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	<title>Mar Mediterraneo Archives - InsideOver</title>
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	<title>Mar Mediterraneo Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La Grecia degli armatori: un potere globale sui mari e uno Stato fragile alle spalle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 08:05:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/grecia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="grecia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/grecia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/grecia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/grecia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/grecia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/grecia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/grecia-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Atene possiede una proiezione marittima capace di darle un peso strategico e simbolico che altri Paesi balcanici non hanno mai sviluppato.  </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/grecia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="grecia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/grecia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/grecia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/grecia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/grecia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/grecia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/grecia-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Grecia è un Paese che, per dimensioni demografiche e peso economico, non dovrebbe avere un’influenza geopolitica così ampia nel Mediterraneo orientale e nei traffici globali. Eppure <strong>Atene possiede una proiezione marittima e un lascito storico molto superiore alla propria “stazza”,</strong> capace di darle un peso strategico e simbolico che altri Paesi balcanici non hanno mai sviluppato. Sotto l&#8217;aspettto economico la ragione principale risiede nella rete degli armatori greci e nella loro flotta mercantile. Gli armatori greci controllano circa il 16–21% del tonnellaggio marittimo mondiale e <strong>oltre il 50% della capacità della flotta europea.</strong> Nel settore delle petroliere la loro presenza è ancora più forte: detengono circa il 23% della capacità tanker globale e una quota simile degli ordini di nuove petroliere. Questo significa che una parte enorme del commercio energetico mondiale dipende direttamente o indirettamente da compagnie greche.</p>



<p>La Grecia, grazie a questa rete privata, esercita quindi un’influenza che va ben oltre i Balcani. Le sue compagnie operano nel Mediterraneo, nel Mar Nero, nel Golfo Persico e nelle rotte verso l’Asia, Permettendo ad Atene di muoversi su più piani geopolitici contemporaneamente, anche se su una scala inferiore rispetto ad Ankara.</p>



<p>Le radici di questa forza sono storiche. <strong>Fin dall’antichità il mondo greco è stato legato al mare:</strong> Atene, Corinto e Rodi costruirono la propria potenza sul commercio e sulla navigazione. Durante l’impero ottomano, le comunità greche delle isole dell’Egeo mantennero una forte identità marinara. Località come Idra, Spetses e Psara svilupparono flotte commerciali private e reti mercantili autonome. Anche la tradizione religiosa ortodossa testimonia questa cultura marittima: San Giorgio, venerato come protettore dei marinai, rimase una figura simbolica per molte comunità dell’Egeo.</p>



<p>Da questa lunga continuità storica nacque una classe armatoriale molto compatta, costruita su reti familiari, conoscenze tecniche e rapporti commerciali internazionali. <strong>Gli armatori greci non sono semplicemente imprenditori: rappresentano una cultura economica transnazionale</strong> capace di collegare il Mediterraneo orientale ai mercati energetici mondiali. Nel secolo scorso, le figure di maggiore risalto mediatico furono quelle di Nearcos e di Aristotele Onassis, leader mondiali nel settore della navigazione marittima. La posizione geografica della Grecia ha amplificato ulteriormente questo fenomeno. Situata tra Europa, Medio Oriente e Mar Nero, <strong>Atene è naturalmente legata alle grandi rotte commerciali. </strong>Tuttavia la sua forza (e al tempo stesso limite) non deriva soltanto dalla geografia, ma anche dalla capacità di mantenere rapporti con le principali potenze marittime.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le difficoltà dello Stato centrale</h2>



<p><strong>Nonostante i legami culturali e religiosi con la Russia, la Grecia ha storicamente mantenuto relazioni privilegiate con il Regno Unito e gli Stati Uniti. </strong>Non si tratta di una contraddizione, ma di una necessità strategica. Assicurazioni marittime, finanza navale, protezione delle rotte e infrastrutture logistiche dipendono in larga misura dal sistema angloamericano. Allo stesso tempo, i rapporti con Mosca permettono alla Grecia di mantenere una certa influenza nel Mar Nero e nel Caucaso. Gli armatori greci hanno quindi assunto un ruolo quasi geopolitico. Le loro necessità economiche influenzano spesso le decisioni di Atene sulle sanzioni, sulle rotte energetiche e sulla sicurezza marittima.</p>



<p>Questa struttura, però, ha avuto anche effetti interni. La Grecia ha sviluppato una più che discreta capacità di proiezione esterna, ma <strong>maggiore difficoltà nel costruire uno Stato centrale pienamente coeso.</strong> Le élite armatoriali e commerciali hanno spesso agito con grande autonomia rispetto al potere politico, favorendo una struttura frammentata, legata a reti familiari e clientelari. </p>



<p>Le grandi crisi della storia greca moderna mostrano bene questa tensione. Durante la Prima guerra mondiale il Paese si spaccò tra monarchici e venizelisti; dopo la campagna anatolica seguì una profonda crisi politica; nel dopoguerra arrivò la guerra civile. Anche nelle crisi economiche contemporanee e nelle divisioni sulla politica estera è emersa una difficoltà cronica nel centralizzare lo Stato in maniera compatta. In altre parole, la stessa tradizione commerciale e marittima che ha reso la Grecia influente all’esterno ha anche limitato la costruzione di un sistema politico interno completamente unitario.</p>



<p><strong>Il ruolo degli armatori greci è emerso chiaramente anche nelle recenti tensioni nello Stretto di Hormuz,</strong> uno dei corridoi energetici più importanti del mondo. Una parte rilevante del petrolio globale passa da quell’area e molte petroliere coinvolte appartengono o sono gestite da compagnie greche. Nel marzo 2026, durante una fase di escalation regionale, alcuni armatori greci continuarono a inviare navi attraverso Hormuz nonostante i rischi. Il caso più noto fu quello di <strong>George Prokopiou</strong>, che fece transitare diverse petroliere nel corridoio. La scelta mostrò come gli armatori greci siano in grado di sfruttare le crisi geopolitiche mantenendo al tempo stesso aperti flussi energetici essenziali verso l’Asia. In questo senso gli armatori greci agiscono quasi come attori strategici autonomi. Da un lato garantiscono continuità al commercio energetico mondiale; dall’altro ottengono enormi vantaggi economici grazie all’aumento dei premi di trasporto nelle aree di crisi. Anche la fiscalità greca riflette questa centralità. <strong>Atene protegge il settore navale con regimi fiscali favorevoli e incentivi specifici, </strong>perché considera gli armatori una componente fondamentale dell’economia nazionale e dell’influenza geopolitica del paese.</p>



<p>Il legame con Cipro rafforza ulteriormente questa rete. L’isola rappresenta un hub logistico e finanziario importante per molte compagnie greche e costituisce un tassello strategico nel Mediterraneo orientale, soprattutto rispetto ai rapporti con la Turchia, con la Russia e con le rotte energetiche regionali. La Grecia quindi non è una grande potenza nel senso tradizionale del termine. Tuttavia possiede una proiezione marittima globale che le consente di <strong>esercitare un’influenza molto superiore alle proprie dimensioni. </strong>Attraverso gli armatori, Atene riesce a intervenire indirettamente nei flussi energetici, nelle rotte commerciali e negli equilibri strategici del Mediterraneo e del Medio Oriente.</p>



<p>Allo stesso tempo, questa stessa struttura marittima e commerciale ha contribuito alla nascita di una classe dirigente spesso poco incline alla centralizzazione statale e incapace di far emergere altri settori economici dello stesso peso. La Grecia moderna si è quindi sviluppata come una nazione capace di flessibilità geopolitica verso l’esterno (nonostante le cuocenti sconfitte belliche), ma caratterizzata da persistenti fragilità nella coesione interna dello Stato. Analizzare il mercato del trasporto mercantile marittimo, in particolare la classe armatoriale greca, significa accedere a una delle componenti fondamentali del commercio globale e di un vicino importante dello stato italiano.</p>



<p></p>
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		<title>Dall’Egeo al Levante: l&#8217;asse geopolitico che Grecia, Cipro e Israele hanno costruito contro la Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dallegeo-al-levante-lasse-geopolitico-che-grecia-cipro-e-israele-hanno-costruito-contro-la-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 04:33:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mediterraneo" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Oggi il triangolo tra Atene, Nicosia e Tel Aviv è diventato uno degli assi geopolitici più importanti del Mediterraneo orientale.  </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mediterraneo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 30 aprile 2026 le forze israeliane hanno intercettato al largo di Creta parte della <strong>Global Sumud Flotilla,</strong> la missione internazionale diretta verso Gaza con attivisti filopalestinesi e aiuti umanitari. Secondo diversi gruppi pro-palestinesi, l’operazione sarebbe avvenuta anche con una forma di coordinamento logistico greco, accusa mai confermata ufficialmente da Atene. <strong>L’episodio ha però mostrato ancora una volta quanto siano diventati stretti i rapporti strategici tra </strong><a href="https://it.insideover.com/religioni/mosca-atene-e-nicosia-il-grande-gioco-nella-chiesa-di-cipro.html" type="post" id="379138">Grecia, Cipro e Israele.</a></p>



<p>Per decenni sembrava quasi impossibile immaginare una convergenza stabile tra Grecia, Cipro e Israele. Oggi, invece, il triangolo tra Atene, Nicosia e Tel Aviv è diventato uno degli assi geopolitici più importanti del Mediterraneo orientale. Non si tratta soltanto di cooperazione energetica o militare: dietro questa convergenza c’è una trasformazione profonda degli equilibri regionali, accelerata dalla crisi dei rapporti tra Israele e Turchia, dalle tensioni nell’Egeo e dal <strong>nuovo ruolo assunto dal Mediterraneo come spazio strategico tra Europa e Medio Oriente.</strong></p>



<p>Durante la Guerra Fredda la Grecia mantenne una posizione relativamente distante da Israele. Atene, pur appartenendo alla NATO, cercava di mantenere rapporti solidi con il mondo arabo e per lungo tempo evitò un pieno riallineamento con Tel Aviv. Il riconoscimento diplomatico completo di Israele arrivò soltanto nel 1990, molto più tardi rispetto ad altri Paesi occidentali. <strong>Nella cultura politica greca sopravvivevano inoltre forti correnti filopalestinesi,</strong> soprattutto nella sinistra antiamericana e nazional-popolare.</p>



<p>Il cambiamento inizia dopo il crollo dell’Unione Sovietica, ma accelera realmente dopo il 2010. <strong>L’incidente della Mavi Marmara e il progressivo deterioramento delle relazioni tra Israele e la Turchia aprono uno spazio geopolitico nuovo.</strong> In quel momento Grecia e Cipro diventano per Israele partner strategici alternativi ad Ankara nel Mediterraneo orientale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Da allora la cooperazione è cresciuta costantemente. Le esercitazioni militari congiunte si sono moltiplicate, così come i progetti energetici e i contatti politici ai massimi livelli. <strong>Benjamin Netanyahu ha più volte definito Grecia e Cipro “partner strategici” </strong>di Israele nel Mediterraneo. In uno dei summit trilaterali degli ultimi anni, l’allora premier israeliano parlò della necessità di costruire “stabilità, sicurezza e prosperità comuni” nel Mediterraneo orientale. Il premier Israeliano, durante il summit trilaterale israelo-greco-cipriota a Gerusalemme (dicembre 2025), ha dichiarato : “A coloro che credono di poter ripristinare il loro impero, diciamo che questo non accadrà. La coalizione trilaterale non cerca il conflitto con nessuno, ma piuttosto la stabilità&#8221;.</p>



<p><strong>Il messaggio appariva chiaramente indirizzato alla Turchia, in risposta alle sue ambizioni espansionistiche. </strong>Ankara sembra infatti perseguire un disegno strategico di ampia portata, volto a proiettarsi fino all’oceano e a consolidarsi quale principale potenza del Levante, assumendo al contempo il ruolo di cerniera geopolitica tra il Mediterraneo e l’area indo-pacifica. Un simile obiettivo, qualora fosse realizzato, comporterebbe inevitabilmente un ridimensionamento del ruolo di Tel Aviv, relegandola a una posizione subordinata o quantomeno secondaria rispetto ad Ankara, soprattutto nell’ipotesi di un progressivo disimpegno degli Stati Uniti dalla regione.</p>



<p>Anche il premier greco <strong>Kyriakos Mitsotakis </strong>ha insistito più volte sul fatto che la cooperazione con Israele rappresenti un “pilastro di stabilità regionale”, soprattutto in materia energetica e di sicurezza. Dopo le accuse turche secondo cui Grecia, Cipro e Israele starebbero formando un fronte anti-turco, il ministero degli Esteri greco ha risposto sostenendo che la cooperazione trilaterale “non è diretta contro terzi”, ma serve alla stabilità regionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La &#8220;questione turca&#8221;</h2>



<p>Dietro queste formule diplomatiche esiste però una realtà geopolitica molto più concreta. Il vero collante dell’asse è infatti la questione turca. <strong>I punti di attrito sono almeno tre: Siria, Cipro ed Egeo.</strong> In Siria, Israele guarda con crescente sospetto all’espansione dell’influenza turca. Nel Mar Egeo continuano le dispute tra Grecia e Turchia su spazio aereo, piattaforme continentali e zone economiche esclusive. A Cipro, invece, resta aperta la ferita del 1974, con la presenza militare turca nel Nord dell’isola.</p>



<p>Per questo motivo, negli ambienti strategici greci e ciprioti Israele viene sempre più percepito come un alleato implicito nel contenimento della pressione turca nel Mediterraneo orientale. Anche parte della stampa turca descrive apertamente la cooperazione Grecia-Cipro-Israele come un “fronte anti-turco”.</p>



<p><strong>La dimensione energetica ha avuto un ruolo decisivo nel consolidamento dell’asse. </strong>Il progetto EastMed, pensato per collegare i giacimenti di gas israeliani e ciprioti all’Europa passando per la Grecia, è stato per anni presentato come una svolta strategica per l’autonomia energetica europea. In realtà, il valore geopolitico del progetto era forse persino più importante di quello economico. EastMed rappresentava infatti la possibilità di costruire una rete energetica mediterranea alternativa alle rotte controllate dalla Turchia. Anche se oggi il progetto appare ridimensionato, il suo significato politico rimane enorme: creare una continuità strategica tra Levante ed Europa attraverso l’ellenismo mediterraneo.</p>



<p>In parallelo sono aumentati gli investimenti israeliani in Grecia e Cipro. Il turismo israeliano è cresciuto rapidamente, mentre <strong>diversi investitori israeliani hanno acquistato immobili e attività soprattutto nelle isole greche e a Cipro. </strong>Dopo il 7 ottobre e l’instabilità regionale, i media greci e turchi hanno persino discusso indiscrezioni secondo cui ambienti politici israeliani avrebbero valutato la possibilità di utilizzare alcune isole greche come “safe haven” per cittadini israeliani in caso di guerra regionale. Le autorità greche hanno ufficialmente smentito queste ricostruzioni, ma il solo fatto che tali scenari vengano discussi mostra quanto il rapporto tra i due paesi sia diventato stretto.</p>



<p>A rendere possibile questo riavvicinamento è stato anche <strong>l`appoggio a questa linea della classe dirigente greca.</strong> La borghesia ellenica, storicamente legata al settore marittimo e armatoriale, ha sempre mantenuto forti connessioni con il mondo anglosassone, soprattutto con Regno Unito e Stati Uniti. In questo contesto, l’avvicinamento a Israele ha rappresentato anche un rafforzamento dell’ancoraggio greco al sistema strategico americano nel Mediterraneo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le opposizioni in Grecia e a Cipro, l&#8217;irritazione della Turchia</h2>



<p>Non tutti, però, sostengono questa alleanza. In Grecia esistono ancora forti correnti filopalestinesi e anti-israeliane, sia nella sinistra radicale sia in parte dell’area nazionalista. Negli ultimi mesi partiti della sinistra greca hanno criticato apertamente i summit tra Mitsotakis, Netanyahu e il presidente cipriota <strong>Nikos Christodoulides</strong>, accusando il governo di “militarizzare” ulteriormente il Mediterraneo orientale. Bisogna Anche tenere presente che seppur minoritari In Grecia persistono sentimenti antiebraici (in una minoranza in passato significativa) legati a una tradizione ortodossa di stereotipi complottisti (Protocolli di Sion). Il metropolita Seraphim di Piraeus nel 2010 su Mega TV aveva detto : &#8220;gli ebrei hanno orchestrato l&#8217;Olocausto&#8221; e &#8220;il sionismo mondiale vuole schiavizzare Grecia e Ortodossia&#8221;.</p>



<p>Anche a Cipro non mancano opposizioni. Alcuni ambienti politici temono che l’isola possa trasformarsi in una piattaforma avanzata di un eventuale confronto tra Israele e Turchia. Perfino nel dibattito online cipriota emergono timori che Cipro diventi una “buffer zone” tra Ankara e Tel Aviv. Il leader AKEL Stefanos Stefanou ha accusato Israele di “comprarsi” l’isola con acquisti di terreni per creare “ghetti sionisti, scuole e sinagoghe”, affermando che “Israele non tollera critiche e vuole controllare tutto”. Il metropolita di Morphou Neofytos ha criticato duramente Israele per le sue politiche in Gaza, definendole “genocidio” in sermoni recenti.</p>



<p><strong>In parallelo, la Turchia osserva con crescente irritazione questa convergenza. </strong>Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha accusato Grecia, Cipro e Israele di voler costruire “un’alleanza contro i paesi musulmani”. Ankara considera infatti il triangolo ellenico-israeliano come un tentativo di contenimento strategico turco nel Mediterraneo orientale.</p>



<p>Al di là della retorica diplomatica, il Mediterraneo orientale sta entrando in una nuova fase storica. Grecia, Cipro e Israele hanno costruito una convergenza fondata non su affinità culturali spontanee, ma sulla percezione di interessi strategici comuni: energia, sicurezza marittima, contenimento turco e integrazione nel sistema occidentale guidato dagli Stati Uniti.</p>



<p>L’ellenismo mediterraneo e Israele, un tempo distanti, oggi condividono una stessa geografia della paura e della sicurezza. Ed è proprio questa convergenza strategica, più ancora delle pipeline o degli accordi militari, a spiegare la nascita del nuovo asse del Levante mediterraneo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dallegeo-al-levante-lasse-geopolitico-che-grecia-cipro-e-israele-hanno-costruito-contro-la-turchia.html">Dall’Egeo al Levante: l&#8217;asse geopolitico che Grecia, Cipro e Israele hanno costruito contro la Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Macron e Mitsotakis: l’asse franco-ellenico per contenere la Turchia nel Mediterraneo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/macron-e-mitsotakis-lasse-franco-ellenico-per-contenere-la-turchia-nel-mediterraneo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 04:29:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’incontro tra Emmanuel Macron e Kyriakos Mitsotakis ad Atene è stato la riaffermazione di un asse storico tra Francia e Grecia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/macron-e-mitsotakis-lasse-franco-ellenico-per-contenere-la-turchia-nel-mediterraneo.html">Macron e Mitsotakis: l’asse franco-ellenico per contenere la Turchia nel Mediterraneo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’incontro tra <strong>Emmanuel Macron e Kyriakos Mitsotakis ad Atene non è stato soltanto un vertice diplomatico tra due governi europei.</strong> Dietro le immagini ufficiali, le strette di mano, le visite militari e le dichiarazioni sulla cooperazione strategica si intravede qualcosa di più profondo: la riaffermazione di <strong>un asse storico tra Francia e Grecia</strong> che attraversa due secoli di storia europea e mediterranea. Un rapporto che non può essere letto soltanto in termini militari o geopolitici, perché coinvolge identità, memoria storica, civiltà e persino differenti concezioni dell’Europa.</p>



<p>La scena scelta per l’incontro non è stata casuale. La visita alla fregata “Kimon”, simbolo della moderna cooperazione navale franco ellenica, ha rappresentato plasticamente la nuova postura strategica della Grecia nel Mediterraneo orientale. Atene, dopo anni di crisi economica e ridimensionamento delle proprie capacità militari, ha avviato <strong>uno dei più importanti programmi di riarmo della sua storia recente,</strong> puntando soprattutto sulla partnership con Parigi. L’acquisto in questi anni dei 24 Rafale francesi, delle 3 fregate Belharra e dei sistemi missilistici come Exocet non è soltanto una scelta tecnica o commerciale. È una scelta geopolitica. La cooperazione militare franco-ellenica supera i 5,5 miliardi di euro.</p>



<p>La Francia, da parte sua, utilizza il rapporto privilegiato con la Grecia per presentarsi come la principale potenza militare europea con capacità di proiezione nel Mediterraneo. In un’Europa frammentata, priva di una reale politica estera comune e ancora dipendente dall’ombrello americano, <strong>Macron cerca di costruire l’immagine di una Francia capace di agire come garante strategico </strong>dello spazio mediterraneo. Difendere la Grecia significa quindi anche difendere il ruolo internazionale della Francia stessa. Detto negl`apparati ellenici resta il timore se all`atto pratico Parigi è disposta ad entrare in guerra con Ankara</p>



<p>Dietro questa cooperazione si muove inevitabilmente la questione turca. La dottrina della <em>Mavi Vatan</em>, la “Patria Blu” elaborata negli ultimi anni da parte dell’establishment strategico di Ankara, ha ridefinito l’approccio turco al Mediterraneo orientale.<strong> Per Atene questa dottrina rappresenta una minaccia diretta agli equilibri dell’Egeo,</strong> alle zone economiche esclusive greco cipriote e più in generale alla presenza ellenica nel Mediterraneo orientale. In questo contesto, il rafforzamento della presenza francese assume un significato che va oltre la semplice cooperazione bilaterale.</p>



<p>Anche il recente dispiegamento navale francese nell’area cipriota, dopo l’escalation regionale e le tensioni attorno alla base britannica di Akrotiri, è stato interpretato da molti osservatori non solo come un messaggio verso Iran o Hezbollah, ma anche come <strong>una dimostrazione implicita di deterrenza verso Ankara.</strong> La Francia vuole mostrare di poter operare stabilmente nello spazio mediterraneo orientale e di essere pronta a proteggere i propri alleati regionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La &#8220;concorrenza&#8221; di Israele</h2>



<p>In questo scenario <strong>Israele rimane probabilmente il partner militare più efficace e operativo per Grecia e Cipro nel contenimento delle ambizioni turche.</strong> L’asse energetico e strategico tra Gerusalemme, Atene e Nicosia si è consolidato negli ultimi anni soprattutto sul piano dell’intelligence, della sicurezza e della cooperazione navale. Tuttavia è la Francia a offrire qualcosa che Israele non può offrire pienamente sul piano simbolico e diplomatico: <strong>la legittimazione europea. </strong>Parigi riesce infatti a presentare la difesa della Grecia non come una semplice alleanza regionale ma come la protezione di una frontiera europea e mediterranea.</p>



<p>Ma il rapporto tra Francia e Grecia non nasce oggi. Le sue radici affondano nel XIX secolo e nella nascita stessa dello Stato greco moderno. L’Illuminismo francese, la Rivoluzione francese e le guerre napoleoniche contribuirono indirettamente alla diffusione delle idee nazionali e rivoluzionarie nei Balcani e nel Mediterraneo orientale. <strong>Molti intellettuali greci che prepararono la rivoluzione del 1821 furono influenzati dalla cultura politica francese. </strong>Per buona parte del filellenismo europeo dell’epoca la liberazione della Grecia non rappresentava soltanto una guerra nazionale contro l’Impero Ottomano, ma un evento simbolico per l’intera Europa.</p>



<p>La Grecia veniva percepita come la culla della civiltà europea, e la sua rinascita assumeva quasi un carattere messianico. Nella memoria storica ellenica è rimasta forte l’idea che la rivoluzione greca abbia inaugurato simbolicamente la stagione delle liberazioni nazionali europee dell’Ottocento. Non pochi ambienti culturali greci hanno interpretato l’indipendenza ellenica come l’archetipo della liberazione dei popoli storici europei.</p>



<p>Anche nel Novecento <strong>il rapporto con la Francia ha mantenuto una dimensione quasi esistenziale per parte dell’élite greca. </strong>Durante la dittatura dei colonnelli molti oppositori trovarono rifugio a Parigi. Konstantinos Karamanlis stesso visse nella capitale francese durante l’esilio. La Francia divenne uno dei centri politici e culturali dell’opposizione democratica ellenica, rafforzando ulteriormente il legame tra i due Paesi.</p>



<p>Eppure il rapporto tra Francia e mondo ellenico non è privo di profonde ambivalenze. Se da una parte Parigi viene vista come storica alleata dell’ellenismo moderno, dall’altra in alcuni ambienti ortodossi tradizionalisti la Francia rappresenta anche la patria dell’Illuminismo radicale, della secolarizzazione e del laicismo europeo. Qui emerge il tema della <em>Romiosini,</em> cioè la continuità spirituale e culturale del mondo romano orientale e bizantino all’interno dell’identità ellenica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un rapporto particolare</h2>



<p>Per una parte del pensiero ortodosso conservatore, il modello occidentale nato dopo la Rivoluzione francese avrebbe progressivamente allontanato l’ellenismo moderno dalla sua matrice romano bizantina. Non sono pochi i monaci o gli ambienti tradizionalisti che guardano con diffidenza al laicismo francese, all’anticlericalismo e più recentemente alle trasformazioni culturali dell’Europa contemporanea. In questa lettura polemica l’“Occidente latino” viene spesso accusato di aver accelerato la scristianizzazione europea.</p>



<p>All’interno di questi ambienti esiste talvolta anche una percezione della Russia come possibile custode dei valori tradizionali ortodossi contro la deriva secolarizzata dell’Occidente. Si tratta di una visione minoritaria e controversa nella Grecia contemporanea, ma che continua a esercitare influenza in alcuni settori religiosi e culturali.</p>



<p>È proprio questa tensione irrisolta a rendere il rapporto franco ellenico così particolare. La Francia rappresenta simultaneamente per la Grecia moderna la protezione europea, la modernità politica, il prestigio occidentale e allo stesso tempo l’origine di quella secolarizzazione che una parte del mondo ortodosso considera estranea alla tradizione della Romiosini.</p>



<p>Per questo l’incontro tra Macron e Mitsotakis non può essere interpretato soltanto come un accordo militare o una partnership economica. È il riflesso di un rapporto storico molto più profondo in cui si intrecciano geopolitica, identità europea, memoria bizantina, Mediterraneo e lotta per la leadership regionale. <strong>Difendendo la Grecia, la Francia cerca oggi di presentarsi come il principale garante europeo del Mediterraneo orientale</strong> cercando di avere una voce maggiore anche nei confronti d`isreale. E la Grecia, stringendosi a Parigi, tenta di rafforzare la propria posizione in una delle aree più instabili e strategicamente decisive del continente europeo.</p>



<p>Dietro il protagonismo mediterraneo di Macron pesa però anche il nodo economico. La Francia prevede oltre 430 miliardi di euro di spesa militare tra il 2024 e il 2030, con un aumento di 36 miliardi per le forze armate. Ma secondo “Le Monde” e la Corte dei conti francese, le ambizioni strategiche di Parigi rischiano di scontrarsi con fragilità fiscali sempre più evidenti e con un indebitamento ai livelli più alti degli ultimi quindici anni. Parigi come nella sua storia vuole giocare su molteplici tavoli da protagonista ma la coperta finanziaria e anche industriale rischia di essere corta.</p>
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		<title>Unione? Non se ne parla. Erdogan blinda la divisione di Cipro</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/unione-non-se-ne-parla-erdogan-blinda-la-divisione-di-cipro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Nov 2025 13:52:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/cipro.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cipro" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/cipro.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/cipro-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/cipro-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/cipro-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/cipro-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p> Il leader turco ribadisce che per l'isola la soluzione "più realistica" è la divisione in due Stati. I piani di Ankara.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/cipro.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cipro" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/cipro.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/cipro-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/cipro-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/cipro-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/cipro-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Dal sogno federale al muro dei due Stati. Quando <strong>Recep Tayyip Erdogan afferma che la soluzione più <a href="https://it.insideover.com/guerra/erdogan-contro-netanyahu-la-turchia-rompe-i-rapporti-diplomatici-con-israele.html">“realistica” per Cipro</a> è quella di due Stati,</strong> non sta solo rilanciando la posizione di Ankara. Sta chiudendo, almeno sul piano politico, una stagione iniziata negli anni Sessanta con l’idea di una repubblica comune, poi trasformata in modello federale sotto l’egida delle Nazioni Unite. </p>



<p>Al fianco del nuovo presidente turco-cipriota, <strong>Tufan Erhurman</strong>, Erdogan ribadisce che i tentativi negoziali dal 1968 a oggi non hanno prodotto risultati e che non ha più senso sedersi al tavolo solo “per salvare le apparenze”. È un modo per dire al mondo: <strong>la linea della Turchia non è più la riunificazione</strong>, ma il riconoscimento di due entità politiche separate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un conflitto congelato da mezzo secolo</h2>



<p>Per capire la forza di questo messaggio bisogna tornare al 1974: il colpo di Stato sostenuto da settori greci che puntavano all’annessione dell’isola ad Atene, l’intervento militare turco, la divisione de facto del territorio. Già dal 1963 l’amministrazione di condivisione del potere era collassata e violenze sporadiche avevano scavato un solco tra comunità greco-cipriota e turco-cipriota. Nel 1983 i turco-ciprioti proclamano la <strong>Repubblica Turca di Cipro Nord, riconosciuta solo dalla Turchia</strong>. Il resto del mondo continua a considerare legittima la sola Repubblica di Cipro, oggi membro dell’Unione Europea. La linea verde controllata dalle Nazioni Unite diventa il simbolo di un conflitto “congelato”, ma mai risolto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fallimento del modello federale</h2>



<p>Le Nazioni Unite hanno a lungo sostenuto l’idea di una Cipro federale, con due comunità politicamente uguali all’interno di un unico Stato. Il momento decisivo fu il piano dell’allora segretario generale <strong>Kofi Annan</strong>: una repubblica composta da due entità con ampie autonomie, unica personalità internazionale, governo congiunto. Nel 2004 il piano viene approvato dai turco-ciprioti e respinto dai greco-ciprioti. <strong>Poche settimane dopo, però, l’Unione Europea accoglie Cipro come Stato membro,</strong> includendo formalmente anche il Nord, pur senza controllarlo. Per Ankara e per i turco-ciprioti, da allora, questa scelta è la prova che la parte greca può bloccare qualunque compromesso contando sulla protezione europea, senza pagare un prezzo politico reale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sovranità, uguaglianza e paura della minoranza</h2>



<p>Erdogan oggi riprende quel filo: accusa Nicosia di rifiutare l’uguaglianza “sovrana” dei turco-ciprioti e di volerli ricondurre al ruolo di semplice minoranza in uno Stato controllato di fatto dalla componente greco-cipriota. Erhurman, da parte sua, parla del “popolo turco-cipriota” come di uno dei due “fondatori” dell’isola, con diritti sovrani su tutta Cipro e non solo sul Nord. <strong>È una visione che rovescia la lettura internazionale dominante:</strong> non una regione secessionista da reintegrare, ma uno dei due soggetti originari, che chiede parità di status nelle decisioni su energia, idrocarburi, giurisdizioni marittime, rotte commerciali. Sotto la disputa giuridica si nasconde la vera paura: per i greco-ciprioti, accettare la piena parità significa rinunciare alla posizione di maggioranza e alle leve di potere costruite in decenni; per i turco-ciprioti, rinunciare alla parità significa consegnarsi a uno Stato che percepiscono come ostile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Turchia garante e potenza regionale</h2>



<p>In questa dinamica, la Turchia non è solo “madrepatria”, come ama definirsi Erdogan, ma <strong>potenza regionale che usa Cipro anche come leva strategica nel Mediterraneo orientale</strong>. Essere uno dei tre Paesi garanti (insieme a Grecia e Regno Unito) significa avere un ruolo formale sulla sicurezza dell’isola, ma oggi Ankara va ben oltre: basi militari, presenza navale, accordi energetici. L’argomento è semplice: senza la protezione turca, i turco-ciprioti sarebbero schiacciati dall’isolamento politico ed economico. Ma per Atene, Nicosia e molti partner europei, quella stessa protezione è il veicolo con cui la Turchia estende la propria influenza sui giacimenti di gas, sulle rotte di trasporto energetico e sull’equilibrio marittimo del Mediterraneo orientale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gas, mare e nuova geografia del potere</h2>



<p>La questione di Cipro, infatti, non è più solo etnica o storica. I giacimenti di gas scoperti al largo dell’isola e le controversie sui confini marittimi<strong> hanno trasformato il Mediterraneo orientale in un campo di contesa tra Turchia, Grecia, Cipro, Israele, Egitto e, sullo sfondo, Unione Europea e Stati Uniti.</strong> Rivendicare due Stati significa per Ankara tentare di legittimare una propria zona di influenza nel Nord dell’isola e nelle acque ad esso collegate. Rivendicare una sola repubblica federale, per Nicosia, significa invece mantenere il controllo formale sull’intera zona economica esclusiva e negoziare dall’alto la distribuzione dei benefici. Finché nessuno dei due schieramenti accetterà di rinunciare a questo vantaggio strategico, la mediazione internazionale avrà margini strettissimi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un conflitto che parla al futuro della regione</h2>



<p>Le parole di Erdogan arrivano in <strong>una fase di crescente militarizzazione del Mediterraneo orientale</strong>, con nuove basi, cooperazioni tra Stati, esercitazioni aeree e navali. Cipro diventa così il simbolo di un equilibrio regionale più ampio: tra mondo arabo ed europeo, tra Turchia e Grecia, tra alleanze della difesa occidentale e interessi energetici. La scelta tra modello federale e scenario dei due Stati non riguarda solo l’assetto istituzionale dell’isola, ma definisce anche chi avrà titolo per sedersi ai tavoli su gas, mare e sicurezza nel quadrante che va da Suez ai Balcani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione: l’isola che non trova la sua forma</h2>



<p>Erdogan vuole chiudere il capitolo dei negoziati infiniti e ridisegnare la questione cipriota su basi nuove: riconoscimento della Repubblica Turca di Cipro Nord o, almeno, accettazione di una parità di fatto. I greco-ciprioti continuano a contare sulla legittimità internazionale e sulla protezione dell’Unione Europea per mantenere l’obiettivo di una riunificazione sotto un’unica sovranità. In mezzo, la comunità internazionale ripete da decenni le stesse formule, mentre sul terreno si consolidano divisione, basi militari e interessi energetici. <strong>Cipro resta così il laboratorio dove si misurano i limiti della diplomazia multilaterale</strong>: un’isola piccola, ma capace di rivelare quanto sia difficile, oggi, trovare una forma politica condivisa in un Mediterraneo che è tornato a essere un mare conteso.</p>
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		<title>Ecomondo 2025: Rimini capitale dell&#8217;economia circolare nel Mediterraneo</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/economia-circolare/ecomondo-2025-rimini-capitale-delleconomia-circolare-nel-mediterraneo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Oct 2025 10:17:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[Rimini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mancano-poche-settimane-a-Ecomondo-la-fiera-organizzata-a-Rimini-per-promuvoere-leconomia-circolare-italiana-e-le-sue-eccellenze.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mancano-poche-settimane-a-Ecomondo-la-fiera-organizzata-a-Rimini-per-promuvoere-leconomia-circolare-italiana-e-le-sue-eccellenze.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mancano-poche-settimane-a-Ecomondo-la-fiera-organizzata-a-Rimini-per-promuvoere-leconomia-circolare-italiana-e-le-sue-eccellenze-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mancano-poche-settimane-a-Ecomondo-la-fiera-organizzata-a-Rimini-per-promuvoere-leconomia-circolare-italiana-e-le-sue-eccellenze-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mancano-poche-settimane-a-Ecomondo-la-fiera-organizzata-a-Rimini-per-promuvoere-leconomia-circolare-italiana-e-le-sue-eccellenze-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mancano-poche-settimane-a-Ecomondo-la-fiera-organizzata-a-Rimini-per-promuvoere-leconomia-circolare-italiana-e-le-sue-eccellenze-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mancano-poche-settimane-a-Ecomondo-la-fiera-organizzata-a-Rimini-per-promuvoere-leconomia-circolare-italiana-e-le-sue-eccellenze-600x450.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mancano poche settimane a Ecomondo, la fiera organizzata a Rimini da Italian exhibition group che mette al centro il tema dell&#8217;economia circolare e della transizione energetica per facilitare incontri domanda-offerta, divulgazione tematica e approfondimento analitico sul tema delle procedure industriali necessarie per un vero sviluppo sostenibile. Con Ecomondo l&#8217;Italia è capitale dell&#8217;economia circolare 30 padiglioni, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/economia-circolare/ecomondo-2025-rimini-capitale-delleconomia-circolare-nel-mediterraneo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mancano-poche-settimane-a-Ecomondo-la-fiera-organizzata-a-Rimini-per-promuvoere-leconomia-circolare-italiana-e-le-sue-eccellenze.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mancano-poche-settimane-a-Ecomondo-la-fiera-organizzata-a-Rimini-per-promuvoere-leconomia-circolare-italiana-e-le-sue-eccellenze.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mancano-poche-settimane-a-Ecomondo-la-fiera-organizzata-a-Rimini-per-promuvoere-leconomia-circolare-italiana-e-le-sue-eccellenze-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mancano-poche-settimane-a-Ecomondo-la-fiera-organizzata-a-Rimini-per-promuvoere-leconomia-circolare-italiana-e-le-sue-eccellenze-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mancano-poche-settimane-a-Ecomondo-la-fiera-organizzata-a-Rimini-per-promuvoere-leconomia-circolare-italiana-e-le-sue-eccellenze-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mancano-poche-settimane-a-Ecomondo-la-fiera-organizzata-a-Rimini-per-promuvoere-leconomia-circolare-italiana-e-le-sue-eccellenze-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mancano-poche-settimane-a-Ecomondo-la-fiera-organizzata-a-Rimini-per-promuvoere-leconomia-circolare-italiana-e-le-sue-eccellenze-600x450.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mancano poche settimane a <strong>Ecomondo, la fiera organizzata a Rimini</strong> da Italian exhibition group che mette al centro il tema dell&#8217;economia circolare e della transizione energetica per facilitare incontri domanda-offerta, divulgazione tematica e approfondimento analitico sul tema delle procedure industriali necessarie per un vero sviluppo sostenibile. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Con Ecomondo l&#8217;Italia è capitale dell&#8217;economia circolare</h2>



<p>30 padiglioni, 166mila metri quadri, 80 associazioni internazionali di settore, partnership con il Ministero degli Esteri e l&#8217;Istituto per il Commercio Estero: dal 4 al 7 novembre <strong>Rimini sarà dunque la capitale italiana, europea e mediterranea</strong> di questo settore e offrirà uno spaccato di un sistema spesso trascurato nell&#8217;economia nazionale ma che può offrire prospettive di sviluppo al Paese. </p>



<p>Il settore è in rapidissima innovazione: &#8220;Il riciclo avanzato di materie prime strategiche, l&#8217;eco-design e gli imballaggi di nuova generazione, l&#8217;intelligenza artificiale e la digitalizzazione per accelerare la transizione ecologica, il monitoraggio climatico satellitare e i percorsi verso la decarbonizzazione industriale, con particolare attenzione a tessili, energia, RAEE ed edilizia, sono tra i principali argomenti che si prevede attireranno una forte partecipazione sia da parte dell&#8217;industria che dei responsabili politici&#8221;, <a href="https://www.renewablematter.eu/en/ecomondo-2025-returns-to-rimini-as-europes-circular-economy-hub">nota <em>Materia rinnovabile</em>.</a></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il valore dell&#8217;economia circolare in Italia</h2>



<p>Nonostante un periodo difficile, l&#8217;<strong>economia circolare in Italia vale oltre 10 miliardi di euro,</strong> garantendo<a href="https://www.renewablematter.eu/rapporto-circular-economy-network-2025-italia"> da una nicchia solida lo 0,5% del Pil</a> e classificandosi al secondo posto dietro i Paesi Bassi per <a href="https://www.renewablematter.eu/rapporto-circular-economy-network-2025-italia">&#8220;circolarità&#8221; delle risorse e tasso di riuso.</a> </p>



<p>Oltre il 20% delle risorse impegnate nell&#8217;industria e <a href="https://www.rinnovabili.it/economia-circolare/riciclo/economia-circolare-in-italia-dati-erion/">nei processi produttivi è infatti</a> proveniente da attività di <strong>economia circolare. Settore, quest&#8217;ultimo, che ha potenzialmente la capacità di influenzare e condizionare</strong> nicchie vaste e produttive dell&#8217;economia nazionale. Si va dal riutilizzo dei rifiuti per il teleriscaldamento alla <strong>pratica di recuperare da </strong><a href="https://it.insideover.com/economia/il-ritorno-delle-miniere-litalia-scava-alla-ricerca-di-asset-strategici.html"><strong>oggetti tecnologici</strong> in disarmo materiali pregiati di cui il Paese è privo</a>, passando per lo sfruttamento del materiale esausto del ciclo di lavorazione dei metalli e la cogenerazione energetica.</p>



<p><a href="https://www.cdp.it/internet/public/cms/documents/CDP-Brief-Economia-Circolare-06-02-25.pdf">Cassa Depositi e Prestiti </a>ha stimato che nel 2024 le pratiche di economia circolare, al di là del valore economico del settore, hanno avuto un effetto diretto sull&#8217;economia anche sotto forma di risparmio di costi altrimenti inutili, garantendo 16 miliardi di euro di risparmio alle industrie produttive. Resta il punto critico, sottolineato da Cdp, della dipendenza dalle importazioni dei metalli critici, pari al 48% contro una media europea del 22%, a cui però buone pratiche di economia circolare possono contribuire a porre un freno. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dell&#8217;Italia nell&#8217;economia circolare</h2>



<p><strong>Ecomondo</strong> è dunque assurta a fiera di importanza transnazionale sulla scorta del ruolo dell&#8217;Italia nel settore, dell&#8217;attenzione data al substrato produttivo del Paese da parte di partner e concorrenti delle sue imprese per la presenza di un modello orientato al riuso concreto delle risorse, dell&#8217;urgenza crescente. E appare anche l&#8217;occasione adatta per far cultura, dato che il percorso dell&#8217;economia circolare è ancora lungi dall&#8217;esser diventato valido <em>erga omnes</em>. In particolare, scrive Cdp nel suo report: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>La capacità di adottare pratiche circolari è notevolmente influenzata dalle dimensioni aziendali. In particolare, il tasso di adozione da parte delle grandi imprese registra il 46%, a differenza delle piccole, che si fermano al 37%. Infatti, le persistenti barriere strutturali e operative (es. difficoltà di accesso al credito e mancanza di know-how) continuano a rappresentare un ostacolo per le PMI.</p>
</blockquote>



<p>Un settore importante, dunque, vede l&#8217;Italia protagonista. E rappresenta una delle frecce all&#8217;arco del Paese per resistere a un destino di declino e desertificazione industriale. Un&#8217;eccellenza, quella dell&#8217;economia circolare, spesso sottovalutata. E su cui eventi come Ecomondo aiutano a accendere i meritori riflettori.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/economia-circolare/ecomondo-2025-rimini-capitale-delleconomia-circolare-nel-mediterraneo.html">Ecomondo 2025: Rimini capitale dell&#8217;economia circolare nel Mediterraneo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gli attacchi alla Flotilla sono partiti da Sigonella e da Malta? Le ombre della guerra sull&#8217;ex Mare Nostrum</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gli-attacchi-alla-flotilla-sono-partiti-da-sigonella-e-da-malta-le-ombre-della-guerra-sullex-mare-nostrum.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Oct 2025 08:34:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="467" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/flotilla-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="flotilla" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/flotilla-1.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/flotilla-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/flotilla-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Secondo diverse fonti, gli attacchi contro la Flotilla potrebbero essere partiti da Sigonella e da Malta. Il ruolo Usa nel Mediterraneo. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="467" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/flotilla-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="flotilla" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/flotilla-1.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/flotilla-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/flotilla-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il Mar Mediterraneo, da millenni crocevia di popoli e rotte commerciali, torna ad assumere un volto cupo e strategico. La notizia – resa nota dal&nbsp;<strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/global-march-to-gaza-da-54-paesi-unoffensiva-di-pace-verso-la-striscia-di-gaza.html">Global Movement to Gaza</a></strong>&nbsp;e ripresa da testate come&nbsp;<em>VD News</em>,&nbsp;<em>Fanpage</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Destra di Popolo</em>&nbsp;– secondo cui parte degli attacchi contro la flotta di aiuti diretta a Gaza sarebbe stata condotta da velivoli e droni decollati da basi militari statunitensi in&nbsp;<strong>Sicilia</strong>, in particolare&nbsp;<strong>Sigonella</strong>, e da scali aerei di&nbsp;<strong>Malta</strong>, scuote l’opinione pubblica e mette in imbarazzo le cancellerie europee. Non si tratta solo di un episodio di guerra a distanza: è il segno di come l’Europa meridionale resti un corridoio operativo essenziale per Washington e di come la guerra a Gaza abbia ormai travalicato i confini del Levante.</p>



<p>Secondo il dossier citato dalle stesse fonti, nei giorni precedenti l’attacco due navi della flottiglia – <em>Family</em> e <em>Alma</em> – sarebbero state colpite da droni dopo il sorvolo di Gulfstream da ricognizione, e un aereo da trasporto <strong>C-130 israeliano</strong> avrebbe fatto scalo a Sigonella il 2 settembre, per poi raggiungere Malta e la costa tunisina. Le ricostruzioni, basate anche su tracciati radar e ADS-B, non hanno trovato conferma ufficiale né da Washington né da Roma o La Valletta, ma hanno alimentato interrogativi politici e diplomatici. <strong>Euro-Med</strong> e altre organizzazioni umanitarie <strong>hanno chiesto un’inchiesta internazionale indipendente </strong>sull’uso di basi NATO per operazioni contro convogli civili in acque internazionali.</p>



<p>Il Mediterraneo centrale ospita infrastrutture chiave: Sigonella in Sicilia, da decenni hub della US Navy e della US Air Force, e il porto‐arsenale di Augusta, strategico per la Sesta Flotta; a Malta, piccola ma logisticamente preziosa, esistono piattaforme radar e scali di rifornimento utilizzati dagli alleati NATO. Non stupisce che questi avamposti siano stati indicati come possibili punti di partenza di missioni dirette a neutralizzare l’arrivo di imbarcazioni civili verso Gaza. L’ipotesi apre tuttavia un problema politico enorme: <strong>se l’azione sia stata coordinata con l’Unione Europea o condotta unilateralmente dagli Stati Uniti</strong>, e in che misura Roma e La Valletta ne fossero informate.</p>



<p>Sul piano strategico, la scelta di colpire in mare flotte civili ha un obiettivo chiaro: impedire che convogli non controllati aggirino il blocco navale israeliano e portino carburante, medicine e viveri alla popolazione palestinese. Dal punto di vista di Washington e di Tel Aviv, <strong>limitare questi traffici significa ridurre i margini di manovra di Hamas </strong>e bloccare ogni canale che possa rafforzarne la capacità di resistenza. Ma l’uso di basi europee, se confermato, inserisce l’Europa nel cuore operativo del conflitto e <strong>ne mina la credibilità come attore di mediazione</strong>. Bruxelles predica la soluzione dei due Stati e il cessate il fuoco umanitario, ma intanto il suo territorio diventa trampolino di lancio per operazioni che vanno nella direzione opposta.</p>



<p>C’è poi un dato di ordine geoeconomico. Il Mediterraneo, con i suoi porti commerciali e le rotte energetiche, è il collo di bottiglia del commercio globale. Se i Paesi rivieraschi diventano teatro di operazioni militari legate a conflitti extra-regionali, il rischio è una perdita di attrattività per investimenti logistici e portuali, un aumento dei costi assicurativi sulle rotte e un rallentamento dei progetti di transito tra Suez, il Pireo e l’Europa settentrionale. <strong>Per Italia e Malta</strong>, che hanno puntato sulla centralità marittima per rilanciare le loro economie, questo scenario rappresenta una minaccia silenziosa ma concreta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Mediterraneo come base americana</h2>



<p>L’episodio segnala anche la persistente asimmetria nei rapporti tra Stati Uniti ed Europa. Roma ospita basi strategiche, ma non sempre dispone di voce in capitolo sulle missioni che da lì partono. Sigonella, già crocevia di operazioni in Libia e in Sahel, conferma di essere <strong>un tassello della proiezione americana verso il Nord Africa e il Medio Oriente.</strong> Ciò pone all’Italia il dilemma se continuare a cedere sovranità operativa in nome dell’alleanza atlantica o pretendere maggiore trasparenza e codecisione, soprattutto quando le azioni rischiano di trascinare il Paese in conflitti percepiti come lontani.</p>



<p>Dal punto di vista militare, l’uso di basi mediterranee offre vantaggi logistici evidenti: riduce i tempi di volo, consente rifornimenti rapidi e garantisce la copertura di droni da ricognizione e attacco come i Reaper e i Global Hawk. Tuttavia comporta anche costi politici, perché accresce la vulnerabilità di quei territori a ritorsioni, cyber-attacchi e proteste interne. La Sicilia, già snodo energetico con i rigassificatori e il gasdotto TAP, diventerebbe così un obiettivo sensibile non solo per la sicurezza fisica ma anche per la stabilità economica.</p>



<p>Geopoliticamente, l’episodio riflette <strong>la metamorfosi del Mediterraneo in una piattaforma di proiezione globale. </strong>Non è più un “mare nostrum” europeo, ma un mare-cerniera tra conflitti asiatici, africani e atlantici. La sua militarizzazione crescente – dalle basi USA in Italia e Spagna alle missioni russe e turche in Libia e Siria – ne fa il punto d’incontro e di frizione tra potenze. Che un’operazione volta a fermare aiuti umanitari a Gaza possa partire da qui indica fino a che punto la regione sia tornata a essere, come in epoca della Guerra Fredda, uno scacchiere in cui ogni pedina locale risponde a strategie globali.</p>



<p>Resta infine il nodo politico: l’opinione pubblica europea è pronta ad accettare che il proprio territorio venga usato come piattaforma di attacchi in un conflitto che molti cittadini considerano lontano e controverso? L’assenza di un dibattito parlamentare chiaro in Italia e a Malta, la reticenza delle autorità a confermare o smentire l’ipotesi, rischiano di alimentare sfiducia verso le istituzioni e rafforzare le forze politiche che chiedono una revisione dei rapporti con Washington e Tel Aviv.</p>



<p>Se confermata, la vicenda degli attacchi partiti da basi europee evidenzia <strong>l’urgenza per l’Europa mediterranea di ridefinire il proprio ruolo</strong>: non solo come piattaforma logistica di altri, ma come soggetto capace di decidere quale uso consentire delle proprie infrastrutture militari in funzione di interessi e valori propri. Altrimenti resterà un teatro passivo di conflitti che, pur lontani geograficamente, trovano sulle sue coste il trampolino per estendersi sempre più vicino alle nostre case.</p>
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		<title>Ankara consolida la sua presa sul Mediterraneo mentre l’Europa resta a guardare</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ankara-consolida-la-sua-presa-sul-mediterraneo-mentre-leuropa-resta-spettatrice.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2025 12:24:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turchia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia.jpeg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>La Libia è di nuovo il crocevia dove si incrociano ambizioni regionali, interessi energetici e memorie imperiali. A distanza di oltre dieci anni dalla caduta di Gheddafi, il Paese rimane diviso tra fazioni rivali, milizie e governi paralleli. Ma, in questo scenario frammentato, la Turchia ha saputo trasformare la crisi in opportunità, guidata da un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ankara-consolida-la-sua-presa-sul-mediterraneo-mentre-leuropa-resta-spettatrice.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turchia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia.jpeg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p><a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-adesso-cerca-il-petrolio-in-libia.html">La Libia </a>è di nuovo il crocevia dove si incrociano ambizioni regionali, interessi energetici e memorie imperiali. A distanza di oltre dieci anni dalla caduta di Gheddafi, il Paese rimane diviso tra fazioni rivali, milizie e governi paralleli. Ma, in questo scenario frammentato, la Turchia ha saputo trasformare la crisi in opportunità, guidata da un uomo che unisce discrezione e determinazione: Ibrahim Kalin, ex portavoce e consigliere di Erdogan, oggi a capo del MIT, il servizio d’intelligence turco.</p>



<p>È lui che, lontano dai riflettori, ha orchestrato l’ultimo accordo fra il premier tripolino Abdelhamid Dabaiba e alcuni dei suoi avversari dell’Ovest libico, riportando Ankara al centro di un dossier che gli europei avevano di fatto abbandonato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ritorno della Sublime Porta</h2>



<p>Per comprendere la proiezione turca verso la Libia bisogna partire dalla memoria storica. Tripoli e Misurata furono per secoli province dell’Impero ottomano, luoghi che facevano parte del grande arco mediterraneo che univa Istanbul ad Algeri e Tunisi. Erdogan, che coltiva l’immagine di continuatore della grandezza ottomana, considera la sponda sud non solo come eredità simbolica ma come arteria vitale per commercio, energia e difesa.</p>



<p>La Libia rappresenta infatti un nodo per i corridoi energetici, le rotte marittime e l’accesso al Sahel. Con la crisi libica, Ankara ha visto l’occasione di colmare il vuoto lasciato dall’inerzia europea.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La strategia: meno ideologia, più vantaggi concreti</h2>



<p>L’approccio turco è lontano dalle formule europee sulla “transizione democratica”. Kalin ha offerto ai libici un patto pragmatico: protezione militare e sostegno alla stabilità delle istituzioni in cambio di accesso privilegiato ai porti, agli appalti per la ricostruzione e ai giacimenti di gas.</p>



<p>È un accordo che parla il linguaggio del potere, non quello delle idealità astratte. Mentre Bruxelles moltiplica conferenze e comunicati, Ankara manda un capo dell’intelligence con un mandato politico chiaro. Una lezione di realismo che, al netto delle critiche, ha permesso alla Turchia di consolidare la propria presenza sul terreno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vuoto chiama il riempimento</h2>



<p>Il successo turco è stato possibile perché gli altri hanno lasciato spazi. Washington è distratta dalla competizione con la Cina. Mosca è logorata dal conflitto ucraino e ha rallentato l’impegno nel Mediterraneo. Il Cairo osserva con apprensione ma non dispone di risorse per imporre la sua linea in Cirenaica. Roma, pur geograficamente e storicamente legata alla Libia, appare ossessionata dal dossier migratorio e agisce più da mediatore occasionale che da protagonista. Parigi, dopo anni di ambiguità e rivalità interne all’UE, ha perso la posizione di influenza che aveva cercato di costruire all’indomani del 2011. In questo vuoto di potere, la Turchia ha potuto agire con continuità e visione, intrecciando diplomazia, economia e forza militare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La coerenza di una strategia mediterranea</h2>



<p>Quella di Ankara non è una mossa improvvisata. Si inserisce in un disegno mediterraneo di lungo periodo, inaugurato dagli accordi marittimi del 2019 con Tripoli che ridisegnarono le zone economiche esclusive a vantaggio della Turchia. All’epoca, l’UE protestò debolmente, ma non seppe contrastare l’avanzata turca.</p>



<p>Oggi quel tracciato marittimo è diventato un pilastro geopolitico che lega le coste turche alla sponda sud, garantendo a Erdogan una posizione di vantaggio nella gestione dei corridoi energetici e della sicurezza delle rotte commerciali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Energia, ricostruzione, migrazioni: il nuovo triangolo d’influenza</h2>



<p>La presenza turca a Tripoli e Misurata ha un significato triplice:</p>



<p>1. Energetico, perché assicura ad Ankara un ruolo nella distribuzione di gas e petrolio libici.</p>



<p>2. Economico, con contratti per infrastrutture e opere di ricostruzione che cementano la dipendenza di Tripoli da Ankara.</p>



<p>3. Strategico-militare, poiché consente alla Turchia di controllare snodi navali cruciali e di avere un corridoio privilegiato verso il Sahel e l’Africa subsahariana.</p>



<p>Questo sistema integrato rafforza il potere negoziale di Erdogan sia con l’UE sia con gli attori mediorientali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Europa, spettatrice di se stessa</h2>



<p>Il confronto con l’Europa è impietoso: Bruxelles aveva i capitali e la geografia, Ankara ha avuto visione e volontà politica.</p>



<p>Mentre le cancellerie europee restano bloccate fra paure interne, dibattiti legali e veti incrociati, la Turchia occupa spazi lasciati liberi. Ancora una volta l’UE dimostra che non basta avere risorse: serve la capacità di agire, di rischiare e di parlare la lingua dei partner locali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lezione di Kalin</h2>



<p>Il modus operandi di Kalin – fatto di discrezione, contatti diretti e patti realistici – evidenzia il limite delle diplomazie occidentali, spesso troppo legate ai rituali multilaterali. In un Paese lacerato come la Libia, dove il potere reale è frammentato tra milizie e clan, contano più le relazioni concrete che i proclami di principio.</p>



<p>La Turchia ha saputo muoversi in questa realtà fluida, trasformando un conflitto periferico in un tassello centrale della propria strategia mediterranea.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Mediterraneo come mare della volontà</h2>



<p>Quella che emerge è la consapevolezza che il Mediterraneo non è una zona cuscinetto ma un crocevia vitale di energia, rotte commerciali e sicurezza. Erdogan e Kalin lo trattano come tale: un mare dove prevale chi dimostra determinazione e visione di lungo periodo.</p>



<p>L’Europa, ancora una volta, si trova a osservare da spettatrice, lasciando ad Ankara l’iniziativa e rinunciando a esercitare un’influenza proporzionata al suo peso economico e alla sua prossimità geografica.</p>
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		<title>Libia: Haftar nel triangolo Ankara-Cairo-Riad che esclude l&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libia-haftar-nel-triangolo-ankara-cairo-riad-che-esclude-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Sep 2025 07:07:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/haftar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="haftar" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/haftar.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/haftar-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/haftar-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/haftar-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>I figli ai vertici delle forze armate e relazioni più strette con Turchia, Egitto e Arabia Saudita. Il generale Haftar da le carte in Libia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-haftar-nel-triangolo-ankara-cairo-riad-che-esclude-leuropa.html">Libia: Haftar nel triangolo Ankara-Cairo-Riad che esclude l&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/haftar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="haftar" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/haftar.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/haftar-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/haftar-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/haftar-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il feldmaresciallo <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-haftar-flette-i-muscoli-con-i-mig-29-russi.html">Khalifa Haftar </a></strong>continua a dimostrarsi il vero arbitro del futuro libico. Non ha incarichi di governo, non è riconosciuto ufficialmente come capo di Stato, eppure stringe accordi militari con Russia, Bielorussia e Turchia. Il suo peso politico e militare, consolidato negli anni, si traduce oggi in una capacità di manovra internazionale che va ben oltre i confini della Cirenaica. <strong>Haftar si muove come un capo di Stato de facto</strong>, pur senza esserlo, e il suo nome è ormai imprescindibile nei tavoli diplomatici che contano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’asse con Ankara e la partita energetica</h2>



<p>La recente visita a Bengasi <strong>del capo dell’intelligence turca Ibrahim Kalin </strong>certifica una svolta. Ankara non si limita più a sostenere il Governo di Unità Nazionale di Tripoli ma estende il dialogo anche alla Cirenaica, investendo sul terreno della ricostruzione e dello sviluppo economico. Al centro, l’accordo marittimo che consente alla Turchia di esplorare petrolio e gas nelle acque contese tra Creta e la Libia: <strong>un’intesa che coinvolge Bengasi,</strong> che potrebbe attrarre anche l’Egitto, e che apre un nuovo fronte con Grecia e Cipro. In gioco non c’è solo la sicurezza, ma <strong>il controllo delle risorse energetiche del Mediterraneo orientale</strong>, cruciale per il futuro dell’Europa e della stessa Turchia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sponda egiziana e il sostegno saudita</h2>



<p>Haftar consolida parallelamente il rapporto con il Cairo. La nomina del figlio Khaled a capo di Stato maggiore dell’LNA ha ricevuto le congratulazioni ufficiali del generale egiziano <strong>Ahmed Khalifa</strong>, un segnale forte di legittimazione. L’Egitto non solo offre appoggio politico, ma costruisce con Bengasi una cooperazione militare destinata a radicarsi nel lungo periodo. In parallelo, la Turchia ha riallacciato i rapporti con l’Egitto e il ministro <strong>Hakan Fidan</strong> ha incontrato l’omologo Abdelatty, con il benestare dell’Arabia Saudita. Questo triangolo Ankara-Il Cairo-Riyad ridisegna le alleanze regionali, puntando a stabilizzare la Libia e al contempo a isolare l’influenza europea.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una famiglia al comando dell’LNA</h2>



<p>La trasformazione più evidente è però interna: i figli di Haftar, Saddam e Khaled, hanno assunto i vertici dell’Esercito Nazionale Libico. Il primo come vice comandante generale, il secondo come capo di Stato maggiore. Una vera dinastia militare che <strong>ricorda più i meccanismi tribali che i modelli istituzionali moderni</strong>, ma che di fatto garantisce continuità di comando e fedeltà all’interno dell’LNA. Questo rafforzamento “familiare” può apparire fragile agli occhi occidentali, ma in un contesto libico frammentato rappresenta un fattore di stabilità.</p>



<p>Le esercitazioni navali congiunte tra la Marina turca e l’LNA, culminate con l’arrivo della corvetta Tcg Kinaliada a Bengasi, mostrano come il legame militare stia già producendo risultati concreti. Allo stesso tempo, <strong>la Russia e gli Emirati Arabi Uniti restano partner attivi</strong>, offrendo supporto logistico e politico. Haftar diventa così il punto di convergenza di interessi multipli: Ankara cerca accesso energetico, Il Cairo garanzie di sicurezza, Mosca una base nel Mediterraneo, Riyad un argine all’instabilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Geopolitica e geoeconomia: l’Europa esclusa</h2>



<p>Il quadro che emerge è quello di una Libia che, a quindici anni dalla caduta di Gheddafi, si avvicina a una possibile riunificazione grazie all’asse costruito attorno ad Haftar. Ma <strong>il processo avviene con un’assenza lampante: l’Unione Europea. </strong>Grecia e Cipro rischiano danni diretti dagli accordi turco-libici, mentre l’Italia e altri Paesi mediterranei restano marginali, spettatori impotenti di un ridisegno degli equilibri regionali che avviene sulle loro coste. La partita energetica nel Mediterraneo orientale, tra idrocarburi e rotte migratorie, si gioca ormai senza l’Europa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Scenari futuri</h2>



<p>Il rafforzamento di Haftar e della sua famiglia nell’LNA segna un passaggio cruciale: da leader regionale a figura centrale del Mediterraneo allargato. Se la roadmap ONU verso elezioni e governo unificato troverà realizzazione, sarà inevitabilmente con il consenso di Haftar e dei suoi alleati esterni. In caso contrario, la Libia rischia di trasformarsi in un protettorato informale diviso tra potenze regionali, con l’Europa confinata al ruolo di vittima collaterale delle nuove intese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-haftar-nel-triangolo-ankara-cairo-riad-che-esclude-leuropa.html">Libia: Haftar nel triangolo Ankara-Cairo-Riad che esclude l&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Cambiamento climatico e trasformazioni geopolitiche: così il West Nile Virus è uscito dall’ombra</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/cambiamento-climatico-e-trasformazioni-geopolitiche-cosi-il-west-nile-virus-e-uscito-dallombra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Aug 2025 14:13:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[West Nile Virus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1268" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808090916142_a277f3d3b0135f93f61c4b9fdc8d72a9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808090916142_a277f3d3b0135f93f61c4b9fdc8d72a9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808090916142_a277f3d3b0135f93f61c4b9fdc8d72a9-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808090916142_a277f3d3b0135f93f61c4b9fdc8d72a9-1024x676.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808090916142_a277f3d3b0135f93f61c4b9fdc8d72a9-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808090916142_a277f3d3b0135f93f61c4b9fdc8d72a9-1536x1014.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808090916142_a277f3d3b0135f93f61c4b9fdc8d72a9-600x396.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre in Italia registriamo già numerosi casi confermati di West Nile Virus e alcuni decessi dall&#8217;inizio del 2025, con un picco preoccupante nella provincia di Latina che ha segnalato oltre 20 contagi, è tempo di guardare oltre i numeri della cronaca sanitaria. Il virus del Nilo occidentale non è più un episodio isolato da gestire &#8230; <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/cambiamento-climatico-e-trasformazioni-geopolitiche-cosi-il-west-nile-virus-e-uscito-dallombra.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1268" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808090916142_a277f3d3b0135f93f61c4b9fdc8d72a9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808090916142_a277f3d3b0135f93f61c4b9fdc8d72a9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808090916142_a277f3d3b0135f93f61c4b9fdc8d72a9-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808090916142_a277f3d3b0135f93f61c4b9fdc8d72a9-1024x676.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808090916142_a277f3d3b0135f93f61c4b9fdc8d72a9-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808090916142_a277f3d3b0135f93f61c4b9fdc8d72a9-1536x1014.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808090916142_a277f3d3b0135f93f61c4b9fdc8d72a9-600x396.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre in Italia registriamo già numerosi casi confermati di <strong><a href="https://it.insideover.com/societa/west-nile-in-italia-aumentano-i-decessi-ma-lallarmismo-non-serve-meglio-la-prevenzione.html">West Nile Virus</a> </strong>e alcuni decessi dall&#8217;inizio del 2025, con un picco preoccupante nella provincia di Latina che ha segnalato oltre 20 contagi, è tempo di guardare oltre i numeri della cronaca sanitaria.</p>



<p>Il virus del Nilo occidentale non è più un episodio isolato da gestire con protocolli di emergenza, ma rappresenta una cartina di tornasole delle <strong>trasformazioni geopolitiche </strong>che il <strong>cambiamento climatico</strong> sta imponendo al continente europeo.</p>



<p>Nel 2025, e fino al 2 luglio, nessun paese europeo aveva ancora riportato casi umani acquisiti localmente, ma questa apparente tranquillità nasconde una realtà più complessa: il virus si sta consolidando come <strong>presenza endemica</strong> nel nostro ecosistema mediterraneo.</p>



<p>La biologia del West Nile virus ci insegna che i <strong>confini nazionali</strong> sono mere convenzioni cartografiche per un patogeno che viaggia sulle ali degli uccelli migratori. Le due specie di <strong>zanzare</strong> vettore, <em>Culex pipiens</em> e <em>C. modestus</em>, stanno ampliando il loro areale di diffusione seguendo l&#8217;innalzamento delle <strong>temperature medie</strong>. Non si tratta di fantascienza climatica: le proiezioni scientifiche indicano che entro pochi decenni il 30% del territorio europeo potrebbe trovarsi in zona a rischio, con oltre 200 milioni di cittadini potenzialmente esposti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’importanza della prevenzione integrata</strong></h2>



<p>Questo scenario ridefinisce completamente l&#8217;approccio alla sicurezza sanitaria. Mentre l&#8217;Italia ha sviluppato un <strong>sistema di sorveglianza “One Health”</strong> che integra monitoraggio umano, veterinario e ambientale, altri paesi europei mantengono strutture più centralizzate. La <strong>Slovenia</strong> e la <strong>Serbia</strong>, per esempio, possono contare su meccanismi decisionali più snelli rispetto alla nostra architettura regionale, spesso più efficace nella risposta rapida ma potenzialmente meno capillare nella prevenzione territoriale.</p>



<p>La <strong>correlazione tra temperature elevate, irrigazione agricola e incidenza del virus </strong>è ormai consolidata dalla letteratura scientifica. In Italia, le zone con maggiore presenza di terreni irrigati e antropizzazione mostrano una correlazione diretta con i focolai di West Nile. Questo dato apparentemente tecnico nasconde implicazioni geopolitiche profonde: chi saprà investire in <strong>prevenzione</strong> <strong>integrata</strong>, combinando urbanistica sostenibile, gestione intelligente delle risorse idriche e riduzione dei siti di riproduzione larvale, acquisirà un vantaggio competitivo nella resilienza sanitaria.</p>



<p>L&#8217;esempio britannico del 2025 è emblematico: per la prima volta il virus è stato rilevato in zanzare presenti sul territorio del Regno Unito, pur senza casi umani confermati. Gli esperti inglesi hanno immediatamente compreso che l&#8217;isolamento geografico non è più una protezione sufficiente e stanno rafforzando i programmi di cooperazione sanitaria internazionale, riconoscendo che la sicurezza domestica dipende sempre più dalla stabilità sanitaria globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La situazione italiana</strong></h2>



<p>Il nostro paese si trova in una posizione paradossale ma strategicamente rilevante. Da un lato, subiamo direttamente l&#8217;impatto del fenomeno &#8211; l&#8217;Italia figura <strong>tra i paesi europei più colpiti </strong>da almeno un decennio, con centinaia di casi neuro-invasivi tra il 2018 e il 2022. Dall&#8217;altro, questa esperienza diretta ci ha permesso di sviluppare competenze avanzate che potrebbero trasformarsi in leve geopolitiche.</p>



<p>La capacità italiana di sequenziare e tracciare le varianti virali ha già dimostrato la sua importanza: l&#8217;identificazione di ceppi di lineage 1 e 2 in Sicilia e Toscana nel 2022 ha fornito informazioni cruciali sulla diffusione e l&#8217;origine delle varianti. Questa competenza nella sorveglianza molecolare rappresenta un asset strategico che può essere condiviso con i partner europei meno attrezzati e con paesi terzi, creando rapporti di collaborazione che vanno oltre i tradizionali aiuti umanitari.</p>



<p>Il West Nile virus ci costringe a ripensare la <strong>diplomazia sanitaria</strong> come strumento di politica estera. Non si tratta più di inviare aiuti durante le crisi, ma di costruire sistemi di governance multilivello che permettano scambio continuo di dati genetici ed epidemiologici, trasferimento di tecnologie e sviluppo di strategie preventive condivise.</p>



<p>L&#8217;approccio deve necessariamente essere integrato: locale, per la gestione territoriale dei vettori; nazionale, per il coordinamento delle politiche sanitarie; europeo, per la standardizzazione dei protocolli di sorveglianza; globale, per il controllo alle fonti endemiche. Questa architettura di governance rappresenta un modello per affrontare altre minacce sanitarie emergenti che il cambiamento climatico sta moltiplicando.</p>



<p>Il <strong>Mediterraneo</strong> si sta trasformando in un <strong>laboratorio naturale</strong> dove <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-cambiamento-climatico-e-lombra-della-crisi-alimentare-globale.html">clima</a>, mobilità umana e dinamiche ecosistemiche interagiscono in modi che richiedono risposte innovative.</p>



<p>La prevenzione anticipata non è più un lusso per sistemi sanitari ricchi, ma una necessità strategica per la stabilità sociale ed economica. I costi della reattività superano largamente quelli della prevenzione, ma richiedono una visione politica che sappia guardare oltre i cicli elettorali immediati.</p>



<p>Il West Nile virus, in definitiva, ci sta insegnando che la sicurezza sanitaria nel XXI secolo non può essere separata dalla geopolitica climatica e ambientale. Ogni zanzara infetta che attraversa i nostri confini porta con sé non solo un patogeno, ma anche il messaggio che il mondo interconnesso richiede governance interconnesse. L&#8217;alternativa è continuare a inseguire focolai invece di prevenirli, in un Mediterraneo sempre più caldo e sempre meno prevedibile.</p>
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		<title>Rasmus Krath: &#8220;Così tra Colombia e Panama ho seguito i disperati dal Darién Gap&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/rasmus-krath-cosi-tra-colombia-e-panama-ho-seguito-i-disperati-dal-darien-gap.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Umbrello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 14:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="841" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958-600x394.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958-1024x673.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958-768x505.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Intervista al regista Rasmus Krath che ha attraversato il Darién Gap con i migranti, documentando una delle rotte più letali al mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/rasmus-krath-cosi-tra-colombia-e-panama-ho-seguito-i-disperati-dal-darien-gap.html">Rasmus Krath: &#8220;Così tra Colombia e Panama ho seguito i disperati dal Darién Gap&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="841" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958-600x394.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958-1024x673.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958-768x505.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Il Darién Gap, una distesa di giungla selvaggia e inospitale che si estende per cento chilometri tra la Colombia e Panama, incarna oggi <strong>una delle rotte migratorie più letali del nostro tempo</strong>. Niente strade né ponti interrompono questa barriera naturale, solo una successione infinita di foreste, corsi d’acqua impetuosi, terreni paludosi e predatori sia animali che umani. Chi si avventura in questo territorio, infatti, oltre a sfidare gli elementi naturali, affronta anche la brutalità di gruppi armati che ne controllano i sentieri nascosti.</p>



<p>Ogni anno decine di migliaia di persone, in fuga da paesi come Venezuela, Haiti, Cuba e persino da regioni più lontane, si inoltrano in questo labirinto verde con indosso poco più della propria disperazione con lo scopo di raggiungere gli Stati Uniti. Molti portano con sé figli piccoli, privi di qualsiasi forma di tutela. Nel 2023 i transiti <strong>hanno superato la soglia dei cinquecentomila</strong>, un dato incredibile che riflette un flusso in continua crescita. La traversata dura generalmente una decina di giorni, un calvario scandito da piogge violente, carenza di cibo, rapine e minacce costanti.</p>



<p>Le cronache riportano centinaia di decessi, molti dei quali riguardano minori, ma la verità è che nessuno conosce il numero esatto delle vittime. La foresta inghiotte i corpi e solo chi riesce a uscirne vivo può testimoniare l’orrore vissuto. Il Darién è l’emblema di un esodo in cui la sopravvivenza dipende dalla fortuna e dalla resistenza fisica, mentre le istituzioni&nbsp;continuano a voltare&nbsp;lo sguardo&nbsp;altrove.</p>



<p>Attraversare il Darién Gap a piedi, insieme a centinaia di migranti, non è un gesto dimostrativo. È una scelta che impone silenzio, ascolto, rispetto. Solo l’esperienza diretta di chi ha compiuto quel cammino riesce a trasformare le fredde statistiche in storie concrete, restituendo volti e nomi a chi altrimenti sarebbe soltanto un dato.</p>



<p><strong>Tra queste voci c’è quella di Rasmus Krath, regista e avventuriero danese</strong>. Da venticinque anni esplora il mondo, raccogliendo storie da culture lontane per tradurle in narrazioni che rivelano ciò che gli esseri umani possono insegnarsi a vicenda. Nel 2009 ha realizzato un documentario sui pirati somali, intervistandoli direttamente in Somalia. Dal 2021 ha concentrato il suo lavoro sui flussi migratori, un impegno che lo ha progressivamente avvicinato alla realizzazione di un film documentario sull&#8217;attraversamento del Darién.</p>



<p>Krath considera essenziale umanizzare il fenomeno migratorio. Le centinaia di persone morte nel <a href="https://it.insideover.com/difesa/litalia-alla-frontiera-del-mediterraneo-allargato-nuovi-indirizzi-pratici-di-strategia-marittima.html">Mediterraneo </a>e le ventimila fermate al confine tra Messico e Stati Uniti, sono numeri che cancellano le storie individuali, le speranze e i dolori di chi fugge. Per questo è tornato al Darién, un luogo che aveva visitato per la prima volta nel 2023, per poi tornarvi nel 2024 per attraversarlo passo dopo passo dopo un anno di preparativi. Ora sta trasformando quell’esperienza in un racconto che nessuna cifra potrà mai sostituire.</p>



<p><strong>Approfondiamo le tue motivazioni. Cosa ti ha spinto ad attraversare il Darién Gap con i migranti, rischiando la vita?</strong><strong></strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“L&#8217;importanza di dare un volto umano alle migrazioni, di cui spesso parliamo solo in termini numerici. Nel 2023 sono stato brevemente nel Darién e ho colto l&#8217;enorme crisi umanitaria che sta attraversando la migrazione, e mi sono commosso parlando con molti migranti, soprattutto con i tanti venezuelani che si sono sentiti costretti a lasciare il loro Paese. Più di 8 milioni negli ultimi dieci anni. Volevo raccontare la loro storia e seguirli nella giungla. Così ho iniziato a pianificare la spedizione e a capire come girare un documentario completo. Alla fine ho seguito una famiglia venezuelana composta da madre, padre e i loro tre bambini di cinque, sei e sette anni. Mi hanno consentito di conoscere i loro pensieri, le loro speranze e i loro sogni, e insieme abbiamo attraversato la giungla. Ho camminato al loro fianco attraverso il fango battuto dalle piogge torrenziali, lungo i percorsi tracciati dagli sfruttatori di esseri umani. Insieme abbiamo affrontato le prove più crudeli come la vista dei corpi senza vita abbandonati ai margini del sentiero e lo sguardo vuoto dei bambini di fronte a indicibili atrocità. Il film si concentrerà principalmente sulla loro straordinaria vicenda. Dopo l&#8217;uscita dalla giungla, abbiamo mantenuto i contatti e li ho incontrati tre volte lungo il loro difficile viaggio attraverso l&#8217;America Centrale. Siamo diventati amici stretti e ora sono il padrino dei tre bambini”.</p>
</blockquote>



<p>Per oltre un anno si è preparato fisicamente e mentalmente, fino a raggiungere la migliore forma della sua vita. Durante il viaggio ha filmato tutto, consapevole che ogni istante andava testimoniato. La paura, racconta, è stata tenuta a bada restando concentrato al cento per cento sul lavoro. E poi, ha lottato per la sua vita come tutti gli altri, senza scivolare giù da una montagna o lasciarsi trasportare da un fiume come capita a molti, soprattutto ai bambini. Nella giungla, racconta, tutti aiutavano tutti, la fiducia si costruiva in fretta. &#8220;<em>Eravamo lì tutti insieme, e molti volevano raccontare la propria storia. Bastava essere presenti, ascoltare, condividere</em>&#8220;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-style-default"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Familien-pa-dag-1-1500px-edit-200424-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-477802" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Familien-pa-dag-1-1500px-edit-200424-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Familien-pa-dag-1-1500px-edit-200424-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Familien-pa-dag-1-1500px-edit-200424-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Familien-pa-dag-1-1500px-edit-200424-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Familien-pa-dag-1-1500px-edit-200424-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Familien-pa-dag-1-1500px-edit-200424.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">La famiglia venezuelana che Rasmus Krath ha seguito</figcaption></figure>



<p>L&#8217;auspicio ora è di realizzare <a href="https://tinyurl.com/what-is-migration"><u>un documentario</u></a>&nbsp;per il circuito internazionale dei festival e la distribuzione televisiva internazionale. Tutte le riprese sono state completate e il montaggio risulta già avviato. Attualmente Krath collabora con una casa di produzione per garantire le risorse economiche richieste dalla fase di post-produzione. Parallelamente, dopo il periodo estivo sono previste partecipazioni a importanti forum europei per ottenere ulteriori finanziamenti. L&#8217;opera ha già ottenuto visibilità attraverso presentazioni istituzionali, tra cui una alla CNN.</p>



<p><strong>Dopo aver vissuto in prima persona l&#8217;attraversamento del Darién, come è cambiata la tua visione della migrazione umana?</strong><strong></strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Ho capito molto di più sulla disperazione che può spingere le persone a decidere di migrare, sulla resistenza e sull&#8217;enorme coraggio che ci vuole per rischiare la propria vita durante il viaggio alla ricerca di un futuro migliore. Ho visto i migranti per quello che sono: esseri umani proprio come te e me. Il bisogno e la disperazione spingono una persona a fare qualsiasi cosa, e i migranti agiscono nella speranza di sopravvivere e di avere una vita migliore, una qualità che di solito celebriamo qui nel mondo occidentale. Migrare richiede un&#8217;enorme dose di puro coraggio, questo mi ha colpito immensamente. Immagina di mettere le tue poche cose importanti in un piccolo zaino, o in un sacchetto di plastica, di lasciare casa, la tua amata famiglia e il tuo paese e di partire per un viaggio sconosciuto, spesso pericoloso, e per molti mortale. Come ti sentiresti?”</p>
</blockquote>



<p><strong>Dopo questa esperienza, come ti sei riadattato alla vita &#8220;normale&#8221;? </strong><strong></strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Beh, in realtà non mi sono mai riadattato alla vita di prima. La mia esistenza è mutata per sempre e il legame con la migrazione, e con i molti migranti con cui mantengo i contatti, mi accompagnerà fino alla fine. Porto con me il desiderio di narrare la loro storia, per umanizzare il racconto migratorio. Questa esperienza mi è penetrata a fondo e vi resterà, anche mentre mi dedicherò ad altri progetti in futuro”.</p>
</blockquote>



<p><strong>Qual è la tua opinione sulle politiche migratorie degli Stati Uniti e dei paesi centroamericani, avendo vissuto questa realtà così da vicino?</strong><strong></strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Il mio progetto non è politico, non riguarda la costruzione di muri o la chiusura e apertura delle frontiere. Ho le mie idee sulle politiche migratorie dei vari paesi, ma ciò che considero essenziale è che, a prescindere dalle nostre convinzioni, vediamo i migranti come esseri umani. Questa prospettiva è fondamentale per comprendere e agire in relazione alle migrazioni. Dobbiamo anche riconoscere che i flussi migratori persisteranno finché le persone nel mondo continueranno a vivere in condizioni miserabili”.</p>
</blockquote>



<p>Krath ha una visione antropologica che colloca la migrazione al centro della natura umana. Nessuno, afferma, si troverebbe nella posizione odierna se il primo Homo Sapiens non avesse migrato dall&#8217;Africa orientale circa sessantamila anni fa. Inoltre, “<em>è un dato di fatto che le civiltà hanno sempre imparato mescolandosi e che gli esseri umani si siano trasmessi conoscenze gli uni dagli altri fin dalla nostra nascita</em>”. L&#8217;incontro tra culture, esperienze e conoscenze ha costantemente promosso il progresso umano. Le nazioni che si sono isolate sono andate incontro a un declino. Per Krath, “<em>Comprendere la migrazione significa capire noi stessi e le nostre radici</em>”.</p>



<p><strong>Credi che i media e i politici occidentali rappresentino onestamente la realtà di queste migrazioni?</strong><strong></strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Pochi tra media o politici, in verità, mostrano un tale impegno. I mezzi di informazione spesso si limitano a cifre, trascurando storie personali o interviste con gli stessi migranti. La classe politica definisce la migrazione come una situazione, una sfida, un problema. L&#8217;impiego di tali termini compromette la piena comprensione delle ragioni sottostanti e la percezione generale del fenomeno. Chi sono i migranti? La realtà è che pochi possono rispondere a questa domanda, o anche solo tentare di farlo”.</p>
</blockquote>



<p><strong>Guardando le storie e i volti che hai incontrato, cosa pensi che le migrazioni dicano veramente sulla natura umana e sulla nostra società?</strong><strong></strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“La migrazione, una condizione umana intrinseca, è sempre esistita e continuerà a esserlo. Ognuno di noi porta la migrazione nel proprio patrimonio genetico, nella lunga ascendenza familiare. Intere nazioni, come gli Stati Uniti, si sono formate grazie a spostamenti di popolazioni. Non sostengo che metà della popolazione africana debba o possa trovare spazio in Europa. Non celebro la migrazione promuovendo l&#8217;apertura indiscriminata delle frontiere. Il mio obiettivo è umanizzare il fenomeno e favorirne la comprensione. Per questo, il fine principale del mio progetto e del film è dare un volto ai migranti. Credo che ciò possa spingere a riflettere e a prendere decisioni più informate sulla migrazione, suscitando l&#8217;umanità reciproca”.</p>
</blockquote>



<p>Il Darién Gap è uno specchio opaco che riflette le contraddizioni del nostro tempo. Nello stesso momento in cui i governi discutono di muri e quote, questa giungla continua a fagocitare vite. L&#8217;esperienza di Rasmus Krath ci fa capire che <strong>dietro gli spostamenti umani ci sono storie che non possono essere catalogate nelle statistiche</strong>. Storie come quella di una madre venezuelana che stringe la mano a un bambino mentre guada un fiume, o di un padre che trasforma il proprio corpo in scudo contro i predatori della foresta. Storie che il suo documentario cercherà di restituire alla nostra coscienza collettiva. Il Darién richiama una questione essenziale sulla nostra capacità di riconoscere l&#8217;umanità in ciò che viene ancora percepito come eccezione. Gli spostamenti di popolazioni rappresentano una realtà storica ininterrotta, che sfida le nostre nozioni tradizionali di frontiera, rispetto della persona e solidarietà.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/rasmus-krath-cosi-tra-colombia-e-panama-ho-seguito-i-disperati-dal-darien-gap.html">Rasmus Krath: &#8220;Così tra Colombia e Panama ho seguito i disperati dal Darién Gap&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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