La visita francese di Ahmad al-Sharaa, anche noto con il nome de guerre Abu Mohammad al-Jolani, e l’incontro all’Eliseo con Emmanuel Macron avvenuto nella giornata di ieri sono destinati a essere degli eventi tanto importanti sul fronte strategico quando controversi su quello politico nel percorso della nuova Siria post-Bashar al-Assad.
Il bilaterale Macron-al Sharaa per rilanciare i rapporti tra Francia e Siria
L’immagine della visita nel cuore del potere francese di colui che fino a pochi mesi fa era un leader guerrigliero e jihadista e ora è il presidente ad interim della Siria, la passeggiata sotto la Tour Eiffel da leader riconosciuto internazionalmente dell’ex membro di Al-Qaeda divenuto capo del Paese levantino dopo l’offensiva dei dieci giorni che tra novembre e dicembre ha travolto il regime di Assad e i cortesi omaggi di Macron comprensivi di apertura alla limitazione delle sanzioni a Damasco parlano chiaro.
La Francia vuole tornare protagonista nel Levante, vuole sfruttare la fase di indecisione in corso e il braccio di ferro tra una Turchia sistematicamente rivale e il sempre più imprevedibile Israele per guadagnare posizioni in Siria e mira a fare leva sul desiderio di legittimazione di al-Sharaa in Occidente per concretizzare gli obiettivi.
Il 42enne leader siriano, personaggio che ha avuto una storia fatta di jihadismo, comando militare, ora leadership politica e da ex estremista si pone a federatore di un Paese multietnico e multiconfessionale, non poteva che partire dalla città di Victor Hugo il suo percorso di avvicinamento all’Europa. Al-Sharaa/Al-Jolani ben figurerebbe c ha chiesto a Macron l’allentamento della pressione occidentale su Damasco e la Francia si è proposta come avanguardia per rilanciare l’economia siriana.
Al-Sharaa/Al-Jolani, un personaggio da romanzo di Victor Hugo
Il 42enne leader siriano, personaggio che ha avuto una storia fatta di jihadismo, comando militare, ora leadership politica e da ex estremista si pone a federatore di un Paese multietnico e multiconfessionale, non poteva che partire dalla città di Victor Hugo il suo percorso di avvicinamento all’Europa.
Al-Sharaa/Al-Jolani ben figurerebbe come protagonista di un romanzo del celebre scrittore francese dell’Ottocento, in cui nella cui narrazione centrale è il ruolo della storia e della narrazione come tragedia permanente che plasma i protagonisti, ne caratterizza la coscienza e lo sviluppo umano e sociale. Metafora perfetta del percorso del leader partito dalle sabbie del deserto siro-iracheno per preparare una graduale scalata al potere in patria che ora mira a far dimenticare quel passato indelebile fatto di ombre, violenze e settarismo.
Al-Sharaa e Macron hanno ostentato realpolitik nel loro incontro. Il capo di Stato siriano ha chiesto a Macron l’allentamento della pressione occidentale su Damasco e la Francia si è proposta come avanguardia per rilanciare l’economia siriana.
Non a caso il jihadista diventato presidente si è recato nella Ville Lumiere, si è scritto su Sky Insider, “fresco della firma di un contratto trentennale tra il suo governo e il colosso francese del trasporto marittimo CMA CGM, che il primo maggio ha ottenuto l’autorizzazione a gestire il porto di Latakia, nel cuore delle aree storicamente roccaforti degli Assad. Un’anticipazione della normalizzazione a cui entrambi i leader mirano” ma che inevitabilmente si scontra con le ombre che attorniano non solo il ben noto passato del fu Abu Mohammad al-Jolani ma anche l’azione presente del governo di Ahmad al-Sharaa, che parla di una Siria ancora insanguinata dalla violenza settaria.
La rischiosa scommessa di Macron
Si può criticare Israele per i bombardamenti recenti su Damasco, ad esempio, ma non si può negare che al-Sharaa ha molto di cui rispondere per l’evento che Tel Aviv ha preso a pretesto per attaccare la Siria, ovvero i massacri di drusi nel sud del Paese levantino ad opera dei radicali sunniti affiliati al governo.
Al contempo, è legittimo criticare il passato arbitrio del regime di Assad ma non si può negare che i miliziani di al-Jolani debbano rispondere dei violenti crimini compiuti massacrando i membri della minoranza alawita a cui apparteneva il clan del deposto rais nelle scorse settimane in una serie di azioni avvenute tra le province marittime di Tartus e Latakia, dove Parigi avrà i suoi interessi chiave cercando di subentrare all’influenza russa in appanno. Si può dire che al-Sharaa non ha pieno controllo di molte sue forze. Ma anche, dunque, che questo sia un grave pregiudizio sull’obiettivo dichiarato di ridare alla Siria delle istituzioni funzionanti.
La Francia ha una grande storia di legittimazione di autocrati la cui eredità è stata poi quantomeno discutibile: dal dittatore centrafricano Jean-Bedel Bokassa ai leader gabonesi del clan Bongo, negli ex possedimenti Parigi ha fatto di ciò uno sport nazionale. Con al-Sharaa la partita è estremamente ambigua: si può pensare che riabbracciare la Siria nella comunità internazionale sia funzionale all’interesse nazionale di Parigi e al ritorno dell’Occidente in Medio Oriente. Ma anche che legittimare oggi la nuova leadership rischia di creare un colpo di spugna su episodi critici, se non veri e propri crimini, che i suoi accoliti hanno promosso e incentivato. Sciogliere la riserva in anticipo rischia di creare gravi problematiche, e su questo l’eccessivo protagonismo di Macron rischia di risolversi in una vera e propria fuga in avanti.
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