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	<title>Davide Galluzzi Archives - InsideOver</title>
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	<title>Davide Galluzzi Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;Ungheria di Magyar e la resa dei conti con i reduci dell&#8217;era Orban: primo nel mirino il presidente Sulyok</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 15:07:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ungheria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ungheria.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ungheria-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ungheria-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ungheria-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ungheria-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ungheria-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Il nuovo Primo Ministro magiaro è salito al potere sulla spinta di una forte volontà di farla finita con i precedenti governi Orbán. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lungheria-di-magyar-e-la-resa-dei-conti-con-i-reduci-dellera-orban-primo-nel-mirino-il-presidente-sulyok.html">L&#8217;Ungheria di Magyar e la resa dei conti con i reduci dell&#8217;era Orban: primo nel mirino il presidente Sulyok</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ungheria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ungheria.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ungheria-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ungheria-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ungheria-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ungheria-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ungheria-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da qualche settimana, diversi <em>meme</em> ritraggono <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/ungheria-magyar-vuole-cacciare-presidente-della-repubblica-e-capo-della-corte-costituzionale.html" type="post" id="519073">Tamás Sulyok, Presidente della Repubblica ungherese,</a> mentre legge una copia del quotidiano francese <em>Le Monde</em>. Nessuna didascalia o nessun commento corredano le immagini satiriche. Al pubblico italiano tali vignette potrebbero dire poco, ma per gli ungheresi il messaggio è chiaro: “<em>lemond</em>”, infatti, è un verbo ungherese che significa “dare le dimissioni”. Il significato politico di tali meme è quindi ben preciso e si inserisce nel contesto della crisi istituzionale creatasi in seguito alla vittoria di <strong>Péter Magyar </strong>alle elezioni dello scorso aprile.</p>



<p>Chi ha seguito le vicende ungheresi degli ultimi mesi, ricorderà come il nuovo Primo Ministro magiaro sia salito al potere sulla spinta di una forte volontà, da parte dei cittadini ungheresi, di farla finita con i precedenti governi Orbán e il sistema illiberale e corrotto che per 16 anni ha retto le sorti del Paese danubiano. Non sorprenderà quindi come, dal primo giorno dopo la strabordante vittoria elettorale, <strong>Magyar abbia chiesto a gran voce le dimissioni di tutti i precedenti gerarchi di Fidesz, Sulyok in testa.</strong> “Ci aspettiamo le dimissioni dei fantocci di Orbán” ha tuonato il leader di Tisza durante la sua prima conferenza stampa all’indomani delle elezioni “Il 31 maggio sarà la data limite entro la quale potranno dimettersi. Dopodiché agiremo in base al nostro mandato ed esploreremo tutte le vie legali per rimuoverli dai loro incarichi”.</p>



<p>Ed effettivamente il nuovo governo di Budapest, preso atto che i “fantocci di Orbán” non hanno risposto all’ultimatum, si è messo all’opera per forzare la mano a Sulyok e agli altri vertici dello Stato illiberale. Il 22 giugno, durante una sessione parlamentare straordinaria, Péter Magyar ha annunciato <strong>l’inizio dell’Operazione Fuoco Purificatore,</strong> ossia l’avvio del processo di smantellamento del sistema creato da <strong>Viktor Orbán</strong> durante i suoi sedici anni di potere indiscusso. Passando dalle parole ai fatti, il 4 luglio il governo Magyar ha presentato la sua proposta per il 17° emendamento alla Legge Fondamentale, ossia un aggiornamento dell’attuale Costituzione ungherese, la cui bozza è stata pubblicata sul sito del governo in modo che i cittadini ungheresi, utilizzando una finestra di cinque giorni, potessero discuterla e proporre eventuali modifiche.</p>



<p>Tra le misure incluse nell’emendamento vi sono le dimissioni del Presidente della Repubblica, un limite di età pari a massimo 70 anni per i membri della Corte Costituzionale, il ritorno del diritto di eleggere il Presidente della Corte Costituzionale a quest’ultima e non più al Parlamento (eliminando così una pericolosa influenza del potere politico su quello giudiziario-costituzionale), un limite massimo di 12 anni (o di tre mandati consecutivi) per i deputati e la nascita di un <strong>Ufficio nazionale per la protezione e il recupero dei beni,</strong> volto a indagare su eventuali appropriazioni indebite avvenute durante i governi Fidesz e a lottare contro la corruzione. </p>



<p>Se quest’ultimo punto va sicuramente nella direzione indicata dall’Unione Europea in termini di lotta alla corruzione, è altrettanto vero che la nascita dell’ente incontra il favore dei cittadini, andando a colpire un male endemico della società ungherese: <strong>la corruzione, infatti, mangia ogni anno tra l’8 e il 10% del PIL ungherese. </strong>La creazione di questo Ufficio nazionale, inoltre, fornirebbe nuove armi legali a Magyar per portare avanti la sua guerra contro ex gerarchi di Fidesz, colpendo i casi più eclatanti di corruzione e indebolendo ulteriormente l’ex partito di (super) maggioranza. Inviando un messaggio ai “giannizzeri del regime di Orbán, per i quali il patrimonio comune ungherese era bottino di guerra&#8221;, il Primo Ministro ha infatti affermato che coloro i quali &#8220;credono di poter nascondere, far evacuare o occultare rapidamente dietro prestanome e reti aziendali tutto ciò che è stato sottratto al popolo ungherese si sbagliano. Lo Stato si riprenderà tutto ciò che è stato rubato alla nazione &#8220;</p>



<p>Sono, tuttavia, i primi due articoli dell’emendamento quelli che stanno infiammando di più gli animi a Budapest. Partiamo dal secondo. Ponendo un limite di età massimo pari a 70 anni per i giudici costituzionali, Magyar otterrebbe le dimissioni di <strong>Péter Polt,</strong> Presidente della Corte Costituzionale e fedelissimo di Orbán, e di altri tre giudici costituzionali nominati dal precedente governo. In un colpo solo, quindi, Tisza si libererebbe di una figura decisamente scomoda, non a caso posta alla presidenza della Corte nel dicembre del 2025 nel tentativo di blindare l’influenza di Fidesz su questa istituzione assai delicata. Il disegno di Orbán era chiaro: in caso di vittoria, tutto sarebbe continuato come prima, mentre in caso di sconfitta il nuovo Primo Ministro si sarebbe trovato con una bella gatta da pelare, dovendo gestire i rapporti con una Corte Costituzionale in mano a Fidesz. <strong>La vittoria dirompente di Magyar ha tuttavia assegnato a quest’ultimo la potente mannaia dei due terzi dei seggi parlamentari, con i quali può modificare tranquillamente la Costituzione e superare questi ostacoli.</strong></p>



<p>L’aspetto più controverso di questo 17° emendamento è tuttavia quello che riguarda la cessazione del mandato dell’attuale Presidente della Repubblica. &#8220;Il mandato del Presidente della Repubblica in carica cesserà il giorno successivo all&#8217;entrata in vigore del diciassettesimo emendamento alla Legge Fondamentale&#8221;, si legge nella proposta presentata dal governo Magyar. La trappola per Tamás Sulyok, altro fedelissimo di Orbán, è quindi pronta a scattare: se, infatti, il Presidente firmerà l’emendamento allora segnerebbe la sua condanna. Qualora, d’altro canto, dovesse rifiutarsi di firmare il testo una volta approvato dal Parlamento, potrebbe venire messo in stato di accusa e rimosso legalmente dal proprio ufficio. </p>



<p>La permanenza di Sulyok a Palazzo Sándor sarebbe inaccettabile per Magyar non solo perché l’attuale Presidente è, come abbiamo visto, un fedelissimo di Orbán e uno dei volti più identificabili degli ultimi anni del passato regime, ma anche perché <strong>Sulyok gode di tutta una serie di poteri che potrebbero causare ben più di un mal di testa al governo Tisza.</strong> Al di là di un ruolo meramente cerimoniale, infatti, il Presidente della Repubblica detiene numerose prerogative quali la nomina di diversi alti ufficiali come il Presidente della Corte Suprema, i rettori delle università, i generali e i magistrati. Non solo: <strong>il Capo dello Stato ha anche il potere di veto sulle leggi approvate dal Parlamento,</strong> potendo di conseguenza rimandare i decreti all’attenzione dell’Assemblea nazionale, oltre a poter coinvolgere la Corte Costituzionale qualora le leggi venissero considerate potenzialmente incostituzionali da parte del Presidente. Risulta quindi evidente come sia vitale, per Péter Magyar, avere un nuovo inquilino a Palazzo Sándor.</p>



<p>E proprio la Presidenza della Repubblica ha emesso un comunicato nel quale Sulyok, pur non commentando la proposta di emendamento, “richiama l&#8217;attenzione sul rispetto del principio dello Stato di diritto e mette in guardia contro l&#8217;esercizio arbitrario del potere pubblico e l&#8217;applicazione illimitata delle possibilità offerte dalla maggioranza parlamentare dei due terzi”. Al contempo, Tamás Sulyok ha fatto appello alla Corte Costituzione ungherese e alla Commissione di Venezia, tre membri della quale si sono recati nei giorni passati a Budapest per una serie di incontri tanto con la Presidenza quanto con l’Esecutivo. L’attenzione è quindi massima non solo da parte dei cittadini ungheresi, <strong>ma anche delle istituzioni europee </strong>che monitorano gli sviluppi politici in Ungheria, nella speranza che il cambiamento iniziato ad aprile vada nella direzione auspicata.</p>



<p>La presa di posizione del governo Magyar è stata naturalmente criticata da Fidesz che ha lanciato una manifestazione a tutela della libertà e dello stato di diritto per giovedì 9 giugno. A esprimere perplessità per l’emendamento costituzionale è stata però anche <strong>Amnesty International.</strong> Pur non contestando la richiesta di dimissioni avanzata a Sulyok, colpevole di non aver “mai alzato la voce contro la tirannia del potere né in difesa dei più vulnerabili” e non aver “fatto nulla per garantire che tutti si sentissero membri uguali, liberi e rispettati della nostra comunità&#8221;, l’associazione per i diritti umani contesta il metodo scelto da Péter Magyar. Come si legge nel comunicato di Amnesty International, infatti, <strong>l&#8217;emendamento alla Legge fondamentale ignora il fatto che anche il Presidente della Repubblica ha diritto a un giusto processo</strong> e che la sua rimozione è possibile solo con adeguate garanzie legali. Il monito lanciato da Amnesty sembrerebbe quindi essere quello di non rimediare alle storture del sistema democratico operate da Orbán con altre storture, cadendo così in un meccanismo dal quale sarebbe difficile uscire.</p>



<p>Se, da un lato, Magyar promette di risolvere la questione entro il 20 luglio e garantisce che questo emendamento sarà solo una situazione temporanea, impegnandosi a iniziare un nuovo processo costituzionale nell’autunno di quest’anno sotto la supervisione di un nuovo Presidente della Repubblica, resta il fatto che la proposta presentata al Parlamento sta decisamente scaldando gli animi. Il rischio è quello di un’ulteriore e più profonda crisi istituzionale che renda questa torrida estate ungherese ancora più rovente.&nbsp;</p>
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		<title>Ungheria 2026: tra Orban e Magyar un derby tutto a destra</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/ungheria-2026-tra-orban-e-magyar-un-derby-tutto-a-destra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 05:12:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Ungheria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/ungheria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/ungheria.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/ungheria-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/ungheria-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/ungheria-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/ungheria-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/ungheria-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con le elezioni ungheresi sempre più vicine, la cui posta in gioco è alta tanto per l’Ungheria quanto per l’Europa, il Paese danubiano ha suscitato un forte interesse nell’opinione pubblica mondiale. Non sono quindi solo gli elettori ungheresi a essersi polarizzati intorno alle figure di Viktor Orbán e Péter Magyar, ma anche politici e opinionisti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/ungheria-2026-tra-orban-e-magyar-un-derby-tutto-a-destra.html">[...]</a></p>
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<p>Con le elezioni ungheresi sempre più vicine, la cui posta in gioco è alta tanto per l’Ungheria quanto per l’Europa, il Paese danubiano ha suscitato un forte interesse nell’opinione pubblica mondiale. Non sono quindi solo gli elettori ungheresi a essersi polarizzati intorno alle figure di <strong>Viktor Orbán </strong>e <strong>Péter Magyar,</strong> ma anche politici e opinionisti al di fuori dei confini magiari. Se, da un lato, i nazionalisti e populisti d’Europa sono sempre stati compatti intorno a Orbán, <strong>Magyar sembra essere diventato il nuovo feticcio dello schieramento liberale ed europeista </strong>che, con punte estreme di <em>wishful thinking</em>, vede in lui la panacea di tutti i mali dell’Ungheria, se non addirittura un ribelle contro il sistema. Come spesso accade, quindi, la tendenza sembrerebbe essere quella di leggere la politica ungherese attraverso le lenti occidentali o attraverso schemi preconcetti che non permettono di cogliere diverse sfumature che pure sono essenziali per comprendere quanto sta succedendo in Ungheria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Magyar e la nascita di Tisza: una svolta nella politica ungherese</h2>



<p>Per analizzare la situazione attuale in modo equilibrato dobbiamo quindi partire da Péter Magyar e dalla sua ascesa alla guida del <strong>Partito del Rispetto e della Libertà</strong> (Tisza: <em>Tisztelet és Szabadság Párt</em>). Lungi dall’essere un “ribelle antisistema”, <strong>Magyar è in realtà un conservatore che ha iniziato la sua carriera politica nel Fidesz</strong>, all’epoca degli scontri di piazza nati in seguito alle imponenti manifestazioni del 2006 contro l’ultimo governo liberal-socialista di <strong>Ferenc Gyurcsány</strong>. In breve tempo, il giovane Magyar è entrato nel cerchio magico di Viktor Orbán, giungendo anche a gestire i rapporti tra l’Ufficio del Primo ministro e il Parlamento Europeo. Inoltre, grazie al matrimonio poi naufragato con <strong>Judit Varga,</strong> ex Ministro della Giustizia, Péter Magyar ha avuto per circa un ventennio accesso ai vertici di Fidesz.</p>



<p>La svolta è avvenuta nel 2024, durante uno degli scandali più gravi che ha sconvolto la politica ungherese negli ultimi anni. Nel febbraio di quell’anno, infatti, <strong>Katalin Novák</strong>, all’epoca Presidente della Repubblica in quota Fidesz, venne costretta alle dimissioni in seguito alla concessione della grazia presidenziale a Endré Konyá, vicedirettore dell’orfanotrofio di Bicske, accusato di aver insabbiato casi di pedofilia nell’istituto. Quella della Novák non fu l’unica testa a cadere: <strong>anche Judit Varga, ormai separatasi da Magyar, venne obbligata al ritiro dalla vita politica</strong>, colpevole di aver controfirmato il decreto di grazie nella sua funzione di Guardasigilli. Durante lo scandalo e le manifestazioni di piazza che chiedevano le dimissioni di Katalin Novák, Péter Magyar ha iniziato a presentarsi sempre più come il nuovo anti-Orbán, figura che, pur essendo stata a lungo parte del sistema-Fidesz grazie al quale ha fatto carriera, era ora pronto a denunciarne la corruzione e le storture.</p>



<p>Annunciata la sua discesa in campo, l’ex Fidesz apparentemente folgorato sulla via di Damasco, ha assunto la guida del Partito del Rispetto e della Libertà, <strong>un’organizzazione centrista nata nel 2020 e fino a quel momento completamente ininfluente nel panorama politico ungherese.</strong> Grazie alla guida carismatica di Magyar e alla sua campagna anticorruzione, il partito è cresciuto esponenzialmente, ottenendo il 29,60% dei voti alle elezioni europee del 2024, fagocitando di fatto l’opposizione tradizionale e spingendo l’Ungheria verso un bipartitismo fino ad allora sconosciuto. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Ungheria 2026: una sfida tra due destre</h2>



<p>Da quel momento, l’ascesa di Tisza non si è più fermata e il partito ha terminato l’opera di distruzione dei partiti classici di opposizione, tanto di centro-sinistra quando di destra, <strong>eliminando di fatto il Partito socialista, le organizzazioni liberali e la destra radicale di Jobbik</strong> dallo scacchiere politico. Quello che è nato grazie alla guida di Péter Magyar è quindi un partito grande-tenda che, sotto lo slogan “<em>Nincs jobb! Nincs bal! Csak magyar!</em>” (“Niente destra! Niente sinistra! Solo l’Ungheria!”, con evidente interscambio tra <em>magyar</em> in quanto popolo e Magyar in quanto leader) vuole radunare tutti i cittadini ungheresi intorno a una sola bandiera. Eppure, al di là degli slogan, <strong>l’impianto conservatore e di destra tanto di Tisza quanto del suo leader appare evidente</strong>. Beninteso, nel suo tentativo di creare un’organizzazione in grado di attirare elettori da entrambi gli schieramenti, il programma politico di Tisza include punti che strizzano l’occhio alla sinistra, come la promessa di aumentare i fondi destinati alla sanità e all’istruzione, trovando soluzione a due tra i problemi più gravi e sentiti dalla società ungherese.</p>



<p>E tuttavia sarebbe un errore grave ritenere Tisza un partito di centrosinistra, come pure lasciano intendere certi analisti rapiti dalle posizioni europeiste di Magyar e preda del facile schematismo “Orbán-Destra; anti-Orbán-sinistra”. <strong>In diversi punti del programma, in realtà, è estremamente difficile trovare differenze sostanziali tra Fidesz e Tisza.</strong> Le somiglianze principali si trovano nel campo della sicurezza nazionale, della politica militare e della gestione dei flussi migratori. Nel capitolo “Ungheria sicura, confini forti”, per esempio, Tisza si pone come partito dalla parte della pace che non trascinerà l’Ungheria in alcun conflitto, sfidando di fatto Fidesz sul suo stesso territorio, ma <strong>propone anche l’aumento delle spese militari al 5% del PIL entro il 2035 come richiesto dalla NATO su spinta di Trump.</strong> Questa decisione, pur promettendo la revisione delle privatizzazioni nel settore della Difesa voluti dai governi Fidesz, si pone in diretta continuità con la politica di riarmo avviata da Viktor Orbán negli ultimi anni.</p>



<p>Per quanto riguarda la gestione dei flussi migratori, non solo Tisza non rappresenta una discontinuità con Fidesz, ma prova addirittura a superare Orbán a destra. <strong>Per Péter Magyar, infatti, la politica antimigranti di Orbán è ipocrita e troppo blanda</strong>: da un lato, le organizzazioni vicine al Primo ministro trarrebbero profitti record dalla gestione dei flussi migratori, mentre dall’altro Orbán, con le recenti leggi volte a favorire l’ingresso di <em>guest workers</em> da Paesi extra-UE per sopperire alla mancanza di manodopera in certi settori, favorirebbe quella migrazione che, a parole, combatterebbe, preferendo i lavoratori stranieri ai cittadini ungheresi. Tisza promette quindi una vera tolleranza zero verso l’immigrazione illegale, garantendo il mantenimento della barriera antimigranti al confine con la Serbia, proponendo anzi un suo rafforzamento, e dichiarando la propria ferma opposizione alle quote migratorie dell’UE e a qualsivoglia patto europeo sulla migrazione. Non solo: in caso di vittoria, <strong>il governo Magyar vieterà l’ingresso di ogni <em>guest worker</em>, in particolare di provenienza asiatica e ucraina</strong>, accusando i lavoratori di provenienza extra-europea di aver generato la crisi degli affitti che attanaglia Budapest da molti più anni rispetto all’approvazione delle leggi sui <em>guest workers</em> approvate di recente dal governo Orbán. Di più: a marzo Tisza non ha avuto alcun problema a votare il controverso Regolamento rimpatri approvato dal Parlamento Europeo, trovandosi dalla stessa parte della barricata insieme al nemico Fidesz e ai neofascisti di Mi Hazánk.</p>



<p>Anche sui diritti LGBT le differenze con Fidesz non emergono nettamente. Quando, nel corso del 2025, il Parlamento ungherese ha modificato la costituzione inserendo le ben note normative omofobe che hanno portato al divieto del Gay Pride, <strong>Tisza è stato l’unico partito di opposizione a non partecipare al Pride illegale.</strong> Interrogato sulla questione, Magyar ha affermato che la sua priorità era prepararsi alle elezioni per sconfiggere Orbán e che con il suo governo l’Ungheria tornerà ad aprirsi a tutti. Tuttavia, il leader dell’opposizione non ha mai preso una posizione netta sui temi LGBT e nel suo programma non esiste alcun punto che menzioni l’eliminazione delle normative omofobe dalla costituzione della Repubblica.</p>



<p>Le principali differenze con Fidesz emergono in politica estera. In questo campo, <strong>Tisza si pone apertamente come forza europeista intenzionata a riportare Budapest tra i ranghi di Bruxelles e nella NATO.</strong> Proponendo la revisione della politica di “Apertura a Oriente” portata avanti da Orbán, Magyar sostiene la necessità di una nuova partnership strategica con gli Stati Uniti, volta a rafforzare la sicurezza e la cooperazione economica ed energetica attraverso l’interruzione totale della dipendenza dalla Russia entro il 2035. E non potrebbe essere altrimenti, considerando il fatto che il responsabile per le politiche energetiche di Tisza è nientemeno che <strong>István Kapitány</strong>, ex vicepresidente di Shell global, mentre la candidata al Ministero degli Esteri è <strong>Anita Orbán</strong>, ex Fidesz passata poi al mondo delle multinazionali e attiva per anni nel settore GNL statunitense. Nei confronti dell’Ucraina, tuttavia, le differenze con Fidesz sono minime: pur promettendo una svolta europeista e una rottura con la Russia, <strong>Magyar ha ribadito la sua opposizione all’ingresso facilitato di Kiev nell’Unione Europea,</strong> promettendo di sottomettere la posizione ungherese sul tema a un referendum vincolante.</p>



<p>Quello che emerge è quindi uno scontro tra due destre con il rischio concreto, in caso di vittoria del Tisza, della continuazione del sistema illiberale con facce nuove alla guida del Paese: una sorta di “Fidesz dal volto umano” che, riportando l’Ungheria nei ranghi di Bruxelles, garantisca la continuità del sistema creato da Orbán. Uno scenario che, a quanto pare, molti europeisti sarebbero pronti a digerire pur di staccare l’Ungheria da Mosca e Pechino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Guerra di sondaggi in una campagna elettorale surreale</h2>



<p>In mezzo a questo scontro tra due destre che non propongono realmente una visione radicalmente opposta di società, ma sembrano divergere sostanzialmente in questioni di politica estera, non sorprenderà che la campagna elettorale, per quanto violenta, sia stata surreale. Caratterizzata da una mancanza pressoché totale di politica, la campagna si è concentrata proprio su quella politica estera che divide i due contendenti, con <strong>le accuse lanciate da Orbán a Magyar di essere un burattino nelle mani di Bruxelles e Kiev</strong> e di voler trascinare l’Ungheria in guerra. E se, da un lato, Magyar ha risposto con una campagna anticorruzione e di denuncia contro i ripetuti scandali che hanno visto al centro esponenti del Fidesz, promettendo un cambio di rotta ai cittadini ungheresi stanchi di 16 anni di orbanismo, dall’altro la sensazione è quella di una lotta tra due leader politici senza una reale sostanza politica. Per un Viktor Orbán che ripete stancamente le solite posizioni anti-UE e insiste sui pericoli esterni che minacciano l’esistenza dell’Ungheria, abbiamo un Péter Magyar che pubblica ogni giorno il conto alla rovescia verso elezioni che è sicuro di vincere, <strong>cercando di porsi come alleato sicuro per Trump e per Israele </strong>e postando sui suoi social, sui quali si definisce con estrema modestia “<em>The Man</em>”, foto ammiccanti in cui tiene in mano un’enorme <em>kolbász</em>, ossia la tradizionale salsiccia ungherese. Una campagna elettorale surreale, combattuta a suon di post modificati con l’intelligenza artificiale, di scandali veri o presunti e di tentativi di <em>character assassination</em>.</p>



<p>Anche i sondaggi elettorali si dividono seguendo le stesse fratture della società ungherese. Prendiamo ad esempio gli ultimi sondaggi pubblicati da quattro istituti, ossia <em>21 Kutatóközpont</em>, <em>Republikon intézet</em>, <em>Nézőpont</em> e <em>XXI Század intézet</em>. I primi due propongono la vittoria certa di Tisza (54% secondo <em>21 Kutatóközpont </em>e 49% secondo <em>Republikon intézet</em>), mentre gli altri garantiscono la vittoria di Fidesz (46% per entrambi). E come potrebbe essere altrimenti? Il direttore del <em>21 Kutatóközpont</em>, Dániel Róna, è un ex collaboratore del partito liberale Momentum, mentre <em>Republikon intézet</em>, altro centro vicino al polo liberale, riceve fondi dell’Unione Europea. La direttrice del <em>XXI Század intézet</em>, al contrario, è Mária Schmidt, controversa storica i cui rapporti con Viktor Orbán sono ben noti, mentre <em>Nézőpont</em> riceve fondi da parte del governo europeista.</p>



<p>I sondaggi relativi alle elezioni di domenica 12 aprile, quindi, più che vagliare l’opinione pubblica sembrano cercare di influenzarla, dicendo ai leader ed elettori dei rispettivi schieramenti quello che probabilmente vorrebbero sentirsi dire. L’immagine che ne deriva è quella di un’Ungheria divisa nella certezza della vittoria della rispettiva fazione politica, in un meccanismo che sembra ricordare il tifo calcistico. Una dinamica che, rimbalzata da diversi opinionisti al di fuori dell’Ungheria, ci fa perdere il contatto con una competizione assai più tesa di quanto possa sembrare, in cui molto probabilmente nessuno dei due contendenti potrebbe ottenere la famosa maggioranza dei 2/3 e <strong>in cui, per la prima volta, si rischia un Parlamento a tre,</strong> diviso tra la destra di Fidesz, quella di Tisza e quella estrema di Mi Hazánk</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/ungheria-2026-tra-orban-e-magyar-un-derby-tutto-a-destra.html">Ungheria 2026: tra Orban e Magyar un derby tutto a destra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Elezioni in Ungheria, che cosa raccontano le due piazze di Budapest</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/elezioni-in-ungheria-che-cosa-raccontano-le-due-piazze-di-budapest.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Galluzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 23:48:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p>Viktor Orban e Peter Magyar hanno mobilitato i sostenitori in quella che è stata una prova di forza in vista delle elezioni. </p>
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<p>Il <strong>15 marzo</strong> è una delle feste nazionali più importanti e sentite in Ungheria. In questa data, infatti, i cittadini ungheresi ricordano <strong>lo scoppio della Rivoluzione del 1848</strong> che portò alla temporanea indipendenza del Regno d’Ungheria dalla Corona asburgica. Sebbene i moti indipendentisti venissero schiacciati nel 1849 dalle truppe dell’Impero austriaco, aiutate in maniera determinate dall’intervento militare della Russia zarista, il 15 marzo è rimasto a simboleggiare la nascita dell’Ungheria moderna e la rinascita della nazione magiara.</p>



<p>Quest’anno, le celebrazioni per questa importante festa nazionale hanno avuto rilievo particolare: con una dinamica diventata sempre più comune dalla vittoria elettorale di <strong>Viktor Orbán</strong>, avvenuta ormai sedici anni fa, il 15 marzo è stato ulteriormente politicizzato in vista della prossima tornata elettorale del 12 aprile. In questa assolata domenica di marzo, infatti, entrambi gli schieramenti principali, ossia il Fidesz di Orbán e il Tisza di <strong>Péter Magyar</strong>, hanno convocato manifestazioni di massa per mobilitare i propri militanti e la propria base elettorale in quella che tutti gli analisti hanno visto come una grande prova di forza in vista delle elezioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo scontro a distanza tra Orban e Magyar</h2>



<p>Interessante ed estremamente importante la scelta dei nomi. Cavalcando uno dei suoi cavalli di battaglia degli ultimi anni, <strong>Viktor Orbán</strong> ha convocato una “Marcia della Pace”, mentre il suo principale oppositore, Magyar, ha optato per una “Marcia nazionale”. Secondo le stime dell’Agenzia ungherese per il turismo, alla prima manifestazione avrebbero partecipato <strong>circa 180.000 persone</strong>, mentre alla seconda 150.000. Se, numeri alla mano, il Primo ministro Viktor Orbán sembrerebbe aver vinto la gara portando in piazza più persone, secondo diversi analisti <strong>Péter Magyar avrebbe vinto lo scontro dialettico</strong> grazie a un discorso più accattivante e propositivo. Sicuramente, <strong>entrambi i leader hanno lanciato le linee guida </strong>della seconda parte di questa campagna elettorale determinante per il futuro dell’Ungheria.</p>



<p>Davanti alla folla riunitasi a <strong>Kossuth Tér</strong>, di fronte all’Országház, il Parlamento nazionale, Orbán ha tenuto un comizio di trenta minuti durante il quale ha parlato dei temi che, da mesi, stanno alla base della sua campagna elettorale che si può riassumere nello slogan “Fidesz- A biztos választás” (Fidesz-La scelta sicura). E quella parola, “sicura”, ha un ruolo del tutto particolare nella politica del Primo ministro, ricoprendo significati diversi. Da un lato, infatti, <strong>Orbán declina la sicurezza nel senso di esperienza alla guida del Paese e stabilità politica</strong>, sociale ed economica per attirare il voto della parte più conservatrice dei suoi elettori. Dall’altro, <strong>il Primo ministro insiste sulla “sicurezza” dal punto di vista geopolitico,</strong> ponendosi come unico argine che potrebbe impedire una guerra in Europa e il conseguente coinvolgimento dell’Ungheria in un possibile conflitto.</p>



<p>Entrambi questi aspetti erano presenti nel comizio del 15 marzo. Davanti ai suoi elettori, Orbán ha ricordato come il mondo stia attraversando una fase estremamente delicata, con i nuovi venti di guerra che soffiano in Medio Oriente e la conseguente crisi energetica che incombe sull’Occidente. <strong>Lo scenario dipinto dal Primo ministro ungherese è fosco</strong>: milioni di posti di lavoro sono a rischio in Europa, il settore industriale è in ginocchio e il blocco petrolifero rischia di impattare ulteriormente questa situazione, senza contare una possibile nuova ondata migratoria. L’Ungheria, tuttavia, è un Paese sicuro grazie alla guida del Fidesz che ha saputo proteggere i posti di lavoro, abbassare i costi delle bollette con un calmieramento che dura ormai da anni e all’aumento delle pensioni a tutela degli anziani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Pericolo di una guerra in Europa&#8221;</h2>



<p>Successivamente, <strong>Orbán ha parlato del pericolo di una guerra in Europa</strong>. “Bruxelles si è assunta la responsabilità della guerra in Ucraina. Per questo si sta preparando alla guerra. <strong>È già passata alla gestione bellica.</strong> Non vogliono tenersi lontani dai guai, ma ci si stanno dirigendo dritti. Più armi, più soldi, più soldati. Ci troviamo di fronte a una prova che nemmeno veterani come me hanno mai visto. È impossibile sapere il giorno o l&#8217;ora in cui il primo soldato di Bruxelles metterà piede sul suolo ucraino. Ma una cosa la sappiamo per certo: accadrà”, ha ammonito il Primo ministro ungherese dal proprio palco.</p>



<p>E l’Ucraina è stata nominata diverse volte durante il discorso, venendo accusata di star portando avanti un blocco petrolifero fermando il flusso di greggio russo che transita attraverso l’oleodotto Družba per colpire il popolo ungherese e spingerlo verso un cambio di regime attraverso il voto del 12 aprile. Davanti ai suoi 180.000 sostenitori, tuttavia, <strong>Orbán ha lanciato un guanto di sfida a Kiev</strong>: “Vedete, ucraini? Vedete, Zelensky? Questo è lo Stato millenario degli ungheresi!” ha affermato “E pensate di poterci spaventare con un blocco petrolifero, ricatti e minacce contro i nostri leader? Siate intelligenti e smettetela! Chiunque voglia distruggere gli ungheresi avrebbe dovuto insorgere prima. Diverse centinaia di anni fa.”.</p>



<p>Un discorso, quello di Viktor Orbán, <strong>che ha insistito su temi classici che stanno segnando da mesi la sua campagna elettorale</strong>: nessuna proposta concreta, ma parole e slogan che si appellano alla “pancia” degli elettori ungheresi, insistendo sul pericolo della guerra, dell’instabilità economica ed energetica e sul sempiterno scontro con Bruxelles e Kiev, accusate di voler giungere a un cambio di governo per piegare l’Ungheria ai propri voleri. E, naturalmente, principale attore di questa operazione sarebbe <strong>Péter Magyar</strong>, accusato di essere un burattino nelle mani di Ursula Von der Leyen e di Volodymyr Zelens’kij.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il discorso di Magyar</h2>



<p>Di tutt’altro tenore il discorso di <strong>Péter Magyar</strong>. Insistendo sul tema del patriottismo che, come nel 1848, deve unire oggi tutti gli ungheresi, il leader del Tisza ha ricordato <strong>le radici storiche dell’appartenenza euro-atlantica dell’Ungheria</strong>: “Ripetiamolo, così che l&#8217;imperatore terrorizzato, ancorato al passato, e i suoi giannizzeri terrorizzati possano sentirlo: il nostro Paese fa parte della Comunità Europea, il nostro Paese fa parte della NATO”, ha ammonito dal palco. E questa appartenenza non è sancita da trattati o articoli, ma dalla tradizione stessa della nazione magiara che, ormai più di mille anni fa, ha scelto il cristianesimo, unendosi così alle altre monarchie europee. Una scelta che l’Ungheria ha mantenuto attraverso tutta la sua storia travagliata. E se la retorica di Orbán vuole proporre un Magyar servo di Bruxelles e Kiev, <strong>quella di Magyar vuole dipingere un Orbán burattino nelle mani di Putin. </strong>Non a caso, a queste parole la folla ha risposto urlando il famoso slogan del 1956: “Ruszkik, haza!” “Russi, tornate a casa!”.</p>



<p><strong>Accusando Orbán di aver tradito la causa della libertà</strong>, il leader di Tisza ha usato il palco del 15 marzo per lanciare le proprie promesse in caso di vittoria alle urne. Un sistema fiscale equo, una tassa patrimoniale sui grandi patrimoni, l’aumento delle pensioni, forti investimenti nella sanità e indagini su chi si è appropriato indebitamente dei beni dei cittadini ungheresi saranno alla base dell’attività del suo governo. Inoltre, <strong>il leader dell’opposizione si è appellato direttamente ai giovani,</strong> ricordando come queste elezioni saranno determinanti per il loro futuro. Nel suo intento di costruire un partito grande tenda in grado di rivolgersi a tutti gli strati della popolazione ungherese, Péter Magyar ha ribadito come, davanti alla possibilità di sconfiggere la democrazia illiberale di Orbán, non esistano destra o sinistra: il suo obiettivo è infatti quello di unire la nazione in un estremo tentativo di rompere con il sistema Fidesz.</p>



<p>Un’ultima possibilità per la democrazia, quindi, davanti alla quale tutti gli ungheresi onesti devono unirsi al di là della propria appartenenza politica.<strong> Un messaggio evidenziato anche dallo slogan elettorale di Tisza</strong>, che cita un verso del “Nemzeti Dal”, il “Canto nazionale” scritto dal poeta Sándor Petőfi, che, secondo il mito, avrebbe dato il via proprio alla Rivoluzione del 1848: “Most, vagy soha” (“Ora o mai più”). Nella versione di Pèter Magyar, le parole “vagy soha” (“o mai più”) sono barrate, a indicare proprio l’ultima possibilità per sconfiggere Orbán. Uno slogan e un programma semplici che mostrano il punto di forza di Tisza, ma anche la sua debolezza e le sue contraddizioni.</p>
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		<title>12 Aprile 2026, elezioni in Ungheria: un voto fondamentale anche per l&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/12-aprile-2026-elezioni-in-ungheria-un-voto-fondamentale-anche-per-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Galluzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 08:44:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/orban.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/orban.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/orban-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/orban-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/orban-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/orban-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/orban-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>12 aprile 2026: in questa data si svolgeranno le elezioni politiche ungheresi, durante le quali i cittadini saranno chiamati alle urne.</p>
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<p>12 aprile 2026: in questa data si svolgeranno le elezioni politiche ungheresi, durante le quali i cittadini saranno chiamati alle urne per il rinnovo dell’Assemblea nazionale. Proprio questa tornata elettorale rappresenta un appuntamento fondamentale per il futuro dell’Ungheria e dell’Unione Europea. Per la prima volta in sedici anni, infatti, il panorama politico magiaro è stato scosso dalla nascita di un nuovo movimento, il <em><strong>Partito del Rispetto e della Libertà</strong></em> (Tisza, <em>Tisztelet és Szabadság Párt</em>) guidato da <strong>Péter Magyar</strong>, che potrebbe sconfiggere il Fidesz di Viktor Orbán.</p>



<p>Ad aprile, quindi, si scontreranno due visioni dell’Ungheria: <strong>quella della democrazia illiberale di Orbán</strong> e quella di un sistema più democratico, aperto e meno corrotto desiderato da un numero crescente di ungheresi e che il Tisza sembra essere riuscito a incarnare. Non solo: il confronto tra i due principali partiti ruota anche intorno a due concezioni del ruolo diverso di Budapest all’interno dell’Unione Europea, del blocco atlantico e della geopolitica mondiale. E che la posta in gioco sia alta pare essere chiaro ai cittadini ungheresi che, <strong>da mesi, si mobilitano a sostegno dei rispettivi schieramenti,</strong> trascinati da una propaganda e da una retorica martellanti tanto da un lato quanto dall’altro.</p>



<p>Per sedici anni, infatti, il sistema illiberale creato da <strong>Viktor Orbán</strong> in seguito alla svolta a destra del Paese nelle elezioni del 2010 sembrava aver mietuto successi nella maggioranza dei cittadini magiari. Di fronte all’uscita dalla crisi che aveva colpito l’Ungheria nel 2008, alla stabilità e continuità politica garantiti dal <strong>Fidesz</strong> e dal lento, ma costante, sviluppo economico del Paese, la progressiva restrizione della democrazia liberale e l’involuzione conservatrice della società ungherese sembravano passare in secondo piano per molti elettori. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La presa di Fidesz sulle istituzioni</h2>



<p>La costruzione di una democrazia illiberale non ha rappresentato solo uno slogan vuoto, ma è stata la base del progetto politico di Orbán. Grazie alla <strong>super-maggioranza dei due terzi, della quale ha goduto durante tutti i suoi mandati</strong>, il Primo ministro ungherese ha dato vita a una nuova Costituzione e iniziato a scardinare tutti i pilastri del sistema liberale che aveva retto l’Ungheria per un ventennio. </p>



<p>Tutte le principali istituzioni, dalla magistratura alla Corte costituzionale, passando per la <strong>Presidenza della Repubblica e la Procura generale</strong>, sono state indebolite e affidate a <em>yes-men</em> vicini a <strong>Fidesz</strong>. Nonostante le difficoltà collegate all’era di Internet, i principali mezzi di informazione sono stati occupati dal governo, portando a un crollo dell’Ungheria nelle statistiche relative alla libertà di stampa e di espressione. Persino le Università sono state colpite dalle riforme illiberali di Orbán, con numerosi istituti che sono passati dal controllo statale a quello di fondazioni private guidate da individui vicini al governo. Nel frattempo, gli attacchi ai principali partiti di opposizione, a ogni pensiero veramente critico e alle minoranze, tanto etniche quanto sessuali, si sono fatti sempre più violenti. Quello che ne è nato, è un sistema di difficile definizione: formalmente una democrazia, sebbene illiberale, <strong>la società ungherese ha imboccato quella strada sempre più autoritaria</strong> lungo la quale, al di là di ogni ipocrisia, sembrerebbero essersi incamminati sempre più Paesi europei e non solo.</p>



<p>Beninteso: sarebbe un errore gravissimo pensare che il <strong>progetto di Orbán abbia compattato dietro di sé tutto il popolo ungherese</strong>, come il Primo ministro magiaro vorrebbe far credere. L’opposizione al disegno illiberale e autoritario è sempre stata viva in parte della società ungherese, soprattutto nelle grandi città, Budapest in primis. Quella che mancava era un’organizzazione politica in grado di riunire questo dissenso intorno a una figura tanto carismatica quanto quella di Orbán. <strong>La svolta è arrivata nel 2024, in occasione delle elezioni europee.</strong> La data non è casuale: in quell’anno, infatti, l’Ungheria è stata scossa da uno dei tanti scandali politici, legato, in questo caso, alla grazia presidenziale concessa al direttore dell’orfanotrofio di Bicske, accusato di complicità nell’insabbiamento di un caso di pedofilia per il quale era stato condannato il suo predecessore alla guida dell’istituto.</p>



<p>Lo scandalo portò alle dimissioni di <strong>Katalin Novák</strong>, allora Presidentessa della Repubblica, e di <strong>Judit Varga,</strong> Ministra della Giustizia. Di fronte a un’indignazione che non accennava a placarsi, fu proprio l’ex marito di <strong>Judit Varga, Péter Magyar, a scendere in campo</strong>: con una straordinaria svolta di 180°, Magyar, fino a quel momento vicino a Fidesz, denunciò la corruzione del sistema e si erse ad alfiere di una svolta contro la democrazia illiberale di Orbán. Al carisma di Péter Magyar si unirono i colpi della crisi economica iniziata con la pandemia e approfonditasi con la guerra in Ucraina: crisi che, complice l’altissima inflazione che ha funestato il Paese e a <strong>un aumento generalizzato di prezzi e affitti,</strong> ha fatto venire meno quella base di solidità economica di cui hanno goduto per anni i governi di Viktor Orbán.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Péter Magyar e le false impressioni</h2>



<p>Sebbene le urne non abbiano arriso a <strong>Magyar e al suo nuovo partito Tisza</strong>, il processo innescatosi nel 2024 non sembra essersi fermato e sempre più sondaggi presentano un Fidesz in estrema difficoltà e la possibilità concreta di un cambiamento politico nelle elezioni di aprile. Questo scenario ha attratto e attrae sempre più l’attenzione di diversi analisti europei e dei principali mass media: l’opinione politica internazionale, negli ultimi mesi, sembra dividersi nettamente tra i due schieramenti quasi quanto i sentimenti politici ungheresi. E, tanto in Ungheria quanto in buona parte delle analisi portate avanti da diverse testate europee, assistiamo a un vero e proprio <em>wishful thinking</em> <strong>volto a presentare Péter Magyar come un impenitente ribelle che lotta contro la tirannia orbanista</strong>, quasi una sorta di nuovo alfiere del liberalismo che porterà la fine del dominio della destra sul Paese danubiano.</p>



<p>Come spesso accade, la realtà è distante da queste interpretazioni: <strong>Péter Magyar</strong> proviene, come buona parte dei principali candidati di Tisza alle elezioni politiche, dai ranghi del Fidesz e gran parte dell’impianto ideologico del partito è di destra e conservatore: basti pensare al fatto che, in caso di vittoria, il governo Tisza si impegnerebbe a espellere tutti i <em>guest workers</em> extracomunitari e a mantenere il muro antimigranti ai confini meridionali del Paese. Eppure, nonostante tutto questo, Magyar è riuscito a compattare dietro di sé quella grande fetta di popolazione stanca del governo Orbán e che vuole un cambiamento politico a Budapest. Non negando la sua provenienza e, anzi, trasformandola in un punto di forza presentandosi come persona che, essendo stata per anni ben addentro al sistema-Fidesz ne conosce le magagne, <strong>il leader del Tisza è riuscito a creare un partito grande tenda </strong>in grado di raccogliere i voti di elettori tanto di centro-sinistra quando di centro-destra.</p>



<p>Sebbene il rischio di perpetuare un potere conservatore in Ungheria, una sorta di “Fidesz dal volto umano” che si limiti a rendere il sistema meno corrotto senza cambiarne gli aspetti principali, sia concreto e non venga negato neanche da chi ha deciso di votare per Tisza, un eventuale governo guidato da quello che è ora il principale partito di opposizione potrebbe venire travolto dalla dinamica che ha contribuito a creare. <strong>Non tenere conto di quella spinta al cambiamento</strong>, anche radicale, che potrebbe portarlo al potere, rappresenterebbe per il Tisza la fine politica, la possibile implosione del partito e lo scollamento definitivo di questo movimento con i cittadini ungheresi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quello che spera l&#8217;Europa</h2>



<p>Ma gli elettori ungheresi non sono gli unici interessati a vedere un avvicendamento politico a Budapest. Anche un altro attore sta seguendo attentamente gli sviluppi ungheresi ed è consapevole che ad aprile si giocherà una partita molto importante. <strong>Questo attore è l’Unione Europea, entrata sempre più in conflitto con Viktor Orbán nel corso degli ultimi anni.</strong> Se, per anni, Bruxelles è stata disposta a perdonare le progressive restrizioni dello spazio democratico in Ungheria e la retorica antiliberale e antieuropeista di Viktor Orbán, la decisione del Primo ministro ungherese di perseguire una politica estera sempre più indipendente e di avvicinamento alla Russia di Vladimir Putin e alla Cina di Xi Jinping ha portato a una rottura pressoché totale tra Budapest e l’Unione Europea. Sebbene non rinneghi l’appartenenza al campo atlantico ed europeo, è innegabile che il Fidesz abbia compiuto una svolta assai più antieuropeista e verso il multipolarismo negli ultimi anni, aumentando il livello di scontro con Bruxelles. Uno scontro che, fino a ora, è stato portato avanti a suon di sanzioni europee, blocchi dei fondi destinati all’Ungheria e colpi di veto opposti dal governo ungherese a numerose risoluzioni europee.</p>



<p><strong>L’Ungheria di Orbán rappresenta quindi sempre più una spina nel fianco dell’Unione Europea</strong> che, a sua volta, non ha fatto mistero di preferire un possibile governo guidato da Péter Magyar, figura assai più europeista di Orbán e pronta a riportare Budapest nei ranghi, promettendo la rottura totale con la Russia di Putin e l’interruzione del commercio di petrolio e gas russi come imposto da Bruxelles. <strong>In cambio, l’UE ha ventilato l’ipotesi di uno sblocco totale dei fondi europei destinati all’Ungheria.</strong> Non solo: numerosi leader europei, <strong>Donald Tusk </strong>in testa, sono scesi direttamente in campo in favore di Magyar. </p>



<p>Anche per l’Unione, come per i cittadini ungheresi, la posta in gioco ad aprile è estremamente alta: se, al di là dei proclami ufficiali, il sistema illiberale orbanista potrebbe non interessare molto a Bruxelles, il posizionamento geopolitico di Budapest è invece strategico per l’UE. La caduta di Orbán e l’ascesa di Magyar salverebbero capra e cavoli: non solo si eliminerebbe uno dei leader europei più problematici e si riporterebbe l’Ungheria nell’alveo europeista, staccandola dall’orbita sino-russa alla quale si è avvicinata, ma si disinnescherebbe anche una minaccia ancor più grave, ossia la possibile creazione, intorno a Orbán, di un polo europeo conservatore interessato a cambiare l’assetto attuale dell’Unione. Posizione, questa, teorizzata proprio dai <em>think tank</em> conservatori ungheresi e polacchi e che potrebbe trovare l’appoggio di un altro attore fondamentale ed estremamente potente: g<strong>li Stati Uniti di Donald Trump.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/12-aprile-2026-elezioni-in-ungheria-un-voto-fondamentale-anche-per-leuropa.html">12 Aprile 2026, elezioni in Ungheria: un voto fondamentale anche per l&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Perché il voto in Ungheria sarà un crocevia decisivo per l&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/perche-il-voto-in-ungheria-sara-un-crocevia-decisivo-per-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 18:10:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>12 aprile 2026: in questa data si svolgeranno le elezioni politiche ungheresi, durante le quali i cittadini saranno chiamati alle urne per il rinnovo dell’Assemblea nazionale. Proprio questa tornata elettorale rappresenta un appuntamento fondamentale per il futuro dell’Ungheria e dell’Unione Europea. Per la prima volta in sedici anni, infatti, il panorama politico magiaro è stato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/perche-il-voto-in-ungheria-sara-un-crocevia-decisivo-per-leuropa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>12 aprile 2026: in questa data si svolgeranno le elezioni politiche ungheresi, durante le quali i cittadini saranno chiamati alle urne per il rinnovo dell’Assemblea nazionale. Proprio questa tornata elettorale rappresenta un appuntamento fondamentale per <strong>il futuro dell’Ungheria e dell’Unione Europea</strong>. Per la prima volta in sedici anni, infatti, il panorama politico magiaro è stato scosso dalla nascita di un nuovo movimento, il Partito del Rispetto e della Libertà (Tisza, <em>Tisztelet és Szabadság Párt</em>) guidato da <strong><a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/clamoroso-in-ungheria-orban-potrebbe-non-ricandidarsi-di-fronte-alla-sfida-di-magyar.html">Péter Magyar, che potrebbe sconfiggere il Fidesz di Viktor Orbán.</a></strong></p>



<p>Ad aprile, quindi, si scontreranno due visioni dell’Ungheria: quella della democrazia illiberale di Orbán e quella di un sistema più democratico, aperto e meno corrotto desiderato da un numero crescente di ungheresi e che il Tisza sembra essere riuscito a incarnare. Non solo: il confronto tra i due principali partiti ruota anche intorno a due concezioni del ruolo diverso di Budapest all’interno dell’Unione Europea, del blocco atlantico e della geopolitica mondiale. E che la posta in gioco sia alta pare essere chiaro ai cittadini ungheresi che, da mesi, si mobilitano a sostegno dei rispettivi schieramenti, <strong>trascinati da una propaganda e da una retorica martellanti tanto da un lato quanto dall’altro.</strong></p>



<p>Per sedici anni, infatti, il sistema illiberale creato da Viktor Orbán in seguito alla svolta a destra del Paese nelle elezioni del 2010 sembrava aver mietuto successi nella maggioranza dei cittadini magiari. Di fronte all’uscita dalla crisi che aveva colpito l’Ungheria nel 2008, alla stabilità e continuità politica garantiti dal Fidesz e dal lento, ma costante, sviluppo economico del Paese, la progressiva restrizione della democrazia liberale e l’involuzione conservatrice della società ungherese sembravano passare in secondo piano per molti elettori. La costruzione di una democrazia illiberale non ha rappresentato solo uno slogan vuoto, ma è stata la base del progetto politico di Orbán. Grazie alla super-maggioranza dei due terzi, della quale ha goduto durante tutti i suoi mandati, il Primo ministro ungherese ha dato vita a una nuova costituzione e iniziato a scardinare tutti i pilastri del sistema liberale che aveva retto l’Ungheria per un ventennio.</p>



<p>Tutte le principali istituzioni, dalla magistratura alla Corte costituzionale, passando per la Presidenza della Repubblica e la Procura generale, sono state indebolite e affidate a <em>yes-men</em> vicini a Fidesz. Nonostante le difficoltà collegate all’era di internet, i principali mezzi di informazione sono stati occupati dal governo, portando a un crollo dell’Ungheria nelle statistiche relative alla libertà di stampa e di espressione. Persino le università sono state colpite dalle riforme illiberali di Orbán, con numerosi istituti che sono passati dal controllo statale a quello di fondazioni private guidate da individui vicini al governo. Nel frattempo, gli attacchi ai principali partiti di opposizione, a ogni pensiero veramente critico e alle minoranze, tanto etniche quanto sessuali, si sono fatti sempre più violenti. Quello che ne è nato, è un sistema di difficile definizione: formalmente una democrazia, sebbene illiberale, la società ungherese ha imboccato quella strada sempre più autoritaria lungo la quale, al di là di ogni ipocrisia, sembrerebbero essersi incamminati sempre più Paesi europei e non solo.</p>



<p>Beninteso: sarebbe un errore gravissimo pensare che il progetto di Orbán abbia compattato dietro di sé tutto il popolo ungherese, come il Primo ministro magiaro vorrebbe far credere. L’opposizione al disegno illiberale e autoritario è sempre stata viva in parte della società ungherese, soprattutto nelle grandi città, Budapest in primis. Quella che mancava era un’organizzazione politica in grado di riunire questo dissenso intorno a una figura tanto carismatica quanto quella di Orbán. La svolta è arrivata nel 2024, in occasione delle elezioni europee. La data non è casuale: in quell’anno, infatti, l’Ungheria è stata scossa da uno dei tanti scandali politici, legato, in questo caso, alla grazia presidenziale concessa al direttore dell’orfanotrofio di Bicske, accusato di complicità nell’insabbiamento di un caso di pedofilia per il quale era stato condannato il suo predecessore alla guida dell’istituto. Lo scandalo portò alle dimissioni di Katalin Novák, allora Presidentessa della Repubblica, e di Judit Varga, Ministra della Giustizia. Di fronte a un’indignazione che non accennava a placarsi, fu proprio l’ex marito di Judit Varga, Péter Magyar, a scendere in campo: con una straordinaria svolta di 180°, Magyar, fino a quel momento vicino a Fidesz, denunciò la corruzione del sistema e si erse ad alfiere di una svolta contro la democrazia illiberale di Orbán. Al carisma di Péter Magyar si unirono i colpi della crisi economica iniziata con la pandemia e approfonditasi con la guerra in Ucraina: crisi che, complice l’altissima inflazione che ha funestato il Paese e a un aumento generalizzato di prezzi e affitti, ha fatto venire meno quella base di solidità economica di cui hanno goduto per anni i governi di Viktor Orbán.</p>



<p>Sebbene le urne non abbiano arriso a Magyar e al suo nuovo partito Tisza, il processo innescatosi nel 2024 non sembra essersi fermato e sempre più sondaggi presentano un Fidesz in estrema difficoltà e la possibilità concreta di un cambiamento politico nelle elezioni di aprile. Questo scenario ha attratto e attrae sempre più l’attenzione di diversi analisti europei e dei principali mass media: l’opinione politica internazionale, negli ultimi mesi, sembra dividersi nettamente tra i due schieramenti quasi quanto i sentimenti politici ungheresi. E, tanto in Ungheria quanto in buona parte delle analisi portate avanti da diverse testate europee, assistiamo a un vero e proprio <em>wishful thinking</em> volto a presentare Péter Magyar come un impenitente ribelle che lotta contro la tirannia orbanista, quasi una sorta di nuovo alfiere del liberalismo che porterà la fine del dominio della destra sul Paese danubiano.</p>



<p>Come spesso accade, la realtà è distante da queste interpretazioni: Péter Magyar proviene, come buona parte dei principali candidati di Tisza alle elezioni politiche, dai ranghi del Fidesz e gran parte dell’impianto ideologico del partito è di destra e conservatore: basti pensare al fatto che, in caso di vittoria, il governo Tisza si impegnerebbe a espellere tutti i <em>guest workers</em> extracomunitari e a mantenere il muro antimigranti ai confini meridionali del Paese. Eppure, nonostante tutto questo, Magyar è riuscito a compattare dietro di sé quella grande fetta di popolazione stanca del governo Orbán e che vuole un cambiamento politico a Budapest. Non negando la sua provenienza e, anzi, trasformandola in un punto di forza presentandosi come persona che, essendo stata per anni ben addentro al sistema-Fidesz ne conosce le magagne, il leader del Tisza è riuscito a creare un partito grande tenda in grado di raccogliere i voti di elettori tanto di centro-sinistra quando di centro-destra.</p>



<p>Sebbene il rischio di perpetuare un potere conservatore in Ungheria, una sorta di “Fidesz dal volto umano” che si limiti a rendere il sistema meno corrotto senza cambiarne gli aspetti principali, sia concreto e non venga negato neanche da chi ha deciso di votare per Tisza, un eventuale governo guidato da quello che è ora il principale partito di opposizione potrebbe venire travolto dalla dinamica che ha contribuito a creare. Non tenere conto di quella spinta al cambiamento, anche radicale, che potrebbe portarlo al potere, rappresenterebbe per il Tisza la fine politica, la possibile implosione del partito e lo scollamento definitivo di questo movimento con i cittadini ungheresi.</p>



<p>Ma gli elettori ungheresi non sono gli unici interessati a vedere un avvicendamento politico a Budapest. Anche un altro attore sta seguendo attentamente gli sviluppi ungheresi ed è consapevole che ad aprile si giocherà una partita molto importante. Questo attore è l’Unione Europea, entrata sempre più in conflitto con Viktor Orbán nel corso degli ultimi anni. Se, per anni, Bruxelles è stata disposta a perdonare le progressive restrizioni dello spazio democratico in Ungheria e la retorica antiliberale e antieuropeista di Viktor Orbán, la decisione del Primo ministro ungherese di perseguire una politica estera sempre più indipendente e di avvicinamento alla Russia di Vladimir Putin e alla Cina di Xi Jinping ha portato a una rottura pressoché totale tra Budapest e l’Unione Europea. Sebbene non rinneghi l’appartenenza al campo atlantico ed europeo, è innegabile che il Fidesz abbia compiuto una svolta assai più antieuropeista e verso il multipolarismo negli ultimi anni, aumentando il livello di scontro con Bruxelles. Uno scontro che, fino a ora, è stato portato avanti a suon di sanzioni europee, blocchi dei fondi destinati all’Ungheria e colpi di veto opposti dal governo ungherese a numerose risoluzioni europee.</p>



<p>L’Ungheria di Orbán rappresenta quindi sempre più una spina nel fianco dell’Unione Europea che, a sua volta, non ha fatto mistero di preferire un possibile governo guidato da Péter Magyar, figura assai più europeista di Orbán e pronta a riportare Budapest nei ranghi, promettendo la rottura totale con la Russia di Putin e l’interruzione del commercio di petrolio e gas russi come imposto da Bruxelles. In cambio, l’UE ha ventilato l’ipotesi di uno sblocco totale dei fondi europei destinati all’Ungheria. Non solo: numerosi leader europei, Donald Tusk in testa, sono scesi direttamente in campo in favore di Magyar. Anche per l’Unione, come per i cittadini ungheresi, la posta in gioco ad aprile è estremamente alta: se, al di là dei proclami ufficiali, il sistema illiberale orbanista potrebbe non interessare molto a Bruxelles, il posizionamento geopolitico di Budapest è invece strategico per l’UE. La caduta di Orbán e l’ascesa di Magyar salverebbero capra e cavoli: non solo si eliminerebbe uno dei leader europei più problematici e si riporterebbe l’Ungheria nell’alveo europeista, staccandola dall’orbita sino-russa alla quale si è avvicinata, ma si disinnescherebbe anche una minaccia ancor più grave, ossia la possibile creazione, intorno a Orbán, di un polo europeo conservatore interessato a cambiare l’assetto attuale dell’Unione. Posizione, questa, teorizzata proprio dai <em>think tank</em> conservatori ungheresi e polacchi e che potrebbe trovare l’appoggio di un altro attore fondamentale ed estremamente potente: gli Stati Uniti di Donald Trump.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/perche-il-voto-in-ungheria-sara-un-crocevia-decisivo-per-leuropa.html">Perché il voto in Ungheria sarà un crocevia decisivo per l&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Ungheria schiera truppe al confine con l&#8217;Ucraina: escalation con Kiev per l&#8217;oleodotto Druzhba in vista delle elezioni</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/ungheria-schiera-truppe-al-confine-con-lucraina-escalation-con-kiev-per-loleodotto-druzhba-in-vista-delle-elezioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Galluzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 13:10:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="912" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301104342321_844fd0c8262ec312b5845d9ebfb56f7f-e1772358257323.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301104342321_844fd0c8262ec312b5845d9ebfb56f7f-e1772358257323.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301104342321_844fd0c8262ec312b5845d9ebfb56f7f-e1772358257323.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301104342321_844fd0c8262ec312b5845d9ebfb56f7f-e1772358257323.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301104342321_844fd0c8262ec312b5845d9ebfb56f7f-e1772358257323.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301104342321_844fd0c8262ec312b5845d9ebfb56f7f-e1772358257323.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301104342321_844fd0c8262ec312b5845d9ebfb56f7f-e1772358257323.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“La sicurezza del popolo ungherese e dell&#8217;Ungheria viene prima di tutto! Le Forze di Difesa ungheresi sono pronte a svolgere i compiti assegnati&#8221;. Con queste parole Kristóf Szalay-Bobrovniczky, Ministro della Difesa ungherese, ha annunciato l’invio delle prime unità militari al confine con l’Ucraina. La decisione è stata presa in seguito alla seduta del Consiglio Nazionale &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/ungheria-schiera-truppe-al-confine-con-lucraina-escalation-con-kiev-per-loleodotto-druzhba-in-vista-delle-elezioni.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/ungheria-schiera-truppe-al-confine-con-lucraina-escalation-con-kiev-per-loleodotto-druzhba-in-vista-delle-elezioni.html">Ungheria schiera truppe al confine con l&#8217;Ucraina: escalation con Kiev per l&#8217;oleodotto Druzhba in vista delle elezioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="912" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301104342321_844fd0c8262ec312b5845d9ebfb56f7f-e1772358257323.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301104342321_844fd0c8262ec312b5845d9ebfb56f7f-e1772358257323.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301104342321_844fd0c8262ec312b5845d9ebfb56f7f-e1772358257323.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301104342321_844fd0c8262ec312b5845d9ebfb56f7f-e1772358257323.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301104342321_844fd0c8262ec312b5845d9ebfb56f7f-e1772358257323.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301104342321_844fd0c8262ec312b5845d9ebfb56f7f-e1772358257323.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301104342321_844fd0c8262ec312b5845d9ebfb56f7f-e1772358257323.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“La sicurezza del popolo ungherese e dell&#8217;Ungheria viene prima di tutto! Le Forze di Difesa ungheresi sono pronte a svolgere i compiti assegnati&#8221;. Con queste parole Kristóf Szalay-Bobrovniczky, Ministro della Difesa ungherese, ha annunciato l’invio delle prime unità militari al confine con l’Ucraina. La decisione è stata presa in seguito alla seduta del Consiglio Nazionale di Difesa (CND) del 25 febbraio, presieduta da <strong>Viktor Orbán</strong>. Oltre a rafforzare la difesa militare, il Primo ministro ungherese ha ordinato una <em>no fly zone</em> per droni su tutta la contea di Szabolcs-Szatmár-Bereg, al confine con la Transcarpazia. Il compito assegnato ai soldati ungheresi sarà quello di rafforzare la difesa di 20 punti energetici strategici, ai quali se ne aggiungeranno altri 40 nelle prossime settimane.</p>



<p>La prova di forza rappresenta il culmine di tensioni con l’Ucraina che sono esplose ulteriormente nei giorni passati, in seguito all’interruzione del <strong>flusso di greggio russo attraverso l’oleodotto <em>Družba</em></strong>. Se la controparte ucraina ha affermato che ad aver sospeso il transito di petrolio sia stato un danno causato da un bombardamento russo, Budapest ha accusato Kiev di aver volontariamente chiuso l’oleodotto. La motivazione sarebbe politica: colpire il governo Orbán in vista delle elezioni di aprile, generando un aumento dei prezzi della benzina e i relativi disservizi per indebolire il governo magiaro. </p>



<p>E proprio Orbán ha affermato che l’Ucraina si starebbe preparando a ulteriori azioni per interrompere il funzionamento del sistema energetico ungherese, salvo non fornire alcuna prova a sostegno di questo timore. “Non dimentichiamolo” ha nuovamente ammonito <strong>Viktor Orbán</strong> il 27 febbraio “Noi che viviamo qui in questo angolo di mondo sappiamo che gli ucraini sono capaci di tutto. Non a caso ho dovuto mandare i soldati alle centrali elettriche di fondamentale importanza, per tutelare le nostre strutture chiave insieme alle forze dell&#8217;ordine. Gli ucraini sono capaci di tutto. Non dimentichiamolo, gli ucraini hanno fatto saltare in aria <em>Nord Stream</em>”.</p>



<p><strong>Rafforzare la presenza militare ai confini non è stata l’unica misura adottata dal governo di Budapest</strong>: come rappresaglia, l’Ungheria ha ordinato lo stop di tutte le esportazioni di gasolio verso l’Ucraina, misura che potrebbe colpire pesantemente Kiev in un momento di forte difficoltà non solo militare. Inoltre, Orbán ha preso la decisione di porre il veto a un nuovo pacchetto di sanzioni europee contro la Russia e al prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina, almeno fino a quando il flusso di petrolio non verrà ripristinato. La posizione di Budapest si sarebbe poi addolcita, affermando di essere pronta a valutare una rimozione del veto nel caso in cui l’Unione Europea e l’Ucraina approvassero la proposta magiaro-slovacca di creare una commissione di indagine per verificare in maniera indipendente l’esatto stato dell’oleodotto <em>Družba</em> e le cause che hanno portato all’interruzione delle esportazioni di greggio russo verso l’Europa centrale.</p>



<p>Se, da un lato, <strong>i toni si fanno sempre più accesi e la decisione di Orbán rappresenta un’escalation non da poco,</strong> dall’altro diversi analisti pongono la deliberazione del CND in relazione alle prossime elezioni. Per la prima volta dal 2010, Fidesz sarebbe in forte difficoltà di fronte all’ascesa di un nuovo partito di opposizione, il Tisza guidato da Péter Magyar che proviene proprio dai ranghi del Fidesz. In questo contesto, il governo ungherese starebbe giocando la carta della paura. Fin dal 2022, all’alba dell’invasione russa dell’Ucraina, <strong>Viktor Orbán</strong> si è posto agli occhi del popolo ungherese e del mondo come unico leader europeo a essere alfiere della pace e a denunciare il pericolo di un allargamento del conflitto. E sicuramente la posizione del governo ungherese in politica estera potrebbe aver influito pesantemente sulla vittoria del Fidesz alle ultime elezioni europee del 2024, quando il partito arancione ha ottenuto il 44,82% dei voti contro il 29,60% del neonato Tisza. </p>



<p>Ma a distanza di due anni e alla luce di sondaggi impietosi che, in certi casi, danno <strong>Péter Magyar in vantaggio di 9 punti percentuali</strong>, Orbán starebbe ora alzando la tensione per muovere i voti degli indecisi verso Fidesz. La tattica potrebbe essere tanto semplice quanto efficace: presentare il partito come unica forza in grado di proteggere l’Ungheria dal pericolo bellico e mostrare i muscoli di fronte a un nemico, vero o presunto, per rafforzare l’immagine rassicurante di un governo forte e pronto a tutelare gli interessi del popolo ungherese. </p>



<p>E se il movimento di truppe sembra essere un nuovo tassello di una propaganda elettorale che si fa sempre più accesa, <strong>Róbert László</strong>, esperto del think tank “<em>Political Capital</em>”, ha lanciato un allarme inquietante. Lo studioso ha infatti affermato che, visto il clima attuale, non sarebbe da escludere il pericolo di una <em>false flag</em>, un possibile auto-attacco o un attentato orchestrato da Budapest con lo scopo di far ricadere la colpa sull’Ucraina e compattare i cittadini ungheresi intorno a Orbán. Una sorta di nuova strategia della tensione elaborata a vantaggio dello stato di cose presenti, come estremo tentativo di mantenere il potere orbanista e la democrazia illiberale creata negli ultimi anni.</p>



<p>Al di là di ogni possibile scenario e speculazione, una cosa è certa: il clima politico ungherese si sta scaldando sempre più e la tornata elettorale di aprile vedrà proprio sull’Ucraina e sulla strategia da adottare nei confronti di questo Paese uno dei suoi punti fondamentali. Anche a costo di far tornare a suonare i tamburi della guerra in Europa centrale.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/ungheria-schiera-truppe-al-confine-con-lucraina-escalation-con-kiev-per-loleodotto-druzhba-in-vista-delle-elezioni.html">Ungheria schiera truppe al confine con l&#8217;Ucraina: escalation con Kiev per l&#8217;oleodotto Druzhba in vista delle elezioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Serbia: sanzioni Usa e crisi energetica ma arriva il soccorso dell&#8217;Ungheria di Orban</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/serbia-sanzioni-usa-e-crisi-energetica-ma-arriva-il-soccorso-dellungheria-di-orban.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Dec 2025 12:49:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p>Sanzioni USA chiudono raffineria NIS serba (Gazprom), causando crisi energetica; Vučić impone vendita quote russe entro gennaio 2026.</p>
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<p>Dopo una serie di proroghe, concesse da gennaio, le sanzioni statunitensi contro la <em>Naftna Industrija Srbije</em> (NIS), ossia la compagnia petrolifera serba, sono diventate operative all’inizio di ottobre. Come conseguenza della decisione di Washington, l’oleodotto Adria ha interrotto le forniture verso la Serbia e numerose stazioni di servizio della NIS hanno iniziato a rifiutare il pagamento tramite carta di credito a causa del <strong>timore di<a href="https://it.insideover.com/politica/lincertezza-sul-futuro-delle-sanzioni-rallenta-leconomia.html"> sanzioni secondarie contro il sistema bancario del Paese balcanico.</a></strong></p>



<p>Non solo: venuta meno la concessione della licenza operativa alla NIS, <strong>l’impianto di Pančevo, ossia l’unica raffineria serba, ha dovuto chiudere i battent</strong>i a inizio dicembre, dando inizio a una pesante crisi energetica dai risvolti imprevedibili per Belgrado, che non solo vedrebbe una probabile mancanza di carburante e l’aumento esponenziale dei prezzi del gasolio, ma diventerebbe di fatto dipendente dalle importazioni estere di questa preziosa risorsa.</p>



<p>La decisione di imporre sanzioni contro l’industria petrolifera serba è stata presa dagli Stati Uniti a causa della detenzione delle quote di maggioranza della società da parte della russa <strong>Gazprom, di fatto proprietaria della NIS</strong> e attore strategico nella politica energetica serba. Come accennato, il pacchetto statunitense non andrebbe a colpire solo il gas e il petrolio del Paese balcanico, ma <strong>anche il settore finanziario-bancario</strong>, portando potenzialmente allo stop dei pagamenti tramite carte di credito e all’interruzione delle linee di credito serbe.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il soccorso di Orban</h2>



<p>Uno scenario apocalittico dal quale la Serbia di Vučić, già attraversata da forti tensioni politiche, sembrerebbe non essere in grado di uscire, trovandosi di fatto isolata nello scenario internazionale. In mezzo a questo addensarsi di nubi cupe sopra i cieli di Belgrado, ecco però stendersi una mano amica per molti inaspettata, ossia quella di <strong>Viktor Orbán, Primo ministro ungherese </strong>e tra i principali alleati del Presidente serbo nella regione.</p>



<p>Ma procediamo con ordine. In seguito all’attivazione delle sanzioni statunitensi e alla chiusura della raffineria di Pančevo, Aleksandar Vučić ha reagito imponendo a Gazprom di vendere le proprie quote della NIS entro la metà di gennaio 2026. <strong>La rinuncia degli assets serbi da parte della controparte russa comporterebbe la fine della politica punitiva di Washington e un ritorno alla normalità per Belgrado. </strong>Qualora Gazprom non dovesse rispettare la decisione del governo serbo, quest’ultimo, pur ribadendo la propria volontà di non nazionalizzare la NIS, interverrebbe in modo decisivo per dirimere la questione. Fino a quando le quote russe non verranno acquistate da un’altra compagnia, in ogni caso, la situazione energetica serba resterà estremamente problematica. Ed ecco, appunto, che l’intervento ungherese potrebbe alleviare le sofferenze della Serbia.</p>



<p>Il 27 novembre, infatti, il Primo ministro ungherese si è recato a Subotica, città serba al confine con l’Ungheria e che vede la presenza di una forte minoranza magiara, per ritirare il Premio Pásztor István. Durante il discorso di accettazione del premio intitolato all’ex Presidente della Vajdasági <strong>Magyar Szövetség</strong> (Alleanza Ungherese della Vojvodina, ossia uno dei principali partiti politici della minoranza ungherese in Serbia), non sono mancati attacchi all’Unione Europea. <strong>Secondo Orbán, il vecchio mondo sta morendo e Bruxelles</strong>, continuando sulla via della guerra e della contrapposizione con Mosca, si sta riducendo a un ruolo subalterno e alla perdita di centralità sullo scenario politico internazionale.</p>



<p>Alleanze come quelle tra l’Ungheria e la Serbia, quindi, sono sempre più fondamentali, soprattutto per garantire la pace e la stabilità della regione centro-europea e dei Balcani. Il Primo ministro magiaro ha quindi ricordato ai presenti come i serbi stiano soffrendo a causa di quelle sanzioni statunitensi che Budapest ha saputo evitare, per poi aggiungere che Belgrado potrà sempre contare sull’amicizia ungherese. E infatti, in seguito all’incontro con il Presidente serbo Vučić, Viktor Orbán ha annunciato che l’Ungheria, dopo aver raddoppiato il volume delle esportazioni di petrolio verso la Serbia a novembre, <strong>aumenterà le esportazioni di altre due volte e mezzo nel mese di dicembre.</strong> Non solo: i piani per la costruzione dell’oleodotto che collegherebbe la Serbia alla linea Družba, teoricamente operativo dal 2028, verranno accelerati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ombra del Cremlino</h2>



<p>Il 28 novembre, ossia il giorno immediatamente successivo al suo viaggio a Subotica, il Primo ministro ungherese si è recato a Mosca, per un incontro di altissimo livello con Vladimir Putin. Sebbene, ufficialmente, la riunione con il Presidente della Federazione russa riguardasse l’approvvigionamento energetico russo verso l’Ungheria, <strong>molto probabilmente Orbán e Putin hanno discusso anche della crisi serba.</strong></p>



<p>Le indiscrezioni sembrano essere state confermate da niente meno che <strong>Aleksandr Novak</strong>, Vice Primo Ministro della Federazione russa, che durante un’intervista ha affermato che, nel corso del loro incontro a Mosca, i due politici hanno discusso anche dell’acquisto ungherese degli interessi internazionali russi nelle aziende petrolifere colpite dalle sanzioni statunitensi. Non solo, quindi, delle quote russe nella NIS serba, ma <strong>anche degli asset della Lukoil in Romania e Bulgaria</strong>, comprese le stazioni petrolifere e le raffinerie nei due Paesi balcanici.</p>



<p>Ed ecco quindi che, contestualmente ai viaggi di Orbán a Subotica e Mosca, <strong>Gergely Gulyás</strong>, Ministro responsabile dell’Ufficio del Primo ministro, ha ammesso che la MOL, ossia l’industria petrolifera magiara, sarebbe in trattativa per l’acquisto delle azioni della NIS detenute da Gazprom. Non solo: la compagnia ungherese potrebbe intromettersi anche nella vendita delle quote internazionali della Lukoil, non solo in Romania e Bulgaria, ma <strong>anche in Kazakhstan e Azerbaijan</strong>. La MOL entrerebbe quindi in quel Grande Gioco tra ExxonMobil, Chevron, Abu Dhabi National Company e altri potenziali acquirenti (tra i quali anche, a sorpresa, Bernd Bergmair, ex azionista di maggioranza di PornHub).</p>



<p>Secondo numerosi analisti, l’operazione garantirebbe numerosi vantaggi a Budapest. L’acquisto degli assets Lukoil, naturalmente, garantirebbe una proiezione internazionale considerevole per la MOL e, di conseguenza, per l’Ungheria. Dall’altro lato, invece, rilevare le quote Gazprom della NIS, transazione nella quale la MOL sembrerebbe essere favorita, come annunciato dallo stesso Vučić, <strong>permetterebbe a Budapest di avere il controllo del settore energetico serbo,</strong> aumentando il proprio vantaggio strategico nella regione centro-europea e nei Balcani, già rafforzatosi con l’acquisto, sempre da parte di MOL, della società croata INA e di quella slovacca Slovnaft. </p>



<p>Uno scenario, quindi, che garantirebbe non solo una vittoria forte dell’Ungheria, ma anche <strong>una presenza indiretta della Russia tanto in Serbi</strong>a quanto, eventualmente, nelle altre regioni coinvolte grazie alle forniture di greggio russo all’Ungheria. Belgrado, d’altro canto, vedrebbe la probabile fine delle sanzioni e un possibile ritorno alla normalità. Il prezzo, tuttavia, sarebbe il passaggio del controllo energetico dalle mani russe a quelle ungheresi.</p>



<p></p>
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		<title>Ronde, attacchi agli ebrei, campagne contro i rom: l&#8217;estrema destra ungherese spinge su Viktor Orban</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2025 10:35:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="944" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250923095154501_a8e586ebe25905994badbbc82c4b66c9-e1758613957861.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250923095154501_a8e586ebe25905994badbbc82c4b66c9-e1758613957861.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250923095154501_a8e586ebe25905994badbbc82c4b66c9-e1758613957861-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250923095154501_a8e586ebe25905994badbbc82c4b66c9-e1758613957861-1024x503.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250923095154501_a8e586ebe25905994badbbc82c4b66c9-e1758613957861-768x378.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250923095154501_a8e586ebe25905994badbbc82c4b66c9-e1758613957861-1536x755.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250923095154501_a8e586ebe25905994badbbc82c4b66c9-e1758613957861-600x295.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 13 settembre a Szolnok, l'estrema destra ungherese, guidata da Mi Hazánk, ha marciato contro il degrado della sicurezza, attaccando Orbán.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ronde-attacchi-agli-ebrei-campagne-contro-i-rom-lestrema-destra-ungherese-spinge-su-viktor-orban.html">Ronde, attacchi agli ebrei, campagne contro i rom: l&#8217;estrema destra ungherese spinge su Viktor Orban</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="944" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250923095154501_a8e586ebe25905994badbbc82c4b66c9-e1758613957861.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250923095154501_a8e586ebe25905994badbbc82c4b66c9-e1758613957861.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250923095154501_a8e586ebe25905994badbbc82c4b66c9-e1758613957861-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250923095154501_a8e586ebe25905994badbbc82c4b66c9-e1758613957861-1024x503.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250923095154501_a8e586ebe25905994badbbc82c4b66c9-e1758613957861-768x378.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250923095154501_a8e586ebe25905994badbbc82c4b66c9-e1758613957861-1536x755.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250923095154501_a8e586ebe25905994badbbc82c4b66c9-e1758613957861-600x295.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 13 settembre il Gotha dell’estrema destra ungherese <a href="https://hvg.hu/itthon/20250913_Mi-Hazank-Szolnok-Toroczkai-ebx">si è radunato nella città</a> di <strong>Szolnok</strong>, a poco più di <strong>100 km da Budapest</strong>. Un corteo di militanti di <strong>Mi Hazánk</strong> (La Nostra Patria), Betyársag (Esercito fuorilegge), Magyar Önvédelmi Mozgalom (Movimento Ungherese di Autodifesa) e Bűnvadászok (Cacciatori di criminali) ha infatti marciato lungo le strade della località ungherese, terminando il proprio corteo con una serie di comizi che hanno riportato alla mente parti del passato più oscuro della Storia d’Ungheria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è successo a Szolnok</h2>



<p>La manifestazione è stata indetta in seguito ad <strong>alcuni eventi criminosi e a una serie di risse occorse a Szolnok</strong> nei mesi passati, in quello che sembra un deterioramento della sicurezza pubblica in diverse località magiare. <strong>László Toroczkai</strong>, leader del partito Mi Hazánk che ha raccolto il 5,71% alle ultime elezioni politiche del 2022, ha tenuto un discorso davanti a diverse centinaia di persone e ha richiesto azioni più forti da parte della polizia, oltre a un allentamento sulla legislazione che regolamenta il possesso di armi. Il leader dell’estrema destra ungherese ha attaccato frontalmente tanto il Primo Ministro Viktor Orbán quanto il Ministro degli Interni <strong>Sándor Pintér</strong>, accusandoli di non voler risolvere il problema della sicurezza pubblica. “Non riesco a immaginare un potere statale più vile che possa fare questo al suo popolo” ha affermato Toroczkai, per poi aggiungere che “la mia ferma posizione è che <strong>dobbiamo impegnarci con ogni mezzo per distruggere il predatore che attacca le nostre famiglie</strong>, i nostro figli, le nostre case e la nostra proprietà, e per questo lo Stato deve fornire strumenti legali agli ungheresi onesti”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le idee dell&#8217;estrema destra ungherese</h2>



<p>Proponendo, come da miglior tradizione, <strong>il pugno di ferro in risposta ai problemi della società ungherese</strong>, il presidente <strong>Mi Hazánk </strong>si è spinto fino a ipotizzare la deportazione dei condannati recidivi non in Siberia, ma in Ruanda, terra nella quale le imprese ungheresi potrebbero avere forti interessi e grande successo, sfruttando naturalmente il lavoro forzato dei condannati. Ma oltre al tema dell’ordine pubblico, il comizio dell’estrema destra magiara ha colpito anche i cittadini appartenenti alla minoranza Rom, definiti da un altro oratore, ossia Zsolt Tyrityán, leader del Betyársag, come “forma di esistenza sub-umana”. <strong>Con la classica retorica fascista che vede tutti i Rom come responsabili di eventi delittuosi</strong>, László Toroczkai ha affermato che, se l’anno prossimo i cittadini ungheresi gli affideranno la maggioranza parlamentare e la guida del governo, “le orde organizzate sulla base del sangue verranno trascinate per questa città incatenate a terra e mai più un solo ungherese per bene, o un solo Roma che ama l’Ungheria e ascolta l’inno ungherese, dovrà incontrare queste sporche bande”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025092309530244_81625569bb1a8001efa466c0a7446014-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-486685" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025092309530244_81625569bb1a8001efa466c0a7446014-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025092309530244_81625569bb1a8001efa466c0a7446014-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025092309530244_81625569bb1a8001efa466c0a7446014-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025092309530244_81625569bb1a8001efa466c0a7446014-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025092309530244_81625569bb1a8001efa466c0a7446014-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025092309530244_81625569bb1a8001efa466c0a7446014.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Dopo aver promesso ulteriori azioni volte a proteggere i cittadini ungheresi, ossia ronde e caccia ai criminali, i leader ultranazionalisti hanno ricordato come sia molto vicino il momento in cui le cose cambieranno e verrà garantito loro uno spazio di governo. E se questa affermazione potrebbe essere retorica propagandistica in vista delle elezioni programmate per il 2026, la mente non può comunque non correre al pericolo segnalato da più parti di una <strong>possibile coalizione tra Fidesz e Mi Hazánk</strong> qualora il partito di Orbán non dovesse ottenere la maggioranza dei due terzi. Da tempo, infatti, esiste una sorta di dinamica dialogica tra i due partiti, con <strong>Mi Hazánk</strong> che sembra avere il ruolo di apripista per i temi più radicali. Eclatante, per esempio, l’azione della deputata ultranazionalista <strong>Dóra Dúró</strong>, che nel 2020 ha bruciato una copia del libro di favole <em>Meseország mindenkié</em>, accusato di contenere personaggi appartenenti alla minoranza omosessuale e di compiere propaganda omosessuale a danno dei bambini. E proprio il concetto di “propaganda omosessuale”, portato nel dibattito pubblico dalla Dúró, è stato poi cavalcato dal Fidesz.</p>



<p>Ma il governo Orbán non si è limitato alla retorica, portando avanti ulteriori azioni volte a favorire <strong>un avvicinamento all’elettorato di estrema destra e a Mi Hazánk</strong>. Nel 2020, per esempio, una nuova riforma della Costituzione ungherese ha riconosciuto l’esistenza legale della sola famiglia eterosessuale. La modifica costituzionale ha portato poi a una seria di leggi contro la “propaganda omosessuale” e volte a limitare ulteriormente, rendendolo praticamente nullo, il diritto degli omosessuali a adottare bambini, precedentemente vietato alle coppie gay, ma teoricamente garantito al singolo individuo. Inoltre, il dibattito pubblico ungherese è stato avvelenato, negli ultimi anni, dalla strisciante equiparazione tra omosessualità e pedofilia, <strong>con l’utilizzo aperto da parte di Mi Hazánk dell’acronimo LGBTQP</strong>, dove la lettera P sta per pedofili. Un forte aumento degli attacchi contro la comunità omosessuale che è sfociato nel recente divieto, poi non messo in pratica, di tenere il Gay Pride a Budapest.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mi Hazánk e i trucchi di Viktor Orbán</h2>



<p>Questa appropriazione delle tematiche care a <strong>Mi Hazánk da parte di Viktor Orbán ha effettivamente portato i suoi frutti</strong>: durante le ultime elezioni del 2022, oltre il 5% degli elettori di Mi Hazánk ha sostenuto candidati del Fidesz ai collegi uninominali, portando così una parte importante di voti al partito di governo. Di fronte a questa dinamica, Mi Hazánk reagisce solitamente in due modi: o esprimendo indignazione di fronte al presunto furto delle loro tematiche operato da Orbán o con una pacifica accettazione del fatto compiuto, affermando che, alla fine dei conti, non importa chi sia a portare avanti le loro idee. In cambio, ipotizzano alcuni, il partito mantiene il proprio diritto a un’esistenza tranquilla, vedendosi garantita la possibilità di criticare, seppure blandamente, il governo senza subire l’usuale campagna diffamatoria alla quale è perennemente sottoposto il resto dell’opposizione.</p>



<p>Ma lo spostamento sempre più a destra di Fidesz può rappresentare un grande pericolo per <strong>Mi Hazánk</strong> che, nel clima sempre più polarizzato che va delineandosi in vista delle elezioni politiche del 2026, può vedere limitato il proprio spazio di manovra. Da qui la necessità del partito di estrema destra di radicalizzarsi sempre più, rispolverando l’antisemitismo e la retorica cara alle Croci Frecciate (ossia al partito nazista che ha brevemente guidato l’Ungheria dal 1944 al 1945), oltre a vere e <strong>proprie campagne contro i cittadini di etnia Rom</strong>. </p>



<p>Non solo: stringendo sempre più i rapporti con le organizzazioni paramilitari ultranazionaliste e fasciste, Mi Hazánk ha ricominciato le azioni di forza, come per esempio le ronde di stampo militare, abbandonate all’indomani dell’ingresso in Parlamento. Proprio la retorica antisemita e le campagne contro i cittadini Rom sono punti di frizione con Fidesz, che vede nei membri della comunità Roma un forte numero di propri elettori e che è legato a doppio filo con Israele. Un altro punto di rottura con il <strong>partito ultranazionalista è rappresentato anche proprio dal divieto del Gay Pride</strong>, con quello che è stato visto come una sorta di inaspettato plot twist allorquando le forze di polizia hanno consentito il regolare svolgimento della manifestazione di massa, teoricamente vietata, impedendo invece la contromanifestazione di Mi Hazánk, teoricamente approvata dall’autorità pubblica.</p>



<p>Al di là dei punti di frizione, la possibilità di rapporti sempre più stretti tra Fidesz e <strong>Mi Hazánk</strong> è stata segnalata, oltre che dal leader della “nuova” opposizione Péter Magyar, anche da <strong>György Budaházy</strong>, leader storico dell’estrema destra ungherese, condannato per terrorismo e per aver pianificato l’eversione violenta dello Stato democratico, che proprio con <strong>László Toroczkai</strong> ha fondato il movimento ultranazionalista Hunnia. Secondo Budaházy, recentemente graziato dalla ex Presidente della Repubblica Katalin Novák, l’esistenza stessa di Mi Hazánk sarebbe stata voluta da Viktor Orbán: il Primo Ministro avrebbe infatti interesse che qualcuno assuma il controllo della parte di radicale dei nazionalisti, potendo così controllare la galassia nera ungherese. Per un periodo, secondo Budaházy, tale ruolo sarebbe stato assunto da Jobbik, ma la crescita esponenziale del partito avrebbe spinto la sua leadership a montarsi la testa, sfidando apertamente Orbán. Di qui la necessità di distruggere Jobbik, favorendo la scissione dalla quale è nato Mi Hazánk, al quale viene stranamente concesso grande spazio nella televisione pubblica, e operando per riassorbire l’elettorato di Jobbik all’interno del Fidesz.</p>



<p>Sia come sia, resta il fatto che Mi Hazánk potrebbe avere un ruolo importante negli equilibri politici ungheresi dei prossimi anni. Nella polarizzazione della politica ungherese, che verte sempre più sullo scontro tra Fidesz e Tisza, tra <strong>Viktor Orbán</strong> e <strong>Péter Magyar</strong>, diversi analisti giungono a ipotizzare uno scenario inusuale per l’Ungheria, ossia la possibilità che nessuno dei candidati ottenga la maggioranza dei due terzi necessaria a governare in solitaria il Paese. </p>



<p>Non solo: diversi sondaggi delineano anche la creazione di un Parlamento diviso tra sole tre forze politiche, ossia Fidesz, Tisza e Mi Hazánk. Nella possibilità, poi non così remota, di uno scenario in cui nessuno dei candidati ottenga la tanto agognata super maggioranza, il partito di estrema destra potrebbe quindi essere ago della bilancia, fornendo il suo supporto a un possibile governo di coalizione con Fidesz. Un’opzione, quest’ultima, che potrebbe concretizzarsi al di là della retorica infuocata di Toroczkai e degli attacchi di facciata al governo ungherese, portando a compimento il processo di svolta sempre più a destra della politica magiara.</p>
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		<title>la crisi della Bosnia: le manovre dei serbi di Milorad Dodik ma anche di Orban, Erdogan, Trump e Putin</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-crisi-della-bosnia-le-manovre-dei-serbi-di-milorad-dodik-ma-anche-di-orban-erdogan-trump-e-putin.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 13:38:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="877" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250915112332365_445b9e9311065446b92e578d70672c9e-e1757928250609.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250915112332365_445b9e9311065446b92e578d70672c9e-e1757928250609.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250915112332365_445b9e9311065446b92e578d70672c9e-e1757928250609-300x137.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250915112332365_445b9e9311065446b92e578d70672c9e-e1757928250609-1024x468.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250915112332365_445b9e9311065446b92e578d70672c9e-e1757928250609-768x351.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250915112332365_445b9e9311065446b92e578d70672c9e-e1757928250609-1536x702.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250915112332365_445b9e9311065446b92e578d70672c9e-e1757928250609-600x274.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Bosnia è segnata da forti tensioni politiche che potrebbero portare a una guerra civile: il caso Milorad Dodik.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="877" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250915112332365_445b9e9311065446b92e578d70672c9e-e1757928250609.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250915112332365_445b9e9311065446b92e578d70672c9e-e1757928250609.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250915112332365_445b9e9311065446b92e578d70672c9e-e1757928250609-300x137.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250915112332365_445b9e9311065446b92e578d70672c9e-e1757928250609-1024x468.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250915112332365_445b9e9311065446b92e578d70672c9e-e1757928250609-768x351.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250915112332365_445b9e9311065446b92e578d70672c9e-e1757928250609-1536x702.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250915112332365_445b9e9311065446b92e578d70672c9e-e1757928250609-600x274.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Forse per via delle distrazioni causate da altri scenari di crisi, i Balcani sembrano essere scomparsi dal discorso pubblico <em>mainstream</em> italiano. Eppure, questa tanto tormentata regione europea è una delle più importanti per la stabilità e il futuro del Vecchio Continente: da un lato, rappresentando una sorta di ventre molle dell’Europa, <strong>la penisola balcanica si presta a essere uno dei tasselli di quel Grande Gioco tra Potenze mondiali</strong> (Stati Uniti, Russia e Cina in primis) nel quale cercano di inserirsi anche altri attori regionali di indubbio peso (<strong>come la Turchia</strong>) o che una certa influenza nella regione vorrebbero ritagliarsi (<strong>come l’Ungheria</strong>). Dall’altro, proprio a causa di questa partita tra giganti, i Balcani rischiano di precipitare in una nuova instabilità che potrebbe sfociare, in alcuni casi, nel conflitto aperto.</p>



<p>Il caso in cui una scintilla potrebbe rischiare di incendiare l’intera prateria è, molto probabilmente, quello della <strong>Bosnia, da diversi mesi attraversata da forti tensioni politiche</strong> che riportano prepotentemente all’attualità il pericolo di una guerra civile, rievocando i terribili ricordi degli scontri etnici occorsi durante la dissoluzione della Jugoslavia socialista. Sebbene ormai da anni il Paese sia scosso dal rinfocolarsi delle tendenze separatiste della Republika Srpska guidata da <strong>Milorad Dodik</strong>, è negli ultimi mesi che la situazione è precipitata, deteriorandosi al punto da generare in molti i pensieri più terribili.</p>



<p>Con la conferma in appello della condanna a un anno di carcere e a sei anni di interdizione dai pubblici uffici emessa contro Milorad Dodik il 1° agosto e la successiva decisione della Commissione Elettorale Centrale (CEC), pronunciata il 18 agosto, di privare Dodik della carica di Presidente della Republika Srpska e indire così nuove elezioni, la <strong>Bosnia-Erzegovina</strong> sembra trovarsi nuovamente sull’orlo del baratro. Il lungo e turbolento contenzioso legale era nato in seguito alla decisione del leader serbo di non rispettare le indicazioni di <strong>Christian Schmidt</strong>, Alto Commissario incaricato di vigilare sull’applicazione degli Accordi di Dayton che hanno posto fine alla guerra in Bosnia, il quale aveva bloccato due leggi adottate dall’Assemblea Nazionale della Repubblica serba di Bosnia, in seguito comunque firmate da Dodik.</p>



<p>La reazione della controparte serba al verdetto non si è fatta attendere. Sebbene si sia avvalso della propria facoltà di convertire la condanna al carcere in ammenda pecuniaria, <strong>Milorad Dodik</strong> ha poi definito in modo assai poco elegante le autorità di Sarajevo e ha affermato che la resa non è un’opzione. Di più: il Presidente della Republika Srpska ha lanciato <strong>una sfida senza precedenti al potere centrale </strong>annunciando come il suo partito, la Alleanza dei Socialdemocratici Indipendenti (SNSD), non riconosca la validità del verdetto e la decisione della Commissione Elettorale Centrale e, di conseguenza, boicotterà le future elezioni ritenute illegittime. Inoltre, il partito e la sua rappresentanza parlamentare lanceranno una serie di <em>referenda</em> per chiedere ai cittadini serbi di esprimersi circa l’autorità della Corte della Bosnia (ossia la più alta istituzione giudiziaria del Paese), sulle autorità internazionali che vigilano sul processo di pace e sulla possibile indipendenza della Repubblica Serba di Bosnia.</p>



<p>La macchina politica serba sembra essersi messa già in moto, con la decisione adottata dall’Assemblea Nazionale della Republika Srpska il 22 agosto di chiamare i cittadini a esprimersi sulla accettazione o meno della condanna e della privazione del <strong>mandato presidenziale di Dodik</strong>. Il testo del quesito referendario, dai toni accesi e polemici, recita: “Accetti la decisione dello straniero non eletto Christian Schmidt e il verdetto della incostituzionale Corte della Bosnia-Erzegovina e la decisione della Commissione Elettorale Centrale di privare il Presidente della Republika Srpska, Milorad Dodik, del suo mandato?”. Sebbene il referendum sia stato approvato senza i voti dell’opposizione, opportunamente bollata come nemica della nazione e al soldo di agenti stranieri, e la consultazione abbia per legge solo un valore consultivo e non vincolante, <strong>il voto avverrà il 25 ottobre</strong>, ossia pochi giorni prima delle nuove elezioni indette dalla CEC. Indubbiamente, quindi, il risultato del referendum avrà un impatto sulla vita politica del Paese balcanico e sull’eventuale svolgimento pacifico della tornata elettorale, ammesso che le autorità di Sarajevo decidano di procedere in tale direzione.</p>



<p>La crisi politica aperta nei mesi passati sembra quindi lungi dall’essersi esaurita e i vertici serbi lanciano continui ammonimenti a Sarajevo, come ha fatto per esempio <strong>Nenad Stevandić, Presidente dell’Assemblea Nazionale della Republika Srpska</strong>, quando ha affermato all’emittente televisiva serba RTRS che Dodik non può essere espulso dalla vita politica del Paese in quanto la sua influenza è ancora enorme e origina dal suo straordinario successo elettorale. “Dodik non è una sedia che qualcuno può spostare e rimpiazzare”, ha ammonito Stevandić, per poi aggiungere che il Presidente “rappresenta una agenda politica che ha ricevuto il più alto numero di voti in Bosnia-Erzegovina. Nessuno nella Federazione, che in termini di popolazione è il doppio, ha mai vinto tanti voti quanti Dodik. Questo è un fatto storico, ma anche la realtà attuale”.</p>



<p>Ma il potere serbo non sembra fermarsi alle dichiarazioni. Se, da un lato, Dodik, in sfregio alle decisioni centrali di Sarajevo, continua a utilizzare il titolo di Presidente della Repubblica serba, a firmare leggi e a utilizzare l’auto presidenziale, dall’altro ha affermato che <strong>i partiti serbi dovranno boicottare le elezioni illegittime di ottobre</strong> e che alla polizia verrà richiesto di schierarsi per impedire lo svolgimento della tornata elettorale. Non solo: oltre ad aver approvato una legge che impedisce alle autorità giudiziarie bosniache di operare in territorio serbo, le autorità di Banja Luka hanno anche approvato la bozza di <strong>una nuova Costituzione</strong> che garantisce il diritto di costituire un proprio esercito e un proprio servizio di intelligence, dando un altro colpo alla coesione della Bosnia-Erzegovina e costituendo un ulteriore passo verso l’indipendenza della Repubblica Serba.</p>



<p>Da ultimo, Dodik ha affermato che chiederà <strong>il sostegno della Serbia, della Russia e della nuova Amministrazione statunitense.</strong> E proprio da Washington sembra arrivare un sostegno per molti inaspettato alla causa serba. Se, periodicamente, veniamo bombardati di notizie e messaggi secondo i quale le cause della crisi nei Balcani risiederebbero solo nella politica regionale di Mosca e nelle intenzioni del Cremlino di inserirsi in questo angolo di Europa per impedirne la pacificazione e destabilizzare Bruxelles, <strong>meno di frequente vengono evidenziate le ingerenze statunitensi nella ex Jugoslavia</strong> in generale e in Bosnia in particolare. </p>



<p>Eppure, uno dei principali sostenitori di <strong>Milorad Dodik</strong> e dell’attuale scontro frontale tra autorità serbe e croato-bosniache è <strong>Rod Blagojevich</strong>, ex Governatore dell’Illinois e tra i più forti supporter di <strong>Donald Trump</strong>. Firmando i propri tweet per conto della società RRB Strategies LLC, che ha finalizzato un contratto con le autorità di Banja Luka per fornire servizi di comunicazione e supporto negli affari pubblici, Blagojevich è giunto a <strong>paragonare la persecuzione giudiziaria di Milorad Dodik con quella patita dal Presidente statunitense Trump.</strong> In maniera abbastanza interessante, anche l’ex Governatore ha avuto diversi guai con la giustizia, essendo stato condannato a 14 anni di reclusione per frode elettorale e corruzione. Graziato proprio da Trump nel 2020, il politico dell’Illinois, formalmente democratico, ha iniziato a definirsi come “Trumpocrat”. </p>



<p>Le <strong>attività social di Blagojevich a sostegno di Milorad Dodik</strong> sono state riprese anche dal network pro-Serbia attivo su Instagram “KnowMore”. Gruppo nebuloso, il network pubblica numerosi materiali a favore della Republika Srpska, dipingendo il suo Presidente come il “Trump dei Balcani”, perseguitato dalla giustizia di un Paese, ossia la Bosnia-Erzegovina, che discrimina e attacca i serbi, mentre appoggia gruppi islamisti come Hamas. Questa tendenza ad attaccare frontalmente Sarajevo, anche con l’ausilio di notizie false o tendenziose e letture parziali dell’attualità, viene ripresa anche da Rod Blagojevich, il quale <strong>ha più volte accusato la Bosnia di essere un Paese che difende e patrocina il terrorismo islamico </strong>antistatunitense. Secondo l’ex Governatore, infatti, con la sconfitta di Hamas in Palestina, di Hezbollah in Libano e del regime di Assad in Siria, l’Iran starebbe cercando una nuova base per esportare il terrorismo e questa base sarebbe proprio la Bosnia-Erzegovina. Per cui, afferma Blagojevich, supportare Milorad Dodik e la Repubblica Serba di Bosnia è un dovere, cosiccome lo è supportare Israele in quanto entrambi i Paesi sarebbero veri e propri bastioni dei valori giudaico-cristiani contro l’avanzata islamica.</p>



<p>L’intervento occidentale nella lunga crisi bosniaca, tuttavia, avviene anche a sostegno di Sarajevo, come occorso nel 2022 quando l’allora Primo ministro del Regno Unito, <strong>Boris Johnson</strong>, dichiarò che avrebbe inviato funzionari militari e civili in Bosnia per supportare e addestrare le forze armate bosniache. L’intervento britannico si sarebbe reso necessario in quanto la controparte bosniaca avrebbe avuto bisogno di aiuto per affrontare i pericoli secessionisti (leggasi: le tendenze indipendentiste serbe) e le influenze straniere, ossia russe. Con un poco di ipocrisia, data dal fatto che Londra vorrebbe impedire ingerenze straniere in Bosnia attraverso quelle che sono vere e proprio ingerenze nella vita e negli equilibri del Paese balcanico, Johnson ha promesso anche l’investimento di 750.000 sterline per la creazione di un centro per la cybersecurity, garantendo anche che <strong>Londra lavorerà insieme a Sarajevo</strong> per identificare e mitigare gli effetti della disinformazione e delle fake news, aprendo le porte a non pochi dubbi e perplessità circa le intenzioni britanniche e gettando ulteriore benzina sul fuoco di una crisi che rischia di trascinare la Bosnia in una nuova guerra civile.</p>



<p>Ma <strong>Stati Uniti, Russia e Regno Unito non sono gli unici Paesi a cercare di influenzare o cavalcare gli eventi politici a Sarajevo e Banja Luka</strong>. Il primo, principale e forse più naturale alleato di Milorad Dodik è ovviamente la Serbia guidata da <strong>Aleksandar Vučić</strong>, la cui politica si basa anche sul principio del “Srpski vet”, ossia l’unione culturale e spirituale dei serbi in un’unica nazione, imitando così il Russkij Mir di Vladimir Putin. Ma vi è anche un altro attore pronto a intervenire in questa crisi politica, un altro leader la cui politica, pur senza rivendicazioni territoriali dirette, si basa sull’unione spirituale della sua nazione al di là dei confini politici, ossia <strong>l’Ungheria di Viktor Orbán.</strong> Il Primo ministro ungherese è infatti da anni coinvolto nella politica dei Balcani, facendosi alfiere dell’integrazione della regione nell’Unione Europea nel tentativo di ottenere nuovamente un ruolo chiave nel Bacino dei Carpazi per riportare Budapest ai vecchi fasti e al peso strategico che il Paese ha a lungo detenuto in questa parte di Europa ai tempi del Regno d’Ungheria prima e dell’Impero austro-ungarico poi.</p>



<p>Gli interventi di Orbán hanno più volte portato scompiglio nei Balcani, come successo per esempio nel 2018, quando i servizi ungheresi hanno aiutato la fuga del Primo ministro macedone Nikola Gruenski, condannato per corruzione, garantendogli poi asilo politico a Budapest. O, ancora, con la decisione, pochi mesi fa, di inviare le unità dell’antiterrorismo d’elite a Banja Luka causando una crisi diplomatica con Sarajevo sulla quale abbiamo già scritto in precedenza.</p>



<p>Il sostegno di Viktor Orbán all’alleato Dodik si è sostanziato anche in un prestito di 100 milioni di euro concesso alla Repubblica Serba nel 2021, poi rinnovato per altri 110 milioni nel 2022, oltre che con l’apparente sostegno militare ricordato poco sopra. Non sorprende quindi che, in seguito alla decisione della CEC di privarlo del mandato, <strong>Dodik si sia recato immediatamente a Budapest, dove ha incassato il sostegno politico di Orbán</strong>. Il politico magiaro ha infatti affermato che il suo governo non riconosce il verdetto della Corte bosniaca e la decisione della CEC, ritenendo Dodik unico Presidente dalla Republika Srpska in quanto eletto dai cittadini. Il leader ungherese, inoltre, ha espresso una ferma condanna dell’operato di Bruxelles in Bosnia e ha ricordato come sia inaccettabile che un rappresentante dell’Unione Europea, ossia il non eletto Schmidt, si intrometta nelle faccende interne della Republika Srpska.</p>



<p>Una crisi, quella bosniaca, che potrebbe precipitare da un momento all’altro e alla quale non pare, per ora, di vedere una soluzione pacifica che possa mettere d’accordo tutte le parti. <strong>Una crisi, inoltre, che sembra venire fomentata da diversi attori esterni e sulla quale sembrano posarsi gli occhi di numerosi avvoltoi, pronti a ottenere il massimo da una situazione che potrebbe essere estremamente esplosiva</strong>. Una situazione nella quale le parole di Miloš Lukić, ex direttore della Gazzetta Ufficiale di Banja Luka e co-imputato al processo contro Dodik, poi dichiarato innocente, sembrano suonare in modo assai sinistro: “Dopo aver appreso la decisione dall’avvocato, l’unica cosa che posso dire è che la Bosnia-Erzegovina ha perso un’altra possibilità (probabilmente l’ultima) di poter anche solo considerare il Paese come un luogo in cui i serbi possano vivere come vogliono”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-crisi-della-bosnia-le-manovre-dei-serbi-di-milorad-dodik-ma-anche-di-orban-erdogan-trump-e-putin.html">la crisi della Bosnia: le manovre dei serbi di Milorad Dodik ma anche di Orban, Erdogan, Trump e Putin</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Ucraina attacca l&#8217;oleodotto ungherese, Budapest minaccia di tagliare l&#8217;elettricità a Kiev</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/lucraina-attacca-loleodotto-ungherese-budapest-minaccia-di-tagliare-lelettricita-a-kiev.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Aug 2025 10:34:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="698" height="335" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ungheria-e1755686174250.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ungheria-e1755686174250.jpg 698w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ungheria-e1755686174250-300x144.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ungheria-e1755686174250-600x288.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 698px) 100vw, 698px" /></p>
<p>L'Ucraina colpisce l'oleodotto che porta all'Ungheria il petrolio russo, l'Ungheria minaccia di tagliare l'elettricità all'Ucraina. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/lucraina-attacca-loleodotto-ungherese-budapest-minaccia-di-tagliare-lelettricita-a-kiev.html">L&#8217;Ucraina attacca l&#8217;oleodotto ungherese, Budapest minaccia di tagliare l&#8217;elettricità a Kiev</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="698" height="335" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ungheria-e1755686174250.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ungheria-e1755686174250.jpg 698w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ungheria-e1755686174250-300x144.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ungheria-e1755686174250-600x288.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 698px) 100vw, 698px" /></p>
<p>Che i rapporti tra <a href="https://it.insideover.com/politica/sempre-piu-aspra-la-crisi-tra-ungheria-e-ucraina-le-ragioni-recenti-e-quelle-storiche.html">Ungheria e Ucraina</a> non fossero buoni era un fatto ormai assodato da tempo, ma raramente le relazioni tra i due Paesi si sono deteriorate al punto di arrivare a <strong>un vero e proprio scambio di minacce reciproche attraverso i profili ufficiali dei rispettivi Ministri degli Esteri.</strong> Nei giorni passati, tuttavia, la perenne crisi alla quale assistiamo da anni ha raggiunto un nuovo livello e si è concretizzata nello scambio di messaggi che di diplomatico hanno, purtroppo, ben poco.</p>



<p>Secondo quanto affermato dal Ministro degli Esteri e del Commercio ungherese, <strong>Péter Szijjártó</strong>, Kiev avrebbe effettuato, il 13 agosto, un primo attacco all’oleodotto Družba (Barátság, nella denominazione ungherese). Una nuova, e probabilmente più profonda, incursione ucraina sarebbe poi avvenuta nella giornata di lunedì 18 agosto, causando danni tali da comportare l’interruzione momentanea del flusso di petrolio russo verso l’Ungheria. L’attacco alla linea Družba ha naturalmente generato la ferma condanna e il monito di Budapest, che ha ricordato come l’approvvigionamento di petrolio sia un interesse strategicamente vitale per il Paese. Szijjártó ha inoltre aggiunto che, sin dall’inizio dell’invasione russa, <strong>tanto Kiev quanto Bruxelles hanno più volte provato a trascinare l’Ungheria nel conflitto, </strong>ma la posizione ungherese rimane e rimarrà sempre quello della neutralità e della pace.</p>



<p>Le parole del Ministro degli Esteri ungherese non sono state accolte positivamente dalla controparte ucraina che, attraverso l’account X di <strong>Andrii Sybiha</strong>, Ministro degli Esteri di Kiev, ha ricordato come sia stata la Russia a iniziare il conflitto e come, nonostante questo, l’Ungheria abbia continuato a persistere sulla strada della dipendenza energetica da Mosca. Riconducendo indirettamente l’attacco al contesto bellico, Sybiha ha poi aggiunto che<strong> eventuali rimostranze (e minacce) ungheresi non devono essere rivolte a Kiev, bensì a Mosca</strong>, responsabile morale di quanto avvenuto.</p>



<p>E prontamente è arrivata la risposta di Szijjártó, in quello che sembra essere diventato un duello a colpi di tweet. Rispondendo al messaggio del collega ucraino, il Ministro magiaro ha ricordato come il flusso di petrolio russo sia attivo da decenni e che questo risponde agli interessi nazionali ungheresi. Quello che, invece, va contro gli interessi strategici ungheresi è l’interruzione del transito a causa degli attacchi di Kiev alla linea Družba. A conclusione del post, <strong>Szijjártó ha lanciato una minaccia diretta a Kiev</strong>, ricordando come l’Ucraina importi la maggior parte dell’elettricità elettrica proprio dall’Ungheria, con una quota che, l’anno passato, ha toccato il 42% delle importazioni totali. </p>



<p>Alle parole di Péter Szijjártó hanno fatto eco quelle di <strong>Tamás Menczer</strong>, deputato e direttore della comunicazione di Fidesz, il quale ha invitato l’Ucraina a sospendere gli attacchi all’oleodotto e ha ricordato una volta di più che la maggior parte degli approvvigionamenti energetici di Kiev dipende da Budapest e che senza l’elettricità fornita dall’Ungheria, l’Ucraina collasserebbe in breve tempo. Le provocazioni, ha affermato Menczer, devono finire, come devono cessare i tentativi di trascinare Budapest in un conflitto che non le appartiene e al quale non vuole prendere parte.</p>



<p>Secondo alcuni analisti, l’attacco del 18 agosto non vuole rappresentare una minaccia diretta agli interessi energetici di Budapest, ma un ulteriore, e ben più drastico, passo verso rinnovate pressioni politiche sul governo Orbán nel più ampio contesto della <strong>serie di incontri susseguitisi al summit tra Donald Trump e Vladimir Putin avvenuto in Alaska il 15 agosto.</strong> Se questa dovesse veramente essere l’intenzione del governo ucraino, il risultato non sembrerebbe essere stato ottenuto. Nel momento in cui scriviamo, ossia nel tardo pomeriggio del 18 agosto, il Primo Ministro Viktor Orbán non ha ancora preso una posizione chiara sul tema, ma nel corso della giornata ha ricordato come nessun leader dell’Europa centrale, ossia quella regione direttamente a contatto con il conflitto, sia stato invitato al summit che si terrà a Washington e <strong>ha inoltre esortato l’Europea a muoversi nella direzione tracciata da Trump</strong>, proponendo la necessità di un incontro tra l’Unione Europea e la Federazione Russa.</p>



<p>Un nuovo episodio, quindi, della perenne crisi diplomatica tra Ucraina e Ungheria, della quale abbiamo già scritto in passato. E se gli scambi di accuse avvenuti in seguito alla morte di József Sebestyen, sulla quale la Procura nazionale ungherese ha aperto un’indagine, non erano arrivati al punto di rottura, l’attacco alla sicurezza energetica ungherese ha generato reazioni forte portando a vere e proprie minacce di rappresaglia da parte di Budapest. Beninteso, l’interruzione del flusso di petrolio attraverso l’oleodotto Družba rappresenta certamente un colpo importante per l’Ungheria, ma <strong>non mette a repentaglio la fornitura complessiva di greggio russo</strong> che, come abbiamo riportato in precedenti articoli, giunge a Budapest anche attraverso il TurkStream. </p>



<p>Tuttavia, nel contesto di rapporti fortemente deterioratisi nel corso degli ultimi decenni, ogni offensiva ucraina che potrebbe ledere gli interessi ungheresi rischierebbe di far precipitare ulteriormente la situazione. E se, per ora, sembra di essere di fronte a un duello a colpi di tweet tra Ministri degli Esteri, <strong>non possiamo sapere cosa porterà il futuro</strong>, soprattutto se Budapest dovesse veramente prendere la decisione di compiere la rappresaglia minacciata e interrompere le forniture di elettricità all’Ucraina.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/lucraina-attacca-loleodotto-ungherese-budapest-minaccia-di-tagliare-lelettricita-a-kiev.html">L&#8217;Ucraina attacca l&#8217;oleodotto ungherese, Budapest minaccia di tagliare l&#8217;elettricità a Kiev</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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