Il 13 settembre il Gotha dell’estrema destra ungherese si è radunato nella città di Szolnok, a poco più di 100 km da Budapest. Un corteo di militanti di Mi Hazánk (La Nostra Patria), Betyársag (Esercito fuorilegge), Magyar Önvédelmi Mozgalom (Movimento Ungherese di Autodifesa) e Bűnvadászok (Cacciatori di criminali) ha infatti marciato lungo le strade della località ungherese, terminando il proprio corteo con una serie di comizi che hanno riportato alla mente parti del passato più oscuro della Storia d’Ungheria.
Cos’è successo a Szolnok
La manifestazione è stata indetta in seguito ad alcuni eventi criminosi e a una serie di risse occorse a Szolnok nei mesi passati, in quello che sembra un deterioramento della sicurezza pubblica in diverse località magiare. László Toroczkai, leader del partito Mi Hazánk che ha raccolto il 5,71% alle ultime elezioni politiche del 2022, ha tenuto un discorso davanti a diverse centinaia di persone e ha richiesto azioni più forti da parte della polizia, oltre a un allentamento sulla legislazione che regolamenta il possesso di armi. Il leader dell’estrema destra ungherese ha attaccato frontalmente tanto il Primo Ministro Viktor Orbán quanto il Ministro degli Interni Sándor Pintér, accusandoli di non voler risolvere il problema della sicurezza pubblica. “Non riesco a immaginare un potere statale più vile che possa fare questo al suo popolo” ha affermato Toroczkai, per poi aggiungere che “la mia ferma posizione è che dobbiamo impegnarci con ogni mezzo per distruggere il predatore che attacca le nostre famiglie, i nostro figli, le nostre case e la nostra proprietà, e per questo lo Stato deve fornire strumenti legali agli ungheresi onesti”.
Le idee dell’estrema destra ungherese
Proponendo, come da miglior tradizione, il pugno di ferro in risposta ai problemi della società ungherese, il presidente Mi Hazánk si è spinto fino a ipotizzare la deportazione dei condannati recidivi non in Siberia, ma in Ruanda, terra nella quale le imprese ungheresi potrebbero avere forti interessi e grande successo, sfruttando naturalmente il lavoro forzato dei condannati. Ma oltre al tema dell’ordine pubblico, il comizio dell’estrema destra magiara ha colpito anche i cittadini appartenenti alla minoranza Rom, definiti da un altro oratore, ossia Zsolt Tyrityán, leader del Betyársag, come “forma di esistenza sub-umana”. Con la classica retorica fascista che vede tutti i Rom come responsabili di eventi delittuosi, László Toroczkai ha affermato che, se l’anno prossimo i cittadini ungheresi gli affideranno la maggioranza parlamentare e la guida del governo, “le orde organizzate sulla base del sangue verranno trascinate per questa città incatenate a terra e mai più un solo ungherese per bene, o un solo Roma che ama l’Ungheria e ascolta l’inno ungherese, dovrà incontrare queste sporche bande”.

Dopo aver promesso ulteriori azioni volte a proteggere i cittadini ungheresi, ossia ronde e caccia ai criminali, i leader ultranazionalisti hanno ricordato come sia molto vicino il momento in cui le cose cambieranno e verrà garantito loro uno spazio di governo. E se questa affermazione potrebbe essere retorica propagandistica in vista delle elezioni programmate per il 2026, la mente non può comunque non correre al pericolo segnalato da più parti di una possibile coalizione tra Fidesz e Mi Hazánk qualora il partito di Orbán non dovesse ottenere la maggioranza dei due terzi. Da tempo, infatti, esiste una sorta di dinamica dialogica tra i due partiti, con Mi Hazánk che sembra avere il ruolo di apripista per i temi più radicali. Eclatante, per esempio, l’azione della deputata ultranazionalista Dóra Dúró, che nel 2020 ha bruciato una copia del libro di favole Meseország mindenkié, accusato di contenere personaggi appartenenti alla minoranza omosessuale e di compiere propaganda omosessuale a danno dei bambini. E proprio il concetto di “propaganda omosessuale”, portato nel dibattito pubblico dalla Dúró, è stato poi cavalcato dal Fidesz.
Ma il governo Orbán non si è limitato alla retorica, portando avanti ulteriori azioni volte a favorire un avvicinamento all’elettorato di estrema destra e a Mi Hazánk. Nel 2020, per esempio, una nuova riforma della Costituzione ungherese ha riconosciuto l’esistenza legale della sola famiglia eterosessuale. La modifica costituzionale ha portato poi a una seria di leggi contro la “propaganda omosessuale” e volte a limitare ulteriormente, rendendolo praticamente nullo, il diritto degli omosessuali a adottare bambini, precedentemente vietato alle coppie gay, ma teoricamente garantito al singolo individuo. Inoltre, il dibattito pubblico ungherese è stato avvelenato, negli ultimi anni, dalla strisciante equiparazione tra omosessualità e pedofilia, con l’utilizzo aperto da parte di Mi Hazánk dell’acronimo LGBTQP, dove la lettera P sta per pedofili. Un forte aumento degli attacchi contro la comunità omosessuale che è sfociato nel recente divieto, poi non messo in pratica, di tenere il Gay Pride a Budapest.
Mi Hazánk e i trucchi di Viktor Orbán
Questa appropriazione delle tematiche care a Mi Hazánk da parte di Viktor Orbán ha effettivamente portato i suoi frutti: durante le ultime elezioni del 2022, oltre il 5% degli elettori di Mi Hazánk ha sostenuto candidati del Fidesz ai collegi uninominali, portando così una parte importante di voti al partito di governo. Di fronte a questa dinamica, Mi Hazánk reagisce solitamente in due modi: o esprimendo indignazione di fronte al presunto furto delle loro tematiche operato da Orbán o con una pacifica accettazione del fatto compiuto, affermando che, alla fine dei conti, non importa chi sia a portare avanti le loro idee. In cambio, ipotizzano alcuni, il partito mantiene il proprio diritto a un’esistenza tranquilla, vedendosi garantita la possibilità di criticare, seppure blandamente, il governo senza subire l’usuale campagna diffamatoria alla quale è perennemente sottoposto il resto dell’opposizione.
Ma lo spostamento sempre più a destra di Fidesz può rappresentare un grande pericolo per Mi Hazánk che, nel clima sempre più polarizzato che va delineandosi in vista delle elezioni politiche del 2026, può vedere limitato il proprio spazio di manovra. Da qui la necessità del partito di estrema destra di radicalizzarsi sempre più, rispolverando l’antisemitismo e la retorica cara alle Croci Frecciate (ossia al partito nazista che ha brevemente guidato l’Ungheria dal 1944 al 1945), oltre a vere e proprie campagne contro i cittadini di etnia Rom.
Non solo: stringendo sempre più i rapporti con le organizzazioni paramilitari ultranazionaliste e fasciste, Mi Hazánk ha ricominciato le azioni di forza, come per esempio le ronde di stampo militare, abbandonate all’indomani dell’ingresso in Parlamento. Proprio la retorica antisemita e le campagne contro i cittadini Rom sono punti di frizione con Fidesz, che vede nei membri della comunità Roma un forte numero di propri elettori e che è legato a doppio filo con Israele. Un altro punto di rottura con il partito ultranazionalista è rappresentato anche proprio dal divieto del Gay Pride, con quello che è stato visto come una sorta di inaspettato plot twist allorquando le forze di polizia hanno consentito il regolare svolgimento della manifestazione di massa, teoricamente vietata, impedendo invece la contromanifestazione di Mi Hazánk, teoricamente approvata dall’autorità pubblica.
Al di là dei punti di frizione, la possibilità di rapporti sempre più stretti tra Fidesz e Mi Hazánk è stata segnalata, oltre che dal leader della “nuova” opposizione Péter Magyar, anche da György Budaházy, leader storico dell’estrema destra ungherese, condannato per terrorismo e per aver pianificato l’eversione violenta dello Stato democratico, che proprio con László Toroczkai ha fondato il movimento ultranazionalista Hunnia. Secondo Budaházy, recentemente graziato dalla ex Presidente della Repubblica Katalin Novák, l’esistenza stessa di Mi Hazánk sarebbe stata voluta da Viktor Orbán: il Primo Ministro avrebbe infatti interesse che qualcuno assuma il controllo della parte di radicale dei nazionalisti, potendo così controllare la galassia nera ungherese. Per un periodo, secondo Budaházy, tale ruolo sarebbe stato assunto da Jobbik, ma la crescita esponenziale del partito avrebbe spinto la sua leadership a montarsi la testa, sfidando apertamente Orbán. Di qui la necessità di distruggere Jobbik, favorendo la scissione dalla quale è nato Mi Hazánk, al quale viene stranamente concesso grande spazio nella televisione pubblica, e operando per riassorbire l’elettorato di Jobbik all’interno del Fidesz.
Sia come sia, resta il fatto che Mi Hazánk potrebbe avere un ruolo importante negli equilibri politici ungheresi dei prossimi anni. Nella polarizzazione della politica ungherese, che verte sempre più sullo scontro tra Fidesz e Tisza, tra Viktor Orbán e Péter Magyar, diversi analisti giungono a ipotizzare uno scenario inusuale per l’Ungheria, ossia la possibilità che nessuno dei candidati ottenga la maggioranza dei due terzi necessaria a governare in solitaria il Paese.
Non solo: diversi sondaggi delineano anche la creazione di un Parlamento diviso tra sole tre forze politiche, ossia Fidesz, Tisza e Mi Hazánk. Nella possibilità, poi non così remota, di uno scenario in cui nessuno dei candidati ottenga la tanto agognata super maggioranza, il partito di estrema destra potrebbe quindi essere ago della bilancia, fornendo il suo supporto a un possibile governo di coalizione con Fidesz. Un’opzione, quest’ultima, che potrebbe concretizzarsi al di là della retorica infuocata di Toroczkai e degli attacchi di facciata al governo ungherese, portando a compimento il processo di svolta sempre più a destra della politica magiara.

