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Il #Metoo non avrebbe fatto nulla per aiutare le donne ordinarie vittime di abusi. La stoccata arriva dallo stesso quotidiano che, proprio di quel movimento, è stato il primo e maggiore sponsor: il New York Times.
L’articolo della testata americana, uscito sul cartaceo il 13 febbraio e firmato Amanda Taub, rivela – finalmente – tutta l’ipocrisia di un fenomeno che tutto ha fatto tranne aiutare realmente le donne. Sì, perché finché si è trattato di portare alla luce le violenze commesse da magnati del mondo del cinema – da Hollywood a Bollywood – fino ai big della politica – è stato facile. Facile nel senso che non si può negare che la forza della notizia, insieme alla spettacolarizzazione che ne è conseguita –  abbia avuto un ruolo decisivo nel proteggere, seppur esponendo, le vittime in questione (anche loro attrici famose e quindi con un potere non indifferente). Ma, scrive il Nyt, il movimento ha avuto ben pochi effetti sul trio violenza-abusi-molestie che coinvolge persone che non sono né famose, né potenti. Sarah Khan, politologa dell’Università di Yale, fa notare come il succo del discorso sia piuttosto semplice. “Molte persone vedono questi casi di alto profilo e pensano: ‘Non riceverò mai questo tipo di supporto se accusassi una persona X che non ha un’alta posizione sociale'”.  E, di conseguenza, chi è vittima di violenza sessuale in un contesto ordinario difficilmente potrà ispirarsi al #Metoo per trovare il coraggio di denunciare. 

#Metoo prima e dopo: che cosa è davvero cambiato?

Gli effetti dell’ondata #Metoo non si stanno facendo sentire per le donne comuni. Nonostante tutta l’attenzione mediatica sull’argomento nei mesi passati, oggi un’impiegata o un’operaia di una qualsiasi azienda, se vittima di molestie o abusi, avrebbe la stessa difficoltà di ieri a uscire allo scoperto. Questo persone, infatti, non hanno lo stesso potere delle numerose attrici che hanno, per esempio,  hanno accusato l’ex produttore Harvey Weinstein. Un discorso che, considerando gli ultimi fatti di cronaca, vale anche nel caso in cui una donna comune accusi un uomo potente. L’ultimo a essere messo alla gogna è infatti l’ex presidente del Costa Rica, Oscar Arias Sànchez. Dai palpeggiamenti alle gambe fino a penetrazioni forzate con le dita, sono almeno nove le donne che accusano Sanchez di molestie e abusi. Nonostante questo, però, le vittime stanno combattendo una battaglia anche solo per riuscire a farsi sentire. Il che fa pensare che neanche il binomio donna comune-uomo potente basti a smuovere di nuovo le acque del #Metoo. Il quotidiano americano cita poi il caso della Miss Yazmìn Morales, che ha dichiarato che l’ex presidente dello stato centroamericano l’avrebbe palpeggiata e poi costretta ad un bacio. E anche qui, oltre al danno la beffa. Sono infatti tre gli avvocati che hanno rifiutato di occuparsi del suo caso.  Il #Metoo, forse,  funziona solo quando la protagonista e l’antagonista di queste disavventure sono entrambi importanti, famosi o potenti? 

Dell’argomento ha parlato il 14 febbraio anche La Stampa in un articolo che cerca di fare un resoconto del movimento attraverso i pareri di esperti e scrittrici. Molto scettica sul fenomeno è Elena Stancanelli, autrice di romanzi e racconti ed ora in concorso al Premio Strega 2019 con La femmina nuda.  Spiega al quotidiano torinese: “Io sono una donna del ‘Novecento’, e come tale non posso impedirmi di aver perplessità rispetto a un movimento nato e cresciuto tutto dentro la rete. Manca il corpo, e quindi manca la responsabilità. E infatti è capitato già parecchie volte che accuse gridate nei social sono state archiviate, abdicate, non sono arrivate neanche davanti un giudizio reale. Non diverse da un pettegolezzo qualsiasi, in grado di rovinare la vita di una persona. E ho qualche dubbio anche sul senso del reato di molestia. Non mi piace pensare – aggiunge Stancanelli – che ci debba essere una legge a punire la volgarità, la maleducazione, l’arroganza. Il confine invalicabile è sempre la violenza, e la violenza è appunto la violazione di un corpo. Dobbiamo imparare a gestire tutto ciò che sta al di qua, altrimenti finiremo per cedere allo stato ogni sovranità su di noi. Uno Stato così, che ci tratta da bambini, non mi piace. Ben diverso è l’abuso di potere, che però non riguarda soltanto il sesso. Se io esercito la mia forza su qualcuno che è più debole, se gli impedisco di fare carriera, se minaccio licenziamenti, se impongo le mie angherie, devo essere sanzionato. Ma, ripeto, il sesso è un’altra cosa. E nel sesso è concesso tutto, compreso lo scambio di favori. E il sesso tra adulti o è consenziente o implica stupro, violenza. non mi pare che possa esistere una via di mezzo. Quella, semmai, si chiama rimorso o vendetta”.

Non è convinta della polemica del movimento femminista nemmeno la scrittrice Nadia Terranova che spiega sempre a La Stampa: “Non deve diventare uomini contro donne e viceversa ma purtroppo il Web non aiuta ragionamenti articolati, o sei a favore o sei contro. Diventa una sorta di gogna, e se poi si scopre che sei innocente poco importa l’infamia ti rimarrà sempre attaccata. E’ grottesco usare definizioni di genere: siamo persone e siamo quello che facciamo”.

Segue lo stesso ragionamento la giornalista e scrittrice Annalena Benini: “Mi spaventa questa resa dei conti fra uomini e donne intesi come entità e non come essere umani, mi spaventa la ferocia con cui si cerca un colpevole a ogni costo. Credo che sia in gioco però qualcosa di molto importante, la redefinizione dello sguardo sui rapporti fra uomini e donne. Che non riguarda soltanto tutto ciò che è attraversato dal sesso, ma anche i rapporti esistenziali, professionali, il rispetto reciproco e la considerazione reciproca. Tutto questo mi interessa moltissimo, ma non mi sembra che il #metoo abbia finora aiutato a riflettere in un modo complesso”.

C’è poi da dire che il #Metoo ha dato vita – ancora una volta – a una battaglia delle donne contro gli uomini. Una guerra a colpi di denunce in cui non si fa altro che accusare e cercare un colpevole. Una guerra in cui il significato di molestia non ha ancora trovato una dimensione. E una guerra in cui è ancora la donna ad avere paura.