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Stando a quanto riporta il Wall Street Journal, il governo tedesco di Angela Merkel avrebbe intenzione di costruire un terminal di rigassificazione dal valore di 500 milioni di euro nel Nord del Paese per aprire il mercato interno all’importazione di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti.

Il quotidiano newyorkese ha definito una “vittoria” per Donald Trump l’intesa imminente tra Washington e Berlino, che giunge dopo un biennio di aspre tensioni tra la Cancelliera e il Presidente, rilancia la proiezione statunitense nel mercato energetico europeo, aggiungendo un nuovo mercato al gas a stelle e strisce dopo la fedele Polonia sempre più filoamericana, e, soprattutto, porta gli Stati Uniti in diretta concorrenza con la Russia per il rifornimento di gas alla Germania.

Come riporta Adnkronos,  la decisione della Merkel “va letta (…) anche come il tentativo di risolvere una protratta disputa commerciale con gli Stati Uniti e forse di far rientrare le minacce di Washington di sanzioni contro il gasdotto tedesco-russo North Stream 2 che raddoppierebbe il volume di esportazioni di gas dalla Russia verso la Germania. Nel dare notizia ai parlamentari della regione settentrionale tedesca interessata dal progetto del terminal della decisione presa, scrive ancora il giornale, Merkel però non l’ha affatto presentata come una resa ma come una scelta “strategica” in grado di ripagare “nel lungo periodo”.

La guerra del gas Usa-Russia passa per la Germania

Trump di recente ha definito la Germania “prigioniera” delle importazioni energetiche dalla Russia e con la sua offerta di Gnl a Berlino punta a rompere il nascente asse energetico che quest’ultima stava sviluppando con Mosca. Il completamento di North Stream 2 contribuirebbe alla concretizzazione del vecchio “incubo strategico” statunitense, ovvero l’avvicinamento economico e politico tra Berlino e Mosca che isolerebbe ulteriormente Washington nel continente.

Come scritto in precedenza su Gli Occhi della Guerra“Per la Germania, la Russia non è un nemico. Una è una potenza economica e commerciale che cerca di imporsi in Europa centrale. L’altra è una superpotenza militare ed energetica che guarda all’Asia e all’Europa con un’eredità geopolitica che le consegna le chiavi della maggior parte delle crisi internazionali. I piani sono molto diversi. E dunque assolutamente capaci di coesistere e di aiutarsi a vicenda. Mentre gli Stati uniti sono competitor sia della Germania che della Russia”.

Gli Stati Uniti sono riusciti ad incunearsi tra Mosca e Berlino, ma la Germania non interpreta questa decisione politica come una rottura del sodalizio energetico con la Russia di Putin, ma bensì come una manovra di alleggerimento. Pressata dalle tensioni nella maggioranza, dalla prospettiva delle elezioni europee in via d’avvicinamento e dalle criticità di un’eurozona alla cui destabilizzazione Berlino ha contribuito in maniera non secondaria Angela Merkel aveva bisogno di guadagnare tempo. E l’apertura a Trump sul gas le offre la sponda ideale: difficile però che questa scelta possa modificare le prospettive strategiche della Germania.

Anche perché il vento dell’economia spinge in una direzione chiara. Il recente aumento dell’inflazione nel Paese è stato dettato in maniera maggioritaria dai crescenti costi energetici, e inoltre non è solo sul gas che Russia e Germania stanno, in questi tempi, dialogando.

L’accordo tra Basf e Norilsk segnala una relazione attiva

Nelle stesse ore in cui Angela Merkel sposava l’opzione “americana” sul Gnl, il colosso della chimica Basf siglava un importante accordo con la russa Norilsk Nickel, per garantire forniture di metalli a una grande fabbrica di catodi in Finlandia e concretizzare una grande alleanza che potrebbe stravolgere il mercato di frontiera delle auto elettriche.

Come segnala Il Sole 24 Ore“i russi forniranno nickel e cobalto per un impianto che ambisce a produrre materiali per batterie sufficienti entro il 2020 ad alimentare 300mila veicoli eletrici plug in l’anno”. L’accordo Basf-Norilsk ha un’importante valenza di natura geopolitica. Il colosso di Ludwigshafen, infatti, attraverso la controllata Wintershall, è anche azionista del consorzio che sta costruendo il North Stream 2, commercia in maniera proficua con Gazprom e di recente si è avvicinata a LetterOne, holding del miliardario russo Mikhail Fridman, per ampliare le sue esposizioni nel campo del petrolio.

Tanto Fridman quanto la Norilsk sono state colpite dalle sanzioni economiche statunitensi negli ultimi tempi: consentendo a un suo player di primaria grandezza (Basf fattura oltre 70 miliardi di euro l’anno) di interagire con la Russia nel settore di massima criticità per gli interessi economici statunitensi in Europa, Berlino dimostra la strumentalità della linea adottata nei confronti degli Stati Uniti. La convergenza tra Germania e Russia è fattuale e concreta, quella tra Berlino e gli Stati Uniti contingenza tattica. E su questo dato allarmante a Washington dovrebbero iniziare a riflettere fortemente. Forse nemmeno ampliare la presenza sul mercato tedesco del Gnl preverrà la realizzazione dell’incubo strategico statunitense.