Tramadol; è da anni ormai che le organizzazioni internazionali lanciano un allarme sull’emergenza dettata dal consumo di Tramadol nei Paesi arabi e nell’Africa subsahariana. Un sos che troppo spesso però è rimasto inascoltato e ora la diffusione dell’analgesico oppioide, a seguito anche della pandemia di coronavirus, ha raggiunto livelli senza precedenti e il consumo del farmaco, utilizzato come vera e propria droga nelle strade delle metropoli africane, è completamente fuori controllo.

Nel 2013 l’Onu denunciò l’aumento del traffico e del consumo di oppioidi sintetici in Africa Occidentale e stando ai report diffusi dall’Unodc (Ufficio Nazioni Unite contro droga e crimine), i sequestri, sette anni fa, passarono dall’essere di 300 chili all’anno a diverse tonnellate. Il Tramadol, che viene prescritto per attenuare gravi dolori fisici, in caso di abuso genera invece euforia e inibisce stanchezza e fame e per questo le formazioni jihadiste sia mediorientali che africane l’ hanno ampiamente somministrato, e continuano a farlo, ai propri mujhaeddin. Quella che inizialmente è stata ribattezzata dalla stampa come la ”droga degli jihadisti” si è diffusa in breve tempo anche nelle fasce più deboli della popolazione e ora l’utilizzo e il consumo dell’oppioide, anche a causa dei lockdown dettati dal Covid, è divenuto una piaga sociale in Siria come in Egitto e in Liberia.

Nel 2018 il ministero della Salute egiziano dichiarò che in Egitto erano indicativamente 10milioni i consumatori abituali di Tramadol nella sola fascia dei lavoratori e l’incremento del consumo delle pillole era del 20% annuo tra la popolazione. La diffusione del farmaco, dal 2019, si è spostata a sud del Sahara nei paesi della fascia saheliana e equatoriale del continente tanto che, a giugno dell’anno scorso, le Nazioni Unite, in un comunicato, hanno parlato di ”crisi del Tramadol” per quel che concerne l’Africa sub sahariana e ora, complice anche la pandemia, il consumo ha avuto un’ulteriore accelerata.

Henry Cane è un giovane venditore di Tramadol di Monrovia. Il ragazzo, prima di dedicarsi allo spaccio di oppioidi vendeva oggetti elettronici per le strade della capitale della Liberia, poi però la scelta di cambiare vita: ”Col Tramadol guadagno molto di più e ora, dopo il Covid, c’è molta più richiesta”, ha spiegato il ragazzo intervistato da Deutsche Welle che ha aggiunto: ”Le persone disoccupate, tutti coloro che non hanno di come impiegare il tempo durante la giornata, vengono da me a comprare del Tramadol, c’è molta richiesta, e finché la gente lo vorrà, io andrò avanti a venderlo”. Godwin Taire del National Youths and Young Adult against Drug Abuse, associazione liberiana che fa prevenzione e aiuta i giovani a uscire dalla dipendenza degli stupefacenti ha commentato: ”Il problema del consumo di Tramadol riflette in realtà molti altri problemi. In primis la disoccupazione e la mancanza di prospettive e lavoro per i giovani. Lo Stato, se vuole combattere l’abuso e il consumo di stupefacenti, soprattutto ora, dopo il lockdown e l’epidemia di coronavirus, deve intervenire in maniera radicale offrendo alternative ai ragazzi così da toglierli dalla strada e dal nulla di ogni giorno”.

Dall’altro lato della frontiera, in Costa d’Avorio, il Tramadol è invece conosciuto come la ”cocaina dei poveri” ed è consumato dai ragazzi che vivono facendo i lavori fisicamente più logoranti e che per resistere alla fatica, sin dalle prime ore del mattino, assumono pillole. Henry Joel Yapo, farmacista di Abidjan, ha spiegato: ”Il Tramadol, qui in Costa d’Avorio, è legale e viene impiegato in ospedale e prescritto per curare i dolori cronici. Noi vediamo sempre più persone presentarsi e acquistare il farmaco. Nel momento in cui è legale la vendita, combatterne l’abuso, diventa difficilissimo se non impossibile”. Il Tramadol è prodotto in Cina e in India e tramite canali legali e non, invade poi le città dell’Africa occidentale. In Costa d’Avorio il farmaco infatti non si trova unicamente nelle farmacie ma anche sui banchi dei mercati e l’assunzione delle pillole, vendute a 60 centesimi di euro l’una, è ora una piaga sociale sempre più diffusa e difficile da estirpare. ”Nel 2018 abbiamo sequestrato più di 40 tonnellate di Tramadol”, ha raccontato il generale Mamadou Kourouma, che poi ha aggiunto: ”Dopo quell’operazione siamo risaliti a tutti i venditori illegali di Tramadol e abbiamo dato un duro colpo alla vendita clandestina del farmaco”. Parole però in disaccordo con quelle di Samedi Dje Bi, direttore della Croce Blu, che ai microfoni di DW ha spiegato: ”L’enorme problema del Tramadol è che crea immediata dipendenza, essendo un’oppioide bastano poche somministrazioni per sentirne poi il bisogno fisico e psicologico e noi, nella nostra clinica, nell’ultimo periodo, abbiamo visto un considerevole aumento dei ragazzi tossicodipendenti. Nella maggior parte dei casi i giovani arrivano da noi accompagnati dai loro genitori che non riescono più a controllare i stati emotivi dei figli che passano dall’euforico all’aggressivo in modo repentino”. Proseguendo il dottore ivoriano ha poi aggiunto: ”E’ un enorme problema quello del Tramadol e ad aggravare il tutto è il fatto che la sostanza è legale. In questa maniera non si assiste a una repressione come per le altre droghe ma si è sempre in una sorta di stato intermedio dove nulla è chiaro se non i danni che il Tramadol provoca: ciò a cui assistiamo è una diffusione sempre più capillare e un consumo sempre maggiore tra i giovani e una difficoltà da parte delle autorità di intervenire e arrecare un duro colpo al problema”.

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