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	<title>Missione italiana in Niger Archives - InsideOver</title>
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	<title>Missione italiana in Niger Archives - InsideOver</title>
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		<title>Cosa fanno i militari italiani in Niger</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/cosa-fanno-i-militari-italiani-in-niger.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Aug 2023 09:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Niger]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230802091048726_f1ef036c70751e4205c2588b24b3fa11-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230802091048726_f1ef036c70751e4205c2588b24b3fa11-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230802091048726_f1ef036c70751e4205c2588b24b3fa11-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230802091048726_f1ef036c70751e4205c2588b24b3fa11-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230802091048726_f1ef036c70751e4205c2588b24b3fa11-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230802091048726_f1ef036c70751e4205c2588b24b3fa11-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230802091048726_f1ef036c70751e4205c2588b24b3fa11-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230802091048726_f1ef036c70751e4205c2588b24b3fa11-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I militari italiani sono presenti in due operazioni: Misin, la missione bilaterale in Niger, e Eumpm-Niger, la nuova missione europea</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230802091048726_f1ef036c70751e4205c2588b24b3fa11-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230802091048726_f1ef036c70751e4205c2588b24b3fa11-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230802091048726_f1ef036c70751e4205c2588b24b3fa11-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230802091048726_f1ef036c70751e4205c2588b24b3fa11-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230802091048726_f1ef036c70751e4205c2588b24b3fa11-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230802091048726_f1ef036c70751e4205c2588b24b3fa11-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230802091048726_f1ef036c70751e4205c2588b24b3fa11-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230802091048726_f1ef036c70751e4205c2588b24b3fa11-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il colpo di Stato in <strong>Niger </strong>con la destituzione, almeno momentanea, del presidente Mohamed Bazoum, riguarda anche l&#8217;<strong>Italia</strong>. E molto da vicino. Se infatti gli effetti del golpe potrebbero ripercuotersi anche nell&#8217;intera regione del Sahel innescando ulteriore instabilità e, di conseguenza, rischi per la sicurezza di tutte le aree limitrofe, il Niger è anche l&#8217;avamposto italiano nella regione. Lo dimostra la presenza dei militari della <strong>Missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger (Misin)</strong>, che nonostante le non poche difficoltà politiche sorte sin da quando è stata lanciata nel 2018, ha visto una graduale concretizzazione fino a consolidarsi nello scacchiere nigerino e regionale.</p>



<p><a href="https://www.difesa.it/OperazioniMilitari/op_intern_corso/Niger_missione_bilaterale_supporto/Pagine/default.aspx">Come riporta il sito ufficiale della Difesa italiana</a>, lo scopo di Misin è quello di &#8220;incrementare le capacità volte al contrasto del fenomeno dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza, nell’ambito di uno sforzo congiunto europeo e statunitense per la stabilizzazione dell&#8217;area e il rafforzamento delle capacità di controllo del territorio da parte delle autorità nigerine e dei Paesi del G5 Sahel&#8221;. A tale scopo, è previsto un impiego medio annuale di un massimo di 500 uomini, sei mezzi aerei e cento mezzi terrestri. Attualmente sono circa<strong> 350 i membri delle Forze armate </strong>che operano nel Paese, con un hub logistico che si trova presso l&#8217;aeroporto della capitale, Niamey. I compiti sono molteplici: si va dal supporto nel controllo del territorio fino al monitoraggio delle frontiere, per finire nell&#8217;<strong>addestramento</strong> dell&#8217;aeronautica locale e attività di <strong>formazione </strong>a forze di sicurezza e istituzioni locali con uno sguardo anche alla cooperazione in ambito sanitario. I numeri, del resto, parlano chiaro. Dall&#8217;inizio della missione, spiega <em>Agenzia Nova</em>, sono 9.100 i militari nigerini addestrate dalle forze armate italiane. Contributo che però rischia di saltare qualora il golpe dei militari (e paramilitari) dovesse concretizzarsi in un vero e proprio <em>regime change</em>.</p>



<p>L&#8217;obiettivo però è naturalmente anche di natura politica, dal momento che la missione in Niger è stata voluta fortemente dall&#8217;Italia, che con difficoltà è riuscita a farsi spazio in un <strong>Sahel </strong>ritenuto appannaggio della <strong>Francia </strong>e utilizzato in larga parte dagli Stati Uniti. Poi, il ritiro francese da diversi teatri africani e la necessità di ricevere il supporto anche dei partner Ue ha fatto sì che l&#8217;Eliseo non si frapponesse più tra la presenza di altri Stati e la regione africana. Così il Niger è diventato il simbolo della presenza e del coinvolgimento italiani in uno degli scacchiere più importanti dell&#8217;Africa, conteso non a caso da tutte le grandi e medie potenze interessate all&#8217;area.</p>



<p>A dimostrare l&#8217;attenzione dello Stato maggiore nei confronti della missione italiana in Niger era stata anche <a href="https://www.difesa.it/OperazioniMilitari/op_intern_corso/Niger_missione_bilaterale_supporto/notizie_teatro/Pagine/Comandante_COVI_e_Ordinario_Militare_visitano_il_contingente_italiano.aspx">la visita a maggio del <strong>generale Francesco Figliuolo</strong></a>, Comandante operativo di Vertice Interforze, che si era recato a maggio a Niamey. In quell&#8217;occasione, Figliuolo aveva lodato il lavoro degli uomini sotto il comando del generale di Brigata Aerea Nadir Ruzzon e anche quello della nuova missione europea,  <strong>Eumpm-Niger</strong>, alla guida del colonnello dell&#8217;Esercito Antonio d&#8217;Agostino. Questa è una missione istituita nel 2022 da parte dell&#8217;Unione europea per aiutare il Niger nella lotta al terrorismo e alle organizzazioni criminali. Operazione che ovviamente rischia di saltare con il colpo di Stato.</p>



<p>Al momento, non è previsto un ritiro dal Niger da parte dei contingenti italiani. Una notta del ministero della Difesa ha detto nei giorni scorsi che &#8220;non sono evidenti particolari rischi per l&#8217;incolumità degli italiani presenti nel Paese, civili e militari&#8221; e che &#8220;la <strong>Difesa </strong>e la <strong>Farnesina </strong>stanno lavorando in stretta sinergia per garantire la sicurezza dei connazionali e dei circa 300 militari impiegati nel teatro operativo nigerino&#8221;. L&#8217;impressione è che qualsiasi decisione di ritiro sia decisa insieme agli altri partner presenti sul terreno, in particolare Francia, Stati Uniti e Stati dell&#8217;Unione europea che partecipano alla missione di Bruxelles. Lo Stato maggiore francese ha sottolineato che il ritiro dei contingenti non è all&#8217;ordine del giorno. Gli Stati Uniti attendono di capire cosa fare con <strong>Agadez</strong>, base fondamentale delle truppe Usa in Sahel e centro nevralgico per i droni.</p>
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		<title>Dal Libano il premier Conte spiega le mosse italiane all&#8217;estero</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/dal-libano-il-premier-conte-spiega-le-prossime-mosse-italiane-sulle-missioni-all-estero.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2019 17:41:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Niger]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196288-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196288-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196288-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196288-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196288-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Nessuna certezza, nessuna data, solo valutazioni tecniche in corso. Il presidente del consiglio Giuseppe Conte, appena sbarcato in Libano in questo giovedì mattina, tratta il tema delle missioni italiane all&#8217;estero e specifica quella che, allo stato puramente attuale, è la posizione del governo.  &#8220;Sull&#8217;Afghanistan solo valutazioni tecniche&#8221;  Quello delle missioni all&#8217;estero è un tema spinoso, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/dal-libano-il-premier-conte-spiega-le-prossime-mosse-italiane-sulle-missioni-all-estero.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196288-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196288-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196288-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196288-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196288-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Nessuna certezza, nessuna data, solo valutazioni tecniche in corso. Il presidente del consiglio Giuseppe Conte, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/obiettivi-giuseppe-conte-libano/">appena sbarcato in Libano</a> in questo giovedì mattina, tratta il tema delle missioni italiane all&#8217;estero e specifica quella che, allo stato puramente attuale, è la posizione del governo. </p>
<p>&#8220;Sull&#8217;Afghanistan solo valutazioni tecniche&#8221; </p>
<p>Quello delle missioni all&#8217;estero è un tema spinoso, che riguarda non solo la dislocazione dei nostri soldati ma anche ovviamente la posizione politica del governo circa alcuni dei più importanti dossier internazionali. La linea complessivamente sembra tendere in qualche modo non ad una diminuzione del numero dei soldati italiani operanti all&#8217;estero, ma ad una loro redistribuzione complessiva. <strong>Niger</strong> e <strong>Libia</strong> sono i fronti più caldi al momento, Iraq ed Afghanistan appaiono invece più lontane dalla lista delle priorità. Mercoledì Conte a Baghdad sfiora soltanto il tema, confermando al suo omologo iracheno l&#8217;impegno dell&#8217;Italia al fianco dell&#8217;Iraq: addestramento e cooperazione economico/culturale sono i fronti su cui Roma, secondo Conte, è chiamata ad agire. Ma i soldati presenti a Mosul, a protezione del personale italiano che lavora presso il cantiere della diga, dovrebbero partire entro marzo. </p>
<p>Se dunque la missione italiana in Iraq dovrebbe ridursi al rango di aiuti nell&#8217;addestramento e nella ricostruzione, in tanti prevedono un totale ritiro invece dall&#8217;Afghanistan. <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/02/07/conte-valutazione-su-afghanistan_03d27ddf-9f45-4f42-a616-e25bcaf9953d.html">Ma Conte sembra al momento bloccare questa eventualità</a>: &#8220;Siamo in una fase assolutamente preliminare &#8211; dichiara il presidente del consiglio, così come riportato dall&#8217;agenzia ItalPress &#8211; <strong>La valutazione</strong> si inserirà nella prospettiva di un processo di pace che ci auguriamo si completi&#8221;. In poche parole, secondo il capo del governo italiano è ancora presto per parlare di ritiro dall&#8217;Afghanistan. &#8220;Il ministro Trenta &#8211; prosegue infatti Conte &#8211; Ha solo chiesto una valutazione tecnica&#8221;. <strong>Nessuna decisione all&#8217;orizzonte dunque</strong>. I prossimi mesi sono decisivi per poter verificare cosa realmente spetta fare al contingente italiano nel paese asiatico. Importante anche la precisazione dello stesso premier: &#8220;Sugli altri contingenti al momento non c&#8217;è alcuna valutazione in corso,<strong> a fine marzo invece ritireremo quello di Mosul</strong>&#8220;. Il quadro sembra quindi chiaro: il ridimensionamento delle missioni in Afghanistan ed Iraq è all&#8217;ordine del giorno ma, mentre da Mosul i soldati italiani andranno via a breve, da Kabul invece tutto è soltanto in fase di valutazione.</p>
<p>Confermata la presenza italiana in Libano</p>
<p>A Beirut il tema delle missioni italiane all&#8217;estero è ugualmente sentito. Nel paese dei cedri l&#8217;Italia ha mille uomini che operano nel sud del Libano, al confine con Israele. Il nostro contingente è all&#8217;interno della missione <strong>Unifil</strong> dall&#8217;estate del 2006, da quando cioè si è giunti ad un cessate il fuoco tra gli Hezbollah libanesi e lo Stato ebraico. Per il Libano la missione italiana è importante, ma lo è anche per noi: la nostra presenza in quest&#8217;area rafforza i legami economici e politici con Beirut, oggi più che mai essenziali grazie ai tanti dossier in ballo. </p>
<p></p>
<p>Dunque in Libano si prosegue regolarmente, valutazioni e possibili ritiri al momento comprendono soltanto Afghanistan ed Iraq. Sul fronte africano invece, dopo mesi di stallo la missione italiana in Niger sembra prendere normalmente piede. </p>
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		<title>&#8220;Niger pronto a ospitare gli hotspot&#8221;  La strategia italiana funziona</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/migranti-hotspot-niger.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Nov 2018 18:22:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Niger]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2603" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Migranti_Libia_Apertura.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Migranti_Libia_Apertura.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Migranti_Libia_Apertura-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Migranti_Libia_Apertura-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Migranti_Libia_Apertura-1024x666.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>La strategia italiana in Niger inizia a dare i suoi primi frutti.Oltre alla definitiva attivazione della missione italiana, il Niger sembra abbia dato il semaforo verde ai campi profughi sul proprio territorio, i cosiddetti hotspot, che serviranno a fermare i flussi migratori provenienti dall&#8217;Africa sub-sahariana e diretti verso il Mediterraneo e quindi l&#8217;Italia: passando inevitabilmente per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/migranti-hotspot-niger.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2603" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Migranti_Libia_Apertura.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Migranti_Libia_Apertura.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Migranti_Libia_Apertura-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Migranti_Libia_Apertura-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Migranti_Libia_Apertura-1024x666.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p><p>La strategia italiana in <strong>Niger</strong> inizia a dare i suoi primi frutti.Oltre alla definitiva attivazione della missione italiana, il Niger sembra abbia dato il semaforo verde ai campi profughi sul proprio territorio, i cosiddetti hotspot, che serviranno a fermare i flussi migratori provenienti dall&#8217;Africa sub-sahariana e diretti verso il Mediterraneo e quindi l&#8217;Italia: passando inevitabilmente per la Libia.</p>
<p>Come ha dichiarato il vice presidente del Senato <strong>Roberto Calderoli</strong>, &#8220;il Niger è <strong>disponibile ad ospitare campi di accoglienza</strong> per fermare i flussi migratori dall&#8217;Africa sub sahariana verso la Libia e quindi verso il Mediterraneo. Ne ho parlato ieri, in un incontro che ho avuto a Roma, con Anacko Mohamed, il Governatore della Regione di Agadez, la Regione settentrionale al confine con la Libia, la regione da cui transitano i flussi di immigrati diretti verso la Libia, che ci ha prospettato l&#8217;ipotesi di accogliere tre o più strutture di accoglienza da 7/8 mila posti l&#8217;una per ospitare i migranti in arrivo dagli Stati sub sahariani&#8221;.</p>
<p>Secondo Calderoli, in questi centri di accoglienza garantiti dal governo nigerino, sarà &#8220;possibile <strong>distinguere tra coloro che hanno i requisiti</strong> per ottenere lo status di rifugiati e i migranti economici che attraverso specifici progetti di cooperazione internazionale verrebbero formati professionalmente e messi in condizione di tornare negli Stati di provenienza. Un&#8217;operazione che verrebbe coperta economicamente con i previsti finanziamenti europei per i progetti di cooperazione internazionale&#8221;.</p>
<p></p>
<p>&#8220;Il governatore Mohamed -prosegue sempre il vice presidente del Senato &#8211;  mi ha inoltre comunicato che il Niger è impegnato a finalizzare iniziative volte allo sviluppo dell&#8217;occupazione e al miglioramento della qualità della vita della propria popolazione utilizzando i fondi che vengono erogati dall&#8217;accordo di Cotonou. Durante l&#8217;incontro il governatore della <strong>Regione di Agadez</strong> ha auspicato un rapido incontro a riguardo tra il ministro dell&#8217;Interno del Niger e il nostro ministro degli Interni, Matteo Salvini, già informato a riguardo&#8221;.</p>
<p>La possibilità che il Niger ospiti gli hotspot voluti in sede europea e caldeggiati anche dal governo italiano è una vittoria particolarmente importante. Non solo per fermare i flussi migratori gestiti dalla criminalità organizzati, ma anche in chiave-Libia. La presenza di questi campi<strong> in territorio libico</strong> è stato da sempre uno dei principali temi di scontro fra il governo Conte e le milizie e le forze politiche che controllano le varie parti del Paese nordafricano. </p>
<p style="text-align: center">La rotta dei migranti che passa per il Niger, arriva direttamente in Libia. E noi vogliamo raccontarvi la sua importanza<br /><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/servizi-segreti-italia-libia/">Scopri qui come fare</a></p>
<p></p>
<p>Anche durante <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/25/migranti-salvini-in-libia-hotspot-nel-sud-del-paese-vicepremier-di-tripoli-rifiutiamo-categoricamente-i-campi/4449192/">la conferenza congiunta fra Matteo Salvini e Ahmed Maitig</a> a giugno, si erano manifestati i dissidi fra Italia e fazioni libiche. <strong>Salvini</strong> aveva confermato la volontà di costruire centri di accoglienza <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/video/politica/migranti-salvini-hotspot-migranti-sud-libia-1544880.html">&#8220;ai confini sud della Libia&#8221;</a>. E Maitig aveva dichiarato di rifiutare categoricamente qualsiasi tipo di campo per migranti in territorio libico. Soluzione: il Niger. E questa soluzione sembra essere arrivata. Sembra, perché ancora non è detto si possa cantare vittoria. Il Niger è un Paese estremamente complesso dove l&#8217;Italia è solo una delle potenze coinvolte nella politica interna. E soprattutto dove l&#8217;Italia arriva sicuramente dopo la Francia. Ed è abbastanza chiaro che tra il governo francese e quello italiano, attualmente, non corre buon sangue.</p>
<p>Ma gli hotspot interessano a tutti. E questo potrebbe essere un fattore determinante per l&#8217;approvazione anche in altre sedi europee del piano confermato dal governatore di Agadez. In questo senso, la missione militare italiana potrebbe essere fondamentale anche come controllo, monitoraggio e sostegno a queste operazioni del Niger per il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/guerra-immigrazione-terrorismo/">controllo del flussi migratori</a>. E non va dimenticato che il governo italiano sta contribuendo allo sviluppo del Paese del Sahel oltre che aiutandolo, a livello umanitario, con carichi di medicinali e beni di prima necessità.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/sbarchi-ecco-piano-dellue-migranti-centri-sorvegliati-1555516.html">Anche in sede europea</a>, il piano di campi in Niger era stato particolarmente apprezzato. <strong>Emmanuel Macron</strong> e<strong> Giuseppe Conte</strong> ne parlarono, sempre a giugno, <a href="https://www.corriere.it/esteri/18_giugno_15/parigi-iniziato-l-incontro-conte-macron-67fa6f86-7093-11e8-8f08-e72858c58491.shtml">in occasione della visita del premier italiano a Parigi</a>. Ma non va dimenticato anche l&#8217;interesse della Commissione europea, che aveva già avviato la procedura per l&#8217;erogazione di fondi destinati alla nascita di questi centri. </p>
<p></p>
<p>Ma è del tutto evidente che la buona riuscita di questo piano corre sui binari molto difficili del rapporto fra Roma e Parigi. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/italia-macron-niger/">Francia e Italia</a> hanno ingaggiato una lotta senza esclusione di colpi in Libia. Ma non va sottovalutata anche la penetrazione italiana in Niger, in cui la <strong>Francia</strong> ha interessi che vanno dalla politica all&#8217;energia, in particolare l&#8217;uranio. L&#8217;impressione è che in Niger sarà difficile fare qualcosa senza l&#8217;ok di Parigi. Ed è per questo che bisognerà capire le prossime mosse di Macron. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/migranti-hotspot-niger.html">&#8220;Niger pronto a ospitare gli hotspot&#8221;  La strategia italiana funziona</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La guerra degli aiuti umanitari. Quando la beneficenza è solo politica</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/aiuti-umanitari-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Sep 2018 07:09:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Idlib]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Niger]]></category>
		<category><![CDATA[Ribelli siriani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="931" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8530224.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8530224.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8530224-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8530224-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8530224-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Una nave ospedale cinese ormeggia non lontano da Caracas per portare aiuti e medicine al popolo venezuelano. Nelle stesse ore, la Usns Comfort arrivava in Colombia ed Ecuador per una missione di stampo politico diametralmente opposto: fornire aiuti a Bogotà per i profughi che arrivano dal Venezuela. Maduro, due mesi fa, ha rifiutato l&#8217;attracco. [Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1190&#8243; &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/aiuti-umanitari-guerra.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="931" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8530224.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8530224.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8530224-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8530224-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8530224-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Una nave ospedale cinese <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/cina-venezuela-stati-uniti/">ormeggia non lontano da Caracas</a> per portare aiuti e medicine al popolo venezuelano. Nelle stesse ore, la <strong>Usns Comfort</strong> arrivava in Colombia ed Ecuador per una missione di stampo politico diametralmente opposto: fornire aiuti a Bogotà per i profughi che arrivano dal Venezuela. Maduro, due mesi fa, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.abc.es/internacional/abci-maduro-recibe-buque-hospital-chino-tras-vetar-eeuu-201809241224_noticia.html">ha rifiutato l&#8217;attracco</a>.</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1190&#8243; gal_title=&#8221;Nave cinese a Caracas (LaPresse)&#8221;]</p>
<p>Una scelta opposta ma che dimostra quanto l&#8217;invio di un carico di aiuti, medicinali o medici possa significare tantissimo. E come, anche di fronte all&#8217;aiuto nei confronti della popolazione, vi siano chiari messaggi politici e di sfere d&#8217;influenza.</p>
<p>Perché aiutare aiuta. Aiuta chi riceve il supporto medico e sanitario,quindi lo Stato e la popolazione civile. Ma aiuta anche lo Stato che invia quel determinato carico di aiuti umanitari, che automaticamente assume una posizione di potenza benefica o in qualche modo amica. È stato così anche nella <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/le-tappe-salienti-della-guerra-siria/">guerra in Siria</a>.</p>
<h2>Gli aiuti di Israele ai ribelli siriani</h2>
<p><strong>Israele</strong> ha fornito per anni aiuti alla popolazione alle frange ribelli del sud che combattevano contro il governo di Damasco, supportando militarmente ma anche a livello umanitario tutta quella fascia di popolazione a nord del confine con lo Stato ebraico. <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.idf.il/en/minisites/operation-good-neighbor/">L&#8217;operazione Good Neighbor</a> delle <strong>Israel defense forces</strong>, interrotta solo in questi ultimi giorni, aveva lo scopo strategico di creare un asse con i ribelli del Sud della Siria per riuscire a creare un cuscinetto con le forze pro-Iran. Ma anche per creare una rete di partnership in caso di vittoria del fronte ribelle nei confronti di Damasco.</p>
<p></p>
<p>La fine degli aiuti umanitari ai ribelli del Sud e alle popolazioni locali non si è fermata perché le popolazioni non hanno più bisogno di sostegno. È finita perché ne è terminata l&#8217;utilità: il governo siriano ha riconquistato <strong>Daraa</strong> e <strong>Quneitra</strong>. E adesso il governo israeliano non ha più motivo di aiutare una popolazione che è tornata sotto un governo sostanzialmente nemico.</p>
<h2>Gli aiuti umanitari russi</h2>
<p>Dall&#8217;altro lato della barricata, gli aiuti umanitari russi sono serviti a sostenere la popolazione siriana sotto il governo di <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/chi-e-bashar-al-assad/">Bashar al Assad</a> colpita da anni di guerra e privazioni, cui si è aggiunto il terribile embargo da parte di molte potenze occidentali che flagella la popolazione siriana. Mosca ha rifornito di aiuti umanitari la popolazione siriana, sia quella da sempre sotto il governo, sia delle aree tornate di nuovo sotto il controllo di Damasco dopo la guerra: come avvenuto per esempio nella <strong>Ghouta orientale</strong>.</p>
<h2>L&#8217;accordo Francia-Russia sulla Ghouta orientale</h2>
<p>La stessa area è stata oggetto di un accordo molto interessante siglato fra Russia e Francia per l&#8217;invio di aiuti congiunti nella zona tornata sotto il controllo dell&#8217;esercito governativo. A luglio di quest&#8217;anno, un aereo militare russo, un <strong>Antonov 124</strong>, è decollato dall&#8217;aeroporto della città francese di <strong>Chateauroux</strong> a luglio con a bordo 50 tonnellate di aiuti umanitari. Atterrato nella base di <strong>Khmeimim</strong> in Siria, l&#8217;aereo avrebbe poi trasferito gli aiuti agli uffici dell&#8217;Onu preposti alla distribuzione degli aiuti, la Ocha.</p>
<p>Nella dichiarazione congiunta franco-russa, riportata dal quotidiano britannico <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.telegraph.co.uk/news/2018/07/21/france-russia-carry-first-join-aid-mission-syria/"><em>Telegraph</em></a>, si legge: &#8220;l&#8217;assistenza umanitaria è una priorità assoluta e deve essere distribuita secondo i principi di umanità, neutralità, imparzialità e indipendenza in tutto il territorio siriano senza eccezioni, dove il diritto internazionale umanitario deve essere pienamente rispettato&#8221;.</p>
<p></p>
<p>Ma è chiaro che questa nota nasconde una realtà ben diversa: gli aiuti servivano alla Francia per dimostrare alla Russia di essere<strong> un partner</strong> affidabile e per inserirsi nel complesso gioco degli aiuti all&#8217;interno della Siria. Un gioco difficile, dove chi detiene gli aiuti, detiene l&#8217;influenza sull&#8217;area e su quella determinata popolazione. E Parigi, per anni sostenitrice esclusiva dei ribelli e <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/basi-francia-siria/">presente militarmente nel nord-est della Siria</a> e nel Mediterraneo orientale, serve far capire alla popolazione siriana di essere un Paese che &#8220;si interessa&#8221; alle condizione di vita della popolazione.</p>
<h2>La Turchia e Idlib</h2>
<p>La roccaforte jihadista di <strong>Idlib </strong>è uno dei simboli della politica sugli aiuti umanitari in Siria. Anche in questo caso, gli aiuti sono diventati strumento di influenza e di spartizione di controllo. <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> voleva da subito mostrarsi come il leader amico delle frange ribelli della provincia a sud del confine turco. E per farlo, non solo ha imposto il suo controllo sull&#8217;area di <em>de-escalation</em>, ma ha anche avuto il pieno controllo degli aiuti umanitari. <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.hurriyetdailynews.com/turkey-builds-third-observation-spot-inside-idlib-123027">La costruzione dei punti di osservazione</a> dell&#8217;esercito turco (oggi se ne contano 12) è andata di pari passo con il controllo del confine e del passaggio di convoglio per sostenere la popolazione e le forze ribelli.</p>
<p>E questo controllo è stato praticamente ininterrotto fino ad oggi, quando <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/idlib-accordo/">l&#8217;accordo fra Vladimir Putin ed Erdogan</a> sulla tregua di Idlib ha dato modo ai convogli dell&#8217;Onu di raggiungere la provincia. Ma sempre sotto l&#8217;occhio vigile di Ankara, visto che, come riporta <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.osservatoreromano.va/it/news/primi-aiuti-alla-popolazione-di-idlib"><em>L&#8217;Osservatore Romano</em></a>, &#8220;Ventinove mezzi carichi di alimenti e medicinali sono passati attraverso il <strong>valico di Cilvegözü</strong> nella provincia meridionale di Hatay&#8221;. È quindi sempre Erdogan a controllare il passaggio dei mezzi per gli aiuti, anche se sono delle Nazioni Unite. E di fatto ha le chiavi per la sopravvivenza delle fazioni asserragliate nell&#8217;ultimo ridotto ribelle.</p>
<h2>L&#8217;Italia in Niger: un esempio di strategia degli aiuti</h2>
<p>L&#8217;Italia è esclusa da questa logica strategica degli aiuti umanitari? Non del tutto. E l&#8217;esempio ci viene proprio dal <strong>Niger</strong>, dove di recente <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/l-italia-presto-in-niger-470-soldati-a-niamey-entro-un-anno/">sembra si sia sbloccata la missione</a> dei nostri militari. Il governo italiano ha ingaggiato con quello francese una sfida molto complicata per strappare a Parigi la leadership sul Paese del Sahel. Sfida complicatissima: ma in questo caso anche l&#8217;Italia ha giocato la carta degli aiuti.</p>
<p></p>
<p><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/italia-macron-niger/">Come scritto su questa testata</a>, la diplomazia degli aiuti umanitari di Roma ha prodotto un volo di un Boeing Kc-767 arrivato ad aprile a Niamey carico di medicinali. Mentre ad agosto, &#8221; <a href="https://www.quinewspisa.it/pisa-colera-la-46a-in-niger-con-un-carico-di-farmaci-emergenza-sanitaria-niamey.htm">è arrivato un altro aereo</a>, un C-130J con un carico di circa sette tonnellate di farmaci, presidi medici e un sistema per la depurazione dell’acqua&#8221;. Gli aiuti servono al governo nigerino per rispondere al colera. Ma servono anche all&#8217;Italia per estendere la sua rete di contatti, influenza e far capire di essere una potenza pronta a sostenere il governo e la popolazione locale. E con le elezioni del Paese africano alle porte, strappare accordi aiuta la strategia di penetrazione in Africa.</p>
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		<title>Perché la lotta all&#8217;immigrazione diventa la nuova guerra al terrorismo</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/guerra-immigrazione-terrorismo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Sep 2018 11:16:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Niger]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="934" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8435112.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8435112.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8435112-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8435112-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8435112-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Il controllo dei flussi migratori è considerato, ad oggi, uno dei principali obiettivi della politica estera degli Stati europei. E per farlo, gli Stati dell&#8217;Unione europea, sia singolarmente che come organizzazione, hanno iniziato a impiegare non solo le loro armi politiche, ma anche quelle delle loro forze armate. L&#8217;Africa, negli anni, è diventata un crocevia di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/guerra-immigrazione-terrorismo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="934" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8435112.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8435112.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8435112-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8435112-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8435112-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Il controllo dei<strong> flussi migratori</strong> è considerato, ad oggi, uno dei principali obiettivi della politica estera degli Stati europei. E per farlo, gli Stati dell&#8217;Unione europea, sia singolarmente che come organizzazione, hanno iniziato a impiegare non solo le loro armi politiche, ma anche quelle delle loro forze armate. L&#8217;Africa, negli anni, è diventata un crocevia di <strong>impegni militari</strong>. Operazioni di diversi livelli, da nazionali a internazionali, caratterizzano tutta la fascia sahariana e sub-sahariana. E non c&#8217;è Paese europeo che non abbia come interesse primario quello di intervenire nel continente africano per controllare o interrompere i flussi migratori.</p>
<p>La campagna contro l&#8217;immigrazione di massa sembra essere diventata quella che, fino ai primi anni del Duemila, è stata la <strong>guerra al terrorismo internazionale</strong>. Dopo l&#8217;attacco alle Torri Gemelle del 2001, gli Stati occidentali sono stati coinvolti nella guerra contro il terrore, inviando uomini e mezzi non solo in Asia centrale e Medio oriente, ma anche in Africa. Gli Stati Uniti, con <strong>Africom</strong>, sono coinvolti da anni nel colpire Libia, Somalia e diverse postazioni terroristiche negli Stati del Sahel. Ma se per gli Usa è stato importante il terrorismo come volano per il loro impegno militare in Africa, per altri Paesi la questione è diversa. E per l&#8217;Europa, il nodo immigrazione pesa sulle scelte di politica internazionale anche più del pericolo del terrorismo.</p>
<p>Ecco quindi che se per alcune potenze è il contrasto al terrore (soprattutto di matrice islamista) la chiave per spiegare l&#8217;intervento militare in vaste aree del modo, dal <strong>Medio Oriente</strong> all&#8217;Africa occidentale, per i Paesi europei sono le migrazioni di massa a essere essenziali per giustificare un intervento militare in aree apparentemente distanti.</p>
<p></p>
<p>L&#8217;Italia, in questo senso, è un esempio perfetto. Il nostro intervento al fianco delle forze occidentali nella lotta al terrorismo, soprattutto dopo il 2001, si è gradualmente trasformato in un supporto esterno. Mentre adesso, il vero obiettivo della politica estera di Roma non è più il terrore, ma fermare i flussi migratori che dall&#8217;Africa giungono sulle coste italiane passando per la Libia.</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1189&#8243; gal_title=&#8221;Soldati in Africa&#8221;]</p>
<p>L&#8217;esempio della <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/l-italia-presto-in-niger-470-soldati-a-niamey-entro-un-anno/">missione militare in Niger</a> è cristallino: l&#8217;obiettivo principale dei nostri soldati sarà quello di supportare le forze nigerine nel contrasto al traffico di migranti che giungono in Italia attraverso i trafficanti libici. Il Niger è considerato il cuore del problema: ed è lì che l&#8217;Italia va ad intervenire.</p>
<p></p>
<p>Se l&#8217;immigrazione è il problema: è chiaro che con essa si intrecciano questioni d natura strategica di particolare rilevanza. Come per il terrorismo, e il suo contrasto, sconfiggere che è responsabile del traffico di uomini aiuta i Paesi europei a risolvere uno dei grandi problemi del nostro tempo.</p>
<p>Ma anche possedere le chiavi del controllo dell&#8217;immigrazione è, a sua volta, <strong>un obiettivo di natura strategica</strong>. Perché controllare i flussi non significa solo bloccarli, ma significa anche o modificare le rotte oppure entrare nella politica di un Paese costruendo una partnership sempre maggiore. E così, il sostegno al contrasto al terrorismo, logica con cui si è deciso di intervenire in Paesi mediorientali africani, oggi è sostituto gradualmente dalla lotta al traffico di esseri umani.</p>
<p>Ma gli obiettivi, o comunque i risultati, non sono del tutto differenti. In Niger, come in Libia, la lotta al traffico illegale di persone e il blocco al&#8217;immigrazione clandestina è di fatto una priorità strategica per i governi europei. Ma è anche uno strumento per aumentare la presenza militare in regioni non controllate o controllate da Paesi rivali. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/italia-macron-niger/">La sfida fra Italia e Francia</a> per possedere il controllo di quelle rotte migratorie di fatto si è trasformata in una sfida politica per l&#8217;influenza su quel governo e i governi futuri. La Francia parte avvantaggiata: ma l&#8217;Italia ha lanciato il guanto di sfida per evitare che sia solo Parigi a detenere le chiavi di un Paese da cui nasce il flusso che poi giunge in <strong>Libia</strong>.</p>
<p></p>
<p>È difficile capire se l&#8217;immigrazione sia la causa o l&#8217;obiettivo di queste missioni. Ma è chiaro che siamo di fronte a una sfida mondiale come lo è stato e continua a essere il terrorismo. Anche in questo caso si parla di interventi miliari, di accordi fra paesi, di leadership e di blocchi. E, come per il terrorismo, ci sono Stati che decidono di assumere il controllo di queste nuove missioni spartendosi concretamente le proprie <strong>sfere d&#8217;influenza</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/guerra-immigrazione-terrorismo.html">Perché la lotta all&#8217;immigrazione diventa la nuova guerra al terrorismo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il nuovo fronte jihadista</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/macalli-potrebbe-essere-in-burkina-faso-dove-sorto-un-nuovo-fronte-jihadista.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Sep 2018 08:05:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[G-5 Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Niger]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/macalli-potrebbe-essere-in-burkina-faso-dove-sorto-un-nuovo-fronte-jihadista-168567.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7703751.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7703751.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7703751-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7703751-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7703751-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Burkina Faso è comparso un nuovo fronte jihadista e, secondo fonti francesi di Le Monde, potrebbe essere proprio questa la fazione che ha rapito il nostro connazionale scomparso nelle scorse settime: il missionario italiano Pier Luigi Maccalli stabilitosi in Niger. Il rapimento del missionario italiano, avvenuto nella notte tra il 17 e il 18 settembre in un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/macalli-potrebbe-essere-in-burkina-faso-dove-sorto-un-nuovo-fronte-jihadista.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/macalli-potrebbe-essere-in-burkina-faso-dove-sorto-un-nuovo-fronte-jihadista.html">Il nuovo fronte jihadista</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7703751.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7703751.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7703751-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7703751-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7703751-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>In Burkina Faso è comparso<strong> un nuovo fronte jihadista</strong> e, secondo fonti francesi di <em>Le Monde</em>,<em> </em>potrebbe essere proprio questa la fazione che ha rapito il nostro connazionale scomparso nelle scorse settime: il missionario italiano <strong><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.missioniafricane.it/p-pier-luigi-maccalli-rapito-nella-sua-missione-di-bomoanga-in-niger/">Pier Luigi Maccalli</a> </strong>stabilitosi in Niger.</p>
<p>Il rapimento del missionario italiano, avvenuto nella notte tra il 17 e il 18 settembre in un villaggio 125 km a sud ovest della capitale nigeriana di Niamey &#8211; dove il contingente italiano si è appena stabilito per dare il via all&#8217;<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/l-italia-presto-in-niger-470-soldati-a-niamey-entro-un-anno/" target="_blank" rel="noopener">Operazione &#8220;Misin&#8221;</a> &#8211; ha palesato alle autorità nigerine la minaccia degli &#8220;sconfinamenti&#8221; dei gruppi jihadisti che adesso operano su entrambi i confini nigerini occidentali. Non solo dal Mali, ma anche dal <strong>Burkina Faso</strong> dunque, dove negli ultimi mesi è comparso un nuovo &#8220;fronte jihadista&#8221; secondo quanto riportato dai servizi di sicurezza del Burkina Faso vicini a Parigi, che operando attivamente nel Sahel e lungo la fascia del cosiddetto &#8220;G5&#8221; in funzione anti-terrorismo (<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.defense.gouv.fr/operations/operations/barkhane/dossier-de-presentation-de-l-operation-barkhane/operation-barkhane">Operation Barkhane</a>), possiede rapporti consolidati nella regione, e conserva il retaggio proveniente dell’esperienza coloniale.</p>
<p>Per le autorità locali, i rapitori di Pier Luigi Maccalli sono arrivati ​​su motociclette dal Burkina Faso, il cui confine è discretamente vicino al villaggio di Bamoanga, dove risiedeva il missionario. L&#8217;area orientale del Burkina sembra essere sfuggita di mano al controllo del governo centrale di Ouagadougou, e questo potrebbe aver permesso <strong>la proliferazione di gruppi estremisti di matrice jihadista</strong> che intendono prendere ostaggi per finanziare le propria &#8220;guerra&#8221;. Appena due giorni prima dal rapimento di Macalli, nove persone sono rimaste uccise in un doppio attacco considerato sempre di matrice jihadista. Lo scorso mese sette militari della <em>Forces de défense et de sécurité</em> (FDS) burkinabé avevano perso la vita in seguito all&#8217;<strong><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://lesechosdufaso.net/attaques-armees-contre-les-fds-une-oeuvre-de-demoralisation-apres-lechec-de-loccupation-du-sahel/">esplosione di uno Ied</a></strong> &#8211; improvised explosive device &#8211; sistemato sulla strada che venne innescato dal passaggio dei veicoli che li trasportavano. Altri cinque soldati erano morti in circostanze simili durante un altro attentato teso alla fine del mese luglio.</p>
<p></p>
<p>Gli attacchi e il recente rapimento non sono stati rivendicati, a differenza di quello lanciato lo scorso marzo ai datti dell&#8217;ambasciata francese di Ouagadougou; attentato che era stato rivendicato dal <strong>Groupe de soutien à l’islam et aux musulmans</strong> (Gisim): un gruppo locale affiliato ad Al Qaeda.  &#8220;L&#8217;identità dei gruppi che operano nel Burkina Faso orientale rimane misteriosa&#8221;,  ha affermato una fonte diplomatica francese.</p>
<p>&#8220;Il processo di identificazione è in corso&#8221;, secondo quanto riportato da <em>Le Monde</em>, ma l&#8217;ipotesi della presenza di una nuova cellula terroristica autonoma sorta in Burkina Faso sembra farsi concreta. Secondo il ricercatore presso l&#8217;International Development Research Center ed ex membro delle forze di sicurezza, <a href="https://www.lemonde.fr/afrique/article/2018/09/05/nous-assistons-a-la-naissance-d-une-nouvelle-cellule-terroriste-au-burkina-faso_5350644_3212.html">Mahamoudou Savadogo</a>, &#8220;alcuni militanti dello <strong>Stato islamico nel Grande Sahara</strong> (operante in Mali, <em>ndr</em>) si sarebbero ritirati nell&#8217;est del Burkina&#8221;; così la cellula si è organizzata &#8220;con il supporto di influenti leader delle comunità locali. I suoi capi sarebbero figli di dignitari della regione,<strong> radicalizzati dopo un soggiorno in Mali</strong> &#8220;.</p>
<p>Secondo le autorità locali e quelle francesi &#8211; probabilmente dopo una consultazione con il Dgse &#8211; questi gruppi prosperano in una regione boscosa e scarsamente popolata, completamente abbandonata dal controllo dello Stato e priva di ogni criterio di &#8220;sicurezza&#8221;. Quest&#8217;area, zona di confine tra Togo, Niger e Benin si trova per altro in punto cieco per la sopracitata <strong>operazione &#8220;Barkhane&#8221;</strong> &#8211; missione che sorveglia con gli occhi elettronici dei droni a lungo raggio Mq-9 dell&#8217;Armée de L&#8217;Air <strong>la fascia del &#8220;G5&#8221;</strong> che interessa anche Mali, Niger e Burkina Faso, ma che concentra la sua attenzione nelle zone desertiche più a nord.</p>
<p></p>
<p>Nonostante i contingenti militari presenti in loco, francesi americani e<strong> oggi anche italiani</strong>, stiano lanciando l&#8217;allarme dalle loro basi dove addestrano le forze di sicurezza locali, <strong>la situazione sembra essere peggiorata gradualmente, </strong>in Niger e in Burkina.</p>
<p>&#8220;Ci sono nuovi allarmi terroristici nell&#8217;est e siamo preoccupati per la debolezza della risposta delle autorità&#8221;, ha riportato una fonte diplomatica francese. Attualmente l&#8217;<strong>esercito burkiné i servizi di sicurezza sono allo sbando</strong>: conseguenza della caduta del presidente Compaoré. Il reggimento di sicurezza presidenziale è stato smantellato, e questa élite delle forze speciali del Burkina Faso non è mai stata sostituita. Questo ha prodotto una lacuna nella sicurezza che ha visto la libera proliferazione di bande armate nelle zone più remote dello stato.</p>
<p>L&#8217;Operazione francese Barkhane</p>
<p>Attualmente il contingente francese noto come <strong>G5 Sahel Joint Force</strong>, il più attivo nell&#8217;area in prossimità del Burkina Faso, è composto da una forza di 4.500 uomini e donne delle forze armate francesi che sotto il comando del generale Bruno operano in oltre 4 stati africani che compongono la fascia del G5. Dislocati su 8 basi stabili e temporanee &#8220;avanzate&#8221; tra Ciad, Mali, e Niger, in supporto all&#8217;operazione ci sono oltre 500 mezzi terrestri, 19 elicotteri Puma, 4 droni di sorveglianza Mq-9 e 14 da velivoli da trasporto, rifornimento e da caccia.</p>
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		<title>L&#8217;Italia sarà presto in Niger:  ecco cosa prevede la missione</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/l-italia-presto-in-niger-470-soldati-a-niamey-entro-un-anno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Sep 2018 11:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Niger]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_4721865.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_4721865.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_4721865-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_4721865-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_4721865-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Approvata nello scorso mese di gennaio, la missione italiana in Niger si è trasformata subito in un autentico &#8220;giallo&#8221;. I militari italiani giunti a Niamey, capitale del paese africano, per mesi sono stati costretti a risiedere all&#8217;interno di una base americana senza armi e munizioni. Niente supporto logistico alle truppe locali, niente possibilità di poter &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-italia-presto-in-niger-470-soldati-a-niamey-entro-un-anno.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_4721865.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_4721865.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_4721865-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_4721865-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_4721865-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.avvenire.it/attualita/pagine/oggi-il-s-allinvio-di-militari-la-difesa-nessuno-combatter">Approvata nello scorso mese di gennaio</a>, la missione italiana in <strong>Niger</strong> si è trasformata subito in un autentico &#8220;giallo&#8221;. I militari italiani giunti a Niamey, capitale del paese africano,<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.panorama.it/news/esteri/nostri-soldati-niger-ai-domiciliari/"> per mesi sono stati costretti a risiedere all&#8217;interno di una base americana senza armi e munizioni</a>. Niente supporto logistico alle truppe locali, niente possibilità di poter essere operativi, l&#8217;Italia in Niger è sembrata andare incontro ad un<strong> autentico flop</strong>. Adesso sembra che la situazione si sia sbloccata. Almeno così afferma il ministro della difesa, <strong>Elisabetta Trenta</strong>, la quale in una nota<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/ministro-trenta-sbloccata-missione-niger-controllo-dei-1578473.html"> ha confermato il via libera definitivo della missione italiana nel paese subsahariano</a>. </p>
<p>Gli obiettivi della missione</p>
<p>La missione in Niger, come detto, ha avuto il via libera del parlamento a gennaio. La legislatura era ancora quella passata, la missione è stata dunque architettata durante il<strong> governo Gentiloni</strong> e rientra in un piano più complessivo volto a rivalutare la presenza italiana nel Sahel. Infatti, proprio ad inizio 2018, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/litalia-sempre-piu-presente-niger-fermare-migranti-jihadisti/">l&#8217;allora ministro degli esteri Alfano ha inaugurato a Niamey</a> la prima ambasciata italiana nell&#8217;area del Sahel e, proprio in quell&#8217;occasione, è diventata concreta la possibilità della presenza delle nostre truppe in Niger. L&#8217;obiettivo principale è da subito apparso quello del contrasto all&#8217;immigrazione. Dal Niger infatti partono più del 90% dei migranti dell&#8217;area Ecowas diretti verso la Libia i quali, da lì, poi cercano di imbarcarsi verso l&#8217;Italia. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cosi-la-cedeao-agevola-migranti-raggiungere-leuropa/">L&#8217;area Ecowas è una sorta di Unione Europea del Sahel</a>: si tratta di una zona di libero scambio tra Niger, Burkina Faso, Mali, Nigeria, Ghana, Costa d&#8217;Avorio, Senegal ed altri paesi che si affacciano sull&#8217;Atlantico. </p>
<p>Non esistono dogane o frontiere sigillate, dunque è molto semplice arrivare da questi paesi nel Niger che, a sua volta, confina a nord con una Libia senza alcuno Stato e dunque senza alcun controllo. Ecco perchè Niamey, Agadez ed altre città nigerine sono oramai diventate crocevia essenziale nelle rotte dei migranti. Si giunge in Niger con normali mezzi di linea, poi nel nord del paese africano si pagano i carovanieri. Quest&#8217;ultimi, a bordo dei pick up, trasportano i migranti verso il confine con la Libia. <strong>Da qui in poi entrano quindi in gioco i trafficanti presenti in Libia</strong>, con tutto ciò che ne consegue per la vita degli stessi migranti e per il fenomeno dell&#8217;immigrazione nel Mediterraneo. </p>
<p></p>
<p>“L&#8217;Italia entrerà in pieno supporto del governo nigerino e assisterà le autorità locali attraverso delle unità di addestratori, uomini e donne delle Forze armate con alte specialità e professionalità &#8211; <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/a/5ba3dc1e0b2651.74978053/2077054/2018-09-20/difesa-ministro-trenta-sbloccata-missione-in-niger-per-controllo-flussi-migratori/linked">ha dichiarato il ministro Trenta nella giornata di giovedì</a> &#8211; Formeranno le forze nigerine al fine di rafforzare il controllo sul territorio. Tutto questo, seguendo ovviamente le esigenze, le richieste e le necessità di Niamey.&#8221; Dunque, il ruolo degli italiani dovrebbe essere quello di <strong>addestrare le truppe locali</strong> al fine di rafforzare i controlli ed impedire ai carovanieri di portare con estrema facilità i migranti verso la Libia. La missione, si precisa dal ministero della Difesa, <strong>dovrebbe arrivare nei prossimi mesi ad avere un massimo di 470 uomini</strong> schierati nel paese africano. Per adesso, nel primo semestre, si arriverà ad un massimo di 120 soldati italiani stanziati in Niger. La missione dovrebbe essere operativa ed effettiva a partire dal mese si ottobre. </p>
<p>Lo zampino francese nello stallo della missione</p>
<p><strong>Il ritardo però nella partenza della missione italiana è notevole</strong>. Da gennaio a settembre sono trascorsi otto mesi, senza che qualcosa si sia realmente sbloccato. Nello scorso mese di marzo un reportage da Niamey ha sottolineato l&#8217;impossibilità degli italiani giunti per i primi impegni logistici di operare. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/lo-stallo-dellitalia-in-niger/">Rinchiusi in una base americana,</a> i nostri militari non hanno potuto effettuare nemmeno perlustrazioni in vista dell&#8217;arrivo degli altri soldati. Il perchè viene visto, secondo diverse ricostruzioni, nelle mosse dell&#8217;Eliseo che non vedrebbe di buon occhio la presenza italiana in Niger. Il paese africano è stato una colonia francese e Parigi attualmente tiene a mantenere una profonda influenza sulle sorti di Niamey. Da qui il colosso dell&#8217;energia Areva estrae gran parte dell&#8217;<strong>uranio</strong> che serve ad alimentare le centrali nucleari in Francia, ovviamente con royalties quasi irrisorie. Ma non solo: il Niger appare strategico in quanto paese ponte tra la Libia ed il Sahel. Chi mette piede qui ha la sicurezza di poter avere un determinato peso specifico tanto in Libia, quanto nell&#8217;Africa sub sahariana.</p>
<p>È per questo motivo che da Parigi non sono arrivate molte approvazioni nei riguardi di Roma per la missione dei nostri soldati. Con la sua presenza a Niamey, anche l&#8217;Italia potrebbe avere un punto di osservazione privilegiato sia per i suoi interessi in Libia che per quelli inerenti la parte occidentale del continente nero. E questo, nell&#8217;ottica del braccio di ferro tra Francia ed Italia per il controllo delle risorse libiche e non solo, ha indispettito e non poco l&#8217;Eliseo. Del resto Parigi, oltre ai legami consolidati durante il periodo coloniale, <strong>qui ha installato diverse basi e sono presenti non pochi contingenti francesi soprattutto nel nord del Niger</strong>, lì dove sono presenti gran parte dei giacimenti di uranio. La presenza di italiani potrebbe aver rappresentato, nei piani del governo francese, un&#8217;autentica palla al piede.</p>
<p></p>
<p>Una prima prova delle presunte responsabilità francesi nello stallo della missione italiana in Niger, potrebbe provenire proprio dall&#8217;atteggiamento del governo nigerino nei mesi scorsi. In particolare da quello del ministro dell&#8217;interno, <strong>Mohamed Bazoum</strong>: astro nascente della politica locale, è stato accreditato di buoni rapporti personali con Macron e diversi politici francesi. Proprio lui nei mesi scorsi ha tuonato contro l&#8217;installazione di altri contingenti stranieri, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.askanews.it/esteri/2018/02/25/niger-proteste-contro-legge-finanziaria-e-basi-militari-straniere-pn_20180225_00068/">appoggiando anche le proteste popolari contro la presenza di altri militari stranieri in Niger</a>. In un&#8217;intervista a <em><a href="http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Niger-Ministro-Interni-nessun-accordo-con-Italia-per-missione-militare-b4e83ed6-e3a7-4e87-b59b-0ffd9a410ab3.html">Rainews24</a></em>, Bazoum si è anche spinto oltre affermando la non esistenza di accordi tra Niamey e Roma: &#8220;Ho appreso la notizia del via libera alla missione italiana soltanto dai media&#8221;, ha dichiarato a marzo il ministro nigerino. </p>
<p>Il Niger nuova &#8220;caserma d&#8217;Africa&#8221; </p>
<p><strong>Adesso dunque la missione pare essersi sbloccata</strong>. Dietro il disco verde annunciato dal ministro Trenta, ci sarebbe un importante lavoro diplomatico avviato già nel mese di giugno. Proprio in quel mese il presidente del Niger, <strong>Mahamadou Issoufou</strong>, è stato a Roma ricevuto dal premier Giuseppe Conte. Per l&#8217;Italia essere in Niger è importante e non soltanto per la questione immigrazione. <a href="https://www.huffingtonpost.it/marco-perduca/gentiloni-in-niger-come-cavour-in-crimea_a_23317882/">Come scritto da Marco Perduca </a>alla vigilia della discussione in parlamento del decreto di autorizzazione della missione, l&#8217;invio di un contingente italiano in Niger si potrebbe paragonare alla mossa effettuata da Cavour in Crimea.<strong> Inviare cioè qualche centinaio di uomini per far notare la propria presenza</strong> in un&#8217;area diventata fondamentale nel contesto geopolitico africano e non solo. I soldati italiani non avranno compiti di pattugliamento o di combattimento, bensì solo di addestramento. In poche parole, per Roma l&#8217;importante a questo punto è esserci.</p>
<p>Come per l&#8217;Italia, anche per tanti altri Paesi. Non solo la Francia, ma anche gli Usa: qui Washington ha installato diverse basi dove operano gruppi speciali e da dove partono, con destinazione spesso la Libia, centinaia di droni al giorno. Per gli americani il Niger, secondo le dichiarazioni del Pentagono, è essenziale soprattutto per la lotta al terrorismo. Ma nel Paese africano sono presenti anche<strong> soldati tedeschi e canadesi</strong>. In poche parole, per via della sua posizione geografica e delle sue risorse, il Niger si è ritrovato crocevia di alcuni dei più importanti passaggi geopolitici attuali. </p>
<p></p>
<p>A questo bisogna aggiungere anche la competizione di natura economica. La<strong> Cina </strong>sta insidiando la Francia per quanto riguarda lo sfruttamento dell&#8217;uranio, Pechino e Niamey sono apparse sempre più vicine negli ultimi mesi. Il governo locale potrebbe sottoscrivere nei prossimi anni patti con il gigante asiatico dal valore doppio rispetto ai contratti firmati con i francesi. Un tutti contro tutti dunque, dove si intrecciano svariati interessi strategici. E dove, purtroppo, in tutto questo la popolazione appare sempre più povera e tra le più sofferenti del pianeta. </p>
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		<title>Macron vuole controllare il Sahel E fa di tutto per fermare l&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/macron-sahel-italia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Sep 2018 07:22:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Forze speciali francesi]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Niger]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180829163605_27157436.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180829163605_27157436.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180829163605_27157436-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180829163605_27157436-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180829163605_27157436-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La notte del 27 agosto due Mirage dell&#8217;aviazione francese hanno colpito lo Stato islamico in Mali uccidendo Mohamed Ag Almouner, uno dei leader dell&#8217;organizzazione terrorista nel Grande Sahara. Il ministero della Difesa francese ha annunciato che, insieme a lui, sono morti anche due civili, una donna e un ragazzo. L&#8217;attacco del 27 agosto è stato l&#8217;ennesimo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/macron-sahel-italia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180829163605_27157436.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180829163605_27157436.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180829163605_27157436-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180829163605_27157436-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180829163605_27157436-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La notte del 27 agosto due Mirage dell&#8217;aviazione francese <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reuters.com/article/us-france-mali/france-says-it-kills-top-islamic-state-official-in-mali-operation-idUSKCN1LC21H">hanno colpito</a> lo Stato islamico in Mali uccidendo <strong>Mohamed Ag Almouner</strong>, uno dei leader dell&#8217;organizzazione terrorista nel Grande Sahara. Il ministero della Difesa francese ha annunciato che, insieme a lui, sono morti anche due civili, una donna e un ragazzo.</p>
<p>L&#8217;attacco del 27 agosto è stato l&#8217;ennesimo raid della Francia in Mali ed è inserito all&#8217;interno dell&#8217;Operazione Barkhane, una delle più imponenti campagne militari delle forze armate di Parigi. Sono <strong>4mila i soldati francesi</strong> impegnati in tutta l&#8217;Africa occidentale, in quel Sahel che è diventato centrale nelle dinamiche del terrorismo e dell&#8217;immigrazione clandestina. E Parigi non ha mai fermato le manovre.</p>
<p>L&#8217;impegno francese nel Sahel</p>
<p>Le forze francesi sono presenti in Sahel con migliaia di uomini, ma anche con aerei, droni e mezzi pesanti. E le loro basi, oltre a quelle delle principali città dei Paesi della regione, sono anche composte di campi nel <strong>deserto</strong>, le <em>plateformes désert relais</em>, che aiutano le forze speciali a operare in piena autonomia rispetto alle truppe di terra.</p>
<p>Un impegno profondo che dura da decenni. Perché la Francia, dal Sahel, non se n&#8217;è mai andata realmente. Negli anni Ottanta del secolo scorso, ci fu la prima missione delle forze di Parigi: l&#8217;<strong>Opération Épervier</strong>. Una missione lunghissima. Le truppe francesi arrivarono nell&#8217;area come forza dissuasiva per dividere l&#8217;esercito libico da quello del Ciad. Poi, negli anni, il loro scopo è stato quello di contrastare l&#8217;insorgenza dell&#8217;islamismo.</p>
<p>Quando la Épervier stava per concludersi, la Difesa francese optò per un&#8217;altra missione: l&#8217;<strong>Opération Serval</strong>. Questa volta, le truppe furono inviate in Mali. Una missione in cui la Francia aveva investito molto, considerando il dispiegamento di uomini, aerei e anche mezzi navali: ma la missione è conclusa un anno dopo con risultati tutto sommato miseri.</p>
<p></p>
<p>Proprio per ovviare al magro bottino dell&#8217;operazione Serval, Parigi, nel 2014, ha optato per un approccio diverso. E fu così che nacque l&#8217;operazione Barkhane, arrivata oggi al suo terzo anno di attività e in cui furono inglobati anche gli uomini e gli obiettivi della Serval.</p>
<p>L’<strong>Opération Barkhane </strong>si differenzia dalle altre operazioni per l&#8217;estensione del territorio in cui agisce: il Sahel. Non è più un&#8217;operazione in un singolo Paese, ma in tutti gli Stati che compongono il cosiddetto<strong> G-5 Sahel</strong> e cioè: Burkina Faso, Ciad, Mali, Niger e Mauritania. È pertanto <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.defense.gouv.fr/operations/operations/sahel/dossier-de-presentation-de-l-operation-barkhane/operation-barkhane">una missione diversa</a>, orientata su un contrasto a un fenomeno regionale e che fa comprendere come per la Francia l&#8217;idea non è più quella di operare in un singolo contesto nazionale ma in tutta l&#8217;area di suo interesse strategico. L&#8217;obiettivo non è più il singolo pericolo nel singolo Stato, ma assumere <strong>il controllo di tutta l&#8217;Africa occidentale </strong>legata a Parigi.</p>
<p>Il Sahel, per la Francia, è essenziale</p>
<p><strong>Il Sahel è essenziale</strong>. Lì c&#8217;è tutto: interessi economici, politici, strategici e di sicurezza. E per questo la Francia non intende lasciare la regione. Perdere il controllo di quei territori sia contro i nemici interni &#8211; in particolare le frange ribelli di alcuni Paesi e <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.analisidifesa.it/2015/03/operazione-berkhane-la-guerra-di-parigi-ai-jihadisti-nel-sahel/">i gruppi islamisti</a> &#8211; sia rispetto ai partner&#8221; occidentali, si tratterebbe di una sconfitta strategica per la Francia. Non è un problema di leadership, è un problema quasi esistenziale per Parigi.</p>
<p><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/uranio-petrolio-jihad-pilastri-della-guerra-francese-nel-sahel/">Basti pensare a un dato</a>, che riguarda le materie prime, per capire gli interessi francesi nell&#8217;area:<strong> il 30% dell&#8217;uranio</strong> che le centrali nucleari francesi utilizzano per fornire energia al Paese, proviene dal Niger. Se la società francese <strong>Areva</strong> produce energia elettrica in Francia, è grazie alle miniere africane. E lì, i gruppi ribelli hanno intensificato i loro sforzi perché sanno che significa colpire il cuore degli interessi dei transalpini.</p>
<p>Se a questo si aggiunge il problema del terrorismo islamico che la Francia ha poi direttamente sul suo territorio, ma soprattutto la volontà di non perdere i tradizionali rapporti post-coloniali con quei Paesi, si capisce perché la Francia non solo vuole avere il pieno controllo delle operazioni militari nell&#8217;area, ma vuole anche decidere quali partner occidentali far collaborare nella regione. E noi italiani, non siamo di loro gradimento.</p>
<p>Macron non vuole l&#8217;Italia in Sahel</p>
<p><strong>L&#8217;Italia non piace a Emmanuel Macron</strong>. E adesso, con il governo composto da Lega e Movimento Cinque Stelle, la situazione non è certo migliorata. È dai tempi del governo Gentiloni che l&#8217;Italia ha messo piede in Niger con poche decine di uomini. Il ministro della Difesa, <strong>Elisabetta Trenta</strong>, ha già chiarito che il governo italiano intende dare seguito ai propositi della missione per evitare che questi uomini rimangano pochi e confinati in un&#8217;area di una base americana.</p>
<p>La missione <strong>Misin</strong>, guidata dal generale di brigata Antonio Maggi, dovrebbe avere più uomini, una sede operativa autonoma, e maggiore capacità operativa. Ma finora, tutto (o quasi) sembra remare contro i nostri militari. Ed il &#8220;merito&#8221; è di Macron.</p>
<p>A confermare lo zampino di Parigi nella mancata operatività della nostra missione italiana in Niger, arrivano le indiscrezioni di alcuni funzionari francesi a <em><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2018/08/31/news/i-nostri-soldati-sono-ancora-bloccati-in-niger-quanto-conta-lo-zampino-della-francia-211832/">Il Foglio</a></em>. Come spiega il quotidiano, &#8220;la Francia non condivide gli obiettivi italiani, e dunque starebbe rendendo più difficile del previsto l&#8217;azione di Roma tramite i suoi contatti con alcune figure chiave del governo nigerino&#8221;. Insomma, <strong>c&#8217;è una vera e propria sfida fra Italia e Francia</strong>.</p>
<p>Sempre secondo <em>Il Foglio</em>, &#8220;<strong>Jean-Yves Le Drian</strong>, ministro degli Esteri francese e molto influente nella strategia africana di Macron, <strong>non gradirebbe l&#8217;intervento autonomo italiano</strong> nel nord del paese, che interferirebbe con gli equilibri in Libia, Stato con cui il Niger confina nella parte settentrionale&#8221;.</p>
<p>Lo Stato maggiore francese ha più volte dichiarato che è ben contento che i partner occidentali partecipino in Niger. Ma non è certo un caso che Macron abbia preferito siglare un accordo con la Gran Bretagna per l&#8217;arrivo di un centinaio di uomini e elicotteri piuttosto che appoggiare il nostro intervento, nonostante (in teoria) siamo entrambi Stati dell&#8217;Unione europea. E questo perché <a href="http://www.occhidellaguerra.it/italia-macron-niger/">l&#8217;Italia sta cercando di scalfire l&#8217;influenza francese</a> in Niger: obiettivo che non hanno gli altri partner occidentali.</p>
<p></p>
<p>Del resto le elezioni non sono lontane. Il Niger andrà al voto nel 2021 e il presidente Mahamadou Issoufou non potrà ricandidarsi. La sfida è, almeno fino adesso, tra <strong>Hassoumi Massaoudou</strong>, ministro delle Finanze, e <strong>Mohamed Bazoum</strong>, ministro dell&#8217;Interno, che è molto vicino a Jean-Yves Le Drian. L&#8217;Italia sta iniziando ad aumentare il suo supporto al governo nigerino attraverso gli aiuti umanitari. E non è un strategia secondaria in un Paese devastato dalle epidemie. E questi aiuti sono stati apprezzati dal presidente e dal suo entourage. E questa corrispondenza fra Roma e Niamey dà molto fastidio al presidente Macron.</p>
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		<title>Tra Roma e Parigi è guerra d&#8217;Africa E ora l&#8217;Italia sfida Macron in Niger</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/italia-macron-niger.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Aug 2018 06:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Niger]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1040" height="562" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/7284932.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/7284932.jpg 1040w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/7284932-300x162.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/7284932-768x415.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/7284932-1024x553.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1040px) 100vw, 1040px" /></p>
<p>La guerra diplomatica fra Francia e Italia va ben al di là del confine della Libia. È più a sud, in Niger, che pulsa il cuore del fenomeno migratorio, ma anche il vero grande centro d&#8217;interesse europeo nel Sahel. Europeo ma anche americano. Gli Stati Uniti hanno da tempo i loro soldati in territorio nigerino &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/italia-macron-niger.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1040" height="562" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/7284932.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/7284932.jpg 1040w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/7284932-300x162.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/7284932-768x415.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/7284932-1024x553.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1040px) 100vw, 1040px" /></p><p>La guerra diplomatica fra <strong>Francia</strong> e <strong>Italia</strong> va ben al di là del confine della Libia. È più a sud, in Niger, che pulsa il cuore del fenomeno migratorio, ma anche il vero grande centro d&#8217;interesse europeo nel Sahel. Europeo ma anche americano. Gli Stati Uniti hanno da tempo i loro soldati in territorio nigerino (la morte dei quattro Berretti verdi lo ha dimostrato in maniera inequivocabile) e stanno costruendo <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.washingtonpost.com/world/national-security/pentagon-set-to-open-second-drone-base-in-niger-as-it-expands-operations-in-africa/2014/08/31/365489c4-2eb8-11e4-994d-202962a9150c_story.html?utm_term=.b080012d2db4">una base per i droni</a> nei pressi di <strong>Agadez</strong>, la Niger Air Base 201, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reuters.com/article/us-niger-security/u-s-building-100-million-drone-base-in-central-niger-idUSKCN12023L">per 110 milioni di dollari</a>.</p>
<p>L&#8217;Italia è sempre stata considerata una potenza marginale, se non del tutto esclusa, dal Niger. La Francia, sia per il passato coloniale sia per le migliaia di unità presenti in quel territorio con <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.defense.gouv.fr/operations/operations/sahel/dossier-de-presentation-de-l-operation-barkhane/operation-barkhane">l&#8217;operazione Barkhane</a>, ha sempre avuto il pieno controllo della situazione.</p>
<p>Ma <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/03/conte-e-macron-rivali-in-niger-un-imbarazzo-internazionale/4534133/#cComments">le cose stanno cambiando</a>: gli europei hanno capito che per bloccare il flusso dei migranti e tutti i traffici che esso comporta, devono andare in Niger. Parigi ha più volte chiesto a Washington un aiuto: truppe francesi e quelle del <strong>G-5 Sahel</strong> non bastano. Ma su una missione italiana, hanno sempre posto il veto. Tanto che Macron ha preferito avere il supporto britannico piuttosto che quello italiano.</p>
<p></p>
<p>Soltanto che adesso la situazione è cambiata. E l&#8217;Italia, che da molti mesi ha deciso di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/17/missione-in-niger-la-camera-da-lok-fi-e-fdi-votano-a-favore-contrari-leu-e-m5s-interessi-neocoloniali-rischiosi-per-italia/4098971/">far partire una missione in Niger</a>, sembra intenzionata a tirare dritto. La sfida per il controllo dei flussi migratori passa, inevitabilmente, per quel Paese. Avere la Libia dalla propria parte è un bene. Ma riuscire a controllare il flusso prima che migliaia di persone arrivino sul suo libico, sarebbe una conquista decisamente più importante.</p>
<p>Il ministro della Difesa <strong>Elisabetta Trenta</strong> lo ha ribadito alcuni giorni fa al Senato, sia in Commissione Esteri che in Commissione Difesa. &#8220;La missione in Niger è assolutamente importante, è da lì che passano i flussi migratori. Vorremmo riuscire a farla partire, abbiamo bisogno del consenso del governo, vorremmo essere sicuri di averlo, dopodiché siamo disponibili a settare la missione come ci viene richiesto&#8221;. </p>
<p>È quello il <strong>fianco Sud della Nato</strong>: è lì il vero confine degli interessi europei. Ed è fino a lì che si estende il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/mediterraneo-allargato/">Mediterraneo allargato</a>, quella grande area geopolitica di cui avremo la cabina di regia insieme agli Stati Uniti, come confermato da Giuseppe Conte dopo l&#8217;incontro con Donald Trump.</p>
<p></p>
<p>La missione italiana in Niger, come spiegava a giugno Fausto Biloslavo per <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/missione-italiana-niger-i-risvolti-figuraccia-1535202.html">Il Giornale</a></em>, &#8220;è una <strong>missione fantasma</strong> partita male, che sta proseguendo peggio in una specie di stallo soprattutto politico&#8221;. Questo stallo sembra essere finito in questi giorni, complice la volontà del governo di insidiare l&#8217;ascesa di <strong>Emmanuel Macron</strong> in Nordafrica.</p>
<p>Ma è soprattutto <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/conte-trump/">la benedizione di Washington</a> al ruolo di Roma in quell&#8217;area a poter essere il vero scatto per la missione. I soldati della Missione bilaterale di Supporto nella Repubblica del Niger (<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.difesa.it/OperazioniMilitari/op_intern_corso/Niger_missione_bilaterale_supporto/Pagine/default.aspx">Misin</a>), guidati dal generale di brigata<strong> Antonio Maggi</strong>, potrebbero quindi essere non più poche decine. E si torna a parlare di una vera base italiana, probabilmente a ridosso del confine con la Libia. Finora, le nostre truppe sono di stanza nella base statunitense.</p>
<p>L&#8217;Italia intanto ha iniziato a tessera la sua trama con il governo del Niger attraverso una diplomazia particolare ma molto utile: quella degli aiuti umanitari. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Niger-missione-militare-italiana-dona-medicinali-d00816e4-f3e0-49b4-b248-47633edd1b7f.html">Ad aprile</a>, un Boeing Kc-767 dell&#8217;Aeronautica Militare ha portato a Niamey il primo <strong>carico di medicinali</strong>. E pochi giorni fa <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.quinewspisa.it/pisa-colera-la-46a-in-niger-con-un-carico-di-farmaci-emergenza-sanitaria-niamey.htm">è arrivato un altro aereo</a>, un C-130J con un carico di circa sette tonnellate di farmaci, presidi medici e un sistema per la depurazione dell&#8217;acqua. Gli<strong> aiuti umanitari</strong> arrivati in questi giorni e donati dal ministero degli Esteri e dal ministero della Difesa sono parte degli accordi Roma e Niamey per l&#8217;emergenza <strong>colera</strong>, che sta colpendo la popolazione nigerina.</p>
<p></p>
<p>La penetrazione nelle trame nigerine e del Sahel passa anche attraverso questo tipo di accordi, che sono politici prima ancora che umanitari. E per noi è fondamentale. L&#8217;arrivo della <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2018/07/01/news/libia_la_missione_italiana_a_ghat_scatena_i_sospetti_di_haftar-200507918/">task force italiana a Ghat</a>, città libica dove si incrociano i confini di Libia, Niger e Algeria, è un altro tassello. L&#8217;Italia si sta muovendo e questo, evidentemente, non piace a Parigi, che con i suoi 4mila uomini della Barkhane considera il Sahel terra di sua stretta sorveglianza. Ma le cose stanno cambiando. E Macron non è più apprezzato come un tempo a Washington.</p>
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		<title>Missione italiana in Niger  I risvolti di una figuraccia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/missione-italiana-niger-risvolti-figuraccia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jun 2018 07:10:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Niger]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1040" height="562" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/7284932.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/7284932.jpg 1040w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/7284932-300x162.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/7284932-768x415.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/7284932-1024x553.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1040px) 100vw, 1040px" /></p>
<p>L&#8217;intervento militare italiano in Niger è una missione fantasma partita male, che sta proseguendo peggio in una specie di stallo soprattutto politico. «A Roma tutti sostengono che al momento hanno altro di più urgente a cui pensare», spiega una fonte qualificata de il Giornale riferendosi al governo uscente e a quello che, prima o poi, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/missione-italiana-niger-risvolti-figuraccia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1040" height="562" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/7284932.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/7284932.jpg 1040w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/7284932-300x162.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/7284932-768x415.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/7284932-1024x553.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1040px) 100vw, 1040px" /></p><p>L&#8217;intervento militare italiano in <strong>Niger</strong> è una missione fantasma partita male, che sta proseguendo peggio in una specie di stallo soprattutto politico. «A Roma tutti sostengono che al momento hanno altro di più urgente a cui pensare», spiega una fonte qualificata de <em>il Giornale</em> riferendosi al governo uscente e a quello che, prima o poi, dovrebbe arrivare.</p>
<p>Il risultato è che una quarantina di soldati del team di ricognizione italiano, accampato nella base americana di Niamey, la capitale del Niger con alla testa il generale di brigata <strong>Antonio Maggi</strong>, fanno ancora la spola fra i ministeri locali per predisporre la missione. E al massimo organizzano l&#8217;arrivo di 27 tonnellate di <strong>medicinali</strong> per la scassata sanità locale come donazione. Il primo C-130 decollato da Pisa era arrivato in aprile e il secondo il 28 maggio. Un modo come un altro per tenersi buono il governo del Niger, che fomentato dietro le quinte da Parigi, ha alzato fin dall&#8217;inizio le barricate contro la missione italiana. «Eppure il contingente francese presente sul terreno ha fatto chiaramente capire che non vede l&#8217;ora di venire sgravato dai compiti di addestramento delle truppe locali quando gli italiani diventeranno operativi» spiega la fonte de <em>il Giornale</em>.</p>
<p>In teoria la pianificazione prevedeva un primo dispiegamento a giugno di almeno altri 120 uomini fra la capitale e Agadez, la città principale a 700 km dal confine libico. L&#8217;intervento è stato approvato dal Parlamento in gennaio dando il via libera a 470 uomini, 130 mezzi e 2 velivoli. Il costo della Missione bilaterale di supporto in Niger (Misin) è di 40 milioni di euro. Il mandato è addestrare e rafforzare le forze nigerine «per l&#8217;incremento di capacità volte al contrasto del fenomeno dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza». E i soldati italiani, teoricamente, possono «concorrere alle attività di sorveglianza delle frontiere e del territorio». Un risvolto «combat» dell&#8217;operazione, che punta non solo al contrasto del terrorismo che sta infestando il Sahel dopo la caduta del <strong>colonnello Gheddafi</strong>. Il Niger è la principale porta d&#8217;ingresso dei migranti provenienti dall&#8217;Africa sub sahariana. E crocevia di traffici di contrabbando a cominciare dalle armi degli arsenali libici. «L&#8217;operazione è stata pubblicizzata come una misura anti-immigrazione, ma il carattere predominante sarà di una missione di addestramento anti-guerriglia» sottolinea Paolo Quercia, direttore del centro studi CeNass.</p>
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<p>Gli italiani hanno già individuato il terreno per mettere in piedi la base nella capitale, ma il vero impegno con tutti i 470 soldati sul campo inizierà, chissà quando, a ridosso del confine libico. L&#8217;unica certezza è che non chiederemo ospitalità al forte francese Madama, ma utilizzeremo una base delle forze locali.</p>
<p>La Francia ha dispiegato 4mila uomini nella regione del Sahel e Parigi non ha mai digerito il mancato appoggio militare italiano all&#8217;intervento contro le forze jihadiste in Mali del 2013, che stavano per conquistare il paese. Alla successiva operazione Barkhane stiamo indirettamente partecipando con appena 12 uomini che addestrano piccole unità di corpi speciali in Mali. Per la missione in Niger abbiamo aperto un&#8217;ambasciata a Niamey, ma a più riprese alcuni ministri nigerini, come quello dell&#8217;interno Mohamed Bazoum, ha addirittura smentito l&#8217;esistenza di un accordo sull&#8217;operazione rilanciato dai media francesi.</p>
<p>«L&#8217;Italia non può trascurare l&#8217;Africa, ma siamo sicuri che sia solo di addestramento e non di armi, munizioni e supporto diretto che i nigerini hanno bisogno, come i maliani che addestriamo a Bamako e i somali di Mogadiscio?» si chiede l&#8217;ex generale dei paracadutisti Marco Bertolini. Oltre ai francesi e un piccolo contingente tedesco sono presenti in Niger 800 militari americani. Il Pentagono sta costruendo una base da 110 milioni di dollari per i droni ad Agadez, che danno la caccia alle forze jihadiste.</p>
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<p>Il Times di Londra ha evidenziato che la nostra missione ancora fantasma «riflette il punto di vista di Roma, che la frontiera desertica della Libia è il fianco meridionale dell&#8217;Europa, una porta di accesso per i migranti diretti verso il Mediterraneo, che va sigillato». Una stima per difetto indica che almeno 600mila migranti sono arrivati in Libia via Niger negli ultimi quattro anni. Fino al 2017 si registravano picchi di 6000-7000 persone dirette in Europa ogni settimana lungo il tragitto obbligato Niamey-Agadez-frontiera libica. Oggi il numero si è notevolmente ridotto a 2000-3000 al mese. Secondo Giuseppe Loprete, responsabile dell&#8217;ufficio dell&#8217;Onu per i migranti (Iom) in Niger il flusso si è invertito dallo scorso anno: 100mila migranti sono tornati nel paese dalla Libia, anche con i rimpatri delle Nazioni Unite, rispetto ai 60mila che hanno passato il confine per raggiungere l&#8217;Europa.</p>
<p>Nonostante queste buone notizie, l&#8217;area è tutt&#8217;altro che stabilizzata. I resti dello Stato islamico in Libia si sono spostati a sud lungo le rotte dei trafficanti di uomini esigendo un pizzo per il passaggio dei migranti. I francesi continuano a combattere la minaccia jihadista in Mali, che si è espansa in Burkina Faso e Niger. Però stenta a decollare lo sforzo militare congiunto per contrastare i terroristi nella delicata regione del Sahel composto da 5mila uomini di Burkina Faso, Chad, Mali, Mauritania e Niger.</p>
<p>Gli Stati Uniti hanno bloccato al Consiglio di sicurezza il finanziamento dell&#8217;Onu del contingente locale. Un motivo in più per far partire veramente la nostra missione fantasma contro il terrorismo jihadista e con particolare attenzione alle vie del traffico dei migranti che arrivano da noi.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/missione-italiana-niger-risvolti-figuraccia.html">Missione italiana in Niger  I risvolti di una figuraccia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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