Il premier israeliano Benyamin Netanyahu dovrà affrontare in tribunale le accuse di corruzione mosse nei suoi confronti senza beneficiare di alcun rinvio. È questa la decisione del procuratore generale di Israele, Avichai Mandelblit, che ha ufficialmente respinto la richiesta di rinvio avanzata dal primo ministro israeliano, costretto a sciogliere il Parlamento a causa dell’impossibilità di creare una maggioranza entro i limiti di tempo prestabiliti.

Questa instabilità di governo porterà lo Stato di Israele a indire delle elezioni anticipate fissate a tre mesi da adesso, dove Netanyahu correrà ancora una volta con il suo partito Likud. Tuttavia questo impegno in campagna elettorale non è una motivazione sufficiente a rinviare l’udienza fissata per ottobre – in seguito ad una dilazione già accordata in luglio.

In una lettera recapitata al legale di Netanyahu, la Procura generale afferma che “lo scioglimento del Parlamento e le nuove elezioni fissate per il 17 settembre non sono motivo di rinvio dell’udienza”, che dovrebbe tenersi all’inizio di ottobre. Secondo la procura dello Stato ebraico il premier avrà il tempo sufficiente per preparare con i legali la sua difesa per le due diverse accuse di corruzione dei “media” che pendono nei suoi confronti; dunque respinge la dilazione di 2/3 mesi richiesta dagli avvocati del primo ministro. Ora Netanyahu ha tempo fino a lunedì per confermare la sua partecipazione all’udienza, e dovrà confidare ancora una volta nell’appoggio dell’elettorato che lo aveva già portato alla Knesset in aprile rendendolo il leader politico israeliano più longevo della storia dello Stato ebraico, lo voterà di nuovo, anche se occupato in una doppia causa legale. Netanyahu nega ogni addebito per le accuse mosse nei suoi confronti, che comprendono corruzione, frode e abuso di fiducia.

Il procuratore generale ha annunciato che intende prendere la decisione finale sul rinvio a giudizio in seguito all’udienza preliminare di ottobre. Data che potrebbe a questo punto vedere “Bibi” di nuovo a capo di una coalizione di governo, oppure vederlo all’opposizione di una coalizione guidata dal suo principale antagonista Benjamin Gantz. Nessun premier israeliano è mai stato posto sotto processo mentre era in carica. L’ex primo ministro Ehud Olmert si dimise nel 2008 proprio a causa delle accuse di corruzione mosse contro di lui prima del rinvio a giudizio. Netanyahu, all’epoca all’opposizione, chiese a gran voce le dimissioni di Olmert, e adesso, come spesso accade nello scambio dei ruoli che avvengono in politica, c’è chi si domanda la necessità di un rinvio quando anche se rieletto – e per la quinta volta –  il leader di Likud dovrebbe dimettersi a causa di un’accusa di corruzione.