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Nazionalismi

Ungheria, Magyar vuole cacciare presidente della Repubblica e capo della Corte Costituzionale

Secondo Magyar, il presidente Sulyok è stato partecipe della stretta semiautoritaria condotta da Viktor Orban.
Ungheria

Tamas Sulyok ha respinto l’ultimatum del neo-primo ministro Peter Magyar, da lui incaricato meno di un mese fa per succedere al predecessore Viktor Orban dopo 16 anni come capo del governo. Il presidente ungherese aveva ricevuto dal capo del partito popolare Tisza la richiesta di dimettersi anticipatamente entro il 31 maggio, nella consapevolezza che il nuovo ciclo politico inaugurato dalla sconfitta di Fidesz, il partito nazionalista di Orban che aveva elevato alla presidenza lo stesso Sulyok, viene considerato il punto di partenza per un repulisti del sistema politico magiaro.

Il 70enne Sulyok è stato eletto alla presidenza nel marzo 2024 dopo le dimissioni anticipate di Katalin Novak, dimessasi a causa dello scandalo emerso per la grazia concessa a un collaboratore colpito da accuse di molestie sessuali. Dopo tre presidenti espressione di Fidesz in 14 anni, il partito nazionalista di Orban che dominava a Budapest elesse una figura formalmente indipendente, già presidente della Corte Costituzionale ungherese dal 2016 al momento dell’ascesa alla carica di Capo dello Stato. Secondo Magyar, Sulyok è stato partecipe della stretta semiautoritaria di Orban e complice di un assalto alle istituzioni ungheresi. Ne ha pertanto chiesto le dimissioni entro il 31 maggio e il 1 giugno ha dichiarato che il suo partito aveva iniziato l’iter necessario per rimuoverlo in Parlamento, unitamente a molti alti funzionari come il nuovo presidente della Corte Costituzionale, Péter Polt.

Per Magyar, Sulyok è un “burattino” di Orban. Il quale, a suo avviso, avrebbe preferito la fedeltà personale a quella alla Costituzione nei capi dello Stato eletti dalle sue maggioranze alternatesi dal 2010 all’aprile scorso. Tisza ora proverà a cambiare la Costituzione e a rimuovere il capo dello Stato, anche se, pur nella contestazione del sistema-Orban che è emersa dalle urne magiare di aprile, non è ben chiaro su che base giuridica il Parlamento possa agire contro Sulyok. Il capo dello Stato ungherese detiene poteri in larga parte cerimoniali, pur avendo il diritto di respingere le leggi che ritiene incostituzionali.

Magyar sulle orme di Orban?

La Legge Fondamentale, la Costituzione ungherese, prevede che una procedura di messa in stato d’accusa del Capo dello Stato possa avvenire se esso se il presidente “viola intenzionalmente la Legge fondamentale o un’altra legge nell’esercizio delle sue funzioni, o se commette un reato volontariamente”. Essendo stato Sulyok eletto dopo che la controversa riforma costituzionale di Orban era già legge, le fattispecie appaiono remote e, peraltro, anche qualora una maggioranza di due terzi disponesse la messa in stato d’accusa, è la Corte Costituzionale che deve procedere a valutare il caso.

Ad oggi, il presidente non ha bloccato alcun provvedimento del nuovo governo e, per quanto possa essere comprensibile la volontà di Magyar di voltar pagina, il rischio che la spinta per un cambio di sistema diventi una frenetica corsa all’occupazione del potere è tutto fuorché che escluso. “La scorsa settimana, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato di essere pronta a sbloccare fino a 16,4 miliardi di euro (19,1 miliardi di dollari) di fondi congelati se il nuovo governo continuerà a portare avanti le riforme cruciali“, nota Deutsche Welle. Sulyok ha dichiarato che firmerà le leggi in questione se le riforme ci saranno. Un diktat con timing per le dimissioni e un attacco unilaterale contro il capo dello Stato appaiono mosse controverse e destinate a far discutere. Magyar è in sella da poco. Ma il rischio che a furia di criticare Orban finisca, per cancellarne l’eredità, col ripercorrerne il percorso è tutto fuorché sfatato.

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