Dopo giorni di tensioni e grande imbarazzo, il Washington Post ha deciso di licenziare la giornalista Felicia Sonmez. Nella lettera di licenziamento inviata via mail alla giornalista, il Post scrive che Sonmez è responsabile di “cattiva condotta”, “insubordinazione, diffamazione dei colleghi” e “violazione degli standard del giornale su collegialità e inclusività sul posto di lavoro”. Nella e-mail, inviata da Wayne Connell, il capo delle risorse umane del Post, si sottolineano anche i “tentativi pubblici della signora Sonmez di mettere in discussione le motivazioni dei suoi colleghi”, minando così la reputazione della celebre testata. “Non possiamo permetterti di continuare a lavorare come giornalista in rappresentanza del Washington Post”, riporta la lettera. È l’epilogo di una vicenda che si trascinava da una settimana.

Lite nel Washington Post, che lascia a casa la giornalista Sonmez

Parafrasando Ennio Flaiano, si potrebbe dire che la situazione all’interno della redazione del Washington Post è grave, ma non seria. Tutto è cominciato la scorsa settimana, quando Sonmez è stata al centro di un dibattito sui social che ha provocato non pochi grattacapi al giornalone progressista. Venerdì scorso, Dave Weigel, un giornalista politico del giornale, ha ritwittato una battuta considerata “sessista” dalle anime pie più suscettibili della correttezza politica: “Ogni donna è bi. Rimane da capire se sessuale o polare”. Uscita che ha provocato la reazione, sdegnata, della collega: “Fantastico lavorare in una testata giornalistica in cui sono consentiti retweet come questo!”.

Da lì si è scatenato un vero putiferio via social, nonostante Weigel abbia cancellato il post e si sia scusato. Sonmez si è scontrata con il giornalista Jose A. Del Real, che ha riconosciuto il fatto che il tweet del collega fosse “inaccettabile”, ma ha attaccato la giornalista per aver scatenato una vera e propria “shitstorm” di insulti contro Weigel. La lite è continuata, nonostante gli appelli della neo-direttrice Sally Buzbee ad evitare gli scontri fra colleghi sui social media. “Sottolineare il sessismo non è crudeltà, ma qualcosa di necessario”, ha proseguito Sonmez. Risultato? Dave Weigel è stato sospeso per un mese senza stipendio, mentre Felicia Sonmez ha continuato ad attaccare la redazione, prima di essere licenziata, criticando i colleghi che avevano definito il giornale un “luogo inclusivo”. Alle dichiarazioni della direttrice, che ha spiegato come il Washington Post si impegni “a creare un ambiente inclusivo e rispettoso, privo di molestie, discriminazioni o pregiudizi di qualsiasi tipo”, la cronista ha replicato affermando che l’atteggiamento Buzbee “alimenta le molestie”.

Già sospesa dopo le parole su Kobe Bryant

Felicia Sonmez aveva già fatto parlare di sé dopo la morte del campione dell’Nba, Kobe Bryant, il 26 gennaio 2020. Mentre la nazione piangeva la stella dei Lakers e le altre otto persone morte nell’incidente in elicottero, la giornalista pubblicò dei tweet che fecero infuriare i fan di Bryant. “Vale la pena ricordare qualsiasi personaggio pubblico nella sua totalità, anche se quel personaggio pubblico è amato e quella totalità inquietante”, ha twittato. Parole che generarono un vero e proprio vespaio di polemiche, ma che non la fecero indietreggiare di un millimetro .”Il fatto che la gente stia rispondendo con rabbia e minacce nei miei confronti, la dice lunga sulla pressione che le persone subiscono per rimanere in silenzio in questi casi”, riferendosi alle accuse di stupro contro il celebre cestista.

In quel caso il Washington Post decise di sospenderla a causa dei tweet avevano minato “il lavoro dei suoi colleghi”. Da chi fu difesa, in quell’occasione? Ironia della sorte, proprio da Dave Weigel, che fu firmatario di una nota della redazione nella quale si affermava: “Sappiamo che le ore successive alla morte di Bryant domenica sono state un momento difficile per condividere i resoconti sulle accuse passate di aggressione sessuale, ma crediamo che sia nostra responsabilità come testata giornalistica dire al pubblico l’intera verità come la conosciamo – su figure e istituzioni sia popolari che impopolari, in momenti tempestivi e prematuri”. Evidentemente Sonmez ha dimenticato chi, in passato, si era prodigato per difenderla. E ora dovrà trovarsi un nuovo lavoro.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.