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	<title>Jobbik Archives - InsideOver</title>
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	<title>Jobbik Archives - InsideOver</title>
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		<title>Cattolico e conservatore: Peter Marki-Zay è l&#8217;Orban dell&#8217;opposizione ungherese</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cattolico-e-conservatore-peter-marki-zay-e-lorban-dellopposizione-ungherese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Oct 2021 04:26:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Fidesz]]></category>
		<category><![CDATA[Jobbik]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1323" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Peter-Marki-Zay-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Peter-Marki-Zay-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Peter-Marki-Zay-la-presse-300x207.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Peter-Marki-Zay-la-presse-1024x706.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Peter-Marki-Zay-la-presse-768x529.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Peter-Marki-Zay-la-presse-1536x1059.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Peter-Marki-Zay-la-presse-2048x1411.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;opposizione ungherese ha il suo anti-Orban. E, tutt&#8217;altro che paradossalmente, è la figura politicamente più vicina a Orban tra i candidati che concorrevano alle primarie aperte della vasta coalizione che si oppone a Fidesz in vista delle elezioni dell&#8217;aprile 2022. Ad imporsi nel secondo turno conclusosi il 16 ottobre e aperto ai sei partiti alleati contro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cattolico-e-conservatore-peter-marki-zay-e-lorban-dellopposizione-ungherese.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cattolico-e-conservatore-peter-marki-zay-e-lorban-dellopposizione-ungherese.html">Cattolico e conservatore: Peter Marki-Zay è l&#8217;Orban dell&#8217;opposizione ungherese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1323" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Peter-Marki-Zay-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Peter-Marki-Zay-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Peter-Marki-Zay-la-presse-300x207.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Peter-Marki-Zay-la-presse-1024x706.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Peter-Marki-Zay-la-presse-768x529.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Peter-Marki-Zay-la-presse-1536x1059.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Peter-Marki-Zay-la-presse-2048x1411.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;opposizione ungherese ha il suo <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/da-piazza-degli-eroi-alla-scena-europea-chi-e-viktor-orban.html" target="_blank" rel="noopener">anti-Orban</a>. E, tutt&#8217;altro che paradossalmente, è la figura politicamente più vicina a Orban tra i candidati che concorrevano alle primarie aperte della vasta coalizione che <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/storia-e-prospettive-di-fidesz-il-partito-di-viktor-orban.html" target="_blank" rel="noopener">si oppone a <strong>Fidesz </strong>in vista</a> delle elezioni dell&#8217;aprile 2022.</p>
<p>Ad imporsi nel secondo turno conclusosi il 16 ottobre e aperto ai sei partiti alleati contro il premier di Budapest è stato l&#8217;economista <strong>Péter Márki-Zay.</strong> L&#8217;esponente del Movimento per un&#8217;Ungheria di Tutti (Mmm) si è imposto a sorpresa, da outsider, sulla <a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2021/10/14/news/la-candidata-anti-orba-n-ha-un-problema-suo-marito-3155874/">favorita Klara Dobrev</a>, vicepresidente del Parlamento europeo, moglie dell&#8217;ex primo ministro socialista Ferenc Gyurcsány e candidata della Coalizione democratica. Conservatore di 49 anni, Marki-Zay è sindaco della città di Hódmezővásárhely, città di meno di 45mila abitanti di cui è diventato primo cittadino da indipendente nel 2018 <a href="https://hungarianspectrum.org/2018/01/09/to-run-against-fidesz-might-be-injurious-to-your-health-the-case-of-peter-marki-zay/" target="_blank" rel="noopener">risultando il primo esponente esterno al partito di Orban a guidare la città dal 1990.</a></p>
<h2>Le tre per Orban</h2>
<p>Il risultato delle primarie ha sorpreso molti a Budapest e nelle capitali europee. Ma Marki-Zay potrebbe essere il più insidioso avversario di Orban alle elezioni legislative, anche e soprattutto per la relativa vicinanza ideologica tra i due. In primo luogo, Marki-Zay è al di sopra di ogni sospetto circa le accuse spesso rivolte dal leader nazional-conservatore ai suoi avversari di essere agenti portavoce di <strong>valori anti-nazionali </strong>come il progressismo più radicale, l&#8217;ideologia liberal e l&#8217;europeismo più sfrenato. Conservatore e padre di sette figli, Marki-Zay è un cattolico praticante e un sostenitore della dottrina sociale della Chiesa cui diverse formazioni conservatrici dell&#8217;Est Europa, come i polacchi di Diritto e Giustizia alleati di Fidesz, guardano con attenzione.</p>
<p>Al contempo, in secondo luogo, l&#8217;economista e sindaco è figura al di fuori da ogni partito capace di apparire <em>super partes </em>di fronte all&#8217;elettorato dell&#8217;Ungheria profonda e identitaria. <a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2021/10/18/news/chi-e-pe-ter-ma-rki-zay-l-uomo-che-sfidera-viktor-orba-n-nelle-elezioni-del-2022-3178854/" target="_blank" rel="noopener">Non a caso, nota <em>Il Foglio</em></a><em>, </em>&#8220;negli scorsi giorni i giornali vicini a Orbán, come Magyar Nemzet, avevano fatto apertamente campagna per la socialdemocratica <strong>Dobrev&#8221;, </strong>di fronte alla quale l&#8217;opera di polarizzazione dell&#8217;elettorato avrebbe potuto avere maggior successo. Fidesz &#8220;è in difficoltà di fronte a un volto nuovo che può attrarre lo stesso elettorato di Orbán e che non può essere attaccato per i suoi legami con il vecchio apparato socialdemocratico&#8221;.</p>
<p>In terzo luogo, Marki-Zay è l&#8217;esponente della politica e della società civile ungherese che più di tutti si è speso per creare un fronte nazionale anti-Fidesz. Il modello Hódmezővásárhely è stato replicato nell&#8217;ottobre 2019 a <strong>Budapest </strong>sulla scia della costituzione della coalizione civica, estesa dai liberali ai socialdemocratici e ai verdi, che ha portato <b>Gergely Szilveszter Karácsony</b> a vincere le elezioni amministrative della capitale magiara. E proprio Karacsony avrebbe dovuto essere il terzo contendente nel secondo turno delle primarie, ma ha preferito garantire il suo sostegno a Marki-Zay, ritenuto maggiormente capace di unire l&#8217;elettorato.</p>
<h2>Le proposte dell&#8217;opposizione</h2>
<p>A tal proposito, è chiaro che Marki-Zay ha maggiori possibilità di riuscire a mantenere coesa e unita la coalizione rispetto al sindaco della capitale, che con un atto politicamente ben ponderato ha pensato alla natura problematica delle possibilità di successo di leadership basate unicamente sulla retorica liberal-europeista. L&#8217;opposizione presenta un&#8217;agenda comune (nuova Costituzione, smantellamento degli apparati di potere orbaniani, lotta alla corruzione) che deve giocoforza basarsi sul sostegno dei voti dell&#8217;estrema destra di <strong>Jobbik, </strong>pronta a partecipare alla campagna anti-orbaniana ma in passato ambigua sul sostegno al sindaco di Budapest.</p>
<p>Il fatto che la battaglia dell&#8217;opposizione per destrutturare lo &#8220;Stato illiberale&#8221; creato da Orban passi necessariamente per una formazione ultra-conservatrice, radicalmente di estrema destra e con venature antisemite riciclatasi come formazione populista e &#8220;puritana&#8221; sul fronte della lotta alla corruzione <a href="https://www.dw.com/en/hungary-small-town-mayor-marki-zay-to-challenge-pm-orban-in-2022/a-59532691" target="_blank" rel="noopener">crea problematiche sistemiche tutt&#8217;altro che facili da sanare</a> e, in prospettiva, rende necessaria la ricerca di un punto di sintesi per tenere coesa la coalizione e poter vincere contro Fidesz soprattutto negli strategici collegi uninominali, decisivi per la maggioranza in Parlamento. Marki-Zay appare l&#8217;unico candidato di opposizione capace di creare questa convergenza, che ora dovrà essere messa alla prova dell&#8217;elettorato dopo che i sondaggi hanno iniziato a lasciar presagire una <strong>corsa apertissima</strong>. L&#8217;anti-Orban Marki-Zay è il più orbaniano dell&#8217;opposizione unita. E questo rende di per sé aperta e contendibile la sfida politica per il futuro di Budapest.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cattolico-e-conservatore-peter-marki-zay-e-lorban-dellopposizione-ungherese.html">Cattolico e conservatore: Peter Marki-Zay è l&#8217;Orban dell&#8217;opposizione ungherese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il cacciatore di migranti</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/lungheria-dei-nazionalisti/il-cacciatore-di-migranti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Apr 2019 14:58:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Fidesz]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="512" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cacciatore2-1024x512.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cacciatore2-1024x512.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cacciatore2-1024x512-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cacciatore2-1024x512-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>“Ho deciso di lasciare la politica, proprio quando da Szeged mi sono trasferito a vivere in una fattoria qui ad Assotthalom, e ho intravisto una cinquantina di ragazzi africani oltrepassare il confine,”spiega a Gli Occhi della Guerra Laszlo Toroczkai, sindaco di questo centro di appena 4000 abitanti, situato nel profondo sud ungherese al confine con la Serbia. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/lungheria-dei-nazionalisti/il-cacciatore-di-migranti.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/lungheria-dei-nazionalisti/il-cacciatore-di-migranti.html">Il cacciatore di migranti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="512" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cacciatore2-1024x512.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cacciatore2-1024x512.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cacciatore2-1024x512-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cacciatore2-1024x512-768x384.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>“Ho deciso di lasciare la politica, proprio quando da Szeged mi sono trasferito a vivere in una fattoria qui ad <strong>Assotthalom</strong>, e ho intravisto una cinquantina di ragazzi africani oltrepassare il confine,”spiega a <em>Gli Occhi della Guerra</em> <strong>Laszlo Toroczkai</strong>, sindaco di questo centro di appena 4000 abitanti, situato nel profondo sud ungherese al confine con la Serbia. “Per me è stato un segno.” A soli trentott’anni di cui venti passati in politica, Toroczkai ha cavalcato per anni le debolezze della sua gente, facendosi prima portavoce di gruppi e movimenti ultra-nazionalisti estremi e violenti, al limite della legalità, poi pioniere della rigida politica migratoria del governo Fidesz di Victor Orban, e oggi anche vice-presidente del <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/cose-il-partito-jobbik/">partito di estrema destra Jobbik</a></span></span> all’opposizione.</p>
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<p>“Laszlo Toroczai è il perfetto esempio di nazista in completo,” dice Peter Kreko, direttore del <em>Political Capital Institute</em> di Budapest specializzato in estreme destre in Europa, insistendo sulla necessità di guardare oltre i suoi modi gentili e l’aura da cattolico praticante e premuroso padre di famiglia. Personalità di spicco della politica ungherese, il giovane Laszlo Toth ha cambiato il nome in Toroczkai, sostituendo un termine troppo simile a Tot, letteralmente “lo slovacco”, con un più felice richiamo alla località d’origine dei suoi avi, cioè Torockó/Râmetea in Romania. Per il fondatore del <em>Movimento Giovanile</em> di estrema destra <em>delle 64 Contee</em> (Hatvannégy Vármegye Ifjúsági Mozgalom/ HIVM), che lotta per i diritti e la riunificazione delle minoranze ungheresi separate dall’Ungheria dopo il Trattato di Trianon, era motivo di orgoglio avere radici ungheresi, antecedenti i confini sanciti nel 1920. “Quand’ero giovane non mi spiegavo perché dovessi aspettare ore al confine serbo-ungherese, se vivevano ungheresi da entrambe le parti,” dice Toroczkai. “E’ stato mio nonno, che viveva in Serbia, a spiegarmi come la comunità ungherese fosse spaccata in più parti.”</p>
<p>Prima di fondare l’HIVM nel 2001, a soli vent’anni Toroczkai si candida per il Partito Ungherese di Giustizia e Vita (MIÉP), ultra-nazionalista e di estrema destra, e partecipa ai dibattiti sullo xenofobo e anti-semita <em>Magyar Forum</em>, gestito dal suo fondatore. Nel frattempo, istituisce l’organizzazione paramilitare detta <em>Unità Speciale dei Figli della Corona</em>, che già profumava di Grande Ungheria e delle sue tante contee. “Quando è nato <em>il Movimento delle 64 Contee</em> la sfida più grande era riunire le minoranze ungheresi che vivevano nel bacino dei Carpazi,” spiega Toroczkai, che per la propaganda irredentista e le azioni violente, viste a tratti come atti terroristici, è stato bandito da Serbia e Romania, “ma oggi non più. Ho abbandonato il Movimento nel 2013 perché non ero più uno di quei giovani cui l’organizzazione si rifaceva, ma anche perché avevo smesso di crederci.” Dall’assedio del palazzo dell’emittente statale MTV a Budapest durante le rivolte anti-socialiste del 2006, alle minacce di morte contro il Primo Ministro Ferenc Gyurcsány, e l’istituzione del <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><em><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/il-rave-party-dellultradestra/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Magyar Sziget</a></em></span></span>, ritrovo annuale di estremisti, antisemiti e xenofobi da tutta Europa, Toroczkai aveva accumulato tanti atti (in)popolari, prima di decidere di trasferirsi con la famiglia nella cittadina frontaliera di Assotthalom, e cambiare vita. Al suo arrivo, la perdita di consenso popolare di Ferenc Petró, sindaco dal 1998 a fianco del Partito Fidesz, per misure di austerità adottate in città come risposta al ridimensionamento del budget voluto da Viktor Orban, gli lasciava campo libero. Così, a pochi mesi dal suo arrivo in città, Toroczkai  riuscì a conquistare il 71.5% dei voti e vincere il titolo.</p>
<p><strong>Nel 2013, l’anno della sua investitura, quarantamila migranti in viaggio lungo la rotta balcanica sono passati per Assotthalom per raggiungere l’Europa Occidentale</strong>. All’epoca la situazione non destava ancora la preoccupazione dell’Unione Europea e del governo ungherese, ma costituiva il fiore all’occhiello del partito di estrema destra Jobbik e la ragion d’essere del novello sindaco Toroczkai. E’ stato allora che, per la prima volta, qualcuno ha parlato di costruire un recinto lungo i 175 chilometri di confine con la Serbia, idea che sarà adottata concretamente dal governo Fidesz solo due anni dopo, e di istituire un corpo di polizia in funzione anti-migranti, che affiancasse la polizia e l’esercito presenti. Per quest’ultima iniziativa Toroczkai non ha aspettato l’intervento delle autorità ma ha agito da solo. “Nel 2014 ho messo insieme un corpo di polizia locale, per contrastare l’immigrazione illegale, che da quel momento ha catturato almeno la metà dei migranti entrati irregolarmente,” dice il sindaco, rintracciando i motivi di tanta efficienza in una forte motivazione, ma anche nella fiducia dimostratagli della gente del posto, che vive isolata in una vasta area a bassa densità demografica. “I poliziotti e i soldati vengono da lontano e cambiano di continuo, mentre questi ragazzi sono di qui e i residenti li contattano al telefono appena avvistano qualcuno.” L’approccio di Toroczkai ha da subito incontrato l’appoggio degli abitanti di Assotthalom che già agli esordi, quando il sindaco cercava inutilmente fondi statali per una Toyota jeep da affiancare a un vecchio veicolo russo e ai cavalli come mezzo di locomozione, contribuirono al successo della raccolta fondi lanciata su Facebook. A farne uno <em>status symbol</em> nella lotta ai migranti è stato <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.youtube.com/watch?v=47sg6nPBRg8">il video-propaganda</a></span></span> del settembre 2015, simile a un<em>action movie</em>. Seduto alla scrivania il sindaco avvertiva, che entrare illegalmente nel Paese recidendo il recinto, era equivalente a commettere un crimine punibile con l&#8217;arresto e l&#8217;espulsione e, dopo aver fatto esibire i suoi uomini virulenti con occhiali per la visione notturna, fucili e pistole a gas, guardava dritto in camera e concludeva, dicendo: “<strong>L’Ungheria è una cattiva scelta, ma Assotthalom di più</strong>”. I “cacciatori di migranti” – come sono spesso soprannominati gli uomini di Toroczkai &#8211; “Non sono vigilantes volontari”, spiega , “ma un corpo addestrato e con gli stessi diritti e doveri della normale polizia, di cui ogni sindaco potrebbe dotarsi, se il governo locale avesse i fondi per finanziarlo.” “Nel nostro caso,” aggiunge, “poiché i problemi legati alla migrazione di massa partono proprio da qui, è il Ministero degli Interni a pagare.” Lo studioso Peter Kreko la pensa diversamente. “Il partito politico d’opposizione<a href="http://www.occhidellaguerra.it/?p=14173" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Jobbik</a> si è dato una ripulita da qualche anno ma, se da un lato agisce in maniera semi-legale e si è liberato &#8211; tra gli altri &#8211; di elementi apertamente antisemiti, dall’altro gestisce gruppi di guardie civili e polizia, che straboccano di estremisti,” afferma. “Il governo Fidesz supporta o fa finta di non vedere questi gruppi, perché ha paura che contrastare certe politiche si rifletta in un calo di voti per il suo governo a favore dell’estrema destra.”</p>
<p>Laszlo Toroczkai è l’emblema del sottile equilibrio tra le parti e la sua ultima candidatura a vice-presidente di Jobbik il maggio scorso, ne è la prova lampante. “Non è stata una sorpresa perché i membri del partito sono amici miei da sempre e il Movimento delle 64 Contee è nato in contemporanea con Jobbik,” dice il sindaco. Ma il legame tra Toroczkai e Jobbik va oltre i legami affettivi. “Dagli esordi il Movimento delle 64 Contee è finanziato da fondazioni che distribuiscono i soldi statali ricevuti da Jobbik,” dice Kreko, “e, comunque, Toroczkai era candidato del partito molto prima che venisse eletto.” La scelta di lasciarsi alle spalle un passato controverso e rinascere in un altro luogo come “crociato del 21° secolo che si batte per la civilizzazione europea” – come Toroczkai ha motivato il suo impegno contro l’immigrazione –, non è detto che sia parte del processo di de-radicalizzazione intrapreso da Jobbik. La natura trasformista del sindaco ha fatto sì, però, che lui stesso diventasse un anello fondamentale tra il governo conservatore di centro-destra, che sfrutta il programma dell’ala oltranzista per attirare consensi, e l&#8217;estrema destra che “mira a governare ricorrendo alla cosmesi,” come dice ironicamente Kreko. La politica in Ungheria si muove su binari diversi da quelli degli altri paesi europei e, mentre è difficile fare previsioni, non resta che aspettare che Laszlo Toroczkai si sfili via &#8220;il completo&#8221; che ha addosso, e sveli cosa c&#8217;è sotto.</p>
<p>Ha collaborato Costanza Spocci</p>
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		<title>Jobbik cerca di normalizzarsi  (ma il partito adesso si spacca)</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/jobbik-congresso-ungheria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 May 2018 15:08:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Jobbik]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="825" height="550" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1523264786-jobbik.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1523264786-jobbik.jpg 825w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1523264786-jobbik-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1523264786-jobbik-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 825px) 100vw, 825px" /></p>
<p>Sembra tirare aria di &#8220;scissione&#8221; all&#8217;interno di Jobbik, il partito ungherese tacciato in passato di xenofobia e anti-semitismo e oggi divenuto la principale forza di opposizione al premier Viktor Orban. A poche settimane dal voto ungherese (che aveva visto una schiacciante vittoria di Orban, con il 47,89% dei voti) il partito guidato in questi anni da &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/jobbik-congresso-ungheria.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="825" height="550" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1523264786-jobbik.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1523264786-jobbik.jpg 825w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1523264786-jobbik-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1523264786-jobbik-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 825px) 100vw, 825px" /></p><p>Sembra tirare aria di &#8220;scissione&#8221; all&#8217;interno di <strong><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/jobbik-la-destra-ungherese-che-sogna-il-potere/" target="_blank">Jobbik</a></strong>, il partito ungherese tacciato in passato di <strong>xenofobia</strong> e <strong>anti-semitismo</strong> e oggi divenuto la principale forza di opposizione al premier <strong>Viktor Orban</strong>.</p>

<p>A poche settimane dal voto ungherese (<a href="https://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/ungheria_al_voto_orban_vince_con_il_49_e_il_terzo_mandato_di_fila-3656696.html" target="_blank">che aveva visto una schiacciante vittoria di Orban, con il 47,89% dei voti</a>) il partito guidato in questi anni da Gábor Vona ha deciso andare a congresso per stabilire la nuova leadership e le battaglie future del movimento, finendo però sul limite della rottura interna.</p>

<p>Sebbene infatti Jobbik fosse riuscito ad ottenere un discreto 23% dei voti, il risultato non era stato giudicato soddisfacente dallo stesso Vona, che aveva così deciso di dimettersi. A sfidarsi sono state quindi le due anime del partito: da una parte quella decisa a continuare il percorso per &#8220;ripulire&#8221; Jobbik da un passato giudicato troppo estremo, dall&#8217;altra l&#8217;ala dura, quella del blocco totale dell&#8217;immigrazione, dei <strong>muri di filo spinato</strong> e delle <strong>guardie armate ai confini</strong>. A guidare quest&#8217;ultima, <strong>Toroczkai László</strong>, il sindaco di estrema destra divenuto famoso per aver dato vita a squadre &#8220;anti-immigrati&#8221; nel piccolo comune di Asotthalom, al confine tra Serbia e Ungheria. László, da alcuni anni critico nei confronti del nuovo percorso intrapreso dal partito, giudicato troppo &#8220;morbido&#8221; e &#8220;aperto&#8221; nei confronti della sinistra ungherese e delle altre forze di opposizione, si è però dovuto sfidare con Tamas Sneider, braccio destro di Vona e candidato nel nome della &#8220;continuità&#8221;. Un vero e proprio testa a testa che ha visto vincere di misura il &#8220;moderato&#8221; Sneider, tra la rabbia della quasi metà del partito. Secondo il sindaco di Asotthalom (e molti dei suoi sostenitori) le condizioni di partenza infatti non sarebbero state eque e per tutta la durata del congresso si sarebbero verificate una serie di scorrettezze tese a favorire il candidato dell&#8217;ex leader Gábor Vona. In particolare le critiche verterebbero intorno alla <strong>selezione dei delegati</strong> al congresso che, come riportato dalle indiscrezioni di gran parte della stampa ungherese, sarebbero stati scelti accuratamente per evitare la vittoria dell&#8217;ala più radicale.</p>

<p>L&#8217;11% dei delegati legati a László, ad esempio, sarebbe stata scartata per fare posto a quadri di partito più &#8220;fedeli&#8221; a Vona e gli interventi durante l&#8217;assemblea sarebbero stati pesantemente contingentati. &#8220;Ci sono stati concessi appena 12 minuti per presentare il nostro programma davanti alla platea del congresso &#8211; ha attaccato subito dopo l&#8217;esito della votazione Toroczkai László -, ora però bisogna guardare avanti. L&#8217;unica cosa di cui mi interessa è che la metà dei delegati ha sostenuto la nostra linea, ed è a queste persone che bisognerà dare risposte in futuro. Per ora mi concentrerò a fare il sindaco &#8211; ha proseguito il primo cittadino &#8211; ma è sicuro che dovremo aprire una seria riflessione sulla possibilità di continuare a rimanere all&#8217;interno di questo partito&#8221;.</p>
<p>László e i suoi potrebbero così finire per rompere definitivamente con Jobbik e tentare di dar vita ad un<strong> nuovo partito</strong> &#8220;alla destra&#8221; del Fidesz di Orban e dello stesso Jobbik. Una manovra rischiosa, ma quasi obbligata secondo il politologo ungherese Daniel Deák. Deák, da tempo studioso delle dinamiche interne a Jobbik, il quale ha ribadito alla tv ungherese M1 che l&#8217;unica possibilità per László sarebbe quella di agire rapidamente. &#8220;Se l&#8217;ala più radicale del partito intende davvero tentare la corsa in solitaria &#8211; ha fatto presente il politologo &#8211; è necessario che si muova rapidamente, così da massimizzare il malcontento nella base del partito in seguito all&#8217;ultima sconfitta. Più il tempo passa, più invece il nuovo presidente Sneider potrà proseguire nella sua opera e &#8216;normalizzare&#8217; Jobbik. Al &#8216;centro&#8217; e a &#8216;sinistra&#8217;, in Ungheria, esistono intere praterie in cui raccogliere i voti delle persone che non hanno votato Orban ma nello stesso tempo non avevano mai votato il partito di Vona perché troppo estremista. Così facendo passeremmo da un partito di estrema destra a uno in grado di farsi portavoce dell&#8217;Ungheria contraria al presidente Orban&#8221;. Qualora però anche il principale partito di opposizione dovesse andare in frantumi, la strada per &#8220;l&#8217;uomo forte&#8221; di Budapest probabilmente sarebbe ancora più spianata.</p>
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		<title>I gruppi paramilitari ungheresi</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/politica/lungheria-dei-nazionalisti/i-gruppi-paramilitari-ungheresi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2016 06:39:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Jobbik]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="960" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/apertura-occhi-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/apertura-occhi-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/apertura-occhi-2-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/apertura-occhi-2-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/apertura-occhi-2-1024x512.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Il problema è che se menzioni il semplice fatto di essere un bianco, spaventi le persone comuni”. Il cranio rasato e gli occhi inquisitori, Bela Ince gira lentamente il cucchiaino nel caffè, seduto in un bar di Budapest: “Non c’è alcun male in questo, perché dopotutto ogni mattina quando ti svegli e ti guardi allo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/lungheria-dei-nazionalisti/i-gruppi-paramilitari-ungheresi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="960" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/apertura-occhi-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/apertura-occhi-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/apertura-occhi-2-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/apertura-occhi-2-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/apertura-occhi-2-1024x512.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>“Il problema è che se menzioni il semplice fatto di essere un bianco, spaventi le persone comuni”. Il cranio rasato e gli occhi inquisitori, <strong>Bela Ince</strong> gira lentamente il cucchiaino nel caffè, seduto in un bar di Budapest: “Non c’è alcun male in questo, perché dopotutto ogni mattina quando ti svegli e ti guardi allo specchio, sai benissimo a che razza appartieni”.</p>
<div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/4K2WSdB-0vo" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p><span style="font-size: 1rem;">Ince, che è a capo del </span><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/il-rave-party-dellultradestra/">movimento giovanile delle 64 Contee </a><span style="font-size: 1rem;">nella regione di Pest che circonda la capitale, non nasconde il suo pensiero: “Il concetto di ‘supremazia’ implica una ‘gerarchia’, e quindi sì, sono convinto che ci sia una chiara gerarchia tra i gruppi etnici…la razza ungherese si distingue per il suo eroismo”. Il suo movimento, ufficialmente, si batte per la ricostituzione della Grande Ungheria prima dello smembramento dei territori magiari con il trattato di Trianon del 1920 e per la protezione delle minoranze ungheresi che vivono al di fuori degli attuali confini nazionali.“Le nostre attività sono molto estese, alcuni di noi lavorano nei governi locali, </span><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/cose-il-partito-jobbik/">con Jobbik</a><span style="font-size: 1rem;">, altri nei media nazionali”, continua Ince: “Per far parte del gruppo devi essere un vero nazionalista, </span><strong style="font-size: 1rem;">prestare giuramento di fedeltà</strong><span style="font-size: 1rem;"> e </span><strong style="font-size: 1rem;">accettare antiche regole istituite nel 1945</strong><span style="font-size: 1rem;">”. Non specifica quali, però, e non vuole dare i numeri dei membri che aderiscono al movimento: “È un’informazione sensibile”, spiega.Il leader delle 64 Contee di Pest indossa una maglia nera, anfibi e pantaloni mimetici grigi dalle cui tasche spunta il serramanico di un coltello e racconta che il suo gruppo è pronto all’azione: “Facciamo training ideologici, fisici e organizziamo competizioni tra i vari gruppi regionali per tenerci in allenamento”. Lo scorso anno, racconta, quando l’Ungheria era nel culmine della crisi dei rifugiati, </span><strong style="font-size: 1rem;">pattugliavano le strade e organizzavano manifestazioni anti-migranti</strong><span style="font-size: 1rem;">. “In special modo alla stazione ferroviaria di Keleti, a Budapest…cacciavamo i migranti da lì e chiamavamo la polizia per farli sgomberare”.</span></p>
<div id="gallery_190365" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_190365 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/P6161281.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/P6161281-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Mix-6181712.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Mix-6181712-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Mix-6161284.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Mix-6161284-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Mix-6161197.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Mix-6161197-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/P6181683.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/P6181683-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"}];</script>
<p>Peter Krekó, analista al think tank <em>Political Capital Institute</em>, è convinto che Jobbik foraggi e si appoggi politicamente a “<em><strong>organizzazioni satellite</strong> </em>ed estremiste come le 64 Contee, che promuovono apertamente la violenza”, per mantenere un forte contatto con la base del suo elettorato, composto per la maggioranza da giovani dai 20 ai 45 anni.“Del resto l’unica forza politica che oggi può rappresentare i giovani ungheresi è l’estrema destra: l’unica in grado di prendere il loro linguaggio, seguire i loro trend e crearne nuovi; l’unica a presentare un’ideologia rivoluzionaria”, commenta Krekó. Secondo una ricerca approfondita del <em>Political Capital Institute,</em> i sostenitori di Jobbik sono anti-convenzionali, disillusi dal sistema e con attitudini anti-establishment: “L’estrema sinistra non è attraente per gli ungheresi, perché hanno vissuto 40 anni di dittatura sovietica”.<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/cose-il-partito-fidesz/">Il partito governativo Fidesz</a> in questo è in grande svantaggio rispetto a Jobbik: non attrae giovani e non si adatta. Nonostante questo il premier Viktor Orban ha guadagnato un 10% fisso nei sondaggi nel giro di un anno, soprattutto grazie alla sua ‘abilità’ nello sfruttare politicamente la crisi dei rifugiati e a una retorica xenofoba e identitaria che ha strappato numeri dal bacino elettorale di Jobbik. Il risultato è che ora Fidesz, da partito centrista qual era, ha volutamente adottato un programma politico di estrema destra, “diventando come il Front National francese o l’FPO austriaco”, commenta Krekó del <em>Political Capital Institute</em>.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/cose-il-partito-fidesz/" target="_blank" rel="noopener">Per approfondire: Cos&#8217;è il partito governativo Fidesz</a>“Jobbik ha risposto prendendo atteggiamenti cosmetici più moderati, perché punta a vincere le legislative del 2018, ma in realtà è ancora pieno di negazionisti dell’Olocausto, di anti-semiti e persone che appartengono a movimenti per la supremazia della <em>razza bianca</em>”, precisa Péter Krekó. Ad esempio, cita l’analista: “Non sentiamo più parlare della Guardia Ungherese – Magyar Garda (MG), <em>l’ala paramilitare</em> di Jobbik che li ha resi così famosi e popolari in prima battuta”.Mente cammina per i corridoi del Parlamento, Gyöngyösi Márton, deputato di Jobbik, non si rassegna al fatto che MG sia stata smantellata e dichiarata illegale – “con Magyar Garda eravamo sulla strada giusta!” &#8211; e ripromette di aggiustare il tiro: questa volta facendo in modo di far finanziare una simile ala paramilitare direttamente da fondi pubblici.“Stiamo studiando una nuova proposta di legge per consentire ai giovani e alle loro organizzazioni di ricevere veri training militari, in modo da sopperire al controllo delle frontiere”, spiega invece Gyöngyösi Márton: “Ispirandoci all’esempio polacco, stiamo considerando di riunirli poi in un solo <strong>corpo paramilitare</strong> che risponda direttamente al Ministero della Difesa”.</p>
<p>È convinto che il suo partito ce la farà: “Fidesz ha copiato il nostro programma elettorale al 99,9%, abbiamo una forte capacità di pressione sul governo in questo momento”.Non è assolutamente d’accordo il portavoce del governo Zoltán Kovács: “La polizia e l’esercito sono corpi centralizzati e sono sufficienti all’Ungheria per mantenere l’ordine”, spiega: “Gruppi paramilitari sono assolutamente illegali e politicamente inaccettabili, perché istituirli significherebbe che l’Ungheria non è più un paese sovrano”. “Il governo però chiude spesso un occhio sui gruppi paramilitari esistenti”, sostiene Krekó.Nel piccolo villaggio di Felsőgöd della regione di Pest, alcuni ex-paramilitari nostalgici della MG si stanno riorganizzando su internet per raggruppare il più gente possibile e organizzare azioni “concrete” anti-migranti.Dal giardino di casa sua Isvan Vosch, ex militare ultrasessantenne ed ex-membro della MG, racconta di aver fondato la Nuova Guardia Ungherese: “<strong>Ogni tanto la polizia ci dà qualche noia</strong>, per questo finora ci siamo organizzati solo tramite internet, soprattutto Facebook”, spiega nella sua tenuta da MG.La Nuova Guardia, con le dovute precauzioni di segretezza, sta preparando un training di auto-difesa e di utilizzo delle armi per chiunque vicino al movimento fosse interessato ad imparare. “È giunto il tempo di uscire allo scoperto”, conclude Vosch, “e di muovere le nostre azioni da internet alla realtà”.</p>
<p>Ha collaborato Eleonora Vio</p>
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		<title>Cos&#8217;è il partito Fidesz</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2016 06:34:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Fidesz]]></category>
		<category><![CDATA[Jobbik]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1309" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1396805526-orban.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1396805526-orban.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1396805526-orban-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1396805526-orban-768x524.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1396805526-orban-1024x698.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Fidesz – l’Alleanza Civica Ungherese è il partito nazional conservatore in testa al governo ungherese, guidato da più di un decennio dal giurista e politico Viktor Orban.Padrone della scena politica dal 2010, quando ha battuto la controparte socialista del MSZP con una vittoria schiacciante e una super maggioranza in Parlamento a fianco del Partito del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/lungheria-dei-nazionalisti/cose-il-partito-fidesz.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1309" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1396805526-orban.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1396805526-orban.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1396805526-orban-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1396805526-orban-768x524.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1396805526-orban-1024x698.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Fidesz – l’Alleanza Civica Ungherese </strong>è il partito nazional conservatore in testa al governo ungherese, guidato da più di un decennio dal giurista e politico Viktor Orban.Padrone della scena politica dal 2010, quando ha battuto la controparte socialista del MSZP con una vittoria schiacciante e una super maggioranza in Parlamento a fianco del Partito del Popolo Cristian Democratico, dal 2014, pur mantenendo la leadership, non è riuscito a eguagliare un simile risultato.Ciononostante, “La particolarità dell’Ungheria oggi è che è tra i pochissimi stati europei in cui la crisi migratoria non ha portato, almeno in politica, all’ascesa dell’estrema destra, bensì ha fatto guadagnare terreno al governo,” afferma l’analista politico Peter Kreko del <em>Political Capital Institute</em> di Budapest. La dura politica interventista di Orban, volta a bloccare e respingere il flusso di persone in viaggio lungo la rotta balcanica da Medio Oriente e Asia, ha consegnato almeno 10 punti complessivi a Fidesz, e una rinnovata popolarità al leader di un Paese macchiato da scandali e corruzione.</p>
<p><strong>Fidesz – conosciuto inizialmente come l’Alleanza dei Giovani Democratici – è nato nel 1988</strong> come partito giovane, libertario e, poiché i suoi membri erano sottoposti a pressioni e violenze dal partito comunista e per questo costretti a riunirsi clandestinamente, dal forte spirito anti-comunista. La svolta ideologica all’interno del partito è avvenuta qualche anno dopo, nel 1994, dopo l’ennesima sconfitta elettorale. Da quel momento l’approccio liberale è stato definitivamente sostituito da quello conservatore e ciò ha provocato una spaccatura in seno al partito.Da qui emergerà per la prima volta una delle figure più carismatiche dell’Europa moderna ma anche uno dei più convinti euroscettici: il Premier Viktor Orban.Dal ’98 al 2002 Orban ha guidato il Paese come rappresentante di una coalizione di destra, che riuniva il maggioritario Fidesz, il piccolo Forum Democratico Ungherese e il Partito dei Piccoli proprietari terrieri indipendenti. Dopo appena quattro anni, il mandato è passato però di nuovo ai socialisti nel 2002 e ancora nel 2006. Anche se la distanza tra i partiti si sente sempre meno, è solo nel 2010 che il popolo si decide a riconsegnare il potere a Fidesz e al suo leader.</p>
<p>Da quel momento in poi i motivi del successo di Orban e Fidesz – inseparabili l’uno dall’altro – si riassumono in tre questioni fondamentali.Innanzitutto, Orban è diventato primo ministro perché, nonostante i cambiamenti tattici apportati all’interno del suo partito per renderlo appetibile di fronte agli avversari, ha puntato sul cavallo giusto: l’incompetenza e la corruzione del MSZP, deprecate dal popolo ungherese ed emerse con <a href="mailto:http://hungarianspectrum.org/2015/07/06/one-of-many-of-fidesz-inspired-show-trials-the-hagyo-case/">il caso Hagyó</a>. Quindi, dopo che Fidesz ha fatto dell’anticorruzione il suo slogan dalla campagna elettorale in poi, una volta che ha conquistato il potere ha cominciato a stringere alleanze discutibili, facendo ricoprire ai suoi fedelissimi posizioni chiave all’interno di compagnie statali, media e corti, e allocando <em>ad hoc</em> contratti multimilionari nel settore industriale ed edilizio.Dopo aver fatto terra bruciata dei rivali attorno a sé, Orban non ha più saputo nascondere la sua faccia più cupa, ed è qui che s’innesca l’ultimo centrale punto della strategia che il Premier ha adottato per mantenere il potere a dispetto della perdita di fiducia del Paese nella classe dirigente. La vittoria di Fidesz nel 2014 non ha evitato che la Commissione Europea congelasse i pagamenti all’Ungheria per accuse di corruzione, che a sua volta hanno scatenato proteste popolari nel Paese, e l’emergere di<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="mailto:http://hungarianspectrum.org/2015/04/23/fidesz-cant-escape-from-the-shadow-of-the-quaestor-scandal/"> scandali</a>.Alla popolarità in declino, Orban ha risposto facendo leva su una nuova e destabilizzante debolezza: la minaccia esterna rappresentata dalle migliaia di migranti in fuga attraverso il paese. In poco tempo è diventato il promotore di dure politiche per bloccare questo flusso, come la costruzione del muro al confine con la Serbia ad agosto 2015 o il referendum il 2 ottobre prossimo contro l’allocazione delle quote migranti voluta dall’UE, e “di una dura retorica contro i rifugiati e gli immigrati, etichettati dallo stesso governo come terroristi e criminali,” aggiunge l’analista Kreko.Il primo partito politico all’opposizione, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/cose-il-partito-jobbik/">Jobbik dell’estrema destra</a>, sostiene che Fidesz abbia rubato parte del suo programma per suscitare consensi e limitare al contempo la sua crescita e influenza nel Paese. “In realtà è il contrario,” dice Zoltan Kovacs, portavoce del governo, a <em>Gli Occhi della Guerra</em>. “Ovunque nel mondo c’è insoddisfazione per l’<em>establishment</em> politico e sta a un governo responsabile, come il nostro, trovare risposte adeguate alle questioni più calde. Altrimenti, e anche questo è un dato che si riscontra in più paesi, sarà l’estrema destra ad approfittarne.”A chi critica Orban dicendo che ha sfruttato la crisi dei rifugiati per consolidare la sua fragile posizione, Kovacs risponde facendo spallucce. “La questione migranti, intesa come un problema di sicurezza e non di emergenza umanitaria, è centrale nella vita di tutti gli ungheresi, e dell’Europa intera,” dice Kovacs. “Più di 400,000 persone hanno attraversato il nostro paese senza permesso e senza alcun controllo, ed è per questo che da un anno e mezzo ci battiamo affinché l’Unione Europea si decida a bloccare e monitorare il flusso al di là, e non al di qua, dei confini europei.”</p>
<p>L’Ungheria ha già cominciato ad adottare questa politica internamente, prima con la recinzione al confine con la Serbia, poi con respingimenti e deportazioni.Ad ottobre il governo Fidesz, spalleggiato da Jobbik, terrà un referendum per chiudere le porte ai migranti che dovrebbero essere integrati nel Paese secondo il sistema delle quote proporzionali indetto dall’Unione Europea. Orban e i suoi, come leggono i tanti cartelli sparsi per l’Ungheria, sono chiari al riguardo: “<strong>Mandiamo un messaggio a Bruxelles che capiranno per forza!</strong>” Si riferiscono alla presunta intromissione dell’UE in affari che, a dir loro, dovrebbero essere decisi dal Parlamento ungherese, e alla loro ferma posizione contro l’immissione di migranti e rifugiati non-ungheresi nel Paese.Orban si allontana sempre più dall’Europa nella gestione della cosa politica e sogna un’UE come confederazione di stati-nazione legati da interessi economici. Intanto si avvicina alla Russia e tra i vari accordi economici tra i due spicca il maxi finanziamento offerto da Putin per la centrale atomica ungherese di Paks, che, oltre a fornire il 40% di elettricità al paese e costituire un’ottima transazione finanziaria per Orban, consente al leader russo di comprarsi una fetta d’influenza in Europa.“Sebbene non ci sia prova che dimostri come Orban sia direttamente manovrato da Mosca, c’è un’alleanza naturale tra i due,” spiega Peter Kreko. “Da una parte abbiamo un politico euroscettico che vuole restrizioni all’interno dell’UE, per ritagliarsi spazio per costruire il suo regime illiberale, e dall’altra l’ancora più illiberale Putin che ambisce a stringere accordi con gli stati europei e vede nell’Unione solo un ostacolo alle sue ambizioni.”</p>

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		<title>Cos&#8217;è il partito Jobbik</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/politica/lungheria-dei-nazionalisti/cose-il-partito-jobbik.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jul 2016 06:51:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Estrema destra]]></category>
		<category><![CDATA[Jobbik]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="540" height="314" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/104729219-0f211af6-ca1d-410f-9dcf-525b4f143b2c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/104729219-0f211af6-ca1d-410f-9dcf-525b4f143b2c.jpg 540w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/104729219-0f211af6-ca1d-410f-9dcf-525b4f143b2c-300x174.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 540px) 100vw, 540px" /></p>
<p>&#8220;Non siamo comunisti, non siamo fascisti, non siamo nazional socialisti, ma non siamo neppure democratici.” (Gábor Vona, 28 gennaio 2012)Il Movimento per un’Ungheria Migliore (Jobbik Magyarországért Mozgalom o Jobbik) è un partito radical-nazionalista fondato da Gabor Vona nel 2003, e da lui guidato dal 2006.Cresciuto in una famiglia di agricoltori anti-comunisti, Vona si è distinto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/lungheria-dei-nazionalisti/cose-il-partito-jobbik.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="540" height="314" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/104729219-0f211af6-ca1d-410f-9dcf-525b4f143b2c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/104729219-0f211af6-ca1d-410f-9dcf-525b4f143b2c.jpg 540w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/104729219-0f211af6-ca1d-410f-9dcf-525b4f143b2c-300x174.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 540px) 100vw, 540px" /></p><p><em>&#8220;Non siamo comunisti, non siamo fascisti, non siamo nazional socialisti, ma non siamo neppure democratici.”</em> (Gábor Vona, 28 gennaio 2012)Il Movimento per un’Ungheria Migliore (Jobbik Magyarországért Mozgalom o Jobbik) è un partito radical-nazionalista fondato da Gabor Vona nel 2003, e da lui guidato dal 2006.Cresciuto in una famiglia di agricoltori anti-comunisti, Vona si è distinto come leader carismatico, preoccupato per la difesa del suo popolo e della sua terra, fin dagli anni dell’università, riuscendo ad attirare a sé diversi studenti cristiani e conservatori e a fondare la Comunità Giovanile di Destra, da cui sono nate le fondamenta del successivo partito. Sia Jobbik, che i movimenti estremisti alla sua destra, hanno raccolto l’eredità dei movimenti ungheresi alleati con il Partito Nazional Socialista prima della Seconda Guerra Mondiale e ciò si è tradotto, almeno per Jobbik, in un’aperta ostilità verso le comunità prese di mira dai nazisti, come ebrei, Rom e LGBT. Finché la crisi dei migranti non ha colpito l’Ungheria, Vona ha avuto un occhio di riguardo per i musulmani, considerati alleati nella lotta contro Israele.Il leader ambiva a fare di Jobbik un’alternativa politica al corrotto spettro politico ungherese inondato di scandali e, per riuscire in questo intento, decise di doversi rivolgere alla destra moderata.</p>
<p>Nel 2014 comincia la “partizzazione o deradicalizzazione” di Jobbik e dei suoi membri, e prende le distanze dall’antisemitismo delle origini, senza però rinunciare a combattere i presunti crimini commessi dalla comunità Rom ungherese sostituendo all’appoggio alla Guardia Ungherese – gruppo paramilitare fondato nel 2007 da Jobbik e bandito dal governo Fidesz nel 2011– un ambiguo benestare alla Nuova, violenta e non ufficiale, Guardia Ungherese. L’ultimo sondaggio d’opinione dell’aprile 2016 mostra come Jobbik sia diventato il più popolare partito di opposizione nel Paese &#8211; con un supporto che varia tra l’11 e il 15% &#8211; ma all’Assemblea Nazionale è ancora secondo dopo il Partito Socialista con 24 contro 29 seggi.Oggi l’Ungheria, passibile ponte tra Europa e Asia, si sta volontariamente isolando dalle politiche europee e avvicinandosi alla Russia, e Jobbik, “espropriato del 99,9% del suo programma dal governo pseudo-centrista di Victor Orban”, secondo le parole del vice leader della fazione parlamentare del Partito Márton Gyöngyösi, intervistato da Gli Occhi Della Guerra, è una voce importante, per capire la direzione che sta prendendo il Paese. Jobbik è un partito giovane, non solo perché è nato poco più di 10 anni fa ma soprattutto per l’età dei suoi membri, raramente superiore ai 40, ed è a un elettorato giovane e insoddisfatto, che si sta rivolgendo.</p>
<p>Se il regime comunista aveva distrutto il Paese, “Il neoliberalismo e l’Euro-atlantismo che sono seguiti sono andati del tutto contro l’interesse ungherese e il nostro partito vuole rinegoziare i termini e le condizioni con cui siamo entrati a far parte sia dell’Unione Europea che della NATO,” dice Gyöngyösi. In pratica, Jobbik vorrebbe un’Ungheria meno dipendente dal capitale straniero e dalle multinazionali, che fosse in grado di dare maggior spazio alle piccole imprese, e considera “direttamente responsabile l’UE e la sua avventata politica estera per la destabilizzazione di paesi come l’Iraq, la Siria o l’Ucraina e, di conseguenza, della corrente crisi migratoria,” dice ancora Gyöngyösi. “Tenendo poi conto che l’Ungheria ha avuto una storia e uno sviluppo sociale diverso da quello dei paesi dell’Europa Occidentale,” dice, “ci battiamo contro il multiculturalismo che ci è stato forzatamente imposto.” Per questo motivo, il 2 ottobre il governo ungherese, con il pieno supporto di Jobbik che si sente padrone dell’iniziativa, indirà un referendum popolare contro le quote per la distribuzione equa di migranti tra i paesi europei voluto dall’Unione. “In realtà costerebbe molto meno aggiungere una clausola alla Costituzione che dica che Bruxelles non può imporre niente all’Ungheria previo consenso del nostro Parlamento – controllato per i 2/3 da Fidesz e Jobbik assieme – e ne stiamo discutendo con il governo,” aggiunge. Se il muro lungo il confine con la Serbia ha rallentato il passaggio dei migranti nel Paese, Jobbik sta pensando ad altri metodi per eradicare del tutto “la minaccia”. “Alla fine di agosto presenteremo la proposta per una nuova legge, che dovrebbe consentire a iniziative civili di auto-difesa di ricevere training militari da organi ufficiali,” conclude Gyöngyösi.“In situazioni di emergenza, come quella corrente, corpi come la Guardia Ungherese sono la sola strada giusta da prendere”.</p>

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		<title>Putin e l&#8217;estrema destra</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/putin-e-linternazionale-nera.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Mar 2016 09:49:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Estrema destra]]></category>
		<category><![CDATA[Front National]]></category>
		<category><![CDATA[Jobbik]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="625" height="445" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/enhanced-buzz-31422-1401223817-23.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/enhanced-buzz-31422-1401223817-23.jpg 625w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/enhanced-buzz-31422-1401223817-23-300x214.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 625px) 100vw, 625px" /></p>
<p>L’emergere e l’acuirsi, a partire dal 2013, della crisi geopolitica in Ucraina e la parallela crisi di legittimità politica di un’Unione europea vassallo e colonia, a livello geopolitico, militare, economico e finanche filosofico, degli Usa dopo il 1945, hanno radicalizzato una tendenza politica e culturale in qualche modo presente in Europa sin dalla seconda metà &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/putin-e-linternazionale-nera.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="625" height="445" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/enhanced-buzz-31422-1401223817-23.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/enhanced-buzz-31422-1401223817-23.jpg 625w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/enhanced-buzz-31422-1401223817-23-300x214.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 625px) 100vw, 625px" /></p><p>L’emergere e l’acuirsi, a partire dal 2013, della crisi geopolitica in Ucraina e la parallela crisi di legittimità politica di un’<strong>Unione europea</strong> vassallo e colonia, a livello geopolitico, militare, economico e finanche filosofico, degli <strong>Usa</strong> dopo il 1945, hanno radicalizzato una tendenza politica e culturale in qualche modo presente in Europa sin dalla seconda metà degli anni Ottanta del XX secolo, ossia, all’incirca, dal momento del definitivo approdo del capitalismo relativo (fordista-keynesiano) alla sua fase speculativa, assoluta e totalitaria (ovvero, di mercificazione, di liberalizzazione e di virtualizzazione consumistica compulsiva).La tendenza sopradescritta consiste nel sostanziale rifiuto, più o meno riflessivo, più o meno istintivo, da parte di settori significativamente ampi delle classi popolari e dei ceti medi autoctoni dei Paesi della Ue nei riguardi della summenzionata logica di riproduzione unitaria del capitalismo come “fatto sociale” totale, ossia culturalmente di sinistra (cosmopolitica), politicamente di centro (luogo della mediazione tra interessi oligarchici contrapposti e fulcro dell’attuale modello totalitario dell’alternanza unica tra liberali di centrodestra pro-Ue e liberali di centrosinistra pro-Ue) e solo economicamente di destra (neoliberista).La fine delle antitesi classiche novecentesche (destra/sinistra, borghesia/proletariato, fascismo/antifascismo, comunismo/anticomunismo) ha facilitato l’affermazione di una nuova <strong>contrapposizione</strong> in qualche modo “<strong>bipolare</strong>” all’interno dello scenario politico europeo (e non solo, basti osservare l’attuale dibattito per le candidature alle presidenziali statunitensi dell’autunno 2016), basata sulla dicotomia<strong> globalisti/sovranisti</strong>.La risposta identitaria dei ceti popolari e dei residuali settori della borghesia tradizionale deprivati di soggettività politica propria, ossia di rappresentanza nell’ambito di un sistema di riproduzione capitalistica che ha nel superamento dello Stato nazionale, dell’idea stessa di limite, di frontiera e di comunità tradizionale la propria principale ragion d’essere, è stata quella di separarsi definitivamente da una sinistra divenuta organicamente la sponda politica privilegiata delle nuove classi medie cosmopolite e culturalmente liberali, per orientare la propria scelta elettorale in direzione di movimenti e partiti semplicisticamente e sprezzantemente definiti, dal clero universitario politicamente corretto e dal “circo mediatico” <em>liberal</em> e <em>radical-chic</em>, «nazional-pupulisti», «antisistema» e di «estrema destra».La pubblicistica “liberal-progressista” ha stigmatizzato con forza, sin dai primi anni Novanta del XX secolo, ogni tentativo di ridefinizione su basi nuove, politicamente orientate al superamento della dicotomia sinistra/destra (1789-1989), dei precedenti equilibri di forze e di culture esito della Modernità europea. Nell’epoca del capitalismo assoluto, della società dello spettacolo e del divorzio tra la critica artistica del capitalismo (esercitata dagli intellettuali, <em>bohémien </em>nell’Ottocento, <em>beat</em>, <em>hippy</em> e, successivamente, <em>bobo-chic</em> nel Novecento) e la critica economico-sociale del capitalismo (esercitata dalle classi subalterne, popolari), con la critica artistica degli intellettuali integrata negli attuali processi di liberalizzazione capitalistica dei costumi e dei desideri consumistici individuali, nonché di aperta femminilizzazione delle <em>élites</em> e dell’immaginario collettivo dei ceti medi, le classi popolari, un tempo elettrici dei partiti di sinistra, private del patto d’alleanza che le legava con gli intellettuali d’avanguardia (trasmigrati sulla sponda politica opposta, ossia della summenzionata integrazione nell’alveo delle dinamiche di riproduzione neocapitalistica), hanno radicalizzato i propri (comprensibili) precedenti sospetti nei confronti del liberalismo culturale e del cosmopolitismo apertamente professati dall’intellighenzia, cercando una più credibile sponda politica nel novero di movimenti che «in nome dell’antiamericanismo e del rifiuto della società liberale rispolvera[no] i vessilli della nazione, dell’identità, della sovranità e della tradizione», ossia che oppongono valori di riferimento conservatori all’egemonia di un capitalismo fondato su valori di sinistra (pensiero unico liberal-progressista).Un documento del partito russo <strong><em>Rodina</em> </strong>(Madrepatria), un soggetto politico «con un orientamento economico di sinistra (socialista) e un orientamento politico di destra (nazionalista)», ha addirittura parlato della possibile nascita di una «Quarta Internazionale Nazional-Patriottica» avente lo scopo di riunire in un unico «Forum Nazionale Russo» ed Eurasiatico i soggetti politici e sociali marginalizzati e delusi dai processi di globalizzazione.Il filosofo francese Jean-Claude Michéa ha pronunciato parole molto indicative, che vale la pena riportare, in merito alla definitiva separazione, nel novero di una società liberale individualizzata di consumatori, post-industriale e postmoderna, tra la sinistra (parte politica «integrata nella società capitalista, non nelle vesti di una mera sovrastruttura culturale, ma come una forza propulsiva e innovativa essenziale al progresso illimitato della società capitalista») e le classi popolari, a tutto vantaggio delle formazioni di orientamento “populista”, fautrici di una critica nazionalista del capitalismo globalizzato che, sebbene in maniera non del tutto priva di elementi di criticità, sostituisce, integra e innova la precedente critica artistica e libertaria del capitalismo relativo (una critica, quest’ultima, consapevolmente e coerentemente, con i propri postulati culturali di riferimento, confluita nelle dinamiche di liberalizzazione del capitalismo contemporaneo): «La sinistra non solo difende ardentemente l’economia di mercato, ma, come già sottolineava Pasolini, non smette di celebrarne tutte le implicazioni morali e culturali. Per la più grande gioia di Marine Le Pen, la quale, dopo aver ricusato il reaganismo del padre, cita ormai senza scrupoli Marx, Jaures o Gramsci! Ben inteso, una critica semplicemente nazionalistica dal capitalismo globale è necessariamente incoerente. Ma purtroppo oggi è la sola […] che sia in sintonia con quello che vivono le classi popolari».Nel contesto politico e culturale sopradescritto, va da sé che oggi, nei Paesi della Ue, siano i partiti e i movimenti a vario titolo nazional-conservatori a simpatizzare apertamente per la <strong>causa geopolitica</strong> (anticoloniale) e politico-culturale (antimondialista) inverata dalla Russia cosiddetta “di Putin”. La Russia, o meglio, l’idea nazionale russa, sintetizzata da <strong>Vladimir Putin</strong> nel sostantivo «patriottismo», è infatti percepita, non a torto, da questi attori politici, come una sorta di contraltare all’odierno “cocacolonialismo” americanocentrico, basato sulla cultura liberale con pretese d’influenza politica di massa, sull’egemonia dello stile di vita “neoedonistico” della <em>new global middle class</em> (eterogenea espressione sociologica della società dello spettacolo) e sulla disarticolazione consumistica di ogni legame e abitudine tradizionale. Scrive infatti a riguardo Stefano Arcella: «La stessa legislazione contraria alla propaganda dei gay, il rifiuto di Putin a dare i bambini russi in adozione alle coppie gay in Occidente, il forte richiamo alla tradizione religiosa russo-ortodossa, l’opposizione al “politicamente corretto”, sono tutti fatti politici <em>sintomatici </em>di un risveglio dell’anima russa, quella antica, interpretata e sentita da Dostoevskij».Negli anni centrali del Novecento una parte della sinistra in Europa difendeva l’internazionalismo comunista, fattosi in qualche modo Stato nell’Unione Sovietica, in quanto tale sinistra “di classe” aderiva all’utopia dell’universalismo cosmopolitico dell’emancipazione (attraverso la proletarizzazione forzata della società) quale fattore di opposizione a un capitalismo “produttivistico” e a una società a direzione ideologica borghese percepiti dai progressisti come “soggetti economici e politici della reazione e della conservazione”.Oggi la sinistra, vettore politico di riproduzione di una società pressoché interamente postborghese (e postproletaria), condanna apertamente, in nome della propria connaturata vocazione al cosmopolitismo (in passato di matrice comunista, attualmente di ispirazione liberale), i cardini culturali del patriottismo anticoloniale (e per certi aspetti eurasiatista) russo, sprezzantemente denunciati come «omofobia, guerra agli immigrati, difesa a oltranza della cristianità ortodossa e dei valori tradizionali, mito dell’uomo forte, politica estera anti-occidentale e anti-americana, rigetto del neoliberismo selvaggio e, <em>last but not least</em>, <em>evocazione del mito euroasiatico di un’unica nazione dalla Bretagna alla Siberia</em>».Nell’ambito di una società postborghese di liberalizzazione compulsiva dei consumi e dei costumi e di apertura indiscriminata delle frontiere (etiche e nazionali), le seguenti parole di Vladimir Putin non possono che essere stigmatizzate da una sinistra cosmopolitica neocoloniale interprete delle politiche di liberalizzazione di cui sopra e apprezzate da una destra nazional-conservatrice che invece afferma come «gli Stati-Nazione devono riprendersi ciò che è stato loro tolto, perché le politiche omologanti penalizzano gli Stati più deboli»: «Oggi ci occorrono nuove strategie per preservare la nostra identità in un mondo che cambia rapidamente […]. E’ evidentemente impossibile andare avanti senza autodeterminazione spirituale, culturale e nazionale». Soltanto contestualizzando l’attuale inversione dei poli ideologici e politici nel novero di un modello anonimo e impersonale di riproduzione capitalistica da analizzare e interpretare come “fatto sociale” totale è possibile respingere la semplificazione mediatica di chi afferma che «il gran lavorio internazionale dell’ideologo del neoeurasismo russo Aleksandr Dugin ha dato i suoi frutti e adesso sono in tanti i simpatizzanti più o meno dichiarati della destra fascista o nazista a guardare con ammirazione allo “zar” Putin».Nel marzo 2015 il partito patriottico e di sinistra russo <em>Rodina</em>, «guidato dal vicepremier Dmitrij Rogozin e fondato da Aleksej Zhuravlev», deputato di Russia Unita, organizzò, a San Pietroburgo, il primo “Forum conservatore internazionale russo”, cui parteciparono determinati esponenti di partiti nazional-conservatori di destra europei (<em>British National Party, Ataka</em>, Npd, <em>Jobbik</em>, Forza Nuova, ecc.). <em>Rodina</em> è un partito di sinistra, dove militano e hanno militato esponenti politici russi di provata fede antifascista, provenienti dalle fila del Partito comunista dell’Unione Sovietica, come gli economisti Dmitrij Rogozin (vicepremier federale), Sergej Glazev (consigliere di Vladimir Putin), Sergej Baburin (rettore della Facoltà di Economia all’Università Statale di Mosca) e Viktor Geraschenko (già governatore della Banca centrale russa) e i generali Georgij Shpak, Valentin Varennikov (capo di Stato Maggiore dell’Esercito e viceministro della Difesa dell’Urss tra il 1989 e il 1991) e Igor Rodionov (ministro della Difesa nel 1996-’97).Il simbolo di <em>Rodina</em> è la Stella Rossa di sovietica memoria. L’adesione dei summenzionati partiti nazional-conservatori e di destra europei a un convegno organizzato da <em>Rodina </em>è interessante perché indicativo di come tali soggetti politici possano (auspicabilmente) maturare una ridefinizione ideologica del loro precedente approccio radicalmente anticomunista e per alcuni aspetti russofobico alle tematiche concernenti la storia della civiltà russa e dell’Unione Sovietica stessa e non può pertanto in alcun modo essere despecificato sotto l’infamante etichetta di «Internazionale Nera».Il movimento ungherese <strong><em>Jobbik</em></strong>, in particolare, si distingue per il proprio rivendicato eurasiatismo, il <strong><em>Front National</em></strong> di Marine Le Pen non è in alcun modo un partito fascista come affermano i suoi detrattori, ma un soggetto politico neoperonista con aperti richiami alla migliore tradizione gollista e lo Ukip britannico è un movimento conservatore, con spiccati accenti libertari, che afferma semplicemente il seguente dato di fatto: «Molti partiti rivogliono la capacità di controllare le proprie leggi, i loro soldi, i loro confini e il loro destino. Ritengono che poter decidere per sé sia fondamentale». Ironia della sorte, tra le schiere di questa fantomatica «Internazionale Nera» pro-Putin troverebbe posto, secondo i media liberali di sinistra, anche un politico e uomo di Stato di orientamento socialdemocratico (sebbene moderatamente patriottico), come il presidente ceco Milos Zeman. Infine, va ricordato che il fascismo europeo novecentesco è terminato nel 1945.In Italia, negli anni Novanta del XX secolo, la media intellettualità <em>politically correct</em> inalberava il refrain consistente nell’ossessiva verifica mediatica, a scopo meramente diversivo, del tasso di adesione ai “valori democratici” dei postfascisti di Alleanza nazionale (da anni ormai approdati alle soglie del campo liberale sistemico) mentre, nello stesso torno di tempo, i sedicenti liberali, “laburisti” e “socialisti” Bill Clinton, Massimo D’Alema e Tony Blair (quest’ultimo, per la pubblicistica di sinistra, semplicemente “The Boy”…), tra gli applausi scroscianti di detta intellighenzia “progressista” e “antifascista”, bombardavano, uranizzavano e squartavano in vari monconi sanguinanti la Serbia, con il pretesto di “ripristinare” i “diritti umani violati” dal “regime di Milosevic”.Nel 2016, i giornali e i politici liberali di sinistra che parlavano di “Internazionale Nera” pro-Putin erano gli stessi che, appena cinque anni prima, invocavano la guerra “umanitaria” della Nato per riservare, alla Libia, il “trattamento speciale” imposto, a suon di bombe ed embarghi, nel 1999 alla Jugoslavia e alla sua popolazione. La cultura di sinistra, liberale, radicale e postmoderna, stante i dati di fatto sopra riportati, non ha pertanto le “carte in regola” per affibbiare patenti di “legittimità democratica” e “antifascista” a chicchessia.Il fascismo non è stato una<strong> rivolta di <em>élites</em></strong> ma, come spiega Costanzo Preve, «un vasto e contraddittorio movimento dei ceti medi e della piccola borghesia tradizionale contro la proletarizzazione, rappresentata simbolicamente dalla minaccia del bolscevismo russo». Una vera e propria rivolta delle <em>élites</em> è invece in corso, in Europa e negli Usa, «a partire dal 1980».Questa rivolta delle <em>élites</em> «è prevalentemente di “sinistra”» e «si basa […] sul controllo di uno spazio economico globalizzato». Questa rivolta delle <em>élites</em> a copertura ideologica di sinistra («postmoderno, Lyotard, Bobbio, Rawls, Habermas […]») si avvale del sostegno politico dei «ceti di sinistra postmoderni», di cui il sociologo Christopher Lasch aveva precocemente diagnosticato «la natura narcisistica». Tale rivolta delle <em>élites</em> «è anche stata una risposta preventiva all’incipiente sfida delle nuove classi capitalistiche della Cina, dell’India, della Corea e del Brasile», nonché della Russia, ritornata, con Putin, a esercitare un ruolo di attore geopolitico globale di primo piano. In questo senso, nell’era del <em>liberalismo realmente esistente</em> (esplicitato nella strategia <em>neocon</em> di <em>Project for a New American Century</em>), l’acritica demonizzazione mediatica di una serie di convegni organizzati a San Pietroburgo in nome e per conto della volontà patriottica russa di resistere alle ambizioni neocoloniali occidentali, insistendo sullo spauracchio di possibili “rigurgiti reazionari” e “neofascisti” eterodiretti dalla Russia per “destabilizzare dall’interno” le (in verità sin troppo vezzeggiate) “democrazie liberali” europee significa, <em>de facto</em>, rinunciare a qualsivoglia profondità analitica per accovacciarsi tra le folte schiere dei «tuttologi chiacchieroni che si limitano a denunciare forze anonime e impersonali e non indicano mai con il dito gli oligarchi che ci dominano».<a href="#_ftnref1" name="_ftn1"></a></p>
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		<title>Jobbik, la destra ungherese che sogna il potere</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2016 11:28:18 +0000</pubDate>
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<p>Questa Costituzione, fortemente voluta dal primo ministro <strong>Viktor Orban</strong>, è considerata dagli osservatori europei come illiberale, nazionalista e pericolosamente autoritaria. Per Jobbik, invece, è troppo moderata, e lo è anche per i milioni di ungheresi che lo sostengono. Alle ultime elezioni del 2014 il partito ha ottenuto il 20per cento dei consensi, diventando il partito di estrema destra più votato d&#8217;Europa. A seguito della crisi migratoria che ha interessato l&#8217;Ungheria la scorsa estate, poi, i nazionalisti hanno raggiunto il massimo storico della loro popolarità: i sondaggi li danno al 24per cento e li qualificano come la seconda forza del Paese, superata solo da <strong>Fidesz</strong> di Viktor Orban. Un partito, quest&#8217;ultimo, anche lui clasisficato dalla Ue come nazionalista e radicale.<strong>Che origine ha il nazionalismo magiaro?</strong> Cosa porta così tanti ungheresi ad avere un senso di appartenenza etnico così profondo? Jobbik, in realtà, è solo l&#8217;ultimo interprete di una serie di movimenti che, negli ultimi 100 anni, hanno raccolto il diffuso senso di ingiustizia e umiliazione del popolo ungherese. Inflitto all&#8217;Ungheria dalle potenze imperialiste stranire: prima dagli Stati vicnitori nella Grande Guerra, che con il Trianon spezzarono il Paese; poi dai vincitori della Seconda Guerra Mondiale, che confermarono quanto stabilito dal Trianon per punire l&#8217;Ungheria per essersi schierata con le potenze dell&#8217;Asse; in seguito dai sovietici e dal loro totalitarismo; dopo di che dal mondo occidentale, che non appoggiò la rivolta popolare anti-comunista del 1956; infine dalla troika, dal libero mercato e dai politici liberali, accusati di avere svenduto le proprietà statali e i beni di interesse collettivo svendendo la sovranità nazionale del Paese per arricchirsi.Il malcontento popolare verso il mondo occidentale è molto diffuso. “Le organizzazioni internazionali hanno tradito le nostre aspettative, dopo il 1989 è diventato tutto più difficile” dice un anziano manifestante. E&#8217; soprattutto a questo diffuso malcontento a cui devono i propri consensi Fidesz e Jobbik. Mentre il primo è un partito borghese, Jobbik si caratterizza per essere proletario, rurale, militante e forte tra i giovani.Nato nel 2002 come movimento studentesco nelle università – <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/G%C3%A1bor_Vona">Gabor Vona</a></strong>, il suo leader attuale, è nato nel 1978 – è passato in pochi anni dall&#8217;avere consensi minimi ad essere la principale forza di opposizione. La sua popolarità è crescita anche attraverso la realizzazione di azioni eclatanti: come la sistemazione nel periodo natalizio di grosse croci di legno di fronte ai centri commerciali nel centro di Budapest, per ricordare il significato autentico del Natale contro il consumismo e il materialismo occidentale; o con la fondazione, nel 2007, della Guardia Ungherese, movimento paramilitare a difesa degli ungheresi dalle violenze di stranieri, minoranze e potenze imperialiste. Sciolte dalla magistratura con l&#8217;accusa di istigazione all&#8217;odio razziale, e per intimidazioni compiute nei confronti della comunità rom, le loro azioni non si sono però fermate, continuando per mano dei militanti di Jobbik.La stampa internazionale ha a più riprese scritto degli attacchi fisici compiuti ai danni di persone di etnia rom, come ripercussione per dei furti commessi da questi ultimi. Episodi, questi, che sono stati evidentemente apprezzati dalla popolazione locale.</p>
<p><a href="http://www.publicus.hu/">Secondo un sondaggio</a> <strong>solo il 7per cento degli ungheresi ritiene che le forze di destra siano una minaccia per il Paese</strong>. Gran parte degli intervistati, invece, ritiene che tali gruppi rappresentino la soluzione ideale per i problemi sociali ed etnici che affliggono il Paese. Molti di loro sostengono inoltre che l&#8217;unica soluzione per garantire agli ungheresi la sicurezza dalla criminalità siano le ronde di sicurezza dello Jobbik, che individuano nei rom una minaccia all&#8217;ordine pubblico.<strong>Ma quali sono le differenze tra Jobbik e il Fidesz di Viktor Orban?</strong> Oltre alla diversa estrazione sociale della basemilitante e all&#8217;accusa rivolta al presidente di non occuparsi a sufficienza delle minoranze magiare presenti all&#8217;estero, Jobbik sosteine che la maggioranza non abbia mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale, di concedere troppe libertà alle banche e di non essere abbastanza duro nel contestare la Ue. Se infatti Fidesz è considerato un partito euroscettico, Jobbik si pone nell&#8217;eurocriticismo più spinto, che vorrebbe che la Ue cessasse di esistere. Non è raro, infatti, che durante le sue manifestazioni venga dato fuoco alle bandiere comunitarie.<strong>Un altro punto su cui i due partiti divergono è il rapporto con la nutrita comunità ebraica ungherese</strong>. Se Orban ha più volte ribadito di considerare gli ebrei ungheresi come dei “compatrioti da difendere” lo stesso non vale per Jobbik, i cui dirigenti non hanno mai negato di non provare simpatia per gli ebrei e Israele, fino ad invitare il governo a schedare tutti i cittadini ebrei presenti nelle istituzioni. <strong>Dove vuole arrivare lo Jobbik?</strong> Quali sono i suoi fini ultimi e come intende realizzarli? E che conseguenze avrà ciò per l&#8217;Ungheria e per l&#8217;Europa? Secondo <strong>Massimo Congiu</strong>, giornalista, fondatore dell&#8217;<a href="https://osmepress.wordpress.com/">Osservatore Sociale Mitteleuropeo</a> e autore del libro <a href="http://www.ediesseonline.it/catalogo/materiali/l-ungheria-di-orban">&#8216;L&#8217;Ungheria di Orban&#8217;</a>, i nazionalisti puntano a governare. “Negli ultimi mesi hanno assunto una nuova strategia di comunicazione: si stanno dando una ripulita, sia nei toni che nei modi, per puntare all&#8217;elettorato borghese che oggi vota Orban. I suoi massimi dirigenti hanno smesso di attaccare pubblicamente zingare ed ebrei e si presentano come dei giovani politici pronti a dirigere le istituzioni. La sinistra ungherese è molto debole, per cui i voti che il il Fidesz perde finisce spesso allo Jobbik. Che sogna di diventare maggioranza”.</p>
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