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Era un uomo di 43 anni e di origini cecene la vittima di un omicidio avvenuto nella scorsa giornata di domenica nelle vicinanze della capitale austriaca Vienna, richiedente asilo nel Paese a seguito della persecuzione politica che avrebbe rischiato di subire in patria. Purtroppo per lui, però, è stata la sua stessa regione russa d’origine a raggiungerlo, freddandolo – verosimilmente nella serata – del 5 luglio, analogamente a quanto successo nel 2009 al suo connazionale Umar Israilov, sempre nella città di Vienna.

A seguito dell’omicidio sono stati arrestati due uomini originari anche loro della Cecenia, di cui uno a 200km di distanza dalla capitale austriaca, a Linz. Sebbene secondo quanto si apprende dalla testata francese Le Monde per gli inquirenti sia ancora presto per avere un quadro generale ben definito, i due cittadini fermati sarebbero riconducibili al clan Kadyrov, da anni alla guida della ex regione separatista della Russia.

Un 2020 di sangue per l’opposizione cecena

Quello avvenuto la scorsa domenica in Austria non è che l’ennesimo di una lunga lista di esecuzioni portate avanti dagli affiliati al clan dei Kadyrov volto a mettere il bavaglio a qualsiasi tentativo di opposizione politica. Nello scorso gennaio, infatti, un cittadino e blogger ceceno, Imran Aliev, residente a Lille, in Francia, è stato ucciso con 135 pugnalate in un omicidio apparentemente riconducibile ad una esecuzione. Medesima sorte era toccata invece in Svezia a Tumso Abdurakhmanov, anch’egli conosciuto sul web a causa delle sue posizioni contrarie a quell’autocrate ceceno Ramzan Kadyrov.

La lista di omicidi, dunque, evidenzia un piano molto meticoloso volto a mettere a tacere l’opposizione cecena che ancora oggi non vede di buon grado i migliorati rapporti tra Russia e Cecenia, riappacificatisi a seguito di lunghi anni di guerra civile. E in questo scenario – senza dimenticarsi i precedenti anche in patria della famiglia Kadyrov – appare chiaro come il progetto sia quello di mettere a tacere anche tutti i dissidenti che hanno trovato rifugio all’estero, intenzionati a scappare da una regione divenuta loro totalmente ostile.

“Una pallottola ti cambia la visione della politica”

La Repubblica della Cecenia – subordinata a Mosca – è diventata sotto la guida di Ramzan Kadyrov una grande sostenitrice della Russia, convertendo quello di fatto era stato il passato della regione dopo la dissoluzione dell’Unione sovietica. Tuttavia, all’interno della popolazione sono rimaste alcune frange che ancora ai giorni nostri vedono la presenza di Mosca come una minaccia, tanto più a causa del tacito assenso di Vladimir Putin alle politiche repressive portate avanti dal clan Kadyrov e dagli organi di polizia locali.

In particolar modo, la propaganda politica a favore dell’autorità costituita della Cecenia è stata negli anni portata avanti sulla rete anche e soprattutto nella persona del suo stesso autocrate. Tuttavia, il vigore della sua dialettica e soprattutto le minacce pronunciate direttamente sulla rete a ritmo di tweet gli erano costati l’esclusione dal social network americano Twitter. Ma non è soltanto tramite la rete che la famiglia Kadyrov ha dimostrato la propria prepotenza: le stesse forze di polizia Cecene sono state più volte accusate di torture ed abusi di potere nei confronti della popolazione. In particolar modo, un commissario di polizia scrisse su internet una frase inquietante: “Un proiettile alla gamba cambia la visione politica di una persona quasi nel 100% (dei casi)” che destò lo stupore e l’orrore internazionale.

Tuttavia, grazie alla non ostilità con il governo di Mosca, la famiglia Kadyrov è riuscita a mantenere incontrastata la sua posizione di potere sino ai giorni nostri, anche tramite una sistematica “messa a tacere” delle opposizioni. In uno scenario che, con le uccisioni dell’ultimo 2020, ha preso adesso un drammatico risvolto anche al di fuori dei confini della Cecenia.

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