria si è aperta una fase nuova, piena di opportunità ma anche di rischi. Lo si vede bene ora con le aperture di Donald Trump al nuovo regime dell&#8217;ex terrorista Al-Sharaa. Se vuoi seguire tutti gli sviluppi segui InsideOver, diventa uno di noi,  abbonati subito <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">cliccando QUI!</a></em></strong></p>
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		<title>Macron ospita al-Sharaa: la rischiosa scommessa della Francia sulla Siria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 May 2025 09:46:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250508103802306_b492649e44e76f1a0235d5cd3d6113e5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250508103802306_b492649e44e76f1a0235d5cd3d6113e5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250508103802306_b492649e44e76f1a0235d5cd3d6113e5-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250508103802306_b492649e44e76f1a0235d5cd3d6113e5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250508103802306_b492649e44e76f1a0235d5cd3d6113e5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250508103802306_b492649e44e76f1a0235d5cd3d6113e5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250508103802306_b492649e44e76f1a0235d5cd3d6113e5-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La visita francese di Ahmad al-Sharaa, anche noto con il nome de guerre Abu Mohammad al-Jolani, e l&#8217;incontro all&#8217;Eliseo con Emmanuel Macron avvenuto nella giornata di ieri sono destinati a essere degli eventi tanto importanti sul fronte strategico quando controversi su quello politico nel percorso della nuova Siria post-Bashar al-Assad. Il bilaterale Macron-al Sharaa per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/macron-ospita-al-sharaa-la-rischiosa-scommessa-della-francia-sulla-siria.html">[...]</a></p>
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<p>La visita francese di <strong>Ahmad al-Sharaa</strong>, anche noto con il <em>nome de guerre</em> <strong>Abu Mohammad al-Jolani</strong>, e l&#8217;incontro all&#8217;<strong>Eliseo con Emmanuel Macron</strong> avvenuto nella giornata di ieri sono destinati a essere degli eventi tanto importanti sul fronte strategico quando controversi su quello politico nel percorso della nuova Siria post-Bashar al-Assad. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il bilaterale Macron-al Sharaa per rilanciare i rapporti tra Francia e Siria</h2>



<p>L&#8217;immagine della visita nel cuore del potere francese di colui che fino a pochi mesi fa era un <strong>leader guerrigliero e jihadista</strong> e ora è il<a href="https://it.insideover.com/politica/siria-la-mossa-del-cavallo-di-al-jolani-i-curdi-accettano-la-sovranita-di-damasco.html"> presidente ad interim della Siria</a>, la passeggiata sotto la Tour Eiffel da leader riconosciuto internazionalmente <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/da-militante-a-rivoluzionario-cosi-wikipedia-cambia-la-storia-di-al-jolani.html">dell&#8217;ex membro di <strong>Al-Qaeda</strong></a> divenuto capo del Paese levantino dopo l&#8217;offensiva dei dieci giorni che tra novembre e dicembre ha travolto il regime di Assad e <strong>i cortesi omaggi di Macron</strong> comprensivi di apertura alla limitazione delle sanzioni a Damasco parlano chiaro. </p>



<p>La Francia vuole <strong>tornare protagonista nel Levante</strong>, vuole sfruttare la fase di indecisione in corso e il braccio di ferro tra una Turchia sistematicamente rivale e il sempre più imprevedibile Israele per <strong>guadagnare posizioni in Siria</strong> e mira a fare leva sul desiderio di legittimazione di al-Sharaa in Occidente per concretizzare gli obiettivi. </p>



<p>Il 42enne leader siriano, personaggio che ha avuto una storia fatta di jihadismo, comando militare, ora leadership politica e da ex estremista si pone a federatore di un Paese multietnico e multiconfessionale, non poteva che partire dalla città di <strong>Victor Hugo</strong> il suo percorso di avvicinamento all&#8217;Europa. Al-Sharaa/Al-Jolani ben figurerebbe c <strong>ha chiesto a Macron l&#8217;allentamento della pressione occidentale su Damasco</strong> e la Francia si è proposta come avanguardia per rilanciare l&#8217;economia siriana. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Al-Sharaa/Al-Jolani, un personaggio da romanzo di Victor Hugo</h2>



<p>Il 42enne leader siriano, personaggio che ha avuto una storia fatta di jihadismo, comando militare, ora leadership politica e da ex estremista si pone a federatore di un Paese multietnico e multiconfessionale, non poteva che partire dalla città di <strong>Victor Hugo</strong> il suo percorso di avvicinamento all&#8217;Europa. </p>



<p>Al-Sharaa/Al-Jolani ben figurerebbe come protagonista di un romanzo del celebre scrittore francese dell&#8217;Ottocento, in cui nella cui narrazione centrale è il ruolo della storia e della narrazione come tragedia permanente che plasma i protagonisti, ne caratterizza la coscienza e lo sviluppo umano e sociale. Metafora perfetta del percorso del leader partito dalle sabbie del deserto siro-iracheno per preparare una graduale <strong>scalata al potere in patria </strong>che ora mira a far dimenticare quel passato indelebile fatto di ombre, violenze e settarismo. </p>



<p>Al-Sharaa e Macron hanno ostentato realpolitik nel loro incontro. Il capo di Stato siriano <strong>ha chiesto a Macron l&#8217;allentamento della pressione occidentale su Damasco</strong> e la Francia si è proposta come avanguardia per rilanciare l&#8217;economia siriana. </p>



<p>Non a caso il jihadista diventato presidente si è recato nella Ville Lumiere, <a href="https://tg24.sky.it/mondo/2025/05/07/macron-al-sharaa-siria-francia">si è scritto su Sky Insider, </a>&#8220;fresco della firma di un contratto trentennale tra il suo governo e il colosso francese del trasporto marittimo CMA CGM, che il primo maggio ha ottenuto l’autorizzazione a<a href="https://www.lemonde.fr/en/economy/article/2025/05/01/syria-signs-30-year-port-deal-with-shipping-giant_6740807_19.html"> gestire il porto di Latakia, nel cuore delle aree storicamente roccaforti degli Assad.</a> Un’anticipazione della normalizzazione a cui entrambi i leader mirano&#8221; ma che inevitabilmente si <strong>scontra con le ombre che attorniano non solo il ben noto passato del fu Abu Mohammad al-Jolani</strong> ma anche l&#8217;azione presente del <strong>governo di Ahmad al-Sharaa</strong>, che parla di una Siria ancora <strong>insanguinata dalla violenza settaria</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La rischiosa scommessa di Macron</h2>



<p>Si può criticare Israele per i bombardamenti recenti su Damasco, ad esempio, ma non si può negare che al-Sharaa ha molto di cui rispondere per l&#8217;evento che Tel Aviv ha preso a pretesto per attaccare la Siria, ovvero i massacri di drusi nel sud del Paese levantino ad opera dei <strong>radicali sunniti affiliati al governo</strong>. </p>



<p>Al contempo, è legittimo criticare il passato arbitrio del regime di Assad ma non si può negare che <strong>i miliziani di al-Jolani debbano rispondere dei violenti crimini</strong> compiuti massacrando <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-prosegue-la-caccia-allalawita-sotto-lo-sguardo-benevolo-dellunione-europea.html">i membri della minoranza alawita </a>a cui apparteneva il clan del deposto rais nelle scorse settimane in una serie di azioni avvenute tra le province marittime di Tartus e Latakia, dove Parigi avrà i suoi interessi chiave cercando di subentrare all&#8217;influenza russa in appanno. Si può dire che al-Sharaa non ha pieno controllo di molte sue forze. Ma anche, dunque, che questo sia un grave pregiudizio sull&#8217;obiettivo dichiarato di ridare alla Siria delle istituzioni funzionanti.</p>



<p>La Francia ha una grande storia di <strong>legittimazione di autocrati</strong> la cui eredità è stata poi quantomeno discutibile: dal dittatore centrafricano Jean-Bedel Bokassa ai leader gabonesi del clan Bongo, <strong>negli ex possedimenti Parigi ha fatto di ciò </strong>uno sport nazionale. Con al-Sharaa la partita è estremamente ambigua: si può pensare che riabbracciare la Siria nella comunità internazionale sia funzionale all&#8217;interesse nazionale di Parigi e al ritorno dell&#8217;Occidente in Medio Oriente. Ma anche che <strong>legittimare oggi la nuova leadership </strong>rischia di creare un colpo di spugna su episodi critici, se non veri e propri crimini, che i suoi accoliti hanno promosso e incentivato. Sciogliere la riserva in anticipo rischia di creare gravi problematiche, e su questo l&#8217;eccessivo protagonismo di Macron rischia di risolversi in una vera e propria fuga in avanti.</p>



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		<title>Siria, crescono gli appelli al Gran Muftì: fermare le violenze settarie</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-crescono-gli-appelli-al-gran-mufti-fermare-le-violenze-settarie.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2025 09:26:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Tahrir al-Sham]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="945" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1-600x378.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1-1024x645.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1-768x484.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Siria, crescono gli appelli al Gran Muftì: fermare le violenze settarie nel Paese è un imperativo sempre più forte.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="945" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1-600x378.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1-1024x645.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1-768x484.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Fermare le <strong>violenze settarie</strong> che stanno contaddistinguendo la <strong>Siria</strong> anche dopo la caduta della dittatura di <strong>Bashar al-Assad</strong> e la nascita del nuovo regime guidato da <strong>Ahmad al-Sharaa</strong>, più noto con il <strong><em>nome de guerre</em> Abu Mohammad al-Jolani</strong>, cercare di stoppare il circolo vizioso delle vendette, tornare a costruire un Paese inclusivo: sono molti gli appelli giunti al neocostituito Consiglio superiore per la fatwa in Siria, che il Governo di Damasco ha istituito il 28 marzo scorso, con l&#8217;obiettivo di dare una voce univoca all&#8217;Islam siriano, o perlomeno alla maggioranza sunnita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;autorità religiosa nella Siria sconvolta dal settarismo</h2>



<p>Quattro anni dopo l&#8217;abolizione dell&#8217;istituzione, è stata ricostituita anche la carica di Gran Muftì della Repubblica Araba Siriana, nella figura di <strong>Osama al-Rifai</strong>, 81enne teologo vicino alla Fratellanza Musulmana ma anche al movimento mistico dei <strong>sufi</strong>. Il presidente Al-Sharaa/Al-Jolani ha dichiarato che &#8220;il Levante è sempre stato una piattaforma per la conoscenza, la civiltà e la difesa, da cui il bene è diretto all&#8217;intera nazione&#8221; e che &#8220;il Consiglio della Fatwa cerca di regolamentare il discorso religioso moderato, combinando autenticità e modernità, preservando al contempo l&#8217;identità, risolvendo le controversie che portano alla divisione e chiudendo la porta al male e al disaccordo&#8221;.</p>



<p>Parole che sembrano mandare un messaggio nella direzione di una maggiore apertura al dialogo dopo diverse settimane, tra febbraio e marzo, in cui la <strong>Siria è stata sconvolta dalle violenze settarie</strong> nelle province<a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-240-morti-in-48-ore-la-scia-di-sangue-di-al-jolani.html"> di Tartus e Latakia, dove <strong>centinaia di alawiti</strong></a> sono stati massacrati dalle forze governative dopo lo scoppio delle proteste contro il Governo. Il Governo di Damasco ha provato a mostrare <strong>apertura alla volontà di punire i responsabili,</strong> ma si trova in una situazione profondamente ambigua.</p>



<p>Da un lato, i sostenitori del Governo hanno provato a dividere le responsabilità del presidente Al-Sharaa da quelle dei comandanti sul campo, accusati di eccessi e efferatezze. Dall&#8217;altro, <strong>l&#8217;esplicita volontà del Governo</strong> legato al movimento islamista Hay&#8217;at Tahrir al-Sham di radicarsi nello Stato sdogana la centralità nella nuova Siria di molte figure radicali e di un&#8217;ideologia che rischia di penalizzare le minoranze: la fuga di massa <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/armeni-in-fuga-la-nuova-siria-targata-turchia-ricorda-troppo-il-passato.html">degli armeni dalla Siria filo-turca di Al-Sharaa lo dimostra.</a></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Gran Mufti al-Rifai alla prova</h2>



<p>Se la Siria di Assad era brutale, repressiva e arbitraria nello sdoganare il controllo del regime sulla popolazione, con l&#8217;aggiunta problematica della graduale trasformazione del regime in <a href="https://it.insideover.com/guerra/finisce-lera-assad-damasco-e-caduta-il-rais-in-fuga.html">una narco-dittatura corrotta e cleptocratica</a>, ad oggi le aperture del governo di Damasco a costruire <strong>istituzioni funzionanti e virtuose, quasi un&#8217;applicazione di laboratorio</strong><a href="https://it.insideover.com/politica/siria-al-jolani-azzera-il-paese-e-si-proclama-presidente.html"><strong> del pensiero dell&#8217;economista Premio Nobel Daron Acemoglu</strong></a>, si scontrano con molte problematiche. E il settarismo resta una delle più imponenti. </p>



<p><a href="https://it.euronews.com/2025/04/07/i-siriani-chiedono-una-fatwa-che-vieti-le-uccisioni-e-lincitamento-settario">I commenti raccolti da <em>Euronews</em> </a>e che parlano di un appello ai chierici per fermare un contesto in cui &#8220;villaggi e città vengano presi di mira in base al settarismo dei loro abitanti&#8221; e i cittadini siriani dichiarano che &#8220;abbiamo bisogno di una parola di verità per fermare lo spargimento di sangue&#8221;. <strong>Finita la dittatura degli Assad, la Siria sta ancora affrontando una lunga transizione</strong> in mano a formazioni e gruppi politici la cui tendenza è tutta da dimostrare. E questo genera spaesamento e l&#8217;appello all&#8217;istituzione storicamente pontiera nel Paese levantino: il corpo dei teologi e dei chierici, che in Siria, forte della tradizione di Damasco come antica capitale del mondo arabo,</p>



<p>Il diretto interessato, Al-Rifai, ha un curriculum di peso: nativo della capitale, è stato oppositore di <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/hafez-al-assad.html">Hafez al-Assad</a>,</strong> padre del deposto rais, in gioventù, esule dal Paese in cui è rientrato nel 1993 dopo oltre dieci anni di assenza, <strong>fondatore di organizzazioni caritatevoli</strong> attive per il sostegno dei poveri a Damasco nei primi Anni Duemila, sostenitore dell&#8217;opposizione anti-dittatura dopo lo scoppio delle proteste e della guerra civile nel 2011, ma sempre attento a &#8220;scomunicare&#8221; sia l&#8217;Isis che al-Qaeda e il loro ruolo nella rivolta, tutto si può dire fuorché che sia l&#8217;emblema dell&#8217;islamista radicale. <strong>Inoltre, è legato alla<a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-il-grande-gioco-della-turchia-vincitrice-delloffensiva-di-aleppo.html"> Turchia di Recep Tayyip Erdogan</a></strong>, che ha tutto l&#8217;interesse a una Siria stabilizzata sotto la sua influenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra Islam e politica</h2>



<p><strong>L&#8217;autorità religiosa resta attenzionata e degna di alta fiducia</strong> in un contesto in cui le istituzioni sono state parassitate da ogni direzione in Siria. I cittadini del Paese levantino hanno per anni dovuto subire la non scelta tra un regime repressivo e gruppi d&#8217;opposizione spesso egemonizzati da jihadisti stranieri e predicatori esogeni. Oggi molti chiedono all&#8217;istituzione religiosa siriana<strong> di scendere in campo. </strong></p>



<p><strong>Avrà questa forza il consiglio nominato direttamente da Al-Sharaa/Al-Jolani?</strong> Il neo-presidente finora sta portando avanti un attento dialogo con tutte le confessioni religiose. Ma è dalla capacità di un&#8217;autorità da lui di fatto ricreata ex-novo di parlare autonomamente e di esprimere posizioni chiare e indipendenti, al netto del prestigio del suo leader, che si misureranno sia il grado di politicizzazione del nuovo Islam siriano sia l&#8217;effettivo superamento delle spinte liberticide dell&#8217;era Assad. Resta la grande ambiguità di fondo: in che misura al-Sharaa voglia fermare e in che misura tolleri senza poterli fermare effettivamente i massacri settari. <strong>L&#8217;ex comandante di Hts non ha mai fatto chiarezza in materia</strong>. Ma capirlo sarà decisivo per dare una dimensione effettiva al nuovo corso politico in una Siria ancora frammentata.</p>
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		<title>Siria, la mossa del cavallo di al-Jolani: i curdi accettano la sovranità di Damasco</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/siria-la-mossa-del-cavallo-di-al-jolani-i-curdi-accettano-la-sovranita-di-damasco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2025 20:33:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="718" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/GlswBzZXsAA5OPh.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/GlswBzZXsAA5OPh.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/GlswBzZXsAA5OPh-600x337.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/GlswBzZXsAA5OPh-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/GlswBzZXsAA5OPh-1024x574.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/GlswBzZXsAA5OPh-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/GlswBzZXsAA5OPh-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>La Siria è nel pieno della tempesta dopo lo scoppio dei violentissimi scontri nel Nord-Ovest e Abu Mohammad al-Jolani, da circa un mese presidente ad interim del Paese, prova a reagire al rischio di disgregazione del Paese con una storica mossa: concludere un accordo per l&#8217;integrazione delle Forze Democratiche Siriane (Sdf) a maggioranza curda nell&#8217;esercito &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/siria-la-mossa-del-cavallo-di-al-jolani-i-curdi-accettano-la-sovranita-di-damasco.html">[...]</a></p>
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<p>La <strong>Siria è nel pieno della tempesta</strong> dopo lo scoppio dei violentissimi scontri nel Nord-Ovest e <strong>Abu Mohammad al-Jolani</strong>, da circa un mese presidente ad interim del Paese, prova a reagire al rischio di disgregazione del Paese con una <strong>storica mossa: concludere un accordo per l&#8217;integrazione delle Forze Democratiche Siriane (Sdf)</strong> a maggioranza curda nell&#8217;esercito di Damasco in cambio del riconoscimento della sovranità del nuovo regime sull&#8217;amministrazione autonoma del Rojava, che si è ritagliato una semi-indipendenza nel turbine della guerra civile che imperversa da 14 anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;accordo tra curdi e Siria, un passo in avanti storico</h2>



<p>A Damasco, nella serata odierna, al-Jolani e Mazloum Abdi, capo delle Sdf, hanno concluso lo storico accordo che, di fatto, riporta la sovranità del Paese oltre l&#8217;Eufrate e mira a dare una parvenza di unità e controllo. <strong>I massacri di civili alawiti seguiti all&#8217;avvio della rivolta</strong> dei lealisti del deposto presidente Bashar al-Assad avevano, nei giorni scorsi, mostrato una triplice problematica del <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-240-morti-in-48-ore-la-scia-di-sangue-di-al-jolani.html">governo di al-Jolani. </a></p>



<p>In primo luogo, avevano mostrato la natura radicale e violenta di molte milizie islamiste legate a Hay&#8217;at Tahrir al-Sham, formazione egemone della rivolta anti-Assad. Inoltre, erano state un campanello d&#8217;allarme perché avevano mostrato la <strong>differenza tra i proclami del leader militante divenuto presidente</strong> e la realtà sul terreno, che parlavano di volontà unificatrici e rispetto delle minoranze tutt&#8217;altro che garantiti e del rischio di una deriva settaria. Infine, <strong>hanno segnalato la fragilità del controllo del governo di Damasco</strong> sulle sue periferie e fatto piovere sul regime diverse critiche internazionali, tra cui quelle degli Stati Uniti alleati dei curdi. </p>



<p><strong>Il patto con Abdi serve a chiudere una faglia aperta</strong> su questi fronti e a sancire due principi: da un lato, i curdi accettano l&#8217;indivisibilità dello Stato siriano, ad oggi frammentato dalla fragilità del controllo su molte periferie e dal rischio di marginalizzazione delle minoranze, fattispecie a cui al-Jolani mirava per non essere ridotto dall&#8217;avanzamento delle rivolte alawite allo status di &#8220;sindaco di Damasco&#8221; o poco più, Dall&#8217;altro, il governo centrale accetta l&#8217;integrazione degli apparati a guida curda su un piede di sostanziale parità e permette che ai curdi sia prevenuta la minaccia più temuta, ovvero quella di un&#8217;offensiva della <strong>Turchia patrona del regime di Damasco</strong> e che da tempo mirava a risolvere una volta per tutta la grana delle Sdf. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Uno scacchiere in movimento</h2>



<p>Del resto, il recente patto tra il governo di Ankara e il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) per la fine dei combattimenti ha cambiato lo scenario e posto tanto i curdi di Siria a capire il da farsi futuro quanto al-Jolani e i suoi, alleati dei turchi, aperti alla possibilità di <strong>cogliere un risultato politico atteso da tempo.</strong> </p>



<p><a href="https://www.aljazeera.com/news/2025/3/10/syria-merges-kurdish-led-syrian-democratic-forces-into-state-institutions">Resul Serdar di Al Jazeera ha fatto notare che </a>&#8220;in un paese multietnico e religiosamente diversificato come la Siria&#8221; l&#8217;accordo garantisce che &#8220;il popolo curdo è parte integrante della Siria e ha diritto alla cittadinanza e a diritti costituzionali garantiti&#8221; e crea un precedente. Altrove avranno osservato con attenzione? &#8220;Sette come gli alawiti o i drusi, avranno anche loro uno status speciale? Questo non è chiaro per ora&#8221;, ha sottolineato Serdar. Ma indubbiamente questo accordo ha un peso geopolitico notevole, in una fase in cui la Siria sembrava indirizzata a un ulteriore spacchettamento. <strong>Ne staremo a vedere l&#8217;applicazione concreta:</strong> l&#8217;unificazione dei comandi militari e la garanzia del pluralismo <a href="https://newlinesmag.com/reportage/syrias-new-rulers-are-working-to-unify-military-power/">sono un obiettivo fondamentale per dare slancio alle nuove istituzioni siriane</a>. </p>



<p>La Sira o è plurale o non è: dopo quattordici anni di guerra civile, questa pare l&#8217;unica certezza che deve guidare i suoi decisori. <strong>L&#8217;accordo è, in ogni caso, indubbiamente un rischio: se rispettato, consoliderà il nuovo Stato siriano</strong>. Se minato alla fondamenta, potrebbe mostrare quanto la fine di Assad non abbia significato un nuovo inizio per Damasco. E per al-Jolani e i curdi rappresenta una grande scommessa il cui esito è tutto da determinare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/siria-la-mossa-del-cavallo-di-al-jolani-i-curdi-accettano-la-sovranita-di-damasco.html">Siria, la mossa del cavallo di al-Jolani: i curdi accettano la sovranità di Damasco</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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