C’è una società privata israeliana che viene consultata da personaggi di rilievo internazionale che si trovano a dover affrontare delle situazioni particolarmente scabrose o rischiose per la loro incolumità o per la loro posizione pubblica, fino a aver bisogno della consulenza, e dei servizi, di una vera e propria agenzia di 007. Stiamo parlando della Black Cube, un’agenzia d’intelligence al servizio dei civili alla quale – sono degli ultimi tempi – si sono rivolti personaggi come il produttore cinematografico Harvey Weinstein – sprofondato nella scandalo #MeToo – o altre figure coinvolte nella campagna elettorale di Hillary Clinton, travolta dallo scandalo “E-mail”.

Dagli atti processuali depositati in attesa del processo che avrà luogo domani (22 gennaio) è emerso infatti una parte giocata dalla società di sicurezza israeliana Black Cube, una società che arruola delle sue fila ex agenti dell‘intelligence israeliana e dei servizi segreti, tanto da essersi meritata il soprannome di “Mossad privato“. La società, che vede come presidente onorario l’ex direttore dei servizi segreti israeliani (2002-2012) Meir Dagan, era stata ingaggiata da Wenstein nel 2017, quando lo scandalo delle molestie sessuali ad Hollywood suffragato dall’esplosione del movimento #MeToo stava per travolgerlo, con l’obiettivo di “trovare elementi per screditare” o confutare le versioni delle accusatrici.

A consigliare Weinstein di rivolgersi alla società israeliana sarebbe stato Ehud Barak ex primo ministro dello Stato ebraico che evidentemente poteva garantire riguardo l’efficacia e l’addestramento dei loro 007. “Mi chiese solo un suggerimento senza spiegarmi per cosa ne aveva bisogno”, si sarebbe giustificato in un secondo momento Barak; ma ora, al preludio del processo, è stato reso noto il motivo: Weinstein avrebbe fornito alla società un elenco di persone da seguire per ottenere prove da utilizzare per scagionarsi. “Era composto di 91 nomi“, ha riferito una fonte interna alla società alla Bbc. Montando uno scandalo che ha portato a scavare nella società per capire meglio quali compiti ha svolto, e in che altri casi si è resa “protagonista”.

Fondata nel 2010 da due ex ufficiali dell’intelligence israeliana, Avi Yanus e Dan Zorella, ha la sua sede a Tel Aviv, ma data la sua affidabilità è contattata da un gran numero di clienti stranieri. Nel suo board sono presenti nomi di spicco dell’intelligence, delle divisioni cyber, e degli apparati di sicurezza interna e esterna posti a difesa di Israele. Ragione per cui, probabilmente, la Black Cube è stata ingaggiata anche per compiere operazioni sottocoperta nello scandalo legato alla candidata democratica Hillary Clinton esploso nel 2016.

Nel 2014, sempre degli operativi della Black Cube sarebbero comparsi nei dossier che hanno rivelato come altri loro “sforzi” fossero stati finalizzati a trovare informazioni su alti funzionari dell’Amministrazione Obama coinvolti nelle trattative segrete con Teheran per trovare un’intesa sul programma nucleare iraniano. Nel mirino erano finiti niente di meno che il vice consigliere per la Sicurezza nazionale Ben Rhodes e il consigliere per la sicurezza nazionale del vicepresidente Colin Kahl. Secondo quanto riportato dalla stampa israeliana, l’operazione venne smascherata dall’Fbi. La lista potrebbe proseguire a lungo, annoverando “missioni” per conto di clienti russi, italiani, argentini, rumeni, e anche israeliani.

Proprio nel 2019, infatti, gli uomini della Special Unit 433 della polizia israeliana – unità specializzata in cyber-spionaggio – si erano accorti che qualcuno che conosceva il mestiere si era spinto così in là da cercare di “spiarli”. Si rivelarono essere operativi del Black Cube che volevano raccogliere informazioni che sarebbero stato utilizzate contro il premier Benjamin Netanyahu, indagato per un caso di frode e corruzione, e per questo al centro di uno scandalo sostenuto dall’opposizione. Non era la prima volta che accadeva in Israele che ex-spie del Mossad spiassero il governo e i loro agenti con successo. Forse è anche per questo che lo stesso governo israeliano ha appaltato in passato alla Black Cube dei compiti d’intelligence, e che i loro vecchi politici la consigliano a “vecchi” amici che finiscono nei guai.

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