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	<title>north-stream-2 Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
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	<title>north-stream-2 Archives - InsideOver</title>
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		<title>Merkel in bilico tra due fronti: compra gas Usa e non chiude a Putin</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2018 08:08:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[north-stream-2]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_3324664.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_3324664.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_3324664-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_3324664-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_3324664-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Stando a quanto riporta il Wall Street Journal, il governo tedesco di Angela Merkel avrebbe intenzione di costruire un terminal di rigassificazione dal valore di 500 milioni di euro nel Nord del Paese per aprire il mercato interno all&#8217;importazione di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti. Il quotidiano newyorkese ha definito una &#8220;vittoria&#8221; per Donald Trump l&#8217;intesa &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/merkel-bilico-due-fronti-compra-gas-usa-non-chiude-putin.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/merkel-bilico-due-fronti-compra-gas-usa-non-chiude-putin.html">Merkel in bilico tra due fronti: compra gas Usa e non chiude a Putin</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_3324664.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_3324664.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_3324664-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_3324664-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_3324664-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Stando a quanto riporta il <em>Wall Street Journal, </em>il governo tedesco di<strong> Angela Merkel</strong> avrebbe intenzione di costruire un terminal di rigassificazione dal valore di 500 milioni di euro nel Nord del Paese per aprire il mercato interno all&#8217;importazione di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.wsj.com/articles/in-win-for-trump-merkel-changes-course-on-u-s-gas-imports-1540209647" target="_blank">Il quotidiano newyorkese ha definito una &#8220;vittoria&#8221;</a> per <strong>Donald Trump</strong> l&#8217;intesa imminente tra Washington e Berlino, che giunge dopo un biennio di aspre tensioni tra la Cancelliera e il Presidente, rilancia la proiezione statunitense nel mercato energetico europeo, aggiungendo un nuovo <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-10-17/con-l-aiuto-polonia-gas-usa-sfida-russia-cuore-dell-europa-211021.shtml?uuid=AEo8eEPG" target="_blank">mercato al gas a stelle e strisce</a> dopo la fedele <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-polonia-kaczynski-la-chiesa-gli-stati-uniti/" target="_blank">Polonia sempre più filoamericana</a>, e, soprattutto, porta gli Stati Uniti in diretta concorrenza con la Russia per il rifornimento di gas alla Germania.</p>
<p>Come riporta <em>Adnkronos,  </em>la decisione della Merkel &#8220;va letta (…) anche come il tentativo di risolvere una protratta disputa commerciale con gli Stati Uniti e forse di far rientrare le minacce di Washington di sanzioni contro il gasdotto tedesco-russo North Stream 2 che raddoppierebbe il volume di esportazioni di gas dalla Russia verso la Germania. Nel dare notizia ai parlamentari della regione settentrionale tedesca interessata dal progetto del terminal della decisione presa, scrive ancora il giornale, Merkel però non l&#8217;ha affatto presentata come una resa ma come una scelta &#8220;strategica&#8221; in grado di ripagare &#8220;nel lungo periodo&#8221;.</p>
<p>La guerra del gas Usa-Russia passa per la Germania</p>
<p>Trump di recente ha definito la Germania &#8220;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.rt.com/business/441987-merkel-us-lng-germany/" target="_blank">prigioniera</a>&#8221; delle importazioni energetiche dalla Russia e con la sua offerta di Gnl a Berlino punta a rompere il nascente asse energetico che quest&#8217;ultima stava sviluppando con Mosca. Il completamento di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/putin-trump-gas/" target="_blank">North Stream 2</a> contribuirebbe alla concretizzazione del vecchio &#8220;incubo strategico&#8221; statunitense, ovvero l&#8217;avvicinamento economico e politico tra Berlino e Mosca che isolerebbe ulteriormente Washington nel continente.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/trump-germania-russia/" target="_blank">Come scritto in precedenza su </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/trump-germania-russia/" target="_blank">Gli Occhi della Guerra</a>, </em>&#8220;Per la Germania,<strong> la Russia non è un nemico</strong>. Una è una potenza economica e commerciale che cerca di imporsi in Europa centrale. L’altra è una superpotenza militare ed energetica che guarda all’Asia e all’Europa con un’eredità geopolitica che le consegna le chiavi della maggior parte delle crisi internazionali. I piani sono molto diversi. E dunque assolutamente capaci di coesistere e di aiutarsi a vicenda. Mentre gli Stati uniti sono competitor sia della Germania che della Russia&#8221;.</p>
<p>Gli Stati Uniti sono riusciti ad incunearsi tra Mosca e Berlino, ma la Germania non interpreta questa decisione politica come una rottura del sodalizio energetico con la Russia di Putin, ma bensì come una manovra di alleggerimento. Pressata dalle tensioni nella maggioranza, dalla prospettiva delle elezioni europee in via d&#8217;avvicinamento e dalle criticità di un&#8217;eurozona <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-germania-che-non-rispetta-le-regole-la-doppia-morale-sulleuro/" target="_blank">alla cui destabilizzazione Berlino ha contribuito in maniera non secondaria</a> Angela Merkel aveva bisogno di guadagnare tempo. E l&#8217;apertura a Trump sul gas le offre la sponda ideale: difficile però che questa scelta possa modificare le prospettive strategiche della Germania.</p>
<p>Anche perché il vento dell&#8217;economia spinge in una direzione chiara. Il recente <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/germania-inflazione/">aumento dell&#8217;inflazione nel Paese</a> è stato dettato in maniera maggioritaria dai crescenti costi energetici, e inoltre non è solo sul gas che Russia e Germania stanno, in questi tempi, dialogando.</p>
<p>L&#8217;accordo tra Basf e Norilsk segnala una relazione attiva</p>
<p>Nelle stesse ore in cui Angela Merkel sposava l&#8217;opzione &#8220;americana&#8221; sul Gnl, il colosso della chimica Basf siglava un importante accordo con la russa <b>Norilsk Nickel</b>, per garantire forniture di metalli a una grande fabbrica di catodi in Finlandia e concretizzare una grande alleanza che potrebbe stravolgere il mercato di frontiera delle auto elettriche.</p>
<p><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-10-22/berlino-comprera-gas-usa-ma-mosca-stringe-accordi-batterie-215858.shtml?uuid=AEExahTG" target="_blank">Come segnala </a><em><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-10-22/berlino-comprera-gas-usa-ma-mosca-stringe-accordi-batterie-215858.shtml?uuid=AEExahTG" target="_blank">Il Sole 24 Ore</a>, </em>&#8220;i russi forniranno nickel e cobalto per un impianto che ambisce a produrre materiali per batterie sufficienti entro il 2020 ad alimentare 300mila veicoli eletrici plug in l’anno&#8221;. L&#8217;accordo Basf-Norilsk ha un&#8217;importante valenza di natura geopolitica. Il colosso di Ludwigshafen, infatti, attraverso la controllata <b>Wintershall</b>, è anche azionista del consorzio che sta costruendo il North Stream 2, commercia in maniera proficua con Gazprom e di recente si è avvicinata a <b>LetterOne</b>, holding del miliardario russo Mikhail Fridman, per ampliare le sue esposizioni nel campo del petrolio.</p>
<p>Tanto Fridman quanto la Norilsk sono state colpite dalle sanzioni economiche statunitensi negli ultimi tempi: consentendo a un suo player di primaria grandezza (Basf fattura oltre 70 miliardi di euro l&#8217;anno) di interagire con la Russia nel settore di massima criticità per gli interessi economici statunitensi in Europa, Berlino dimostra la strumentalità della linea adottata nei confronti degli Stati Uniti. La convergenza tra Germania e Russia è fattuale e concreta, quella tra Berlino e gli Stati Uniti contingenza tattica. E su questo dato allarmante a Washington dovrebbero iniziare a riflettere fortemente. Forse nemmeno ampliare la presenza sul mercato tedesco del Gnl preverrà la realizzazione dell&#8217;incubo strategico statunitense.</p>

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		<item>
		<title>Trump e l&#8217;incubo americano: l&#8217;asse tra Russia e Germania</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-germania-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jul 2018 10:59:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="610" height="438" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/put.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/put.jpg 610w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/put-300x215.jpg 300w" sizes="(max-width: 610px) 100vw, 610px" /></p>
<p>La volontà di Donald Trump di spaccare l&#8217;asse fra Russia e Germania non è una novità della strategia americana. Gli Stati Uniti vivono da sempre un incubo, quello di vedere Mosca e Berlino unite da un&#8217;alleanza economica che consegni di fatto l&#8217;Europa a questo blocco eurasiatico. Un incubo per Washington, ma un&#8217;idea che da decenni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-germania-russia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-germania-russia.html">Trump e l&#8217;incubo americano: l&#8217;asse tra Russia e Germania</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="610" height="438" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/put.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/put.jpg 610w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/put-300x215.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 610px) 100vw, 610px" /></p><p>La volontà di <strong>Donald Trump</strong> di spaccare l&#8217;asse fra <strong>Russia</strong> e <strong>Germania</strong> non è una novità della strategia americana. Gli Stati Uniti vivono da sempre un incubo, quello di vedere Mosca e Berlino unite da un&#8217;alleanza economica che consegni di fatto l&#8217;Europa a questo blocco eurasiatico. Un incubo per Washington, ma un&#8217;idea che da decenni se non anche un secolo, si paventa nelle cancellerie tedesche e russe.</p>
<p>L&#8217;Ostopolitik e quell&#8217;asse Germania-Russia</p>
<p>I rapporti fra Germania e Russia sono stai spesso incorniciati nel concetto di <strong>Ostpolitik</strong>, la politica per l&#8217;Est. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.iltascabile.com/societa/ostpolitik-germania-russia/">Una dottrina</a> che a molti ricorda il cancelliere Willy Brandt, ma che in realtà risale nel tempo anche in altri ambienti politici e geopolitici che in Germania si sono spesso impegnati a teorizzare una<strong> coesistenza pacifica dei due imperi</strong>. Ed è appunto questa coesistenza a preoccupare gli Stati Uniti che, quale potenza atlantica, vedono di fronte a loro il rischio di un&#8217;esclusione dal continente europeo.</p>
<p>L&#8217;obiettivo americano è sempre stato quello di evitare che Mosca ottenesse consenso in Europa a tal punto da diventare una potenza non solo apprezzata ma necessaria. Questo scopo, chiaro già ai tempi dell&#8217;Unione sovietica, si è confermata in questi anni attraverso una crescente influenza americana sul<strong> fronte orientale</strong> europeo. Lì dove la Nato continua a essere considerata la vera alleanza europea, più della stessa Unione di Bruxelles. Ma è una strategia che è sempre stata profondamente stretta a <strong>Berlino</strong>.</p>
<p>La coesistenza fra i due imperi</p>
<p>La Germania ha da decenni teorizzato la possibilità di essere <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.brookings.edu/opinions/words-dont-come-easy-fuhrung-aus-der-mitte/">la potenza europea</a> in grado di dirigere le politiche continentali. E il fatto di aver abbracciato una strategia quasi pacifista, che eviti anche la possibilità di sfidare a livello militare le superpotenze vicine, è un segnale importante. Berlino non vuole impostare la politica di vicinato con la Russia nei termini di una sfida, ma di convivenza.</p>
<p>L&#8217;aver evitato, scientificamente, la militarizzazione del Paese, nonostante l&#8217;assoluta capacità economica per poterlo fare, è un messaggio cristallino. La creazione di contrasti militari è inutile, perché i campi in cui si orientano le due potenze sono assolutamente compatibili. <strong>Per la Germania, la Russia non è un nemico</strong>. Una è una potenza economica e commerciale che cerca di imporsi in Europa centrale. L&#8217;altra è una superpotenza militare ed energetica che guarda all&#8217;Asia e all&#8217;Europa con un&#8217;eredità geopolitica che le consegna le chiavi della maggior parte delle crisi internazionali. I piani sono molto diversi. E dunque assolutamente capaci di coesistere e di aiutarsi a vicenda. Mentre gli Stati uniti sono competitor sia della Germania che della Russia.</p>
<p>Il gas come simbolo</p>
<p>Il gas, in questo senso, è un elemento chiave per comprendere la partnership fra Germania e Russia. Trump non ha torto quando fa capire che Berlino dipende dal gas russo: è vero. Nel tempo, i governi tedeschi e quelli russi hanno costruito un asse energetico consolidato che rende la Germania <strong>un hub del gas russo in Europa</strong>. Tuttavia il presidente Usa sa benissimo che non c&#8217;è un&#8217;idea di vassallaggio dietro questo rapporto. I due Paesi hanno interessi perfettamente convergenti: la Russia vuole vendere gas, la Germania comprarlo. </p>
<p>Ma nella questione del gas, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/putin-trump-gas/">rappresentato dal North Stream 2</a>, sono perfettamente racchiusi sia l&#8217;essenza sia della strategia di Mosca e Berlino, sia tutti gli incubi degli Stati Uniti sul loro peso all&#8217;interno del continente europeo. Trump non vuole essere estromesso dal mercato gasiero europeo. Ma non è lui il primo a esserne inquieto. È<strong> una preoccupazione che da anni coinvolge la Casa Bianca</strong>.</p>

<p>Il problema è che gli Stati Uniti sono perfettamente consapevoli di partire da una <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://it.sputniknews.com/economia/201807116226620-Trump-Germania-controllata-russia/">posizione di netto svantaggio</a> rispetto alla Russia. Competere con una potenza geograficamente contigua ai Paesi europei per esportare gas è molto complicato. E le stesse aziende americane non sono affatto convinte della necessità di inserirsi nel mercato del Vecchio Continente. La Russia abbatte i prezzi, ha un canale di esportazione diretto e sicuro e il gas naturale liquefatto americano costa anche solo per il trasporto.</p>
<p>Trump sta consegnando l&#8217;Europa a Putin?</p>
<p>Ma la strategia di Trump di spaccare l&#8217;asse Berlino-Mosca è una strategia vincente? Il rischio è che in realtà ottenga l&#8217;esatto opposto. <strong>La guerra commerciale</strong> iniziata contro l&#8217;Unione europea e la richiesta di elevare la spesa militare fino a <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/vertice-nato-trump-contro-tutti-chiesto-raddoppiare-spese-1552267.html">un possibile tetto del 4% del Pil</a>, potrebbero essere il preludio per un distacco ancora maggiore fra Europa e America. E la Russia non può che ringraziare.</p>
<p>Le <strong>alternative</strong> in questo caso sono due. O i Paesi europei si orientano verso una maggiore attenzione ai desiderata di Washington per evitare lo scontro e mantenere i legami euro-atlantici, oppure il rischio è che la Russia ottenga maggiore consenso proprio perché si rivela una potenza utile e pragmatica.</p>
<p><a href="https://eastwest.eu/it/opinioni/european-crossroads/germania-russia-nato-nord-stream-ostpolitik">L&#8217;ambigua politica di Angela Merkel</a> nei confronti di Putin nasce proprio dall&#8217;esigenza di mantenere un equilibrio difficile fra interessi con la Russia e fedeltà politica alla Nato. Ma <strong>Trump sta cambiando lo scenario politico europeo</strong>. E la guerra commerciale alla Germania, riassunta nei dazi, così come gli attacchi frontali a Berlino sulla spesa militare, potrebbero anche ottenere il risultato opposto a quello sperato dalla Casa Bianca, lasciando che la Germania diriga i suoi interessi a Est consolidando l&#8217;asse eurasiatico con Mosca.</p>

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		<title>Putin, Trump e il North Stream 2: la guerra del gas e la sfida per l&#8217;Ue</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/putin-trump-gas.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jun 2018 11:15:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[north-stream-2]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="555" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/pipeline-58142_960_720.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/pipeline-58142_960_720.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/pipeline-58142_960_720-300x173.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/pipeline-58142_960_720-768x444.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Vladimir Putin ha ricevuto John Bolton a Mosca e il clima, più sereno degli ultimi tempi, dimostra che tra Stati Uniti e Russia ci sia ancora possibilità di avere un miglioramento delle relazioni bilaterali. Questa è la speranza di tutti. Di Putin ma anche di Donald Trump. che adesso vogliono incontrarsi in un nuovo storico &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/putin-trump-gas.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="555" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/pipeline-58142_960_720.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/pipeline-58142_960_720.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/pipeline-58142_960_720-300x173.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/pipeline-58142_960_720-768x444.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p><p><strong>Vladimir Putin</strong> <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.washingtonpost.com/video/world/john-bolton-meets-with-vladimir-putin-in-moscow/2018/06/27/c6ba87e6-7a15-11e8-ac4e-421ef7165923_video.html">ha ricevuto John Bolton</a> a <strong>Mosca</strong> e il clima, più sereno degli ultimi tempi, dimostra che tra Stati Uniti e Russia ci sia ancora possibilità di avere un miglioramento delle relazioni bilaterali. Questa è la speranza di tutti. Di Putin ma anche di Donald Trump. che adesso vogliono incontrarsi in un nuovo storico summit, forse a Helsinki.</p>
<p>Il nodo del North Stream 2 e il sabotaggio americano</p>
<p>Ma il miglioramento delle relazioni bilaterali passa anche su binari economici. E qui c&#8217;è un capitolo fondamentale che il Cremlino vuole risolvere il prima possibile: il <strong>North Stream 2</strong>. Il gasdotto è uno dei grandi nodi da sciogliere delle relazioni fra Mosca e Washington. Non solo perché la Russia può guadagnare miliardi, ma anche perché la pipeline rappresenta un braccio della Russia in Europa. </p>
<p>Proprio per questo motivo, alla vigilia del vertice Bolton-Putin a Mosca, c&#8217;è stato un altro incontro, proprio su questo punto. Il ministro dell&#8217;Energia<strong> Aleksandr Novak</strong> ha incontrato il suo omologo Usa <strong>Rick Perry</strong> e il segretario del Tesoro <strong>Steven Mnuchin</strong> <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://tass.com/economy/1011071">per discutere proprio del tema energetico</a> e delle sanzioni alla Russia. Perché le sanzioni americane hanno come obiettivo proprio il North Stream 2. E Mosca ha chiesto a Washington di non interferire nel progetto.</p>
<p>La questione non è secondaria per un semplice motivo. Perché, a prescindere da quello che dicono i governi coinvolti, il North Stream 2 è politica. E dietro un gasdotto si celano i complessi giochi per il controllo dell&#8217;Europa da parte di due superpotenze come Russia e Stati Uniti. <strong>È una lotta di sfere d&#8217;influenza</strong> in cui il gas ha un ruolo primario. Gli Stati Uniti vogliono vendere il loro, la Russia vuole vendere il suo e nel mezzo, gli Stati europei interessati o meno dai gasdotti giocano la loro partita come mercato e terre di transito o di destinazione.</p>
<p>L&#8217;asse russo-tedesco</p>
<p>La scelta della Casa Bianca di orientarsi contro <strong>l&#8217;Unione europea</strong>, sta riequilibrando la politica europea nei confronti della Russia. Per anni, il blocco Ue si è messo di traverso a Mosca imponendo sanzioni molto dure nei confronti dell&#8217;economia russa che hanno colpito direttamente anche le stesse aziende europee. Ma i dazi imposti da Trump contro l&#8217;Europa stanno facendo ricredere anche i più accaniti anti-russi. Mosca può tornare a essere un partner economico.</p>
<p>La prima ad averlo capito è stata la <strong>Germania</strong>. Non è un caso che <strong>Angela Merkel</strong> sia<a href="http://www.repubblica.it/esteri/2018/05/18/news/putin_merkel_sochi_incontro_siria_iran_gasdotto-196705697/"> andata a Sochi </a>a incontrare ricevuta da un raggiante Putin con tanto di mazzo di fiori bianchi. A Berlino sanno perfettamente che la nascita di un nuovo asse con Mosca è l&#8217;incubo strategico di Washington da moltissimi anni. E le sanzioni Usa che hanno colpito il North Stream 2, unite alla guerra commerciale contro le aziende tedesche, hanno reso facile alla cancelliera ricucire i rapporti con Putin.</p>
<p> North Stream 2, intelligence e Ucraina</p>
<p>Secondo la vice assistente del segretario Usa per l&#8217;Energia,<strong> Sandra Oudkirk</strong>, il gasdotto comporterebbe <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-05-18/dazi-e-gasdotto-putin-trump-lotteremo-nord-stream-141557.shtml?uuid=AEBCkkqE">grossi rischi legati all&#8217;intelligence</a>. Il gasdotto Nord Stream 2 consentirebbe a Mosca di collocare nuove tecnologie di ascolto e <strong>monitoraggio nei fondali del Mar Baltico</strong>. E ha fatto pressioni sui funzionari tedeschi affinché fermassero il progetto.</p>

<p>Un&#8217;accusa naturalmente respinta al mittente da parte della Russia. Ma che fa capire quanto siano profondi i problemi relativi a questo gasdotto, che può essere davvero il grande nodo del futuro dei rapporti tra Stati Uniti, Unione europea e Russia. </p>
<p>Rapporti in cui rientra anche il nodo legato alla <strong>guerra in Ucraina</strong> e alle ormai pessime relazioni fra Mosca e Kiev. Molti Stati dell&#8217;Europa e gli Stati Uniti vogliono che il gas russo continui a passare attraverso l&#8217;Ucraina. E in particolare dall&#8217;America ritengono che il North Stream 2 di fatto eviti mantenimento della rotta del gas <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://ilmanifesto.it/berlino-contro-kiev-per-il-north-stream/">attraverso il territorio ucraino</a>. Possibilità che si abbassano anche per via dell&#8217;annuncio di Putin di aumentare l&#8217;export di gas verso la Bielorussia come porta per l&#8217;Europa.</p>
<p>Le pressioni Usa sulla Danimarca e l&#8217;asse Uk-Polonia</p>
<p>Come si stanno muovendo i nemici del North Stream 2? Consolidando i legami con i Paesi titubanti o avversari della Russia. La<strong> Gran Bretagna</strong>, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://formiche.net/2018/05/nord-stream-londra-berlino-mosca/">che teme la preponderanza del gas russo in Europa</a>, sta costruendo le basi per una nuova alleanza con la Polonia. Lo scopo non è solo quello di formalizzare un asse anti-russo, ma anche quello di concordare una politica unitaria proprio sul fronte del gas.</p>
<p>Dall&#8217;altro lato, gli Stati Uniti stanno premendo sulla <strong>Danimarca</strong> affinché non autorizzi la messa in posa dei tubi nelle sue acque territoriali. La <strong>Gazprom</strong> ha già dichiarato di <a href="http://www.askanews.it/esteri/2018/06/28/costruzione-nord-stream-2-inizia-questestate-anche-senza-ok-danese-pn_20180628_00718/">iniziare senza l&#8217;autorizzazione danese</a>, spostando i tubi in acque internazionali. E per ora, da Copenaghen tutto tace.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/putin-trump-gas.html">Putin, Trump e il North Stream 2: la guerra del gas e la sfida per l&#8217;Ue</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Inizia la guerra del gas fra Stati Uniti e Russia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/inizia-la-guerra-del-gas-fra-stati-uniti-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Jul 2017 15:32:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[north-stream-2]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="980" height="645" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/gasdotto-in-Slovacchia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/gasdotto-in-Slovacchia.jpg 980w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/gasdotto-in-Slovacchia-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/gasdotto-in-Slovacchia-768x505.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></p>
<p>Le sanzioni degli Stati Uniti alla Russia sono il primo segnale dell’inizio di una guerra di ampia portata fra Mosca e Washington che avrà come terreno di scontro il continente europeo, e il suo fabbisogno energetico. Con una mossa sola, il deep-State americano mette a segno una vittoria su tutta la linea che indebolisce Donald &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/inizia-la-guerra-del-gas-fra-stati-uniti-russia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="980" height="645" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/gasdotto-in-Slovacchia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/gasdotto-in-Slovacchia.jpg 980w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/gasdotto-in-Slovacchia-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/gasdotto-in-Slovacchia-768x505.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></p><p>Le sanzioni degli Stati Uniti alla Russia sono il primo segnale dell’inizio di una guerra di ampia portata fra Mosca e Washington che avrà come terreno di scontro il continente europeo, e il suo fabbisogno energetico. Con una mossa sola, il deep-State americano mette a segno una vittoria su tutta la linea che indebolisce Donald Trump, colpisce l’economia russa e insidia i contratti energetici fra Russia ed Europa, in particolare con la Germania. Una triplice vittoria che per il momento rende il futuro dell’Europa nel settore energetico decisamente burrascoso, con rischi incalcolabili per l’economia del settore dell’approvvigionamento di gas in Europa ma anche con significative ricadute in ambito più strettamente politico e di alleanze internazionali.</p>

<p>Lo Stato profondo americano, quello che risiede nel Congresso, e che ha in Donald Trump un avversario interno, considera la Russia il vero nemico da abbattere a livello internazionale. E tutti sanno che per farlo è necessario isolare Mosca dall’Europa, evitando che aumenti la sua collaborazione con i Paesi europei. C’è uno strumento, che più di ogni altro è in grado di colpire questa unione d’intenti fra Mosca e Vecchio Continente: il gas. Il gas è veicolo geopolitico per la Russia ed è un fondamentale strumento di collaborazione fra gli Stati europei e tutto il Paese eurasiatico. Il 70% del gas importato in Europa proviene dalla Russia. Una quantità enorme, che da una parte consegna le chiavi dell’Europa al Cremlino e dall’altra rende di fatto impossibile per gli Stati Uniti fare in modo che l’Unione Europea si stacchi completamente dalla Russia, perché sarebbe investita da una crisi energetica senza precedenti.</p>

<p>L’obiettivo principale di queste sanzioni resta, ovviamente, il North Stream 2. Un progetto che prevede il raddoppiamento della pipeline che distribuisce il gas russo direttamente alla Germania passando nel Mar Baltico. Il progetto è essenziale per l’economia tedesca, ma anche per molti altri Paesi coinvolti nella sua costruzione, così com’è essenziale per la Russia, che vorrebbe lanciarsi nella conquista definitiva del mercato gasiero europeo. Le aziende tedesche Wintershall e Uniper, l’anglo-olandese Shell, l’austriaca Omv e la francese Engie sono tutte aziende coinvolte in questo progetto, e si tratta di miliardi di euro di contratti di costruzione ma anche di potenziale distribuzione di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno. E le conseguenze dell’annuncio delle nuove sanzioni, hanno già scatenato le proteste ma anche le reazioni dei partner europei del progetto. Pierre Chareyre, rappresentante della francese Engie, ha confermato a Le Figaro che &#8220;Nel caso in cui le sanzioni siano approvate, Engie potrebbe bloccare il finanziamento del progetto&#8221;. Il capo della Confindustria tedesca, Volker Treier, ha detto che “l’economia tedesca potrebbe risultare gravemente colpita” nel caso in cui le industrie tedesche fossero costrette a sospendere gli accordi di partnership con la Russia per il progetto. Ed anche le italiane come Eni e Saipem rimarrebbero particolarmente colpite, soprattutto grazie alle partnership con Rosneft e Gazprom e in qualità di aziende che collaborano nella costruzione di molti gasdotti e nella loro manutenzione.</p>

<p>L’Europa a questo punto si ritrova non solo indebolita, ma anche profondamente divisa. North Stream 2 è un progetto che non piace a tutti. Neanche all’Unione Europea. Molti Stati, soprattutto dell’Europa orientale, vedono con estremo timore la possibilità che la Russia accresca la dipendenza dell’Europa rispetto al proprio gas. Un timore confermato dal fatto che la Polonia abbia già preso accordi con gli USA per comprare gas liquefatto americano &#8211; di cui gli Stati Uniti sono fra i primi tre esportatori &#8211; evitando di dover dipendere dal gas di Mosca. Ma c’è anche un’altra Europa, quella meridionale, che ha spesso traballato sul gasdotto baltico e che avrebbe invece maggiori interessi nella diversificazione dell’approvvigionamento del gas in Europa. L’Italia in primis, almeno in termini politici, avrebbe molto più interesse all’aumento delle forniture di gas dal Mediterraneo Orientale, potendo diventare un hub, insieme alla Grecia, del gas proveniente da Israele, Cipro ed Egitto. E infine, l’Unione Europea, come organizzazione, ha sempre ritenuto necessario evitare di dipendere soltanto da uno Stato per il gas, soprattutto nel prossimo futuro, quando i giacimenti olandesi saranno ormai assolutamente modesti e quando l’uscita del Regno Unito dall’UE farà sì che Brexit porti via anche il gas britannico.</p>
<p>Quello che risulta chiaro, è che l’Europa è ormai il terreno di scontro di una guerra: la guerra del gas. L’ostilità fra Stati Uniti e Russia si gioca su più fronti, e il gas europeo è certamente uno dei più importanti. Perché fornire energia, non significa solo avere contratti miliardari e investimenti in un settore fondamentale dell’industria nazionale, ma anche imporre le proprie scelte politiche. Chi fornisce idrocarburi ha una chiave per indirizzare le scelte politiche dello Stato acquirente: una vera e propria golden share che la Russia per ora sembrava poter ottenere grazie alla Germania e che gli Stati Uniti vogliono strappare al Cremlino, sperando di imporsi nel prossimo futuro. I destini dell’Europa, purtroppo, sembrano dover essere decisi, ancora una volta, dalla sfida fra Washington e Mosca. E le aspettative, per ora, sembrano essere tutt’altro che positive per il futuro del Vecchio Continente.</p>
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		<title>Sarà il gas a decidere il futuro dell&#8217;Ue</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sara-il-gas-a-decidere-il-futuro-delleuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jul 2017 07:33:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[north-stream-2]]></category>
		<category><![CDATA[Tap]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20170706164303_23683350.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20170706164303_23683350.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20170706164303_23683350-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20170706164303_23683350-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20170706164303_23683350-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Uno degli snodi fondamentali della politica europea, sia comunitaria sia delle singole nazioni del continente, è l’approvvigionamento di gas. Un tema fondamentale, molto spesso trascurato dalla stampa europea, e che però è decisivo riguardo al presente, ma soprattutto al futuro dell’Europa, dell’Unione europea e dei rapporti dei singoli Paesi con i partner extracomunitari che forniscono &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/sara-il-gas-a-decidere-il-futuro-delleuropa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20170706164303_23683350.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20170706164303_23683350.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20170706164303_23683350-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20170706164303_23683350-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20170706164303_23683350-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Uno degli snodi fondamentali della politica europea, sia comunitaria sia delle singole nazioni del continente, è l’approvvigionamento di <strong>gas</strong>. Un tema fondamentale, molto spesso trascurato dalla stampa europea, e che però è decisivo riguardo al presente, ma soprattutto al futuro dell’Europa, dell’Unione europea e dei rapporti dei singoli Paesi con i partner extracomunitari che forniscono di idrocarburi il continente. Perché l’Europa, fra i tanti problemi da cui è attanagliata, ne ha uno spesso dimenticato: l’<strong>assoluta assenza di risorse energetiche per soddisfare il fabbisogno del continente</strong>. La produzione interna di <strong>metano</strong> si sta riducendo sempre di più, e potrebbe, nei prossimi decenni, fermarsi del tutto. I giacimenti olandesi, norvegesi e del Regno Unito sono in esaurimento e potrebbero arrivare a garantire soltanto un terzo del fabbisogno continentale nel prossimo decennio. Inoltre, seppur non esauriti, sono ad ogni modo destinati, dopo la Brexit, ad essere quasi tutti al di fuori della cornice dell’Unione europea, tranne quelli che fanno capo al governo olandese.</p>

<p>A questo punto, con un’Europa sempre più dipendente dal gas extracomunitario, la corsa a chi debba rifornire il Vecchio Continente della fondamentale risorsa energetica non è un fattore secondario e le scelte geopolitiche dei singoli Stati non possono non passare attraverso una sostanziale quanto indispensabile Realpolitik nei confronti della Russia, degli Stati Uniti e dei Paesi del Mediterraneo meridionale e orientale. Una Realpolitik che però va contro i dettami all’unità dell’Europa che Bruxelles cerca di imporre nei confronti delle scelte energetiche e di politica estera a tutti i Paesi Membri. Il futuro del Continente si basa in sostanza su un punto interrogativo: <strong>da chi dipendere?</strong></p>

<p>A questa domanda l’Europa risponde in modo diverso, a dimostrazione di come sia già difficile oggi, nel 2017, riuscire a pensare una politica comune anche sotto il profilo energetico. L’Europa è già spaccata in due, sia tra Oriente e Occidente sia, in particolare, Sud e Nord. E, anche grazie alla geografia, la Germania si trova in una posizione centrale che consegna a Berlino una fondamentale capacità di guidare le scelte di politica energetica degli altri Paesi. Sono, infatti, i rapporti fra <strong>Angela Merkel</strong> e <strong>Vladimir Putin</strong>, e in generale tra Germania e Russia, a modificare i rapporti di forza tra dipendenze dal metano. Ed è proprio questa collaborazione fra Berlino e Mosca in tema di idrocarburi ad essere oggetto dell’ostilità degli Stati Uniti, consapevoli che un’Europa dipendente dal gas russo equivale ad avere un continente formalmente alleato di Washington ma sostanzialmente legato a Mosca anche per pura e semplice sopravvivenza energetica.</p>

<p>Non è un caso che il Senato americano si sia mosso per colpire le persone e le istituzioni legate in qualche modo al progetto <strong>North Stream 2</strong> e a <strong>Gazprom</strong>. Se North Stream raddoppia o se aumenta, in qualunque modo, il rapporto commerciale tra Russia e Germania e quindi fra Russia e Stati Uniti, si creerebbe un blocco economico euroasiatico particolarmente deleterio per le esportazioni statunitensi nel continente europeo. Esportazioni che invece sono essenziali anche nella geopolitica trumpiana, ammesso che ve ne sia una chiara, dal momento che il presidente americano vuole aumentare le esportazioni di gas liquefatto in Europa per entrare nel mercato prima che ne sia tagliato completamente fuori. Chiaramente, il mercato europeo per gli Usa ha un costo enorme rispetto alla Russia, che geograficamente è avvantaggiata in modo netto. Ma la politica può superare a volte l’economia e fare in modo che un attore sia inserito nel mercato più per vantaggi politici che per vantaggi economici. L’arrivo del gas liquefatto nel mercato, pericolo paventato da anni ma che finora non ha avuto grandi effetti, rischia di poter scombinare le carte, specialmente se gli Stati Uniti decidono di diventare esportatori forti in Europa.</p>
<p>Sul fronte meridionale, l’Europa mediterranea avverte la necessità di essere collegata al Nordafrica e al Mediterraneo Orientale. E in questo senso, Paesi come Israele, Iran, Azerbaijan ed Egitto sono attori molto interessati ad aumentare l’esportazione di metano nel continente europeo. L’aumento del fabbisogno, unito a una riduzione della produzione interna, è ovviamente visto come una manna per tutti i quegli Stati che possiedono gas e vedono con interesse un mercato florido come quello europeo. La costruzione del <strong>Tap</strong>, che avrebbe il suo terminale proprio in Italia, ha lo scopo di diversificare la fornitura energetica in Europa e dall’altro lato di far entrare nuovi competitori nel mercato gasiero evitando che vi sia una sostanziale monopolizzazione del gas da parte di Mosca. A questo vantaggio, di natura prettamente competitiva, si aggiunge però lo svantaggio dei costi: il Tap arriverebbe a costare 45 miliardi di euro, mentre il North Stream 2 circa 16 miliardi. Inoltre, si arriverebbe a una spaccatura delle forniture energetiche europee con la conseguenza di avere un’Europa divisa fra un Nord dipendente dalla Russia e un Sud dipendente potenzialmente dal Medio Oriente e dal Caucaso. È chiaro che questo comporta un cambiamento sia delle politiche comunitarie energetiche sia delle relazioni bilaterali degli Stati con i Paesi extracomunitari. Con conseguenze che non hanno solo a che fare con l’Europa, ma anche con la stabilità del Medio Oriente e del fronte orientale della <strong>Nato</strong>.</p>
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		<title>La geopolitica italiana del gas</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-geopolitica-italiana-del-gas.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2016 09:12:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[north-stream-2]]></category>
		<category><![CDATA[saipem]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="600" height="335" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1459371653-tap.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1459371653-tap.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1459371653-tap-300x168.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Dopo le crisi del 2015, il linguaggio degli idrocarburi riprende a dettare la propria linea di relazioni tra stati, andando a riesumare discorsi apparentemente decaduti. È così che Saipem, l’azienda italiana specializzata nella realizzazione di infrastrutture legate all’esplorazione di giacimenti, estrazione e trasporto di idrocarburi, cavalca un’onda importante sulla basa della nuova stagione geopolitica della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-geopolitica-italiana-del-gas.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="600" height="335" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1459371653-tap.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1459371653-tap.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1459371653-tap-300x168.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p><p>Dopo le crisi del 2015, il linguaggio degli idrocarburi riprende a dettare la propria linea di relazioni tra stati, andando a riesumare discorsi apparentemente decaduti. È così che <strong>Saipem</strong>, l’azienda italiana specializzata nella realizzazione di infrastrutture legate all’esplorazione di giacimenti, estrazione e trasporto di idrocarburi, cavalca un’onda importante sulla basa della nuova stagione geopolitica della fascia eurasiatica.<strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-guerra-dei-gasdotti-e-i-due-pesi-dellue/" target="_blank">LEGGI ANCHE: La guerra dei gasdotti e i due pesi dell&#8217;Ue</a></strong>Dopo la perdita di una commessa da <strong>2,4 miliardi</strong> relativa alla costruzione del famoso gasdotto South Stream, abbandonato in seguito all’acuirsi della crisi tra Russia ed Unione Europea sull’Ucraina – nonché per una questione indicata come relativa al monopolio della fornitura con Gazprom unico committente, in base alle disposizioni del <strong>terzo pacchetto energetico dell’UE</strong> -, la società italiana aveva aperto <strong>un contenzioso da 760 milioni di euro</strong> per l’annullamento di tale progetto. La soluzione l’hanno servita sul piatto Putin ed Erdogan che, il 10 ottobre scorso, in seguito all’incontro bilaterale che ha sancito la ripresa dei rapporti tra Mosca ed Ankara dopo l’abbattimento del caccia russo sul confine turco-siriano. I due presidenti hanno sottoscritto un accordo intergovernativo per l’inaugurazione del progetto del <strong>Turkish Stream</strong>.Così da <strong>Anapa</strong>, hub del gas russo, fino a <strong>Kiyikoy</strong>, approdo delle tubature del Mar Nero adibite al trasporto di circa 15,75 miliardi di metri cubi di gas all’anno, potrebbe essere un progetto tutto italiano. I pilastri della collaborazione sono stati posizionati durante il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.gazeta.ru/business/news/2016/10/05/n_9186437.shtml">Consiglio Italo-russo per la cooperazione economico-finanziaria</a> tenutosi a Roma il 3-4 ottobre scorsi, durante il quale il Vice Primo Ministro <strong>Arkady Dvorkovich</strong> ha dato eco alle parole di <a href="https://ria.ru/economy/20161024/1479878132.html">Alexey Miller</a>, presidente del colosso del gas russo <strong>Gazprom</strong>, confermando che le operazioni per la posa delle condotte sottomarine del nuovo gasdotto avverrà già a partire dal prossimo anno, così da poter inaugurare il progetto completo già a partire dal 2019 – in realtà molto tempo dopo rispetto a quelli che avrebbero dovuto essere i tempi di attivazione del South Stream.<strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/cambia-leconomia-russa/" target="_blank">LEGGI ANCHE: Come cambia l&#8217;economia russa</a></strong>Saipem dunque dovrebbe rifarsi con quelli che sono i termini di questa intesa preliminare con Gazprom, ricevendo l’affidamento di una commissione che ammonterebbe a circa 2 miliardi di euro che, al netto dei costi di operazione (la nave utilizzata per la posa dei tubi sott’acqua ha un costo di circa un milione di euro al giorno) il guadagno ante imposte del gruppo italiano ammonterebbe a circa <strong>300 milioni di euro</strong>in tre anni, dunque il 15% di margine.La visita di Dvorkovich a Roma, inoltre, ha portato ulteriori novità al Saipem, il cui titolo è in grande spolvero e continua a macinare guadagni in borsa. Secondo quanto dichiarato in Italia dal Vice—Premier, anche il <strong>North Stream-2</strong>, il raddoppio del gasdotto che da Vyborg, in prossimità delle coste di San Pietroburgo giunge nell’hub tedesco di <strong>Greifswald</strong>, dove si connette al progetto onshore OPAL di Wingas e E-on <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://russian.rt.com/article/324512-italyanskie-komapnii-interesuyutsya-proektami-severnyi-potok-">sarebbe sotto la lente di ingrandimento di Saipem</a>. Il North Stream è un progetto altrettanto faraonico, della portata di 27,5 miliardi di metri cubi di gas all’anno, il cui raddoppio porterebbe ad approvvigionare circa il 20% del fabbisogno di gas europeo. In tal modo, la dipendenza di Bruxelles dal gas russo arriverebbe a <strong>oltre un terzo del totale</strong>.<strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/lesplosione-della-basf-in-germania/" target="_blank">LEGGI ANCHE: L&#8217;esplosione della Basf in Germania</a></strong>C’è comunque un costo rilevante nella vicenda, che è quello a carico di ENI, in precedenza azionista paritario nella joint venture South Stream insieme a Gazprom, in seguito, ritiratosi, ha ceduto la totalità delle proprie quote al partner russo. Scenario russo agrodolce per l’Italia che, comunque, resta partner privilegiato dell’Italia.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/" target="_blank"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-17415" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/10/banner_cristiani.jpg" alt="banner_cristiani" /></a>Anche altri scenari interessano Saipem, in particolare dopo la riabilitazione dell’Iran: l’italiana potrebbe essere infatti coinvolta nelle commesse relative allo sviluppo del <strong>South Pars/North Dome</strong>, il più grande giacimento di gas attualmente in fase di sfruttamento, sito nel Golfo Persico e gestito dall’Iran e dal Qatar, con la realizzazione di un’altra <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.energyglobal.com/pipelines/contracts-and-tenders/26012016/saipem-signs-mou-for-iran-projects/">piattaforma offshore estrattiva</a>. Infine, anche la società statale del governo di Riyadh, <strong>Aramco</strong>, ha in progetto di affidare a Saipem un progetto da mezzo miliardo di dollari per la realizzazione di ponti di collegamento tra i campi Marjan e Yuluf.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-geopolitica-italiana-del-gas.html">La geopolitica italiana del gas</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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