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	<title>Omicidi Archives - InsideOver</title>
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	<title>Omicidi Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il Mostro di Firenze e il ritorno della &#8220;pista sarda&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/cronaca-nera/il-mostro-di-firenze-e-il-ritorno-della-pista-sarda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Sep 2024 16:15:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[Omicidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="375" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/FV-e1726503551181.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/FV-e1726503551181.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/FV-e1726503551181-600x352.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/FV-e1726503551181-300x176.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Nuovo tassello nell'infinita vicenda del Mostro di Firenze: Francesco Vinci, sospettano i parenti, potrebbe essere vivo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/cronaca-nera/il-mostro-di-firenze-e-il-ritorno-della-pista-sarda.html">Il Mostro di Firenze e il ritorno della &#8220;pista sarda&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="375" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/FV-e1726503551181.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/FV-e1726503551181.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/FV-e1726503551181-600x352.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/FV-e1726503551181-300x176.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Non sono passati che pochi giorni dalla notizia di un <a href="https://it.insideover.com/cronaca-nera/mostro-di-firenze-un-esperimento-potrebbe-ribaltare-tutto.html">esperimento scientifico</a> condotto dagli avvocati del nipote di<strong> Mario Vanni</strong> per scagionare lo zio e, di conseguenza, far crollare l&#8217;impianto accusatorio sui cosiddetti Compagni di merende, che un altro scoop arriva a eccitare gli animi dei tanti &#8220;mostrologi&#8221; che affollano la rete. Sembra infatti che a breve, sulla base di un&#8217;iniziativa privata dei famigliari, supportati da un investigatore privato, sarà riesumato il corpo &#8211; o quel che ne rimane &#8211; di <strong>Francesco Vinci</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I fratelli Vinci e l&#8217;omicidio del 1968</strong></h2>



<p>Per chi della vicenda del <strong>Mostro di Firenze</strong> è un esperto, il nome di Francesco Vinci apre un mondo. Per i tanti che potrebbero non averlo mai sentito nominare, Francesco Vinci era uno dei tanti sardi emigrati in Toscana tra gli anni Cinquanta e Settanta. Originario di Villacidro, di professione pastore, Francesco era un uomo violento, dedito, insieme al fratello maggiore Salvatore, più alla commissione di piccoli crimini che alla pastorizia. </p>



<p>La sua parabola criminale ha un picco nell&#8217;estate del 1968. Il 21 agosto, infatti, vicino al cimitero di Signa avviene un <strong>duplice omicidio</strong>: Barbara Locci, sarda, moglie di Stefano Mele, viene uccisa a colpi di pistola mentre intrattiene un rapporto sessuale all&#8217;interno di una macchina insieme a uno dei suoi amanti, Antonio Lo Bianco, anche lui freddato. Completamente illeso il figlio della Locci, addormentato sul sedile posteriore al momento del delitto. </p>



<p>Sin da subito le indagini portano al marito della donna che, una volta interrogato, dà la colpa dell&#8217;omicidio a Francesco e <strong>Salvatore Vinci</strong>. Sono loro, dice, ad aver sparato. Tuttavia, le indagini non trovano riscontri e Stefano Mele, oltre che per omicidio, viene condannato anche per calunnia. Storia chiusa? Neanche per sogno. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il &#8220;cittadino amico&#8221; e</strong> <strong>l&#8217;enigma della pistola </strong></h2>



<p>Luglio 1982. A Firenze, ma in generale in tutta Italia, è il panico. La psicosi da Mostro è alle stelle. Il 19 giugno si è consumato il quarto duplice delitto. Il Mostro di Firenze ha fatto il suo esordio nel 1974. Dopo una pausa di sette anni ha colpito due volte nel 1981 e ora nel 1982. Ed è proprio a luglio, dopo il delitto a Baccaiano di Montespertoli ai danni di Paolo Mainardi e Antonella Migliorini, che accade qualcosa: un anonimo, che firma la sua lettera come &#8220;<strong>un cittadino amico</strong>&#8220;, fornisce una dritta ai carabinieri che indagano sul caso: andate a vedere, dice in sostanza, gli atti del processo del 1968, quello a carico di Stefano Mele per il delitto di Barbara Locci e Antonio Lo Bianco.</p>



<p>Gli inquirenti allora tornano in Procura a spolverare i fascicoli di quel caso chiuso e &#8211; sorpresa &#8211; allegato a uno di questi fascicoli, attaccato con una spillatrice, c&#8217;è<strong> un sacchetto contenente cinque bossoli</strong>. Si tratta dei bossoli repertati sulla scena del delitto e &#8211; sorpresa ancora più grande &#8211; sono gli stessi di tutti i delitti fin ora commessi dal Mostro. Impossibile sbagliarsi, infatti la pistola del Mostro ha un difetto che imprime sul bossolo sparato una malformazione. Insomma, la pistola che ha sparato nel 1968 è la stessa che il Mostro ha iniziato a utilizzare nel 1974 e che userà fino alla fine. </p>



<p>Gli inquirenti, senza starsi troppo a interrogare su quel singolare ritrovamento, a quel punto tornano da Mele. L&#8217;uomo, ancora una volta, fa il nome di Francesco Vinci, sul quale tornano a concentrarsi le attenzioni. L&#8217;uomo nel frattempo è già finito in carcere per maltrattamenti nei confronti della moglie e a questo punto è su di lui che si addensano i maggiori sospetti. Il Mostro &#8211; pensano gli investigatori &#8211; è già in gabbia. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;omicidio di Giogoli che scagiona il sardo</strong></h2>



<p>Ma a scombinare i piani della giustizia, il 9 settembre 1983, a Giogoli, avviene l&#8217;ennesimo duplice omicidio, quello più strano, ai danni di Horst Wilhelm Meyer e Jens-Uwe Rüsch, due turisti tedeschi in sosta nel loro camper.<strong> Si tratta dell&#8217;unico delitto in cui il Mostro non infierisce sui cadaveri</strong>, forse proprio in ragione del fatto che si trattava di due uomini. Un errore? O forse una strategia? Quale che sia la verità, Francesco Vinci esce di prigione. Il Mostro non può essere lui. </p>



<p>Nonostante questo, ancora per diversi anni l&#8217;attenzione degli investigatori si concentrerà &#8211; formalmente e informalmente &#8211; su Francesco, Salvatore e il figlio di quest&#8217;ultimo, Antonio, senza che tuttavia si giunga mai a individuare elementi tali da poterli accusare di qualcosa. </p>



<p>La pista sarda esce di scena nel momento in cui a occupare le pagine dei giornali e i servizi televisivi arrivano le grottesche immagini dei <strong>compagni di merende</strong>, accusati di essere il braccio armato di un &#8220;secondo livello&#8221; composto da personaggi di alto livello mai individuati e, molto probabilmente, nemmeno mai esistiti. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I sardi, tra piccole condanne e strani omicidi</strong></h2>



<p>E i Vinci? Che fine hanno fatto? Salvatore, dopo essere entrato nell&#8217;orbita delle indagini, <strong>ha fatto perdere le proprie tracce</strong>. Oggi si troverebbe &#8211; molto anziano &#8211; all&#8217;estero, tra Spagna e Portogallo. Per qualche ragione, ha scelto di tagliare i ponti con l&#8217;Italia già molti anni fa e solo sporadicamente torna nella sua Villacidro per curare i suoi interessi. </p>



<p>Antonio, suo figlio, venne <strong>indicato come il vero Mostro </strong>da un&#8217;inchiesta &#8211; sfociata poi nel libro &#8220;Dolci colline di sangue&#8221; &#8211; del giornalista ne La Nazione Mario Spezi e del giallista americano Douglas Preston. Anche la scrittrice Magdanel Nabb, in un libro edito nel 1996, adombrò il sospetto che il killer potesse essere qualcuno gravitante attorno al &#8220;clan&#8221; dei sardi, ma fu evidentemente più sottile nel lanciare le sue accuse, perché si evitò &#8211; come invece accadde a Spezi &#8211; una condanna per calunnia (ai fini di un presunto depistaggio) che, nel 2006, lo portò addirittura in carcere. </p>



<p>Non risultano indagini legate ai delitti del Mostro a carico di Antonio che, se nel corso della sua vita ha incrociato diverse volte la giustizia più dura, oggi vive in tranquillità nei dintorni di Prato. </p>



<p>La sorte peggiore è toccata alla famiglia di Francesco. Uno dei suoi figli, Fabio, muore di overdose. <strong>Francesco, invece, muore in circostanze inquietanti &#8211; e in modo orribile &#8211; nel 1993</strong>. Il suo corpo, insieme a quello del suo servo pastore Angelo Vargiu, venne rinvenuto <strong>incaprettato, carbonizzato ed evirato </strong>all&#8217;interno del bagagliaio della sua macchina, a Chianni, un comune in provincia di Pisa. Un delitto senza colpevoli e senza movente. Più volte la sua è stata considerata una morte collaterale a quelle causate dal Mostro di Firenze, ma è anche possibile che l&#8217;omicidio sia maturato in un contesto di criminalità legata all&#8217;<strong>Anonima sequestri</strong>. </p>



<p>Ad ogni modo, l&#8217;annuncio dato nei giorni scorsi apre degli inquietanti interrogativi. Primo fra tutti: perché i parenti avrebbero il sospetto che non sia di Francesco il corpo dentro la sua tomba? Se effettivamente venisse riscontrato che i resti umani nella bara non siano attribuibili a lui, potrebbe valer la pena rintracciare il redivivo per un confronto del suo dna con quello recentemente repertato su alcuni bossoli? Tutte domande, al momento, prive di una risposta. Attendiamo con curiosità gli eventuali sviluppi di questa oscura vicenda. </p>



<p></p>
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		<title>Mostro di Firenze: un esperimento potrebbe ribaltare tutto</title>
		<link>https://it.insideover.com/cronaca-nera/mostro-di-firenze-un-esperimento-potrebbe-ribaltare-tutto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Sep 2024 15:29:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca nera]]></category>
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<p>Mostro di Firenze, tutto da rifare. Ma tutto cosa? A dire il vero, soltanto un processo: quello a Mario Vanni, soprannominato &#8220;torsolo&#8221;, uno dei cd. Compagni di merende, insieme a Pietro Pacciani e Giancarlo Lotti. Eppure, se davvero &#8211; come chiedono un parente di Vanni e i suoi avvocati &#8211; si giungesse a una revisione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/cronaca-nera/mostro-di-firenze-un-esperimento-potrebbe-ribaltare-tutto.html">[...]</a></p>
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<p>Mostro di Firenze, tutto da rifare. Ma tutto cosa? A dire il vero, soltanto un processo: quello a <strong>Mario Vanni</strong>, soprannominato &#8220;torsolo&#8221;, uno dei cd. <strong>Compagni di merende</strong>, insieme a <strong>Pietro Pacciani e Giancarlo Lotti</strong>. Eppure, se davvero &#8211; come chiedono un parente di Vanni e i suoi avvocati &#8211; si giungesse a una revisione di questo processo, crollerebbe un castello di carte che, in effetti, resta in piedi solamente per mostrare tutta la sua fragilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;ultimo delitto del Mostro</strong></h2>



<p>Un esperimento portato a termine qualche giorno fa, infatti, rischia di retrodatare l&#8217;ultimo omicidio del Mostro, quello dell&#8217;8 settembre 1985, quando a venire massacrati furono i turisti <strong>Nadine Mauriot </strong>e <strong>Jean Michel Kraveichvili</strong>. Fu uno dei delitti più brutali del Mostro, il suo lascito di sangue: aggrediti mentre campeggiavano all&#8217;interno di una tenda in una piazzola di sosta, alla donna vennero asportati il seno sinistro e il pube; l&#8217;uomo, ferito da un colpo di pistola, tentò la fuga nei boschi, ma venne raggiunto e finito a coltellate, per poi essere gettato tra i rifiuti di una discarica improvvisata. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La testimonianza del compagno di merende</strong></h2>



<p>Uno dei pilastri del processo ai compagni di merende si basa proprio su questo delitto e sulla testimonianza di Giancarlo Lotti, che disse di aver assistito alla sua esecuzione con Pacciani nella veste di pistolero e Vanni in quello di chirurgo degli orrori. Peccato che, stando a questo esperimento svolto nei giorni scorsi, sia uscito fuori quello che già da tempo alcuni esperti vanno sostenendo: l&#8217;omicidio degli Scopeti (dalla zona in cui è stato commesso) è avvenuto uno o due giorni prima, dunque <strong>la testimonianza di Lotti è falsa</strong>. E se questo fosse vero, la notizia importante non è tanto che vada rifatto il processo a Vanni, deceduto nel 2009, ma che la macchina della giustizia italiana ha preso una cantonata e che il Mostro ha molto probabilmente passato una serena vecchiaia (sempre che non sia ancora vivo).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;esperimento</strong></h2>



<p>Che l&#8217;omicidio non fosse avvenuto nella notte dell&#8217;8 settembre sin dall&#8217;inizio era apparso chiaro: a ritrovare i corpi era infatti stato un cercatore di funghi il 9 mattina, dunque poche ore dopo il massacro. Eppure, a quel punto, <strong>i cadaveri mostravano già i segni di una decomposizione di stadio avanzato</strong>. A dimostrarlo ci sono le foto dell&#8217;epoca. Tuttavia il processo ha cristallizzato la data dell&#8217;8 settembre. </p>



<p>Se nei giorni scorsi foste passati nella stessa piazzola dove sono state uccise le ultime vittime del mostro, come in un macabro deja vu avreste rivisto una tenda molto simile a quella utilizzata dai due francesi nel 1985 e, se vi foste affacciati all&#8217;interno, avreste trovato dei pezzi di carne. Lì nei pressi, poi, avreste visto due esperti: gli entomologi <strong>Fabiola Giusti </strong>e <strong>Stefano Vanin</strong> che, sotto lo sguardo degli avvocati <strong>Valter Biscotti </strong>e <strong>Antonio Mazzeo</strong>, attendevano il processo di decomposizione per studiare lo sviluppo della fauna di larve e mosche. </p>



<p>Insomma, una scena piuttosto bizzarra. Ne abbiamo parlato con una delle persone presenti sul posto, nonché uno dei promotori dell&#8217;iniziativa scientifico-forense: l&#8217;avvocato Valter Biscotti. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Elementi nuovi e decisivi</strong></h2>



<p>&#8220;Rispetto agli accertamenti di carattere tecnico scientifico che si sono svolti all&#8217;epoca dei fatti &#8211; ci ha detto &#8211; l&#8217;evoluzione della scienza in materia entomologica, cioè lo studio della crescita delle larve sui cadaveri, è stata enorme, anzi, diciamo che nel 1985, almeno in Italia, era quasi sconosciuta. Oggi, sulla base di questi studi, si può accertare con esattezza scientifica l&#8217;epoca di un decesso&#8221;. </p>



<p>Quello emerso dall&#8217;esperimento, secondo Biscotti, è un elemento &#8220;nuovo e decisivo&#8221; che ribalta la sentenza di condanna al processo dei compagni di merende. &#8220;Dallo studio delle larve, in base alla loro lunghezza, i nostri consulenti scientifici hanno dimostrato che la morte è avvenuta almeno il giorno prima. Lotti dunque non era presente sulla scena del delitto&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Nessun compagno di merende, ma un serial killer</strong></h2>



<p>Ma allora quello dei compagni di merende è stato tutto un grande abbaglio? O forse, in qualche modo, Pacciani, Vanni e Lotti hanno avuto un ruolo della catena di duplici delitti che ha insanguinato la Toscana tra il 1974 e il 1985? Anche su questo la posizione dell&#8217;avvocato è molto netta: &#8220;Io sono convinto che i compagni di merende non c&#8217;entrino assolutamente niente con gli omicidi del Mostro di Firenze. <strong>Sono convinto che il Mostro sia in realtà un serial killer unico</strong>, sicuramente dotato di un&#8217;intelligenza criminale molto avanzata. Il serial killer è solito sfidare gli investigatori, cosa che il Mostro ha fatto, inviando come suo ultimo atto proprio un lembo del seno asportato a Nadine Mauriot in procura. I compagni di merende sono stati messi in mezzo con lo scopo di chiudere questa vicenda. Ovviamente la debolezza dell&#8217;accusa era insita già nelle indagini, ma erano tempi in cui era difficile arrivare a sostenere le tesi contrarie alla procura&#8221;.</p>



<p>Un errore giudiziario di enorme portata, secondo Biscotti. E a ben vedere non gli si può dare torto. Sono celebri alcuni spezzoni di video disponibili su YouTube che riguardano questo processo. Davvero molto difficile pensare a personaggi come Vanni, Lotti e lo stesso Pacciani (che a suo modo un mostro lo era davvero) come a dei freddi serial killer. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dai sardi alla setta satanica: tante piste, nessun mostro</strong></h2>



<p>Eppure di piste, nel corso degli anni, ce ne sono state altre. Si è passati dalla cosiddetta &#8220;<strong>pista sarda</strong>&#8221; &#8211; che scandagliò la vita (e i crimini) della famiglia Vinci, cogliendo tante fortissime suggestioni, ma nessuna pistola fumante &#8211; alla pista delle sette esoteriche e di un secondo livello, passando per la vicenda perugina del delitto del medico <strong>Francesco Narducci</strong>. Possibile che la verità sull&#8217;identità del Mostro non sia mai stata sfiorata? &#8220;Durante gli anni &#8211; ricorda Biscotti &#8211; si è detto di tutto e si è investigato in ogni direzione. Per quanto riguarda la pista sarda, io credo che sia stato il Mostro stesso, quello vero, a indirizzare le indagini verso la famiglia Vinci. Questo per sviare le indagini che, probabilmente, stavano imboccando una direzione per lui pericolosa. Nessun rilievo ce l&#8217;ha la pista Narducci. In questo caso non c&#8217;è nemmeno un singolo elemento di prova che possa collegare il medico perugino agli omicidi del Mostro. Per quanto riguarda figure come quella di <strong>Giampiero Vigilanti</strong>, il cosiddetto Legionario su cui per un certo periodo si sono addensati i sospetti, e del farmacista Calamandrei, prendiamo atto dei provvedimenti di archiviazione del primo e di assoluzione del secondo. Io sono convinto comunque che negli atti della procura della Repubblica di Firenze ci sia la soluzione. Negli atti che non sono mai stati depositati c&#8217;è la chiave per risolvere il mistero&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Entro la fine dell&#8217;anno, la revisione</strong></h2>



<p>Alla luce dei nuovi elementi, entro la fine dell&#8217;anno gli avvocati Biscotti e Mazzeo intendono fare richiesta di revisione della sentenza di condanna di Mario Vanni per conto del nipote presso il tribunale competente di Genova. Già nel 2004 era stata avanzata una richiesta simile, che però venne respinta. &#8220;Siamo convinti &#8211; spiega Biscotti &#8211; che Vanni non abbia commesso alcun omicidio. Di certo è una strada molto difficile, il 90% delle richieste di revisione vengono rigettate e ritenute inammissibili. Ove noi arrivassimo in udienza per discutere l&#8217;ammissibilità o meno della richiesta, siamo certi di convincere i giudici di Genova a rifare il processo e dichiarare nulla la condanna di Vanni. <strong>Così facendo cade tutto il castello accusatorio ai compagni di merende</strong>. Io credo, ed è lo spirito che mi muove insieme al collega Mazzeo in questa vicenda, che i processi penali dopo 20/30 anni si leggono sotto una luce diversa, più chiara. Certi processi dubbi sono figli del loro tempo. Quello ai compagni di merende è figlio di quel tempo, non è stato un processo sereno, l&#8217;ho detto più volte, bisognava trovare per forza dei colpevoli. Bisogna fare luce, ma anche pulizia. Queste cose non devono più accadere, è un compito morale che noi come avvocati ci assumiamo nel rispetto della verità e della giustizia&#8221;.</p>
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		<title>in Puglia si uccide di più e spesso senza punizione per il colpevole</title>
		<link>https://it.insideover.com/cronaca/casi-di-crimini-irrisolti-il-triste-primato-pugliese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Ida Settembrino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Sep 2024 13:56:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[Giudiziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Omicidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240904155513424_de74f280406ec21b074aa209bd6a81db.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240904155513424_de74f280406ec21b074aa209bd6a81db.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240904155513424_de74f280406ec21b074aa209bd6a81db-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240904155513424_de74f280406ec21b074aa209bd6a81db-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240904155513424_de74f280406ec21b074aa209bd6a81db-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240904155513424_de74f280406ec21b074aa209bd6a81db-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240904155513424_de74f280406ec21b074aa209bd6a81db-1536x1023.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per la cronaca sono solo &#8220;cold case&#8220;. Ma in Puglia si uccide di più e lo si fa, spesso, senza che il colpevole venga punito. Per dirla tutta c’è un anno, ossia il 2019 in cui si registrano per la sola regione del Mezzogiorno 26 casi senza un colpevole, ben il 59,3% della media nazionale. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/cronaca/casi-di-crimini-irrisolti-il-triste-primato-pugliese.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240904155513424_de74f280406ec21b074aa209bd6a81db.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240904155513424_de74f280406ec21b074aa209bd6a81db.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240904155513424_de74f280406ec21b074aa209bd6a81db-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240904155513424_de74f280406ec21b074aa209bd6a81db-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240904155513424_de74f280406ec21b074aa209bd6a81db-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240904155513424_de74f280406ec21b074aa209bd6a81db-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240904155513424_de74f280406ec21b074aa209bd6a81db-1536x1023.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Per la cronaca sono solo  &#8220;<a href="https://it.insideover.com/cronaca-nera/ce-un-serial-killer-in-lombardia-ma-nessuno-lo-cerca.html">cold case</a>&#8220;</strong>. Ma in Puglia si uccide di più e lo si fa, spesso, senza che il colpevole venga punito. Per dirla tutta c’è un anno, ossia il 2019 in cui si registrano per la sola <strong>regione del Mezzogiorno </strong>26 <strong>casi senza un colpevole</strong>, ben il 59,3% della media nazionale. Un dato che mal si concilia con la beltà del Tavoliere, sempre in vetta per altri primati, tutti più che positivi.</p>



<p>Anche nel corso degli anni è stata tra le regioni con più casi irrisolti,&nbsp;<strong>sempre sopra il 40%, tranne che per il 2016,</strong>&nbsp;e spesso sopra il 50%, come nel 2010 e nel 2012, oltre come già detto nel 2019.</p>



<p>Nella maggior parte dei casi, si tratta di fatti tristemente assimilabili all’alveo delle vicissitudini a sfondo familiare, qualche volta ad uccidere è un uomo con un movente passionale. Ma non è detto che la microcriminalità non possa fare da sfondo.</p>



<p>È il caso del delitto consumatosi a Francavilla Fontana nel brindisino nel 2022, un debito da&nbsp;cinquemila euro&nbsp;alla base del delitto. Stasi sarebbe stato ucciso nell&#8217;ambito di un contesto di spaccio di droga. La vittima diciannovenne avrebbe custodito marijuana in casa per conto di un&#8217;altra persona. Per il suo aguzzino si attende condanna definitiva.</p>



<p>Ci sono grovigli di dichiarazioni alla base della difesa del principale sospettato per un altro fatto di sangue, siamo a Bari: un uomo viene freddato sul far delle sera, al suo rientro a casa. Il killer tarda a rendere una confessione. E&#8217; la cronaca di questi giorni: non c’è ancora una sentenza di condanna per l’omicida del fisioterapista barese. Ha ammesso di aver avuto la colluttazione con la vittima, ma ha riferito che i colpi di pistola sono partiti accidentalmente mentre impugnava l’arma: si è difeso così, durante l’interrogatorio di garanzia&nbsp;<strong>Salvatore Vassalli</strong>, l’operaio edile di 59 anni, arrestato dalla polizia con l’accusa di essere l’autore dell’omicidio di&nbsp;<strong>Mauro Di Giacomo</strong>. Il&nbsp;<strong>fisioterapista</strong>&nbsp;sessantatreenne fu assassinato a colpi di pistola la sera del 18 dicembre 2023 nel parcheggio a pochi passi dalla sua abitazione, nel quartiere&nbsp;<strong>Poggiofranco a Bari</strong>. Vassalli &#8211; secondo l’accusa &#8211; ha compiuto il delitto perché convinto che il f<strong>isioterapista</strong>&nbsp;aveva provocato nel 2019 una lieve disabilità (del 3%) ad un braccio a sua figlia per una manovra fisioterapica sbagliata. Per questo nel 2020 aveva intentato una causa per danni, ma aveva maturato una scarsa fiducia nella giustizia: da qui l’idea di farsi giustizia da solo. L’uomo è accusato di omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà.</p>



<p>Inorridisce solo a pensare che un&#8217;anziana &#8220;senza difese&#8221;, al chiuso della propria abitazione, possa divenire la vittima sacrificale di un folle che si aggira per le strade del paese e ha in animo un solo scopo: &#8220;uccidere per purificare&#8221;. È&nbsp;ancora ricoverato in una struttura psichiatrica del Foggiano, piantonato in stato di arresto per omicidio, Fabio Carinci 43 anni sospettato di essere il responsabile della morte della ottantunenne Rachele Covino sorpresa nella sua abitazione a pianoterra a San Giovanni Rotondo e uccisa brutalmente. Poco prima l’uomo ha seminato terrore nella cittadina cara a San Pio, dove tra l&#8217;altro erano in corso i festeggiamenti in occasione della nascita del santo.</p>



<p>Una triste sequela di casi in cui i tempi della giustizia mal si conciliano con il dilaniante bisogno dei famigliari delle vittime di rendere loro giustizia, di vedere l’assassino in fondo ad una cella senza alcuna possibilità di farla franca. C’è chi li chiama “Cold case” ma sono per lo più fatti cruenti che di “freddo”, di “distaccato”, come visto, hanno veramente poco.</p>



<p>Eppure di fronte a questa realtà, esiste un barlume di speranza dato dalla tecnologia e dal progresso nelle metodologie investigative. Il crescente numero di telecamere e l’avanzamento nelle tecniche di rilevamento organic-molecolare hanno contribuito al calo dei casi irrisolti, almeno a livello Italia, ragionando cioè in chiave macroscopica, portando alla giustizia autori di omicidi anche dopo molti anni.</p>



<p>Anche a livello internazionale, i cold case continuano a suscitare grande interesse, con indagini che vengono riaperte quando nuove prove o tecnologie consentono progressi sulla strada della verità. Sia l’Italia che altre nazioni affrontano la sfida di risolvere questi casi, spesso rivivendo storie passate attraverso il filtro della scienza moderna.</p>



<p>Infine, importa ricordare che in Italia il reato di omicidio è soggetto a termini di prescrizione che possono variare a seconda dell’aggravante del caso o dell’età dell’imputato al momento del reato. Recentemente, una legge ha esteso questi termini da 20 a 30 anni, riflettendo la gravità e l’impatto profondo del crimine nei confronti della società.</p>
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		<title>Il Mostro (di Firenze o altrove) che ormai vive dentro di noi</title>
		<link>https://it.insideover.com/cronaca-nera/il-mostro-di-firenze-o-altrove-che-ormai-vive-dentro-di-noi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jul 2024 08:58:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Omicidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1431" height="1020" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730005341637_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_369805.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730005341637_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_369805.jpg 1431w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730005341637_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_369805-600x428.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730005341637_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_369805-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730005341637_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_369805-1024x730.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730005341637_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_369805-768x547.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1431px) 100vw, 1431px" /></p>
<p>L'ultima novità che riguarda il mostro di Firenze non fa che confermare una certezza: il Mostro ormai fa parte di noi, della nostra storia.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1431" height="1020" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730005341637_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_369805.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730005341637_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_369805.jpg 1431w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730005341637_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_369805-600x428.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730005341637_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_369805-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730005341637_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_369805-1024x730.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730005341637_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_369805-768x547.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1431px) 100vw, 1431px" /></p>
<p>Le grandi storie sono eterne. Trasfigurano in leggenda, si arricchiscono di aneddoti e si ramificano in mille rivoli differenti; mettono radici nella memoria collettiva e, dopo tanto tempo, è difficile distinguere la realtà dalle suggestioni partorite dalla nostra immaginazione. </p>



<p>Quella del Mostro di Firenze è una grande storia. Una storia orribile, una leggenda nera. Ma grande. <strong>Una storia che fa paura da 50 anni, da quel 14 settembre 1974</strong>, quando inizia un percorso di terrore, sangue e morte lungo il quale restano disseminati 14 cadaveri. Tutte coppie sorprese in luoghi isolati in un momento di intimità. Trucidati a colpi di pistola e a pugnalate. Altre due vittime, uccise nel 1968, saranno collegate ai delitti del Mostro solamente nel 1982 in base alla corrispondenza tra i proiettili utilizzati per quell&#8217;omicidio e quelli utilizzati in tutti i delitti dal &#8217;74 all&#8217;85, ma sono pressoché tutti concordi nel dire che lì la mano omicida fosse un&#8217;altra.</p>



<p>Di certo, l&#8217;incubo non si è interrotto dopo l&#8217;ultimo omicidio del settembre 1985. Anzi, è in quel momento che è cominciato il Mito. E da lì, nel corso degli anni, <strong>il Mostro è entrato dentro di noi, nel nostro immaginario collettivo.</strong> Si è trasformato nell&#8217;incarnazione delle nostre paure e, toccando corde che non sappiamo nemmeno di avere, ha alimentato fantasie oscure che ci hanno portati a immedesimarci talvolta nelle vittime, nel loro terrore, e talvolta nel Mostro stesso, interrogandosi sulla natura di quella pulsione che non si fermava con l&#8217;omicidio, ma in alcuni casi proseguiva con il vilipendio, con quelle escissioni che provocano ribrezzo e una sorta di macabra ammirazione.</p>



<p><strong>Ogni nazione &#8220;merita&#8221; il proprio serial killer. </strong>Il nostro è sicuramente archetipo del male più puro e nel corso degli anni è scivolato tra le pieghe dei tanti misteri che popolano gli incubi dell&#8217;Italia, se ne è nutrito, ci si è nascosto in mezzo.</p>



<p>L&#8217;ultima novità, quella che riguarda il ritrovamento di un Dna che potrebbe essere utilizzato per continuare l&#8217;eterna caccia al Mostro, è l&#8217;ennesimo capitolo di una storia che è destinata a non avere mai fine, anche se &#8211; auspicabilmente &#8211; il vero omicida venisse un giorno identificato. Si aprirebbe, a quel punto, un&#8217;altra saga non meno macabra e non meno avvincente, così come macabre e avvincenti sono state la pista sarda, la pista perugina, il processo ai &#8220;compagni di merende&#8221;, la presenza mai provata di un secondo livello, di una setta segreta dedita agli omicidi rituali.</p>



<p><strong>Quella del Mostro è una fucina inesauribile di storie dell&#8217;orrore,</strong> una fabbrica infernale popolata da personaggi allucinanti che, in un modo o nell&#8217;altro, sono finiti stritolati nell&#8217;ingranaggio giudiziario e/o mediatico, immolati uno dopo l&#8217;altro sull&#8217;altare della leggenda. Il più famoso di loro, Pietro Pacciani, quello più a lungo indicato come il responsabile degli omicidi, era sicuramente un mostro, ma non <em>quel </em>Mostro, e ormai si può dirlo senza tema di smentita.</p>



<p>In questa storia ci sono anche indagini fatte male e processi fatti peggio; ci sono ricercatori ossessionati, giornalisti che vengono arrestati, altri che vanno a caccia di fantasmi d&#8217;oltreoceano. Un carosello, un quadro che, visto dalla giusta distanza, ricorda i dipinti di Hieronymus Bosch. Ovviamente seguiremo con interesse lo sviluppo di questo ennesimo filone, aggiornandovi sugli eventuali sviluppi. Anzi, faremo di più, rispolvereremo questa storia, raccontandovi alcuni retroscena poco conosciuti. Dopotutto, il Mostro che è dentro di noi ha bisogno di essere alimentato.</p>
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		<title>Il serial killer della Lombardia: Il criminologo sulle tracce del predatore</title>
		<link>https://it.insideover.com/cronaca-nera/il-serial-killer-della-lombardia-il-criminologo-sulle-tracce-del-predatore.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jul 2024 08:19:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[Omicidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1258" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024071514275929_5dc9c7335982346a168a8e4cb79abbff.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024071514275929_5dc9c7335982346a168a8e4cb79abbff.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024071514275929_5dc9c7335982346a168a8e4cb79abbff-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024071514275929_5dc9c7335982346a168a8e4cb79abbff-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024071514275929_5dc9c7335982346a168a8e4cb79abbff-1024x671.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024071514275929_5dc9c7335982346a168a8e4cb79abbff-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024071514275929_5dc9c7335982346a168a8e4cb79abbff-1536x1006.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Secondo il parere dell'esperto Gianluca Lombardi, dietro i tre omicidi avvenuti tra 2016 e 2017 c'è l'opera di un vero predatore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/cronaca-nera/il-serial-killer-della-lombardia-il-criminologo-sulle-tracce-del-predatore.html">Il serial killer della Lombardia: Il criminologo sulle tracce del predatore</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Quando nei giorni scorsi abbiamo pubblicato l&#8217;articolo sulla <a href="https://it.insideover.com/cronaca-nera/ce-un-serial-killer-in-lombardia-ma-nessuno-lo-cerca.html">presunta presenza di un serial killer mai individuato in Lombardia </a>non ci saremmo aspettati tanto e tale interesse da parte del pubblico, ma anche di molti addetti e addette ai lavori. Questo accade solamente quando si toccano i nervi scoperti. E le uccisioni di Gianna Del Gaudio, Daniela Roveri e Marilena Negri sono proprio questo: un nervo scoperto. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ombra dell&#8217;assassino</h2>



<p>Nessun colpevole, nessun movente, nessuna pista investigativa che sia giunta nemmeno lontanamente vicina a dare un seppur minimo sollievo a tre famiglie sconvolte da <strong>atti tanto brutali quanto apparentemente immotivati</strong>, a meno che &#8211; appunto &#8211; non si abbia il coraggio di ammettere che forse sì,<strong> in Lombardia, negli anni a cavallo tra il 2016 e il 2017, ha imperversato un serial killer</strong>. </p>



<p>Come detto, sono diversi gli addetti ai lavori con cui ci siamo confrontati in questi giorni. Tra questi,<strong> Gianluca Lombardi</strong>, che dal 1999 al 2011 ha prestato servizio in diversi reparti investigativi dell&#8217;Arma dei Carabinieri, principalmente la Sezione omicidi del Reparto Operativo Carabinieri di Roma e la Sezione anticrimine &#8211; aliquota anti eversione &#8211; del ROS di Roma. </p>



<p>Oggi in congedo, in veste di criminologo investigativo ci ha detto cosa pensa di ciò che abbiamo scritto: &#8220;Non risulta certo agevole offrire un parere criminologico e investigativo senza aver avuto modo di studiare, ed anche approfonditamente, gli atti. Ma i casi di omicidio segnalati, anche ad una sola lettura del pezzo e con l’aggiunta delle poco (tecnicamente) approfondite notizie che si trovano in rete, a me personalmente provoca, sul versante prettamente investigativo, una tempesta sinaptica piuttosto apprezzabile. Ed il motivo sta tutto nell’unico elemento comune, oltre alla assolutamente non trascurabile circostanza che sono tutte donne, che ricorre nelle tre uccisioni: <strong>tutte e tre sono morte con la carotide recisa da un’arma da taglio</strong>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La firma del killer</h2>



<p>Nei primi due casi &#8211; omicidi Del Gaudio e Roveri [che per un certo periodo furono collegati, salvo poi prendere strade diverse, ciascuna conclusasi con un&#8217;archiviazione] &#8211; <strong>l&#8217;assassino ha agito con tale e tanta ferocia da quasi decapitare le vittime</strong>. Nel terzo omicidio, quello avvenuto nel parco a Milano ai danni di Marilena Negri, la carotide è stata sì recisa, ma con un colpo sferrato di punta. </p>



<p>In tutti e tre i casi, si è battuta &#8211; tra le poche altre &#8211; la pista del tentativo di rapina finito male. Dice Lombardi: &#8220;Sul movente delle azioni omicidiarie la lettura delle cronache restituisce in maniera evidente una connotazione poco verosimile rispetto ad una rapina. Non solo per il fatto che in tutti i tre casi viene portato via poco o niente ma anche per una personalissima posizione, raggiunta studiando ed investigando su diversi casi di omicidio: <strong>la rapina non è (quasi) mai il movente “puro” di un atto predatorio</strong>; non si uccide per poter meglio portar via la borsetta o il portafoglio. Si uccide per reagire a propria volta a un tentativo di difesa, in alcuni casi. Oppure<strong> si uccide perché si è usciti di casa per uccidere</strong>, e la rapina è solo il “movente” dei turbamenti dell’assassino&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un predatore in azione</h2>



<p>Gianluca Lombardi si sofferma di nuovo sull&#8217;aspetto predatorio che caratterizza tutte e tre le aggressioni finite nel sangue. Un aspetto che fa supporre l&#8217;azione di una persona fortemente intenzionata a raggiungere un epilogo del genere: &#8220;Nei casi di Seriate e Colognola c’è anche un altro aspetto che merita attenzione: i riferimenti spazio temporali. A Seriate l’omicidio avviene in piena notte, mentre la coppia riassetta giardino e casa dopo una festa in famiglia. Non c’è bisogno di andare per tentativi, di esporsi per capire se sono in casa. Basta aspettare che tutti gli ospiti siano usciti, che in giardino cali il silenzio, per avere il semaforo verde all’ingresso ed all’aggressione mortale. A Colognola, per uccidere Daniela Roveri, la sera di un martedì di dicembre, basta appostarsi nel posto giusto appena qualche minuto prima che la donna torni a casa a cena alla “solita” ora, dopo la “solita” giornata trascorsa tra azienda e palestra all’ora di pranzo. Non c’è bisogno di un appostamento lungo ore, con il rischio che qualcuno ti veda e chiami la Polizia&#8221;. </p>



<p>Insomma, in entrambi i casi l&#8217;assassino sarebbe andato sul sicuro, magari avendo studiato sommariamente il profilo della propria vittima designata, ma cogliendo le occasioni al volo. <strong>Non una preparazione maniacale</strong>, insomma. Lo dimostra il fatto che nel primo caso, il killer è stato colto subito dopo il fatto dal marito di Gianna Del Gaudio. A fronte di una generale disorganizzazione, però, una motivazione eccezionalmente forte, che ha sopperito a qualsiasi mancanza organizzativa. </p>



<p>Diverso il discorso per l&#8217;omicidio di Marilena Negri. In quel caso, l&#8217;assassino è stato ripreso in entrata e in uscita dalle telecamere su strada. Peccato che la telecamera presente nel parco, proprio nel luogo in cui si è consumato il delitto, puntasse verso il cielo. Coincidenza? Lombardi crede di no: &#8220;A Milano, quando il proverbiale freddo meneghino di novembre giustifica cappelli, giacconi e cappucci anche facendo jogging o semplicemente camminando, basta entrare nel parco qualche minuto prima e scegliersi il punto dove, magari incrociandola camminando, sferrare una coltellata alla gola di Marilena Negri. Un punto dove la telecamera non arriva a guardare, anche perché basta un lungo ramo d’albero (o un manganello telescopico) per sollevarla quel tanto che basta affinché guardi il cielo e non la morte della donna&#8221;. Non il caso, dunque, ma un&#8217;azione deliberata per nascondere all&#8217;occhio elettronico l&#8217;omicidio. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Tenere gli occhi aperti</h2>



<p>Si tratta di teorie, ovviamente. E vanno prese per quel che sono. Non si può tuttavia restare indifferenti alla morte di tre donne in un così ristretto arco temporale e, per di più, in un quadrante geografico tanto ristretto: <strong>&#8220;L&#8217;ipotesi della presenza di un serial killer &#8211; conclude Lombardi &#8211; non è affatto peregrina</strong>. Anzi, leggendo le modalità e altre informazioni disponibili in rete, sarebbe utile avere una profilazione geografica dei luoghi del delitto&#8221;.</p>



<p>Cogliamo l&#8217;invito del dott. Lombardi e cercheremo di ottenere anche il parere di un esperto in questa precisa branca investigativa. Nel frattempo, lungi dal voler creare inutili allarmismi, sarebbe utile non abbassare la guardia e monitorare la situazione attorno alle zone interessate, cercando di scoprire se negli anni a seguire vi siano stati altri casi &#8211; magari passati sotto silenzio &#8211; di donne uccise con la gola tagliata. </p>
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		<title>C&#8217;è un serial killer in Lombardia ma nessuno lo cerca</title>
		<link>https://it.insideover.com/cronaca-nera/ce-un-serial-killer-in-lombardia-ma-nessuno-lo-cerca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jul 2024 06:55:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[Omicidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="969" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240705154218400_a99f08c15488576e80d91c7274d1b8a5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240705154218400_a99f08c15488576e80d91c7274d1b8a5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240705154218400_a99f08c15488576e80d91c7274d1b8a5-600x303.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240705154218400_a99f08c15488576e80d91c7274d1b8a5-300x151.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240705154218400_a99f08c15488576e80d91c7274d1b8a5-1024x517.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240705154218400_a99f08c15488576e80d91c7274d1b8a5-768x388.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240705154218400_a99f08c15488576e80d91c7274d1b8a5-1536x775.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tra il 2016 e il 2017, tra Bergamo e Milano, tre donne assassinate con la stessa modalità. Mai individuato il colpevole. </p>
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<p>Tre donne uccise tra l&#8217;estate 2016 e l&#8217;autunno 2017, tutte sgozzate. Nessun collegamento tra loro, nessun movente, nessun colpevole. E <a href="https://it.insideover.com/cronaca-nera/il-serial-killer-della-lombardia-il-criminologo-sulle-tracce-del-predatore.html">l&#8217;ombra di un serial killer</a> che nessuno sta cercando. Non è l&#8217;inizio di un thriller, è una storia vera.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Seriate, Bergamo: 29 agosto 2016</h2>



<p>Antonio Tizzoni quella serata non la scorderà mai. Lui e sua moglie, Gianna Del Gaudio, cenano e festeggiano fino a circa mezzanotte l&#8217;onomastico della nuora. In giardino si sta bene, fa caldo ma non troppo. Poi la festa finisce, i coniugi, sposati dal 1979, cominciano a sistemare. Antonio si mette a innaffiare le piante in giardino, Gianna è in cucina a lavare i piatti. </p>



<p>Quando ha terminato, Antonio entra in casa e quello che vede lo lascia perplesso. <strong>Nel salone c&#8217;è un uomo di spalle incappucciato e accovacciato per terra</strong>. Antonio si accorge che sta frugando nella borsa di sua moglie. Passa una frazione di secondo, Antonio dice qualcosa, forse grida, sicuramente chiama sua moglie, che però non risponde. Solo a quel punto il suo sguardo viene attirato in un angolo del salone: lì, a terra, Gianna giace in una pozza di sangue: <strong>la gola attraversata da un profondo taglio che l&#8217;ha quasi decapitata</strong>. </p>



<p>Per Antonio è l&#8217;inizio di un incubo. Mentre si avvicina al cadavere di sua moglie, l&#8217;intruso scappa. Sin da subito le indagini si concentreranno su di lui. Verrà sospettato di essere l&#8217;assassino. Quando in giardino verrà ritrovato un taglierino insanguinato, i RIS diranno di aver trovato il suo DNA sull&#8217;impugnatura, ma poi emergerà che si è trattato di un errore. Una contaminazione da laboratorio. Antonio, dopo un iter giudiziario dall&#8217;esito per nulla scontato, viene assolto in tutti i gradi di giudizio. Nessuna tensione in famiglia, nessun movente, nessun indizio a suo carico. Il nulla assoluto. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Colognola, Bergamo: 20 dicembre 2016</h2>



<p>Quella sera in giro le forze dell&#8217;ordine non si vedono quasi. Si gioca Atalanta-Empoli, gli agenti di polizia e carabinieri sono per lo più dislocati nei dintorni dello stadio. Dall&#8217;altra parte della città, attorno alle 20, Daniela Roveri, 48 anni, dirigente da molti anni presso un&#8217;azienda a venti minuti di macchina, parcheggia la sua auto. Ad attenderla per cena sua madre, con cui vive. </p>



<p>Daniela apre il portone e fa il suo ingresso nell&#8217;androne. Poco prima della rampa di scale, qualcuno la sorprende alle spalle, la blocca e<strong> le sferra una coltellata alla gola con una lama affilatissima</strong>. Un colpo netto, sicuro, che recide la carotide impedendo alla donna di urlare.  Il primo a trovare il cadavere quasi decapitato è un vicino di casa. La polizia non farà in tempo ad accorrere sul posto prima che anche la mamma, insospettita dall&#8217;insolito ritardo della figlia, scenda le scale e veda l&#8217;orribile scena. </p>



<p>Sono passati solo quattro mesi dall&#8217;omicidio di Gianna Del Gaudio, avvenuto ad appena 7 chilometri di distanza. Naturale, quindi, ipotizzare un collegamento. La Procura di Bergamo, tra le altre piste (che si riveleranno prive di sbocchi), batte anche quella del <strong>serial killer</strong>. Nella vita di Daniela, dopotutto, non ci sono ombre che possano giustificare un&#8217;aggressione così brutale. <strong>Lo stesso furto della sua borsetta appare sin da subito un tentativo di depistaggio</strong>. Non un furto finito male, insomma, ma un preciso intento omicida. </p>



<p>Tra i vicini nessuno ha notato niente di strano, neanche nei giorni precedenti. Le telecamere della zona non danno alcun risultato. O l&#8217;assassino è stato molto fortunato, oppure ha studiato attentamente la zona prima di agire.</p>



<p>Si cercano delle tracce. Sulla sua guancia destra e sotto le sue unghie viene trovato del DNA. Viene estratto solo l&#8217;<strong>aplotipo Y</strong>, una combinazione cromosomica che si trasmette solo ai discendenti maschi. Si tratta dello stesso aplotipo individuato sul taglierino che ha tagliato la gola a Gianna Del Gaudio. Sembra prendere corpo l&#8217;ipotesi di un collegamento tra i due casi, ma dopo settimane di confronti la pista si arena. Le tracce vengono definite &#8220;solo blandamente compatibili&#8221;. Il caso viene archiviato nel febbraio 2019.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Parco di Villa Litta, Milano: 23 novembre 2017</h2>



<p>Marilena Negri, 67 anni, scende di casa verso le 6.30 di mattina. Come ogni giorno, dopo aver preso il caffè, porta a spasso Liz, la sua cagnolina, nel parco di Villa Litta, ad Affori, Milano. Alle 6.40 le telecamere puntate all&#8217;ingresso del parco immortalano un uomo che cammina con passo veloce. Indossa un giubbotto impermeabile blu e verde, pantaloni neri, un cappuccio calato sulla testa. Le stesse telecamere, lo inquadrano uscire dal parco alle 7 di mattina. </p>



<p>Alle 7.20, un passante trova Marilena riversa a terra. <strong>La carotide recisa da una coltellata, sferrata stavolta di punta</strong>. Le forze dell&#8217;ordine acquisiscono le immagini della telecamera all&#8217;interno del parco. Si scoprirà che era rivolta a guardare il cielo. L&#8217;assassino ha avuto fortuna. O, anche in questo caso, ha studiato il percorso. </p>



<p>Si batte da subito la pista della rapina finita male. Anche nella vita di Marilena nessuna ombra e i figli dicono che le manca la collanina d&#8217;oro che portava sempre al collo, quella con la foto del marito defunto. Giorni dopo, però, quella collanina viene trovata in un cassetto dentro casa della donna. L&#8217;aggressione si tinge di un altro colore. </p>



<p>La pm Donata Costa chiede la comparazione di due tracce di DNA trovate sul corpo e sulla borsetta di Marilena con altri profili &#8211; una ventina &#8211; di altri casi. Non sappiamo se la comparazione abbia interessato anche i profili degli omicidi di Bergamo, né sappiamo se questa comparazione abbia portato a qualche risultato. Probabilmente no, perché il caso viene archiviato nel 2019. </p>



<p>Tre omicidi, tre apparenti rapine finite male. Tre killer che, in un modo o in un altro, non lasciano traccia nelle telecamere. O forse stiamo parlando della stessa persona? C&#8217;è forse un serial killer in circolazione da quelle parti? E se così fosse, che fine ha fatto? Perché dal 2017 avrebbe smesso di colpire? Tutte domande a cui per ora non c&#8217;è una risposta. Sarebbe tuttavia interessante conoscere il parere di qualche inquirente, per capire se l&#8217;ipotesi del killer seriale sia mai stata vagliata anche con riferimento all&#8217;ultimo delitto. </p>
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		<title>Austria, ancora un uccisione di un dissidente ceceno</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/austria-ancora-un-uccisione-di-un-dissidente-ceceno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2020 08:32:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Omicidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Scena-crimine-Austria-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ucciso un dissidente ceneo in Austria (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Scena-crimine-Austria-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Scena-crimine-Austria-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Scena-crimine-Austria-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Scena-crimine-Austria-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Scena-crimine-Austria-La-Presse-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Scena-crimine-Austria-La-Presse-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Era un uomo di 43 anni e di origini cecene la vittima di un omicidio avvenuto nella scorsa giornata di domenica nelle vicinanze della capitale austriaca Vienna, richiedente asilo nel Paese a seguito della persecuzione politica che avrebbe rischiato di subire in patria. Purtroppo per lui, però, è stata la sua stessa regione russa d&#8217;origine &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/austria-ancora-un-uccisione-di-un-dissidente-ceceno.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Scena-crimine-Austria-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ucciso un dissidente ceneo in Austria (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Scena-crimine-Austria-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Scena-crimine-Austria-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Scena-crimine-Austria-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Scena-crimine-Austria-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Scena-crimine-Austria-La-Presse-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Scena-crimine-Austria-La-Presse-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Era un uomo di 43 anni e di <strong>origini cecene</strong> la vittima di un omicidio avvenuto nella scorsa giornata di domenica nelle vicinanze della capitale austriaca Vienna, richiedente asilo nel Paese a seguito della persecuzione politica che avrebbe rischiato di subire in patria. Purtroppo per lui, però, è stata la sua stessa regione russa d&#8217;origine a raggiungerlo, freddandolo &#8211; verosimilmente nella serata &#8211; del 5 luglio, analogamente a quanto successo nel 2009 al suo connazionale Umar Israilov, sempre nella città di Vienna.</p>
<p>A seguito dell&#8217;omicidio sono stati arrestati due uomini originari anche loro della Cecenia, di cui uno a 200km di distanza dalla capitale austriaca, a Linz. Sebbene <a href="https://www.lemonde.fr/international/article/2020/07/05/un-dissident-tchetchene-tue-en-autriche-deux-russes-originaires-de-tchetchenie-arretes_6045272_3210.html">secondo quanto si apprende dalla testata francese </a><em><a href="https://www.lemonde.fr/international/article/2020/07/05/un-dissident-tchetchene-tue-en-autriche-deux-russes-originaires-de-tchetchenie-arretes_6045272_3210.html">Le Monde</a> </em>per gli inquirenti sia ancora presto per avere un quadro generale ben definito, i due cittadini fermati sarebbero riconducibili al clan <strong>Kadyrov</strong>, da anni alla guida della ex regione separatista della Russia.</p>
<h2>Un 2020 di sangue per l&#8217;opposizione cecena</h2>
<p>Quello avvenuto la scorsa domenica in Austria non è che l&#8217;ennesimo di una lunga lista di <strong>esecuzioni</strong> portate avanti dagli affiliati al clan dei Kadyrov volto a mettere il bavaglio a qualsiasi tentativo di opposizione politica. Nello scorso gennaio, infatti, un cittadino e blogger ceceno, Imran Aliev, residente a Lille, in Francia, è stato ucciso con 135 pugnalate in un omicidio apparentemente riconducibile ad una esecuzione. Medesima sorte era toccata invece in Svezia a Tumso Abdurakhmanov, anch&#8217;egli conosciuto sul web a causa delle sue posizioni contrarie a quell&#8217;autocrate ceceno <strong>Ramzan Kadyrov</strong>.</p>
<p>La lista di omicidi, dunque, evidenzia un piano molto meticoloso volto a mettere a tacere l&#8217;opposizione cecena che ancora oggi non vede di buon grado i migliorati rapporti tra Russia e Cecenia, riappacificatisi a seguito di lunghi anni di guerra civile. E in questo scenario &#8211; senza dimenticarsi i precedenti anche in patria della famiglia Kadyrov &#8211; appare chiaro come il progetto sia quello di mettere a tacere anche tutti i<strong> dissidenti</strong> che hanno trovato rifugio all&#8217;estero, intenzionati a scappare da una regione divenuta loro totalmente ostile.</p>
<h2>&#8220;Una pallottola ti cambia la visione della politica&#8221;</h2>
<p>La Repubblica della Cecenia &#8211; subordinata a Mosca &#8211; è diventata sotto la guida di Ramzan Kadyrov una grande sostenitrice della Russia, convertendo quello di fatto era stato il passato della regione dopo la dissoluzione dell&#8217;Unione sovietica. Tuttavia, all&#8217;interno della popolazione sono rimaste alcune frange che ancora ai giorni nostri vedono la presenza di Mosca come una <strong>minaccia</strong>, tanto più a causa del tacito assenso di Vladimir Putin alle politiche repressive portate avanti dal clan Kadyrov e dagli organi di polizia locali.</p>
<p>In particolar modo, la <strong>propaganda</strong> politica a favore dell&#8217;autorità costituita della Cecenia è stata negli anni portata avanti sulla rete anche e soprattutto nella persona del suo stesso autocrate. Tuttavia, il vigore della sua dialettica e soprattutto le minacce pronunciate direttamente sulla rete a ritmo di tweet gli erano costati l&#8217;esclusione dal social network americano Twitter. Ma non è soltanto tramite la rete che la famiglia Kadyrov ha dimostrato la propria prepotenza: le stesse forze di polizia Cecene sono state più volte accusate di torture ed abusi di potere nei confronti della popolazione. In particolar modo, un commissario di polizia <a href="https://www.instagram.com/p/B42uVsUCQ1p/">scrisse su internet una frase inquietante</a>: &#8220;Un proiettile alla gamba cambia la visione politica di una persona quasi nel 100% (dei casi)&#8221; che destò lo <strong>stupore</strong> e l&#8217;orrore internazionale.</p>
<p>Tuttavia, grazie alla non ostilità con il governo di Mosca, la famiglia Kadyrov è riuscita a mantenere <strong>incontrastata</strong> la sua posizione di potere sino ai giorni nostri, anche tramite una sistematica &#8220;messa a tacere&#8221; delle opposizioni. In uno scenario che, con le uccisioni dell&#8217;ultimo 2020, ha preso adesso un drammatico risvolto anche al di fuori dei confini della Cecenia.</p>
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		<title>Le faide per il commercio della droga in Irlanda del Nord</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/le-faide-per-il-commercio-della-droga-in-irlanda-del-nord.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2020 08:54:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Contrabbando]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[Omicidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1027" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Irlanda-polizia-La-Presse-e1586768070327.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Irlanda polizia La Presse" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Irlanda-polizia-La-Presse-e1586768070327.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Irlanda-polizia-La-Presse-e1586768070327-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Irlanda-polizia-La-Presse-e1586768070327-768x411.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Irlanda-polizia-La-Presse-e1586768070327-1024x548.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Robbie Lawlor, criminale pregiudicato dublinese di 36 anni, è la 161esima vittima dal 2009 dell&#8217;accesa faida che si disputa sull&#8217;isola d&#8217;Irlanda per il commercio transfrontaliero della droga, per valori stimati di centinaia di milioni di euro. L&#8217;omicidio, avvenuto nella serata di giovedì, è avvenuto con un colpo da arma da fuoco, con l&#8217;unico sospettato &#8211; &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/le-faide-per-il-commercio-della-droga-in-irlanda-del-nord.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1027" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Irlanda-polizia-La-Presse-e1586768070327.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Irlanda polizia La Presse" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Irlanda-polizia-La-Presse-e1586768070327.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Irlanda-polizia-La-Presse-e1586768070327-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Irlanda-polizia-La-Presse-e1586768070327-768x411.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Irlanda-polizia-La-Presse-e1586768070327-1024x548.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><a href="https://www.theguardian.com/world/2020/apr/10/police-fear-gangland-feud-from-irish-republic-now-being-fought-in-belfast">Robbie Lawlor</a>, criminale pregiudicato dublinese di 36 anni, è la <strong>161esima</strong> vittima dal 2009 dell&#8217;accesa faida che si disputa sull&#8217;isola d&#8217;Irlanda per il commercio transfrontaliero della droga, per valori stimati di centinaia di milioni di euro. L&#8217;omicidio, avvenuto nella serata di giovedì, è avvenuto con un colpo da arma da fuoco, con l&#8217;unico sospettato &#8211; fermato con una valigia contenente <strong>50mila euro</strong> &#8211; è stato rilasciato dalla polizia di Belfast su cauzione. L&#8217;episodio farebbe seguito ad un banalissimo furto di una sacca da ginnastica all&#8217;interno di una palestra locale, che ha portato alla regolazione dei conti tra le due gang attive sul territorio. Tuttavia, l&#8217;episodio non sarebbe che il cerino che ha innescato la reazione della banda, da incanalare all&#8217;interno di questioni molto più ampie e delicate, legate al commercio ed al contrabbando di sostanze stupefacenti.</p>
<h3>Belfast è l&#8217;hub distributivo per il Regno Unito</h3>
<p>Essendo un&#8217;isola ed essendo soggetta a particolare trattamento doganale, introdurre di <strong>contrabbando</strong> merce illegale all&#8217;interno del territorio britannico è sempre stato molto complicato per qualsiasi trafficante di merci e di stupefacenti. Tuttavia, un sentiero più semplice da seguire &#8211; grazie ai minori controlli doganali effettuati a Dublino &#8211; sarebbe proprio quello che permetterebbe alla droga di entrare nel Regno Unito tramite l&#8217;Irlanda del Nord, via terra dall&#8217;Eire. In questo modo, una volta superato il confine le merci sarebbero al sicuro da controllo doganale e trasportabili più facilmente verso il suolo britannico.</p>
<p>Questa particolare situazione ha contribuito alla <strong>nascita</strong> di numerose bande dedite al contrabbando di stupefacenti, generando un mercato da <strong>centinaia di milioni</strong> di euro; oltre ad incrementare i malviventi &#8220;iscritti&#8221; nella criminalità organizzata dell&#8217;isola. Mentre tuttavia sino all&#8217;altro giorno si pensasse che la maggioranza delle operazioni e delle tensioni si verificassero nella Repubblica d&#8217;Irlanda, l&#8217;ultima regolazione dei conti e il movente suggeriscono invece che il vero hub si trovi nell&#8217;Ulster britannica, nella capitale <strong>Belfast</strong>; e questa ipotesi ha messo in allarme l&#8217;intera polizia del Paese.</p>
<h3>La faida tra gang e la piaga della droga irlandese</h3>
<p>Dato il valore effettivo del mercato in gioco, è apparso chiaro sin da subito come le varie bande operanti nel settore criminale sarebbero entrate presto o tardi in conflitto.  Ciò accadde precisamente nel 2009, quando iniziarono le prime regolazioni dei conti svolte nel classico stile di guerriglia irlandese: con l&#8217;aiuto del buio e con colpi di arma da fuoco.</p>
<p>Questa tecnica di guerra &#8211; risalente sin alla formazione della prima Ira dopo l&#8217;insurrezione di Pasqua del 1916 &#8211; è alla base della particolare ferocia delle operazioni, che oltre ad allarmare la polizia Nordirlandese e la Garda di Dublino ha generato preoccupazioni anche nella popolazione. In questa contesa, Lawlor non è stato che la 161esima vittima degli scontri in meno di 12 anni: quasi una persona ogni mese. E soprattutto, la paura è che dietro alle azioni criminali <a href="https://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/irlanda-ira-guerra-gang-3140443/">ci possano essere proprio gli interessi</a> dei più recenti gruppi indipendentisti cattolici della <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-new-ira-il-gruppo-che-non-ha-mai-deposto-le-armi.html">New Ira</a>.</p>
<p>La Repubblica d&#8217;Irlanda è uno dei Paesi europei ad avere il più alto contrabbando illecito di stupefacenti. Mentre da un lato ciò sia dovuto al suo ruolo di <strong>canale</strong> d&#8217;ingresso verso il Regno Unito, dall&#8217;altro anche l&#8217;alta percentuale di utilizzo locale è una piaga che i governi non sono ancora riusciti a sconfiggere.</p>
<p>Essendo in buona parte dovuto alla particolare forma di pagamento molto utilizzata nel mercato e consistente nel riconoscimento dei compensi in merce da rivendere, il fenomeno ha generato un mercato indotto che ha colpito soprattutto la fascia più giovane della popolazione. E le ultime <strong>crisi</strong> economiche vissute dal Paese, in ultima battuta, non hanno aiutato nella gestione della situazione.</p>
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		<title>Il problema delle armi negli Stati Uniti e l&#8217;attacco a Las Vegas</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/il-problema-delle-armi-negli-stati-uniti-e-lattacco-a-las-vegas.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jan 2020 17:03:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Armi da fuoco]]></category>
		<category><![CDATA[Omicidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1241" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Sparatoria-a-Las-Vegas.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sparatoria a Las Vegas (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Sparatoria-a-Las-Vegas.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Sparatoria-a-Las-Vegas-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Sparatoria-a-Las-Vegas-768x496.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Sparatoria-a-Las-Vegas-1024x662.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La notte scorsa una nuova sparatoria ha provocato delle vittime negli Stati Uniti, in un 2020 che, tra attacchi ai campus universitari ed ai centri commerciali, non lascia ben sperare per i prossimi mesi. L&#8217;ultimo fatto è avvenuto in uno dei più grandi centri commerciali di Las Vegas, dove un uomo armato ha sparato contro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/il-problema-delle-armi-negli-stati-uniti-e-lattacco-a-las-vegas.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/il-problema-delle-armi-negli-stati-uniti-e-lattacco-a-las-vegas.html">Il problema delle armi negli Stati Uniti e l&#8217;attacco a Las Vegas</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1241" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Sparatoria-a-Las-Vegas.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sparatoria a Las Vegas (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Sparatoria-a-Las-Vegas.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Sparatoria-a-Las-Vegas-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Sparatoria-a-Las-Vegas-768x496.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Sparatoria-a-Las-Vegas-1024x662.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><a href="https://it.sputniknews.com/mondo/202001228552044-las-vegas-3-feriti-in-sparatoria-al-fashion-show-mall-polizia-cerca-sospetti-video-foto/">La notte scorsa una nuova <strong>sparatoria</strong> </a>ha provocato delle vittime negli <strong>Stati Uniti</strong>, in un 2020 che, tra attacchi ai campus universitari ed ai centri commerciali, non lascia ben sperare per i prossimi mesi. L&#8217;ultimo fatto è avvenuto in uno dei più grandi centri commerciali di <strong>Las Vegas</strong>, dove un uomo armato ha sparato contro la gente, ferendo tre persone. Non sarebbe ancora chiaro il movente del gesto e neppure se si sia trattato di un attacco mirato alle vittime oppure se si siano semplicemente trovate nel posto sbagliato al momento sbagliato. L&#8217;unica certezza, secondo gli inquirenti, è che si sia trattato di un gesto premeditato.</p>
<h3>Pochi controlli sulle armi</h3>
<p>Nonostante negli Stati Uniti il libero possesso delle <strong>armi da fuoco</strong> sia subordinato al possesso delle idonee facoltà mentali, troppo sovente accadono avvenimenti che sottolineano come tali liberatorie vengano concesse con troppa facilità. Inoltre, al fianco del mercato regolare di armamenti, si è sviluppato un <strong>mercato nero</strong> grazie al quale è possibile acquistare, senza controllo e registrazione alcuna, la fornitura di armamenti che si desidera, evitando i controlli della pubblica autorità.</p>
<p>Nonostante in sé il possesso delle armi non risulti vietato dalla legge americana, in quanto ogni individuo per dicitura costituzionale stessa ha il diritto di perseguire la propria salvaguardia, il fatto che ciò abbia condotto il Paese ai vertici degli omicidi da arma da fuoco è un problema che la politica americana non può sottovalutare. <a href="https://www.agi.it/fact-checking/armi_usa_vittime-5972426/news/2019-08-06/">Stando ai dati riportati dall&#8217;<em>Agi</em></a>, nel solo 2017 avrebbero trovato la morte per omicidio da arma da fuoco 14.542 persone: una media superiore alle 40 persone al giorno.</p>
<h3>Il problema della libertà delle armi</h3>
<p>I numeri da capogiro che colpiscono gli Stati Uniti evidenziano quale sia la gravità del problema che ogni anno deve affrontare la polizia americana (la quale, sempre ai dati del 2017, avrebbe compiuto meno di 500 uccisioni). Il <strong>secondo emendamento</strong> della Costituzione americana garantisce a tutti il libero possesso di armi, a garanzia di protezione della propria incolumità personale. Sradicare dunque il problema delle armi è in prima battuta dipendente da una modifica del massimo documento legislativo americano e le discussioni circa il suo rinnegamento hanno sempre polarizzato l&#8217;opinione pubblica. In aggiunta, il fatto stesso che sia garantito dalla Costituzione lo ha reso di fatto accettato dalla popolazione, nella misura in cui la sua abolizione potrebbe arrivare a spiazza lo stesso popolo americano, persino tra coloro che preferirebbero che i civili non fossero in nessun caso armati.</p>
<h3>L&#8217;industria delle armi e il finanziamento alla politica</h3>
<p>In ultima battuta, una seria discussione parlamentare riguardo all&#8217;abolizione delle armi non è mai stata effettuata; almeno nelle modalità con la quale la politica americana dovrebbe affrontare il problema. La natura di questo fatto è da ricercarsi nel modo in cui è costituito il <strong>finanziamento</strong> ai partiti politici americani: tutto dipendente dalle somme liberamente elargite dai privati. E tra questi privati &#8211; guarda caso &#8211; ci sono anche le grosse aziende produttrici di armi, che mirano a garantirsi la libertà di operare in territorio americano.</p>
<p>Sebbene la giustificazione dei massimi vertici di partito si sia sempre incentrata sul fatto che tali sostegni siano legati alle forniture del <strong>settore militare</strong>, l&#8217;interesse degli industriali è rivolto anche a quella fetta di mercato che vende direttamente le armi da fuoco ai civili. Dunque, nonostante le giustificazione tenute dai politici, è chiaro e palese come la volontà sia quella di non pestarsi i piedi a vicenda: al punto in cui le stesse case di armi sono sostenitrici sia del partito repubblicano sia dell partito democratico.</p>
<p>Le poche volte in cui qualche personaggio politico americano si è esposto in favore dell&#8217;abolizione del libero possesso delle armi, si è sempre trattato di figure secondarie o di tentativi che comunque si sono conclusi con un&#8217;alzata di bandiera bianca. Magari perché si sono perse le primarie, o magari perché non è giunta l&#8217;approvazione o, alle volte, per opposizione della popolazione stessa. Il risultato, ad ogni modo, è sempre stato lo stesso, con le grandi aziende che hanno continuato a mettere le munizioni delle tasche dei civili e le armi in mano alle persone. Nonostante gli Stati Uniti abbiano un livello percentuale di omicidi rispetto alla popolazione da far invidia a San Salvador, mentre nel poco distante <strong>Canada</strong> lo stesso dato sia ai minimi livelli della scala mondiale.</p>
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