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	<title>Tecnologia Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Tue, 23 Jun 2026 04:50:56 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Tecnologia Archives - InsideOver</title>
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		<title>XRAM-C, la &#8220;vernice&#8221; che rende (quasi) invisibili i droni e può cambiare gli equilibri militari</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/xram-c-la-vernice-che-rende-quasi-invisibili-i-droni-e-puo-cambiare-gli-equilibri-militari.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 04:31:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Technology]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1130" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/drone-e1759772874477.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Droni in Europa: arrestate persone senza legami con i russi" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/drone-e1759772874477.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/drone-e1759772874477-300x177.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/drone-e1759772874477-1024x603.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/drone-e1759772874477-768x452.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/drone-e1759772874477-1536x904.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/drone-e1759772874477-600x353.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Se la riduzione della firma radar entra nel mercato dei componenti, la soglia d'accesso si abbasserà ulteriormente. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/xram-c-la-vernice-che-rende-quasi-invisibili-i-droni-e-puo-cambiare-gli-equilibri-militari.html">XRAM-C, la &#8220;vernice&#8221; che rende (quasi) invisibili i droni e può cambiare gli equilibri militari</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1130" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/drone-e1759772874477.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Droni in Europa: arrestate persone senza legami con i russi" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/drone-e1759772874477.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/drone-e1759772874477-300x177.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/drone-e1759772874477-1024x603.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/drone-e1759772874477-768x452.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/drone-e1759772874477-1536x904.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/drone-e1759772874477-600x353.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per oltre quarant&#8217;anni la tecnologia <strong>stealth</strong> è stata uno dei principali simboli della superiorità militare delle grandi potenze. Realizzare velivoli difficilmente individuabili dai radar richiedeva investimenti miliardari, infrastrutture industriali avanzate e competenze tecnologiche possedute soltanto da un ristretto numero di Stati. <strong>Oggi qualcosa sembra cambiare.</strong> La comparsa sul mercato della linea <strong>XRAM-C</strong>, sviluppata dall&#8217;azienda asiatica Star-Navi, suggerisce che una parte della riduzione della firma radar possa essere trasformata in un prodotto industriale acquistabile, trasportabile e applicabile anche su piattaforme già esistenti. Non si tratta di rendere invisibili droni, imbarcazioni o aeromobili. Questa rappresentazione appartiene più alla propaganda che alla fisica. Tuttavia, la possibilità di ridurre la riflettività radar mediante un semplice trattamento superficiale apre interrogativi strategici che vanno ben oltre il valore tecnico del prodotto. Il punto centrale non è il coating in sé. È la possibile <strong>democratizzazione della bassa osservabilità</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché i radar restano vulnerabili</strong></h2>



<p>Le moderne architetture di difesa si fondano su una logica apparentemente semplice: individuare, classificare e neutralizzare una minaccia prima che raggiunga l&#8217;obiettivo. Nel caso dei droni, il radar rappresenta spesso il primo anello della catena. <strong>Se un velivolo viene rilevato con ritardo, l&#8217;intero sistema difensivo perde tempo prezioso. </strong>La classificazione diventa più difficile, la finestra di reazione si riduce e aumenta il rischio che l&#8217;obiettivo riesca a penetrare le difese. In questo contesto anche una riduzione parziale della firma radar può produrre effetti significativi. Un piccolo UAV possiede già una superficie radar molto contenuta rispetto a quella di un caccia o di un missile da crociera. Se a questa caratteristica si aggiunge <strong>un materiale capace di assorbire una parte dell&#8217;energia elettromagnetica</strong>, il risultato può essere una compressione dei tempi di individuazione. Non è invisibilità. È <strong>vantaggio tattico</strong>. Ed è proprio questo aspetto che interessa maggiormente gli apparati militari.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La vera novità: lo stealth come componente commerciale</strong></h2>



<p>Per decenni la riduzione della traccia radar è stata incorporata direttamente nella progettazione della piattaforma. Oggi il paradigma potrebbe mutare. <strong>Se un <em>coating </em>può essere applicato successivamente alla costruzione del drone,</strong> la bassa osservabilità cessa di essere una caratteristica esclusiva del produttore e diventa una funzione aggiuntiva acquistabile sul mercato. È una differenza enorme. La logica è simile a quella che ha trasformato il settore dei droni stessi. In passato servivano programmi statali complessi; oggi molte capacità sono ottenibili attraverso componenti modulari reperibili nella filiera civile. Lo stesso fenomeno potrebbe verificarsi nel settore delle firme elettromagnetiche. In termini economici si assiste a una progressiva trasformazione della <strong>stealth technology</strong> da prodotto finale a componente industriale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La partita del Global South</strong></h2>



<p>L&#8217;aspetto più delicato riguarda il cosiddetto <strong>Global South</strong>. Molti Paesi emergenti non possiedono risorse sufficienti per sviluppare autonomamente velivoli stealth, ma possono acquisire droni commerciali, sistemi di navigazione, sensori e componentistica dual use. In questo contesto, un coating radar-assorbente rappresenta un moltiplicatore di capacità relativamente accessibile. La questione non riguarda soltanto le forze armate regolari. Nella storia recente delle tecnologie <em>dual use,</em> <strong>la distanza tra mercato legale e mercato grigio è spesso risultata inferiore a quanto immaginato </strong>dai regolatori. Broker internazionali, triangolazioni commerciali, società intermediarie e reti di procurement parallele hanno consentito a numerosi attori di aggirare controlli formali e restrizioni all&#8217;esportazione. Per questo motivo il vero rischio geopolitico non consiste nell&#8217;esistenza del prodotto, ma nella sua eventuale diffusione incontrollata.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La risposta della Cina e la geopolitica delle filiere</strong></h2>



<p>La vicenda evidenzia anche un altro fenomeno. La Cina non esporta più soltanto prodotti finiti. Sempre più spesso esporta <strong>moduli tecnologici</strong>, ossia elementi che consentono ai clienti di costruire capacità autonome. Batterie, sensori ottici, software di navigazione, droni, apparati di comunicazione e ora anche materiali destinati alla gestione della firma radar. <strong>Questa strategia rafforza il peso industriale cinese nei mercati emergenti e riduce la dipendenza da fornitori occidentali. </strong>Dal punto di vista geopolitico il controllo delle filiere tecnologiche sta assumendo un&#8217;importanza pari, se non superiore, a quella del controllo delle materie prime. Chi controlla i componenti controlla anche la capacità degli altri di costruire sistemi complessi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’inevitabile corsa all’adattamento</strong></h2>



<p>La comparsa di materiali come XRAM-C non segna la fine del radar. Piuttosto, accelera una trasformazione già in corso. Le difese del futuro saranno sempre meno basate su un singolo sensore e sempre più fondate sulla combinazione di radar multi-banda, sistemi elettro-ottici, rilevatori infrarossi, sensori acustici, intercettazione delle emissioni radio e algoritmi di fusione dati. La sfida sarà costruire reti capaci di compensare le debolezze di ciascun elemento. In altre parole, alla proliferazione delle tecnologie di occultamento seguirà inevitabilmente una proliferazione delle tecnologie di rilevamento. È la stessa dinamica che ha caratterizzato ogni rivoluzione militare della storia moderna.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il vero significato strategico</strong></h2>



<p>L&#8217;errore più grande sarebbe considerare XRAM-C una semplice vernice speciale. Le tecnologie militari raramente cambiano il mondo per le loro prestazioni assolute. Lo fanno quando diventano accessibili a un numero crescente di attori. Il drone commerciale ha trasformato il campo di battaglia non perché fosse il sistema più avanzato disponibile, ma <strong>perché era economico, replicabile e facilmente adattabile. </strong>La stessa logica potrebbe applicarsi ai materiali radar-assorbenti. Se la riduzione della firma radar entra definitivamente nel mercato dei componenti, la soglia d&#8217;accesso a capacità un tempo riservate alle grandi potenze si abbasserà ulteriormente. Non assisteremo alla fine della superiorità tecnologica occidentale né alla scomparsa dei radar. Ma potremmo trovarci davanti a un fenomeno altrettanto importante: la progressiva diffusione di strumenti che rendono più difficile distinguere il confine tra capacità strategiche di alto livello e tecnologie ormai alla portata di attori molto meno sofisticati. Ed è proprio questa evoluzione, più ancora delle prestazioni dichiarate del prodotto, che merita l&#8217;attenzione di analisti, governi e apparati di sicurezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/xram-c-la-vernice-che-rende-quasi-invisibili-i-droni-e-puo-cambiare-gli-equilibri-militari.html">XRAM-C, la &#8220;vernice&#8221; che rende (quasi) invisibili i droni e può cambiare gli equilibri militari</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Cina alla conquista del cielo e dello spazio con i nuovi aerei da missione speciale e 200 mila satelliti</title>
		<link>https://it.insideover.com/technology/la-cina-alla-conquista-del-cielo-e-dello-spazio-con-i-nuovi-aerei-da-missione-speciale-e-200-mila-satelliti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 13:52:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Technology]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1294" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-in-volo-e-Germania-flop-i-due-volti-opposti-delle-superpotenze-dellexport.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-in-volo-e-Germania-flop-i-due-volti-opposti-delle-superpotenze-dellexport.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-in-volo-e-Germania-flop-i-due-volti-opposti-delle-superpotenze-dellexport-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-in-volo-e-Germania-flop-i-due-volti-opposti-delle-superpotenze-dellexport-1024x690.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-in-volo-e-Germania-flop-i-due-volti-opposti-delle-superpotenze-dellexport-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-in-volo-e-Germania-flop-i-due-volti-opposti-delle-superpotenze-dellexport-1536x1035.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-in-volo-e-Germania-flop-i-due-volti-opposti-delle-superpotenze-dellexport-600x404.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Oggi il salto di qualità di Pechino si misura nella rete di aerei da missione speciale, reti satellitari e piattaforme di raccolta dati. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1294" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-in-volo-e-Germania-flop-i-due-volti-opposti-delle-superpotenze-dellexport.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-in-volo-e-Germania-flop-i-due-volti-opposti-delle-superpotenze-dellexport.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-in-volo-e-Germania-flop-i-due-volti-opposti-delle-superpotenze-dellexport-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-in-volo-e-Germania-flop-i-due-volti-opposti-delle-superpotenze-dellexport-1024x690.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-in-volo-e-Germania-flop-i-due-volti-opposti-delle-superpotenze-dellexport-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-in-volo-e-Germania-flop-i-due-volti-opposti-delle-superpotenze-dellexport-1536x1035.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Cina-in-volo-e-Germania-flop-i-due-volti-opposti-delle-superpotenze-dellexport-600x404.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per anni l&#8217;attenzione degli osservatori occidentali si è concentrata sui caccia stealth, sulle portaerei e sui missili ipersonici della Repubblica Popolare Cinese. Oggi, però, il vero salto di qualità di Pechino si misura altrove: nella costruzione di una gigantesca infrastruttura integrata composta da <strong>aerei da missione speciale</strong>, reti satellitari, sistemi di comando e controllo e piattaforme di raccolta dati. La Cina sta infatti sviluppando un modello di potenza fondato sulla <strong>supremazia informativa</strong>, cioè sulla capacità di raccogliere, elaborare e distribuire informazioni in tempo reale su scala regionale e globale. Non si tratta semplicemente di acquistare nuovi mezzi, ma di costruire un ecosistema nel quale sensori terrestri, navali, aerei e spaziali operano come un unico organismo. L&#8217;obiettivo è chiaro: ridurre al minimo il tempo che separa la scoperta di una minaccia dalla decisione operativa e dall&#8217;eventuale ingaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il boom degli aerei special mission</h2>



<p>Il fenomeno più evidente riguarda la rapida crescita della flotta cinese di velivoli <strong>AEW&amp;C</strong>, intelligence elettronica, guerra elettronica e pattugliamento marittimo. Attorno alle piattaforme <strong>Y-8</strong> e <strong>Y-9</strong>, Pechino ha costruito una vera famiglia di aeromobili specializzati in sorveglianza, raccolta segnali, disturbo elettronico e comando aerotrasportato. Questi velivoli svolgono una funzione analoga a quella del sistema nervoso in un organismo vivente. Individuano bersagli, monitorano movimenti navali e aerei, raccolgono emissioni radar e trasmettono dati alle forze impegnate sul campo. La crescita quantitativa è accompagnata da una trasformazione qualitativa. Il <strong>KJ-500</strong> è ormai considerato il principale nodo aerotrasportato della rete cinese di comando e controllo, mentre il nuovo <strong>KJ-3000</strong>, sviluppato sulla piattaforma Y-20, promette capacità strategiche finora assenti. Parallelamente, il programma <strong>KJ-600</strong> punta a fornire alle future portaerei cinesi una capacità di allarme precoce simile a quella che gli Stati Uniti impiegano da decenni con gli E-2 Hawkeye.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una rete che va oltre gli aerei</h2>



<p>Limitarsi a osservare il numero di radar volanti rischia però di essere fuorviante. La vera rivoluzione consiste nell&#8217;integrazione di questi mezzi all&#8217;interno di una più ampia architettura <strong>C4ISR</strong> (<em>Command, Control, Communications, Computers, Intelligence, Surveillance and Reconnaissance</em>). In questa logica, un aereo radar non rappresenta più una piattaforma isolata, ma un nodo di una rete distribuita che collega satelliti, basi terrestri, navi da guerra, missili e velivoli da combattimento. È qui che emerge una convergenza sempre più evidente tra il programma aeronautico e quello spaziale cinese. La stessa filosofia che guida la proliferazione degli aerei special mission <strong>viene infatti applicata alle nuove costellazioni satellitari: </strong>moltiplicare i nodi della rete per rendere più difficile la loro neutralizzazione e aumentare la resilienza complessiva del sistema.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La corsa allo spazio come sfida geopolitica</h2>



<p>Se il cielo rappresenta il livello operativo della competizione strategica, lo spazio ne costituisce ormai il livello superiore. <strong>Pechino considera il dominio spaziale uno strumento essenziale per garantire sicurezza nazionale,</strong> crescita economica e prestigio internazionale. La notifica presentata all&#8217;<em>International Telecommunication Union</em> per oltre <strong>200.000 nuovi satelliti</strong>, che si aggiungono a programmi già esistenti per decine di migliaia di unità, testimonia l&#8217;ambizione di conquistare una posizione dominante nelle future infrastrutture orbitali. Il controllo delle frequenze radio e delle orbite disponibili non è soltanto una questione tecnica. Significa influenzare l&#8217;accesso alle comunicazioni globali, alle reti internet satellitari e ai servizi di osservazione terrestre. In altre parole, significa esercitare potere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il quindicesimo Piano Quinquennale e la nuova economia spaziale</h2>



<p>Nel <strong>15° Piano Quinquennale (2026-2030)</strong> lo spazio è stato elevato a settore strategico prioritario. La leadership cinese non considera l&#8217;industria spaziale come un comparto separato dall&#8217;economia reale, ma come un acceleratore dello sviluppo industriale nazionale. Le applicazioni spaziali coinvolgono infatti telecomunicazioni, semiconduttori, materiali avanzati, batterie, intelligenza artificiale e sistemi di navigazione. Attraverso programmi come <strong>BeiDou</strong>, la Cina è già diventata un esportatore di servizi satellitari verso numerosi Paesi emergenti, mentre iniziative come <strong>Guowang</strong> e <strong>SpaceSail</strong> puntano a creare una risposta cinese alle grandi costellazioni occidentali. A ciò si aggiungono progetti ancora più ambiziosi, come il turismo spaziale, le centrali solari orbitali e i programmi di sfruttamento delle risorse extraterrestri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il legame tra sicurezza e finanza pubblica</h2>



<p>Dietro questa espansione si trova un massiccio impegno finanziario statale. La spesa pubblica cinese nel settore spaziale ha raggiunto livelli che superano ampiamente quelli europei e si collocano al secondo posto mondiale dopo gli Stati Uniti. Si tratta di investimenti che rispondono a una precisa logica geopolitica: costruire infrastrutture dual use, capaci cioè di sostenere contemporaneamente sviluppo economico e capacità militari. <a href="https://www.linkiesta.it/2026/06/la-strategia-orbitale-della-cina/">Le reti satellitari per internet, ad esempio, possono fornire servizi commerciali ma anche garantire comunicazioni resilienti alle forze armate. </a>Allo stesso modo, i sistemi di osservazione terrestre alimentano applicazioni agricole e industriali ma possono essere impiegati per il targeting militare e la sorveglianza strategica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida per l&#8217;Occidente</h2>



<p>La vera novità non è che la Cina stia costruendo più aerei radar o più satelliti rispetto al passato. La novità è che sta tentando di creare una <strong>rete integrata di superiorità informativa</strong>, capace di collegare spazio, mare, aria e dominio elettromagnetico. In uno scenario di crisi attorno a Taiwan o nel Pacifico occidentale, la differenza potrebbe non essere determinata dal numero di missili disponibili, ma dalla capacità di individuare un bersaglio, trasmettere l&#8217;informazione e coordinare la risposta più velocemente dell&#8217;avversario. Per Stati Uniti ed Europa la competizione si sta quindi spostando dal possesso delle singole piattaforme alla resilienza delle reti. La partita del XXI secolo non si giocherà soltanto nei cieli o nello spazio, ma nella capacità di mantenere operative le infrastrutture informative quando saranno sottoposte a pressione militare, cybernetica ed economica. È su questo terreno che la Cina sta cercando di costruire il proprio vantaggio strategico di lungo periodo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/technology/la-cina-alla-conquista-del-cielo-e-dello-spazio-con-i-nuovi-aerei-da-missione-speciale-e-200-mila-satelliti.html">La Cina alla conquista del cielo e dello spazio con i nuovi aerei da missione speciale e 200 mila satelliti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Un nuovo momento Sputnik: così la Cina sta surclassando gli Usa nelle neuroscienze</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/un-nuovo-momento-sputnik-cosi-la-cina-sta-surclassando-gli-usa-nelle-neuroscienze.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 04:50:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1266" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260620125945715_0d698a590f9216e227c00878b8f697f5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260620125945715_0d698a590f9216e227c00878b8f697f5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260620125945715_0d698a590f9216e227c00878b8f697f5-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260620125945715_0d698a590f9216e227c00878b8f697f5-1024x675.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260620125945715_0d698a590f9216e227c00878b8f697f5-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260620125945715_0d698a590f9216e227c00878b8f697f5-1536x1013.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260620125945715_0d698a590f9216e227c00878b8f697f5-600x396.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La sfida lanciata dalla Cina nel campo dell&#8217;intelligenza artificiale potrebbe non essere l&#8217;unico e ultimo “momento Sputnik” per gli Stati Uniti. All&#8217;orizzonte si sta infatti profilando un nuovo sorpasso, o quanto meno un deciso avvicinamento, di Pechino sul doppio fronte sanitario e scientifico. Lo ha detto in maniera chiara e cristallina Max Hodak, ex presidente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/un-nuovo-momento-sputnik-cosi-la-cina-sta-surclassando-gli-usa-nelle-neuroscienze.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/un-nuovo-momento-sputnik-cosi-la-cina-sta-surclassando-gli-usa-nelle-neuroscienze.html">Un nuovo momento Sputnik: così la Cina sta surclassando gli Usa nelle neuroscienze</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>La sfida lanciata dalla <strong>Cina </strong><a href="https://it.insideover.com/economia/alessandro-aresu-deepseek-la-sorpresa-cinese-che-fa-il-botto-sullia.html">nel campo dell&#8217;intelligenza artificiale</a> potrebbe non essere l&#8217;unico e ultimo “<strong>momento Sputnik</strong>” per gli <strong>Stati Uniti</strong>. All&#8217;orizzonte si sta infatti profilando un nuovo sorpasso, o quanto meno un deciso avvicinamento, di Pechino sul doppio fronte <strong>sanitario </strong>e <strong>scientifico</strong>. </p>



<p>Lo ha detto in maniera chiara e cristallina <strong>Max Hodak</strong>, ex presidente della società di <a href="https://it.insideover.com/schede/economia/chi-e-elon-musk.html">Elon Musk</a>, <strong>Neuralink</strong>, e adesso a capo dell&#8217;azienda di neurotecnologie Science Corp. Il discorso, a detta di Hodak, è molto semplice: gli Usa rischiano di cedere il loro primato nel suddetto settore al gigante asiatico, a meno che non accelerino lo sviluppo dei loro sistemi di ricerca e attuino importanti modifiche nella regolamentazione medica. </p>



<p>&#8220;Esiste una possibilità molto concreta che, senza una significativa riforma normativa, se sei un americano benestante, tra 10 anni l&#8217;unico posto in cui potrai ricevere cure oncologiche all&#8217;avanguardia sarà Shanghai&#8221;, ha dichiarato Hodak al sito <em>Semafor</em>, in occasione del summit Semafor Tech di San Francisco. Infine un allarme emblematico: &#8220;Dobbiamo tenere conto di questa eventualità. La Cina sta operando con grande competenza&#8221;. </p>



<p>Questo brillante dirigente ha di che preoccuparsi, visto che si occupa per lo più di <strong>interfacce cervello-computer (Bci)</strong>, e cioè di tecnologie che decodificano l&#8217;<strong>attività cerebrale</strong> per consentire a pazienti paralizzati di eseguire <strong>azioni fisiche</strong>, spesso usando chip impiantati nel cervello. La Cina ha infatti appena approvato la prima Bci in commercio anticipando gli Stati Uniti&#8230;</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Central China’s first Brain-Computer Interface (BCI) clinic opens at Tongji Hospital, Wuhan" width="422" height="750" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/EXZl2sXxvIA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Il boom della Cina sulle interfacce cervello-computer</h2>



<p>Per capire cosa sta accadendo in Cina è utile dare un&#8217;occhiata al gioiellino sviluppato da <strong>Neuracle Technology</strong>, una startup con sede a Shanghai, in collaborazione con i ricercatori dell&#8217;Università Tsinghua di Pechino. </p>



<p>Si chiama <strong>Neo </strong>ed è un dispositivo grande quanto una moneta. È un impianto cerebrale indicato per i pazienti di età compresa tra i 18 e i 60 anni che presentano paralisi a tutti gli arti a causa di lesioni del midollo spinale, ma che conservano ancora una certa funzionalità residua nelle braccia. </p>



<p>Neo ha ricevuto l&#8217;approvazione della National Medical Products Administration cinese, ossia l&#8217;ente responsabile della supervisione dei farmaci, e ha bruciato sul tempo diverse altre interfacce cervello-computer, compresa quella di Neuralink. A titolo esemplificativo la rivista <em>Mit Technological Review</em> ha raccontato la storia del signor Dong, un cinese di 39 anni con lesioni al midollo spinale causate da un incidente d&#8217;auto avvenuto sei fa e paralizzato dal collo in giù. </p>



<p>L&#8217;uomo ha scelto di aderire al programma promosso da Neuracle diventato una delle prime persone in Cina a ricevere una Bci invasiva tramite intervento chirurgico al cervello. Che cosa è successo? I medici hanno inserito i <strong>sensori </strong>di Neo sulla dura madre, lo strato esterno di tessuto che protegge e ricopre il cervello. I loro segnali vengono quindi trasmessi a un <strong>computer </strong>tramite un impianto posizionato sul cranio del paziente, il quale li traduce in segnali di comando per un <strong>guanto robotico </strong>morbido che Dong indossa durante le sessioni di allentamento giornaliere per imparare ad afferrare gli oggetti. In circa 11 mesi di riabilitazione l&#8217;uomo è stato in grado di scrivere il suo nome.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="China Approves World&#039;s First Invasive Brain-Computer Interface Medical Device" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/U7XcezfW-jI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_U7XcezfW-jI");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Un nuovo momento Sputnik per gli Usa?</h2>



<p>Lo scorso marzo, l&#8217;impianto utilizzato da Dong è diventato il primo prodotto Bci invasivo al mondo ad essere approvato per l&#8217;uso al di fuori delle sperimentazioni cliniche. Nel momento in cui scriviamo è disponibile per alcuni pazienti con paralisi agli arti dovuta a lesioni del midollo spinale. </p>



<p>Cosa significa questa notizia? Che le suddette Bci, in Cina, sono pronte per la <strong>produzione su larga scala </strong>e per <strong>l&#8217;uso clinico</strong>. Oltre la Muraglia, la crescita di questo settore è destinato ad accelerare visto che all&#8217;interno dell&#8217;ultimo <strong>piano quinquennale</strong> approvato dal Partito Comunista Cinese è definito come &#8220;strategico&#8221;, e che quindi riceverà sostegno politico e finanziario dal governo guidato da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-xi-jinping.html">Xi Jinping</a>. </p>



<p>Al netto di Neo, in Cina sono in fase di sviluppo altri Bci per l&#8217;approvazione a livello nazionale, a partire da <strong>Beinao-1</strong>, realizzato dall&#8217;Istituto cinese per la ricerca sul cervello di Pechino e dalla sua startup affiliata, NeuCyber NeuroTech, che dovrebbe essere pronto entro il 2028. Se per gli Stati Uniti questa tendenza non è un campanello d&#8217;allarme, poco ci manca.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Elon Musk&#039;s Neuralink implants brain chip in first human" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/tN1lVwTHCMw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_tN1lVwTHCMw");</script>
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		<title>SAMP/T NG sfida il Patriot: così l’Europa prova a costruirsi uno scudo strategico</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/samp-t-ng-sfida-il-patriot-cosi-leuropa-prova-a-costruirsi-uno-scudo-strategico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 04:40:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Technology]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1308" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_202510182036270_dca115d68bada87ba0667ac6c6420e5c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Patriot Ucraina Russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_202510182036270_dca115d68bada87ba0667ac6c6420e5c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_202510182036270_dca115d68bada87ba0667ac6c6420e5c-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_202510182036270_dca115d68bada87ba0667ac6c6420e5c-1024x698.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_202510182036270_dca115d68bada87ba0667ac6c6420e5c-768x523.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_202510182036270_dca115d68bada87ba0667ac6c6420e5c-1536x1046.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_202510182036270_dca115d68bada87ba0667ac6c6420e5c-600x409.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cresce l'interesse internazionale per il SAMP/T NG, il sistema di difesa aerea franco-italiano del consorzio Eurosam. </p>
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<p>La competizione per il controllo dello spazio aereo e missilistico è entrata in una fase completamente nuova. Non si tratta più soltanto di possedere il miglior radar o il missile più avanzato, ma di garantire tempi di consegna certi, continuità logistica e autonomia industriale in un contesto internazionale caratterizzato da conflitti ad alta intensità e crescente instabilità strategica. <a href="https://www.startmag.it/spazio-e-difesa/ecco-come-leuropeo-samp-t-ng-sta-sfidando-lamericano-patriot/">In questo scenario si inserisce il crescente interesse internazionale per il <strong>SAMP/T NG</strong>, il sistema di difesa aerea sviluppato dalla cooperazione franco-italiana attraverso il consorzio <strong>Eurosam</strong></a>. Le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane indicano che diversi Paesi europei e mediorientali stanno valutando il sistema come possibile alternativa o complemento al più diffuso <strong>Patriot</strong> statunitense. La questione, tuttavia, va ben oltre il semplice confronto tecnologico tra due piattaforme militari.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il fattore decisivo: la disponibilità delle capacità</strong></h2>



<p>Per oltre trent’anni il Patriot ha rappresentato il riferimento occidentale nella difesa aerea e antimissile. La sua diffusione all’interno della NATO, l’esperienza operativa accumulata e la capacità degli Stati Uniti di fornire supporto integrato hanno consolidato una posizione dominante sul mercato. Negli ultimi anni, però, <strong>la pressione esercitata dalla guerra in Ucraina, dalle tensioni in Medio Oriente e dalla necessità di ricostituire le scorte strategiche americane ha modificato profondamente il quadro. </strong>Oggi molti governi si confrontano con una realtà nuova: avere le risorse finanziarie per acquistare un sistema non significa necessariamente poterlo ricevere in tempi compatibili con le esigenze operative. Il tema della <strong>tempistica delle consegne</strong> è diventato quindi un elemento di sicurezza nazionale. Una batteria antimissile disponibile tra cinque o sei anni potrebbe non rispondere alle esigenze di Paesi che percepiscono minacce immediate ai propri confini o alle proprie infrastrutture critiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La scommessa europea dello scudo multilivello</strong></h2>



<p>In questo contesto il SAMP/T NG rappresenta molto più di un programma industriale. È il tentativo dell’Europa di costruire una capacità sovrana nel settore più strategico della difesa contemporanea. Il sistema utilizza il missile <strong>Aster 30 B1NT</strong>, integra radar di nuova generazione a scansione elettronica attiva e può operare contro bersagli aerodinamici, missili da crociera e minacce balistiche tattiche. <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/in-europa-corrono-difesa-e-spazio-avio-spinta-anche-ordine-francia-35-milioni-AIv2fllD">Per l’Italia il cuore sensoriale del sistema è costituito dal radar <strong>Kronos Grand Mobile High Power</strong> sviluppato da <strong>Leonardo</strong>, mentre la Francia utilizza il <strong>Ground Fire 300</strong> di <strong>Thales</strong></a>. Una differenziazione che riflette l’equilibrio industriale del programma e che permette a entrambi i Paesi di mantenere quote significative di sovranità tecnologica. La consegna dei primi sistemi operativi alle Forze Armate italiane all’inizio del 2026 ha segnato l’ingresso del programma nella fase di piena maturità operativa.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ungheria, Kuwait e il nuovo mercato della difesa aerea</strong></h2>



<p>Le attenzioni del settore sono oggi concentrate sui negoziati che coinvolgerebbero <strong>Ungheria</strong> e <strong>Kuwait</strong>. Le motivazioni dei due Paesi sono profondamente differenti. Budapest potrebbe utilizzare il SAMP/T NG per rafforzare una struttura difensiva già basata su sistemi di medio raggio, acquisendo capacità avanzate di difesa d’area e intercettazione balistica. Una scelta che avrebbe anche una valenza politica, consolidando il rapporto con l’industria europea della difesa. Per il Kuwait, invece, il tema principale sarebbe la diversificazione. Lo Stato del Golfo dispone già di sistemi americani e mantiene uno stretto rapporto strategico con Washington. L’introduzione di una piattaforma europea consentirebbe però di ridurre il rischio derivante dalla dipendenza da un’unica catena di approvvigionamento. In entrambi i casi non si tratterebbe necessariamente di sostituire il Patriot, ma di costruire una difesa multilivello più resiliente.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il caso svizzero e il problema dell’allocazione strategica</strong></h2>



<p><strong>Tra i dossier più significativi emerge quello della Svizzera. </strong>Berna aveva scelto il Patriot per il rafforzamento della propria difesa aerea, ma i ritardi accumulati nelle consegne hanno alimentato una riflessione più ampia sulla vulnerabilità dei programmi dipendenti da priorità decisionali esterne. Il problema non riguarda esclusivamente la Confederazione. Sempre più governi stanno comprendendo che il rischio strategico non coincide soltanto con l’assenza di capacità militari, ma anche con l’incertezza relativa alla loro disponibilità. Da questo punto di vista il SAMP/T NG viene percepito come uno strumento di <strong>diversificazione strategica</strong>, capace di ridurre la dipendenza da una singola filiera industriale e politica.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Europa tra autonomia e capacità industriale</strong></h2>



<p>La vera sfida per il programma europeo non riguarda però la domanda di mercato. L’interesse internazionale appare in crescita, sostenuto sia dal riarmo europeo sia dall’aumento delle minacce missilistiche. <strong>Il nodo centrale è piuttosto la capacità produttiva. </strong>Ogni sistema richiede radar, missili, lanciatori, software, mezzi logistici, addestramento e supporto tecnico. Inoltre Francia e Italia devono contemporaneamente soddisfare i propri fabbisogni nazionali. La credibilità del progetto europeo dipenderà quindi dalla capacità di aumentare la produzione senza replicare i colli di bottiglia che oggi penalizzano altri programmi occidentali. Un’espansione troppo rapida degli ordini senza adeguati investimenti industriali rischierebbe infatti di trasformare il vantaggio competitivo attuale in una futura debolezza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Brasile: il laboratorio dell’export europeo</strong></h2>



<p>Un segnale importante arriva anche dall’America Latina. Il Brasile ha già individuato nella soluzione basata sul missile <strong>CAMM-ER</strong> e sul radar <strong>Kronos Land</strong> una delle opzioni più interessanti per rafforzare la propria difesa aerea. Pur restando aperte questioni fondamentali come il finanziamento definitivo, la localizzazione industriale e il trasferimento tecnologico, la scelta brasiliana dimostra che le tecnologie europee stanno acquisendo visibilità ben oltre il continente. Per Roma, Parigi e Londra il mercato brasiliano potrebbe rappresentare una vetrina strategica capace di aprire ulteriori opportunità in America Latina e nei Paesi emergenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La vera partita si gioca sulla credibilità</strong></h2>



<p>L’errore più frequente consiste nel presentare il confronto tra Patriot e SAMP/T NG come una semplice competizione tecnologica. <strong>La partita reale è molto più complessa. </strong>Gli Stati Uniti mantengono un vantaggio significativo in termini di esperienza operativa, diffusione internazionale e integrazione alleata. L’Europa, però, sta cercando di trasformare la propria autonomia industriale in un fattore competitivo. Se il SAMP/T NG riuscirà a garantire tempi di consegna affidabili, supporto logistico efficiente e continuità produttiva, potrà affermarsi come il principale polo alternativo occidentale nella difesa aerea a lungo raggio. In caso contrario, l’attuale interesse internazionale rischierà di restare una finestra geopolitica temporanea. La sfida dei prossimi anni non sarà dunque dimostrare quale sistema sia tecnicamente superiore. Sarà dimostrare chi è in grado di consegnare capacità operative reali nel momento in cui il mondo ne ha più bisogno.</p>
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		<title>Dalla FREMM alla Mogami: la battaglia navale del XXI secolo si combatte tra sensori, dati e industria</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/dalla-fremm-alla-mogami-la-battaglia-navale-del-xxi-secolo-si-combatte-tra-sensori-dati-e-industria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 05:01:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Technology]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250922095908562_0f1537bc82b59af377ce8197f28b5510.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250922095908562_0f1537bc82b59af377ce8197f28b5510.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250922095908562_0f1537bc82b59af377ce8197f28b5510-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250922095908562_0f1537bc82b59af377ce8197f28b5510-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250922095908562_0f1537bc82b59af377ce8197f28b5510-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250922095908562_0f1537bc82b59af377ce8197f28b5510-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250922095908562_0f1537bc82b59af377ce8197f28b5510-600x450.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Le nuove piattaforme sono nodi operativi il cui valore sta nella capacità di raccogliere dati, elaborarli e trasformarli in effetti militari. </p>
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<p>Per decenni la fregata è stata considerata il &#8220;cavallo da tiro&#8221; delle marine militari: meno prestigiosa di una portaerei, meno potente di un cacciatorpediniere, ma indispensabile per garantire presenza, scorta e controllo marittimo. Oggi questa definizione è superata. Le nuove piattaforme come <strong>Type 26</strong>, <strong>F110</strong>, <strong>FREMM</strong>, <strong>Mogami</strong> e <strong>Constellation</strong> rappresentano qualcosa di diverso: nodi operativi inseriti in ecosistemi digitali dove il valore non dipende soltanto da missili, radar o tonnellaggio, ma dalla capacità di raccogliere dati, elaborarli e trasformarli rapidamente in effetti militari. La guerra navale contemporanea si sviluppa infatti in ambienti saturi di minacce: droni navali, missili ipersonici, sommergibili sempre più silenziosi, cyberattacchi e guerra elettronica stanno ridefinendo il concetto stesso di superiorità marittima.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cinque fregate, cinque visioni strategiche</h2>



<p>Dietro ogni programma navale si nasconde una diversa lettura della minaccia. La britannica <strong>Type 26</strong> nasce per il Nord Atlantico e riflette l&#8217;ossessione strategica di Londra per la guerra anti-sommergibile. La priorità non è colpire per primi, ma individuare prima degli altri. Silenziosità acustica, autonomia oceanica e capacità ASW costituiscono il cuore della piattaforma. La spagnola <strong>F110</strong> segue invece una logica differente. <a href="https://www.lafionda.org/2026/05/14/i-mari-stretti-dove-si-decide-il-potere-del-mondo/">Madrid ha investito massicciamente nella digitalizzazione della nave, trasformandola in una <strong>smart ship</strong> progettata per integrare grandi quantità di dati e ridurre costi operativi attraverso manutenzione predittiva e sistemi virtualizzati.</a> </p>



<p>La <strong>FREMM</strong>, sviluppata da Italia e Francia, rappresenta probabilmente il modello più equilibrato. Meno rivoluzionaria sul piano concettuale, ma estremamente solida sotto il profilo industriale, operativo ed esportativo. Non a caso è diventata uno dei maggiori successi navali europei degli ultimi vent&#8217;anni. La giapponese <strong>Mogami</strong> interpreta invece una sfida diversa: la scarsità di personale. In una regione dominata dalla crescente pressione cinese, Tokyo ha scelto di spingere sull&#8217;<strong>automazione</strong>, riducendo drasticamente gli equipaggi senza rinunciare alla capacità operativa. Infine la statunitense <strong>Constellation</strong> rappresenta il caso più controverso. Nata per accelerare la produzione di una fregata moderna partendo da una base progettuale già esistente, è progressivamente diventata un esempio delle difficoltà dell&#8217;industria navale americana nel conciliare innovazione, requisiti nazionali e tempi di consegna.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vera arma è la sensor fusion</h2>



<p>Osservando le specifiche tecniche si rischia di perdere il punto essenziale. La differenza tra una nave da 6.000 o 7.000 tonnellate è oggi meno importante della capacità di operare all&#8217;interno di una <strong>kill chain distribuita</strong>. Le lezioni emerse dalla guerra in Ucraina e dagli attacchi nel Mar Rosso sono chiare: nessuna unità navale può più contare esclusivamente sui propri sensori. <strong>Le piattaforme devono ricevere dati da satelliti, droni, velivoli AEW, asset spaziali, sommergibili e reti alleate.</strong> La fregata moderna non è più un sistema autonomo ma un nodo di una rete più ampia. In questo contesto assumono un&#8217;importanza crescente la <strong>guerra elettronica</strong>, la capacità di contrastare il jamming, la protezione cyber e l&#8217;integrazione con sistemi unmanned. Una nave incapace di comunicare efficacemente con il resto della forza rischia di trasformarsi in un bersaglio altamente costoso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La rivoluzione silenziosa dell&#8217;automazione</h2>



<p>Uno degli aspetti meno discussi riguarda il fattore umano. Le marine occidentali affrontano una crescente difficoltà nel reclutamento e nel mantenimento di personale qualificato. Di conseguenza l&#8217;automazione non è soltanto una scelta tecnologica, ma una necessità strategica. La Mogami rappresenta il caso più avanzato di questa trasformazione. Equipaggi ridotti, sistemi altamente automatizzati e manutenzione digitalizzata consentono di diminuire il fabbisogno di personale. Tuttavia esiste un compromesso. Una nave con pochi marinai può risultare efficiente in tempo di pace, ma durante un conflitto ad alta intensità potrebbe avere minori capacità di gestione dei danni e di ripristino operativo dopo un attacco. La sfida del prossimo decennio sarà quindi trovare un equilibrio tra efficienza automatizzata e resilienza umana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nodo decisivo: l&#8217;industria</h2>



<p><strong>La competizione tra fregate è in realtà una competizione tra sistemi industriali. </strong>La domanda strategica non è quale nave sia la più potente sulla carta, ma quale possa essere costruita rapidamente, aggiornata nel tempo e sostenuta durante una guerra prolungata. Sotto questo profilo la vicenda della Constellation assume un valore emblematico. Le difficoltà emerse nel programma mostrano come perfino la prima potenza militare mondiale possa incontrare ostacoli quando requisiti crescenti, complessità progettuale e tensioni industriali si combinano. Il vero vantaggio competitivo non risiede soltanto nella qualità dello scafo, ma nella capacità di una nazione di mantenere attiva una filiera produttiva resiliente, in grado di generare nuove unità, software aggiornati, munizionamento e pezzi di ricambio durante una crisi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La fregata che vincerà sarà quella che resterà disponibile</h2>



<p>La lezione più importante è forse la più controintuitiva. La migliore fregata del XXI secolo non sarà necessariamente quella con più missili o con il radar più potente. Sarà quella capace di sopravvivere a un conflitto prolungato, restare integrata nella rete informativa alleata e continuare a generare effetti operativi anche dopo mesi di guerra. Type 26, FREMM, F110, Mogami e Constellation rappresentano cinque risposte differenti alla stessa domanda strategica: come trasformare dati, industria, personale e tecnologia in potenza navale reale. Nel nuovo confronto marittimo globale, la superiorità non sarà determinata soltanto dall&#8217;acciaio. Sarà determinata dalla capacità di connettere <strong>sensori, software, guerra elettronica, droni e sostenibilità industriale</strong> in un unico sistema coerente. Chi riuscirà a farlo per primo avrà costruito non soltanto una fregata migliore, ma una marina più adatta alle guerre del futuro.</p>
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		<title>Il bando di Trump sull&#8217;accesso straniero ad Anthropic: l&#8217;IA da tecnologia commerciale a strumento politico</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-bando-di-trump-sullaccesso-straniero-ad-anthropic-lia-da-tecnologia-commerciale-a-strumento-politico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 15:58:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Anthropic]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="376" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-2185337747-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-2185337747-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-2185337747-612x612-1-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-2185337747-612x612-1-600x369.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Washington vuole che l’AI americana conquisti il mondo, ma solo se  l’innovazione resta sotto il controllo della sicurezza nazionale.</p>
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<p>Per comprendere la portata del caso <strong>Anthropic </strong>bisogna andare oltre la vicenda tecnica che ha coinvolto <strong>Claude Fable 5</strong> e <strong>Claude Mythos 5</strong>. Non siamo di fronte a un semplice episodio di regolazione tecnologica o a un contenzioso tra un’azienda privata e il governo federale. Siamo probabilmente davanti a uno dei primi segnali concreti di una trasformazione più profonda: <strong>il passaggio dell’intelligenza artificiale da tecnologia commerciale a tecnologia geopolitica.</strong></p>



<p>Negli ultimi trent’anni la globalizzazione digitale si è basata su un principio relativamente semplice. Gli Stati Uniti innovavano, il resto del mondo adottava. Era accaduto con Internet, con i sistemi operativi, con i motori di ricerca, con i social network, con il <em>cloud computing </em>e con buona parte dell’economia digitale contemporanea. La forza americana non derivava soltanto dalla superiorità tecnologica, ma anche <strong>dalla capacità di rendere quella tecnologia globale. </strong>Più il mondo utilizzava prodotti statunitensi, più aumentava il peso economico e politico di Washington.</p>



<p><strong>L’intelligenza artificiale sembrava destinata a seguire lo stesso percorso. </strong>OpenAI, Anthropic, Google, Meta e Microsoft si stavano preparando a esportare modelli sempre più avanzati verso aziende, governi, università e cittadini di tutto il pianeta. L’AI americana avrebbe dovuto diventare la nuova infrastruttura cognitiva globale, una sorta di sistema operativo dell’economia del XXI secolo. La decisione che ha coinvolto Anthropic suggerisce invece che <strong>questa strategia potrebbe essere incompatibile con le nuove priorità della sicurezza nazionale americana.</strong></p>



<p>Perché il problema, dal punto di vista di Washington, è che l’intelligenza artificiale più avanzata non viene più percepita come un software. Viene percepita come una forma di potere. Quando ChatGPT venne lanciato nel 2022, il dibattito riguardava soprattutto gli effetti sul lavoro, sull’istruzione e sulla produttività. Nel 2026 il quadro è radicalmente diverso. Oggi i modelli più avanzati vengono valutati anche in base alle loro capacità di contribuire alla ricerca farmaceutica, alla progettazione industriale, all’ingegneria dei materiali, all’analisi militare, alla cybersicurezza e perfino alla ricerca biologica.</p>



<p>La stessa Anthropic, presentando Claude Mythos 5, ha sostenuto che il modello fosse in grado di contribuire alla generazione di ipotesi scientifiche innovative e di accelerare alcuni processi di ricerca avanzata. Se un sistema possiede realmente capacità di questo livello, allora il ragionamento che emerge negli ambienti della sicurezza nazionale diventa quasi inevitabile: <strong>perché concedere liberamente a qualsiasi cittadino straniero uno strumento che potrebbe contribuire ad aumentare il potenziale scientifico, economico e tecnologico di un altro Paese?</strong></p>



<p>Questa è la stessa logica che negli ultimi anni ha guidato le restrizioni americane sui semiconduttori avanzati destinati alla Cina. Per molto tempo Washington aveva considerato i chip una normale merce di esportazione. Quando però è diventato evidente che i semiconduttori rappresentavano il cuore della competizione tecnologica globale, la loro circolazione ha iniziato a essere sottoposta a controlli sempre più rigidi. <strong>L’AI sembra avviarsi lungo una traiettoria analoga.</strong> La differenza è che nel caso dei chip esiste un oggetto fisico da controllare. Nel caso dell’intelligenza artificiale, invece, ciò che viene esportato è molto più difficile da definire. Non si tratta di una macchina, né di un software installato localmente. Si tratta di una capacità accessibile attraverso il cloud. Ed è proprio questa caratteristica a rendere il caso Anthropic particolarmente significativo.</p>



<p>L’aspetto più interessante della vicenda è che mette in crisi l’intero modello economico dell’industria dell’intelligenza artificiale. Per anni le grandi aziende della Silicon Valley hanno costruito il proprio valore sulla possibilità di servire clienti globali. L’intera logica del <em>cloud computing</em> si basa sul fatto che un sistema possa essere utilizzato contemporaneamente da utenti distribuiti in qualsiasi parte del pianeta. La forza di OpenAI, Microsoft, Google o Anthropic deriva proprio dalla loro dimensione internazionale. Se però il governo americano inizia a considerare i modelli più avanzati alla stregua di una tecnologia strategica, la situazione cambia radicalmente. A quel punto emerge una domanda fondamentale: chi deve avere accesso a queste capacità? La risposta tradizionale del mercato sarebbe semplice: chiunque sia disposto a pagare. <strong>La risposta della sicurezza nazionale è molto diversa: soltanto chi non rappresenta un rischio</strong>.</p>



<p>Il problema è che tra queste due logiche esiste una tensione quasi insanabile. Più un modello diventa potente, più aumenta la pressione politica per limitarne la diffusione. Più se ne limita la diffusione, più si riduce il mercato potenziale. Più si riduce il mercato, più diventa difficile sostenere economicamente investimenti che ormai richiedono decine di miliardi di dollari. In altre parole, <strong>il successo stesso dell’intelligenza artificiale rischia di trasformarsi in un problema per le aziende che la sviluppano.</strong></p>



<p>Il cuore della vicenda non è tanto il divieto in sé, quanto il meccanismo giuridico che lo rende possibile. Secondo quanto comunicato da Anthropic, l&#8217;azienda ha ricevuto una <strong>direttiva basata sulle normative statunitensi di controllo delle esportazioni</strong>, un insieme di regole normalmente utilizzate per tecnologie considerate sensibili per la sicurezza nazionale, come componenti militari, semiconduttori avanzati, software crittografici o tecnologie dual use.</p>



<p>Nel caso di Claude Fable 5 e Claude Mythos 5, l&#8217;amministrazione statunitense avrebbe applicato il principio del cosiddetto <em><strong>deemed export</strong></em>, secondo cui non è necessario spedire fisicamente una tecnologia fuori dagli Stati Uniti affinché si configuri un&#8217;esportazione. Anche consentire l&#8217;accesso a una tecnologia avanzata da parte di un cittadino straniero può essere considerato, dal punto di vista legale, una forma di esportazione. Questo significa che il divieto non riguarda soltanto utenti che si trovano all&#8217;estero. <a href="https://www.anthropic.com/news/fable-mythos-access">Secondo la direttiva descritta da Anthropic</a>, anche un cittadino britannico, francese, italiano o canadese che vive e lavora negli Stati Uniti potrebbe essere escluso dall&#8217;utilizzo dei modelli interessati. <strong>La restrizione, infatti, sarebbe basata sulla nazionalità dell&#8217;utente e non sulla sua posizione geografica</strong>. Per questo motivo la misura avrebbe coinvolto persino dipendenti stranieri della stessa Anthropic.</p>



<p>Dal punto di vista pratico il ban non implica la rimozione dei modelli dai server o la loro distruzione. I modelli restano operativi all&#8217;interno dell&#8217;infrastruttura cloud dell&#8217;azienda, ma l&#8217;accesso viene limitato attraverso controlli sugli account autorizzati. In teoria <strong>Anthropic avrebbe dovuto verificare la cittadinanza di ogni utilizzatore e consentire l&#8217;accesso soltanto ai soggetti autorizzati. </strong>Tuttavia, la complessità operativa e i rischi legali derivanti da eventuali errori hanno spinto l&#8217;azienda a scegliere una soluzione più drastica: sospendere completamente l&#8217;accesso a Fable 5 e Mythos 5 per tutti gli utenti, in attesa di chiarimenti normativi.</p>



<p>Molti osservatori hanno letto il caso Anthropic come un episodio della competizione tra Stati Uniti e Cina. In realtà il dato più interessante riguarda gli alleati americani. <strong>La direttiva non sembra distinguere tra Paesi ostili e Paesi amici.</strong> La distinzione fondamentale è tra <strong>cittadini americani e cittadini non americani. </strong>Questo significa che un ricercatore britannico, francese, tedesco o italiano potrebbe trovarsi nella stessa categoria normativa di un cittadino proveniente da uno Stato rivale.</p>



<p><strong>Dal punto di vista geopolitico si tratta di una novità enorme</strong>. Per decenni gli alleati occidentali hanno dato per scontato che la cooperazione tecnologica fosse una naturale estensione dell’alleanza politica e militare. La vicenda Anthropic suggerisce invece che gli Stati Uniti stanno iniziando a separare sempre più nettamente la dimensione dell’alleanza da quella della superiorità tecnologica. In altre parole, Washington è disposta a condividere la sicurezza, ma non necessariamente i vantaggi competitivi derivanti dalle tecnologie più avanzate.</p>



<p><strong>Questo cambiamento potrebbe avere conseguenze particolarmente rilevanti per l’Europa</strong>. Gran parte dell’ecosistema europeo dell’intelligenza artificiale dipende infatti da infrastrutture, modelli e investimenti provenienti dagli Stati Uniti. Se l’accesso a queste tecnologie dovesse diventare subordinato a valutazioni politiche o strategiche, la vulnerabilità europea emergerebbe in tutta la sua evidenza. È una dinamica che ricorda quanto accaduto nel settore energetico dopo l’invasione russa dell’Ucraina: la dipendenza viene percepita come un problema soltanto quando emerge il rischio concreto di interruzione. C’è poi un elemento più strettamente politico. Per decenni la leadership americana si è basata su una combinazione di potenza e apertura. Gli Stati Uniti dominavano i mercati globali perché offrivano tecnologie che chiunque poteva utilizzare. L’approccio che emerge dal caso Anthropic sembra invece riflettere una visione diversa, molto più vicina alla <strong>logica del trumpismo</strong>.</p>



<p>Non conta più soltanto chi produce una tecnologia. <strong>Conta chi la controlla. </strong>Conta chi può utilizzarla. Conta chi può esserne escluso. La tecnologia non viene più vista come uno strumento di integrazione globale ma come una leva di potere nazionale. Da questo punto di vista il ban su Anthropic appare coerente con altre scelte compiute dall’amministrazione Trump: dai dazi commerciali alle restrizioni tecnologiche contro la Cina, fino alla crescente enfasi sulla rilocalizzazione industriale. L’obiettivo non è costruire un mercato globale aperto. L’obiettivo è preservare il vantaggio competitivo americano.</p>



<p>Paradossalmente, proprio questa strategia potrebbe produrre un effetto inatteso. Ogni volta che Washington limita l’accesso alle proprie tecnologie, crea un incentivo affinché altri Paesi sviluppino alternative autonome. È esattamente ciò che è avvenuto nel settore dei semiconduttori, dove le restrizioni americane hanno accelerato gli investimenti cinesi. Lo stesso potrebbe accadere nell’intelligenza artificiale. Se governi, università e aziende europee inizieranno a percepire i modelli statunitensi come strumenti soggetti a possibili restrizioni politiche, aumenterà inevitabilmente la pressione per costruire ecosistemi alternativi. La Cina lo ha già capito. Pechino sta investendo massicciamente nello sviluppo di modelli nazionali non soltanto per ragioni economiche, ma anche per evitare future vulnerabilità strategiche.</p>



<p>Il rischio per Washington è evidente: nel tentativo di proteggere il proprio vantaggio tecnologico potrebbe accelerare la <strong>frammentazione dell’ecosistema globale dell’AI</strong>. Potrebbe cioè ottenere l’effetto opposto rispetto a quello perseguito negli ultimi vent’anni dalla Silicon Valley, che aveva prosperato proprio grazie alla diffusione universale delle proprie tecnologie.</p>



<p>Il caso Anthropic potrebbe quindi essere ricordato come qualcosa di più di una disputa normativa. Potrebbe rappresentare uno dei primi momenti in cui il mondo ha iniziato a capire che l’intelligenza artificiale non sarà una tecnologia globale nel senso in cui lo sono stati Internet o gli smartphone. Potrebbe invece evolvere in un sistema diviso in blocchi geopolitici, con modelli, infrastrutture e regole differenti.</p>



<p>Un ecosistema americano, uno cinese, forse uno europeo e probabilmente altri ancora. Se questo scenario dovesse concretizzarsi, la promessa originaria dell’AI come tecnologia universale lascerebbe il posto a una realtà molto diversa: quella di un mondo in cui il potere non si misura soltanto in missili, flotte o risorse energetiche, ma nella capacità di decidere chi può accedere agli algoritmi più avanzati e chi invece ne resta escluso.</p>



<p>La vera domanda aperta dal caso Anthropic non è dunque se due modelli specifici debbano essere sottoposti a controlli sulle esportazioni. La questione è molto più ampia. Gli Stati Uniti possono davvero mantenere la leadership mondiale nell’intelligenza artificiale trasformando l’accesso ai propri modelli più avanzati in un privilegio riservato? Oppure, nel tentativo di proteggere il proprio vantaggio, finiranno per spingere alleati e rivali a costruire un mondo tecnologicamente più frammentato, meno dipendente dall’America e forse, nel lungo periodo, meno controllabile da Washington? È attorno a questa contraddizione che si giocherà una parte decisiva della geopolitica dell’intelligenza artificiale nei prossimi anni.</p>



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		<title>Lombardia-Liguria-Piemonte: la spinta del Nord-Ovest per la microelettronica</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/lombardia-liguria-piemonte-la-spinta-del-nord-ovest-per-la-microelettronica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 06:33:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1302" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260310110701519_d53acac4a18eefa2c575a042d2b96e27.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260310110701519_d53acac4a18eefa2c575a042d2b96e27.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260310110701519_d53acac4a18eefa2c575a042d2b96e27-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260310110701519_d53acac4a18eefa2c575a042d2b96e27-1024x694.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260310110701519_d53acac4a18eefa2c575a042d2b96e27-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260310110701519_d53acac4a18eefa2c575a042d2b96e27-1536x1042.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260310110701519_d53acac4a18eefa2c575a042d2b96e27-600x407.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La &#8220;Chip Valley&#8221; italiana è il Nord-Ovest. La decisiva industria della microelettronica, cruciale come filiera strategica per lo sviluppo europeo, ha visto un coordinamento crescente ad opera delle politiche economiche nazionali e territoriali. A tal proposito, la Cabina Economica del Nord-Ovest formata dalle tre regioni dell&#8217;area, Lombardia, Liguria e Piemonte, si è riunita a Pavia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/lombardia-liguria-piemonte-la-spinta-del-nord-ovest-per-la-microelettronica.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/lombardia-liguria-piemonte-la-spinta-del-nord-ovest-per-la-microelettronica.html">Lombardia-Liguria-Piemonte: la spinta del Nord-Ovest per la microelettronica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1302" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260310110701519_d53acac4a18eefa2c575a042d2b96e27.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260310110701519_d53acac4a18eefa2c575a042d2b96e27.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260310110701519_d53acac4a18eefa2c575a042d2b96e27-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260310110701519_d53acac4a18eefa2c575a042d2b96e27-1024x694.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260310110701519_d53acac4a18eefa2c575a042d2b96e27-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260310110701519_d53acac4a18eefa2c575a042d2b96e27-1536x1042.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260310110701519_d53acac4a18eefa2c575a042d2b96e27-600x407.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La &#8220;Chip Valley&#8221; italiana è il Nord-Ovest. <strong>La decisiva industria della microelettronica,</strong> cruciale come filiera strategica per lo sviluppo europeo, ha visto un coordinamento crescente ad opera delle politiche economiche nazionali e territoriali. A tal proposito, la Cabina Economica del Nord-Ovest formata dalle tre regioni dell&#8217;area, Lombardia, Liguria e Piemonte, si è riunita a Pavia nella giornata di venerdì 12 giugno col fine di rafforzare il coordinamento strategico per approfondire le politiche industriali per far correre la microelettronica. <strong>Dai chip di base ai prodotti complessi per l&#8217;inferenza IA e il supercalcolo,</strong> dalla ricerca di base a quella applicata all&#8217;industria il Nord-Ovest presenta alcune delle migliori realtà tecnologiche e produttive che operano in questo settore.</p>



<p>Dalla sede italiana di <strong>StMicroelectronics, ad Agrate Brianza</strong>, ai futuri impianti di <strong>Silicon Box a Novara, da Technoprobe,</strong> campione globale delle probe cards, fino alle istituzioni di ricerca sparse per il territorio delle tre regioni la microelettronica è di casa tra Lombardia, Liguria e Piemonte. A Torino e Milano i due Politecnici, a Genova l&#8217;Istituto Italiano di Tecnologia sono protagonisti della corsa all&#8217;innovazione. E così come tante volte nella sua storia <strong>Pavia ha rappresentato un cruciale snodo tra Pianura Padana e Appennini, Nord Italia e territori dell&#8217;Ovest del Paese,</strong> anche sul fronte della microelettronica l&#8217;antica capitale d&#8217;Italia è il <strong>baricentro scelto</strong> in quanto sede dell&#8217;importante Fondazione Chips-IT. Lombardia, Liguria e Piemonte hanno dunque scelto Pavia per consoldiare il dialogo nel quadro della proposta da parte del Nord-Ovest di istituire il riconoscimento di European Semiconductor Region of Excellence per i poli trainanti.</p>



<p>L’evento dell’Università degli Studi di Pavia “Il futuro della Microelettronica”, alla presenza del rettore e vicepresidente del Cnr Francesco Svelto e di figure di peso come Alberto Sangiovanni Vincentelli, Presidente della Fondazione Chips.IT e Piero Malcovati, Coordinatore della Scuola di Dottorato Nazionale Industriale in Micro e Nano-Elettronica dell&#8217;Università di Pavia, ha rappresentato un&#8217;occasione di confronto per rimettere <strong>i dialoghi tra territori al centro della programmazione industriale</strong> e pensare le regioni trainanti come hub europei. </p>



<p>Settori come la microelettronica hanno valore per i Paesi se affrontati su scala europea. E in tal senso, le autorità e i territori che conoscono i settori produttivi in maniera approfondita hanno spesso un polso migliore delle prospettive di sviluppo dei dossier industriali rispetto alle autorità statali. In tal senso, vedere geolocalizzata una densità tanto alta di competenze e capacità nel sistema Nord-Ovest offre opportunità a Lombardia, Liguria e Piemonte per mettere a servizio della <strong>corsa europea al rafforzamento della produzione di chip, della generazione di filiere integrate e della capacità di fare scala</strong> i migliori ritrovati dell&#8217;industria e dell&#8217;innovazione. </p>



<p>Questo è anche un <strong>perno della visione economica della Regione ospitante, la Lombardia</strong>, che soprattutto per mezzo dell&#8217;Assessorato allo Sviluppo Economico di <strong>Guido Guidesi</strong> ha spinto per porre le politiche industriali e la connettività europea al centro del discorso. Dall&#8217;istituzione di una cabina di regia unificata per gli investimenti all&#8217;accordo con territori europei quali la Catalogna, passando per l&#8217;attenzione a dossier critici a livello continentale, la &#8220;diplomazia economica&#8221; di Palazzo Regione è intensa e strutturata. Dalla microelettronica, &#8220;industria delle industrie&#8221; dell&#8217;era globale, passa poi una fetta notevole dello sviluppo di domani. Il Nord-Ovest non intende restare indietro e fa squadra per muoversi e diffondere consapevolezza sull&#8217;importanza del dossier.</p>
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		<title>Palantir e giganti del cloud, Londra inizia a temere la dipendenza dai colossi Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/palantir-e-giganti-del-cloud-londra-inizia-a-temere-la-dipendenza-dai-colossi-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 05:19:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Palantir]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1346" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Uk-Starmer-nella-bufera-assedio-al-primo-ministro.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Uk-Starmer-nella-bufera-assedio-al-primo-ministro.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Uk-Starmer-nella-bufera-assedio-al-primo-ministro-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Uk-Starmer-nella-bufera-assedio-al-primo-ministro-1024x718.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Uk-Starmer-nella-bufera-assedio-al-primo-ministro-768x538.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Uk-Starmer-nella-bufera-assedio-al-primo-ministro-1536x1077.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Uk-Starmer-nella-bufera-assedio-al-primo-ministro-600x421.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Parlamento britannico inizia a fare pressione sul governo laburista di Keir Starmer circa la presenza di Palantir nel sistema pubblico britannico, in particolar modo nella gestione dei dati del National Health Service, il sistema di sanità pubblica del Regno Unito. Il report &#8220;Rewiring the state: Delivering digital government&#8221; della Commissione per la Scienza, l&#8217;Innovazione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/palantir-e-giganti-del-cloud-londra-inizia-a-temere-la-dipendenza-dai-colossi-usa.html">[...]</a></p>
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<p>Il Parlamento britannico inizia a fare pressione sul governo laburista di <strong>Keir Starmer</strong> circa la presenza di <strong>Palantir</strong> nel sistema pubblico britannico, in particolar modo nella gestione dei dati del National Health Service, il sistema di sanità pubblica del Regno Unito.</p>



<p><a href="https://publications.parliament.uk/pa/cm5902/cmselect/cmsctech/61/report.html">Il report &#8220;Rewiring the state: Delivering digital government&#8221; della Commissione per la Scienza, l&#8217;Innovazione e la Tecnologia di Westminster</a>, come il resto del Parlamento emanazione della maggioranza laburista che sostiene il premier, ha posto dei dubbi sull&#8217;effettivo vantaggio che sarebbe garantito al Regno Unito dall&#8217;affidare la banca dati dell&#8217;Nhs all&#8217;azienda co-fondata da Peter Thiel e<strong><a href="https://it.insideover.com/tecnologia/alex-karp-il-manager-guerriero-che-con-palantir-difende-la-supremazia-delloccidente.html" type="post" id="455659"> Alex Karp, </a></strong>sottolineando che non ci sarebbe alcun vantaggio tecnologico garantito nell&#8217;affidarsi a Palantir mentre, al contempo, sarebbero molti i dubbi emergenti.</p>



<p>&#8220;La dipendenza da fornitori esteri è una debolezza sfruttabile&#8221; e rappresenta &#8220;una ‘inaccettabile fonte di debolezza&#8221;, commentano i parlamentari, che criticano un&#8217;influenza pressoché eccessiva data a Palantir dai tempi del Covid-19. Sotto attacco anche il fatto che l&#8217;azienda avrebbe una reputazione controversa per il suo utilizzo bellico da parte del Pentagono e il ruolo che gli algoritmi del gruppo di Karp svolgono nei programmi di identificazione dei migranti irregolari negli Usa. Il Parlamento britannico chiede dunque a Starmer di sfruttare la finestra d&#8217;uscita del 2027 per non rinnovare l&#8217;accesso alla Federated Data Platform, il sistema di accumulazione dei dati sanitari nazionali, a Palantir perché li gestisca e ordini.</p>



<p>&#8220;La mancata definizione e attuazione di una chiara strategia di sovranità non solo rappresenta un ostacolo al successo dell&#8217;implementazione tecnologica, ma lascia il Regno Unito alla mercé di attori commerciali e statali stranieri che non condividono i nostri interessi strategici&#8221;, scrivono i deputati nel report, segnando peraltro un solco profondo tra interessi americani e britannici, almeno nella percezione. &#8220;Il governo dovrebbe conservare la facoltà di scegliere i singoli fornitori e di tutelarsi dal rischio di dipendenza da un unico fornitore e da situazioni che ne compromettono la stabilità&#8221;, aggiungono. Del resto, il problema-Palantir si somma a un&#8217;analoga tensione sul fronte del cloud dati, dove Amazon Web Services ha vinto un&#8217;importante gara pubblica da 420 milioni di sterline a marzo presentandosi senza avversari. </p>



<p>Il Regno Unito ha i dati sanitari in mano a Palantir e quelli cloud gestiti o da Aws o da Microsoft. La raccomandazione è quella di un superamento della dipendenza tecnologica dagli Usa, un fatto che nel Paese che un tempo faceva della &#8220;relazione speciale&#8221; il suo pivot geopolitico ha quantomeno del clamoroso. <strong>Vedere il Parlamento del Regno Unito temere la pervasività delle tecnologie Usa</strong> è segno di una frattura transatlantica che nell&#8217;era di Donald Trump e delle tecno-oligarchie americane rischia di consolidarsi e inasprirsi. La sfiducia sulla tenuta di un fronte comune, insomma, spaventa i legislatori britannici. Cosa farà Starmer? La mossa sembra l&#8217;ennesimo tentativo di mettere sotto pressione un premier indebolito e che all&#8217;interno del suo partito ha sempre più franchi tiratori. Mancare di chiarezza anche su questo dossier caro a molti membri del Partito Laburista potrebbe accelerare la fine di un esecutivo che <a href="https://it.insideover.com/politica/starmer-nella-bufera-non-affonda-ma-il-suo-governo-ha-gia-la-data-di-scadenza.html" type="post" id="516969">sempre più appare a tempo e difficilmente dopo l&#8217;estate potrà sfuggire al redde rationem.</a></p>
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		<title>Perché gli Usa muovono guerra alle Big Tech cinesi?</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/perche-gli-usa-muovono-guerra-alle-big-tech-cinesi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 05:17:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610150357241_84cca1e4ec7fb9bfbc3ee6012029eab9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610150357241_84cca1e4ec7fb9bfbc3ee6012029eab9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610150357241_84cca1e4ec7fb9bfbc3ee6012029eab9-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610150357241_84cca1e4ec7fb9bfbc3ee6012029eab9-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610150357241_84cca1e4ec7fb9bfbc3ee6012029eab9-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610150357241_84cca1e4ec7fb9bfbc3ee6012029eab9-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610150357241_84cca1e4ec7fb9bfbc3ee6012029eab9-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Stati Uniti hanno inserito quattro importanti aziende cinesi in lista contenente oltre 100 società d&#8217;oltre Muraglia ritenute avere legami più o meno diretti con l&#8217;apparato militare di Pechino. L&#8217;elenco, che adesso ha raggiunto quota 188 entità, comprende anche il gigante dell&#8217;e-commerce Alibaba, il fornitore di servizi di ricerca su interner Baidu, nonché le insospettabili &#8230; <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/perche-gli-usa-muovono-guerra-alle-big-tech-cinesi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610150357241_84cca1e4ec7fb9bfbc3ee6012029eab9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610150357241_84cca1e4ec7fb9bfbc3ee6012029eab9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610150357241_84cca1e4ec7fb9bfbc3ee6012029eab9-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610150357241_84cca1e4ec7fb9bfbc3ee6012029eab9-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610150357241_84cca1e4ec7fb9bfbc3ee6012029eab9-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610150357241_84cca1e4ec7fb9bfbc3ee6012029eab9-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610150357241_84cca1e4ec7fb9bfbc3ee6012029eab9-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli <strong>Stati Uniti</strong> hanno inserito quattro importanti <strong>aziende cinesi</strong> in lista contenente oltre 100 società d&#8217;oltre Muraglia ritenute avere legami più o meno diretti con l&#8217;<strong>apparato militare</strong> di Pechino. </p>



<p>L&#8217;elenco, che adesso ha raggiunto quota <strong>188 entità</strong>, comprende anche il gigante dell&#8217;e-commerce <strong>Alibaba</strong>, il fornitore di servizi di ricerca su interner <strong>Baidu</strong>, nonché le <a href="https://it.insideover.com/auto/byd-alla-conquista-delleuropa-con-dolphin-surf-la-nuova-auto-elettrica-low-cost.html">insospettabili case automobilistiche Byd</a> e <strong>Nio</strong>. Chi fa parte di questo gruppo, a detta del Pentagono, giocherebbe un ruolo rilevante nella modernizzazione dell&#8217;<strong>Esercito Popolare di Liberazione (Pla) cinese</strong>. </p>



<p>La mossa di Washington arriva a meno di un mese <a href="https://it.insideover.com/politica/la-trappola-di-tucidide-i-ceo-usa-le-richieste-cinesi-come-andato-lincontro-tra-trump-e-xi.html">dall&#8217;incontro tra Donald Trump e Xi Jinping</a>, al termine del quale i presidenti di <strong>Usa </strong>e <strong>Cina </strong>avevano stabilito di porre una tregua alle loro diatribe commerciali. Quasi come un fulmine a ciel sereno, il Dipartimento della Difesa americano ha pubblicato una versione aggiornata della “<strong>1260H list</strong>”, il citato elenco di aziende che il Pentagono considera essere affiliate alla base industriale militare del Dragone. </p>



<p>L&#8217;inserimento di queste società nella lista non impone esplicitamente sanzioni. Significa tuttavia che gli Stati Uniti non potranno <strong>stipulare contratti</strong> con le suddette entità a partire dalla fine di questo mese, né potranno acquistare i loro prodotti o servizi tramite terzi a partire da giugno 2027.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519170328552_60806516bc967a60399242116f30eac7-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-517703" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519170328552_60806516bc967a60399242116f30eac7-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519170328552_60806516bc967a60399242116f30eac7-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519170328552_60806516bc967a60399242116f30eac7-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519170328552_60806516bc967a60399242116f30eac7-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519170328552_60806516bc967a60399242116f30eac7-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519170328552_60806516bc967a60399242116f30eac7-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;attacco Usa alle Big Tech cinesi</h2>



<p>La mossa degli Usa non è affatto piaciuta alla Cina. Il <strong>ministero degli Esteri di Pechino</strong> ha dichiarato che la lista statunitense è discriminatoria e che &#8220;danneggia ingiustificatamente&#8221; le aziende cinesi, esortando Washington a &#8220;correggere le proprie pratiche errate&#8221;. </p>



<p>La situazione è quasi paradossale, perché se da un lato è vero che Trump ha dato l&#8217;impressione di voler dialogare con Xi, dall&#8217;altro la sua amministrazione ha inserito nella 1260H list alcune tra le principali <strong>aziende hi-tech cinesi</strong>. Nel frattempo, sottolineano i media Usa, le American Depositary Receipts (Adr) di Baidu sono calate del 2,1%, quelle di Alibaba dello 0,8% e quelle di Byd dello 0,8%. </p>



<p>Nella lista sono finite anche <strong>Cxmt </strong>e <strong>Ymtc</strong>, ossia due tra i principali produttori di chip di memoria del Dragone, l&#8217;azienda biotecnologica <strong>WuXi AppTec</strong>, la società di robotica basata sull&#8217;intelligenza artificiale <strong>RoboSense Technology</strong> e il produttore di robot umanoidi e quadrupedi <strong>Unitree</strong>. </p>



<p>Ymtc ha dichiarato a <em>Reuters </em>di essere delusa da questa mossa, soprattutto dopo &#8220;anni di collaborazione con le autorità statunitensi, sforzi per affrontare le problematiche e un impegno dimostrato per la conformità&#8221;. Ancora più assurda la situazione di Unitree, visto che soltanto pochi giorni fa <strong>Nvidia </strong>aveva dichiarato di voler collaborare con lei per costruire robot destinati ai ricercatori. </p>



<p>La sensazione, spiegano diversi funzionari delle big-tech del Dragone, è che la decisione degli Stati Uniti sia più motivata da <strong>intenti anti concorrenziali</strong> che non da serie preoccupazioni per la <strong>sicurezza nazionale</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526162305595_694b9ca07e79dcfe76020819a1b28ab6-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-471487" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526162305595_694b9ca07e79dcfe76020819a1b28ab6-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526162305595_694b9ca07e79dcfe76020819a1b28ab6-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526162305595_694b9ca07e79dcfe76020819a1b28ab6-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526162305595_694b9ca07e79dcfe76020819a1b28ab6-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526162305595_694b9ca07e79dcfe76020819a1b28ab6-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526162305595_694b9ca07e79dcfe76020819a1b28ab6.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">A cosa punta Washington</h2>



<p>La reazione delle <a href="https://it.insideover.com/economia/cina-i-giganti-del-tech-fanno-sistema-per-spingere-il-mercato-interno.html">aziende cinesi</a> colpite non è mancata. Byd, il più grande produttore mondiale di veicoli elettrici, ha fatto sapere in un comunicato di opporsi all&#8217;essere etichettato come azienda militare e che utilizzerà tutti i &#8220;mezzi amministrativi e legali possibili&#8221; per <strong>tutelare i propri diritti e interessi</strong>, aggiungendo che la mossa di Washington ha danneggiato &#8220;i suoi successi nello sviluppo negli Stati Uniti&#8221;. </p>



<p>Sulla stessa lunghezza d&#8217;onda le altre Big Tech d&#8217;oltre Muraglia, con Alibaba in testa, che a sua volta ha dichiarato in un comunicato che non vi è &#8220;alcun fondamento&#8221; per la sua inclusione nella lista. &#8220;Alibaba non è un&#8217;azienda militare cinese né fa parte di alcuna strategia di fusione civile-militare. Intraprenderemo tutte le azioni legali disponibili contro i tentativi di travisare la nostra azienda&#8221;, ha affermato il conglomerato di e-commerce e tecnologia. </p>



<p>Considerando tutte queste società, otteniamo un fatturato complessivo di oltre<strong> 2,6 miliardi di yuan</strong> (quasi 388 miliardi di dollari) e una capitalizzazione aggregata di otre <strong>5 trilioni di yuan </strong>(750 miliardi di dollari). </p>



<p>Chiara l&#8217;intenzione degli Usa, ormai convinti che le aziende tecnologiche civili cinesi siano legate a doppia mandata alle priorità militari del Partito Comunista Cinese, ma presumibilmente ancor più preoccupati che i loro continui exploit internazionali possano offrire a Pechino un vantaggio decisivo nello <strong>scontro tecnologico</strong> tra grandi potenze. Potrebbe però ormai essere troppo tardi per intervenire in maniera efficace.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260321114334415_9796b52ac405c0a36f514cb199e4e004-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-510018" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260321114334415_9796b52ac405c0a36f514cb199e4e004-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260321114334415_9796b52ac405c0a36f514cb199e4e004-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260321114334415_9796b52ac405c0a36f514cb199e4e004-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260321114334415_9796b52ac405c0a36f514cb199e4e004-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260321114334415_9796b52ac405c0a36f514cb199e4e004-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260321114334415_9796b52ac405c0a36f514cb199e4e004.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><br> </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/perche-gli-usa-muovono-guerra-alle-big-tech-cinesi.html">Perché gli Usa muovono guerra alle Big Tech cinesi?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Usa, l&#8217;altra faccia dell&#8217;IA: boom dei licenziamenti nel tech</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/usa-laltra-faccia-dellia-boom-dei-licenziamenti-nel-tech.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 14:51:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=519921</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1204" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226103813922_e0ea9a551a02929127441ed6ae215343.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226103813922_e0ea9a551a02929127441ed6ae215343.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226103813922_e0ea9a551a02929127441ed6ae215343-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226103813922_e0ea9a551a02929127441ed6ae215343-1024x642.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226103813922_e0ea9a551a02929127441ed6ae215343-768x482.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226103813922_e0ea9a551a02929127441ed6ae215343-1536x963.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226103813922_e0ea9a551a02929127441ed6ae215343-600x376.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Oltre 123mila posti di lavoro tagliati da inizio anno, 38mila solo a maggio, un aumento di due terzi rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno precedente e tre volte il totale del settore dei trasporti, secondo per licenziamento: i dati sul settore tech americano e gli sviluppi dei licenziamenti raccolti dal portale &#8220;The Kobeissi Letter&#8221; mostrano ampiamente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/usa-laltra-faccia-dellia-boom-dei-licenziamenti-nel-tech.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1204" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226103813922_e0ea9a551a02929127441ed6ae215343.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226103813922_e0ea9a551a02929127441ed6ae215343.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226103813922_e0ea9a551a02929127441ed6ae215343-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226103813922_e0ea9a551a02929127441ed6ae215343-1024x642.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226103813922_e0ea9a551a02929127441ed6ae215343-768x482.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226103813922_e0ea9a551a02929127441ed6ae215343-1536x963.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226103813922_e0ea9a551a02929127441ed6ae215343-600x376.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Oltre 123mila posti di lavoro</strong> tagliati da inizio anno, 38mila solo a maggio, un aumento di due terzi rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno precedente e tre volte il totale del settore dei trasporti, secondo per licenziamento: i dati sul settore tech americano e gli sviluppi dei licenziamenti raccolti dal portale &#8220;<strong>The Kobeissi Letter</strong>&#8221; mostrano ampiamente quanto un cambiamento strutturale del mondo del lavoro nelle imprese più innovative sia già in atto e trasformativo. Si sarebbe dunque già alla metà del dato consolidato per il 2025, che ha indicato 245mila licenziamenti, con un mese d&#8217;anticipo rispetto alle proiezioni.</p>



<p>Nel mercato del lavoro Usa, <a href="https://tech.yahoo.com/general/article/tech-layoffs-2026-over-150000-jobs-cut-at-meta-linkedin-wix-groupon-and-more-144545810.html">nota <em>Yahoo Finance</em></a><em>,</em> &#8220;nonostante un  <a href="https://finance.yahoo.com/economy/article/may-jobs-report-us-labor-market-smashes-expectations-with-payroll-growth-of-172000-145525195.html">solido rapporto complessivo sull&#8217;occupazione per il mese di maggio</a> , il settore tecnologico ha continuato a registrare il maggior numero di perdite di posti di lavoro&#8221;, spiegando che &#8220;la gravità della situazione dipende da chi viene considerato un lavoratore del settore tecnologico da chi effettua i conteggi, ma il dato di fatto è che la situazione è critica&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">US tech layoffs are surging:<br><br>US-based technology employers announced 38,242 job cuts in May, the highest monthly total since August 2024, according to Challenger Gray data.<br><br>Year-to-date, tech sector job cuts rose +66% YoY, to 123,653, the highest among all sectors, and 3x… <a href="https://t.co/pB9FCtsFNJ">pic.twitter.com/pB9FCtsFNJ</a></p>&mdash; The Kobeissi Letter (@KobeissiLetter) <a href="https://x.com/KobeissiLetter/status/2063379041969688802?ref_src=twsrc%5Etfw">June 6, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;IA crea e distrugge lavoro</h2>



<p><a href="https://www.wsj.com/economy/jobs/layoffs-2026-tracker-784ea69f">Challenger, Gray &amp; Christma</a>s, fonte dei dati che il portale rielabora, indica che il dato è il più alto dal periodo del Covid-19, per la precisione dal maggio 2020, nel pieno del periodo nero della pandemia, e si inserisce in un contesto in cui i licenziamenti complessivi in America sono scesi del 43% anno su anno in linea generale rispetto al 2025, da quasi 700mila a meno di 400mila. <a href="https://www.trueup.io/layoffs" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Trueup</a> alza a 150mila il totale dei licenziamenti nell&#8217;anno in corso. Nel 2026, in un colpo solo, Oracle tuttora detiene il record del maggior numero di posti di lavoro tagliati in un colpo solo: 30mila, secondo SkillySincer. Segue Amazon (19mila). Il portale rivela 135 casi di tagli di personale nel tech che per il 55% sono imputabili all&#8217;IA. </p>



<p>In generale il trend rimane quello: <strong>aumento dei licenziamenti nel tech in un contesto di tenuta generale dell&#8217;occupazione</strong>. Fermo restando che un taglio massiccio di personale è un evento ben più comune nelle aziende americane rispetto a quanto succeda nel contesto europeo, il dato è comunque notevole. Lo studio Challenger segnala che secondo gli autori l&#8217;intelligenza artificiale risulta già trasformativa del mercato del lavoro, dato che viene citata in buona parte delle cause di licenziamento o di obsolescenza dei posti di lavoro, e questo segnala al contempo un potenziale cambiamento della produttività e delle priorità delle aziende. <strong>Peraltro, il settore tech è anche il settore con più assunzioni,</strong> quindi questo mostra le <strong>dinamiche trasformative</strong> di molte aziende.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;IA e la distruzione creatrice</h2>



<p>Stanno venendo tagliati gli sviluppatori di base, gli <em>intern</em> spesso chiamati a compiti ripetitivi, i mansionari storicamente più semplici e i lavori di back-office più a basso valore aggiunto mentre aumenta la domanda di architetti del cloud, di programmatori capaci di governare gli algoritmi di frontiera, di esperti di reti neurali e machine learning. Meta ha deciso di ridimensionare il <a href="https://tech.yahoo.com/general/article/meta-starts-cutting-8000-jobs-as-part-of-previously-announced-layoffs-145220586.html">10% della propria forza lavoro</a>, Wix un quinto,  <a href="https://finance.yahoo.com/sectors/technology/articles/groupon-laying-off-400-employees-230700026.html">Groupon potrebbe raggiungere il 25%</a>: tutto a causa della ristrutturazione da IA. <strong>La <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/software-assicurazioni-real-estate-logistica-quando-lia-travolge-interi-settori-di-borsa.html" type="post" id="505435">&#8220;distruzione creatrice&#8221;</a> dell&#8217;intelligenza artificiale</strong> è qui e dopo aver travolto pesantemente interi settori finanziari con un gioco di aspettative e timori ora inizia a valutare i suoi impatti sul lavoro, che non saranno unilaterali. Ma per molti posti di lavoro che l&#8217;IA creerà, è inutile nascondersi dietro al dito: alcune posizioni stanno rapidamente diventando obsolete. Per la maggior parte dei lavoratori coinvolti, magari, non sarà una catastrofe e tra reskilling e ricollocamento si potranno ottenere diverse compensazioni. Ma quando gli impatti arriveranno ai lavori meno qualificati, cosa succederà? La domanda resta tuttora senza risposta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/usa-laltra-faccia-dellia-boom-dei-licenziamenti-nel-tech.html">Usa, l&#8217;altra faccia dell&#8217;IA: boom dei licenziamenti nel tech</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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