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	<title>Paesi arabi Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 30 Sep 2021 15:12:25 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Paesi arabi Archives - InsideOver</title>
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		<title>Tunisia, cosa c’è dietro la nomina della prima donna premier araba</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tunisia-cosa-ce-dietro-la-nomina-della-prima-donna-premier-araba.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 15:12:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Paesi arabi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1219" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Najla-Bouden-Romdhane-Agenzia_Fotogramma_IPA26826785-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Najla-Bouden-Romdhane-Agenzia_Fotogramma_IPA26826785-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Najla-Bouden-Romdhane-Agenzia_Fotogramma_IPA26826785-300x190.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Najla-Bouden-Romdhane-Agenzia_Fotogramma_IPA26826785-1024x650.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Najla-Bouden-Romdhane-Agenzia_Fotogramma_IPA26826785-768x487.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Najla-Bouden-Romdhane-Agenzia_Fotogramma_IPA26826785-1536x975.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Najla-Bouden-Romdhane-Agenzia_Fotogramma_IPA26826785-2048x1300.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Tunisia si conferma apripista dei diritti delle donne nel mondo arabo con la nomina di Najla Bouden Romdhane a capo del “governo del presidente” Kais Saied. Professoressa di geologia presso la Scuola Nazionale degli Ingegneri della capitale Tunisi, classe 1963, la Bouden Romdhane si è detta “onorata” di essere “la prima donna a svolgere l’incarico di capo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/tunisia-cosa-ce-dietro-la-nomina-della-prima-donna-premier-araba.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1219" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Najla-Bouden-Romdhane-Agenzia_Fotogramma_IPA26826785-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Najla-Bouden-Romdhane-Agenzia_Fotogramma_IPA26826785-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Najla-Bouden-Romdhane-Agenzia_Fotogramma_IPA26826785-300x190.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Najla-Bouden-Romdhane-Agenzia_Fotogramma_IPA26826785-1024x650.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Najla-Bouden-Romdhane-Agenzia_Fotogramma_IPA26826785-768x487.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Najla-Bouden-Romdhane-Agenzia_Fotogramma_IPA26826785-1536x975.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Najla-Bouden-Romdhane-Agenzia_Fotogramma_IPA26826785-2048x1300.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La <strong>Tunisia</strong> si conferma apripista dei diritti delle donne nel mondo arabo con la nomina di <strong>Najla Bouden Romdhane</strong> a capo del “governo del presidente” <strong>Kais Saied</strong>. Professoressa di geologia presso la Scuola Nazionale degli Ingegneri della capitale Tunisi, classe 1963, la Bouden Romdhane si è detta “onorata” di essere “la prima donna a svolgere l’incarico di capo del governo” nel Paese nordafricano e nel mondo arabo. “Lavorerò per formare un governo coerente, allo scopo di affrontare le difficoltà economiche che il Paese attraversa”, ha scritto la Bouden su Twitter. “Questo è un momento storico, un onore per la Tunisia e un tributo alle donne tunisine”, ha <a href="https://www.france24.com/en/live-news/20210929-tunisian-president-tasks-first-woman-pm-najla-boudin-ramdan-with-forming-government">dichiarato</a> da parte sua il presidente “Robocop” Saied, apparso impacciato e non proprio a suo agio nel <a href="https://www.facebook.com/Presidence.tn/videos/1044848959602508">video</a> pubblicato dal Palazzo di Cartagine.</p>
<p>La nomina è stata accolta favorevolmente dalla stampa tunisina, al punto che qualche testata ha azzardato improbabili paragoni con <strong>Angela Merkel</strong>. Ma il curriculum della Bouden è privo di qualsiasi esperienza governativa e, soprattutto, quasi digiuno di temi economici. E la Tunisia è sull’orlo di una gravissima crisi economica: senza un salvataggio del Fondo monetario internazionale o delle petromonarchie del Golfo, il Paese nordafricano rischia di fallire.</p>
<h2>Perché Najla Bouden Romdhane</h2>
<p>Bouden è coetanea del presidente Saied e di sua moglie <strong>Ichraf Saied</strong>. Quest’ultima è uno stimato giudice originario di un’importante famiglia di Teboulba, città a cavallo tra Monastir e Sousse, una regione politicamente rilevante in Tunisia perché ha dato i natali a Habib Bourghiba e Zine El-Abidine Ben Ali. Secondo alcuni rumor, la neopremier sarebbe un’amica della <em>first lady</em>. La scelta di nominare la Bouden, ad ogni modo, rappresenta una mossa apparentemente vincente per Saied dopo alcune <strong>scelte discutibili</strong>. Da tempo l’Occidente chiedeva al capo dello Stato nordafricano di nominare un nuovo primo ministro e di ripristinare i lavori del parlamento.</p>
<p>Saied si è preso ben due mesi di tempo, dopo il “<a href="https://it.insideover.com/politica/la-tunisia-e-scivolata-in-una-dittatura-costituzionale.html">golpe morbido</a>” attuato il 25 luglio scorso, per acconsentire quantomeno alla prima richiesta, ma solo dopo aver di fatto instaurato una Repubblica <strong>semi-presidenziale</strong>. “Ovviamente non sarà un governo indipendente, ma un governo del presidente. Basti pensare che dopo il <a href="https://www.jeuneafrique.com/1238648/politique/tunisie-kais-saied-met-tout-le-monde-devant-le-fait-accompli/">decreto del 22 settembre</a>, sarà il capo dello Stato a presiedere il Consiglio dei ministri quando vuole”, commenta ad <em>Agenzia Nova</em> il giornalista Soufiane Ben Farhat. Un altro aspetto, non secondario, è che le attività del parlamento &#8211; dove il partito islamita <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-il-movimento-tunisino-ennahda.html">Ennahda</a> ha la maggioranza relativa &#8211; restano sospese a tempo indeterminato. Il nuovo governo, peraltro, resterà in carica fino alla fine delle misure emergenziali: vale a dire fino a che il presidente Saied lo riterrà necessario.</p>
<h2>Una colpo di teatro?</h2>
<p>La nomina della “Merkel tunisina” ha messo a tacere, almeno per ora, le rimostranze della Comunità internazionale. La decisone del presidente appare inoltre come un <strong>colpo di teatro</strong> per nascondere manovre <strong>elettorali</strong>. Secondo gli ultimi sondaggi, l’unica forza politica in grado di tenere testa alla popolarità di Saied è il Partito dei costituzionalisti liberi di <strong>Abir Moussi</strong>. Dopo aver inizialmente appoggiato il colpo di mano di Saied, la politica reazionaria tunisina ha deciso di passare all’opposizione a seguito del decreto presidenziale del <strong>22 settembre</strong>, che di fatto consente al presidente di riscrivere la Costituzione e di governare per decreto sine die.</p>
<p>La Moussi si è detta orgogliosa della nomina di una premier donna, ma sa perfettamente che Najla Bouden potrebbe fargli ombra nell’affollata arena politica tunisina. Ma anche il capo dello Stato rischia qualcosa. Se la Tunisia non risolverà quanto prima i suoi gravi problemi economici (<strong>disoccupazione</strong> vicina al 20 per cento, stagione turistica inesistente, disparità tra regioni costiere ed entroterra, aumento dei prezzi del petrolio) i tunisini se la prenderanno con lui, non con la sua inesperta premier. E se la Tunisia affonda, le prime conseguenze della crisi si sentiranno in <strong>Italia</strong> con un nuovo, probabile flusso di <strong>migranti</strong>.</p>
<h2>Rischi per l&#8217;economia</h2>
<p>L’agenzia <strong>Fitch Ratings</strong> ha recentemente <a href="https://www.fitchratings.com/research/sovereigns/tunisias-political-turmoil-increases-risks-to-imf-funding-26-07-2021">declassato</a> la Tunisia a &#8220;B-&#8221; con outlook negativo, citando il mancato accordo su un nuovo programma di finanziamento con l’Fmi. Fitch ha affermato che la decisione del presidente di sospendere il parlamento e licenziare il primo ministro <strong>Hichem Mechichi</strong> “potrebbe aggiungere ulteriori ritardi al programma dell’Fmi che potrebbe aiutare le finanze del paese”.</p>
<p>Secondo l’ultimo <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/focus-mediterraneo-allargato-n17-31818?fbclid=IwAR2R8ZXqN6iUAUrqoQE1CZmu0spcEc6mAf7wjrTs0VQmmzoLEhuc8xEZcSs">Focus Mediterraneo allargato</a> dell’<strong>Ispi</strong>, la Tunisia sembra aver raggiunto un nuovo potenziale punto di rottura. “In una società duramente provata dalla pandemia e sfibrata da un sistema economico da anni ormai non più in grado di rispondere ai bisogni della popolazione, la decisione del presidente tunisino Saied apre scenari politici inediti per il Paese”, avvertono gli esperti del think tank italiano. “Nonostante il presidente sembri godere dell’appoggio della maggioranza dei tunisini, secondo diversi osservatori Saied non avrebbe ancora avviato alcun processo politico per affrontare le più profonde problematiche socioeconomiche del paese”, conclude Ispi.</p>
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		<title>Così Israele vuole normalizzare i rapporti con il mondo arabo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosi-israele-vuole-normalizzare-i-rapporti-con-il-mondo-arabo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Cianciarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Dec 2019 09:14:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Paesi arabi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Israele-sostenitori-di-Netanyahu-Getty.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele elezioni (Getty)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Israele-sostenitori-di-Netanyahu-Getty.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Israele-sostenitori-di-Netanyahu-Getty-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Israele-sostenitori-di-Netanyahu-Getty-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Israele-sostenitori-di-Netanyahu-Getty-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;esistenza dello Stato di Israele è una questione controversa e, ancora oggi, la maggioranza dei Paesi arabi in Nord Africa e Medio Oriente non ne riconosce la legittimità. Negli ultimi anni, tuttavia, qualcosa sta cambiando. Lo Stato ebraico ha infatti rivelato di intrattenere legami riservati con alcuni Paesi del mondo arabo. Attualmente, Israele sarebbe in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-israele-vuole-normalizzare-i-rapporti-con-il-mondo-arabo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Israele-sostenitori-di-Netanyahu-Getty.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele elezioni (Getty)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Israele-sostenitori-di-Netanyahu-Getty.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Israele-sostenitori-di-Netanyahu-Getty-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Israele-sostenitori-di-Netanyahu-Getty-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Israele-sostenitori-di-Netanyahu-Getty-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L&#8217;esistenza dello Stato di Israele è una questione controversa e, ancora oggi, la maggioranza dei Paesi arabi in Nord Africa e Medio Oriente non ne riconosce la legittimità. Negli ultimi anni, tuttavia, qualcosa sta cambiando. Lo Stato ebraico ha infatti rivelato di intrattenere legami riservati con alcuni Paesi del mondo arabo.</p>
<p>Attualmente, Israele sarebbe in contatto con <a href="https://www.middleeastmonitor.com/20191115-israel-is-present-6-arab-countries/">sei Paesi arabi musulmani</a> &#8211; verosimilmente Egitto, Giordania, Oman, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Arabia Saudita -, con i quali starebbe cercando &#8211; secondo quanto dichiarato dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu &#8211; di &#8220;accelerare la normalizzazione dei rapporti&#8221;.</p>
<p>Dietro il processo di avvicinamento, la crescente <a href="https://www.brookings.edu/blog/order-from-chaos/2019/01/28/whats-behind-the-relationship-between-israel-and-arab-gulf-states/">instabilità regionale</a>. Al generale senso di diffidenza, che contribuisce ad acuire le tensioni tra gli Stati mediorientali, si sono uniti il timore nei confronti dell&#8217;Iran, considerato un nemico comune, e la mancanza di una politica condivisa in materia di sicurezza. A spingere i Paesi del Golfo verso Israele, anche la politica di disimpegno adottata dagli Stati Uniti nella regione.</p>
<p>Recentemente, anche da parte di Israele vi è stato un cambio di postura nei confronti degli Stati arabi. Finora, infatti, i leader israeliani hanno sempre visto nella pace con i palestinesi la chiave per instaurare un legame con il mondo arabo musulmano.Per Netanyahu, invece, l&#8217;unico modo per uscire dall&#8217;impasse è adottare la strategia inversa: costruire relazioni con i Paesi arabi per dare nuova linfa ai negoziati di pace con il popolo palestinese.</p>
<h2>Diplomazia economica</h2>
<p>Questo cambiamento passa anche dagli interessi economici. All&#8217;inizio di dicembre, Israele ha confermato la sua partecipazione all&#8217;Expo 2020 che si terrà a Dubai (ottobre 2020 &#8211; aprile 2021): un evento storico, se si considera che ufficialmente Israele ed Emirati Arabi Uniti non intrattengono relazioni diplomatiche.</p>
<p>Negli ultimi anni, le due parti hanno <a href="http://www.ansamed.info/ansamed/en/news/sections/economics/2019/12/16/israel-at-dubai-expo-another-step-closer-to-the-arab-world_f8361103-abc8-4e6c-b21c-d6517b38d3ac.html">intensificato i contatti</a>, con incontri ai più alti livelli, nuove relazioni commerciali e competizioni sportive (ottobre 2018) fino ad arrivare al permesso di libera circolazione dei turisti israeliani a Dubai, in occasione dell&#8217;Expo.</p>
<p>Sicuramente, un passo importante verso quella &#8220;<a href="https://www.timesofisrael.com/israel-eyes-dubai-expo-as-portal-to-arab-world/">normalizzazione dei rapporti</a> con i Paesi arabi&#8221; evocata da Netanyahu, ma anche un primo tentativo di rendere pubbliche le relazioni tra le due parti, che ormai andrebbero ben oltre la questione della sicurezza regionale.</p>
<h2>Il gas naturale</h2>
<p>A legare a doppio filo Israele ai Paesi arabi, vi è anche l&#8217;esportazione di gas naturale. Grazie alla prossima entrata in attività (dicembre 2019) del giacimento di Leviathan &#8211; scoperto nel 2010 all&#8217;interno delle acque territoriali israeliane -, lo Stato ebraico avrà sufficienti risorse non solo per raggiungere l&#8217;indipendenza energetica, ma anche per trasformarsi in Paese esportatore di gas naturale.</p>
<p>Egitto e Giordania &#8211; Paesi con i quali è in vigore un Trattato di pace &#8211; hanno già sottoscritto alcuni contratti per l&#8217;acquisizione di gas israeliano; accordi che potrebbero avere un effetto domino sulle strategie geopolitiche del Mediterraneo orientale.</p>
<p>Pur esportando già il gas estratto dal giacimento di Tamar verso la Giordania, nel settembre 2016 lo Stato ebraico ha siglato con Amman un <a href="https://www.middleeastmonitor.com/20191204-israel-to-start-exporting-gas-to-jordan-egypt-within-weeks/">accordo</a> del valore di 10 miliardi di dollari, che prevede la fornitura di circa 45 miliardi di metri cubi di gas per 15 anni, non appena il giacimento di Leviathan diverrà pienamente operativo.</p>
<p>Proprio lunedì scorso (16 dicembre), il ministro dell&#8217;Energia israeliano, Yuval Steinitz, ha dato luce verde all&#8217;esportazione del gas proveniente dai giacimenti di Leviathan e Tamar in Egitto, concludendo &#8220;la <a href="http://www.ansamed.info/ansamed/en/news/sections/energy/2019/12/16/israel-to-export-gas-to-egypt_05f7fdb9-530e-4f1e-a820-286d87d95fe6.html">più importante cooperazione economica</a> tra i due Paesi dal Trattato di pace del 1979&#8243;, secondo quanto dichiarato da Steinitz stesso.</p>
<p>Nel febbraio 2018, Israele ha firmato un <a href="https://www.timesofisrael.com/start-of-leviathan-natural-gas-production-seen-as-major-milestone-for-israel/">contratto</a> da 15 miliardi di dollari con l&#8217;Egitto per la fornitura di 64 miliardi di metri cubi di gas in un decennio. Lo scorso ottobre, le due parti hanno concordato un incremento della fornitura fino a 85 miliardi di metri cubi di gas, che verranno esportati dai giacimenti di Tamar e Leviathan a partire dal 2020.</p>
<p>Perfino l&#8217;<a href="https://it.insideover.com/politica/arabia-saudita-gas-israele.html">Arabia Saudita</a> sembrerebbe considerare l&#8217;ipotesi di acquistare gas naturale da Israele. Le due parti sarebbero in trattativa per costruire un nuovo gasdotto che potrebbe collegare il Regno saudita alla città israeliana di Eliat, sulle rive del mar Rosso. Sul tavolo anche la possibilità per Riad di allacciarsi all&#8217;oleodotto israeliano Eilat-Ashkelon, grazie al quale l&#8217;Arabia Saudita potrebbe esportare il petrolio in Europa e in altri mercati eludendo lo Stretto di Hormuz, al centro delle tensioni tra Stati Uniti e Iran.</p>
<p>Non sembra trattarsi di una semplice convergenza di interessi, promossa da Israele e accettata di buon grado da alcuni Paesi arabi; quanto piuttosto di una operazione di diplomazia economica più sofisticata, con obiettivi regionali di medio-lungo periodo.</p>
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		<title>Perché gli arabi vedono il Giappone come il miglior mediatore</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-gli-arabi-vedono-il-giappone-come-il-miglior-mediatore.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Franzoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Nov 2019 13:41:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[Paesi arabi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="862" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190722093920_30010519-e1563791690736.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190722093920_30010519-e1563791690736.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190722093920_30010519-e1563791690736-300x172.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190722093920_30010519-e1563791690736-768x441.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190722093920_30010519-e1563791690736-1024x588.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il Giappone viene percepito e considerato dagli arabi come il Paese che, in Medio Oriente, potrebbe rappresentare il miglior conciliatore e paciere per la questione israelo-palestinese. La quale si configura come un nodo spinoso, eternamente vivido, sin dal 1949, e colto spesso come l&#8217;ago della bilancia del fragile equilibrio del Vicino Oriente. È quanto emerge &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-gli-arabi-vedono-il-giappone-come-il-miglior-mediatore.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-gli-arabi-vedono-il-giappone-come-il-miglior-mediatore.html">Perché gli arabi vedono il Giappone come il miglior mediatore</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="862" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190722093920_30010519-e1563791690736.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190722093920_30010519-e1563791690736.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190722093920_30010519-e1563791690736-300x172.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190722093920_30010519-e1563791690736-768x441.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190722093920_30010519-e1563791690736-1024x588.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il <strong>Giappone</strong> viene percepito e considerato dagli arabi come il Paese che, in Medio Oriente, potrebbe rappresentare il <a href="https://www.arabnews.com/node/1574711/middle-east">miglior conciliatore e paciere</a> per la <strong>questione israelo-palestinese</strong>. La quale si configura come un nodo spinoso, eternamente vivido, sin dal 1949, e colto spesso come l&#8217;ago della bilancia del fragile equilibrio del Vicino Oriente.</p>
<p>È quanto emerge da uno studio di <em>YouGov</em>, <a href="https://www.arabnews.com/node/1574821/middle-east">riportato da <em>Arab News</em></a>, il quale ha effettuato un sondaggio su un ampio campione di 3.033 persone. Sparse, queste ultime, fra gli Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo Persico (Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Oman, Kuwait), fra quelli del Levante (Siria, Iraq, Iran, Libano, Giordania) e fra quelli del Maghreb (Egitto, Libia, Algeria, Tunisia, Marocco).</p>
<p><a href="https://docs.google.com/viewerng/viewer?url=https://www.arabnews.com/sites/default/files/userimages/20/geopolitics_and_power.pdf">I dati sono lampanti</a>, il risultato è schiacciante: il Giappone è stato prediletto con uno score del 56%, seguito a lunga distanza dall&#8217;Unione europea (15%), dalla Russia (13%), dagli Stati Uniti (11%) ed infine dal Regno Unito (5%).</p>
<h2>I motivi della scelta araba del Giappone</h2>
<p>Alla base dell&#8217;opzione prediletta dagli arabi, su quello che potrebbe essere il miglior interprete nel ruolo di ambasciatore di pace fra Israele e Palestina, si collocano diverse questioni: geografiche, politiche e storiche.</p>
<p>Rispettivamente, delle tre succitate ragioni, le prime sono senza ombra di dubbio evidenti, ma non scontate. Il Paese del Sol Levante si colloca a migliaia di chilometri di distanza dal Medio Oriente, intrattiene rapporti diplomaticamente <strong>equilibrati</strong> ed economicamente <strong>fruttuosi</strong> con gli Stati dell&#8217;area, e non ha mai rappresentato una minaccia bellica. A differenza dei suoi alleati a stelle e strisce, che in quella delicata zona del mondo contano decine di basi militari operative: in questo senso, la lontananza geografica è un fattore niente affatto banale e defalcato.</p>
<p>Dal punto di vista politico, il Giappone non ha mai creato motivi di frizione evidenti con tale amalgama di Paesi arabi. Anche nelle situazioni più complicate, al di là di una lecita ed indispensabile dimostrazione di preoccupazione, non ha mai scelto in via definitiva una parte, né men che meno privilegiato o sfavorito un attore piuttosto che un altro. Il che lo rende naturalmente appetibile come mediatore.</p>
<p>Infine, a livello storico, la sua alleanza con gli Stati Uniti e la sua appartenenza alla Nato non hanno mai significato un avallo a qualunque operazione (più o meno occultamente, più o meno manifestamente) imperialista di Washington in Medio Oriente. Pur contributore del <em>budget</em> dell&#8217;organico Nato internazionale, la sua <strong>consolare discrezione</strong> ha rappresentato e rappresenta tuttora un punto di forza di Tokyo nell&#8217;opinione pubblica e politica di quei Paesi.</p>
<h2>Non una sorpresa, agli occhi dei più avveduti</h2>
<p><a href="https://www.mei.edu/experts/theodore-karasik">Theodore William Karasik</a>, analista e ricercatore alla <em>Gulf State Analytics</em> di Washington DC, non è rimasto sorpreso da questi esiti, e li ha commentati con lucidità: &#8220;I risultati della ricerca non sono inaspettati, se consideriamo l&#8217;approccio giapponese a quella regione e la peculiare natura della società nipponica, che attribuisce a Tokyo una luce particolare&#8221;. Non incidentalmente, secondo gli arabi, il Giappone è sinonimo di lavoro, organizzazione e metodicità. Una prospettiva più che positiva della <em>weltanschauung</em> esercitata in Estremo Oriente.</p>
<p>Ha proseguito Karasik: &#8220;<span style="font-size: 1rem;">Il </span><em style="font-size: 1rem;">modus operandi</em><span style="font-size: 1rem;"> del Giappone in Medio Oriente si è guadagnato e continua a guadagnarsi la stima ed il rispetto di molte delle parti coinvolte. Si tratta di una combinazione fra una </span><strong style="font-size: 1rem;">politica accomodante</strong><span style="font-size: 1rem;"> e l&#8217;evoluzione delle pratiche economiche nipponiche, rappresentate in special modo dalla </span><em style="font-size: 1rem;">Japan External Trade Organization</em><span style="font-size: 1rem;"> (Jetro), dal Ministro dell&#8217;Economia, del Commercio e dell&#8217;Industria (Meti) e da altre agenzie&#8221;.</span></p>
<p>Anche il professor <strong>Al-Badr Al-Shateri</strong>, del <em>National Defense College</em> di Abu Dhabi, ha la medesima opinione, non meravigliata, dei <em>polls</em>. Essendo che il Giappone ha sempre mantenuto equidistanza fra i belligeranti nella questione israelo-palestinese, mai perdendo di vista le amicizie con tutti i Paesi coinvolti, non può che rappresentare il Paese più bilanciato ed assennato per trattare la questione con gli <em>stakeholders</em>.</p>
<p>Del resto, la linea nipponica era già emersa con vigore e chiarezza nel dicembre del 2017, quando il Ministro degli Esteri <strong>Taro Kono</strong> era <a href="https://www.thenational.ae/uae/government/japan-to-invest-heavily-in-security-and-stability-in-the-middle-east-1.683839">andato in visita</a> presso <strong>She ikh Mohammed bin Zayed</strong>, principe degli EAU. Ivi, egli aveva sottolineato l&#8217;importanza imprescindibile del Medio Oriente per la pace mondiale, per gli scambi economici internazionali (essendo il punto di mezzo fra Asia ed Africa, con una porta aperta su Europa e Mediterraneo) e per l&#8217;armonia fra i popoli.</p>
<p>Kono medesimo aveva inoltre specificato che &#8220;ci sono cose che soltanto il Giappone può fare. Il Giappone è unico perché noi, a livello religioso ed etnico, siamo rimasti neutrali, e storicamente non abbiamo lasciato un&#8217;impronta negativa in Medio Oriente&#8221;. Perciò, l&#8217;azione giapponese &#8211; volta alla ricerca della stabilità e della sicurezza &#8211; non poteva allora, e non può adesso, che essere indirizzata e guidata da quattro pilastri teoretici e fattuali: &#8220;Capacità di contribuzione intellettuale ed umana; investimenti nelle persone; sforzi durevoli nel tempo; continui miglioramenti politici&#8221;.</p>
<h2>Arabi e Giappone: economia e tecnologia, al di là della politica</h2>
<p>Non desta stupore, per ciò stesso, che anche la valutazione degli arabi intervistati da <em>YouGov</em> abbia dato come esito una netta vittoria del Giappone rispetto a qualunque altro attore internazionale. Un sincero propugnatore di <strong>equilibrio</strong> per tutte le parti: laddove Stati Uniti e Russia (tra gli altri) hanno interessi ben precisi a difendere la posizione di alcuni protagonisti; laddove l&#8217;Unione Europea &#8211; silentemente bellicosa al proprio interno, dal punto di vista economico e sociale &#8211; è incapace di esprimere una posizione comunemente accettata da tutti i suoi membri, checché ne dicano i proclami dei suoi <em>leader</em>.</p>
<p>Per di più, la posizione favorevole del Giappone in Medio Oriente non si limita alla possibilità di presentarsi come Stato politicamente e diplomaticamente credibile &#8211; l&#8217;<strong>Iran</strong>, nondimeno, <a href="https://www.jpost.com/Middle-East/Iran-sees-Japans-Abe-as-mediator-for-easing-US-sanctions-592555">lo reputa</a> come il miglior Paese che possa essere capace di ammorbidire la posizione statunitense sulle sanzioni (per la sua vicinanza a Washington, e per l&#8217;appunto per la benevolenza di cui gode).</p>
<p>Ma si estende anche a fattori economici e culturali. La stessa <em>YouGov</em> ha enucleato &#8211; nel sondaggio di cui sopra &#8211; le preferenze degli abitanti del Medio Oriente in fatto di prodotti importati: quelli giapponesi sono nettamente i prediletti, in quanto considerati <a href="https://www.arabnews.pk/node/1574746/business-economy">quelli di <strong>maggiore qualità</strong></a>. Il grande <a href="https://www.arabnews.com/node/1574736/business-economy">apprezzamento del <em>brand</em> Toyota</a> ne è parte integrante. Senza considerare <a href="https://www.arabnews.pk/node/1574781/middle-east">la curiosità e l&#8217;interesse suscitati</a> dal Giappone negli animi degli arabi: non soltanto come luogo d&#8217;affari, ma anche come meta turistica e culturale.</p>
<p>Infine, a questa marcata positività, si aggiungono i programmi di cooperazione internazionale fra l&#8217;Impero nipponico ed i <em>partner</em> mediorientali:</p>
<ul>
<li>quello riguardante l&#8217;esplorazione e la scoperta dello spazio <a href="https://currently.us/arab-news-yougov-study-reveals-new-arab-perceptions-of-japan/">assieme agli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong></a>;</li>
<li>quello riguardante la crisi siriana, nella guerra oramai decisamente pendente dalla parte di Bashar al-Assad, ed i rifugiati siriani, che ha visto la collaborazione fra <strong>JICA</strong> (Japan International Cooperation Agency) ed UNHRC;</li>
<li>quelli più generico riguardante gli investimenti giapponesi in Medio Oriente e gli investimenti arabi in terra nipponica.</li>
</ul>
<h2>La cordialità nipponica fa breccia nell&#8217;incandescente panorama mediorientale</h2>
<p>Lo studio condotto da <em>YouGov</em>, quindi, riflette non soltanto i sentori popolari, ma anche emblematici dati di fatto. Il Giappone &#8211; <a href="https://www.arabnews.com/node/1573476">ammirato dagli arabi</a> perché riemerso dalla macerie della Seconda Guerra Mondiale come uno straordinario <em>leader</em> planetario &#8211; è un Paese storicamente <strong>alleato della pace</strong> nella Mezzaluna Fertile, mai infingardo nelle proprie operazioni politiche ed economiche, lucido nell&#8217;analisi dei contesti e capace di intrattenere buoni rapporti con tutti quanti.</p>
<p>In futuro sarebbe, secondo gli abitanti di quelle terre, quanto mai auspicabile che sia il Paese del Sol Levante a condurre le trattative per una eventuale <strong>riconciliazione</strong> fra israeliani e palestinesi. A maggior ragione, se si considera che l&#8217;opinione nipponica in merito sarebbe quella di un&#8217;equa spartizione del territorio, alla presenza di due Stati distinti. I numeri dei sondaggi corroborano questa visione: tra i Paesi levantini, ad esempio, i giordani sono tra i maggiori sostenitori del Giappone, con un 73% di preferenze. Essi sono seguiti dal 60% dei <strong>siriani</strong>, i quali riconoscono l&#8217;immenso ruolo della Russia nel supporto al presidente Assad e contro gli jihadisti, ma sono al contempo consci dei suoi interessi in Medio Oriente, laddove starebbe formandosi un <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-putin-erdogan-siria-nuovo-ordine-mondiale.html">nuovo (seppur transitorio) ordine mondiale</a>.</p>
<p>Lo ha scritto con adamantina trasparenza anche il giornalista <strong>Faisal J. Abbas</strong> in suo recente <a href="https://www.arabnews.com/node/1574716">editoriale per <em>Arab News</em></a>: <span style="font-size: 1rem;">&#8220;Il cordiale </span><em style="font-size: 1rem;">business</em><span style="font-size: 1rem;">, assieme alle relazioni commerciali e culturali, esistono da lungo tempo fra il Giappone ed il mondo arabo. Il Giappone, infatti, è uno dei più importanti </span><em style="font-size: 1rem;">partner</em><span style="font-size: 1rem;"> economici e diplomatici nella regione. [&#8230;] L&#8217;assenza di un passato coloniale nel mondo arabo e l&#8217;interesse nazionale affinché vi sia un continuativo passaggio sicuro delle petroliere significa che il Giappone è genuinamente spinto a dare priorità alla pace ed alla stabilità della regione&#8221;.</span></p>
<p>Il Giappone comprende l&#8217;esplosività e la radioattività del conflitto ivi presente (fra Israele e Palestina, ma coinvolgente tutti i vicini): un conflitto tanto sentito da aver attanagliato le menti, i sogni e gli incubi del mondo arabo per decenni, dalla metà del XX secolo in avanti. Addebitata dal <em>The Economist </em>ancora nel 1986 come una delle tre maggiori ossessioni arabe (in quell&#8217;articolo, incarnate dal Raís libico Mu&#8217;ammar Gheddafi): &#8220;[L&#8217;odio per] Israele, [l&#8217;avercela] con l&#8217;Occidente e, in particolare, con l&#8217;America, per aver appoggiato Israele, e [il disprezzo per l&#8217;esacerbato] materialismo di questi atei di Occidentali&#8221; [riportato in A. Del Boca, <em>&#8220;Gheddafi. Una sfida dal deserto&#8221;</em>, Laterza, Roma-Bari 2010]. Una mediazione, da parte del Giappone, sarebbe la benvenuta, in questo rovente scacchiere. &#8220;Che essa poi conduca a dei frutti, è tutto da stabilire&#8221; (Al-Badr Al-Shateri).</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-gli-arabi-vedono-il-giappone-come-il-miglior-mediatore.html">Perché gli arabi vedono il Giappone come il miglior mediatore</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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