Il nuovo corso per la Siria, dopo la caduta di Bashar al-Assad, è ufficialmente partito. A un mese e mezzo dalla conquista di Damasco, il leader delle forze anti-regime Abu Mohammad al-Jolani, al secolo Ahmed al-Sharaa, ha annunciato in un discorso tenuto ieri sera di essere pronto a ricostruire un nuovo Paese su fondamenta diverse rispetto al passato. Nei fatti la vecchia Siria è azzerata: è stato ufficialmente sciolto il Partito Baath di Assad, che per 54 anni ha governato il Paese; sono state dichiarate estinte le vecchie forze armate siriane, imperniate sull’Esercito Arabo Siriano, e gli apparati d’intelligence del vecchio regime. Inoltre, è stato sciolto il Parlamento e abrogata la Costituzione.

Formalmente, resta in carica il Governo di transizione formato da Hay’at Tahrir al-Sham, l’organizzazione militante guidata da al-Jolani, dopo la caduta di Damasco come proiezione del Governo di Salvezza della Siria che ha guidato l’area di Idlib dal 2017 in avanti.

L’autorità del primo ministro ad interim, Mohammad al-Bashir, è stata estesa per tre mesi. Tutte le milizie, ha detto al-Jolani/al-Sharaa, saranno sciolte, e si pensa che questo riguardi anche Hts, perché l’obiettivo del governo di transizione è far sì che la stabilità del nuovo esecutivo sia garantita tramite “mezzi legittimi e legali”.

La sfida di ricostruire il Paese unificandolo

L’ex membro di al-Qaeda è stato investito formalmente della carica di presidente della Siria e ora c’è da capire in che tempi il Paese avrà una nuova Costituzione, un nuovo Parlamento, delle nuove istituzioni. Un mese fa, ad Al-Arabiya, il leader della nuova Siria aveva ipotizzato una fase triennale per la scrittura della Costituzione e di quattro anni per convocare nuove elezioni. Se così sarà, al-Jolani/al-Sharaa avrà di fatto assicurato un mandato presidenziale incontestato conquistato….sul campo (di battaglia).

Celebrazioni a Damasco dopo il “discorso della vittoria” di al-Jolani/al-Sharaa

Il leader siriano ha parlato con toni molti cauti e moderati. Sa che gli occhi del mondo sono sul suo Paese ed è ben conscio delle aspettative che molti hanno circa la tenuta del Governo islamista insediatosi a Damasco. L’ex jihadista è ben conscio della nomea associata al suo gruppo e ora mira a istituzionalizzare le forze vincitrici chiedendo di rompere il ciclo delle vendette e delle repressioni. Si può – ed è bene farlo – ricordare il curriculum integralista e violento di al-Jolani/al-Sharaa evidenziando al tempo stesso quanto dopo otto anni di leadership di Hts abbia acquisito una postura politica non indifferente e miri a durare al governo.

In quest’ottica, è interessante notare l’attivismo diplomatico del nuovo regime siriano, col ministro degli Esteri Asaad Al-Shaibani che nelle ultime settimane ha viaggiato in molti luoghi, dall’Arabia Saudita a Davos durante il World Economic Forum, per sponsorizzare l’apertura del Paese agli investimenti stranieri. Abu Mohammad al-Jolani era ancora un ricercato internazionale per terrorismo poco più di un mese fa. Ora gli Stati Uniti e l’Unione Europea alleviano le sanzioni alla Siria per inserirsi alle spalle di Turchia e Qatar nel Paese e tutti guardano con attenzione al nuovo Governo.

Le sfide per la nuova Siria targata al-Jolani

Dovere del presidente appena insediato sarà quello di rispondere alle polemiche e alle criticità emerse in contesti come le aree popolate da cristiani armeni e le zone curde, dove i legami con Ankara di molti gruppi vicini ad Hts hanno fatto emergere timori e sospetti sulle intenzioni del nuovo governo, e gestire i rapporti con la popolazione alauita abituata nell’era Assad a detenere le leve del Paese.

Il leader siriano Abu Mohammad al-Jolani/Ahmad al-Sharaa

Il comandante militare al-Jolani che ora si presenta come il presidente al-Sharaa mostrando di aver smesso gli abiti del guerrigliero ha parlato di istituzioni efficienti e della sfida di “sviluppare un’infrastruttura economica incentrata sulle risorse umane, l’agricoltura, l’industria e i settori dei servizi” per garantire benessere al Paese, aprendo inoltre a un nuovo protagonismo di Damasco nel contesto internazionale.

Più che un emirato stile Stato Islamico o regime dei Talebani, al-Jolani sembra avere in mente uno Stato come quelli descritti dal Nobel per l’Economia Daron Acemoglu nel suo saggio-chiave Perché le nazioni falliscono, in cui la tenuta delle istituzioni è indicata basarsi la prosperità e la sicurezza dei popoli e il loro progresso economico. Un dato è chiaro: il regime di Assad è caduto proprio perché è stato incapace di garantire tali istituzioni. Quantomeno, i nuovi leader della Siria nelle intenzioni non intendono fare lo stesso errore. Sono benintenzionati o falsi profeti? Non ci resta che osservare con attenzione e senza pregiudizio la Siria. Parafrasando il Vangelo di Matteo, “dai loro frutti li riconoscerete”.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto