L’opposizione ungherese ha il suo anti-Orban. E, tutt’altro che paradossalmente, è la figura politicamente più vicina a Orban tra i candidati che concorrevano alle primarie aperte della vasta coalizione che si oppone a Fidesz in vista delle elezioni dell’aprile 2022.

Ad imporsi nel secondo turno conclusosi il 16 ottobre e aperto ai sei partiti alleati contro il premier di Budapest è stato l’economista Péter Márki-Zay. L’esponente del Movimento per un’Ungheria di Tutti (Mmm) si è imposto a sorpresa, da outsider, sulla favorita Klara Dobrev, vicepresidente del Parlamento europeo, moglie dell’ex primo ministro socialista Ferenc Gyurcsány e candidata della Coalizione democratica. Conservatore di 49 anni, Marki-Zay è sindaco della città di Hódmezővásárhely, città di meno di 45mila abitanti di cui è diventato primo cittadino da indipendente nel 2018 risultando il primo esponente esterno al partito di Orban a guidare la città dal 1990.

Le tre per Orban

Il risultato delle primarie ha sorpreso molti a Budapest e nelle capitali europee. Ma Marki-Zay potrebbe essere il più insidioso avversario di Orban alle elezioni legislative, anche e soprattutto per la relativa vicinanza ideologica tra i due. In primo luogo, Marki-Zay è al di sopra di ogni sospetto circa le accuse spesso rivolte dal leader nazional-conservatore ai suoi avversari di essere agenti portavoce di valori anti-nazionali come il progressismo più radicale, l’ideologia liberal e l’europeismo più sfrenato. Conservatore e padre di sette figli, Marki-Zay è un cattolico praticante e un sostenitore della dottrina sociale della Chiesa cui diverse formazioni conservatrici dell’Est Europa, come i polacchi di Diritto e Giustizia alleati di Fidesz, guardano con attenzione.

Al contempo, in secondo luogo, l’economista e sindaco è figura al di fuori da ogni partito capace di apparire super partes di fronte all’elettorato dell’Ungheria profonda e identitaria. Non a caso, nota Il Foglio, “negli scorsi giorni i giornali vicini a Orbán, come Magyar Nemzet, avevano fatto apertamente campagna per la socialdemocratica Dobrev”, di fronte alla quale l’opera di polarizzazione dell’elettorato avrebbe potuto avere maggior successo. Fidesz “è in difficoltà di fronte a un volto nuovo che può attrarre lo stesso elettorato di Orbán e che non può essere attaccato per i suoi legami con il vecchio apparato socialdemocratico”.

In terzo luogo, Marki-Zay è l’esponente della politica e della società civile ungherese che più di tutti si è speso per creare un fronte nazionale anti-Fidesz. Il modello Hódmezővásárhely è stato replicato nell’ottobre 2019 a Budapest sulla scia della costituzione della coalizione civica, estesa dai liberali ai socialdemocratici e ai verdi, che ha portato Gergely Szilveszter Karácsony a vincere le elezioni amministrative della capitale magiara. E proprio Karacsony avrebbe dovuto essere il terzo contendente nel secondo turno delle primarie, ma ha preferito garantire il suo sostegno a Marki-Zay, ritenuto maggiormente capace di unire l’elettorato.

Le proposte dell’opposizione

A tal proposito, è chiaro che Marki-Zay ha maggiori possibilità di riuscire a mantenere coesa e unita la coalizione rispetto al sindaco della capitale, che con un atto politicamente ben ponderato ha pensato alla natura problematica delle possibilità di successo di leadership basate unicamente sulla retorica liberal-europeista. L’opposizione presenta un’agenda comune (nuova Costituzione, smantellamento degli apparati di potere orbaniani, lotta alla corruzione) che deve giocoforza basarsi sul sostegno dei voti dell’estrema destra di Jobbik, pronta a partecipare alla campagna anti-orbaniana ma in passato ambigua sul sostegno al sindaco di Budapest.

Il fatto che la battaglia dell’opposizione per destrutturare lo “Stato illiberale” creato da Orban passi necessariamente per una formazione ultra-conservatrice, radicalmente di estrema destra e con venature antisemite riciclatasi come formazione populista e “puritana” sul fronte della lotta alla corruzione crea problematiche sistemiche tutt’altro che facili da sanare e, in prospettiva, rende necessaria la ricerca di un punto di sintesi per tenere coesa la coalizione e poter vincere contro Fidesz soprattutto negli strategici collegi uninominali, decisivi per la maggioranza in Parlamento. Marki-Zay appare l’unico candidato di opposizione capace di creare questa convergenza, che ora dovrà essere messa alla prova dell’elettorato dopo che i sondaggi hanno iniziato a lasciar presagire una corsa apertissima. L’anti-Orban Marki-Zay è il più orbaniano dell’opposizione unita. E questo rende di per sé aperta e contendibile la sfida politica per il futuro di Budapest.

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