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	<title>Liberia Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 08 Jan 2026 05:40:09 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Liberia Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il GEF approva il programma per ridurre l’inquinamento da mercurio in Liberia</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/liberia-progetto-planetgold-riduzione-mercurio-estrazione-oro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 05:40:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1298" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-300x203.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-1024x692.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-768x519.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-1536x1038.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-2048x1384.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Liberia entra nel programma planetGOLD con fondi GEF e Banca africana di sviluppo per ridurre il mercurio nell’estrazione dell’oro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/liberia-progetto-planetgold-riduzione-mercurio-estrazione-oro.html">Il GEF approva il programma per ridurre l’inquinamento da mercurio in Liberia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1298" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-300x203.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-1024x692.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-768x519.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-1536x1038.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-2048x1384.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>La Liberia</strong> ha ottenuto l’approvazione dal <strong>Global Environment Facility (GEF)</strong> per un progetto trasformativo finalizzato <a href="https://www.afdb.org/en/news-and-events/press-releases/liberia-secures-gef-approval-landmark-mercury-reduction-project-gold-mining-sector-backed-african-development-bank-group-89742" target="_blank" rel="noreferrer noopener">a ridurre drasticamente l’inquinamento da mercurio</a> nel settore <strong>dell’estrazione artigianale e su piccola scala dell’oro</strong> (ASGM). L’iniziativa &#8211; sviluppata dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente (EPA) della Liberia e sostenuta dal Gruppo della Banca africana di sviluppo &#8211; combina <strong>7,67 milioni di dollari</strong> di finanziamenti GEF con <strong>24,57 milioni di dollari </strong>di cofinanziamento indicativo da parte della banca multilaterale. L’obiettivo è costruire un settore aurifero più sicuro, più pulito e più sostenibile, intervenendo su <strong>una delle principali fonti di inquinamento ambientale</strong> e rischio sanitario del Paese.</p>



<p>Il progetto rappresenta l’ingresso ufficiale della Liberia nel programma <strong>planetGOLD</strong>, un’iniziativa globale sostenuta dal GEF che ha già assistito oltre venti Paesi <strong>nella riduzione dell’uso del mercurio nell’estrazione dell’oro</strong>, migliorando al contempo la salute ambientale e le condizioni di vita delle comunità minerarie. L’approccio di planetGOLD si fonda sul rafforzamento dei quadri normativi e politici, sull’espansione dell’inclusione finanziaria, sulla promozione di tecnologie prive di mercurio e <strong>sulla creazione di partnership tra governi, comunità locali e settore privato</strong>. In Liberia, questi elementi vengono integrati in un programma che punta a trasformare strutturalmente un comparto essenziale dell’economia informale.</p>



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https://twitter.com/RobbieBisset/status/2001079870336430159
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<h2 class="wp-block-heading">Tra governance mineraria e sviluppo sostenibile</h2>



<p>L’iniziativa fa parte del piano sostegno di lungo periodo fornito dalla Banca africana di sviluppo alle riforme di governance e alla mobilitazione delle entrate interne nel settore minerario liberiano. Secondo <strong>Anthony Nyong</strong> &#8211; direttore del gruppo bancario per <a href="https://it.insideover.com/ambiente/cop30-la-lotta-al-cambiamento-climatico-nel-mondo-della-competizione-senza-limiti.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il cambiamento climatico</a> e la crescita verde &#8211; il progetto rappresenta un esempio concreto di come le basi istituzionali costruite negli anni possano essere ampliate <strong>in una trasformazione ambientale e socio-economica su larga scala</strong>. Il caso liberiano dimostra &#8211; nelle parole di Nyon &#8211; che <strong>sviluppo economico e tutela dell’ambiente possono avanzare insieme</strong>, rafforzandosi a vicenda.</p>



<p>Anche il Global Environment Facility ha sottolineato il valore strategico dell’iniziativa: il CEO e presidente del GEF, <strong>Carlos Manuel Rodríguez</strong>, ha definito l’approvazione del progetto una tappa determinante negli sforzi globali per ridurre l’inquinamento da mercurio. Combinando riforme politiche, adozione tecnologica e coinvolgimento delle comunità, la Liberia viene indicata <strong>come un potenziale modello di transizione</strong> verso un settore dell’estrazione aurifera più pulito e sicuro. Un messaggio ribadito anche da <strong>Emmanuel K. Urey Yarkpawolo</strong> &#8211; direttore esecutivo dell’EPA della Liberia &#8211; che ha evidenziato come il progetto contribuirà a proteggere i minatori, salvaguardare fiumi e foreste e promuovere un settore dell’oro <strong>capace di bilanciare crescita economica e protezione ambientale.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Mercurio, salute e ambiente: una sfida strutturale</h2>



<p>La contaminazione da mercurio legata <a href="https://it.insideover.com/economia/scoperta-gigantesco-giacimento-oro-cina-dadonggou.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">all’estrazione dell’oro</a> rappresenta <strong>una pericolosa minaccia </strong>per la salute umana, le risorse idriche, il suolo e gli ecosistemi della Liberia. L’uso diffuso del mercurio nell’estrazione artigianale &#8211; spesso in contesti informali e privi di controlli &#8211; ha contribuito nel tempo alla deforestazione, alla perdita di biodiversità e a una persistente instabilità economica. <strong>Molti minatori operano al di fuori dei mercati formali</strong>, con un accesso limitato a tecnologie sicure, finanziamenti e pratiche sostenibili.</p>



<p>Il progetto approvato dal GEF affronta questi problemi alla radice, fissando obiettivi ambientali e sociali misurabili: nell’arco di cinque anni, <strong>l’iniziativa punta a ridurre l’uso di mercurio di 50 tonnellate</strong>, a ripristinare 10.000 ettari di terreno degradato e a evitare l’emissione di 148.000 tonnellate di CO₂. Parallelamente, <strong>intende migliorare le condizioni di lavoro e i mezzi di sussistenza</strong> di circa 20.000 persone &#8211; di cui 12.000 donne &#8211; rafforzando la dimensione inclusiva del progetto. Attraverso la formalizzazione delle attività minerarie, l’accesso alla finanza e l’introduzione di tecnologie pulite, la Liberia potrà inoltre rispettare gli impegni assunti nell’ambito della <strong>Convenzione di Minamata</strong> sul mercurio.</p>



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https://twitter.com/Mining_Review/status/2001624974105403475
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<h2 class="wp-block-heading">planetGOLD e la filiera aurifera senza mercurio</h2>



<p><a href="https://news.fundsforngos.org/2025/12/17/african-development-bank-backs-liberias-landmark-mercury-reduction-project-in-gold-sector/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come partner dell’iniziativa planetGOLD</a>, la Liberia beneficerà di una rete di collaborazione regionale e globale che include apprendimento tra pari e accesso a pratiche innovative già testate in altri Paesi sostenuti dal GEF. Questo approccio <strong>rafforza la scalabilità e la sostenibilità degli sforzi nazionali</strong>, contribuendo al contempo ad accelerare i progressi verso catene di approvvigionamento dell’oro prive di mercurio. Il progetto risulta dunque pienamente allineato agli impegni della Liberia sul tema e rappresenta un passo fondamentale verso <strong>un settore aurifero responsabile</strong> dal punto di vista ambientale ed economicamente inclusivo.</p>



<p>In questo scenario, la dimensione internazionale dell’iniziativa assume un ruolo centrale, poiché consente alla Liberia <strong>di integrare le proprie politiche nazionali in un contesto di cooperazione multilaterale</strong> già collaudato. L’accesso alle esperienze maturate da altri Paesi partecipanti a planetGOLD rafforza la capacità istituzionale e tecnica del Paese, riducendo i rischi di frammentazione degli interventi. Allo stesso tempo, il progetto <strong>contribuisce agli obiettivi internazionali di riduzione dell’inquinamento da mercurio</strong>, dimostrando come le strategie locali possano avere un impatto diretto sulle grandi sfide ambientali globali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/liberia-progetto-planetgold-riduzione-mercurio-estrazione-oro.html">Il GEF approva il programma per ridurre l’inquinamento da mercurio in Liberia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>La Finlandia rivoluziona il processo ai crimini di guerra africani</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-finlandia-rivoluziona-il-processo-ai-crimini-di-guerra-africani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Feb 2021 10:16:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1415" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Liberia-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Liberia-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Liberia-300x221.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Liberia-1024x755.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Liberia-768x566.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Liberia-1536x1132.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Liberia-2048x1509.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da lunedì 22 febbraio un tribunale finlandese svolgerà in Liberia parte del processo al 51enne sierraleonese Gibril Massaquoi, ex membro del Fronte Rivoluzionario Unito (Ruf), imputato per i crimini commessi tra il 1999 e il 2003, durante la seconda guerra civile liberiana. Il procedimento, cominciato a inizio mese a Tampere, in Finlandia, prevede che la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-finlandia-rivoluziona-il-processo-ai-crimini-di-guerra-africani.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1415" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Liberia-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Liberia-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Liberia-300x221.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Liberia-1024x755.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Liberia-768x566.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Liberia-1536x1132.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Liberia-2048x1509.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Da lunedì 22 febbraio un tribunale finlandese svolgerà in Liberia parte del processo al 51enne sierraleonese Gibril Massaquoi, ex membro del <strong>Fronte Rivoluzionario Unito (Ruf)</strong>, imputato per i crimini commessi tra il 1999 e il 2003, durante la seconda guerra civile liberiana.</p>
<p>Il procedimento, cominciato a inizio mese a Tampere, in Finlandia, prevede che la corte del paese scandinavo si trasferisca a Monrovia per circa due mesi (poi per due settimane in Sierra Leone), per ascoltare vittime e testimoni, rivoluzionando le pratiche di &#8220;<strong>giurisdizione universale</strong>&#8220;.</p>
<p>Secondo questo principio, uno stato può giudicare un cittadino straniero per crimini contro l&#8217;umanità commessi all&#8217;estero. Ma stavolta la giustizia finlandese si atterrà interamente alla sua legislazione nonostante sarà ospite in Liberia.</p>
<p>&#8220;Si tratta di un&#8217;innovazione. Nessun paese ha mai chiesto a un altro di recarvisi per tenere un processo con le proprie regole, tantomeno durante una pandemia&#8221;, spiega a <em>InsideOver</em> Thierry Cruvellier, esperto di giustizia internazionale e crimini di guerra.</p>
<p>Massaquoi viveva in Finlandia dal 2008, dopo aver ottenuto asilo per il ruolo svolto durante il processo della corte speciale per la <strong>Sierra Leone</strong>. Per i fatti commessi in questo paese gli fu concessa l&#8217;immunità, in cambio delle sue testimonianze che permisero di condannare vari leader ribelli. L&#8217;attenzione nei suoi confronti si riaccese ad agosto 2018, quando l&#8217;Ong svizzera <i>Civitas Maxima, </i>impegnata a indagare sui crimini dei conflitti liberiani, consegnò alla giustizia finlandese informazioni sul coinvolgimento di Massaquoi in questi ultimi.</p>
<p>L&#8217;allora comandante e portavoce del Ruf è stato arrestato a marzo 2020 dopo un&#8217;indagine di quattordici mesi durante i quali gli investigatori finlandesi si sono recati più volte in Liberia. Accusato di vari <strong>omicidi, torture e stupri</strong>, Massaquoi non andrà a Monrovia, ma rimarrà in Finlandia per motivi di sicurezza e potrebbe ricevere il verdetto di prima istanza già dal prossimo settembre.</p>
<p>Il caso ha evidenziato la debolezza dei sistemi giuridici di paesi come Francia, Svizzera e Belgio, dove sono attualmente in corso altri procedimenti per crimini di guerra commessi in Liberia da ex combattenti liberiani. Ma questi sono caratterizzati da indagini lente e tempi di giudizio lunghi. Le autorità svizzere, ad esempio, hanno aperto solo lo scorso 15 febbraio a Bellinzona il processo all&#8217;ex comandante ribelle Alieu Kosiah, dopo averlo arrestato a novembre 2014, oltre sei anni fa, e senza essersi mai recate sul campo a indagare.</p>
<p>&#8220;Dato che Massaquoi è sierraleonese, la Liberia potrebbe aver concesso più facilmente la piena giurisdizione alla corte finlandese&#8221;, spiega Cruvellier. &#8220;Non trattandosi di un cittadino liberiano, Monrovia sarebbe anche meno intimorita dalla possibilità che Massaquoi parli del coinvolgimento di alcuni membri delle istituzioni nel conflitto&#8221;. Non è infatti un mistero che nelle amministrazioni liberiane, compreso il parlamento, siedono ex combattenti le cui responsabilità, seppur note, sono finite nel dimenticatoio della memoria collettiva del paese e della sua giustizia disastrata.</p>
<p>Ma a prescindere da queste considerazioni, la Finlandia aveva già un esempio a cui guardare. Nel 2009 i giudici del paese finnico celebrarono in Ruanda il processo al ruandese Francois Bazaramba, condannandolo all&#8217;ergastolo per aver preso parte al genocidio del paese africano nel 1994. &#8220;Non solo questo modello di giustizia ha già funzionato, ma secondo la corte finlandese sarebbe anche il più efficace ed economico&#8221;, prosegue l&#8217;esperto. &#8220;In uno stato come la Finlandia dove la spesa di risorse pubbliche è meticolosa, le autorità giudiziarie sono state in grado di dimostrare la convenienza di trasferire all&#8217;estero giudici, accusa e difensori per varie settimane&#8221;.</p>
<p>Inoltre la giustizia di Helsinki, memore dell&#8217;esperienza ruandese, considera fondamentale calarsi nel contesto del paese dove si sono svolti i fatti imputati. Tenendo conto delle differenze linguistiche culturali nell&#8217;esaminare i testimoni liberiani, l&#8217;interrogazione a distanza, più facile e conveniente, non sarebbe stata un&#8217;opzione affidabile.</p>
<p>Il <strong>&#8220;modello finlandese&#8221; </strong>potrebbe essere replicato da altri paesi o dalle corti internazionali, ma bisogna tenere conto, tra le altre cose, dei diversi ordinamenti giuridici. La buona pratica di Helsinki, che permette di accorciare i tempi del processo, avviene nel contesto della <i><b>civil law</b></i> (derivante dal diritto romano), il sistema adottato nell&#8217;Europa continentale. Secondo alcuni giuristi, questo sarebbe più adatto alla giustizia transnazionale per i crimini di guerra. I tribunali internazionali, invece, seguono i principi della <em>commow law </em>(di origine britannica) e hanno tempi più lunghi. La corte penale dell&#8217;Aja, ad esempio, impiega anche quattro anni per concludere le sole udienze preliminari.</p>
<p>Secondo Cruvellier, &#8220;a prescindere dagli ostacoli di natura tecnica, è improbabile che i giudici dell&#8217;Aja vogliano scomodarsi per andare in missione in paesi difficili. Prima di tutto è un problema di volontà: la forza del modello finlandese sta nella determinazione a procedere in questo modo&#8221;.</p>
<p>A Monrovia il caso Massaquoi sta suscitando speranza per l&#8217;istituzione di una <strong>corte speciale per i crimini di guerra</strong>, ormai discussa da tempo. Il presidente liberiano George Weah avrebbe favorito il via libera al processo sulla scia della pressione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Questo aveva dato alla Liberia tempo fino a luglio 2020 (scadenza poi posticipata per la pandemia) per implementare la giustizia che dovrebbe occuparsi dei conflitti civili passati.</p>
<p>&#8220;Prima di concludere il suo mandato, il presidente George Weah vuole lasciare in eredità un segnale che indichi la possibilità di porre fine all&#8217;impunità. Speriamo che la giustizia finlandese crei un precedente&#8221;, ha dichiarato Aaron Weah, ex ricercatore della <em>Commissione per la verità e la riconciliazione della Liberia. </em>&#8220;Finché ex signori della guerra occupano ancora ruoli chiavi nel governo, non ci sarà alcuno sviluppo per il paese&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>Tramadol, il farmaco oppioide ha invaso l&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/tramadol-il-farmaco-oppioide-ha-invaso-lafrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Bellocchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Dec 2020 11:57:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[tramadol]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=300582</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="670" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Droga.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Droga.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Droga-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Droga-768x515.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Tramadol; è da anni ormai che le organizzazioni internazionali lanciano un allarme sull&#8217;emergenza dettata dal consumo di Tramadol nei Paesi arabi e nell&#8217;Africa subsahariana. Un sos che troppo spesso però è rimasto inascoltato e ora la diffusione dell&#8217;analgesico oppioide, a seguito anche della pandemia di coronavirus, ha raggiunto livelli senza precedenti e il consumo del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/tramadol-il-farmaco-oppioide-ha-invaso-lafrica.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/tramadol-il-farmaco-oppioide-ha-invaso-lafrica.html">Tramadol, il farmaco oppioide ha invaso l&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="670" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Droga.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Droga.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Droga-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Droga-768x515.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p><p>Tramadol; è da anni ormai che le organizzazioni internazionali lanciano un allarme sull&#8217;emergenza dettata dal <a href="https://enactafrica.org/enact-observer/tramadol-smugglers-transnational-network-from-nigeria-to-niger">consumo di Tramadol nei Paesi arabi e nell&#8217;Africa subsahariana</a>. Un sos che troppo spesso però è rimasto inascoltato e ora la diffusione dell&#8217;analgesico oppioide, a seguito anche della pandemia di coronavirus, ha raggiunto livelli senza precedenti e il consumo del farmaco, utilizzato come vera e propria droga nelle strade delle metropoli africane, è completamente fuori controllo.</p>
<p><a href="https://insideover.ilgiornale.it/migrazioni/aumento-del-traffico-tramadol-loppioide-dei-jihadisti-boko-haram.html">Nel 2013 l&#8217;Onu denunciò l&#8217;aumento del traffico e del consumo di oppioidi </a>sintetici in Africa Occidentale e stando ai report diffusi dall&#8217;Unodc (Ufficio Nazioni Unite contro droga e crimine), i sequestri, sette anni fa, passarono dall&#8217;essere di 300 chili all&#8217;anno a diverse tonnellate. Il Tramadol, che viene prescritto per attenuare gravi dolori fisici, in caso di abuso genera invece euforia e inibisce stanchezza e fame e per questo le formazioni jihadiste sia mediorientali che africane l&#8217; hanno ampiamente somministrato, e continuano a farlo, ai propri mujhaeddin. Quella che inizialmente è stata ribattezzata dalla stampa come la <a href="https://www.bbc.com/news/world-europe-39870180">&#8221;droga degli jihadisti&#8221;</a> si è diffusa in breve tempo anche nelle fasce più deboli della popolazione e ora l&#8217;utilizzo e il consumo dell&#8217;oppioide, anche a causa dei lockdown dettati dal Covid, è divenuto una piaga sociale in Siria come in Egitto e in Liberia.</p>
<p><a href="https://www.africarivista.it/tramadol-la-nuova-droga-dei-paesi-arabi/142151/">Nel 2018 il ministero della Salute egiziano</a> dichiarò che in Egitto erano indicativamente 10milioni i consumatori abituali di Tramadol nella sola fascia dei lavoratori e l&#8217;incremento del consumo delle pillole era del 20% annuo tra la popolazione. La diffusione del farmaco, dal 2019, si è spostata a sud del Sahara nei paesi della fascia saheliana e equatoriale del continente tanto che, a giugno dell&#8217;anno scorso, le Nazioni Unite, in un comunicato, hanno parlato di &#8221;crisi del Tramadol&#8221; per quel che concerne l&#8217;Africa sub sahariana e ora, complice anche la pandemia, il consumo ha avuto un&#8217;ulteriore accelerata.</p>
<p>Henry Cane è un giovane venditore di Tramadol di Monrovia. Il ragazzo, prima di dedicarsi allo spaccio di oppioidi vendeva oggetti elettronici per le strade della capitale della Liberia, poi però la scelta di cambiare vita: &#8221;Col Tramadol guadagno molto di più e ora, dopo il Covid, c&#8217;è molta più richiesta&#8221;, ha spiegato il ragazzo intervistato da <a href="https://www.dw.com/fr/la-coca%C3%AFne-du-pauvre-fait-des-ravages-en-afrique-de-louest/av-55855693">Deutsche Welle </a>che ha aggiunto: &#8221;Le persone disoccupate, tutti coloro che non hanno di come impiegare il tempo durante la giornata, vengono da me a comprare del Tramadol, c&#8217;è molta richiesta, e finché la gente lo vorrà, io andrò avanti a venderlo&#8221;. Godwin Taire del National Youths and Young Adult against Drug Abuse, associazione liberiana che fa prevenzione e aiuta i giovani a uscire dalla dipendenza degli stupefacenti ha commentato: &#8221;Il problema del consumo di Tramadol riflette in realtà molti altri problemi. In primis la disoccupazione e la mancanza di prospettive e lavoro per i giovani. Lo Stato, se vuole combattere l&#8217;abuso e il consumo di stupefacenti, soprattutto ora, dopo il lockdown e l&#8217;epidemia di coronavirus, deve intervenire in maniera radicale offrendo alternative ai ragazzi così da toglierli dalla strada e dal nulla di ogni giorno&#8221;.</p>
<p>Dall&#8217;altro lato della frontiera, in Costa d&#8217;Avorio, il Tramadol è invece conosciuto come la &#8221;cocaina dei poveri&#8221; ed è consumato dai ragazzi che vivono facendo i lavori fisicamente più logoranti e che per resistere alla fatica, sin dalle prime ore del mattino, assumono pillole. Henry Joel Yapo, farmacista di Abidjan, ha spiegato: &#8221;Il Tramadol, qui in Costa d&#8217;Avorio, è legale e viene impiegato in ospedale e prescritto per curare i dolori cronici. Noi vediamo sempre più persone presentarsi e acquistare il farmaco. Nel momento in cui è legale la vendita, combatterne l&#8217;abuso, diventa difficilissimo se non impossibile&#8221;. Il Tramadol è prodotto in Cina e in India e tramite canali legali e non, invade poi le città dell&#8217;Africa occidentale. In Costa d&#8217;Avorio il farmaco infatti non si trova unicamente nelle farmacie ma anche sui banchi dei mercati e l&#8217;assunzione delle pillole, vendute a 60 centesimi di euro l&#8217;una, è ora una piaga sociale sempre più diffusa e difficile da estirpare. &#8221;Nel 2018 abbiamo sequestrato più di 40 tonnellate di Tramadol&#8221;, ha raccontato il generale Mamadou Kourouma, che poi ha aggiunto: &#8221;Dopo quell&#8217;operazione siamo risaliti a tutti i venditori illegali di Tramadol e abbiamo dato un duro colpo alla vendita clandestina del farmaco&#8221;. Parole però in disaccordo con quelle di Samedi Dje Bi, direttore della Croce Blu, che ai microfoni di DW ha spiegato: &#8221;L&#8217;enorme problema del Tramadol è che crea immediata dipendenza, essendo un&#8217;oppioide bastano poche somministrazioni per sentirne poi il bisogno fisico e psicologico e noi, nella nostra clinica, nell&#8217;ultimo periodo, abbiamo visto un considerevole aumento dei ragazzi tossicodipendenti. Nella maggior parte dei casi i giovani arrivano da noi accompagnati dai loro genitori che non riescono più a controllare i stati emotivi dei figli che passano dall&#8217;euforico all&#8217;aggressivo in modo repentino&#8221;. Proseguendo il dottore ivoriano ha poi aggiunto: &#8221;E&#8217; un enorme problema quello del Tramadol e ad aggravare il tutto è il fatto che la sostanza è legale. In questa maniera non si assiste a una repressione come per le altre droghe ma si è sempre in una sorta di stato intermedio dove nulla è chiaro se non i danni che il Tramadol provoca: ciò a cui assistiamo è una diffusione sempre più capillare e un consumo sempre maggiore tra i giovani e una difficoltà da parte delle autorità di intervenire e arrecare un duro colpo al problema&#8221;.</p>
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		<title>Un principe di nome ”Re Giorgio”: luci e ombre di un anno di Weah</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/un-principe-di-nome-re-giorgio-luci-e-ombre-di-un-anno-di-weah.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Mar 2019 09:11:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1640" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8702599-1640x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8702599-1640x1080.jpg 1640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8702599-1640x1080-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8702599-1640x1080-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8702599-1640x1080-1024x674.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1640px) 100vw, 1640px" /></p>
<p>È trascorso poco più di un anno da quando il mondo veniva informato che in Liberia, alla seconda tornata elettorale, il 61,5% dei votanti aveva scelto come presidente della nazione africana l’ex stella del calcio mondiale George Weah. Un’elezione che aveva fatto molto parlare vista la popolarità di ”re Giorgio”, ma dopo l’iniziale curiosità i &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/un-principe-di-nome-re-giorgio-luci-e-ombre-di-un-anno-di-weah.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1640" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8702599-1640x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8702599-1640x1080.jpg 1640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8702599-1640x1080-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8702599-1640x1080-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8702599-1640x1080-1024x674.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1640px) 100vw, 1640px" /></p><p>È trascorso poco più di un anno da quando il mondo veniva informato che in Liberia, alla seconda tornata elettorale, il 61,5% dei votanti aveva scelto come presidente della nazione africana l’ex stella del calcio mondiale <strong>George Weah</strong>. Un’elezione che aveva fatto molto parlare vista la popolarità di ”re Giorgio”, ma dopo l’iniziale curiosità i riflettori puntati sul Paese africano si sono spenti. È legittimo quindi interrogarsi oggi su quale sia la situazione del Paese dell’Africa occidentale e qual è il bilancio finale del primo anno di esecutivo di colui che come calciatore passò alla storia essendo stato l’unico africano ad avere vinto un Pallone d’Oro.</p>
<p>Per comprendere quanto sta facendo George Weah da uomo politico occorre ripercorrere i momenti salienti che hanno caratterizzato il suo primo anno di governo ed emergeranno così le politiche virtuose introdotte dall’ex centroavanti de Milan ma anche le note dolenti dei primi 365 giorni di Weah presidente della Liberia.</p>
<p>A gennaio 2018 allo stadio Samuel Doe, una folla oceanica acclamava il neo eletto presidente. Weah, che era cresciuto nelle baraccopoli di Monrovia e poi aveva conquistato la fama mondiale a suon di gol, realizzava la sua marcatura più importante divenendo non solo la guida della nazione africana ma anche un simbolo tangibile della speranza e del riscatto africano. Ma all’entusiasmo iniziale subito hanno fato seguito interrogativi e domande. In molti si sono chiesti se Weah, con il suo inglese poco accademico e il suo curriculum da ”homus novus” nel mondo politico fosse in grado di attuare riforme e cambiamenti per risollevare uno stato che ha conosciuto più di dieci anni di guerra civile, dal 1989 al 2003 , un’epidemia d’ebola, nel 2014, e con una situazione economica a rotoli. Di recente il leader della nazione liberiana a Le Monde ha dichiarato che il suo esecutivo in un anno ha fatto più di quello che hanno fatto gli altri governi nei 12 anni precedenti.</p>
<p>Ecco allora che bisogna vedere nel dettaglio ciò che è stato effettivamente fatto, nel bene e nel male, dal governo del Congress for Democracy and Change.</p>
<p>La prima operazione degna di nota è stata l’applicazione di una misura monetaria d’urgenza. Per contrastare l’inflazione galoppante passata dal 17% al 21% da febbraio a luglio 2018, e l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, Weah ha introdotto nel mercato 25 milioni di dollari americani ”al fine di assorbire l’eccesso di liquidità dei dollari liberiani”. A settembre 2018 poi il Capo di Stato ha promulgato una riforma finanziaria storica. Preparata da Ellen Johnson Sirelaf, la predecessore di Weah, la legge prevede che i cittadini possano diventare proprietari delle terre, mettendo così fine al monopolio dello stato e degli investitori privati. Dalla nascita della nazione liberiana nel 1847, il solo proprietario della terra fu sempre lo stato che ha venduto azioni a investitori privati. Oggi con la riforma i villaggi sono nella situazione di possedere, lavorare la terra e migliorare così le proprie condizioni di vita anche se deve ancora essere stabilito un catasto prima che la terra venga riassegnata e Weah si è impegnato a farlo nell’arco dei prossimi due anni.</p>
<p>A ottobre poi Weah ha annunciato davanti a una folla di studenti esultanti che le università pubbliche del paese diverranno gratuite dal momento che su 20mila studenti solo 12mila hanno i mezzi per seguire i corsi. E questa manovra rientra nel programma ”Pro-Poor Agenda”, presentato in luglio dal presidente liberiano e che è un piano di sviluppo da realizzare in cinque anni a vantaggio della fascia povera della cittadinanza che rappresenta più della metà della popolazione.</p>
<p>Ma proprio in merito a quella che è l’agenda contro la povertà sono piovute critiche nei confronti dell’esecutivo: ”È un progetto molto ambizioso, forse troppo, e ci si interroga su come il presidente possa raggiungere i suoi obiettivi”, ha dichiarato Mathias Hounkpe, responsabile del programma che poi ha aggiunto: “Mi domando se Weah si renda conto della portata del suo obiettivo e dei limiti dei suoi poteri”. Non è il solo attacco nei confronti del presidente e del partito al potere. Le accuse di corruzione e di eccessive spese pubbliche sono le principali critiche con cui deve fare i conti il governo liberiano. Innanzitutto c’è la questione dei 100 milioni di dollari consegnati al porto e all’aeroporto di Monrovia tra fine 2017 e fine 2018 e che non sono mai arrivati nella casse della Banca centrale. Le autorità hanno aperto un’indagine ma intanto i sospetti di corruzione e appropriazione indebita di una cifra esorbitante che corrisponde al 5% del Pil nazionale sono concreti. Inoltre i continui viaggi all’estero del Presidente pesano non poco sulle casse dello stato. Secondo la stampa liberiana il viaggio in Togo è costato 182’000 dollari, quello in Cina 330’000 dollari e queste cifre non sono state né smentite né confermate da Monrovia. ”C’è una mancanza di trasparenza nel rilascio dei contratti e della gestione dei soldi del Paese”. Ha chiosato Rodney Sieh, redattore capo del giornale liberiano FrontPageAfrica, che poi ha aggiunto: ”Il vero problema di Weah è che è mal accompagnato”. E dicendo ciò il giornalista africano ha fatto riferimento ad Archibal Bernard ed Emmanuel Shaw, due uomini del cerchio magico di Weah i cui nomi che evocano il periodo nero della guerra civile essendo stati il primo un signore della guerra del regime di Samuel Doe, e il secondo un uomo di Charles Taylor.</p>
<p>Per tirare un bilancio finale occorre quindi riportare quanto dichiarato da Mathias Hounkpe sulle pagine del settimanale JeuneAfrique: ”George Weah non è ancora riuscito a dissipare i dubbi sulle sue capacità, ma ha ancora del tempo per riuscirci. Deve migliorare la sua squadra e mettere in cantiere le sue riforme. Ha dalla sua tutto il tempo per dimostrare di essere il miglior presidente che la Liberia abbia mai avuto”.</p>
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		<title>Nazioni Unite in pressing su Weah:  &#8220;Un tribunale per i crimini di guerra&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/weah-liberia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Sep 2018 08:29:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="971" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7724821.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7724821.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7724821-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7724821-768x533.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7724821-1024x710.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>&#8220;È sempre tempo per la giustizia. Non perseguire i criminali non è mai un&#8217;opzione in una società che emerge dalla devastazione della guerra, soprattutto in conflitti dove le atrocità sono state odiose, sfacciate, e la violenza sfrenata&#8221;. Non ha dubbi l’ex presidente della Commissione di verità e riconciliazione della Liberia, Jerome J. Verdier. Anche a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/weah-liberia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="971" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7724821.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7724821.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7724821-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7724821-768x533.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7724821-1024x710.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>&#8220;È sempre tempo per la giustizia. Non perseguire i criminali non è mai un&#8217;opzione in una società che emerge dalla devastazione della guerra, soprattutto in conflitti dove le atrocità sono state odiose, sfacciate, e la violenza sfrenata&#8221;. Non ha dubbi l’ex presidente della Commissione di verità e riconciliazione della Liberia, <strong>Jerome J. Verdier</strong>. Anche a distanza di anni dalla fine del conflitto nel suo Paese, la necessità di punire i responsabili è un dovere, principalmente per le vittime. E non a caso è proprio Verdier ora una delle maggiori spine nel fianco del neo presidente liberiano George Weah. L’ex presidente della commissione che ha investigato i crimini commessi nel corso degli anni delle guerre civili e consegnato la lista dei <strong>responsabili degli abusi</strong>, non fa sconti all’ex gloria calcistica del Milan sin da quando alla fine dello scorso dicembre, si è insediato a capo dello Stato dell’Africa occidentale.</p>
<p></p>
<p>Da quando è stato eletto nel dicembre del 2017, il presidente George Weah, è finito sotto una montante pressione da parte delle Nazioni Unite e di un fronte compatto di ben 76 Ong e organizzazioni dei diritti umani. Tutti concordi nel chiedere al più presto l’istituzione di un tribunale speciale per giudicare riguardo <strong>crimini di guerra</strong> e<strong> crimini di natura economica</strong> commessi durante il conflitto, finanziandolo. Perché ogni giorno le aspettative riposte nell’ex calciatore crescano lo spiega Jerome J. Verdier, oggi direttore della Ong &#8220;International Justice Group&#8221;. Prima di tutto: &#8220;Nonostante la fiducia iniziale, è stato chiaro che l’ex presidentessa del governo transitorio Ellen Johnson Sirleaf non avrebbe spinto per la creazione del tribunale speciale, come suggerito da noi nella relazione finale della commissione di verità. È diventato poi sempre più chiaro &#8211; continua Jerome Verdier &#8211; che la ragione principale per cui non ha fatto nulla né contro la corruzione né a favore della creazione del tribunale, è perché lei stessa e i suoi familiari e suoi soci, hanno tratto il massimo beneficio dalla corruzione dilagante nel governo&#8221;. La seconda ragione è che Weah non ha partecipato alla guerra e &#8220;finora non è stato mai associato a nessuna delle fazioni in guerra nel conflitto liberiano&#8221; afferma Verdier. &#8220;E quindi c&#8217;è grande attesa anche perché ha fatto del &#8216;vero cambiamento&#8217; il mantra della sua campagna presidenziale&#8221;.</p>
<p></p>
<p>Weah è stato infatti scelto come &#8220;outsider&#8221; nella prima elezione democratica in Liberia dopo due sanguinose guerre civili che tra il 1989 e il 2003 hanno causato la morte di almeno 250mila persone, oltre un milione di profughi, e che hanno registrato un&#8217;incidenza di stupro come arma di guerra tra le più alte della storia: tra il 61,4 e il 77,4 percento delle donne liberiane ha subito uno stupro. Crimini di guerra che includono, <strong>stragi</strong>, <strong>esecuzioni di sommarie</strong>, <strong>torture</strong> e <strong>mutilazioni</strong>, soprattutto contro i civili. Gran parte delle violazioni è stata ricostruita grazie alle indagini della Commissione di verità guidata a Verdier, ed è stata anche stilata una lista di presunti responsabili. Tra questi gli otto leader delle principali fazioni coinvolte nel conflitto, 98 persone accusate di violazioni dei diritti umani, 50 di crimini di guerra; e poi 19 corporazioni, istituzioni e individui accusati di crimini economici. In ultimo 57 persone per le quali sono state suggerite ulteriori investigazioni. Dal momento della consegna della relazione e delle raccomandazioni della Commissione di verità nel 2009, nessuno è stato perseguito e, l’inchiesta di un consorzio di Ong ha provato che 74 individui presenti sulla lista vivono sotto falso nome principalmente tra Stati Uniti ed Europa.</p>
<p></p>
<p>Eppure nonostante fosse sotto la lente di un così folto numero di osservatori, il presidente Weah ha però commesso un passo falso che lo ha fatto finire nella bufera. Allungando un&#8217;ombra sulla sua giovane amministrazione. Nelle ultime settimane, infatti, i media hanno diffuso la notizia della trattativa tra il presidente George Manneh Weah e l&#8217;ex signore della guerra, oggi senatore, <strong>Prince Y. Johnson</strong>. Il presidente Weah, in cambio dell’appoggio in parlamento da parte di due senatori per sostituire un giudice costituzionale a lui sgradito, sarebbe pronto a rallentare nell&#8217;istituzione del tribunale speciale per i crimini di guerra, che vedrebbe, tra gli altri, Prince Johnson finire alla sbarra. Su questo fatto Jerome Verdier non usa mezzi termini: &#8220;Il popolo liberiano è furibondo perché si è reso conto che il presidente è pronto a fare un patto con il diavolo proteggendo i signori della guerra e l&#8217;ex presidente Sirleaf dalla giustizia, pur di ottenere un suo risultato. Questo atto del presidente Weah &#8211; afferma &#8211; è immorale e contrario alle politiche pubbliche, un motivo in più per cui ora diventa urgente affrontare la corruzione e l&#8217;impunità prima che il suo governo si adagi sugli allori&#8221;.</p>
<p>La pressione perché una Corte venga istituita è fortissima. La speranza è che un tribunale ibrido composto da sezioni speciali all’interno dei tribunali liberiani, formati da giudici nazionali e internazionali possa operare al più presto per punire i perpetratori delle violenze nel corso della guerra. Questo perché, sottolinea Jerome Verdier: &#8220;Sebbene sia trascorso oltre un decennio dalla fine della guerra, è importante condannare i responsabili delle violazioni per avere una società più pacifica e giusta. Molti anni dopo la fine della guerra, le persone stanno ancora soffrendo. Le loro richieste non sono state soddisfatte e il loro dolore è ancora vivo. La giustizia genererebbe una sensazione di chiusura fornendo alcune risposte a quelle domande che la Commissione di verità non ha risposto. Che tipo di messaggio stiamo inviando alle generazioni future &#8211; si chiede il direttore di Ijg &#8211; se non garantiremo giustizia o responsabilità per violazioni disumane e commesse senza pietà spesso alla luce del giorno?&#8221;.</p>
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		<title>Weah duramente criticato sulla libertà di stampa in Liberia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/weah-duramente-criticato-sulla-liberta-stampa-liberia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2018 09:45:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1019" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1514485208-lapresse-20171226160011-25355670.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1514485208-lapresse-20171226160011-25355670.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1514485208-lapresse-20171226160011-25355670-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1514485208-lapresse-20171226160011-25355670-768x522.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1514485208-lapresse-20171226160011-25355670-1024x696.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il neopresidente liberiano George Weah si trova in questi giorni costretto ad affrontare le dure critiche rivoltegli da autorevoli esponenti della società civile del suo Paese e dei corporate media internazionali per una limitazione progressiva al raggio d&#8217;azione della libera stampa che  il Comitato internazionale per la protezione dei giornalisti (Cpj) ha definito &#8220;allarmante&#8221;. &#8220;Se c’è una &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/weah-duramente-criticato-sulla-liberta-stampa-liberia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1019" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1514485208-lapresse-20171226160011-25355670.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1514485208-lapresse-20171226160011-25355670.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1514485208-lapresse-20171226160011-25355670-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1514485208-lapresse-20171226160011-25355670-768x522.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1514485208-lapresse-20171226160011-25355670-1024x696.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il neopresidente liberiano<strong> George Weah</strong> si trova in questi giorni costretto ad affrontare le dure critiche rivoltegli da autorevoli esponenti della società civile del suo Paese e dei <em>corporate media </em>internazionali per una limitazione progressiva al raggio d&#8217;azione della libera stampa che  il Comitato internazionale per la protezione dei giornalisti (Cpj) ha definito &#8220;allarmante&#8221;.</p>
<p>&#8220;Se c’è una cosa che in Africa non muore mai è la speranza. Pianta sbatacchiata ma mai sradicata, nonostante guerre, epidemie, saccheggi, povertà, colonialismo&#8221;, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.gazzetta.it/Calcio/Estero/20-01-2018/presidente-weah-ce-ho-fatta-io-ora-ce-fara-anche-liberia-2401051026375.shtml" target="_blank">aveva scritto l&#8217;inviato speciale della <em>Gazzetta dello Sport </em>Filippo Maria Ricci</a> commentando l&#8217;insediamento di Weah a presidente a Monrovia nello scorso gennaio: l&#8217;ex Pallone d&#8217;oro era riuscito a catalizzare sulla sua persona tutte le aspirazioni di una nazione, la Liberia, sconvolta da due durissime guerre civili a cavallo tra la fine del XX e l&#8217;inizio del XXI secolo e intenta a portare avanti una difficile transizione a partire dall&#8217;ascesa dell&#8217;ex presidentessa Ellen Johnons Sirleaf.</p>
<p>Ora, queste aspirazioni sono in bilico sulla scia delle controversie tra il presidente e la stampa interna ed internazionale: Weah si trova di fronte a una sfida di cruciale importanza.</p>
<p>Braccio di ferro tra Weah e i reporter</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://formiche.net/2018/04/george-weah-liberia-speranza-tradita/" target="_blank">Come scrive Giovanni Masotti su <em>Formiche</em></a>, lo scenario del governo Weah è a dir poco ambiguo. &#8220;Bavaglio alla stampa, boicottaggio e minacce: questo il fosco quadro disegnato da un recentissimo rapporto dell’Onu. Uno, in particolare, degli episodi denunciati è clamoroso. Il presidente-calciatore ha denunciato per diffamazione un quotidiano che non gli ha perdonato la sorprendente involuzione (il <em>Front Page Africa</em>), reclamando un indennizzo-record di quasi due milioni di dollari, cifra vertiginosa in una terra in cui il reddito medio mensile ammonta a non più di 45-50 dollari [&#8230;] Un’esosa intimazione che, evidentemente, vuole arrivare a costringere il giornale scomodo a chiudere i battenti&#8221;.</p>
<p>Un caso molto simile ha riguardato il corrispondente Bbc da Monrovia, Jonathan Paye-Layleh, che ha lasciato la Liberia denunciando gli avvertimenti ricevuti: &#8220;Ho paura che il presidente ordini il mio arresto &#8211; spiega il giornalista inglese &#8211; solo perché mi sono schierato contro di lui e ho chiesto conto del tribunale speciale per i crimini di guerra, non ancora istituito&#8221;. </p>
<p></p>
<p>Weah ha risposto rigettando tali accuse e, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.timeslive.co.za/news/africa/2018-04-16-liberias-weah-media-on-edge-as-reporter-flees/" target="_blank">come riportato dal </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.timeslive.co.za/news/africa/2018-04-16-liberias-weah-media-on-edge-as-reporter-flees/" target="_blank">Times,</a> </em>convocando una conferenza stampa in cui ha rivendicato di garantire &#8220;il 200 per cento di libertà&#8221; ai giornalisti nel Paese. Tuttavia, per il presidente-calciatore appare sempre più complicato tramutare in fatti concreti l&#8217;ondata di speranze suscitata in campagna elettorale.</p>
<p>Governare la Liberia, un&#8217;impresa ardua</p>
<p>Lo avevamo scritto anche noi sugli <em>Occhi della Guerra: </em>p<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/weah-giura-presidente-liberia-la-vera-sfida-inizia-ora/" target="_blank">er Weah la vera sfida sarebbe iniziata dopo l&#8217;investitura presidenziale</a>. Questo perché è difficilissimo essere alla guida di una nazione povera, sconvolta dalla divisione etnico-politica prima e dall&#8217;epidemia di Ebola poi, senza dover necessariamente scendere a compromessi coi torbidi del passato.</p>
<p></p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.corriere.it/esteri/18_aprile_21/04-esteri-documentobcorriere-web-sezioni-7421db56-44c8-11e8-af14-a4fb6fce65d2.shtml" target="_blank">Lo ha puntualizzato con chiarezza Francesco Battistini del </a><em><a href="https://www.corriere.it/esteri/18_aprile_21/04-esteri-documentobcorriere-web-sezioni-7421db56-44c8-11e8-af14-a4fb6fce65d2.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a>, </em>mettendo a confronto le dichiarazioni del Weah calciatore e politico emergente e le mosse del Weah presidente. Il primo &#8220;ha sempre avuto dalla sua il coraggio dei gol impossibili: nel &#8217;96, quand&#8217; era al Milan, si schierò contro il dittatore Taylor e chiese l&#8217;intervento dell&#8217; Onu; nel 2000, su pressione della stampa britannica, ottenne da Taylor la liberazione di quattro giornalisti inglesi accusati di spionaggio; nel 2002, prometteva una corte internazionale che punisse per i crimini di guerra&#8221;. Il secondo, ha dovuto accettare come vicepresidente l&#8217;ex moglie dello stesso Taylor e si trova sotto il fuoco delle accuse per una condotta non del tutto limpida nei confronti dei media.</p>
<p>Non sarebbe generoso dichiarare che con le sue mosse Weah ha tradito la riconoscenza che il popolo liberiano ha dimostrato nei suoi confronti: il suo mandato è ancora all&#8217;inizio, e il presidente sarà giudicato, negli anni a venire, dagli sforzi compiuti per risolvere le gravi problematiche del sottosviluppo della Liberia. Tuttavia, è giusto preoccuparsi per una deriva che potrebbe aprire a una stagione di difficoltà per la stampa in Liberia: un Paese non potrà mai essere sviluppato se in esso non vi sono garanzie per un&#8217;informazione limpida e libera.</p>
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		<title>Weah contro la clausola razzista nella costituzione della Liberia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/george-weah-la-clausola-razzista-nella-costituzione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Apr 2018 07:23:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="968" height="713" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1507892796-weah-olycom.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1507892796-weah-olycom.jpg 968w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1507892796-weah-olycom-300x221.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1507892796-weah-olycom-768x566.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 968px) 100vw, 968px" /></p>
<p>Il presidente della Liberia, George Weah, ha chiesto la rimozione di una clausola &#8220;razzista&#8221; presente nella costituzione che limita la cittadinanza soltanto ai neri. La clausola era &#8220;non necessaria, razzista e inappropriata&#8221;, ha detto l&#8217;ex-star del calcio nel suo primo discorso sullo stato della nazione da quando è stato eletto presidente. Si è anche impegnato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/george-weah-la-clausola-razzista-nella-costituzione.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="968" height="713" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1507892796-weah-olycom.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1507892796-weah-olycom.jpg 968w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1507892796-weah-olycom-300x221.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1507892796-weah-olycom-768x566.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 968px) 100vw, 968px" /></p><p>Il presidente della Liberia, George Weah, ha chiesto la rimozione di una clausola &#8220;razzista&#8221; presente nella costituzione che limita la cittadinanza soltanto ai neri. La clausola era &#8220;non necessaria, razzista e inappropriata&#8221;, ha detto l&#8217;ex-star del calcio nel suo primo discorso sullo stato della nazione da quando è stato eletto presidente. Si è anche impegnato ad abolire la legge che proibisce agli stranieri di possedere terra.</p>
<p>La Liberia è stata fondata da schiavi statunitensi liberati nel 1847 come &#8220;un rifugio per uomini liberati di colore”. La sua costituzione definisce i neri come &#8220;persone che sono negri o di discendenza negra”. Altre comunità, come i circa 4.000 libanesi che hanno vissuto in Liberia da generazioni, sono escluse dalla cittadinanza e, per estensione, dalla proprietà terriera.</p>
<p>“Le restrizioni introdotte all&#8217;epoca non sono più necessarie”, ha affermato Weah, aggiungendo che voleva anche abolire “il divieto di doppia cittadinanza”. “Lo stato attuale è in contraddizione con la definizione stessa di Liberia, che deriva dalla parola latina &#8220;liber&#8221;, che significa&#8221; libertà&#8221;, ha affermato.</p>
<p></p>
<p>In Liberia le opinioni su queste riforme sono le più svariate: alcuni ritengono che il cambiamento proposto sia in ritardo; altri non lo considerano una priorità e vogliono vedere soprattutto un intervento per ridurre il costo della vita.</p>
<p>La storia di Weah è insolita e nello stesso tempo straordinaria. Weah, il giocatore dell&#8217;anno FIFA 1995, è la prima ex stella dello sport ad essere eletta presidente. Ha vinto le elezioni a dicembre con una valanga di voti, sconfiggendo il vicepresidente Joseph Boakai. L&#8217;ex giocatore del Milan e del Chelsea è subentrato a Ellen Johnson Sirleaf, la prima donna presidente eletta in Africa e premio Nobel per la pace, che si è dimessa dopo due mandati.</p>
<p>Anche Sirleaf ha i suoi estimatori e detrattori: è stata applaudita per aver consolidato la pace nel paese, ma è stata criticata per non aver affrontato la corruzione o per non aver fatto molto per distribuire guadagni economici oltre la sua cerchia di amici.</p>
<p></p>
<p>Certo la Liberia è un paese difficile. Ha sofferto guerre civili dal 1989 al 2003 che hanno ucciso centinaia di migliaia di persone. Poi, mentre si stava riprendendo negli ultimi dieci anni, è stata colpita dai prezzi bassi per le esportazioni principali, il ferro e la gomma, e un&#8217;epidemia di Ebola tra il 2014 e il 2016.</p>
<p>Ma Weah promette una riscossa. Nel suo discorso in parlamento, ha anche annunciato che avrebbe ridotto il suo stipendio del 25% in quanto il governo e l&#8217;economia sono &#8220;al verde”. Ciò che verrà risparmiato sarà impegnato in un fondo di sviluppo per la Liberia. &#8220;La nostra valuta è in caduta libera, l&#8217;inflazione sta aumentando, la disoccupazione è ad un livello senza precedenti e le nostre riserve estere sono ai minimi storici&#8221;, ha spiegato.</p>
<p>Ha chiesto ai parlamentari di &#8220;seguire l’esempio&#8221; e accettare un taglio di stipendio. &#8220;Ricordiamoci che siamo stati eletti per servire il popolo liberiano e non per essere loro padroni”, ha detto in un discorso interrotto da un fragoroso applauso.</p>
<p></p>
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		<title>Liberia, Weah giura da presidente ma la vera sfida inizia adesso</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/weah-giura-presidente-liberia-la-vera-sfida-inizia-ora.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2018 08:06:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180122194218_25518976.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180122194218_25518976.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180122194218_25518976-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180122194218_25518976-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180122194218_25518976-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La vittoria alle elezioni presidenziali liberiane da parte di George Weah ha sancito un&#8217;importante transizione per il Paese africano e ha rappresentato un evento di rilevanza mediatica planetaria in quanto, per la prima volta nella storia, un ex sportivo professionista è stato democraticamente eletto alla guida di una nazione. Sebbene formalmente Weah abbia un predecessore &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/weah-giura-presidente-liberia-la-vera-sfida-inizia-ora.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/weah-giura-presidente-liberia-la-vera-sfida-inizia-ora.html">Liberia, Weah giura da presidente ma la vera sfida inizia adesso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180122194218_25518976.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180122194218_25518976.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180122194218_25518976-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180122194218_25518976-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180122194218_25518976-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La vittoria alle elezioni presidenziali liberiane da parte di<strong> George Weah</strong> ha sancito un&#8217;importante transizione per il Paese africano e ha rappresentato un evento di rilevanza mediatica planetaria in quanto, per la prima volta nella storia, un ex sportivo professionista è stato democraticamente eletto alla guida di una nazione. Sebbene formalmente Weah abbia un predecessore in Urho Kekkonen, presidente della Finlandia dal 1956 al 1982 e in precedenza campione nazionale di salto in alto, la sua parabola sportiva è stata di primissima grandezza, in quanto contraddistinta da numerosi successi con diversi club europei, primo fra tutti il Pallone d&#8217;Oro 1995.</p>
<p>L&#8217;insediamento di Weah alla presidenza, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.theguardian.com/world/2018/jan/22/george-weah-sworn-in-liberia-president-hopes-soar-sky-high" target="_blank">celebrato il 22 gennaio</a>, ha rappresentato la prima occasione di transizione democratica del potere in Liberia in 74 anni: l&#8217;incontro tra Weah e il rivale sconfitto al ballottaggio, Joseph Boakai, offre garanzie positive in quanto a sostenibilità del processo politico, ma le sfide che dovrà affrontare l&#8217;ex fuoriclasse del Milan nel suo nuovo incarico sono numerose e di primaria grandezza.</p>
<p>Il messaggio di speranza di Weah per rivitalizzare la Liberia</p>
<p>George Weah punta, in primo luogo, a trasmettere ai connazionali l&#8217;esempio della sua carriera personale come dimostrazione di possibilità di riscatto da un presente di incertezza e miseria: <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://books.google.com.my/books?id=DhkvDwAAQBAJ&amp;pg=PT15&amp;dq=george+weah+born+1966&amp;hl=en&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwjplZrQ5rHYAhUD5o8KHVrZB9A4ChDoAQg0MAI#v=onepage&amp;q&amp;f=false" target="_blank">nato nello slum di Clara Town della capitale Monrovia</a>,  Weah è divenuto nella sua vita il liberiano più famoso di sempre a livello globale, e ha conoscenza diretta della miseria e del sottosviluppo che attanagliano non solo la capitale ma anche le altre città del Paese.</p>
<p></p>
<p>Weah dovrà continuare un lavoro impegnativo avviato dalla presidente uscente, Ellen Johnons Sirleaf, che lo sconfisse nel voto presidenziale del 2005 e ha guidato la difficile transizione del Paese dopo la durissima guerra civile che, dal 1999 al 2003, trascinò la Liberia in una spirale di violenze e degradazione che portò alla morte 200-300mila persone e distrusse circa il 90% dell&#8217;economia nazionale. La Sirleaf, Premio Nobel per la Pace 2011, ha appoggiato Weah nella sua corsa alla presidenza, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.frontpageafricaonline.com/index.php/politics/6616-liberia-s-outgoing-ruling-party-expels-president-sirleaf" target="_blank">scavalcando le linee del suo </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.frontpageafricaonline.com/index.php/politics/6616-liberia-s-outgoing-ruling-party-expels-president-sirleaf" target="_blank">Unity Party</a>, </em>di cui è membro Boakai, e garantendo all&#8217;ex Pallone d&#8217;Oro un vantaggio decisivo grazie al suo <em>endorsement.</em></p>
<p>Per la Liberia la via verso la normalità non è ancora completamente aperta: dopo la guerra civile e la difficile transizione alla democrazia, infatti, un grave pregiudizio allo sviluppo è stato rappresentato dalla devastante <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.economist.com/news/middle-east-and-africa/21650584-wonderful-news-liberia-after-plague">epidemia del virus Ebola</a>, che tra il marzo 2014 e il maggio 2015 ha di fatto ostacolato qualsiasi tentativo di normalizzazione interna del Paese.</p>
<p>La grande sfida di Weah: la povertà endemica della Liberia</p>
<p>&#8220;Se c’è una cosa che in Africa non muore mai è la speranza. Pianta sbatacchiata ma mai sradicata, nonostante guerre, epidemie, saccheggi, povertà, colonialismo&#8221;, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.gazzetta.it/Calcio/Estero/20-01-2018/presidente-weah-ce-ho-fatta-io-ora-ce-fara-anche-liberia-2401051026375.shtml" target="_blank">ha scritto Filippo Maria Ricci per </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.gazzetta.it/Calcio/Estero/20-01-2018/presidente-weah-ce-ho-fatta-io-ora-ce-fara-anche-liberia-2401051026375.shtml" target="_blank">La Gazzetta dello Sport</a>, </em>presentando le sfide che il neopresidente dovrà affrontare. Ricci, infatti, ha riportato alcuni numeri emblematici sulla povertà in Liberia: il 54% della popolazione vive in condizioni di povertà, 1,3 milioni di persone su 4,5 milioni di abitanti in povertà assoluta e la Liberia è classificata al 177° posto su 184 per indice di sviluppo umano.</p>
<p></p>
<p>&#8220;Siamo uno degli Stati più vecchi d’Africa e non abbiamo strade, elettricità, acqua, lavoro. Non può essere&#8221;, ha dichiarato Weah. &#8220;Prometto che avremo strade buone e che saranno creati posti di lavoro. E farò ciò che ho promesso, perché so di cosa ha bisogno la Liberia&#8221;.</p>
<p><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.aljazeera.com/indepth/opinion/liberian-president-elect-george-weah-180119104352291.html" target="_blank">Secondo quanto riportato in un&#8217;analisi di </a><em><a href="http://www.aljazeera.com/indepth/opinion/liberian-president-elect-george-weah-180119104352291.html" target="_blank">Al Jazeera</a>, </em>le priorità di <em>policy, </em>per conseguire il rafforzamento dell&#8217;economia nazionale e della lotta alla povertà, dovrebbero concentrarsi sull&#8217;ampliamento dell&#8217;industria agraria nazionale, in modo tale da ridurre la dipendenza dalle importazioni alimentari, la revisioni dei contratti con le multinazionali operanti nell&#8217;estrazione di gas, petrolio e ferro, altamente sfavorevoli per Monrovia, e il lancio di un programma di industrializzazione per la promozione della manifattura locale.</p>
<p>La difficile convivenza con il passato</p>
<p>Weah è il presente e il futuro della Liberia, ma sul Paese aleggiano ancora le ombre del suo tragico passato recente. Alla vicepresidenza, garantendo una concessione al blocco politico che lo sostiene, il nuovo leader di Monrovia ha infatti nominato Jewel Taylor, ex moglie dell&#8217;ex dittatore Charles Taylor, che sta scontando una condanna a 50 anni di galera per i crimini contro l&#8217;umanità commessi dalle forze armate liberiane durante il loro coinvolgimento nella guerra civile della Sierra Leone divampata negli Anni Novanta.</p>
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<p>Taylor è stato recentemente accusato di muovere, dal carcere, le fila del National Patriotic Party, centrale nella coalizione che sostiene Weah: la convivenza col recente e difficilmente dimenticabile passato della Liberia sarà un&#8217;altra delle grandi sfide che attendono l&#8217;ex fuoriclasse, che dovrà dimostrarsi di essere all&#8217;altezza per garantire al suo Paese un futuro di progresso e concordia interna.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/weah-giura-presidente-liberia-la-vera-sfida-inizia-ora.html">Liberia, Weah giura da presidente ma la vera sfida inizia adesso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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