<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>metoo Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/tag/metoo/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/tag/metoo</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sun, 12 Jun 2022 11:16:37 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>metoo Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/tag/metoo</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Caos al Washington Post, accuse di sessismo e licenziamenti: crolla il mito della testata liberal</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/caos-al-washington-post-accuse-di-sessismo-e-licenziamenti-crolla-il-mito-della-testata-liberal.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jun 2022 11:16:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[metoo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=360477</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612131129293_eb5bcda0e7afbe104a8aa8bf6883f6b4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612131129293_eb5bcda0e7afbe104a8aa8bf6883f6b4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612131129293_eb5bcda0e7afbe104a8aa8bf6883f6b4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612131129293_eb5bcda0e7afbe104a8aa8bf6883f6b4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612131129293_eb5bcda0e7afbe104a8aa8bf6883f6b4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612131129293_eb5bcda0e7afbe104a8aa8bf6883f6b4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612131129293_eb5bcda0e7afbe104a8aa8bf6883f6b4-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo giorni di tensioni e grande imbarazzo, il Washington Post ha deciso di licenziare la giornalista Felicia Sonmez. Nella lettera di licenziamento inviata via mail alla giornalista, il Post scrive che Sonmez è responsabile di &#8220;cattiva condotta&#8221;, &#8220;insubordinazione, diffamazione dei colleghi&#8221; e &#8220;violazione degli standard del giornale su collegialità e inclusività sul posto di lavoro&#8221;. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/caos-al-washington-post-accuse-di-sessismo-e-licenziamenti-crolla-il-mito-della-testata-liberal.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/caos-al-washington-post-accuse-di-sessismo-e-licenziamenti-crolla-il-mito-della-testata-liberal.html">Caos al Washington Post, accuse di sessismo e licenziamenti: crolla il mito della testata liberal</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612131129293_eb5bcda0e7afbe104a8aa8bf6883f6b4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612131129293_eb5bcda0e7afbe104a8aa8bf6883f6b4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612131129293_eb5bcda0e7afbe104a8aa8bf6883f6b4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612131129293_eb5bcda0e7afbe104a8aa8bf6883f6b4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612131129293_eb5bcda0e7afbe104a8aa8bf6883f6b4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612131129293_eb5bcda0e7afbe104a8aa8bf6883f6b4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612131129293_eb5bcda0e7afbe104a8aa8bf6883f6b4-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Dopo giorni di tensioni e grande imbarazzo, <a href="https://www.nytimes.com/2022/06/09/business/media/felicia-sonmez-washington-post.html">il <em>Washington Post</em> ha deciso di licenziare la giornalista</a> Felicia Sonmez. Nella lettera di licenziamento inviata via mail alla giornalista, il Post scrive che Sonmez è responsabile di &#8220;cattiva condotta&#8221;, &#8220;insubordinazione, diffamazione dei colleghi&#8221; e &#8220;violazione degli standard del giornale su collegialità e inclusività sul posto di lavoro&#8221;. Nella e-mail, inviata da <strong>Wayne Connell</strong>, il capo delle risorse umane del Post, si sottolineano anche i &#8220;tentativi pubblici della signora Sonmez di mettere in discussione le motivazioni dei suoi colleghi&#8221;, minando così la reputazione della celebre testata. &#8220;Non possiamo permetterti di continuare a lavorare come giornalista in rappresentanza del Washington Post&#8221;, riporta la lettera. È l&#8217;epilogo di una vicenda che si trascinava da una settimana.</p>
<h2>Lite nel Washington Post, che lascia a casa la giornalista Sonmez</h2>
<p>Parafrasando Ennio Flaiano, si potrebbe dire che la situazione all&#8217;interno della redazione del <em>Washington Post</em> è grave, ma non seria. Tutto è cominciato la scorsa settimana, quando Sonmez è stata al centro di un dibattito sui social che ha provocato non pochi grattacapi al giornalone progressista. Venerdì scorso, <strong>Dave Weigel</strong>, un giornalista politico del giornale, ha ritwittato una battuta considerata &#8220;sessista&#8221; dalle anime pie più suscettibili della correttezza politica: &#8220;Ogni donna è bi. Rimane da capire se sessuale o polare&#8221;. Uscita che ha provocato la reazione, sdegnata, della collega: &#8220;Fantastico lavorare in una testata giornalistica in cui sono consentiti retweet come questo!&#8221;.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true">
<p lang="en" dir="ltr">Fantastic to work at a news outlet where retweets like this are allowed! <a href="https://t.co/zs4dX4qprH">pic.twitter.com/zs4dX4qprH</a></p>
<p>&mdash; Felicia Sonmez (@feliciasonmez) <a href="https://twitter.com/feliciasonmez/status/1532763318804439047?ref_src=twsrc%5Etfw">June 3, 2022</a></p></blockquote>
<p><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p>Da lì si è scatenato un vero putiferio via social, nonostante Weigel abbia cancellato il post e si sia scusato. Sonmez si è scontrata con il giornalista Jose A. Del Real, che ha riconosciuto il fatto che il tweet del collega fosse &#8220;inaccettabile&#8221;, ma ha attaccato la giornalista per aver scatenato una vera e propria &#8220;shitstorm&#8221; di insulti contro Weigel. La lite è continuata, nonostante gli appelli della neo-direttrice <span style="font-size: 1rem;"><strong>Sally Buzbee</strong> ad evitare gli scontri fra colleghi sui social media. &#8220;</span>Sottolineare il sessismo non è crudeltà, ma qualcosa di necessario&#8221;, ha proseguito Sonmez. Risultato? Dave Weigel è stato sospeso per un mese senza stipendio, mentre Felicia Sonmez ha continuato ad attaccare la redazione, prima di essere licenziata, criticando i colleghi che avevano definito il giornale un &#8220;luogo inclusivo&#8221;. Alle dichiarazioni della direttrice, che ha spiegato come il <em>Washington Post</em> si impegni &#8220;a creare un ambiente inclusivo e rispettoso, privo di molestie, discriminazioni o pregiudizi di qualsiasi tipo&#8221;, la cronista ha replicato affermando che l&#8217;atteggiamento Buzbee &#8220;alimenta le molestie&#8221;.</p>
<h2>Già sospesa dopo le parole su Kobe Bryant</h2>
<p>Felicia Sonmez aveva già fatto parlare di sé dopo la morte del campione dell&#8217;Nba, <strong>Kobe Bryant</strong>, il 26 gennaio 2020. Mentre la nazione piangeva la stella dei Lakers e le altre otto persone morte nell&#8217;incidente in elicottero, la giornalista pubblicò dei tweet che fecero infuriare i fan di Bryant. &#8220;Vale la pena ricordare qualsiasi personaggio pubblico nella sua totalità, anche se quel personaggio pubblico è amato e quella totalità inquietante&#8221;, ha twittato. Parole che generarono un vero e proprio vespaio di polemiche, ma che non la fecero indietreggiare di un millimetro .&#8221;Il fatto che la gente stia rispondendo con rabbia e minacce nei miei confronti, la dice lunga sulla pressione che le persone subiscono per rimanere in silenzio in questi casi&#8221;, riferendosi alle accuse di stupro contro il celebre cestista.</p>
<p>In quel caso il <em>Washington Post</em> decise di sospenderla a causa dei tweet avevano minato &#8220;il lavoro dei suoi colleghi&#8221;. Da chi fu difesa, in quell&#8217;occasione? Ironia della sorte, proprio da <strong>Dave Weigel</strong>, che fu firmatario di una nota della redazione nella quale si affermava: &#8220;Sappiamo che le ore successive alla morte di Bryant domenica sono state un momento difficile per condividere i resoconti sulle accuse passate di aggressione sessuale, ma crediamo che sia nostra responsabilità come testata giornalistica dire al pubblico l&#8217;intera verità come la conosciamo &#8211; su figure e istituzioni sia popolari che impopolari, in momenti tempestivi e prematuri&#8221;. Evidentemente Sonmez ha dimenticato chi, in passato, si era prodigato per difenderla. E ora dovrà trovarsi un nuovo lavoro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/caos-al-washington-post-accuse-di-sessismo-e-licenziamenti-crolla-il-mito-della-testata-liberal.html">Caos al Washington Post, accuse di sessismo e licenziamenti: crolla il mito della testata liberal</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli ex-Mossad al servizio di Hollywood</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/gli-ex-mossad-al-servizio-di-hollywood.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jan 2020 14:12:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[hollywood]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[metoo]]></category>
		<category><![CDATA[Mossad]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=253655</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1085" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele militari cerimonia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988-768x434.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988-1024x579.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C&#8217;è una società privata israeliana che viene consultata da personaggi di rilievo internazionale che si trovano a dover affrontare delle situazioni particolarmente scabrose o rischiose per la loro incolumità o per la loro posizione pubblica, fino a aver bisogno della consulenza, e dei servizi, di una vera e propria agenzia di 007. Stiamo parlando della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/gli-ex-mossad-al-servizio-di-hollywood.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/gli-ex-mossad-al-servizio-di-hollywood.html">Gli ex-Mossad al servizio di Hollywood</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1085" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele militari cerimonia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988-768x434.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988-1024x579.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gerusalemme-Israele-militari-caduti-La-Presse-e1579625808988-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>C&#8217;è una società privata israeliana che viene consultata da personaggi di rilievo internazionale che si trovano a dover affrontare delle situazioni particolarmente scabrose o rischiose per la loro incolumità o per la loro posizione pubblica, fino a aver bisogno della consulenza, e dei servizi, di una vera e propria agenzia di 007. Stiamo parlando della <a href="https://www.blackcube.com">Black Cube</a>, un&#8217;agenzia d&#8217;intelligence al servizio dei civili alla quale &#8211; sono degli ultimi tempi &#8211; si sono rivolti personaggi come il produttore cinematografico <strong>Harvey Weinstein</strong> &#8211; sprofondato nella scandalo <em>#MeToo</em> &#8211; o altre figure coinvolte nella campagna elettorale di Hillary<span class="Apple-converted-space"> Clinton, travolta dallo <a href="https://it.insideover.com/politica/hillary-clinton-lo-scandalo-delle-e-mail-e-tuttaltro-che-chiuso.html">scandalo &#8220;E-mail&#8221;</a>.</span></p>
<p>Dagli atti processuali depositati in attesa del processo che avrà luogo domani (22 gennaio) è emerso infatti una parte giocata dalla società di sicurezza israeliana Black Cube, una società che arruola delle sue fila ex agenti dell<a href="https://www.blackcube.com/board/">&#8216;intelligence israeliana</a> e dei servizi segreti, tanto da essersi meritata il soprannome di &#8220;<strong>Mossad privato</strong>&#8220;. La società, che vede come presidente onorario l&#8217;ex direttore dei servizi segreti israeliani (2002-2012) Meir Dagan, era stata ingaggiata da Wenstein nel 2017, quando lo scandalo delle molestie sessuali ad Hollywood suffragato dall&#8217;esplosione del movimento #MeToo stava per travolgerlo, con l&#8217;obiettivo di &#8220;trovare elementi per screditare&#8221; o confutare le versioni delle accusatrici.</p>
<p>A consigliare Weinstein di rivolgersi alla società israeliana sarebbe stato <strong>Ehud Barak </strong>ex primo ministro dello Stato ebraico che evidentemente poteva garantire riguardo l&#8217;efficacia e l&#8217;addestramento dei loro 007. &#8220;Mi chiese solo un suggerimento senza spiegarmi per cosa ne aveva bisogno&#8221;, si sarebbe giustificato in un secondo momento Barak; ma ora, al preludio del processo, è stato reso noto il motivo: Weinstein avrebbe fornito alla società un elenco di persone da seguire per ottenere prove da utilizzare per scagionarsi. &#8220;Era composto di <strong>91 nomi</strong>&#8220;, ha riferito una <a href="https://www.bbc.co.uk/news/av/entertainment-arts-51126449/seth-freedman-on-spying-for-weinstein">fonte</a> interna alla società alla <em>Bbc</em>. Montando uno scandalo che ha portato a scavare nella società per capire meglio quali compiti ha svolto, e in che altri casi si è resa &#8220;protagonista&#8221;.</p>
<p>Fondata nel 2010 da due ex ufficiali dell&#8217;intelligence israeliana, Avi Yanus e Dan Zorella, ha la sua sede a Tel Aviv, ma data la sua affidabilità è contattata da un gran numero di clienti stranieri. Nel suo <em>board</em> sono presenti nomi di spicco dell&#8217;intelligence, delle divisioni cyber, e degli apparati di sicurezza interna e esterna posti a difesa di Israele. Ragione per cui, probabilmente, la Black Cube è stata ingaggiata anche per compiere operazioni sottocoperta nello scandalo legato alla candidata democratica <strong>Hillary Clinton </strong>esploso nel 2016.</p>
<p>Nel 2014, sempre degli operativi della Black Cube sarebbero comparsi nei <a href="https://en.globes.co.il/en/article-black-cube-the-mossad-style-business-intelligence-company-1001183611"><em>dossier</em></a> che hanno rivelato come altri loro &#8220;sforzi&#8221; fossero stati finalizzati a trovare informazioni su alti funzionari dell&#8217;Amministrazione Obama coinvolti nelle trattative segrete con Teheran per trovare un&#8217;intesa sul <strong>programma nucleare iraniano</strong>. Nel mirino erano finiti niente di meno che il vice consigliere per la Sicurezza nazionale Ben Rhodes e il consigliere per la sicurezza nazionale del vicepresidente Colin Kahl. Secondo quanto riportato dalla stampa israeliana, l&#8217;operazione venne smascherata dall&#8217;<strong>Fbi</strong>. La lista potrebbe proseguire a lungo, annoverando &#8220;missioni&#8221; per conto di clienti russi, italiani, argentini, rumeni, e anche israeliani.</p>
<p>Proprio nel 2019, infatti, gli uomini della Special Unit 433 della polizia israeliana &#8211; unità specializzata in cyber-spionaggio &#8211; si erano accorti che qualcuno che conosceva il mestiere si era spinto così in là da cercare di &#8220;spiarli&#8221;. Si rivelarono essere operativi del Black Cube che volevano raccogliere informazioni che sarebbero stato utilizzate contro il premier <strong>Benjamin Netanyahu</strong>, <a href="https://it.insideover.com/politica/netanyahu-allangolo-dovra-affrontare-i-tribunali.html">indagato per un caso di frode</a> e corruzione, e per questo al centro di uno scandalo sostenuto dall&#8217;opposizione. Non era la prima volta che accadeva in Israele che ex-spie del Mossad spiassero il governo e i loro agenti con successo. Forse è anche per questo che lo stesso <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/.premium-for-black-cube-israeli-government-was-both-customer-and-target-1.7730485">governo israeliano ha appaltato in passato alla Black Cube</a> dei compiti d&#8217;intelligence, e che i loro vecchi politici la consigliano a &#8220;vecchi&#8221; amici che finiscono nei guai.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/gli-ex-mossad-al-servizio-di-hollywood.html">Gli ex-Mossad al servizio di Hollywood</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il #MeToo giapponese è fallito: il progressismo a Tokyo non attecchisce</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/giappone-kutoo-fallito.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jun 2019 05:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[femministe]]></category>
		<category><![CDATA[metoo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=209566</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1324" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9061794.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9061794.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9061794-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9061794-768x530.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9061794-1024x706.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Giappone stronca sul nascere una protesta femminista che avrebbe potuto generare una situazione insostenibile nel Paese. La campagna d&#8217;opinione in questione ruota attorno all’hashtag #Kutoo, che a sua volta ricalca l&#8217;orma del ben più noto #Metoo, il movimento femminista contro le molestie e violenze sessuali sulle donne. Il #Kutoo è una protesta che viene &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/giappone-kutoo-fallito.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/giappone-kutoo-fallito.html">Il #MeToo giapponese è fallito: il progressismo a Tokyo non attecchisce</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1324" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9061794.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9061794.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9061794-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9061794-768x530.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9061794-1024x706.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il <strong>Giappone</strong> stronca sul nascere una protesta femminista che avrebbe potuto generare una situazione insostenibile nel Paese. <a href="https://www.theguardian.com/world/2019/jun/03/women-in-japan-protest-against-having-to-wear-high-heels-to-work-kutoo-yumi-ishikawa">La campagna d&#8217;opinione in questione ruota attorno all’hashtag <strong>#Kutoo</strong></a>, che a sua volta ricalca l&#8217;orma del ben più noto #Metoo, il movimento femminista contro le molestie e violenze sessuali sulle donne. Il #Kutoo è una protesta che viene sempre dal mondo femminile, ma che mette nel mirino il presunto obbligo per le donne giapponesi di indossare i tacchi alti sul posto di lavoro. Dopo giorni di dibattito il ministro del Lavoro nipponico, Takumi Nemoto, ha chiuso ogni discorso: &#8220;Non c’è alcuna regola scritta, e se le aziende lo richiedono allora i tacchi sono necessari&#8221;.</p>
<h2>Il #Metoo giapponese</h2>
<p>#Kutoo è un gioco di parole fra <em>kutsu</em>, che in giapponese significa scarpe, e <em>kutsuu</em>, cioè dolore. La protesta online è partita da Yumi Ishikawa, un&#8217;attrice e scrittrice piuttosto rinomata in patria. Ishikava chiedeva una legge per impedire ai datori di lavoro di costringere le proprie dipendenti a portare scarpe con tacchi alti. Bisogna dire che molte società nipponiche impongono un rigido <em>dress code</em> ai propri dipendenti, uomini o donne che siano, e nell&#8217;abbigliamento femminile sono in effetti spesso richieste le scarpe con il tacco per dare più eleganza. È pura formalità, sottolineano le aziende, sono soltanto regole convenzionali, anche se per l&#8217;attrice si tratterebbe di discriminazione sessuale.</p>
<h2>Tacchi alti come discriminazione</h2>
<p>La protesta è tornata alla ribalta nei giorni scorsi anche se l&#8217;hasthag era stato lanciato lo scorso gennaio, quando Ishikawa ha protestato contro un albergo di Tokyo, che nei requisiti di un&#8217;assunzione richiedeva l&#8217;uso dei tacchi per le donne. La discriminazione dell&#8217;imporre i tacchi alle lavoratrici starebbe nel fatto che le donne con problemi fisici troverebbero non poche difficoltà nell&#8217;indossare i tacchi, e quindi per questo dovrebbero sopportare limitazioni in campo lavorativo. L&#8217;altro lato della polemica riguarda la salute delle dipendenti: indossare tacchi per tante ore è dannoso.</p>
<h2>Il ministro stronca la polemica</h2>
<p>Ishikawa ha pure aperto una petizione online poi inviata al ministro del Lavoro giapponese. L&#8217;obiettivo dell&#8217;attrice è quello di cambiare una certa mentalità diffusa in <a href="https://it.insideover.com/economia/risposta-giappone-nuova-via-della-seta.html">Giappone,</a> secondo la quale una donna che non indossa il tacco non rispetterebbe le buone maniere. <a href="https://www.reuters.com/article/us-japan-women-high-heels/japanese-minister-responds-to-kutoo-campaign-by-saying-high-heels-appropriate-idUSKCN1T70FB">La risposta di Nemoto non è tardata ad arrivare</a>: il ministro ha dichiarato di non voler vietare l&#8217;obbligo dei tacchi, principalmente perché nel Paese del Sol Levante non esiste alcuna legge che costringerebbe le donne a indossare tacchi sul posto di lavoro. Nemoto ha rincarato la dose dicendo che è &#8220;normale e accettato dalla società che le donne indossino tacchi sul posto del lavoro, è una pratica necessaria e appropriata&#8221;.</p>
<h2>I precedenti più famosi</h2>
<p>Il #Kutoo è solo una delle ultime battaglie progressiste portate avanti dalle donne giapponesi. Il già citato #Metoo è sbarcato in Giappone più o meno un anno dopo esser esploso negli Stati Uniti, anche se il movimento femminista qui non ha mai attecchito come nel resto dell&#8217;Occidente. Un altro esempio di battaglia progressista non andata a buon fine risale al 2015, quando la Corte Suprema giapponese si espresse sull&#8217;utilizzo del cognome maschile per la moglie dopo il matrimonio. Il <strong>Codice Civile</strong> giapponese prevede che i coniugi sposati adottino il medesimo cognome: quello maschile. Femministe e attivisti per i diritti umani volevano cambiare una pratica giudicata sessista e altamente discriminatoria per le donne, che in questo modo avrebbero perso la loro identità. Battaglia persa, come il #Kutoo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/giappone-kutoo-fallito.html">Il #MeToo giapponese è fallito: il progressismo a Tokyo non attecchisce</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Biden mi ha baciato”: così rischia di saltare il candidato Dem</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/biden-mi-ha-baciato-cosi-rischia-di-saltare-il-candidato-dem.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Apr 2019 10:58:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[metoo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=214313</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1006" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190317131202_28776455.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190317131202_28776455.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190317131202_28776455-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190317131202_28776455-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190317131202_28776455-1024x687.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Joe Biden è stato chiamato in causa da una donna per un presunto bacio inopportuno, che lei ha avvertito dietro il capo e che l’esponente degli asinelli le avrebbe dato nel corso della campagna elettorale del 2014, pur non essendo nella posizione né avendo ricevuto il permesso di farlo. Solo il fatto di aver avuto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/biden-mi-ha-baciato-cosi-rischia-di-saltare-il-candidato-dem.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/biden-mi-ha-baciato-cosi-rischia-di-saltare-il-candidato-dem.html">“Biden mi ha baciato”: così rischia di saltare il candidato Dem</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1006" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190317131202_28776455.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190317131202_28776455.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190317131202_28776455-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190317131202_28776455-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190317131202_28776455-1024x687.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Joe Biden è stato chiamato in causa da una donna per un presunto bacio inopportuno, che lei ha avvertito dietro il capo e che l’esponente degli asinelli le avrebbe dato nel corso della campagna elettorale del 2014, pur non essendo nella posizione né avendo ricevuto il permesso di farlo.</p>
<p>Solo il fatto di aver avuto un contatto fisico, stando al racconto dell’accusatrice, ha provocato del “disagio”. Il protagonista ha replicato con immediatezza: “Non ricordo questo episodio – ha detto Joe Biden – e sono rimasto sorpreso da quello che ho ascoltato. In tanti anni non si contano le strette di mano, gli abbracci, le espressioni di affetto e di sostegno che ho dato”.</p>
<p>Eravamo abituati a occuparci di queste tipologie di addebiti in relazione al presidente Donald Trump. Il tycoon è stato tirato in ballo per comportamenti ben più invadenti. Adesso è la campagna elettorale dell’ex vicepresidente di Barack Obama, che in realtà non ha ancora avuto inizio, a rischiare di essere investita da uno scandalo.</p>
<p>La cultura del #Metoo ha attecchito soprattutto dalle parti del Partito Democratico statunitense. Prescindendo dalla veridicità delle accuse che sono state mosse nei confronti di un uomo che molti analisti danno per vincente alle primarie, nonostante non figuri ancora tra i candidati, si potrebbe dire che chi di #Metoo tenta di colpire, di #Metoo potrebbe politicamente perire.</p>
<p>Risulta difficile – questo va detto – immaginare che Joe Biden possa essersi reso responsabile di molestie sessuali. La sua storia personale e familiare parla di tutt’altro. Si tratterebbe, vale la pena sottolinearlo ancora, di un presunto bacio sul retro della nuca, più una sorta di abbraccio operato, secondo il racconto, da dietro e con entrambe le mani. Una contatto che, durante il bacio, avrebbe interessato le spalle della donna. Lo ha ben specificato l’Ansa.</p>
<p>Ma la persona che ha raccontato a un periodico americano il fulcro e i dettagli di questo episodio non è una qualunque: Lucy Flores è una “compagna” di partito di Joe Biden. Questo è un fattore che va tenuto in considerazione perché se da una parte contribuisce a rendere il quadro credibile agli occhi di alcuni media e di alcuni commentatori, dall’altra si può ipotizzare che la politica democratica, che è stata candidata in Nevada, potrebbe aver deciso di vendicarsi, magari per qualche frizione avuta all’interno del partito. Staremo a vedere.</p>
<p>Di certo c’è che la campagna elettorale di Joe Biden sarebbe dovuta partire prima. Non c’è ancora chiarezza su cosa farà l’ex vicepresidente degli Stati Uniti d’America. Potrebbero approfittarne i candidati moderati, come Beto O’Rourke e Pete Buttigieg, ma pure Kamala Harris, nonostante sia considerata come marcatamente progressista, può ambire a occupare lo spazio che verrebbe lasciato libero.</p>
<p>Le rilevazioni, per ora, sono abbastanza chiare: Joe Biden, secondo pure Rasmussen Reports, un istituto sondaggistico che si è distinto per essere stato tra i pochissimi, se non l’unico, a segnalare come Donald Trump avrebbe potuto vincere le elezioni presidenziali, arriverebbe primo.</p>
<p>Poi si classificherebbero Bernie Sanders e la senatrice californiana. Ma se l’ex numero due di Barack Obama non si candida, i giochi delle primarie diventano ancora più aperti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/biden-mi-ha-baciato-cosi-rischia-di-saltare-il-candidato-dem.html">“Biden mi ha baciato”: così rischia di saltare il candidato Dem</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ecco svelata tutta l&#8217;ipocrisia del #Metoo</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/donne-ordinarie-abbandonate-svelata-tutta-lipocrisia-del-metoo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Feb 2019 14:30:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[metoo]]></category>
		<category><![CDATA[Molestie sessuali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/donne-ordinarie-abbandonate-svelata-tutta-lipocrisia-del-metoo-172653.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8004796.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8004796.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8004796-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8004796-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8004796-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il #Metoo non avrebbe fatto nulla per aiutare le donne ordinarie vittime di abusi. La stoccata arriva dallo stesso quotidiano che, proprio di quel movimento, è stato il primo e maggiore sponsor: il New York Times. L&#8217;articolo della testata americana, uscito sul cartaceo il 13 febbraio e firmato Amanda Taub, rivela &#8211; finalmente &#8211; tutta &#8230; <a href="https://it.insideover.com/donne/donne-ordinarie-abbandonate-svelata-tutta-lipocrisia-del-metoo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/donne-ordinarie-abbandonate-svelata-tutta-lipocrisia-del-metoo.html">Ecco svelata tutta l&#8217;ipocrisia del #Metoo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8004796.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8004796.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8004796-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8004796-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8004796-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il <strong>#Metoo</strong> non avrebbe fatto nulla per aiutare le donne ordinarie vittime di abusi. La stoccata arriva dallo stesso quotidiano che, proprio di quel movimento, è stato il primo e maggiore sponsor: il <strong><em>New York Times</em></strong>.<br /> <a style="color: #0000ff" href="http://iht.newspaperdirect.com/epaper/viewer.aspx" target="_blank">L&#8217;articolo della testata americana</a>, uscito sul cartaceo il 13 febbraio e firmato Amanda Taub, rivela &#8211; finalmente &#8211; tutta l&#8217;ipocrisia di un fenomeno che tutto ha fatto tranne aiutare realmente le donne. Sì, perché finché si è trattato di portare alla luce le <strong>violenze</strong> commesse da magnati del mondo del cinema &#8211; da Hollywood a Bollywood &#8211; fino ai big della politica &#8211; è stato facile. Facile nel senso che non si può negare che la forza della notizia, insieme alla spettacolarizzazione che ne è conseguita &#8211;  abbia avuto un ruolo decisivo nel proteggere, seppur esponendo, le vittime in questione (anche loro attrici famose e quindi con un potere non indifferente). Ma, scrive il <em>Nyt</em>, il movimento ha avuto ben pochi effetti sul trio violenza-abusi-molestie che coinvolge persone che non sono né famose, né potenti. Sarah Khan, politologa dell&#8217;Università di Yale, fa notare come il succo del discorso sia piuttosto semplice. &#8220;Molte persone vedono questi casi di alto profilo e pensano: &#8216;Non riceverò mai questo tipo di supporto se accusassi una persona X che non ha un&#8217;alta posizione sociale'&#8221;.  E, di conseguenza, chi è vittima di violenza sessuale in un contesto ordinario difficilmente potrà ispirarsi al #Metoo per trovare il coraggio di denunciare. </p>
<p>#Metoo prima e dopo: che cosa è davvero cambiato?</p>
<p>Gli effetti dell&#8217;ondata #Metoo non si stanno facendo sentire per le donne comuni. Nonostante tutta l&#8217;attenzione mediatica sull&#8217;argomento nei mesi passati, oggi un&#8217;impiegata o un&#8217;operaia di una qualsiasi azienda, se vittima di molestie o abusi, avrebbe la stessa difficoltà di ieri a uscire allo scoperto. Questo persone, infatti, non hanno lo stesso potere delle numerose attrici che hanno, per esempio,  hanno accusato l&#8217;ex produttore <strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/lipocrisia-hollywoodiana-dei-liberal-anti-trump-marciavano-le-donne/" target="_blank">Harvey Weinstein</a></strong>. Un discorso che, considerando gli ultimi fatti di cronaca, vale anche nel caso in cui una donna comune accusi un uomo potente. L&#8217;ultimo a essere messo alla gogna è infatti l&#8217;ex presidente del Costa Rica, <strong>Oscar Arias Sànchez</strong>. Dai palpeggiamenti alle gambe fino a penetrazioni forzate con le dita, sono almeno nove le donne che accusano Sanchez di molestie e abusi. Nonostante questo, però, le vittime stanno combattendo una battaglia anche solo per riuscire a farsi sentire. Il che fa pensare che neanche il binomio donna comune-uomo potente basti a smuovere di nuovo le acque del #Metoo. Il quotidiano americano cita poi il caso della <strong>Miss Yazmìn Morales</strong>, che ha dichiarato che l&#8217;ex presidente dello stato centroamericano l&#8217;avrebbe palpeggiata e poi costretta ad un bacio. E anche qui, oltre al danno la beffa. Sono infatti tre gli avvocati che hanno rifiutato di occuparsi del suo caso.  Il #Metoo, forse,  funziona solo quando la protagonista e l&#8217;antagonista di queste disavventure sono entrambi importanti, famosi o potenti? </p>
<p>Dell&#8217;argomento ha parlato il 14 febbraio anche <em>La Stampa </em><a href="https://www.lastampa.it/2019/02/14/cultura/cosa-ci-resta-del-metoo-mOH951V6twYwt7MFzex7QN/pagina.html" target="_blank">in un articolo che cerca di fare un resoconto del movimento attraverso i pareri di esperti e scrittrici.</a> Molto scettica sul fenomeno è Elena Stancanelli, autrice di romanzi e racconti ed ora in concorso al Premio Strega 2019 con <em>La femmina nuda. </em> Spiega al quotidiano torinese: &#8220;Io sono una donna del &#8216;Novecento&#8217;, e come tale non posso impedirmi di aver perplessità rispetto a un movimento nato e cresciuto tutto dentro la rete. Manca il corpo, e quindi manca la <strong>responsabilità</strong>. E infatti è capitato già parecchie volte che accuse gridate nei social sono state archiviate, abdicate, non sono arrivate neanche davanti un giudizio reale. Non diverse da un pettegolezzo qualsiasi, in grado di rovinare la vita di una persona. E ho qualche dubbio anche sul senso del reato di molestia. Non mi piace pensare &#8211; aggiunge Stancanelli &#8211; che ci debba essere una legge a punire la volgarità, la maleducazione, l’arroganza. Il confine invalicabile è sempre la violenza, e la violenza è appunto la violazione di un corpo. Dobbiamo imparare a gestire tutto ciò che sta al di qua, altrimenti finiremo per cedere allo stato ogni sovranità su di noi. Uno Stato così, che ci tratta da bambini, non mi piace. Ben diverso è l’abuso di potere, che però non riguarda soltanto il sesso. Se io esercito la mia forza su qualcuno che è più debole, se gli impedisco di fare carriera, se minaccio licenziamenti, se impongo le mie angherie, devo essere sanzionato. Ma, ripeto, il sesso è un’altra cosa. E nel sesso è concesso tutto, compreso lo scambio di favori. E il sesso tra adulti o è consenziente o implica stupro, violenza. non mi pare che possa esistere una via di mezzo. Quella, semmai, si chiama rimorso o vendetta&#8221;.</p>

<p>Non è convinta della polemica del movimento femminista nemmeno la scrittrice Nadia Terranova che spiega sempre a <em>La Stampa: </em>&#8220;Non deve diventare uomini contro donne e viceversa ma purtroppo il Web non aiuta ragionamenti articolati, o sei a favore o sei contro. Diventa una sorta di <strong>gogna</strong>, e se poi si scopre che sei innocente poco importa l’infamia ti rimarrà sempre attaccata. E’ grottesco usare definizioni di genere: siamo persone e siamo quello che facciamo&#8221;.</p>
<p>Segue lo stesso ragionamento la giornalista e scrittrice Annalena Benini: &#8220;Mi spaventa questa resa dei conti fra uomini e donne intesi come entità e non come essere umani, mi spaventa la <strong>ferocia</strong> con cui si cerca un colpevole a ogni costo. Credo che sia in gioco però qualcosa di molto importante, la redefinizione dello sguardo sui rapporti fra uomini e donne. Che non riguarda soltanto tutto ciò che è attraversato dal sesso, ma anche i rapporti esistenziali, professionali, il rispetto reciproco e la considerazione reciproca. Tutto questo mi interessa moltissimo, ma non mi sembra che il #metoo abbia finora aiutato a riflettere in un modo complesso&#8221;.</p>

<p>C&#8217;è poi da dire che il #Metoo ha dato vita &#8211; ancora una volta &#8211; a una battaglia delle donne contro gli uomini. Una guerra a colpi di denunce in cui non si fa altro che accusare e cercare un colpevole. Una guerra in cui il significato di molestia non ha ancora trovato una dimensione. E una guerra in cui è ancora la donna ad avere paura.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/donne-ordinarie-abbandonate-svelata-tutta-lipocrisia-del-metoo.html">Ecco svelata tutta l&#8217;ipocrisia del #Metoo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 63/111 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-08-27 05:36:36 by W3 Total Cache
-->