Palantir e Alex Karp vogliono promuovere la ridefinizione dell’Occidente sotto forma di “Repubblica tecnologica” fondata sul connubio tra innovazione e potere come demiurghi di una nuova frontiera; Anthropic e Dario Amodei vanno oltre e nel pieno del dibattito col Pentagono sull’applicativo Claude si domandano addirittura se possa essere definito “figlio di Dio”. I giganti della tecnologia scendono in campo ben oltre il fronte dell’innovazione e rivendicano una funzione quasi prometeica, da avanguardie della società. La frontiera infinita si sposta sempre più in là, e come moderni Icaro i signori del digitale spiccano il volo verso il Sole, desiderosi di poterlo conquistare. O plasmare secondo la propria volontà.
La “Repubblica Tecnologica” di Palantir
“L’élite ingegneristica della Silicon Valley ha l’obbligo di partecipare alla difesa della nazione”, scrive Palantir in un lungo manifesto che sintetizza “La Repubblica Tecnologica”, il saggio in cui Karp teorizza il suo capitalismo guerriero, occidentalista e in trincea contro i nemici del sistema americano e al cui successo ha votato l’azienda leader nell’applicazione dell’IA e di strumenti articolati di profilazione e elaborazione al management dei big data per il settore privato e pubblico, soprattutto securitario. “La capacità delle società libere e democratiche di prevalere richiede qualcosa di più del semplice appello morale. Richiede hard power, e l’hard power in questo secolo si baserà sul software”, aggiunge il manifesto di Karp, che esalta il progresso senza limiti dell’innovazione e un neanche troppo velato accelerazionismo sociale, politico, tecnologico.
Palantir, che prende il nome dalla “pietra veggente” del Signore degli Anelli, prova a prevedere il futuro. Un futuro di cui delineare contorni utili pro domo sua. “Si tratta quindi di una visione più organica del ruolo dello Stato, nella quale si inscrivono anche gli attacchi a un certo modo iper-burocratico di gestire la cosa pubblica e a una politica inerte“, ha dichiarato a Startmag Andrea Venanzoni, giurista e studioso di punta del fenomeno dell’accelerazionismo tecnologico e della nuova casta di innovatori “guerrieri” a stelle e strisce.
L’imprenditore-demiurgo, mito americano
Venanzoni aggiunge che “non bisogna dimenticare che in America esiste una consolidata tradizione che nell’imprenditore vede una figura intimamente politica, spesso più efficiente del funzionario elettivo o di quello di carriera. Palantir nasce nel cuore di quella tradizione”, e lo dimostra anche la proiezione strategica di magnati come Peter Thiel, suo co-fondatore e deus ex machina, o l’arcinoto caso di Elon Musk. Se l’impresa finanziata anche da appalti e capitali pubblici è laboratorio d’incubazione dello sviluppo tecnologico, se lo sviluppo tecnologico è la chiave della primazia economica, militare e strategica americana e se tale primazia contribuisce a difendere una linea di sistema su scala globale, la funzione di tali magnati è giocoforza politica.
La hybris di Palantir e quella di Anthropic
Semmai, a Palantir e Karp si può contestare una certa hybris, una tracotanza quasi ancestrale di ritenere esaustive e comprese nel perimetro della propria narrazione e ideologia le soluzioni ai problemi di un mondo complesso. Qualsiasi possessore di tecnologie ritenute prometeiche cade in questa tentazione. Sottolinearlo è, a nostro avviso, corretto ma intendiamo andare fino in fondo. Si può parlare, conoscendo l’argomento, di Palantir e del modello che incarna ma è al contempo doveroso guardare la questione a trecentosessanta gradi. Il caso Palantir ha fatto molto discutere, anche in Italia. Ma molto meno lo ha fatto quello di Claude e Anthropic. Il fondatore dell’azienda centrale in molte architetture IA di frontiera e in rimonta su OpenAI per la primazia nel mercato, di recente in querelle col Pentagono americano per la questione dello sviluppo delle armi autonome a guida IA, ha invitato a fine marzo 15 importanti pensatori cristiani presso la sua sede a San Francisco per discutere del profilo morale dell’azienda.
Claude, figlio di Dio?
“Lo staff di Anthropic ha chiesto consiglio su come guidare lo sviluppo morale e spirituale di Claude, dato che il chatbot reagisce a quesiti etici complessi e imprevedibili”, ha scritto il Washington Post, aggiungendo che “”alcuni membri dello staff di Anthropic presenti all’incontro non vogliono escludere la possibilità di star creando una creatura nei confronti della quale hanno una sorta di dovere morale”. Anthropic, che ha rilasciato a clienti selezionati Claude Mythos Preview, su questo fronte usa un approccio eterodosso rispetto a molte realtà. Ma la discussione coi pensatori cristiani ha preso un versante tutt’altro che prevedibile quando si sarebbe discusso se effettivamente Claude sarebbe potuto venir definito “figlio di Dio”.
“La senzienza dell’IA è una questione filosofica seria e i dibattiti sono certamente validi, ma ospitare tali dibattiti all’interno di un’azienda che si appresta a quotarsi in Borsa entro la fine dell’anno solleva dubbi sulla validità di questa particolare esplorazione dell’argomento”, ha commentato Gizmodo, e il voler porre Claude in dimensioni meta-tecnologiche e morali amplifica l’idea secondo cui, al confronto, la hybris di Palantir possa apparire tutt’altro che di grandi dimensioni. Karp, in fin dei conti, ragiona sul piano dei rapporti di forza umani. Amodei e Anthropic, senza dirlo esplicitamente, danno un’allure etica superiore alla loro creatura. Se Claude è figlia di Dio, l’azienda che l’ha creata si pone su una posizione morale, prima ancora che di mercato. E questo virtue signaling ha un peso ora che Anthropic mira a presentarsi come entità “buona” di fronte ai cattivi di turno: Donald Trump, ilPentagono, l’arcirivale OpenAI. Alla prova dei fatti, però, nel Project Maven di IA militare applicato in Iran dagli Usa e decisivo perazioni come l’eliminazione della Guida Suprema Ali Khamenei la “etica” Anthropic c’era tanto quanto la “guerriera” Palantir.
La critica di Luke Burgis
L’autore cattolico Luke Burgis, studioso di questioni tecnologiche e morali, ha affermato di aver declinato la partecipazione al simposio di Anthropic e scritto su X: “Nessuno, e nessun cristiano, ha l’obbligo o la responsabilità morale di contribuire a rendere “buono” il modello di frontiera di un’enorme azienda di intelligenza artificiale come Anthropic” e contestato il richiamo alla “responsabilità morale” dell’azienda come potenzialmente disturbanti il messaggio cristiano. “Persone di buona volontà possono non essere d’accordo o avere una percezione diversa di ciò che sta accadendo lì: vedo che queste aziende di intelligenza artificiale stanno già creando una spaccatura tra i cristiani”, ha aggiunto.
Del resto, Papa Leone XIV sul tema degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale è arrivato a mandare un monito contro ogni possibile deriva anti-umana. Il nodo chiave di come mettere gli algoritmi al servizio dell’uomo e non del profitto resta, così come resta l’indeterminatezza sul futuro della rivoluzione IA. Fatto sta che, sia che si parli di Palantir che di Anthropic, approcci diversi al connubio tra innovazione e presenza sociale scontano lo stesso pregiudizio di partenza di vedere nei giganti del tech dei “demiurghi” a cui è imputata una funzione prometeica e emancipatrice che si confonde con la missione imprenditoriale e innovativa. Chi scompare, qui? I corpi intermedi, la società, l’antropocentrismo di un sistema che dovrebbe massimizzare, per citare Vaclav Havel, il potere di chi è senza potere e non può essere lasciato nelle mani dell’arbitrio di nessuno, sia che si tratti dello Stato, del mercato o delle piattaforme. Palantir, in tal senso, è fin troppo esplicita. Ma anche la celata tentazione di divinizzare l’innovazione che emerge dalla svolta morale di Anthropic deve far riflettere le società avanzate sui trend della società in cui viviamo.
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