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L’Egitto sta accerchiando l’Etiopia nella “guerra della diga” in costruzione sul Nilo. Le autorità del Cairo hanno firmato nelle ultime settimane accordi militari e di sicurezza con quattro Paesi africani (Burundi, Kenya, Sudan e Uganda) nel tentativo di “circondare” Addis Abeba in vista del riempimento del bacino della Grande diga della rinascita (Gerd), la mega struttura in costruzione sul Nilo che minaccia di prosciugare la quota d’acqua egiziana. Non solo. La diplomazia del Cairo ha convocato, d’intesa con il Sudan, una sessione di emergenza della Lega araba, a margine della riunione dei ministri degli Esteri che si è tenuta a Doha, in Qatar. L’obiettivo è chiaro: reclutare quanti più alleati possibile, ricorrendo perfino agli odiati emiri qatarioti, per convincere l’Etiopia a scendere a più miti consigli.

La diga più grande d’Africa

Il progetto Gerd – situato a circa 500 chilometri a nord ovest della capitale Addis Abeba, nella regione di Benishangul – Gumaz lungo il Nilo Azzurro – è realizzato dall’italiana We Build e ha l’ambizione di diventare la più grande d’Africa: 1.800 metri di lunghezza, 170 metri di altezza e un volume complessivo di 10 milioni di metri cubi. La Gerd si compone di una diga principale in calcestruzzo rullato compattato, due centrali elettriche installate ai piedi della diga, posizionate sulla sponda destra e sinistra del fiume, con una potenza installata complessiva di 6.000 megawatt (quanto sei reattori nucleari) ed una produzione prevista di 15.000 gigawattora l’anno. Completano la mega-struttura uno sfioratore in calcestruzzo della capacità di 15.000 metri al secondo e una diga di sella in rockfill lunga 5 chilometri e alta 50 metri. Un progetto mastodontico che però rischia di ridurre la portata d’acqua del Nilo, riducendo così l’acqua a disposizione di Sudan ed Egitto.

L’offensiva dell’Egitto

Dopo il fallimento dei negoziati trilaterali guidati dall’Unione africana, l’Egitto ha intrapreso una strategia più muscolare. Il tre marzo, il capo di Stato maggiore delle Forze armate egiziane, generale Mohamed Farid Hegazy, ha firmato a Khartum un “accordo di cooperazione militare” con l’omologo del Sudan, Mohamed-Osman al Hussein. Il 31 marzo successivo, i due Paesi a valle della Gerd hanno dato il via alle esercitazioni militari aeree “Nile Eagle 2” (nomen omen) presso la base sudanese di Merowe, circa 380 chilometri a nord di Khartum. Le esercitazioni sopra il Nilo sono giunte dopo che il presidente-generale dell’Egitto, Abdel Fatah al Sisi, ha definito “una linea rossa” la quota d’acqua del Paese delle piramidi. “La nostra acqua è una linea rossa e toccarla comprometterebbe la stabilità dell’intera regione”, ha detto Al Sisi, parlando presso il Canale di Suez dopo la ripresa del traffico marittimo dopo l’incagliamento della nave Ever Given.

L’8 aprile, il Dipartimento d’intelligence militare delle Forze armate dell’Uganda e il Dipartimento di intelligence egiziano hanno firmato un accordo per la condivisione di informazioni fra le rispettive agenzie d’intelligence. “La cooperazione tra i due Paesi che condividono il Nilo è inevitabile, perché ciò che colpisce gli ugandesi in un modo o nell’altro influenzerà l’Egitto”, ha affermato il generale Sameh Saber El Degwi che ha guidato la delegazione egiziana a Kampala, citato dall’Agenzia Nova. L’11 aprile, il capo di Stato maggiore del Burundi, generale Prime Niyongabo, ha firmato un altro accordo di cooperazione militare al Cairo, sempre con il generale Hegazy. Il 27 maggio, il capo di Stato maggiore egiziano ha firmato un accordo tecnico per la cooperazione in materia di difesa con il Kenya. Quattro accordi con altrettanti Paesi africani, di cui due (Sudan e Kenya) confinanti con l’Etiopia, nel chiaro tentativo di spingere Addis Abeba a evitare lo scoppio della prima guerra per l’acqua del terzo millennio.

Egitto contro Etiopia

In un eventuale conflitto armato tra Egitto ed Etiopia, a ben vedere, non sembrerebbe esserci storia. Secondo l’ultimo rapporto del sito statunitense specializzato nel settore difesa, Global Fire Power (Gfp), Il Cairo supera Addis Abeba sotto tutti i punti di vista. Gli egiziani sono al 13esimo posto sui 140 paesi con un indice di potenza pari a 0,2216, laddove “0” è considerato il punteggio ottimale. Gli etiopi sono molto più indietro, al 60esimo posto con un “power index” di 0,9895. Basta citare, ad esempio, che l’Egitto spende ogni anno circa 10 miliardi di dollari per il proprio budget militare, contro gli appena 520 milioni dell’Etiopia 520 milioni. Il confronto tra le due aeronautiche è impietoso: 1.053 aerei egiziani (tra cui 250 caccia) contro 92 aerei velivoli etiopi (di cui solo 24 caccia), 304 elicotteri egiziani (di cui 91 d’attacco) contro 33 elicotteri etiopi (di cui otto d’attacco). Senza contare che l’Egitto può contare su almeno 3.735 carri armati, contro gli appena 365 dell’Etiopia. Insomma, se il Cairo volesse avrebbe facilmente la meglio in uno scontro “tradizionale” ma difficilmente tollerabile dalla Comunità internazionale.