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La vittoria alle elezioni presidenziali liberiane da parte di George Weah ha sancito un’importante transizione per il Paese africano e ha rappresentato un evento di rilevanza mediatica planetaria in quanto, per la prima volta nella storia, un ex sportivo professionista è stato democraticamente eletto alla guida di una nazione. Sebbene formalmente Weah abbia un predecessore in Urho Kekkonen, presidente della Finlandia dal 1956 al 1982 e in precedenza campione nazionale di salto in alto, la sua parabola sportiva è stata di primissima grandezza, in quanto contraddistinta da numerosi successi con diversi club europei, primo fra tutti il Pallone d’Oro 1995.

L’insediamento di Weah alla presidenza, celebrato il 22 gennaio, ha rappresentato la prima occasione di transizione democratica del potere in Liberia in 74 anni: l’incontro tra Weah e il rivale sconfitto al ballottaggio, Joseph Boakai, offre garanzie positive in quanto a sostenibilitĂ  del processo politico, ma le sfide che dovrĂ  affrontare l’ex fuoriclasse del Milan nel suo nuovo incarico sono numerose e di primaria grandezza.

Il messaggio di speranza di Weah per rivitalizzare la Liberia

George Weah punta, in primo luogo, a trasmettere ai connazionali l’esempio della sua carriera personale come dimostrazione di possibilitĂ  di riscatto da un presente di incertezza e miseria: nato nello slum di Clara Town della capitale Monrovia,  Weah è divenuto nella sua vita il liberiano piĂą famoso di sempre a livello globale, e ha conoscenza diretta della miseria e del sottosviluppo che attanagliano non solo la capitale ma anche le altre cittĂ  del Paese.

Weah dovrĂ  continuare un lavoro impegnativo avviato dalla presidente uscente, Ellen Johnons Sirleaf, che lo sconfisse nel voto presidenziale del 2005 e ha guidato la difficile transizione del Paese dopo la durissima guerra civile che, dal 1999 al 2003, trascinò la Liberia in una spirale di violenze e degradazione che portò alla morte 200-300mila persone e distrusse circa il 90% dell’economia nazionale. La Sirleaf, Premio Nobel per la Pace 2011, ha appoggiato Weah nella sua corsa alla presidenza, scavalcando le linee del suo Unity Party, di cui è membro Boakai, e garantendo all’ex Pallone d’Oro un vantaggio decisivo grazie al suo endorsement.

Per la Liberia la via verso la normalità non è ancora completamente aperta: dopo la guerra civile e la difficile transizione alla democrazia, infatti, un grave pregiudizio allo sviluppo è stato rappresentato dalla devastante epidemia del virus Ebola, che tra il marzo 2014 e il maggio 2015 ha di fatto ostacolato qualsiasi tentativo di normalizzazione interna del Paese.

La grande sfida di Weah: la povertĂ  endemica della Liberia

“Se c’è una cosa che in Africa non muore mai è la speranza. Pianta sbatacchiata ma mai sradicata, nonostante guerre, epidemie, saccheggi, povertĂ , colonialismo”, ha scritto Filippo Maria Ricci per La Gazzetta dello Sport, presentando le sfide che il neopresidente dovrĂ  affrontare. Ricci, infatti, ha riportato alcuni numeri emblematici sulla povertĂ  in Liberia: il 54% della popolazione vive in condizioni di povertĂ , 1,3 milioni di persone su 4,5 milioni di abitanti in povertĂ  assoluta e la Liberia è classificata al 177° posto su 184 per indice di sviluppo umano.

“Siamo uno degli Stati piĂą vecchi d’Africa e non abbiamo strade, elettricitĂ , acqua, lavoro. Non può essere”, ha dichiarato Weah. “Prometto che avremo strade buone e che saranno creati posti di lavoro. E farò ciò che ho promesso, perchĂ© so di cosa ha bisogno la Liberia”.

Secondo quanto riportato in un’analisi di Al Jazeera, le prioritĂ  di policy, per conseguire il rafforzamento dell’economia nazionale e della lotta alla povertĂ , dovrebbero concentrarsi sull’ampliamento dell’industria agraria nazionale, in modo tale da ridurre la dipendenza dalle importazioni alimentari, la revisioni dei contratti con le multinazionali operanti nell’estrazione di gas, petrolio e ferro, altamente sfavorevoli per Monrovia, e il lancio di un programma di industrializzazione per la promozione della manifattura locale.

La difficile convivenza con il passato

Weah è il presente e il futuro della Liberia, ma sul Paese aleggiano ancora le ombre del suo tragico passato recente. Alla vicepresidenza, garantendo una concessione al blocco politico che lo sostiene, il nuovo leader di Monrovia ha infatti nominato Jewel Taylor, ex moglie dell’ex dittatore Charles Taylor, che sta scontando una condanna a 50 anni di galera per i crimini contro l’umanitĂ  commessi dalle forze armate liberiane durante il loro coinvolgimento nella guerra civile della Sierra Leone divampata negli Anni Novanta.

Taylor è stato recentemente accusato di muovere, dal carcere, le fila del National Patriotic Party, centrale nella coalizione che sostiene Weah: la convivenza col recente e difficilmente dimenticabile passato della Liberia sarĂ  un’altra delle grandi sfide che attendono l’ex fuoriclasse, che dovrĂ  dimostrarsi di essere all’altezza per garantire al suo Paese un futuro di progresso e concordia interna.

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