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	<title>Francesca Salvatore Archives - InsideOver</title>
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	<title>Francesca Salvatore Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il motore di ricerca dei nazisti: perché la Germania continua a fare i conti con il passato mentre cresce AfD</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 07:01:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Afd]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Nazismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="394" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-117559713-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-117559713-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-117559713-612x612-1-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-117559713-612x612-1-600x386.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Il settimanale tedesco Die Zeit ha deciso di rendere accessibili online milioni di documenti relativi agli iscritti al partito nazista.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/il-motore-di-ricerca-dei-nazisti-perche-la-germania-continua-a-fare-i-conti-con-il-passato-mentre-cresce-afd.html">Il motore di ricerca dei nazisti: perché la Germania continua a fare i conti con il passato mentre cresce AfD</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="394" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-117559713-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-117559713-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-117559713-612x612-1-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-117559713-612x612-1-600x386.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Quando il settimanale tedesco <em>Die Zeit</em> ha deciso di rendere accessibili online milioni di documenti relativi agli iscritti al partito nazista, probabilmente si aspettava un forte interesse da parte di storici, genealogisti e appassionati di ricerca archivistica. Pochi immaginavano però che il progetto si sarebbe trasformato in un fenomeno nazionale. Nel giro di poche settimane milioni di persone hanno consultato il <a href="https://www.zeit.de/wissen/2026-04/nazi-party-search-engine-membership-records-ancestors-english">database </a>per verificare se un nonno, un bisnonno, uno zio o un lontano parente fosse stato membro della Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei (NSDAP), il partito che portò al potere <strong>Adolf Hitler</strong> e che costituì la struttura politica portante del Terzo Reich.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="1024" height="396" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-2026-06-01-221838-1024x396.jpg" alt="" class="wp-image-519105" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-2026-06-01-221838-1024x396.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-2026-06-01-221838-300x116.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-2026-06-01-221838-768x297.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-2026-06-01-221838-1536x594.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-2026-06-01-221838-600x232.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-2026-06-01-221838.jpg 1871w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il successo dell&#8217;iniziativa è stato tale da mettere in difficoltà i sistemi informatici predisposti per gestire il traffico, generando un dibattito che ha rapidamente travalicato il campo della ricerca storica per investire questioni identitarie, culturali e politiche. A prima vista potrebbe sembrare sorprendente che una società come quella tedesca, che da ottant&#8217;anni studia in maniera quasi ossessiva il proprio passato nazista, manifesti ancora un bisogno così intenso di scavare negli archivi. In realtà il fenomeno racconta qualcosa di molto più profondo. <strong>La Germania non ha mai smesso davvero di fare i conti con il Terzo Reich</strong>.</p>



<p>A differenza di quanto accaduto in altri Paesi europei usciti da esperienze autoritarie o collaborazioniste, la Repubblica Federale ha costruito una parte significativa della propria identità democratica attorno al concetto di <em><strong>Vergangenheitsbewältigung</strong></em>, letteralmente <strong>&#8220;superamento del passato&#8221;</strong>, un termine quasi intraducibile che indica il processo attraverso cui una società affronta criticamente le proprie responsabilità storiche. Fin dagli anni Cinquanta, e soprattutto a partire dalla generazione del Sessantotto, <strong>la Germania occidentale ha sviluppato una cultura pubblica della memoria che non ha eguali nel panorama internazionale.</strong> Musei, memoriali, programmi scolastici, fondazioni, centri di documentazione, archivi e produzioni culturali hanno trasformato il nazismo da capitolo storico a presenza costante nel dibattito pubblico.</p>



<p>Berlino ospita alcuni dei più importanti memoriali europei dedicati alle vittime del regime. Gli studenti tedeschi visitano regolarmente ex campi di concentramento e luoghi simbolici della persecuzione nazista. Le responsabilità della Germania vengono insegnate nelle scuole con una profondità che raramente si riscontra in altri contesti nazionali. Eppure, proprio questa straordinaria elaborazione pubblica della memoria ha finito per nascondere una questione irrisolta: <strong>il rapporto tra la storia collettiva e la memoria familiare</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il passato collettivo e quello familiare</h2>



<p>Per decenni milioni di tedeschi hanno saputo molto del nazismo come fenomeno politico, ma relativamente poco sul ruolo concreto giocato dalle proprie famiglie all&#8217;interno del sistema hitleriano. È qui che il database reso accessibile da <em>Die Zeit</em> ha prodotto il suo effetto dirompente. L&#8217;archivio digitalizzato comprende <strong>oltre dieci milioni di iscrizioni alla NSDAP</strong> registrate tra il 1925 e il 1945. Grazie all&#8217;impiego dell&#8217;intelligenza artificiale, milioni di schede cartacee conservate negli archivi federali sono state indicizzate e trasformate in un motore di ricerca consultabile dal pubblico. Ciò che fino a pochi anni fa avrebbe richiesto settimane di lavoro archivistico oggi può essere verificato in pochi secondi. Inserendo un nome, una data di nascita e una località, gli utenti possono scoprire se un proprio antenato risulta formalmente affiliato al partito nazista.</p>



<p>Il successo dell&#8217;iniziativa ha rivelato una realtà spesso sottovalutata: <strong>il bisogno di comprendere il passato familiare rimane enorme. </strong>Molti tedeschi appartengono ormai alla terza o quarta generazione successiva alla guerra. I testimoni diretti stanno scomparendo rapidamente. Con loro svaniscono anche racconti, silenzi e omissioni che per decenni hanno accompagnato la trasmissione della memoria all&#8217;interno delle famiglie. In numerosi casi il database ha confermato sospetti già esistenti. In altri ha smentito narrazioni tramandate per generazioni.</p>



<p>Gli storici della memoria conoscono bene questo fenomeno. Dopo il 1945 la Germania fu attraversata da <strong>una gigantesca rimozione collettiva</strong>. Milioni di persone che avevano sostenuto il regime, collaborato con le sue istituzioni o semplicemente beneficiato della sua esistenza si trovarono improvvisamente a dover convivere con la sconfitta, la distruzione e la scoperta dei crimini nazisti. <strong>Nella Germania del dopoguerra emerse progressivamente una distinzione rassicurante tra &#8220;i nazisti&#8221; e &#8220;la popolazione&#8221;.</strong> Molte famiglie svilupparono racconti nei quali i propri membri apparivano come spettatori passivi degli eventi, estranei alle responsabilità del regime o addirittura vittime delle circostanze.</p>



<p>Le ricerche storiche degli ultimi decenni hanno mostrato quanto questa rappresentazione fosse parziale. Il partito nazista non fu un&#8217;organizzazione marginale composta da fanatici isolati. Alla fine della guerra aveva registrato circa <strong>10,2 milioni di iscritti</strong>. Con il passare degli anni la sua composizione sociale finì per riflettere sempre più fedelmente quella della popolazione tedesca. In altre parole, <strong>il nazismo non fu soltanto un fenomeno imposto dall&#8217;alto, ma una realtà che penetrò profondamente nella società.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La crescita di AfD</h2>



<p>La disponibilità di dati digitalizzati sta modificando radicalmente il rapporto tra memoria privata e ricerca storica. Per la prima volta una parte consistente della popolazione può confrontare direttamente i racconti tramandati in famiglia con le fonti documentarie. Questo processo produce inevitabilmente tensioni emotive. Scoprire che un nonno o un bisnonno era iscritto alla NSDAP non equivale a scoprire un dettaglio genealogico qualsiasi. Significa confrontarsi con uno dei periodi più oscuri della storia contemporanea e con il ruolo che la propria famiglia potrebbe aver avuto al suo interno.</p>



<p>La portata simbolica dell&#8217;iniziativa diventa ancora più significativa se osservata nel contesto politico attuale. Negli ultimi anni la Germania ha assistito alla <strong>crescita costante di </strong><em><strong>Alternative für Deutschland</strong>,</em> il partito nazional-conservatore e sovranista che rappresenta oggi una delle principali forze politiche del Paese. Nelle elezioni federali del febbraio 2025 AfD ha ottenuto oltre il 20% dei voti, diventando il secondo partito tedesco e consolidando il proprio radicamento soprattutto nelle regioni dell&#8217;ex Germania orientale.</p>



<p><strong>Molti osservatori internazionali hanno letto questa crescita come una sorta di fallimento della cultura della memoria tedesca. </strong>Se la Germania ha investito così tanto nell&#8217;educazione storica, come è possibile che una forza accusata dai critici di flirtare con il revisionismo storico continui a guadagnare consensi? La risposta è più complessa di quanto appaia.</p>



<p>In realtà AfD non si presenta come un movimento nostalgico del nazismo. Il suo successo deriva soprattutto da <strong>questioni contemporanee</strong>: immigrazione, costo della vita, rallentamento economico, transizione energetica, guerra in Ucraina e rapporto con Bruxelles. Tuttavia alcuni esponenti del partito hanno più volte contestato il modo in cui la Germania affronta il proprio passato. Celebre rimane la dichiarazione di <strong>Alexander Gauland</strong>, secondo cui i tedeschi avrebbero il diritto di essere orgogliosi delle proprie realizzazioni storiche nonostante il nazismo. Ancora più controverse furono le parole di <strong>Björn Höcke,</strong> che definì il Memoriale dell&#8217;Olocausto di Berlino un &#8220;monumento della vergogna&#8221;. Tali affermazioni hanno alimentato il timore che una parte della destra tedesca stia cercando di ridimensionare il peso della memoria nazista nella costruzione dell&#8217;identità nazionale.</p>



<p>Ed è proprio qui che emerge una delle contraddizioni più interessanti della Germania contemporanea. Da una parte cresce una forza politica che ritiene eccessiva la centralità del passato nazista nel dibattito pubblico. Dall&#8217;altra milioni di cittadini mostrano un interesse straordinario per strumenti che consentono di approfondire ulteriormente quel passato. Non si tratta necessariamente di fenomeni incompatibili. Anzi, potrebbero essere due manifestazioni diverse della stessa tensione identitaria che attraversa la Germania di oggi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dell&#8217;intelligenza artificiale</h2>



<p>Il Paese si trova infatti in <strong>una fase di passaggio generazionale</strong>. I testimoni diretti della guerra stanno scomparendo. Le nuove generazioni non hanno alcun legame personale con il Terzo Reich. Allo stesso tempo, però, il nazismo continua a rappresentare il punto di riferimento negativo attorno al quale si è costruita la democrazia tedesca. Il problema è capire come mantenere viva questa memoria quando essa non appartiene più all&#8217;esperienza vissuta ma soltanto alla storia.</p>



<p><strong>L&#8217;intelligenza artificiale sta contribuendo a trasformare profondamente questo processo. </strong>Archivi che per decenni sono rimasti accessibili soltanto agli specialisti vengono oggi aperti al grande pubblico. Le tecnologie di riconoscimento testuale, indicizzazione automatica e ricerca semantica consentono di analizzare quantità di documenti che in passato sarebbero state ingestibili. La memoria storica entra così nell&#8217;era digitale, diventando più accessibile ma anche più personale.</p>



<p>Il caso del motore di ricerca dei membri della NSDAP mostra come l&#8217;intelligenza artificiale possa modificare non soltanto il modo in cui studiamo il passato, ma anche il modo in cui lo viviamo. La storia non resta confinata nei libri o nei musei. Entra direttamente nelle biografie individuali, nelle famiglie e nelle identità personali. Ogni ricerca effettuata sul database rappresenta in fondo una domanda rivolta non tanto agli archivi quanto a sé stessi: chi eravamo? Da dove veniamo? Quale rapporto abbiamo con quel passato?</p>



<p>Ottant&#8217;anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, <strong>la Germania continua dunque a confrontarsi con le stesse questioni fondamentali che hanno accompagnato la sua rinascita democratica. </strong>La differenza è che oggi questo confronto avviene in un contesto completamente nuovo, segnato dall&#8217;ascesa dei populismi, dalla rivoluzione digitale e dalla trasformazione delle culture della memoria. Il successo del progetto di Die Zeit suggerisce che, nonostante le tensioni politiche e la crescita di AfD, la domanda di conoscenza storica rimane fortissima.</p>



<p>Forse è proprio questa la lezione più importante che emerge dalla vicenda. <strong>Il passato non scompare perché una società decide di voltare pagina.</strong> Al contrario, continua a riaffiorare, assumendo forme nuove e utilizzando strumenti sempre più sofisticati. In Germania, oggi, quel passato passa anche attraverso gli algoritmi. E milioni di persone sembrano ancora voler sapere cosa nascondono gli archivi della propria storia familiare. Perché la questione non riguarda soltanto chi fosse nazista ottant&#8217;anni fa. Riguarda il modo in cui una democrazia moderna costruisce il proprio rapporto con la verità storica, mentre una nuova stagione di tensioni politiche e identitarie mette nuovamente alla prova il suo rapporto con il passato.</p>
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		<title>InsideUsa-Harris contro Newsom</title>
		<link>https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/insideusa-harris-contro-newsom.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 05:47:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Newsletter di InsideOver]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250402102119836_bf87871bfdd1e83c6f7dbe6cd8cf60bf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250402102119836_bf87871bfdd1e83c6f7dbe6cd8cf60bf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250402102119836_bf87871bfdd1e83c6f7dbe6cd8cf60bf-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250402102119836_bf87871bfdd1e83c6f7dbe6cd8cf60bf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250402102119836_bf87871bfdd1e83c6f7dbe6cd8cf60bf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250402102119836_bf87871bfdd1e83c6f7dbe6cd8cf60bf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250402102119836_bf87871bfdd1e83c6f7dbe6cd8cf60bf-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cari lettori, benvenuti a una nuova puntata di&#160;InsideUsa, la newsletter settimanale di InsideOver dedicata alle notizie più rilevanti dagli Stati Uniti. Io sono&#160;Francesca Salvatore&#160;e, come ogni giovedì, vi giungerà una mail con tutto ciò che vi serve per comprendere come si è mossa Washington negli ultimi sette giorni. Questa settimana, solo per gli abbonati, un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/insideusa-harris-contro-newsom.html">[...]</a></p>
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<p>Cari lettori,</p>



<p>benvenuti a una nuova puntata di&nbsp;<strong>InsideUsa</strong>, la newsletter settimanale di InsideOver dedicata alle notizie più rilevanti dagli Stati Uniti. Io sono&nbsp;<strong>Francesca Salvatore</strong>&nbsp;e, come ogni giovedì, vi giungerà una mail con tutto ciò che vi serve per comprendere come si è mossa Washington negli ultimi sette giorni.</p>



<p>Questa settimana, solo per gli abbonati, un pezzo che racconta la possibile sfida tra <strong>Kamala Harris </strong>e <strong>Gavin Newsom </strong>per la nomination democratica del 2028. Tra gli altri temi che abbiamo scelto di approfondire e che ho selezionato per voi:</p>



<p>&#8211; Harris contro Newsom, la guerra per l’anima dei Democratici: il 2028 americano è già qui<br>&#8211; Iran-Usa. Guerra aperta o accordo minimale?<br>&#8211; Cittadino israeliano gestiva biolab illegale a Las Vegas, archiviate le accuse federali. Polemiche negli Usa<br>&#8211; Ieri il Giappone, domani la Cina? Perché gli USA riaprono le piste di atterraggio nel Pacifico Occidentale<br>&#8211; Intelligence Usa, si dimette anche Tulsi Gabbard: ora i guerrafondai non hanno più ostacoli<br>&#8211; Usa, l’incubo Dem: tra mini-Mamdani e superprogressisti alla Ocasio-Cortez, rischio sconfitta a novembre e nel 2028</p>



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		<title>InsideUsa-Un’unica strategia, molti fronti</title>
		<link>https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/insideusa-ununica-strategia-molti-fronti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 09:05:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Newsletter di InsideOver]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260513184042741_0a59e98d704be2155481a26732deeb80.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260513184042741_0a59e98d704be2155481a26732deeb80.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260513184042741_0a59e98d704be2155481a26732deeb80-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260513184042741_0a59e98d704be2155481a26732deeb80-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260513184042741_0a59e98d704be2155481a26732deeb80-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260513184042741_0a59e98d704be2155481a26732deeb80-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260513184042741_0a59e98d704be2155481a26732deeb80-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cari lettori, benvenuti a una nuova puntata di&#160;InsideUsa, la newsletter settimanale di InsideOver dedicata alle notizie più rilevanti dagli Stati Uniti. Io sono&#160;Francesca Salvatore&#160;e, come ogni giovedì, vi giungerà una mail con tutto ciò che vi serve per comprendere come si è mossa Washington negli ultimi sette giorni. Questa settimana, solo per gli abbonati, un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/insideusa-ununica-strategia-molti-fronti.html">[...]</a></p>
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<p>Cari lettori,</p>



<p>benvenuti a una nuova puntata di&nbsp;<strong>InsideUsa</strong>, la newsletter settimanale di InsideOver dedicata alle notizie più rilevanti dagli Stati Uniti. Io sono&nbsp;<strong>Francesca Salvatore</strong>&nbsp;e, come ogni giovedì, vi giungerà una mail con tutto ciò che vi serve per comprendere come si è mossa Washington negli ultimi sette giorni.</p>



<p>Questa settimana, solo per gli abbonati, un pezzo che racconta la visita di Donald Trump a Pechino e la squadra che lo accompagna. Tra gli altri temi che abbiamo scelto di approfondire e che ho selezionato per voi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Trump attacca lo Smithsonian, ovvero: patriottismo di Stato e nazionalismo contro libertà di ricerca</li>



<li>Trump in Cina: spiragli per la crisi iraniana</li>



<li>Dall’Ucraina al Golfo, l’arma più insidiosa è nascosta in un container. E gli Usa…</li>



<li>Groenlandia, la conquista Usa è già avvenuta ma nessuno la nota</li>



<li>File sugli Ufo rilasciati: operazione-trasparenza o operazione-abbaglio?</li>
</ul>



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			</item>
		<item>
		<title>Trump attacca lo Smithsonian, ovvero: patriottismo di Stato e nazionalismo contro libertà di ricerca</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/trump-attacca-lo-smithsonian-ovvero-patriottismo-di-stato-e-nazionalismo-contro-liberta-di-ricerca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 05:03:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[smithsonian]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1008" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026050308524450_53832fbdc7550a44045379b7cee94bb4-e1777791230152.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026050308524450_53832fbdc7550a44045379b7cee94bb4-e1777791230152.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026050308524450_53832fbdc7550a44045379b7cee94bb4-e1777791230152-300x158.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026050308524450_53832fbdc7550a44045379b7cee94bb4-e1777791230152-1024x538.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026050308524450_53832fbdc7550a44045379b7cee94bb4-e1777791230152-768x403.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026050308524450_53832fbdc7550a44045379b7cee94bb4-e1777791230152-1536x806.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026050308524450_53832fbdc7550a44045379b7cee94bb4-e1777791230152-600x315.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Capire come il passato viene usato nel racconto dell’attualità è una delle sfide del giornalismo contemporaneo.</p>
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<p>Nel cuore di Washington, lungo il National Mall, si estende il più grande complesso museale del mondo. Lo <strong>Smithsonian Institution</strong> — 21 musei, 14 centri di ricerca, uno zoo nazionale, oltre 155 milioni di oggetti e opere d&#8217;arte — custodisce la memoria materiale degli Stati Uniti. Qui sono conservati il cappello di Lincoln, il vestito di Dorothy nel Mago di Oz, la capsula Apollo 11, i frammenti del primo aereo dei fratelli Wright.</p>



<p>Per quasi due secoli, lo Smithsonian ha goduto di una reputazione di <strong>neutralità scientifica</strong> e rigore accademico. Ma dall&#8217;inizio del 2025, questa istituzione è diventata il campo di una battaglia politica senza precedenti: l&#8217;amministrazione Trump ha avviato una campagna sistematica per riorientare i contenuti dei musei verso una visione &#8220;patriottica&#8221; della storia americana, minacciando tagli ai finanziamenti federali e chiedendo la rimozione di mostre considerate &#8220;divisive&#8221;.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.istockphoto.com/id/1126510832/it/foto/allinterno-del-nasm-dello-smithsonian-institution-washington-dc-usa.jpg?s=612x612&amp;w=0&amp;k=20&amp;c=oUox0kjIqxH9EpyIfXgruBjWYwHnTzNoBY7bfvMW7V4=" alt=""/></figure>
</div>


<p>Non si tratta di una semplice disputa amministrativa. È uno scontro che tocca questioni fondamentali: chi ha il diritto di raccontare la storia? Qual è il confine tra educazione e propaganda? E cosa succede quando il potere politico pretende di controllare la memoria collettiva?</p>



<p>Il 27 marzo 2025, Donald Trump ha firmato un <strong>ordine esecutivo</strong> dal titolo programmatico: <em>Restoring Truth and Sanity to American History</em> (&#8220;Ripristinare verità e sanità mentale nella storia americana&#8221;). Il documento accusa esplicitamente lo Smithsonian di essere caduto &#8220;sotto l&#8217;influenza di un&#8217;ideologia divisiva e incentrata sulla razza&#8221;, promuovendo &#8220;narrazioni che ritraggono i valori americani e occidentali come intrinsecamente dannosi e oppressivi&#8221;. L&#8217;ordine delega al vicepresidente <strong>J.D. Vance</strong> la supervisione dell&#8217;applicazione e prende di mira specificamente alcune mostre e istituzioni:</p>



<p>• &#8220;<strong>The Shape of Power: Stories of Race and American Sculpture</strong>&#8221; — Una mostra dello <em>Smithsonian American Art Museum </em>che esplorava il ruolo della razza nella storia della scultura americana. Secondo l&#8217;ordine, rappresenta l&#8217;esempio di un approccio ideologico inaccettabile.</p>



<p>• <strong>L&#8217;American Women&#8217;s History Museum</strong> — Un museo ancora in fase di progettazione (non aprirà prima di dieci anni) è stato già oggetto di direttive che vietano di &#8220;riconoscere uomini come donne&#8221;, un linguaggio che mira a escludere le donne transgender dalla narrazione storica.</p>



<p>• Monumenti confederati — L&#8217;ordine incarica il Segretario degli Interni di valutare il ripristino di monumenti e memoriali rimossi, con un chiaro riferimento alle statue confederate abbattute dopo le proteste del 2020. L&#8217;obiettivo dichiarato è celebrare &#8220;<strong>l&#8217;eccezionalismo americano</strong>&#8220;, una formula che ricorre ossessivamente nei documenti ufficiali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ultimatum con scadenza</h2>



<p>Se l&#8217;ordine di marzo stabiliva i principi, una lettera inviata il 12 agosto 2025 dalla Casa Bianca al segretario dello Smithsonian, Lonnie Bunch III, ha tradotto quei principi in richieste operative precise. La lettera, firmata dalla collaboratrice senior Lindsay Halligan, stabiliva 30 giorni per fornire documentazione completa su mostre, collezioni e iniziative in corso, 120 giorni per &#8220;applicare le correzioni necessarie, sostituire linguaggio divisivo o ideologico con descrizioni storicamente accurate e costruttive&#8221;. La scelta dei primi otto musei da sottoporre a revisione è significativa: il <em>National Museum of American History,</em> il <em>National Museum of African American History and Culture</em>, il <em>National Museum of the American Indian</em>, il <em>National Air and Space Museum</em>, il <em>National Portrait Gallery</em>, lo <em>Smithsonian American Art Museum,</em> il National Museum of Natural History e l’Hirshhorn Museum.</p>



<p>La presenza nella lista del museo dedicato alla <strong>storia afroamericana</strong> e di quello dedicato agli <strong>indigeni americani</strong> non è casuale. Sono le istituzioni che, per loro stessa missione, raccontano storie di oppressione, resistenza e ingiustizia — esattamente il tipo di narrazioni che l&#8217;amministrazione considera &#8220;divisive&#8221;. Halligan ha dichiarato: &#8220;Si tratta di preservare la fiducia in una delle nostre istituzioni più amate. I musei e le mostre dello Smithsonian dovrebbero essere accurati, patriottici e illuminanti, garantendo che rimangano luoghi di apprendimento, meraviglia e orgoglio nazionale per le generazioni a venire.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo Smithsonian: un&#8217;istituzione unica</h2>



<p>Per comprendere la portata di questo scontro, è necessario capire cos&#8217;è lo Smithsonian e perché la sua posizione è così particolare. Lo Smithsonian Institution fu fondato nel 1846 grazie a un lascito di <strong>James Smithson</strong>, uno scienziato britannico che non aveva mai messo piede negli Stati Uniti. Il suo testamento destinava l&#8217;eredità alla creazione di un&#8217;istituzione &#8220;per l&#8217;incremento e la diffusione della conoscenza&#8221;.</p>



<p>La struttura giuridica che ne risultò è unica: lo Smithsonian è tecnicamente un <strong>trust federale</strong>, governato da un Board of Regents (Consiglio di Reggenti) che include il Presidente della Corte Suprema, membri del Congresso e cittadini nominati. Non è un&#8217;agenzia governativa, ma riceve circa due terzi del suo budget annuale da <strong>stanziamenti federali</strong> — nel 2024, circa 1,2 miliardi di dollari.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.istockphoto.com/id/1482104242/it/foto/il-national-museum-of-natural-history-%C3%A8-un-museo-di-storia-naturale-amministrato-dalla.jpg?s=612x612&amp;w=0&amp;k=20&amp;c=sBPb7Q2KR8qyW96mOVy033dMosT9AYyZfZYeauTBg60=" alt=""/></figure>
</div>


<p>Questa natura ibrida ha garantito per quasi due secoli un equilibrio: autonomia scientifica e curatoriale da un lato, responsabilità pubblica dall&#8217;altro. Ma è anche il punto debole che l&#8217;amministrazione Trump sta sfruttando.</p>



<p>Dal 2019, lo Smithsonian è guidato da Lonnie Bunch III, storico specializzato in storia afroamericana e fondatore del National Museum of African American History and Culture (NMAAHC), inaugurato nel 2016. È il primo afroamericano a ricoprire la carica di segretario nella storia dell&#8217;istituzione. Il profilo di Bunch — la sua specializzazione accademica, il museo che ha fondato, il colore della sua pelle — lo rende un bersaglio naturale per un&#8217;amministrazione che ha fatto della guerra al &#8220;wokismo&#8221; uno dei suoi temi centrali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso delle mostre <em>The Presidency: A Glorious Burden</em> e <em>Entertainment Nation</em></h2>



<p>Prima ancora della lettera formale, lo scontro era già esploso su un caso specifico. Nel luglio 2025, il <em>Washington Post</em> rivelò che il National Museum of American History aveva modificato la mostra <strong><em>The Presidency: A Glorious Burden</em></strong>. La mostra, inaugurata nel 2000 e aggiornata periodicamente, include una sezione sui limiti del potere presidenziale. Dal 2021, questa sezione conteneva un&#8217;etichetta dedicata ai due procedimenti di impeachment subiti da Trump, con la nota &#8220;Caso in fase di riprogettazione (la storia accade)&#8221;.</p>



<p>A luglio 2025, l&#8217;etichetta è stata rimossa. Un portavoce dello Smithsonian ha spiegato che si trattava di &#8220;un&#8217;aggiunta temporanea per affrontare gli eventi attuali&#8221; e che la sezione necessitava comunque di un aggiornamento. Ma la tempistica — nel pieno delle pressioni della Casa Bianca — ha sollevato accuse di autocensura preventiva.</p>



<p>Più esplicita è stata la critica a <strong><em>Entertainment Nation</em></strong>, una mostra del National Museum of American History che esplora la storia dell&#8217;intrattenimento americano attraverso la lente della diversità. La funzionaria Halligan l&#8217;ha accusata di usare denaro pubblico per promuovere &#8220;narrazioni politiche unilaterali e divisive&#8221;.</p>



<p>La mostra include sezioni su:</p>



<p>• La rappresentazione degli afroamericani nei media</p>



<p>• La storia delle donne nell&#8217;industria dell&#8217;intrattenimento</p>



<p>• Il ruolo della comunità LGBTQ+ a Hollywood</p>



<p>• Gli stereotipi sugli indigeni americani nel cinema western</p>



<p>Per l&#8217;amministrazione Trump, questo approccio — che contestualizza l&#8217;intrattenimento americano nel quadro delle dinamiche di potere razziali, di genere e sessuali — è l&#8217;esempio stesso dell&#8217;ideologia &#8220;woke&#8221; da eliminare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La minaccia finanziaria: dicembre 2025</h2>



<p>In dicembre, la pressione si è intensificata ulteriormente. Una nuova lettera, firmata dal direttore del Consiglio per la politica interna Vince Haley e dal direttore dell&#8217;Ufficio gestione e bilancio Russell Vought, ha alzato il livello dello scontro.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.istockphoto.com/id/2155834730/it/foto/persone-che-camminano-verso-lo-smithsonian-institute-national-museum-of-american-history.jpg?s=612x612&amp;w=0&amp;k=20&amp;c=PBvOAWaWa5xF5Y_NyiFROjn2jOADjPqW6dKljy1Eu5Q=" alt=""/></figure>
</div>


<p>I punti chiave:</p>



<p>• Richiesta di documentazione completa entro il 13 gennaio 2026 su tutti i programmi previsti per il 250° anniversario dell&#8217;indipendenza americana (2026);</p>



<p>• Minaccia esplicita di usare i poteri di <em>impoundment </em>(trattenimento dei fondi) dell&#8217;Ufficio gestione e bilancio per bloccare i finanziamenti federali in caso di inadempienza;</p>



<p>• Accusa di lentezza: lo Smithsonian avrebbe risposto alle precedenti richieste solo con &#8220;dettagli generici&#8221;, insufficienti per una valutazione.</p>



<p>&#8220;Vogliamo essere certi che nessuno dei responsabili dei musei dello Smithsonian nutra dubbi sul fatto che gli Stati Uniti siano stati tra le maggiori forze positive nella storia mondiale&#8221;, si legge nella lettera. &#8220;Gli americani non tollereranno musei che mostrino diffidenza verso le origini della nazione o che risultino a disagio nel presentare una visione complessivamente positiva della storia americana&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il contesto: la guerra culturale trumpiana</h2>



<p>L&#8217;attacco allo Smithsonian non è un episodio isolato. Si inserisce in una strategia più ampia di &#8220;guerra culturale&#8221; che l&#8217;amministrazione Trump ha dichiarato fin dal primo mandato e intensificato nel secondo. Già nel settembre 2020, durante il primo mandato, Trump tenne un discorso in cui denunciò quella che definì &#8220;indottrinamento di sinistra&#8221; nelle scuole americane, accusando in particolare l&#8217;insegnamento della <strong><em>critical race theory</em></strong> (teoria critica della razza) di essere una &#8220;forma di abuso sui minori&#8221;.</p>



<p>In quell&#8217;occasione annunciò la creazione della <strong><em>1776 Commission</em></strong>, un comitato incaricato di promuovere <strong>un&#8217;educazione &#8220;patriottica&#8221;</strong>. Il nome era una risposta diretta al <strong><em>1619 Project del New York Times</em></strong>, che aveva riesaminato la storia americana ponendo la schiavitù al centro della narrazione nazionale. La commissione fu sciolta da Biden nel gennaio 2021, ma è stata ricostituita nel gennaio 2025 con l&#8217;ordine esecutivo <em>Ending Radical Indoctrination in K-12 Schooling</em>.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.politico.com/dims4/default/resize/888/quality/90/format/webp?url=https%3A%2F%2Fstatic.politico.com%2Fd8%2F88%2F8403c9844566924526431b2c7c58%2Fgettyimages-1215228995-1.jpg" alt="" style="width:569px;height:auto"/></figure>
</div>


<p><strong>Lonnie Bunch ha sempre risposto alle pressioni con toni calibrati.</strong> In una dichiarazione ufficiale, ha riaffermato &#8220;il profondo impegno verso l&#8217;eccellenza accademica, la ricerca rigorosa e la presentazione accurata e fattuale della storia&#8221; dell&#8217;istituzione. La cautela è comprensibile. Lo Smithsonian dipende dai finanziamenti federali per due terzi del suo budget. Uno scontro frontale potrebbe avere conseguenze devastanti per le operazioni quotidiane. Ma la scelta delle parole — &#8220;ricerca rigorosa&#8221;, &#8220;presentazione fattuale&#8221; — contiene anche una rivendicazione implicita: la storia, suggerisce Bunch, si fonda sui fatti, non sulle preferenze politiche.</p>



<p>Tra gli storici, le reazioni sono state più nette. Lo storico <strong>David M. Perry,</strong> in un articolo per <em>Foreign Policy</em>, ha definito l&#8217;ordine un tentativo di &#8220;intensificare la mitizzazione nazionale&#8221; e costruire &#8220;un passato favoleggiato per legittimare l&#8217;amministrazione attuale&#8221;. Perry contesta l&#8217;assunto implicito dell&#8217;ordine: &#8220;Il patriottismo non emerge dalla negazione del disordine, della bruttezza della storia. Una comprensione sfumata del passato di una nazione — che tenga conto del buono e del cattivo — rappresenta il vero patriottismo.&#8221;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il 2026: l&#8217;anniversario come posta in gioco</h2>



<p>Un elemento cruciale per comprendere la tempistica delle pressioni è il <strong><em>Semiquincentennia</em></strong>l: il 250° anniversario della Dichiarazione d&#8217;Indipendenza, che cadrà il 4 luglio 2026. L&#8217;amministrazione Trump vede questo anniversario come un&#8217;occasione per ridefinire la narrazione nazionale. Gli eventi commemorativi, le mostre speciali, i programmi educativi previsti per il 2026 diventeranno il campo di battaglia definitivo tra due visioni della storia americana:</p>



<p>La visione dell&#8217;amministrazione — L&#8217;America come &#8220;forza positiva&#8221; nella storia mondiale, fondata su valori universali di libertà, i cui difetti sono incidenti di percorso superati o irrilevanti rispetto alla grandezza complessiva. La visione contestata — L&#8217;America come esperimento complesso, fondato su ideali elevati ma costruito anche su schiavitù, genocidio indigeno e discriminazione sistemica, la cui grandezza sta nella capacità di confrontarsi con queste contraddizioni.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://static01.nyt.com/images/2019/05/29/arts/28smithsonian/merlin_155544201_db5dff56-b911-449b-8f5d-987228743356-superJumbo.jpg?quality=75&amp;auto=webp" alt="" style="aspect-ratio:1.3213065598348366;width:359px;height:auto"/></figure>
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<p>Al di là della specifica controversia americana, lo scontro sullo Smithsonian solleva questioni universali sul rapporto tra potere politico e memoria collettiva. La frase di Orwell — &#8220;Chi controlla il passato controlla il futuro; chi controlla il presente controlla il passato&#8221; — risuona in questa vicenda con particolare forza. I musei nazionali non sono depositi neutrali di oggetti: sono macchine narrative che costruiscono identità collettive.</p>



<p>Decidere quali storie raccontare, quali silenzi mantenere, quali connessioni stabilire tra gli eventi è un atto di potere. Quando lo Smithsonian sceglie di esporre la storia dell&#8217;intrattenimento americano attraverso la lente della diversità razziale e di genere, sta facendo una scelta interpretativa. Ma lo sarebbe anche scegliere di non farlo.</p>



<p>L&#8217;idea dell&#8217;eccezionalismo americano — la convinzione che gli Stati Uniti rappresentino un esperimento unico nella storia, guidato da principi universali di libertà — è antica quanto la nazione stessa. Non è un&#8217;invenzione trumpiana. Ma c&#8217;è una differenza cruciale tra studiare l&#8217;eccezionalismo americano come fenomeno storico (come nasce, come si sviluppa, quali effetti ha avuto) e imporre l&#8217;eccezionalismo americano come cornice interpretativa obbligatoria per ogni narrazione</p>



<p><strong>Lo scontro non riguarda solo Trump o i suoi avversari. </strong>Tocca una domanda più radicale: la democrazia può sopravvivere se rinuncia al conflitto onesto sulle verità del proprio passato? Oppure la tentazione di “semplificare” la storia – renderla patriottica, edificante, rassicurante – è il primo passo verso l’amnesia civile?</p>



<p>L’America è nata dal diritto di dissentire. Oggi la vera linea di difesa di quel diritto passa, paradossalmente, tra le sale di un museo: tra le sue etichette, i suoi pannelli, le sue scelte curatoriali. Non è un dettaglio estetico, ma la misura di quanto una democrazia creda ancora alla libertà della conoscenza.</p>



<p></p>



<p><strong><em>Capire come il passato viene usato nel racconto dell’attualità è una delle sfide del giornalismo contemporaneo. Nata, come definizione, nell’ambiente accademico americano degli anni ’70, la public history è un concetto che si propone di fare da ponte tra il sapere esperto dello storico e la memoria vissuta dalla collettività. Per rendere la storia non solo accessibile, ma partecipata.</em></strong></p>



<p><strong><em>Proprio per questo ho realizzato un videocorso dedicato al rapporto tra public history e giornalismo narrativo.&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/course-landing/public-history-e-giornalismo-narrativo">Per saperne di più clicca qui</a>.</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/trump-attacca-lo-smithsonian-ovvero-patriottismo-di-stato-e-nazionalismo-contro-liberta-di-ricerca.html">Trump attacca lo Smithsonian, ovvero: patriottismo di Stato e nazionalismo contro libertà di ricerca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Scarsità di reattori per gli isotopi, guerre, tensioni politiche: tutti i &#8220;nemici&#8221; della medicina nucleare</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/scarsita-di-reattori-per-gli-isotopi-guerre-tensioni-politiche-tutti-i-nemici-della-medicina-nucleare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 13:09:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[arricchimento uranio]]></category>
		<category><![CDATA[Cobalto]]></category>
		<category><![CDATA[reattori nucleari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-1498630926-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-1498630926-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-1498630926-612x612-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-1498630926-612x612-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-1498630926-612x612-1-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>La dipendenza nucleare della medicina è reale, profonda e sottovalutata. L'emivita degli isotopi non aspetta le crisi geopolitiche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/scarsita-di-reattori-per-gli-isotopi-guerre-tensioni-politiche-tutti-i-nemici-della-medicina-nucleare.html">Scarsità di reattori per gli isotopi, guerre, tensioni politiche: tutti i &#8220;nemici&#8221; della medicina nucleare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-1498630926-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-1498630926-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-1498630926-612x612-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-1498630926-612x612-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-1498630926-612x612-1-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Ogni giorno, decine di milioni di procedure diagnostiche e terapeutiche dipendono da una risorsa che pochi conoscono e quasi nessuno vede: gli <strong>isotopi radioattivi</strong>. Dalla scintigrafia cardiaca alla PET oncologica, dalla terapia del tumore alla tiroide al trattamento dei tumori neuroendocrini, la <strong>medicina nucleare</strong> è diventata una componente insostituibile della sanità moderna.</p>



<p>Eppure, questa branca poggia su fondamenta sorprendentemente fragili. La produzione di <strong>isotopi medicali</strong> dipende da un numero ristretto di reattori nucleari di ricerca, molti dei quali costruiti decenni fa e prossimi alla fine della loro vita operativa. Le filiere di approvvigionamento attraversano confini, continenti e zone di tensione geopolitica. Un guasto imprevisto, una crisi diplomatica, un conflitto possono interrompere forniture che non ammettono ritardi: gli isotopi decadono in ore o giorni, non possono essere stoccati, non possono aspettare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Isotopi medicali: l&#8217;invisibile infrastruttura della diagnosi e della cura</h2>



<p>Gli isotopi radioattivi sono utilizzati in oltre 40 milioni di procedure mediche ogni anno nel mondo. La medicina nucleare diagnostica — scintigrafie, PET, SPECT — permette di visualizzare processi metabolici invisibili alle tecniche di <em>imaging </em>convenzionali. La medicina nucleare terapeutica usa le radiazioni per distruggere selettivamente cellule tumorali, trattare patologie tiroidee, alleviare il dolore delle metastasi ossee.</p>



<p>Il mercato globale dei radioisotopi medicali è stimato a <strong>6,7 miliardi di dollari nel 2024</strong>, con una crescita prevista dell&#8217;8,9% annuo fino al 2030. Ma questa crescita nasconde una fragilità strutturale: la produzione è concentrata in pochissimi impianti, molti dei quali operano ben oltre la loro vita progettuale.</p>



<p>Il <strong>tecnezio-99m</strong> (Tc-99m) domina la medicina nucleare diagnostica. Viene utilizzato in circa l&#8217;80% di tutte le procedure di <em>imaging</em> nucleare — <strong>oltre 30 milioni di esami ogni anno.</strong> Le sue proprietà sono ideali: emette raggi gamma facilmente rilevabili, ha un&#8217;emivita di sole 6 ore (abbastanza lunga per l&#8217;esame, abbastanza breve per minimizzare l&#8217;esposizione del paziente), e può essere legato a numerosi composti per visualizzare organi e funzioni diverse. Ma il Tc-99m non si trova in natura e non può essere prodotto direttamente in quantità utili. Deriva dal decadimento del molibdeno-99 (Mo-99), che a sua volta viene prodotto in reattori nucleari di ricerca attraverso la fissione dell&#8217;uranio-235.</p>



<p>Questa catena di produzione — uranio → reattore → Mo-99 → generatore → Tc-99m → paziente — è lunga, complessa e attraversa confini nazionali. Ogni passaggio ha tempistiche stringenti: il Mo-99 ha un&#8217;emivita di 66 ore, il che significa che perde metà della sua attività ogni tre giorni. Non si può accumulare, non si può attendere.</p>



<p>La diversità degli isotopi corrisponde a una diversità di filiere: alcuni dipendono da reattori, altri da ciclotroni, altri ancora da generatori. Ogni filiera ha le sue strozzature, le sue dipendenze geografiche, i suoi rischi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La geografia della produzione: pochi reattori per un mondo intero</h2>



<p>Fino a pochi anni fa, circa il 95% del Mo-99 mondiale proveniva da <strong>soli cinque reattori nucleari</strong> di ricerca: la chiusura del <strong>reattore canadese NRU</strong> nel 2018, dopo oltre 60 anni di operatività, ha rappresentato uno shock per il sistema. Il Canada era stato per decenni il principale fornitore mondiale di Mo-99. La sua uscita dal mercato ha costretto a una redistribuzione della domanda verso gli altri impianti, aumentando la pressione su infrastrutture già mature.</p>



<p>Molti reattori di ricerca ancora operativi sono stati costruiti negli anni &#8217;60 e &#8217;70. Operano ben oltre la loro vita progettuale, richiedono manutenzioni sempre più frequenti e costose, e ogni fermata — programmata o imprevista — si traduce in carenze di isotopi a livello continentale. Nel <a href="https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3473731/">2009-2010</a>, una serie di fermate simultanee di reattori in Canada e Paesi Bassi provocò una crisi globale di Tc-99m. Ospedali di tutto il mondo dovettero rinviare o cancellare procedure diagnostiche. La crisi mise in luce quanto il sistema fosse fragile e privo di ridondanza.</p>



<p>La produzione di Mo-99 è concentrata in pochi Paesi:</p>



<p>• Europa: Paesi Bassi, Belgio, Francia;</p>



<p>• Africa: Sudafrica;</p>



<p>• Oceania: Australia;</p>



<p>• Nord America: Canada (uscito), USA (nuovi impianti in sviluppo);</p>



<p>• Russia: produce per uso interno e regionale</p>



<p>Questa concentrazione geografica crea dipendenze critiche. L&#8217;Europa dipende quasi interamente da due reattori per la produzione interna. Qualsiasi interruzione prolungata richiederebbe importazioni transoceaniche — un problema logistico significativo dato il rapido decadimento del Mo-99.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le crisi recenti e la fragilità della filiera</h2>



<p>Nel maggio 2009, il reattore NRU canadese fu fermato per problemi di sicurezza. Pochi mesi dopo, il reattore HFR olandese fu chiuso per manutenzione. Con due dei principali produttori mondiali simultaneamente offline, il sistema entrò in crisi. Gli effetti furono immediati: ospedali costretti a razionare le procedure di medicina nucleare, liste d&#8217;attesa allungate per esami diagnostici, ricorso a isotopi alternativi, quando possibile, pressione sui pazienti oncologici in attesa di stadiazione.</p>



<p>La crisi durò mesi e mise in evidenza l&#8217;assenza di scorte strategiche (impossibili per prodotti a rapido decadimento), la mancanza di capacità produttiva ridondante e la vulnerabilità di un sistema costruito su infrastrutture obsolete.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://cna.ca/wp-content/uploads/2015/02/editorial-image-small-nru.jpg" alt="" style="width:475px;height:auto"/></figure>
</div>


<p><strong>La pandemia ha colpito anche la filiera degli isotopi,</strong> seppur in modo diverso rispetto ad altri settori sanitari. I lockdown hanno ridotto temporaneamente la domanda di procedure elettive, ma hanno anche complicato la logistica del trasporto aereo — cruciale per isotopi a breve emivita che devono viaggiare rapidamente dai siti di produzione agli ospedali. La riduzione dei voli commerciali ha costretto a ricorrere a trasporti dedicati più costosi. Alcuni Paesi hanno sperimentato ritardi nelle consegne e fluttuazioni nella disponibilità.</p>



<p>La Russia è un produttore significativo di isotopi medicali, sia per il mercato interno che per l&#8217;esportazione verso Paesi limitrofi. Il deterioramento delle relazioni con l&#8217;Occidente ha sollevato preoccupazioni sulla sicurezza delle forniture. Più indirettamente, <strong>la guerra ha evidenziato la fragilità delle catene logistiche che attraversano zone di conflitto. </strong>Gli spazi aerei chiusi, le sanzioni commerciali, l&#8217;incertezza geopolitica hanno complicato il trasporto di materiali sensibili come gli isotopi radioattivi.</p>



<p><strong>La dipendenza dell&#8217;Europa dalla Russia per l&#8217;uranio arricchito </strong>— necessario per alcuni processi di produzione di isotopi — è un&#8217;altra vulnerabilità emersa con maggiore chiarezza dopo il 2022. Sebbene esistano alternative, la diversificazione delle fonti richiede tempo e investimenti.</p>



<p>La <strong>crisi dello Stretto di Hormuz</strong>, ultima ma non per importanza, ha avuto ripercussioni su molteplici filiere sanitarie. Sebbene la produzione di isotopi non dipenda direttamente dal transito di Hormuz, gli effetti indiretti sono significativi: la produzione in reattore è energy-intensive con l&#8217;aumento dei prezzi dell&#8217;energia si riflette sui costi operativi; la logistica aerea: la chiusura o limitazione di hub mediorientali ha complicato le rotte di trasporto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La radioterapia: acceleratori e cobalto</h2>



<p>Se la medicina nucleare diagnostica dipende principalmente dal Tc-99m, la radioterapia oncologica ha una struttura di dipendenze diversa. Il <strong>cobalto-60</strong> è utilizzato in unità di radioterapia diffuse in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito dove gli acceleratori lineari sono troppo costosi o difficili da mantenere. È anche la fonte di radiazione per la sterilizzazione di dispositivi medici e la conservazione di alimenti.</p>



<p>La produzione di Co-60 avviene principalmente in <strong>reattori nucleari di potenza</strong>, attraverso l&#8217;irraggiamento del cobalto-59. I principali produttori sono:</p>



<p>• Canada (Bruce Power)</p>



<p>• Russia (Rosatom)</p>



<p>• Argentina (CNEA)</p>



<p>• Cina</p>



<p>La dipendenza da un numero limitato di produttori crea vulnerabilità analoghe a quelle del Mo-99. La Russia, in particolare, è un fornitore significativo per molti Paesi, e le tensioni geopolitiche hanno sollevato preoccupazioni sulla continuità delle forniture.</p>



<p>Gli acceleratori lineari (LINAC) hanno sostituito le unità a cobalto nella maggior parte dei Paesi ad alto reddito. Sono più precisi, più versatili e non richiedono la gestione di sorgenti radioattive. Ma sono anche macchine complesse, costose (1-5 milioni di dollari) e dipendenti da componenti elettronici sofisticati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La questione dell&#8217;uranio: HEU vs LEU</h2>



<p>Storicamente, la produzione di Mo-99 si è basata sulla fissione di uranio altamente arricchito (HEU, &gt;20% U-235). L&#8217;HEU è efficiente, produce alte rese di Mo-99, ma è anche un materiale a rischio di <strong>proliferazione nucleare</strong>. La comunità internazionale ha promosso la conversione verso uranio a basso arricchimento (LEU, &lt;20% U-235). L&#8217;obiettivo è ridurre la circolazione di materiali weaponizzabili, ma la transizione comporta sfide tecniche e costi.</p>



<p><strong>Alcuni produttori hanno completato la transizione (Australia, Sudafrica), altri sono ancora in fase di conversione o la stanno pianificando. </strong>La dipendenza da HEU di origine russa per alcuni impianti europei è diventata una preoccupazione geopolitica dopo il 2022. L&#8217;Unione Europea importa una quota significativa del suo uranio arricchito dalla Russia. Sebbene questa dipendenza riguardi principalmente le centrali nucleari di potenza, ha implicazioni anche per la filiera degli isotopi medicali.</p>



<p>I reattori di ricerca europei che producono isotopi utilizzano uranio arricchito. La diversificazione delle fonti di approvvigionamento è in corso, ma richiede tempo. Nel frattempo, l&#8217;incertezza sulle forniture future complica la pianificazione a lungo termine.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nuove tecnologie e strategie di resilienza</h2>



<p>I ciclotroni sono acceleratori di particelle che possono produrre alcuni isotopi senza bisogno di reattori nucleari. Il fluoro-18 (F-18), utilizzato nella PET oncologica, è prodotto quasi esclusivamente via ciclotrone. La tecnologia ciclotrone offre vantaggi: decentralizzazione, flessibilità, nessuna dipendenza da reattori poichè evitano le vulnerabilità della filiera del Mo-99</p>



<p>Ma i ciclotroni non possono sostituire i reattori per tutti gli isotopi. Il Mo-99 prodotto via ciclotrone (attraverso reazioni diverse dalla fissione) ha rese inferiori e costi più elevati. Per alcuni isotopi terapeutici, <strong>il reattore rimane il metodo di produzione più efficiente</strong>.</p>



<p>Diversi Paesi stanno investendo in nuovi reattori di ricerca specificamente progettati per la produzione di isotopi medicali: questi investimenti mirano a garantire la continuità delle forniture quando i reattori attuali raggiungeranno la fine della loro vita operativa. Ma i tempi di costruzione sono lunghi — spesso oltre un decennio — e nel frattempo il sistema rimane vulnerabile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/scarsita-di-reattori-per-gli-isotopi-guerre-tensioni-politiche-tutti-i-nemici-della-medicina-nucleare.html">Scarsità di reattori per gli isotopi, guerre, tensioni politiche: tutti i &#8220;nemici&#8221; della medicina nucleare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>INSIDEUSA-Se gli Usa le &#8220;prendono&#8221; perfino da re Carlo</title>
		<link>https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/insideusa-se-gli-usa-le-prendono-perfino-da-re-carlo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 08:34:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Newsletter di InsideOver]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429095824638_4afbefc01c826353105e3d205b3856e8-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429095824638_4afbefc01c826353105e3d205b3856e8-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429095824638_4afbefc01c826353105e3d205b3856e8-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429095824638_4afbefc01c826353105e3d205b3856e8-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429095824638_4afbefc01c826353105e3d205b3856e8-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429095824638_4afbefc01c826353105e3d205b3856e8-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429095824638_4afbefc01c826353105e3d205b3856e8-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cari lettori, benvenuti a una nuova puntata di&#160;InsideUsa, la newsletter settimanale di InsideOver dedicata alle notizie più rilevanti dagli Stati Uniti. Io sono&#160;Francesca Salvatore&#160;e, come ogni giovedì, vi giungerà una mail con tutto ciò che vi serve per comprendere come si è mossa Washington negli ultimi sette giorni. Questa settimana, solo per gli abbonati, un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/insideusa-se-gli-usa-le-prendono-perfino-da-re-carlo.html">[...]</a></p>
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<p>Cari lettori,</p>



<p>benvenuti a una nuova puntata di&nbsp;<strong>InsideUsa</strong>, la newsletter settimanale di InsideOver dedicata alle notizie più rilevanti dagli Stati Uniti. Io sono&nbsp;<strong>Francesca Salvatore</strong>&nbsp;e, come ogni giovedì, vi giungerà una mail con tutto ciò che vi serve per comprendere come si è mossa Washington negli ultimi sette giorni.</p>



<p>Questa settimana, solo per gli abbonati, un pezzo che racconta la visita di Re Carlo, che in queste ore assume un valore che va oltre il cerimoniale: è il segnale di un rapporto speciale che Londra e Washington vogliono rilanciare in una fase di forti tensioni globali. Tra diplomazia, sicurezza e simboli, la monarchia britannica torna così a essere uno strumento di influenza internazionale.</p>



<p>Tra gli altri temi che abbiamo scelto di approfondire e che ho selezionato per voi:</p>



<p>• Scandalo Epstein: negli Usa avviata l’indagine sul Dipartimento di Giustizia per la gestione dei file<br>• Gli Usa fanno i capricci con Seoul: perché la diplomazia coreana è a rischio<br>• Trump, Anticristo e Palantir: il messianesimo Made in Usa<br>• Il Giappone non si fida più degli Usa e diventa attore della politica di sicurezza asiatica<br>• Il politologo Christopher Layne: “Trump non capisce Von Clausewitz: la guerra all’Iran è un fallimento strategico”</p>



<p><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Abbonatevi a InsideUsa</a>&nbsp;e continuate a sostenere&nbsp;<strong>InsideOver</strong>. Noi ci risentiamo giovedì prossimo, sempre qui.</p>



<p>Potete trovarmi su Linkedin e Instagram come&nbsp;<strong>Francesca Salvatore</strong>&nbsp;o scrivermi all’indirizzo&nbsp;kikkasalvatore@hotmail.it. Per qualsiasi confronto, suggerimento o curiosità, sono qui pronta a leggere e rispondere!</p>
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		<title>Pasolini e la storia nello spazio pubblico: i documentari come inchiesta sul presente</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/pasolini-e-la-storia-nello-spazio-pubblico-i-documentari-come-inchiesta-sul-presente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 13:46:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1170" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260414111547900_f072b80906f110c3125fb7b66a3afe22.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260414111547900_f072b80906f110c3125fb7b66a3afe22.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260414111547900_f072b80906f110c3125fb7b66a3afe22-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260414111547900_f072b80906f110c3125fb7b66a3afe22-1024x624.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260414111547900_f072b80906f110c3125fb7b66a3afe22-768x468.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260414111547900_f072b80906f110c3125fb7b66a3afe22-1536x936.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260414111547900_f072b80906f110c3125fb7b66a3afe22-600x366.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, attore, drammaturgo. Pier Paolo Pasolini è stato uno e centomila nel panorama intellettuale italiano, così immenso che ogni tentativo di definizione rischia di ridurre lo spessore della mente di Pasolini l’uomo. Raramente, però, PPP è stato raccontato come un public historian, ossia un intellettuale in grado di fare la storia con &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/pasolini-e-la-storia-nello-spazio-pubblico-i-documentari-come-inchiesta-sul-presente.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1170" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260414111547900_f072b80906f110c3125fb7b66a3afe22.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260414111547900_f072b80906f110c3125fb7b66a3afe22.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260414111547900_f072b80906f110c3125fb7b66a3afe22-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260414111547900_f072b80906f110c3125fb7b66a3afe22-1024x624.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260414111547900_f072b80906f110c3125fb7b66a3afe22-768x468.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260414111547900_f072b80906f110c3125fb7b66a3afe22-1536x936.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260414111547900_f072b80906f110c3125fb7b66a3afe22-600x366.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, attore, drammaturgo. <strong><a href="https://it.insideover.com/storia/pasolini-50-anni-dopo-ecco-perche-non-possiamo-non-dirci-pasoliniani.html" type="post" id="492077">Pier Paolo Pasolini</a></strong> è stato uno e centomila nel panorama intellettuale italiano, così immenso che ogni tentativo di definizione rischia di ridurre lo spessore della mente di Pasolini l’uomo. Raramente, però, PPP è stato raccontato come un public historian, ossia un intellettuale in grado di fare la storia con e per il pubblico.</p>



<p>Sebbene la <em>public history</em> muovesse i primi passi nel mondo anglosassone proprio mentre Pasolini vergava i suoi preziosi e indimenticabili documentari, quegli audiovisivi oggi rappresentano un racconto corale con e per gli italiani in presa diretta. Protagonista, la gente comune e il suo esercito di subalterni, stropicciati, sognatori, perduti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><em>Comizi d’amore</em> (1964) e l’Italia del boom</h2>



<p>Uno dei documentari che più chiaramente permette di leggere Pasolini in una prospettiva vicina alla <em>public history</em> è <strong><em>Comizi d’amore</em> </strong>(1964), un film che può essere interpretato come <strong>una vera inchiesta storica sull’Italia del boom economico</strong>. Pasolini non si limita a osservare la società contemporanea, ma la interroga direttamente, trasformando il cinema in uno strumento di raccolta di fonti. Attraverso una serie di interviste realizzate in tutta la Penisola, il regista <strong>chiede a persone comuni di parlare di sessualità, matrimonio, famiglia e morale</strong>, temi che in quegli anni segnano profondamente il cambiamento della società italiana. Il risultato non è soltanto un documentario sociologico, ma una registrazione diretta delle mentalità di un paese in trasformazione, che oggi può essere letta come un vero archivio storico.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Love Meetings - Comizi d&#039;Amore - Full Movie Film Completo by Film&amp;Clips" width="500" height="375" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/JKGvqxBZWS0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_JKGvqxBZWS0");</script>
</div></figure>



<p>Ciò che rende il film particolarmente interessante in chiave di public history è<strong> il metodo</strong>. Pasolini non costruisce una narrazione a posteriori, ma documenta il presente mentre accade, raccogliendo testimonianze nello spazio pubblico, nelle piazze, nelle spiagge, nelle periferie e nelle campagne. Le voci che emergono nel film non sono quelle degli esperti, ma quelle di cittadini comuni, e proprio per questo acquistano valore storico. Il documentario diventa così una forma di <strong>storia orale realizzata attraverso il cinema</strong>, in cui il regista svolge un ruolo simile a quello di uno storico che raccoglie fonti vive prima che vadano perdute.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong><em><a href="https://it.insideover.com/course-landing/public-history-e-giornalismo-investigativo">Public History e giornalismo narrativo- Francesca Salvatore</a></em></strong></h2>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://it.insideover.com/course-landing/public-history-e-giornalismo-investigativo"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="493" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/screen-salvatore--1024x493.jpg" alt="" class="wp-image-500697" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/screen-salvatore--1024x493.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/screen-salvatore--300x144.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/screen-salvatore--768x370.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/screen-salvatore--600x289.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/screen-salvatore-.jpg 1373w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Esiste un modo di guardare alla Storia che la rende di tutti, e per tutti. La Public History racconta la storia attraverso le storie delle vittime, ma anche in un costante dialogo con il pubblico. Francesca Salvatore, giornalistica e docente di Public History, spiega l’uso di questa disciplina nel giornalismo narrativo, con rigore e metodo. <strong><a href="https://it.insideover.com/public-history-giornalismo-narrativo-anteprima-gratuita">Iscriviti all’anteprima gratuita qui</a></strong>. Se hai già capito che il corso di Public History e giornalismo narrativo ti interessa, <strong><a href="https://it.insideover.com/course-landing/public-history-e-giornalismo-investigativo">iscriviti qui</a>.</strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p>Riguardato oggi, <em>Comizi d’amore</em> appare come una fotografia estremamente precisa dell’Italia degli anni Sessanta, colta nel momento in cui sta passando da una società ancora legata a modelli tradizionali a una realtà segnata dal consumo di massa e dalla modernizzazione. Pasolini sembra consapevole di trovarsi davanti a una svolta storica e usa il film per fissarla, trasformando l’attualità in memoria. In questo senso il documentario anticipa molte pratiche in cui la storia non è soltanto ricostruzione del passato lontano, ma anche registrazione e interpretazione del presente nello spazio pubblico.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><em>Appunti per un’Orestiade africana</em></h2>



<p>Anche <strong><em>Appunti per un’Orestiade africana</em> </strong>permette di leggere il lavoro di Pasolini in una prospettiva vicina alla <em>public history</em>, ma in modo diverso rispetto a <em>Comizi d’amore</em>. Se nel film del 1964 Pasolini documentava l’Italia mentre cambiava, qui il regista mette in scena <strong>il processo stesso della ricerca</strong>, mostrando come nasce un’interpretazione storica. Il documentario segue il viaggio di Pasolini in Africa mentre immagina di ambientare l’<em>Orestea</em> di Eschilo nel contesto dei <strong>paesi africani appena usciti dal colonialismo</strong>. Non si tratta di un film compiuto, ma di appunti, sopralluoghi, incontri, discussioni. Proprio questa forma incompleta rende il lavoro particolarmente interessante, perché rende visibile il momento in cui il passato viene reinterpretato per dare senso al presente.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Appunti per un&#039; Orestiade Africana" width="500" height="375" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/DLOu-f33GlY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_DLOu-f33GlY");</script>
</div></figure>



<p>Nel corso del film Pasolini dialoga con <strong>studenti africani</strong>, osserva paesaggi urbani e rurali, riflette sul rapporto tra tradizione e modernità. L’Africa che racconta non è quella di un mito esotico, ma <strong>uno spazio storico in trasformazione</strong>, segnato dall’indipendenza politica e dalla ricerca di una nuova identità culturale. Il riferimento alla tragedia greca diventa uno strumento per leggere questo passaggio, come se il mondo africano stesse vivendo una fase paragonabile alla nascita della civiltà occidentale. In questo modo Pasolini utilizza un testo antico per interpretare un processo contemporaneo, costruendo una narrazione che non è solo cinematografica, ma anche storica.</p>



<p>Ciò che avvicina il film alla <em>public history</em> è soprattutto il carattere pubblico della ricerca. Pasolini non nasconde il proprio punto di vista e non presenta il risultato come definitivo, ma coinvolge direttamente le persone che incontra, mostrando il confronto tra culture diverse e lasciando emergere dubbi e contraddizioni. Il documentario diventa così uno spazio di discussione, in cui la storia non è una verità già stabilita ma qualcosa che si costruisce attraverso il dialogo. Questo modo di lavorare anticipa molte pratiche contemporanee , in cui il racconto del passato nasce dall’interazione tra studiosi, testimoni e pubblico.</p>



<p>Riguardato oggi, <em>Appunti per un’Orestiade africana</em> appare come il tentativo di usare il cinema per comprendere un momento storico globale, quello delle decolonizzazioni, nel momento stesso in cui si sta svolgendo. Pasolini non si limita a rappresentare la realtà, ma cerca di darle una forma interpretativa, trasformando il documentario in uno strumento per pensare la storia mentre accade.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><em>La forma della città (1974)</em> e il rapporto tra trasformazioni del presente, memoria storica e  patrimonio</h2>



<p><em><strong>La forma della città</strong> </em>(1974), che è forse il documentario pasoliniano più vicino alla sensibilità della <em>public history</em> contemporanea, perché affronta direttamente il <strong>rapporto tra trasformazioni del presente, memoria storica e tutela del patrimonio</strong>.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Pier Paolo Pasolini - La forma della città (1974)" width="500" height="375" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/btJ-EoJxwr4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_btJ-EoJxwr4");</script>
</div></figure>



<p>In <em>La forma della città</em>, breve documentario realizzato per la televisione, Pier Paolo Pasolini riflette sulla <strong>trasformazione del paesaggio urbano italiano</strong> e sul <strong>rischio di perdita della memoria storica</strong> provocato dalla modernizzazione. Il film si concentra in particolare sul caso di <strong>Orte</strong>, nel Lazio, ma il discorso assume subito un valore generale. Pasolini osserva come gli interventi edilizi contemporanei alterino l’equilibrio delle città storiche, rompendo un rapporto secolare tra architettura, territorio e vita sociale. La sua non è una semplice critica estetica, ma una lettura storica del presente: la distruzione del paesaggio diventa il segno visibile di una trasformazione culturale più profonda che sta cambiando l’Italia.</p>



<p>Ciò che rende il documentario particolarmente interessante è il modo in cui Pasolini porta questa riflessione fuori dagli ambienti specialistici e la rivolge direttamente al pubblico televisivo. Il tema della tutela del patrimonio, che fino a pochi anni prima apparteneva soprattutto al dibattito tra architetti e storici dell’arte, viene presentato come <strong>una questione che riguarda tutti</strong>. Pasolini mostra i luoghi, li commenta, li mette a confronto, trasformando il film in una forma di <strong>educazione allo sguardo</strong>. Lo spettatore è invitato a riconoscere nel paesaggio non solo uno sfondo, ma un documento storico, risultato di stratificazioni e di scelte collettive.</p>



<p>Nel documentario emerge anche un’idea molto moderna di memoria, intesa non come semplice conservazione del passato, ma come elemento vivo che continua a dare forma al presente. Quando Pasolini denuncia la distruzione dei centri storici o la costruzione di edifici che spezzano l’armonia del paesaggio, sta in realtà parlando della perdita di un legame con la storia. La trasformazione urbanistica diventa così una questione culturale e politica, perché modifica il modo in cui una società percepisce se stessa e il proprio passato.</p>



<p>Riguardato oggi, <em>La forma della città</em> appare sorprendentemente vicino ai temi che oggi sono centrali nella <em>public history</em>: il rapporto tra patrimonio e identità, il ruolo dello spazio pubblico nella costruzione della memoria, <strong>la responsabilità delle istituzioni e dei cittadini nella conservazione dei luoghi storici</strong>. Pasolini utilizza il linguaggio del documentario per intervenire in un dibattito che riguarda il presente, ma lo fa con la consapevolezza che ciò che sta cambiando sotto i suoi occhi diventerà, per le generazioni future, materia di storia. In questo senso il film non è soltanto una denuncia, ma anche un tentativo di salvare, attraverso le immagini, una forma della città destinata a scomparire.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><em>Le mura di Sana&#8217;a (1971)</em>, un appello pubblico per la tutela di un patrimonio storico minacciato</h2>



<p><em><strong>Le mura di Sana&#8217;a</strong> </em>(1971) è forse il documentario pasoliniano più chiaramente interpretabile come intervento di <em>public history</em> in senso contemporaneo, perché nasce esplicitamente come <strong>appello pubblico per la tutela di un patrimonio storico minacciato</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Le Mura Di Sana&#039;a - Pier Paolo Pasolini (1971) -" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/ocKUTpQZVco?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_ocKUTpQZVco");</script>
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<p>In <em>Le mura di Sana&#8217;a</em>, girato nel 1971 nello <strong>Yemen</strong>, Pasolini realizza un breve documentario con un obiettivo preciso: attirare l’attenzione internazionale sul rischio di distruzione della città antica di Sana’a, minacciata da progetti di modernizzazione urbanistica. Il film non è pensato come opera autonoma, ma come una sorta di <strong>lettera aperta rivolta all’UNESCO</strong> e alla comunità internazionale, affinché intervengano per proteggere un patrimonio storico considerato unico al mondo. Fin dall’inizio, quindi, il documentario nasce come intervento nello spazio pubblico e non come semplice osservazione cinematografica.</p>



<p>Pasolini filma la città soffermandosi sulle architetture, sulle strade, sui volti, insistendo sulla continuità tra la vita quotidiana e le forme storiche dello spazio urbano. Sana’a appare come un luogo in cui il passato non è separato dal presente, ma continua a vivere nelle strutture della città e nelle abitudini delle persone. Proprio per questo la minaccia della distruzione assume un significato che va oltre la perdita materiale degli edifici: ciò che rischia di scomparire è una forma di civiltà. Il documentario costruisce così una narrazione che lega patrimonio, identità e memoria, anticipando temi che oggi sono centrali nel dibattito internazionale sulla tutela dei beni culturali.</p>



<p>In questa prospettiva, il film può essere letto come un esempio di Public History legata all’heritage, cioè a quel campo di studi e pratiche che riguarda la conservazione e la comunicazione del passato nello spazio pubblico. Pasolini non si limita a descrivere un luogo storico, ma cerca di <strong>mobilitare lo spettatore</strong>, trasformando la conoscenza in responsabilità. Il cinema diventa uno strumento di sensibilizzazione, capace di costruire consapevolezza e di influenzare il dibattito politico e culturale. Non è un caso che negli anni successivi Sana’a venga effettivamente riconosciuta come patrimonio da proteggere, anche grazie all’attenzione internazionale suscitata da iniziative di questo tipo.</p>



<p>Riguardato oggi, <em>Le mura di Sana’a</em> appare sorprendentemente attuale. Il documentario mostra come il racconto del passato possa essere usato non solo per ricordare, ma anche per intervenire sul presente. In questo senso Pasolini anticipa un modo di fare storia che non si limita alla ricerca, ma <strong>cerca di influenzare le scelte collettive</strong>, mettendo in relazione memoria, politica e spazio pubblico.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><em>Sopralluoghi in Palestina per il Vangelo secondo Matteo</em>, la ricerca e la costruzione della rappresentazione storica</h2>



<p><em><strong>Sopralluoghi in Palestina per il Vangelo secondo Matteo</strong> </em>(1963), che è un caso molto interessante perché mostra il momento della ricerca e della costruzione della rappresentazione storica, rendendo visibile il processo attraverso cui il passato viene interpretato e tradotto in immagini.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Pasolini: Sopralluoghi in Palestina" width="500" height="375" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/sUqWISYQkPQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_sUqWISYQkPQ");</script>
</div></figure>



<p>In <em>Sopralluoghi</em>, realizzato nel 1963 durante la preparazione del film sul <em>Vangelo</em>,  Pasolini documenta il viaggio compiuto in Palestina alla ricerca delle <em>location</em>. Il documentario non è un semplice dietro le quinte, ma un vero percorso di esplorazione che mette in scena il rapporto tra storia, paesaggio e rappresentazione. Pasolini osserva i luoghi, li confronta con il testo evangelico, si interroga sulla possibilità di restituire visivamente un mondo antico in un contesto contemporaneo profondamente diverso. Il film diventa così una riflessione sul modo in cui il passato può essere raccontato attraverso i media.</p>



<p>Ciò che rende questo lavoro particolarmente interessante è il fatto che <strong>il processo di ricerca viene mostrato apertamente</strong>. Pasolini non presenta una ricostruzione già compiuta, ma espone dubbi, tentativi, errori, cambi di idea. Lo spettatore assiste alla costruzione di uno sguardo storico, vedendo come la scelta di un luogo, di un volto o di un paesaggio influisca sul modo in cui una vicenda del passato verrà percepita. In questo senso il documentario rende evidente che ogni rappresentazione storica è il risultato di una mediazione, di un lavoro di interpretazione e di selezione.</p>



<p>Il viaggio in Palestina mette inoltre in luce la distanza tra il testo sacro e la realtà contemporanea. Pasolini si accorge che i luoghi non corrispondono all’immagine che aveva in mente e che la modernizzazione ha trasformato profondamente il paesaggio. Questa difficoltà diventa parte del film stesso, che si trasforma in una <strong>riflessione sul rapporto tra memoria, tradizione e presente</strong>. Il documentario mostra come il passato non sia mai qualcosa di immediatamente disponibile, ma debba essere continuamente ricostruito attraverso immagini, racconti e scelte narrative.</p>



<p>Riguardato oggi, <em>Sopralluoghi </em>appare molto vicino a quelle pratiche della <em>public history </em>che insistono sulla <strong>trasparenza del processo storico</strong>, sulla necessità di mostrare come nasce una narrazione e su quanto il contesto contemporaneo influenzi il modo in cui interpretiamo il passato. Pasolini utilizza il cinema non solo per rappresentare una storia, ma per interrogarsi pubblicamente su come quella storia possa essere raccontata. In questo senso il documentario anticipa un modo di fare storia consapevole dei propri strumenti e del proprio ruolo nello spazio pubblico.</p>



<p><strong><em>Capire come il passato viene usato nel racconto dell’attualità è una delle sfide del giornalismo contemporaneo. Nata, come definizione, nell’ambiente accademico americano degli anni ’70, la public history è un concetto che si propone di fare da ponte tra il sapere esperto dello storico e la memoria vissuta dalla collettività. Per rendere la storia non solo accessibile, ma partecipata.</em></strong></p>



<p><strong><em>Proprio per questo ho realizzato un videocorso dedicato al rapporto tra public history e giornalismo narrativo.&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/course-landing/public-history-e-giornalismo-narrativo">Per saperne di più clicca qui</a>.</em></strong></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/pasolini-e-la-storia-nello-spazio-pubblico-i-documentari-come-inchiesta-sul-presente.html">Pasolini e la storia nello spazio pubblico: i documentari come inchiesta sul presente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il Mediterraneo ha la febbre: clima, salute e nuova diplomazia della sopravvivenza</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-mediterraneo-ha-la-febbre-clima-salute-e-nuova-diplomazia-della-sopravvivenza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 14:13:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="392" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1-600x384.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Il cambiamento climatico sta trasformando il Mediterraneo in un’area ad alta vulnerabilità tra ondate di calore e malattie vettoriali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-mediterraneo-ha-la-febbre-clima-salute-e-nuova-diplomazia-della-sopravvivenza.html">Il Mediterraneo ha la febbre: clima, salute e nuova diplomazia della sopravvivenza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="392" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1-600x384.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Il Mediterraneo sta attraversando una trasformazione che non è più possibile descrivere soltanto in termini ambientali. È una mutazione sistemica che coinvolge clima, salute, economia e sicurezza, e che sta ridefinendo il ruolo geopolitico della regione. I dati scientifici più aggiornati confermano che il bacino mediterraneo si sta riscaldando circa il <strong>20% più velocemente rispetto alla media globale</strong>, con un aumento della temperatura media già superiore a +1,5°C rispetto ai livelli preindustriali ((IPCC, 2023); (MedECC, 2020)). In alcune aree del Mediterraneo orientale e meridionale, l’incremento supera già i +2°C, anticipando scenari climatici che il resto del pianeta sperimenterà solo nei prossimi decenni ((MedECC, 2020)).</p>



<p>Questa accelerazione si traduce in una crescita marcata degli eventi estremi. Le <strong>ondate di calore</strong>, in particolare, sono diventate più frequenti, più lunghe e più intense. Secondo il <em>Lancet Countdown</em>, tra il 2013 e il 2022 l’esposizione delle popolazioni europee alle ondate di calore è aumentata del <strong>57% rispetto al periodo 1990-2000</strong> (Lancet Countdown Europe, 2024). Nel solo 2022, una delle estati più calde mai registrate, si sono stimati circa <strong>61.000 decessi legati al caldo in Europa</strong> (Nature Medicine, 2023), mentre nel 2024 le stime superano i <strong>62.000 morti</strong> (European heatwave reports, 2024). L’<strong>Italia</strong> è tra i Paesi più colpiti, insieme a <strong>Spagna e Grecia</strong>, a causa della combinazione tra clima, struttura demografica e urbanizzazione.</p>



<p>Il dato forse più rilevante non è solo l’aumento della mortalità, ma la sua distribuzione. Oltre il <strong>90% delle vittime da caldo in Europa ha più di 65 anni</strong> (Nature Medicine, 2023), segnalando una vulnerabilità strutturale legata all’invecchiamento della popolazione. Inoltre, gli effetti delle ondate di calore non si esauriscono nei giorni di picco: studi epidemiologici mostrano un aumento della mortalità che può protrarsi per settimane, a causa di effetti cumulativi su sistema cardiovascolare e renale (WHO Europe, 2023).</p>



<h2 class="wp-block-heading">La &#8220;tropicalizzazione&#8221; in corso</h2>



<p>Parallelamente, il Mediterraneo sta vivendo una trasformazione epidemiologica che riflette un processo di “tropicalizzazione”. L’aumento delle temperature e dell’umidità sta ampliando l’habitat di vettori come <em>Aedes albopictus</em> e <em>Aedes aegypti</em>. Oggi circa il <strong>45% della popolazione europea vive in aree potenzialmente esposte alla zanzara tigre</strong> ((ECDC, 2023)). Questo si traduce in un aumento concreto dei rischi sanitari: nel 2023 l’Europa ha registrato un numero record di casi autoctoni di dengue, mentre episodi di chikungunya e West Nile virus sono ormai ricorrenti in diversi Paesi mediterranei ((ECDC, 2024)).</p>



<p>A livello globale, la dengue rappresenta uno degli indicatori più chiari di questa trasformazione: i casi sono aumentati di oltre <strong>10 volte negli ultimi vent’anni</strong>, superando i 5 milioni annui ((WHO, 2024)). Il cambiamento climatico contribuisce a questo trend estendendo la stagione di trasmissione e accelerando il ciclo vitale dei vettori. Secondo il <em>Lancet Countdown</em>, la capacità di trasmissione del dengue in Europa è aumentata del <strong>30% negli ultimi decenni</strong> ((Lancet Countdown, 2024)).</p>



<p>Il riscaldamento mediterraneo incide anche sulla disponibilità di acqua, con implicazioni dirette sulla salute pubblica. Le risorse idriche della regione potrebbero ridursi fino al <strong>30% entro il 2050</strong> in assenza di interventi significativi ((MedECC, 2020)). Già oggi, circa <strong>180 milioni di persone nel Mediterraneo meridionale e orientale vivono in condizioni di stress idrico elevato</strong> ((World Bank, 2023)). La scarsità d’acqua non è solo un problema economico, ma sanitario: riduce l’accesso a acqua potabile sicura, <strong>aumenta il rischio di malattie infettive</strong> e compromette l’igiene di base.</p>



<p>Anche il <strong>sistema alimentare</strong> è sotto pressione. Le proiezioni indicano una possibile riduzione delle rese agricole fino al <strong>10–30% entro metà secolo</strong> per colture chiave come grano e mais ((IPCC, 2023)). Questo fenomeno ha effetti diretti sulla nutrizione e indiretti sulla stabilità sociale, contribuendo a inflazione alimentare e insicurezza economica.</p>



<p>Queste dinamiche ambientali e sanitarie si intrecciano con i <strong>flussi migratori</strong>. La Banca Mondiale stima che, entro il 2050, fino a <strong>19 milioni di persone potrebbero essere costrette a migrare internamente nel Nord Africa a causa del cambiamento climatico</strong> (World Bank Groundswell Report, 2021). Una parte di queste pressioni si riverserà inevitabilmente sul Mediterraneo centrale, intensificando i flussi verso l’Europa. I migranti climatici presentano spesso condizioni di vulnerabilità sanitaria elevate, inclusi traumi, malnutrizione e esposizione a malattie infettive, con un impatto diretto sui sistemi sanitari dei Paesi di transito e destinazione.</p>



<p>In questo contesto, la salute pubblica si configura sempre più come una questione di sicurezza. Il cambiamento climatico è riconosciuto come un <em><strong>threat multiplier</strong></em>, un fattore che amplifica rischi preesistenti e può contribuire all’instabilità politica. Secondo il <em>Global Peace Index</em>, i Paesi più esposti a stress climatico e sanitario mostrano una maggiore probabilità di conflitti e crisi istituzionali (Institute for Economics &amp; Peace, 2023). La competizione per risorse come acqua e terra fertile è già oggi una realtà in diverse aree del Mediterraneo allargato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La salute come priorità strategica</h2>



<p>È qui che emerge con forza la dimensione geopolitica della salute. L’Unione Europea ha iniziato a integrare la dimensione sanitaria nelle proprie politiche esterne, riconoscendo che il rafforzamento dei sistemi sanitari nei Paesi partner è una forma di investimento strategico. Programmi di cooperazione sanitaria, sorveglianza epidemiologica condivisa e iniziative di adattamento climatico rappresentano strumenti concreti di stabilizzazione regionale. La pandemia di COVID-19 ha accelerato questa consapevolezza, mostrando quanto le crisi sanitarie siano intrinsecamente transnazionali.</p>



<p>Secondo il <em>Lancet Countdown</em>, ogni euro investito in prevenzione sanitaria legata al clima può generare benefici multipli in termini di riduzione dei costi sanitari e aumento della produttività ((Lancet Countdown, 2024)). <strong>Questo rende la salute non solo una priorità etica, ma anche economica e strategica. </strong>La cosiddetta <em>health diplomacy</em> diventa così uno strumento di soft power, capace di rafforzare l’influenza regionale attraverso la cooperazione piuttosto che la coercizione.</p>



<p>Nel Mediterraneo contemporaneo, la salute sta assumendo il ruolo di infrastruttura critica. Così come energia, acqua e trasporti, anche i sistemi sanitari diventano elementi essenziali per la stabilità degli Stati. La loro resilienza determina la capacità di una società di assorbire shock climatici, gestire crisi migratorie e mantenere coesione interna. Al contrario, il loro collasso può innescare effetti a catena che vanno ben oltre la dimensione sanitaria.</p>



<p>La nozione di “<strong>diplomazia della sopravvivenza</strong>” sintetizza questa trasformazione. Non si tratta più soltanto di cooperazione internazionale, ma di una necessità strutturale imposta da un contesto in cui le crisi sono interconnesse e transfrontaliere. Nel Mediterraneo, sopravvivere significa adattarsi, cooperare e prevenire. La salute diventa il punto di convergenza di queste strategie, il luogo in cui si intrecciano scienza, politica e sicurezza.</p>
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		<title>InsideUsa-L’America tra Luna e caos: Artemis II e il paradosso della potenza selettiva</title>
		<link>https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/insideusa-lamerica-tra-luna-e-caos-artemis-ii-e-il-paradosso-della-potenza-selettiva.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 06:47:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Newsletter di InsideOver]]></category>
		<category><![CDATA[Nasa]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1320" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260401183016996_33680ac3a501938aea1f28ff56bd1e47.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260401183016996_33680ac3a501938aea1f28ff56bd1e47.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260401183016996_33680ac3a501938aea1f28ff56bd1e47-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260401183016996_33680ac3a501938aea1f28ff56bd1e47-1024x704.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260401183016996_33680ac3a501938aea1f28ff56bd1e47-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260401183016996_33680ac3a501938aea1f28ff56bd1e47-1536x1056.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260401183016996_33680ac3a501938aea1f28ff56bd1e47-600x413.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cari lettori, benvenuti a una nuova puntata di InsideUsa, la newsletter settimanale di InsideOver dedicata alle notizie più rilevanti dagli Stati Uniti. Io sono Francesca Salvatore e, come ogni giovedì, vi giungerà una mail con tutto ciò che vi serve per comprendere come si è mossa Washington negli ultimi sette giorni. Questa settimana, solo per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/insideusa-lamerica-tra-luna-e-caos-artemis-ii-e-il-paradosso-della-potenza-selettiva.html">[...]</a></p>
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<p>Cari lettori,</p>



<p>benvenuti a una nuova puntata di InsideUsa, la newsletter settimanale di InsideOver dedicata alle notizie più rilevanti dagli Stati Uniti. Io sono Francesca Salvatore e, come ogni giovedì, vi giungerà una mail con tutto ciò che vi serve per comprendere come si è mossa Washington negli ultimi sette giorni.</p>



<p>Questa settimana, solo per gli abbonati, un articolo che racconta l’America tra Luna e caos attraverso la missione Artemis II e il paradosso della potenza selettiva.</p>



<p>Tra gli altri temi che abbiamo scelto di approfondire e che ho selezionato per voi:</p>



<p>-Cuba, il petrolio russo e i cortocircuiti delle sanzioni Usa</p>



<p>-Un missile su Lindsey Graham</p>



<p>-Il Pakistan e la fragile mediazione indiretta Usa-Iran</p>



<p>-Il sospetto sul capo del Pentagono: ha provato a investire sulla Difesa prima della guerra all’Iran</p>



<p>-Così l’Iran colpisce le basi Usa che nessuno ha pensato a proteggere</p>



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		<title>La guerra invisibile: perché il conflitto con l’Iran passa anche dall’acqua</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-invisibile-perche-il-conflitto-con-liran-passa-anche-dallacqua.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 13:44:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel contesto del conflitto con l’Iran, l’acqua sta emergendo come una risorsa strategica tanto quanto il petrolio, anche se meno visibile.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel conflitto che coinvolge l’<strong>Iran</strong> e i <strong>Paesi del Golfo</strong>, accanto alle tradizionali dimensioni militari ed energetiche, sta emergendo con crescente evidenza un fronte meno visibile ma altamente strategico: quello dell’<strong>acqua</strong>. In Medio Oriente la scarsità idrica è da decenni un fattore di tensione, ma oggi, complice il <strong>cambiamento climatico</strong>, l’aumento della popolazione e la forte dipendenza da infrastrutture artificiali, l’accesso all’acqua è diventato un elemento centrale della sicurezza nazionale. In particolare, la diffusione degli <strong>impianti di desalinizzazione</strong> ha reso l’approvvigionamento idrico della regione tecnologicamente avanzato ma anche estremamente vulnerabile. </p>



<p>Gli Stati del Golfo, in particolare, sono desertici e privi di fiumi permanenti. Pur essendo sprovvisti di fiumi, possiedono corsi d&#8217;acqua stagionali chiamati <em><strong>wadi</strong></em>, che trasportano acqua durante le rare piogge. Queste nazioni si affidano principalmente alle acque sotterranee e alla desalinizzazione per rifornire d&#8217;acqua le loro città, zone industriali e aree agricole in rapida espansione.</p>



<p>Ad oggi, il diritto internazionale umanitario e quello idrico non hanno tutelato le infrastrutture idriche civili. Lo stesso Golfo Persico ha subito in passato attacchi contro impianti di desalinizzazione. Durante l&#8217;<strong>invasione del Kuwait</strong> nel 1990, ad esempio, l&#8217;Iraq prese di mira proprio queste strutture. Ci vollero anni perché il Kuwait ripristinasse le infrastrutture. Più recentemente, nel 2022 , anche gli <strong>Houthi</strong> in Yemen hanno attaccato impianti in Arabia Saudita. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="581" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/infografica-1024x581.jpg" alt="" class="wp-image-509806" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/infografica-1024x581.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/infografica-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/infografica-768x436.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/infografica-600x341.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/infografica.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Iran e la crisi idrica strutturale</h2>



<p>L’Iran è uno dei Paesi più colpiti dalla crisi idrica. Studi recenti indicano che il livello delle falde sotterranee è in forte calo, molti bacini artificiali sono sotto la soglia critica e diversi fiumi non raggiungono più il mare per gran parte dell’anno. La combinazione di siccità prolungata, agricoltura intensiva e gestione inefficiente <strong>ha trasformato la carenza d’acqua in un problema politico</strong>, con proteste locali scoppiate più volte negli ultimi anni proprio per la distribuzione delle risorse idriche. In questo contesto, la disponibilità di acqua non è solo una questione ambientale, ma un fattore che influisce direttamente sulla stabilità interna e sulla postura strategica del Paese.</p>



<p>Se l’Iran soffre per la scarsità naturale, i Paesi del Golfo dipendono invece in modo massiccio dalla <strong>desalinizzazione</strong>, il processo industriale che consente di trasformare l’acqua marina in acqua potabile. <strong>Arabia Saudita</strong>, <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>,<strong> Qatar</strong>, <strong>Kuwait e Bahrain</strong> producono attraverso impianti di desalinizzazione la grande maggioranza dell’acqua destinata al consumo civile e industriale. In alcuni casi, oltre l’80-90% dell’acqua utilizzata nelle città proviene direttamente dal mare. La regione del Golfo ospita da sola una quota molto elevata della capacità mondiale di desalinizzazione, concentrata in grandi impianti costieri collegati alle reti elettriche e agli impianti petrolchimici.</p>



<p>Dal punto di vista tecnico, la maggior parte degli impianti moderni utilizza il sistema <strong>dell’osmosi inversa</strong>. L’acqua marina viene aspirata dalla costa e sottoposta a una prima filtrazione per eliminare sabbia e sedimenti. Successivamente viene spinta ad alta pressione attraverso membrane semipermeabili che trattengono i sali e lasciano passare l’acqua dolce. Il processo richiede grandi quantità di energia elettrica, motivo per cui molti impianti sono costruiti accanto a centrali termoelettriche o a complessi industriali. Esistono anche <strong>impianti a distillazione termica</strong>, nei quali l’acqua viene fatta evaporare e poi condensata, una tecnologia molto usata negli impianti più grandi del Golfo ma ancora più energivora.</p>


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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.aljazeera.com/wp-content/uploads/2026/03/INTERACTIVE-How-seawater-is-turned-into-drinking-water-1773312051.png?quality=80" alt="" style="width:543px;height:auto"/></figure>
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<p>Senza questa tecnologia, che rimuove il sale tramite osmosi inversa, circa<strong> 100 milioni di persone in Medio Oriente non avrebbero accesso regolare all&#8217;acqua potabile</strong>. In Medio Oriente si contano circa cinquemila impianti di desalinizzazione, di cui oltre quattrocento nel Golfo Persico. Un numero limitato di impianti è responsabile di gran parte della produzione. Oltre il 90% dell&#8217;acqua desalinizzata del Golfo, ad esempio, proviene da soli cinquantasei impianti .</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;acqua potabile come bersaglio strategico</h2>



<p>Questa dipendenza energetica e la concentrazione in pochi siti rendono la desalinizzazione un punto debole dal punto di vista militare. A differenza delle falde naturali o dei fiumi, che sono diffusi sul territorio, l’acqua potabile nel Golfo proviene spesso da un numero limitato di strutture di grandi dimensioni, <strong>collocate lungo la costa</strong> e difficili da difendere completamente. Un singolo impianto può fornire acqua a milioni di persone, e un’interruzione anche temporanea può provocare effetti immediati su ospedali, industrie, basi militari e sistemi urbani.</p>



<p>Negli ultimi anni, gli analisti avevano più volte segnalato che gli impianti di desalinizzazione sarebbero potuti diventare <strong>bersagli strategici</strong> in caso di escalation regionale. Episodi recenti di attacchi e sabotaggi contro infrastrutture energetiche e industriali nel Golfo hanno rafforzato questi timori, e strutture legate alla produzione di acqua sono state danneggiate o minacciate durante le tensioni più recenti. Colpire un impianto di desalinizzazione non significa solo interrompere la fornitura idrica, ma mettere sotto pressione un intero sistema economico e sociale senza dover ricorrere a operazioni militari su larga scala.</p>



<p>Il problema è aggravato dal fatto che la produzione di acqua e quella di energia sono spesso integrate. In molti Paesi del Golfo gli impianti di desalinizzazione sono collegati a <strong>centrali elettriche</strong> che utilizzano gas o petrolio. Un attacco contro una di queste strutture può quindi avere un doppio effetto: ridurre la disponibilità di elettricità e allo stesso tempo interrompere l’approvvigionamento idrico. Questo rende tali infrastrutture particolarmente sensibili in un contesto di conflitto, perché il loro danneggiamento può paralizzare intere aree urbane in tempi molto rapidi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli attacchi sulle infrastrutture</h2>



<p>La vulnerabilità della desalinizzazione spiega perché l’acqua stia assumendo un ruolo sempre più importante nella competizione strategica regionale. L’Iran, che dispone di meno capacità di desalinizzazione rispetto ai suoi rivali del Golfo, soffre maggiormente la scarsità naturale, ma allo stesso tempo può considerare queste infrastrutture come punti di pressione nei confronti dei Paesi vicini. Dall’altra parte, gli Stati arabi del Golfo vedono nella protezione degli impianti idrici una priorità di sicurezza nazionale, al pari della difesa dei terminal petroliferi.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.parstoday.ir/image/4bmy077430502arbqi_800C450.jpg" alt=""/></figure>
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<p>Un segnale concreto della crescente centralità dell’acqua nel conflitto è arrivato dagli attacchi diretti contro impianti di desalinizzazione avvenuti nei primi giorni del conflitto. Il 7 marzo Teheran ha accusato gli Stati Uniti di aver colpito un impianto sull’<strong>isola di Qeshm</strong>, nello stretto di Hormuz, struttura considerata critica per l’approvvigionamento idrico locale: secondo il governo iraniano, il danneggiamento ha interrotto la fornitura di acqua potabile a circa trenta villaggi della zona. Il giorno successivo il <strong>Bahrain </strong>ha denunciato che un drone lanciato dall’Iran ha danneggiato un <strong>impianto di desalinizzazione vicino a Manama</strong>, confermando che l’attacco ha colpito infrastrutture civili destinate alla produzione di acqua. Episodi simili sono stati segnalati anche in altri Paesi del Golfo, con danni minori a installazioni idriche negli Emirati Arabi Uniti e in Kuwait, aumentando il timore che la guerra possa estendersi alle reti che garantiscono la sopravvivenza quotidiana della popolazione. </p>



<p><a href="https://www.atlanticcouncil.org/dispatches/attacks-on-desalination-plants-in-the-iran-war-forecast-a-dark-future/">Secondo analisi dell’Atlantic Council</a> e di altri centri di sicurezza, questi attacchi sono particolarmente pericolosi perché <strong>il Golfo produce circa il 40% dell’acqua desalinizzata mondiale</strong> e dipende da poche centinaia di grandi impianti costieri, spesso integrati con centrali elettriche: colpirne anche solo alcuni può ridurre rapidamente la disponibilità di acqua per milioni di persone e paralizzare interi sistemi urbani e industriali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.blackridgeresearch.com/uploads/IMG_663022.webp" alt=""/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;allargamento del conflitto</h2>



<p>Dal 2006, i paesi del Golfo hanno investito almeno<strong> 53,4 miliardi di dollari</strong> nello sviluppo di infrastrutture per la desalinizzazione. Attualmente, le capacità di resilienza strategica dell&#8217;Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti sono significativamente superiori a quelle di Bahrein, Qatar e Kuwait. La vulnerabilità di queste infrastrutture è legata anche alla loro concentrazione geografica e alla scala industriale degli impianti. In Arabia Saudita, che è il più grande produttore mondiale di acqua desalinizzata, strutture come <strong>Ras Al-Khair</strong>, <strong>Jubail</strong> e <strong>Shuaiba</strong> forniscono milioni di metri cubi di acqua al giorno e alimentano vaste aree urbane e industriali della costa orientale. Negli Emirati Arabi Uniti impianti come <strong>Taweelah </strong>e <strong>Jebel Ali</strong> riforniscono Dubai e Abu Dhabi, mentre in Kuwait e Qatar la quasi totalità dell’acqua potabile proviene da pochi grandi complessi costieri collegati a centrali elettriche. Questa configurazione rende il sistema efficiente ma fragile: un singolo impianto può servire centinaia di migliaia di persone e la sua interruzione, anche temporanea, può costringere i governi a <strong>razionamenti immediati</strong> perché le riserve di acqua dolce sono limitate e il trasporto via terra o via nave non è sufficiente a compensare una perdita prolungata della produzione.</p>



<p>Con il protrarsi della guerra con l&#8217;Iran, cresce il pericolo che attacchi mirati agli impianti di desalinizzazione aggravino l’instabilità della regione, innescando nuove emergenze umanitarie o crisi migratorie nel Golfo, con il rischio di trasformare un conflitto già regionale in una disputa ancora più ampia per il controllo delle risorse idriche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-invisibile-perche-il-conflitto-con-liran-passa-anche-dallacqua.html">La guerra invisibile: perché il conflitto con l’Iran passa anche dall’acqua</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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