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	<title>Rifiuti Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 26 Jan 2025 18:21:58 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Rifiuti Archives - InsideOver</title>
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		<title>La Thailandia dice basta: Paesi ricchi, i rifiuti di plastica smaltiteveli da soli</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/la-thailandia-dice-basta-paesi-ricchi-i-rifiuti-di-plastica-smaltiteveli-da-soli.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jan 2025 18:21:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025011513452311_c0580831324f86d96f6645f960691faa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025011513452311_c0580831324f86d96f6645f960691faa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025011513452311_c0580831324f86d96f6645f960691faa-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025011513452311_c0580831324f86d96f6645f960691faa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025011513452311_c0580831324f86d96f6645f960691faa-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025011513452311_c0580831324f86d96f6645f960691faa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025011513452311_c0580831324f86d96f6645f960691faa-1536x1023.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Thailandia ha definitivamente vietato l'importazione di rifiuti di plastica dai Paesi più ricchi. Le possibili conseguenze.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-thailandia-dice-basta-paesi-ricchi-i-rifiuti-di-plastica-smaltiteveli-da-soli.html">La Thailandia dice basta: Paesi ricchi, i rifiuti di plastica smaltiteveli da soli</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>La Thailandia ha definitivamente <strong>vietato </strong>l&#8217;importazione di rifiuti plastici dai Paesi più ricchi, segnando un punto di svolta nella lotta contro l&#8217;inquinamento globale. Questa decisione, frutto di anni di pressione da parte degli attivisti ambientali e delle comunità locali, potrebbe riflettere la crescente consapevolezza sull&#8217;<strong>ingiustizia ambientale</strong> e la necessità di responsabilizzare i Paesi industrializzati. Il <strong>divieto di importazione di rottami in plastica</strong>, approvato nel 2023, è entrato in vigore ufficialmente a partire dal 1° gennaio 2025. Lo scopo è quello di contrastare l’inquinamento e tutelare la salute dei cittadini, fermando un fenomeno che ha trasformato il Paese in una delle principali destinazioni dei rifiuti plastici provenienti da Europa, Giappone, USA e Regno Unito.</p>



<p>Grazie a questa nuova sfida, la Thailandia potrebbe riuscire a posizionarsi come leader regionale nella lotta al cosiddetto “<strong>colonialismo dei rifiuti</strong>” e nella regolamentazione del loro traffico transfrontaliero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché i rifiuti finivano in Thailandia</h2>



<p>Il motivo per cui l&#8217;import di rifiuti nel Paese è stato così alto negli ultimi anni va ricercato nelle azioni della <strong>Cina</strong>. Nel 2018, la Repubblica Popolare Cinese aveva annunciato lo <strong>stop all&#8217;arrivo di plastica</strong> da riciclare da Europa, Usa, Corea e Giappone, creando non pochi disagi all&#8217;industria globale. Fino a quel momento, e sin dagli anni Novanta, la Cina aveva accolto, smaltito o riciclato la plastica di tutti i Paesi ricchi. Il Governo thailandese ha autorizzato l&#8217;importazione di rifiuti di plastica nel 2018, probabilmente per sostenere l&#8217;industria del riciclaggio della plastica. E così il Paese ha ricevuto in un anno oltre <strong>500.000 tonnellate di rifiuti in plastica</strong>. Il <a href="https://www.bangkokpost.com/thailand/special-reports/2933121/thailands-full-plastic-waste-import-ban-faces-hurdles">Dipartimento delle dogane</a> ha affermato che<strong> tra il 2018 e il 2021 </strong>sono state importate oltre <strong>1,1 milioni di tonnellate </strong>di rottami di plastica.</p>



<p>Tutto questo accadeva in un Paese che non possiede le infrastrutture adeguate per riciclo e smaltimento, perciò molto spesso&nbsp;i rifiuti venivano <strong>bruciati</strong>, arrecando un grave danno all&#8217;ambiente e alla popolazione locale. Secondo le <a href="https://www.theguardian.com/environment/2025/jan/07/thailand-bans-imports-plastic-waste-curb-toxic-pollution">ricerche </a>del Revolution Plastics Institute dell’Università di Portsmouth,&nbsp;<strong>dal 40 al 65% </strong>della plastica in disuso viene bruciata&nbsp;all’aperto nei paesi a basso e medio reddito. Secondo il&nbsp;<strong><a href="https://www.nationthailand.com/sustaination/40042938" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto</a></strong>&nbsp;della&nbsp;Environmental Justice Foundation (EJF), l’inquinamento causato dalla plastica ha avuto un <strong>impatto sulla biodiversità </strong>e sulla salute proprio a causa degli incendi e quindi dell’inquinamento dell’aria. </p>



<p>Inoltre, l&#8217;ingente afflusso ha interrotto il ciclo locale di gestione dei rifiuti e danneggiato i piccoli operatori addetti alla raccolta dei rifiuti. Si aggiunga anche una scarsa applicazione delle leggi, che hanno permesso anche <strong>l&#8217;import di rifiuti contaminati e illegali,</strong> aggravando il livello di inquinamento, a cui sono susseguite proteste e denunce. Il Paese è anche tra i dieci maggiori inquinatori di plastica al mondo, generando circa 2 milioni di tonnellate di rifiuti plastici ogni anno.</p>



<p>Nel 2021 è partita una campagna che <strong>chiedeva al Governo di interrompere l&#8217;import dei rifiuti dai Paesi esteri</strong>. Secondo quanto riportato dal<a href="https://www.bangkokpost.com/thailand/special-reports/2933121/thailands-full-plastic-waste-import-ban-faces-hurdles"> Bangkok Post</a>, il movimento scaturito dalle Ong ambientaliste aveva raccolto il sostegno di 108 organizzazioni della società civile e promosso una <strong>petizione </strong>su Change.org, ottenendo ben<strong> 32.000 firme</strong>. Si può dire che il divieto attualmente approvato rappresenti una vittoria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ci sono ancora perplessità</h2>



<p>Nonostante si tratti di un notevole passo avanti, anche gli ambientalisti avvertono della sfida che ancora dovrà affrontare il governo. Il rischio, ha segnalato la<strong> Ong Environmental Justice Foundation</strong>, è che&nbsp;il riciclo o la distruzione dei rifiuti&nbsp;plastici nel Paese prosegua illegalmente. La Thailandia funge già ora da&nbsp;<strong>hub di transito</strong>&nbsp;per i rifiuti diretti in altri stati dell’area, e la nuova legge non vieta queste attività. </p>



<p>“Sebbene questo sia un grande passo avanti per la Thailandia&#8221; ha affermato il ricercatore della campagna sulla plastica presso l&#8217;Environmental Justice Foundation <strong>Punyathorn Jeungsmarn</strong>, &#8220;c&#8217;è ancora molto lavoro da fare. Dopo l&#8217;entrata in vigore della legge, il governo thailandese deve impegnarsi per garantirne l&#8217;applicazione e l&#8217;implementazione”. E aggiunge, <strong>“la legge attuale non affronta il transito di rifiuti di plastica</strong>, il che significa che la Thailandia potrebbe essere utilizzata come Stato di transito per inviare rifiuti ai nostri… vicini”.</p>



<p>I &#8220;vicini&#8221; sono anche coloro che soffrono maggiormente le conseguenze del divieto cinese e che accumulano i rifiuti dei Paesi occidentali. I&nbsp;Paesi del sud-est asiatico<strong>&nbsp;</strong>che importano la maggior quantità di scarti in plastica sono i Paesi non-OCSE, ovvero&nbsp;<strong>Malaysia, Vietnam e Indonesia</strong>. Anch&#8217;essi, come la Thailandia, non hanno infrastrutture e tecnologie adeguate per gestirli in modo quantomeno sostenibile. </p>



<p>Il motivo di questo tipo di mercato è anche economico. I Paesi che accolgono i rifiuti vengono retribuiti per smaltirli, anche se in modo inadeguato. Secondo l<strong>&#8216;Osservatorio della complessità economica</strong> (OEC), nel 2022 la Malaysia ha importato 238 milioni di dollari di rottami di plastica, il Vietnam 182 milioni e l&#8217;Indonesia 104 milioni.</p>



<p>Tutto questo coinvolge anche la&nbsp;<strong>Turchia</strong>, diventata “<strong><a href="https://it.insideover.com/ambiente/perche-la-turchia-e-la-discarica-deuropa.html#:~:text=Negli%20ultimi%20anni%2C%20la%20Turchia,dinamiche%20economiche%2C%20politiche%20e%20ambientali.">discarica d’Europa</a></strong>”, dove, secondo i<strong>&nbsp;</strong>dati Eurostat, solo nel 2023 il Regno Unito ha esportato in Turchia 140.907 tonnellate di rifiuti in plastica, la Germania 87.109, il Belgio 74.141, l’Italia 41.580 e i Paesi Bassi 27.564.&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Perché la Turchia è la discarica d&#8217;Europa?</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/perche-la-turchia-e-la-discarica-deuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Nov 2024 15:54:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[discarica]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108191145952_f9fe8b8874cc08b73dcda1cfd467524c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108191145952_f9fe8b8874cc08b73dcda1cfd467524c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108191145952_f9fe8b8874cc08b73dcda1cfd467524c-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108191145952_f9fe8b8874cc08b73dcda1cfd467524c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108191145952_f9fe8b8874cc08b73dcda1cfd467524c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108191145952_f9fe8b8874cc08b73dcda1cfd467524c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108191145952_f9fe8b8874cc08b73dcda1cfd467524c-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli ultimi anni, la Turchia è stata spesso descritta come &#8220;discarica d&#8217;Europa&#8221; in riferimento alla gestione dei rifiuti da parte dell&#8217;UE. Questo appellativo non è solo una semplificazione retorica, ma riflette una realtà complessa e controversa che coinvolge dinamiche economiche, politiche e ambientali. Un&#8217;indagine di Greenpeace ha approfondito la questione, rivelando che tra i cinque &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/perche-la-turchia-e-la-discarica-deuropa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/perche-la-turchia-e-la-discarica-deuropa.html">Perché la Turchia è la discarica d&#8217;Europa?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Negli ultimi anni, la <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-nei-brics-che-cosa-significa-per-erdogan-e-per-putin.html">Turchia </a>è stata spesso descritta come &#8220;<strong>discarica d&#8217;Europa</strong>&#8221; in riferimento alla gestione dei rifiuti da parte dell&#8217;UE. Questo appellativo non è solo una semplificazione retorica, ma riflette una realtà complessa e controversa che coinvolge dinamiche economiche, politiche e ambientali.</p>



<p>Un&#8217;indagine di <a href="https://www.greenpeace.org/italy/comunicato-stampa/25357/rifiuti-in-plastica-nuova-indagine-di-greenpeace-turchia-discarica-deuropa-e-italia-tra-i-primi-paesi-esportatori/"><strong>Greenpeace </strong></a>ha approfondito la questione, rivelando che tra i cinque Paesi maggiori esportatori c&#8217;è anche l&#8217;Italia. Secondo i dati Eurostat, solo nel 2023  il Regno Unito ha esportato in Turchia 140.907 tonnellate di rifiuti in plastica, la Germania 87.109, il Belgio 74.141, l’Italia 41.580 e i Paesi Bassi 27.564.&nbsp;</p>



<p>La ricerca ha evidenziato come suolo, aria e corsi d’acqua della Turchia siano stati contaminati dai rifiuti in plastica importati dall’estero e che, invece di affrontare il problema riducendo la produzione di plastica, i Paesi europei continuano a spostare il problema sulle zone più vulnerabili del pianeta.</p>



<p>L&#8217;Unione Europea avrebbe normative ambientali che regolano la gestione dei rifiuti e promuovono il riciclo e lo smaltimento responsabile. Tuttavia, non tutti i rifiuti prodotti riescono a essere trattati all&#8217;interno dei confini europei per motivi di capacità o convenienza economica. </p>



<p>A partire <strong>dal 2018</strong>, con la decisione della <strong>Cina </strong>di chiudere le porte all&#8217;importazione di rifiuti plastici e di altro tipo, i Paesi europei hanno dovuto trovare alternative per lo smaltimento di queste materie. Tra i principali Paesi destinatari alternativi ci sono anche Malesia, Thailandia e Vietnam, oltre che la Turchia. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché la Turchia?</h2>



<p>La scelta di questo specifico Paese come maggiore destinatario dei nostri rifiuti è dovuta ad una serie di fattori. Per primo c&#8217;è la <strong>prossimità geografica</strong>: la Turchia è vicina ai principali paesi esportatori europei, il che riduce i costi di trasporto. In secondo luogo c&#8217;è la <strong>legislazione permissiva </strong>della Turchia. Infatti, a differenza dell&#8217;UE, la normativa turca sulla gestione dei rifiuti è meno stringente, rendendo il paese un luogo più attraente per chi cerca soluzioni di smaltimento a basso costo. E infine, la Turchia possiede un&#8217;<strong>industria di riciclaggio </strong>che si è rapidamente espansa negli ultimi anni, ma che spesso opera con regolamenti meno severi rispetto agli standard europei.</p>



<p>Le importazioni di rifiuti di plastica sono aumentate di 196 volte negli ultimi 17 anni e questo incremento è stato guidato dalla domanda di materie prime a basso costo e dalla possibilità per le aziende turche di generare profitti lavorando rifiuti di bassa qualità. Nel 2023 la Turchia è stato il primo Paese di destinazione extra UE dei rifiuti in plastica italiani, seguita da Arabia Saudita, Stati Uniti, Svizzera e Yemen.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conseguenze per l&#8217;ambiente</h2>



<p>Il massiccio  flusso di rifiuti verso la Turchia ha comportato inevitabilmente <strong>conseguenze negative per l&#8217;ambiente</strong>. Molte aziende di riciclaggio in Turchia non dispongono delle tecnologie adeguate per processare correttamente i materiali inquinanti. Di conseguenza, gran parte dei rifiuti non riciclabili finisce in <strong>discariche abusive</strong> o viene bruciata in modo non regolamentato, rilasciando <strong>sostanze tossiche </strong>nell&#8217;aria e nel suolo.</p>



<p>Alcuni rapporti hanno documentato casi di rifiuti europei trovati in discariche illegali nei pressi di città come Adana e <strong>Smirne</strong>, caso <a href="https://www.greenpeace.org/italy/storia/6055/discarica-abusiva-di-rifiuti-in-plastica-italiani-in-turchia/">documentato </a>ancora una volta da Greenpeace. Questi siti contribuiscono all&#8217;inquinamento del terreno e delle acque sotterranee, mettendo a rischio la salute delle comunità locali. Inoltre, il processo di smaltimento incontrollato libera microplastiche che finiscono negli ecosistemi marini, aggravando ulteriormente il problema dell&#8217;inquinamento dei mari.</p>



<p>Le comunità che vivono vicino ai centri di smaltimento e riciclaggio hanno spesso riportato un aumento delle<strong> malattie respiratorie </strong>e di altri problemi di salute correlati alla cattiva qualità dell&#8217;aria. Per quanto riguarda il lavoro nelle industrie di riciclaggio, invece, questo è spesso svolto in condizioni precarie, senza adeguate misure di sicurezza per i lavoratori. Questi impatti sociali ed economici si sommano al costo ambientale e minano la sostenibilità della popolazione che ne subisce le conseguenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa dice la legge</h2>



<p>Secondo la <strong>normativa europea</strong>, gli Stati membri dovrebbero esportare i propri rifiuti plastici fuori dall&#8217;Unione Europea solo se destinati al riciclo o al recupero energetico, assicurandosi in ogni caso di selezionare impianti che rispettino standard ambientali e tecnici equivalenti a quelli adottati all&#8217;interno della comunità. </p>



<p>Nel marzo del 2022, l&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha raggiunto un accordo tra 175 paesi, con l&#8217;intento di redigere un &#8220;<strong>trattato globale sulla plastica</strong>&#8221; entro il 1° dicembre 2024. Questo trattato, che sarà legalmente vincolante, avrà come obiettivo principale la riduzione significativa delle emissioni di plastica e il contrasto all&#8217;inquinamento causato da questo materiale. Ogni nazione è chiamata a implementare misure concrete, che includeranno innovazioni tecnologiche e incentivi economici, con l&#8217;obiettivo di ridurre almeno del 75% la produzione di plastica entro il 2040.</p>



<p>Il 25 novembre 2024 si terrà a Busan, in Corea del Sud, l&#8217;ultimo round dei negoziati per il<strong> Trattato globale sulla plastica,</strong> con la speranza che venga trovata una soluzione efficace per affrontare la crisi globale dei rifiuti plastici.</p>
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		<item>
		<title>Dove finisce il frigo che buttiamo? Tutte le immagini dell&#8217;agonia dell&#8217;elettronica</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/lepopea-dei-rifiuti-elettronici-in-una-mostra-fotografica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 May 2024 15:11:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[IMP]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1536" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/%C2%A9-Valentino-Bellini-BIT-ROT-PROJECT-IMP-Festival-2024.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/%C2%A9-Valentino-Bellini-BIT-ROT-PROJECT-IMP-Festival-2024.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/%C2%A9-Valentino-Bellini-BIT-ROT-PROJECT-IMP-Festival-2024-600x480.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/%C2%A9-Valentino-Bellini-BIT-ROT-PROJECT-IMP-Festival-2024-300x240.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/%C2%A9-Valentino-Bellini-BIT-ROT-PROJECT-IMP-Festival-2024-1024x819.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/%C2%A9-Valentino-Bellini-BIT-ROT-PROJECT-IMP-Festival-2024-768x614.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/%C2%A9-Valentino-Bellini-BIT-ROT-PROJECT-IMP-Festival-2024-1536x1229.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Smart tv, frigoriferi, cellulari, forni a microonde, lavatrici, consolle. Quanti sono gli oggetti elettronici &#8211; smart o meno non fa differenza &#8211; che ci circondano? Se ci guardiamo intorno ne conteremmo senz&#8217;altro qualcuno. Ci accompagnano per periodi più o meno lunghi nella nostra quotidianità, poi, quando si rompono o non ci servono più, ce ne &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/lepopea-dei-rifiuti-elettronici-in-una-mostra-fotografica.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1536" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/%C2%A9-Valentino-Bellini-BIT-ROT-PROJECT-IMP-Festival-2024.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/%C2%A9-Valentino-Bellini-BIT-ROT-PROJECT-IMP-Festival-2024.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/%C2%A9-Valentino-Bellini-BIT-ROT-PROJECT-IMP-Festival-2024-600x480.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/%C2%A9-Valentino-Bellini-BIT-ROT-PROJECT-IMP-Festival-2024-300x240.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/%C2%A9-Valentino-Bellini-BIT-ROT-PROJECT-IMP-Festival-2024-1024x819.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/%C2%A9-Valentino-Bellini-BIT-ROT-PROJECT-IMP-Festival-2024-768x614.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/%C2%A9-Valentino-Bellini-BIT-ROT-PROJECT-IMP-Festival-2024-1536x1229.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Smart tv, frigoriferi, cellulari, forni a microonde, lavatrici, consolle. Quanti sono gli oggetti elettronici &#8211; smart o meno non fa differenza &#8211; che ci circondano? Se ci guardiamo intorno ne conteremmo senz&#8217;altro qualcuno. Ci accompagnano per periodi più o meno lunghi nella nostra quotidianità, poi, quando si rompono o non ci servono più, ce ne liberiamo. Ma <strong>ci siamo mai chiesti dove vadano a finir</strong>e i loro giorni terreni nella forma in cui li abbiamo conosciuti?  Dev&#8217;essere partito da questa domanda il fotografo <strong>Valentino Bellini</strong>, uno dei protagonisti del<a href="https://it.insideover.com/fotografia/un-premio-fotografico-in-ricordo-di-ivo-saglietti.html"> Festival internazionale di Fotogiornalismo </a>che si sta tenendo a Padova, dove il suo progetto &#8220;<strong>BIT ROT Project</strong>&#8221; è in mostra presso Palazzo Moroni. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il percorso dei rifiuti elettronici</h2>



<p><strong>Bit Rot </strong>è un termine colloquiale utilizzato nell&#8217;ambiente dei sistemi informativi computerizzati per indicare il progressivo decadimento nel corso del tempo dei dati archiviati su supporti di memorizzazione o software. In questo caso, il concetto viene trasposto da una realtà virtuale, fatta di bit e software, a una materiale, fatta di persone, cose e luoghi reali. Ed è proprio quest&#8217;ultima realtà l&#8217;oggetto di ricerca di BIT ROT Project. Attraverso la <strong>documentazione fotografica</strong>, il progetto segue i <strong>movimenti internazionali dei rifiuti elettronici</strong>, fornendo prove del commercio e <strong>smaltimento illegale</strong>, e racconta le storie di coloro che sono coinvolti, ma sottolinea anche alternative sostenibili che in molti paesi sono già state adottate.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/%C2%A9-Valentino-Bellini-BIT-ROT-PROJECT-IMP-Festival-2024-2-1024x819.jpg" alt="" class="wp-image-423062"/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il lato oscuro del consumismo</h2>



<p>Con questo lavoro, che Bellini porta avanti ormai da diversi anni, ci troviamo di fronte al lato oscuro del nostro stile di vita. Perché se è vero che la maggior parte degli oggetti elettronici viene prodotta in occidente, è altrettanto vero che, la maggior parte delle volte, questi prodotti, in forma di rifiuto, finiscono nelle aree più povere del mondo, dove uomini, donne, ma anche, anzi soprattutto, bambini smontano le componenti per poi rivenderle. </p>



<p>I rifiuti elettronici, chiamati anche e-waste, crescono più rapidamente di qualsiasi altro tipo di rifiuto, con un volume annuo compreso tra 40 e 50 tonnellate. Secondo un report del Parlamento europeo aggiornato a marzo 2024, che calcola il volume di rifiuti elettronici, anche chiamati RAEE, raccolti per ogni singolo abitante in chilogrammi, l&#8217;Italia si pone nella fascia più bassa, con un volume di 8.500 chili. Il paese che invece consuma più RAEE è l&#8217;Austria, con oltre <strong>15 mila chili ad abitante</strong>. </p>



<p>Secondo il report, la quantità di  apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato nell&#8217;UE è aumentata da 7,6 milioni di tonnellate nel 2012 a 13,5 milioni di tonnellate nel 2021. Mentre il totale di apparecchiature elettriche ed elettroniche raccolte è salita da 3,0 milioni di tonnellate nel 2012 a 4,9 milioni di tonnellate nel 2021.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/%C2%A9-Valentino-Bellini-BIT-ROT-PROJECT-IMP-Festival-2024-3-1024x819.jpg" alt="" class="wp-image-423063"/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Un mercato ghiotto per la criminalità</h2>



<p>I RAEE, inoltre, sono rifiuti pericolosi, contenenti molte sostanze pericolose per l&#8217;ambiente e per la salute. Smaltirli in modo sostenibili è difficile e i costi sono elevati, per questo si cerca molto spesso di aggirare l&#8217;ostacolo, spedendoli, la maggior parte delle volte in modo illegale, verso paesi africani, in India, Bangladesh e altri luoghi dove la manodopera è quasi gratis e i diritti umani sono un miraggio. </p>



<p><strong>Le organizzazioni criminali sfruttano ovviamente il business</strong>, avvalendosi solitamente di navi cargo stipate di rifiuti che, come spesso accade, rischiano di inabissarsi generando veri e propri disastri ambientali di cui a volte non resta traccia. Tutto questo viene documentato nel progetto di Valentino Bellini, che venerdì 31 maggio, alle 18, terrà un talk nella Cattedrale ex macello, in via A. Cornaro.</p>
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		<title>L&#8217;Okhchuchay, il fiume della discordia e dei rifiuti tossici</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/lokhchuchay-il-fiume-della-discordia-e-dei-rifiuti-tossici.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jul 2021 06:32:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/WhatsApp-Image-2021-07-10-at-09.23.17.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/WhatsApp-Image-2021-07-10-at-09.23.17.jpeg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/WhatsApp-Image-2021-07-10-at-09.23.17-300x216.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/WhatsApp-Image-2021-07-10-at-09.23.17-768x553.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Terra, acqua e denaro: queste le ragioni principali per cui gli uomini combattono, invadono e depredano sin dall&#8217;alba dei tempi. Perché la terra è casa, il denaro è potere e l&#8217;acqua è vita. Sulla terra si costruisce, si alleva e si coltiva, con il denaro si comprano cose, uomini e anime e con l&#8217;acqua, invece, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/lokhchuchay-il-fiume-della-discordia-e-dei-rifiuti-tossici.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/WhatsApp-Image-2021-07-10-at-09.23.17.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/WhatsApp-Image-2021-07-10-at-09.23.17.jpeg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/WhatsApp-Image-2021-07-10-at-09.23.17-300x216.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/WhatsApp-Image-2021-07-10-at-09.23.17-768x553.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p><p>Terra, acqua e denaro: queste le ragioni principali per cui gli uomini combattono, invadono e depredano sin dall&#8217;alba dei tempi. Perché la terra è casa, il denaro è potere e l&#8217;acqua è vita. Sulla terra si costruisce, si alleva e si coltiva, con il denaro si comprano cose, uomini e anime e con l&#8217;acqua, invece, si sazia l&#8217;arsura perenne del corpo.</p>
<p>Oggi come ieri, e forse più di ieri, le guerre si combattono per l&#8217;oro blu, cioè per il controllo delle e/o l&#8217;accesso alle risorse idriche: fiumi, laghi, mari e falde acquifere. E se è vero che <em>in terra caecorum monoculus rex</em>, ne consegue che in un mondo quale quello attuale, crescentemente afflitto dalla piaga della scarsità idrica, chi possiede ingenti riserve di oro blu, o detiene gli strumenti per avervi accesso (o per sabotarle), è destinato all&#8217;egemonia.</p>
<p>La dura legge dell&#8217;acqua è salomonica, ha validità perenne ed è dietro al crescendo di tensioni nel cosiddetto Sud globale, come mostrano e dimostrano i casi della<a href="https://it.insideover.com/guerra/legitto-accerchia-letiopia-nella-guerra-della-diga.html"> diga della discordia tra Egitto ed Etiopia</a>, la contesa multinazionale sul fiume Giordano, la disputa guerrafreddesca tra <strong>India</strong> e <strong>Pakistan</strong> sull&#8217;Indo e, più di recente, la controversia del fiume Okchuchay tra <strong>Armenia</strong> e <strong>Azerbaigian</strong>.</p>
<h2>La questione del fiume Okchuchay</h2>
<p>L&#8217;Okchuchay è un fiume di 83 chilometri che attraversa il distrettto di Zangilan ed è al centro di una dura e lunga controversia tra Armenia e Azerbaigian. La sorgente è in terra armena, dove scorre per 47 chilometri prima di filtrare tra le valli montagnose del Nagorno Karabakh, presso le quali, sostiene Baku, trasporterebbe rifiuti tossici, scarti e altro materiale arrecante grave danno all&#8217;ambiente e all&#8217;utenza, a causa dell&#8217;attività di due impianti: lo &#8220;Zangezur Copper-Molybdenum Plant&#8221;, il cui principale azionista è la tedesca &#8220;Cronimet&#8221;, e lo &#8220;Chaarat Kapan&#8221; – entrambi localizzati in Armenia.</p>
<p>Una questione che risale al post-indipendenza, quella dell&#8217;avvelenamento dell&#8217;Okchuchay, come rammentano l&#8217;<a href="https://assembly.coe.int/nw/xml/XRef/X2H-Xref-ViewHTML.asp?FileID=10017&amp;lang=EN">appello in sede di Nazioni Unite del 2003</a> e <a href="https://www.ooskanews.com/eastern-europe-former-soviet-union/azerbaijan-accuses-armenians-environmental-terror">le accuse di terrorismo ambientale lanciate in direzione di Erevan nel 2008</a> dal Ministero dell&#8217;ecologia e delle risorse naturali di Baku. Numeri impressionanti, quelli riferiti (e documentati) dal governo azerbaigiano, che, a inizio luglio, <a href="https://report.az/en/diaspora/world-wildlife-fund-to-investigate-catastrophic-situation-in-okhchuchay-river/">hanno smosso</a> persino il <strong>World Wildlife Fund</strong> (WWF): il fiume trasporterebbe, ogni giorno, 2.100 metri cubi di acqua contaminata, <a href="https://aze.media/how-armenia-and-germany-are-destroying-azerbaijans-water-resources/">presentando livelli oltre la norma</a> di nickel (7 volte superiori), ferro (4 volte superiori), rame (2 volte superiori), molibdeno (2 volte superiori) e altri metalli pesanti. Numeri, quelli di cui sopra, corroborati da evidenze scientifiche e prove documentali – eloquente, a quest&#8217;ultimo proposito, <a href="https://twitter.com/HikmetHajiyev/status/1411044698781884417">il video caricato su Twitter</a> nella giornata del 2 luglio dall&#8217;assistente alla presidenza, <strong>Hikmet Hajiyev</strong>, che mostra graficamente la catastrofe ambientale in corso.</p>
<blockquote class="twitter-tweet">
<p dir="ltr" lang="en">Water has been called “mining’s most common casualty”.<a href="https://twitter.com/hashtag/Okhchu?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Okhchu</a> river which flows from Armenia to Azerbaijan is unfolding environmental catastrophy. Heavy chemical contamination as a result of Armenia&#8217;s <a href="https://twitter.com/hashtag/mining?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#mining</a> industry. Responsible companies must stop their activities. <a href="https://t.co/do5eoJrvVW">pic.twitter.com/do5eoJrvVW</a></p>
<p>— Hikmet Hajiyev (@HikmetHajiyev) <a href="https://twitter.com/HikmetHajiyev/status/1411044698781884417?ref_src=twsrc%5Etfw">July 2, 2021</a></p></blockquote>
<p><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script><br />
Un&#8217;acqua gravemente contaminata, dunque, e il motivo sarebbero gli scarichi di due impianti minerari localizzati in terra armena: quello per il trattamento di rame e molibdeno di Gajaran e quello per il rame di Kafan. E oggi,<a href="https://www.azernews.az/nation/180984.html"> dopo vent&#8217;anni di scarichi tossici ininterrotti</a>, l&#8217;Okchuchay è sul punto di essere considerato &#8220;morto&#8221;, cioè privo di flora e fauna, perché il persistere dell&#8217;inquinamento ha progressivamente ucciso quasi ogni forma di vita in precedenza ospitata.</p>
<h2>La complessità della vicenda</h2>
<p>L&#8217;Azerbaigian ha un problema di <strong>vulnerabilità idrica</strong>: il 67% dei fiumi che ne attraversano il territorio ha origine altrove, come nel caso dell&#8217;Okchuchay, che nasce in Armenia, che non ha mai sottoscritto la Convenzione sulla protezione e l&#8217;utilizzo dei corsi d&#8217;acqua transfrontalieri e dei laghi internazionali del 1992 e con i quali, perciò, è difficile intavolare un dialogo costruttivo in materia di sfruttamento solidale delle risorse idriche e assunzione delle responsabilità per crimini ambientali.</p>
<p>Erevan non ha mai negato l&#8217;evidenza né ha contestato la veridicità dei numeri di produzione azebaigiana: due anni or sono, ad esempio, <a style="background-color: #ffffff;" href="https://saxta.info/en/news/view/711/azerbaijan-s-ecology-ministry-toxic-waste-of-armenian-enterprises-kills-fish-in-zangilan-district">l&#8217;esecutivo armeno aveva ammesso</a> l&#8217;esistenza di un serio problema di inquinamento derivante dalle attività del complesso per il rame e il molibdeno di Gajaran. Non erano state le lamentele di Baku a sensibilizzare la classe politica armena, però, quanto i reclami degli ambientalisti locali.</p>
<p>Le analisi prodotte dagli esperti azerbaigiani hanno accertato come dai corsi d&#8217;acqua di origine armena vengano trasportati metalli pesanti in quantità oltremodo elevate, indi dannose per l&#8217;ambiente e la vita umana, in particolare rame, molibdeno, manganese, ferro, zinco e cromo. Trovare una soluzione definitiva al problema è più che importante, è fondamentale, perché l&#8217;Okhchuchay non è un caso a se stante e perché dalla salute di questa costellazione di corsi d&#8217;acqua che sorgono in quelle aree dipendono l&#8217;agricoltura e la vita in Azerbaigian.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/lokhchuchay-il-fiume-della-discordia-e-dei-rifiuti-tossici.html">L&#8217;Okhchuchay, il fiume della discordia e dei rifiuti tossici</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cina, Europa e Stati Uniti: le superpotenze divise dalla guerra dei rifiuti</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/cina-europa-e-stati-uniti-le-superpotenze-divise-dalla-guerra-dei-rifiuti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Dell'Orco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Oct 2019 14:11:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=232284</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1296" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Rifiuti-in-India.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Rifiuti in India (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Rifiuti-in-India.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Rifiuti-in-India-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Rifiuti-in-India-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Rifiuti-in-India-1024x691.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La crisi globale dei rifiuti diventerà presto terreno di scontro in chiave geopolitica. Perché se è noto che l&#8217;ammontare di spazzatura prodotta in tutto il mondo sia diventato imponente, è meno noto che tutta questa montagna di sacchi neri non è affatto statica. Viaggia, si muove, genera indotto, ma pure grattacapi. È, in sostanza, una &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/cina-europa-e-stati-uniti-le-superpotenze-divise-dalla-guerra-dei-rifiuti.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1296" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Rifiuti-in-India.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Rifiuti in India (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Rifiuti-in-India.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Rifiuti-in-India-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Rifiuti-in-India-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Rifiuti-in-India-1024x691.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La crisi globale dei rifiuti diventerà presto terreno di scontro in chiave geopolitica. Perché se è noto che l&#8217;ammontare di spazzatura prodotta in tutto il mondo sia diventato imponente, è meno noto che tutta questa montagna di sacchi neri non è affatto statica. Viaggia, si muove, genera indotto, ma pure grattacapi. È, in sostanza, una materia prima in grado di sbilanciare gli equilibri interni di molti ecosistemi. Il caso della Cina è quello più palese. Le celebrazioni per il 70esimo anniversario della Repubblica Popolare sono state l&#8217;occasione di ricordare che centinaia di milioni i cittadini cinesi sono usciti fuori dalla soglia di povertà negli ultimi anni. Sono dunque diventati tecnicamente dei consumatori interni e hanno aumentato il loro livello di benessere in modo notevole. E, ovviamente, <strong>producono più rifiuti</strong>. Specie quelli usa e getta.</p>
<p>Nelle ultime settimane, ad esempio, è finita sotto accusa la nuova abitudine tutta occidentale della consegna di cibi a domicilio, per via dell&#8217;impiego sistemico di i due elementi, polietilene e polipropilene, utilizzati nelle plastiche dei contenitori monouso. <a href="https://www.nytimes.com/2019/05/28/technology/china-food-delivery-trash.html" target="_blank" rel="noopener">Come sottolineato in un articolo del <em>New York Times</em></a>, una buona parte dei guadagni vertiginosi riscossi dalle principali app di <em>food delivery</em> cinesi, <em>Muitan</em> e <em>Ele.me</em>, sono cresciuti in modo esponenziale, ma sono andati a braccetto con un livello di produzione di rifiuti plastici senza precedenti. E gli impianti di smaltimento adeguati non hanno la capacità di stare al passo con il ritmo frenetico con cui vengono prodotti. Dunque, poiché la Cina si configura da tempo come uno dei maggiori produttori al mondo di spazzatura (61 milioni le tonnellate registrate ad inizio 2017), il suo ruolo nello scacchiere politico ed economico mondiale è cambiato in modo irreversibile. Con un conseguente impatto anche sulla politica di gestione dei rifiuti stessi.</p>
<h2>Il blocco delle importazioni di rifiuti</h2>
<p>Nell&#8217;ultimo quarto di secolo nessun paese al mondo ha importato più immondizia di quanto abbia fatto la Cina. Quasi 106 milioni di tonnellate metriche, il 45% di tutta la plastica riciclabile che viene prodotta al mondo, si sono accumulate in tutto il paese. È lecito dire quindi, che parecchia della spazzatura che finisce nelle discariche a cielo aperto, in quelle illegali e, molto spesso, anche in mare,<strong> non è tutta di derivazione cinese</strong>. Per un quarto di secolo i cinesi sono stati capaci di costruire un&#8217;intera industria specializzata in questo settore, capace di generare un giro d&#8217;affari da 200 miliardi di dollari e 1,5 milioni di posti di lavoro. Secondo una ricerca condotta da <a href="https://advances.sciencemag.org/content/advances/4/6/eaat0131.full.pdf"><em>Science Advances</em></a>, soltanto nel 2016 la Cina ha importato 7,35 milioni di tonnellate di plastica proveniente da 43 Paesi.</p>
<p>Se si guardano i dati del 2018 la Cina ha assorbito dall&#8217;Indonesia circa 7mila tonnellate al mese di rifiuti in plastica, dagli Usa 5mila tonnellate e dal Giappone 4mila tonnellate. A un certo punto però, il Dragone ha detto stop. Con l&#8217;entrata in vigore della <em>National Sword Policy</em>, una regolamentazione studiata a tutela dell&#8217;ambiente, la Cina ha drasticamente ridotto l&#8217;importazione di 24 tipologie di rifiuti riciclabili. In modo da concentrarsi meno sulla spazzatura degli altri e più sulla propria (basti pensare che la sola città di Pechino produce circa 9 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, circa un terzo dell&#8217;Italia intera, non riuscendo a smaltirne almeno il 40%). L&#8217;Occidente di colpo, nel 2018, è finito nel caos. Per una ragione semplice: l&#8217;incapacità pratica di riuscire a smaltire o riciclare montagne di rifiuti di scarsa qualità, privi di controlli adeguati durante il processo di sanificazione. I &#8220;porti chiusi&#8221; di Pechino hanno così stravolto l&#8217;organizzazione di mezzo mondo.</p>
<h2>Le nuove rotte dei rifiuti</h2>
<p>Nel breve termine la &#8220;guerra della spazzatura&#8221; ha colpito altri paesi asiatici che si sono lasciati ingolosire dai fatturati <em>monstre</em> cinesi. Malesia, Filippine, Indonesia, Thailandia e Vietnam su tutti. Quest&#8217;ultimo, poi, finisce col bloccare le <strong>importazioni</strong> già a metà anno, mentre sempre a titolo di esempio la Malesia è passata da 168mila tonnellate importate nel 2016 a 456mila tonnellate nel primo semestre 2018 e ha assistito alla fioritura di impianti illegali. L&#8217;Indonesia, già alle prese con un grosso problema di inquinamento domestico da plastica che finisce per lo più in mare, riversa molti di questi rifiuti nell&#8217;acqua che circonda le sue 18.000 isole. Le Filippine hanno ingaggiato battaglie diplomatiche con i paesi occidentali, Canada su tutti, per via di decine di container di rifiuti non riciclabili entrati illegalmente nel Paese senza che venissero rispediti al mittente.</p>
<p>Le nuove rotte dei rifiuti si chiamano <strong>Turchia</strong> (+191,5% rispetto al 2017) e alcuni paesi dell&#8217;est Europa, ma è chiaro che si tratti di armi a doppio taglio, poiché senza lo studio di serie politiche di gestione della produzione interna di rifiuti ogni stato diventa ricattabile. Durante la Conferenza delle Parti della <em>Convenzione di Basilea</em> sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e il loro smaltimento è stato stabilito, su iniziativa diretta della Norvegia, che a partire dal prossimo anno diventi vietato esportare rifiuti senza l&#8217;approvazione del Paese destinatario. Un principio ratificato da tutti i partecipanti <strong>tranne che dagli Stati Uniti</strong> (esportano 26,7 milioni di tonnellate e insieme a Giappone e Germania sono i paesi leader in questo tipo di business).</p>
<p>Senza il loro impegno è chiaro che venga meno anche l&#8217;auspicato circolo virtuoso che avrebbe dovuto spingere gli stati ad escogitare soluzioni domestiche. E in assenza di queste il futuro si preannuncia nero pece. Uno studio dell’<strong>Università della Georgia</strong> prevede che il bando cinese provocherà entro il 2030 una dispersione di 111 milioni di tonnellate di plastica in tutto il pianeta. A Pechino, inoltre, non solo intendono fare passi indietro, ma vogliono rilanciare introducendo nuovi blocchi all’importazione anche di tutti i rifiuti solidi, già a partire dal prossimo anno. Allo stesso tempo, stanno organizzando una rete di oltre 100 nuovi centri per la gestione dei rifiuti ma solo di derivazione interna.</p>
<p>La spazzatura, allora, diventerà un&#8217;arma da schierare contro tutti quanti non saranno stati in grado di adottare delle efficaci contromisure.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/cina-europa-e-stati-uniti-le-superpotenze-divise-dalla-guerra-dei-rifiuti.html">Cina, Europa e Stati Uniti: le superpotenze divise dalla guerra dei rifiuti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Asia si ribella all&#8217;Occidente: &#8220;Riprendetevi i vostri rifiuti&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/lasia-si-ribella-alloccidente-riprendetevi-i-vostri-rifiuti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jun 2019 06:19:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_5653391.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_5653391.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_5653391-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_5653391-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_5653391-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I Paesi asiatici per tanti anni hanno importato rifiuti dall&#8217;Occidente, li hanno lavorati e smaltiti in cambio di denaro: adesso è arrivato il momento di dire basta. La presa di posizione più eclatante è arrivata dalle Filippine, dove pochi giorni fa Manila ha rispedito in Canada 69 container carichi di spazzatura contenenti plastica e pannolini, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/lasia-si-ribella-alloccidente-riprendetevi-i-vostri-rifiuti.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/lasia-si-ribella-alloccidente-riprendetevi-i-vostri-rifiuti.html">L&#8217;Asia si ribella all&#8217;Occidente: &#8220;Riprendetevi i vostri rifiuti&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<h2>La vittoria di Duterte</h2>
<p><a href="http://www.asianews.it/notizie-it/Manila,-rispedita-ad-Ottawa-la-spazzatura-della-discordia-47157.html">L&#8217;agenzia <em>Asianews</em></a> ricostruisce quanto accaduto nelle <strong>Filippine</strong>. Lo scorso aprile il Presidente filippino Rodrigo Duterte aveva criticato il Canada sui rifiuti spediti da Ottawa in direzione Manila fra il 2013 e il 2014. Da allora circa 1.500 tonnellate di spazzatura stavano marcendo sulle banchine dell&#8217;isola asiatica; solo dopo sei anni le Filippine hanno usato il pugno duro rispendendo tutti i rifiuti al mittente. Il Canada sosteneva che il carico fosse frutto di un accordo commerciale; Duterte ha minacciato di scaricare i rifiuti in acque canadesi e alla fine il contenzioso si è risolto. Il governo canadese ha accettato di riprendersi i container incriminati e di pagare il costo del loro trasferimento.</p>
<h2>&#8220;Riprendetevi i vostri rifiuti&#8221;</h2>
<p>Il motto che risuona un po&#8217; in tutta l&#8217;Asia è &#8220;Riprendetevi la vostra spazzatura&#8221;, riferito a tutti quei Paesi occidentali che mandano i loro rifiuti a smalire in Oriente. Certo, ci sono degli accordi commerciali in essere tra le parti, ma sempre più governi asiatici lamentano come la maggior parte della spazzatura varchi i loro confini in modo illegale. Oltre ai carichi in eccesso ci sono le spedizioni che contengono materiali tossici spacciati per rifiuti riciclabili. Prima di Manila è stata la <strong>Cina</strong> ad aver imposto rigidi divieti alla spazzatura esportata dai Paesi sviluppati. Questi hanno dirottato quindi le loro spedizioni ad altri Paesi del sud-est asiatico, spesso in modo poco lucido.</p>
<h2>Gli altri casi</h2>
<p>La <strong>Malaysia</strong> ha intenzione di restituire 3.000 tonnellate di rifiuti ad Australia, Bangladesh, Canada, Cina, Giappone, Arabia Saudita e Stati Uniti. Il governo malese si è reso conto che l&#8217;importazione di rifiuti è schizzato dalle 168 mila tonnellate del 2016 alle 456 del 2018: decisamente troppo per assicurare una buona qualità della vita alla popolazione. <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/indonesia-jakarta-nel-caos-jihadisti-minacciano-attentati.html">L&#8217;Indonesia</a> ha invece restituito 60 container all&#8217;Australia mentre il <a href="https://it.insideover.com/politica/vietnam-contadini-governo-proteste-gli-espropri-terreni.html">Vietnam</a> ha dichairato di non voler più rinnovare licenze agli importatori di spazzatura. Nella stessa direzione si è mossa la <a href="https://it.insideover.com/video/thailandia-tra-le-vittime-di-aids">Thailandia</a>: tra il 2020 e il 2021 stop a ogni importazione di rifiuti occidentali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/lasia-si-ribella-alloccidente-riprendetevi-i-vostri-rifiuti.html">L&#8217;Asia si ribella all&#8217;Occidente: &#8220;Riprendetevi i vostri rifiuti&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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