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	<title>Guerra in Siria Archives - InsideOver</title>
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	<title>Guerra in Siria Archives - InsideOver</title>
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		<title>Chi è Masih Alinejad, l&#8217;attivista iraniana per i diritti civili che fa la propaganda  per Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/chi-e-masih-alinejad-lattivista-iraniana-per-i-diritti-civili-che-fa-la-propaganda-per-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Aug 2025 09:50:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="709" height="400" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Masih_Alinejad-709x400-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Masih_Alinejad-709x400-1.jpg 709w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Masih_Alinejad-709x400-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Masih_Alinejad-709x400-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Masih_Alinejad-709x400-1-600x339.jpg 600w" sizes="(max-width: 709px) 100vw, 709px" /></p>
<p>Masih Alinejad, giornalista e attivista che vive a New York, si presta a ogni piè sospinto alla mostrificazione del suo Paese. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/chi-e-masih-alinejad-lattivista-iraniana-per-i-diritti-civili-che-fa-la-propaganda-per-israele.html">Chi è Masih Alinejad, l&#8217;attivista iraniana per i diritti civili che fa la propaganda  per Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="709" height="400" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Masih_Alinejad-709x400-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Masih_Alinejad-709x400-1.jpg 709w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Masih_Alinejad-709x400-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Masih_Alinejad-709x400-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Masih_Alinejad-709x400-1-600x339.jpg 600w" sizes="(max-width: 709px) 100vw, 709px" /></p>
<p>C&#8217;è un equivoco con la diaspora iraniana nel mondo, soprattutto con quella più benestante e fotogenica, e per questo più facile da mettere <a href="https://it.insideover.com/guerra/cambio-di-regime-per-liran-tanti-pretendenti-per-una-svolta-improbabile.html">sotto i riflettori</a>. Soprattutto dopo il 7 ottobre, quando la politica di molti oppositori del regime è tornata utile a chi propugnava una <a href="https://it.insideover.com/guerra/teheran-non-crolla-israele-punta-sugli-usa-un-primo-bilancio-della-guerra-israele-iran.html">resa dei conti</a> con gli ayatollah. Un&#8217;ambiguità che nasce dal modo in cui i media occidentali amplificano idee che rappresentano più le comunità esiliate che i sentimenti diffusi in Iran.</p>



<p>Una delle figure più conosciute nel dibattito è <strong>Masih Alinejad</strong>, giornalista e attivista che da anni vive a New York, nota per la sua campagna contro l’hijab obbligatorio e per la denuncia della repressione poliziesca in patria. Tutti fenomeni seri e preoccupanti, <strong>con ricadute nella vita di milioni di uomini e donne iraniani.</strong> Ma cosa ci dice il fatto che la stessa Alinejad si presti, a ogni piè sospinto, alla mostrificazione del suo Paese proprio ogni qualvolta si intravede la possibilità di farlo bombardare dal duo <strong>Trump-Netanyahu</strong>? E che si presti generosamente alla guerra ibrida di Israele contro i suoi nemici culturali?</p>



<p>Si pensi alla storia, risalente allo scorso novembre, della ragazza in Iran molestata dalla polizia morale per il suo hijab &#8220;improprio&#8221;, e spogliatasi &#8220;per sfidare il regime&#8221; che, insomma, non è andata proprio così. Di casi di violenza contro le donne non mancano, ma in quel caso si trattava di patologie mentali, e la ragazza è stata rilasciata poco dopo &#8211; a differenza di tante altre davvero punite per l&#8217;abbigliamento. Alinejad, quando la vicenda era poco chiara, si inseriva <strong>avvalorandone la versione più sensazionalistica possibile</strong>, incurante dei modi in cui veniva strumentalizzata dalle galassie neocon.</p>



<p>Oppure si guardi al video riguardante la giurista dell&#8217;Onu, <strong>Francesca Albanese</strong>, amplificato sui social dall&#8217;attivista iraniana per farla sembrare una fanatica pro-Hamas, nonostante si trattasse di un clippino di 40 secondi decontestualizzato ad arte da <strong>una lobby pro-Netanyahu, che di nome fa Un Watch?</strong> Nel 2021 Alinejad aveva dichiarato che le sarebbe piaciuto “visitare Israele” per respirarne la cultura democratica e vibrante, poi stringendo la mano a <strong>Mike Pompeo</strong>, allora segretario di Stato di Trump, ha chiesto a Washington di inserire i Guardiani della Rivoluzione nella lista delle organizzazioni terroristiche, per il sostegno di Teheran a Hamas, e di perseguire se possibile una politica di esplicito <em>regime change</em>, anche con la forza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli iraniani sionisti, pochi ma rumorosi</h2>



<p>Non sorprende allora che questa figura, celebrata in molti ambienti liberal-centristi in Occidente come “voce dell’Iran libero”, sia però semisconosciuta o poco amata in patria: collaboratrice di <em>Voice of America</em>, megafono di disinformazione anti-Iran finanziato dal governo statunitense e dalla diaspora filo-monarchica- quella che insomma vorrebbe vedere tornare al trono non i socialisti del povero <em>golpeado</em> Mossadegh, ma la dinastia Palhavi &#8211; ha più volte tifato per le sanzioni, che in 20 anni <strong>hanno impoverito la popolazione iraniana rafforzando al contempo il regime.</strong></p>



<p>Molti dissidenti iraniani criticano questo modello di <strong>opposizione “esportata”</strong>. &#8220;Gli iraniani sionisti online sono una minoranza piccola, ma molto rumorosa&#8221;, ha detto a <em>Middle East Eye</em> un’attivista che preferisce restare anonima. &#8220;La loro presenza ingombrante crea un’impressione distorta: <strong>la maggioranza, che simpatizza per i palestinesi, ha paura di esporsi&#8221;</strong>. Denunce di campagne diffamatorie, doxxing e accuse infondate di legami con Hamas hanno contribuito a silenziare le voci pro-Gaza tra gli iraniani che vivono negli Stati Uniti.</p>



<p><strong>Il contrasto con la realtà interna all’Iran è netto.</strong> Come ha osservato l’analista <strong>Sina Toossi</strong>, “i veri agenti del cambiamento sono coloro che rischiano la vita all’interno del Paese”. L’opposizione in diaspora appare invece divisa e screditata, attraversata da rivalità personali e da rapporti ambigui con forze esterne, inclusi <strong>gruppi di pressione che tifano per la pulizia etnica a Gaza</strong>. Emblematico è lo scontro tra le figure più visibili – da Reza Pahlavi a Nazanin Boniadi, da Hamed Esmaeilion alla stessa Alinejad – incapaci di costruire una piattaforma comune.</p>



<p>È una delle tragedie della discussione sull&#8217;Iran questa difficoltà di distinguere tra <strong>attivismo genuino e narrazioni funzionali a interessi geopolitici</strong>. La parabola di &#8220;Masih&#8221;, come la chiamano i sostenitori, mostra come il sostegno occidentale si concentri spesso su <strong>figure preconfezionate</strong>, più utili a proiettare un’immagine ideologica che a rappresentare la complessità di un Paese gigantesco con 91 milioni di abitanti. Non è un caso che persino Alinejad, negli ultimi mesi, abbia preso le distanze da Netanyahu, segnale della fragilità del tentativo di incorniciare Israele come alleato “naturale” degli iraniani.</p>



<p>Intanto, altre voci della regione, come quella della giornalista siriana <strong>Zaina Erhaim</strong>, ricordano che l’opposizione a Teheran non implica l’appoggio a Israele, non implica il tifo per una guerra all&#8217;Iran che rischia di balcanizzare la regione: &#8220;Essere perseguitati dall’Iran non giustifica il sostegno a un altro regime criminale. Noi siriani sappiamo cosa significhi subire i bombardamenti, per questo sentiamo la tragedia di Gaza come nostra&#8221;.</p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lorenzo Trombetta: la Siria di oggi e le sfide del futuro, tra settarismo e cittadinanza</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lorenzo-trombetta-la-siria-di-oggi-e-le-sfide-del-futuro-tra-settarismo-e-cittadinanza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jonathan Piccinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 May 2025 16:12:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="621" height="414" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Siria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="siria" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Siria.jpg 621w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Siria-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Siria-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 621px) 100vw, 621px" /></p>
<p>Da sempre la Siria è un territorio conteso tra le potenze. Per renderlo stabile, Trombetta propone di... adottare la Costituzione italiana.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="621" height="414" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Siria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="siria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Siria.jpg 621w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Siria-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Siria-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 621px) 100vw, 621px" /></p>
<p>Discutere di Siria, dell’Asia Occidentale in particolare della zona <em>levantina</em> con Lorenzo Trombetta è sempre un’esperienza arricchente. Questo perché oltre alla sua grande esperienza di analista e giornalista per alcune delle più importanti testate internazionali proprio sul Libano e sulla Siria, <strong>Lorenzo Trombetta </strong>riconosce l’importanza della ricerca costante, dell’ascolto delle popolazioni e gruppi etnici interessati a giochi di potere di livello internazionale, e quella ostante umiltà che è necessaria di fronte e tematiche così complesse. La Siria di oggi è profondamente cambiata dopo l’8 dicembre 2024, a seguito della fine di 50 anni e più di un regime, quello incarnata dalla famiglia Assad con il partito Baathista, e l&#8217;ascesa di <strong>Ahmed Al-Sharaa</strong>, detto anche al Jolani. Gli interessi di Ankara e di Tel Aviv sono costanti sul quel pezzo di Asia che è la patria della nostra civiltà, distante a soli 4 ore di aereo, e che necessità di uno sguardo il meno orientalista (citando E.Said) e eurocentrico possibile.</p>



<p><strong>Sei di ritorno da una serie di viaggi in Siria, sia a Damasco ma anche nell’entroterra siriano. Come è il sentire siriano dopo l’8 dicembre e la fine del regime degli Assad?</strong></p>



<p>&#8220;Allora, ci sono ovviamente tantissime sfumature, tantissime differenze. Come se dovessimo descrivere il sentore degli italiani dopo una nuova elezione. Nessuno potrebbe arrogarsi in qualche modo il diritto di sintetizzare in un&#8217;unica posizione il sentore di una comunità così variegata. Questa per me è una premessa fondamentale. Provando a delineare i principali modi di vedere il periodo post 8 dicembre, c’è un qualcosa che unisce non tutti ma quasi: hanno un sentimento di liberazione, di sollievo, di inaspettata prospettiva che prima invece non c&#8217;era.</p>



<p>Questo perché? Per un periodo tra i 50 e i 60 anni c&#8217;era un sistema di potere che grosso modo opprimeva tutti i siriani in maniera differente. Anche quelli che lo consideravano un potere che li proteggeva e garantiva loro una serie di benefici si sono poi scoperti vittime di questo modo culturale di vedere la gestione della società. E questo è il sentimento che a mio avviso accomuna quasi tutti i siriani. Quasi tutti perché ci sono comunque delle parti della popolazione che stavano meglio prima dell&#8217;8 dicembre. O meglio, avevano la percezione di stare in un contesto che li proteggeva di più&#8221;.</p>



<p><strong>Questo “stato” è cambiato recentemente?</strong></p>



<p>&#8220;Ovviamente con i massacri sugli alawuiti che si sono svolti ai primi di marzo, la fascia di siriani che oggi non si sentono per niente rassicurati, che forse guardano al pre 8-dicembre come a un contesto comunque non così negativo, possono essere aumentati. Proprio perché la polarizzazione identitaria sposta anche nel breve periodo le percezioni. Però dopo l&#8217;8 dicembre gran parte dei siriani continua ad avere una sensazione di liberazione, di sollievo. Ripeto, di inaspettata apertura di prospettive perché per moltissimi negli ultimi anni, in particolare gli ultimi 2-3 anni di profonda crisi economica, c&#8217;era stato una graduale involuzione individuale e collettiva verso un senso di morte, un senso di graduale discesa verso il nulla. C&#8217;era una una sofferenza senza fine che aveva chiuso ogni prospettiva. E con l&#8217;8 dicembre improvvisamente si sono aperti nuovi scenari in tutti i sensi. E questo è quello che accomuna. </p>



<p>Poi, però, devo provare a dar conto anche delle differenze. In parte l&#8217;ho già accennato, ovvero quello del cambio di potere, perché di fatto si si tratta di un passaggio di consegna da un potere all’altro, non di una vera e propria liberazione politica, né tanto meno di una vera e propria rivoluzione. Siamo ancora in una fase molto prematura per poter dare dei giudizi su cosa è, cosa sarà il periodo post 8 dicembre. Però le nuove autorità che si sono stabilite a Damasco in questi questi mesi si sono dimostrate sempre più accentratrici e con una mentalità bahtista, per certi aspetti monopolizzatrici come il passato Governo e non così inclusive come alcuni chiedono. È però difficile chiedere che in questa fase di transizione il nuovo potere sia veramente rappresentativo e inclusivo. Però sta di fatto che c&#8217;è una porzione di siriani che non si riconosce nel modo di fare di questo Governo.</p>



<p>Però è una porzione minoritaria, quasi elitaria: gli attivisti, alcuni esponenti della società civile, i dissidenti che rimangono talii perché hanno lo spirito critico che ti fa guardare le cose in maniera meno di parte. Abboccano meno ai populismi, alle generalizzazioni, alle idee facili come quelle della liberazione o della rivoluzione. C&#8217;è una poi una maggioranza di siriani dell’entroterra che hanno fiducia, una vera e propria euforia perché hanno questa sensazione di dire &#8220;Hanno governato con i piedi sulla nostra testa per decenni, adesso ci prendiamo i nostri diritti”. </p>



<p>Quindi hai un&#8217;elite di intellettuali, di persone che rimangono molto critiche, e una massa di persone che invece oggi si sentono politicamente in qualche modo rappresentate da questo nuovo corso. Politicamente, perché economicamente stanno tutti messi male e stanno anche messi peggio da un punto di vista di servizi essenziali, di prezzi, di sicurezza. Il nuovo Governo ha avuto 5 mesi per migliorare le cose, ma i problemi dei siriani partono da prima, dai 14 anni di guerra civile e di decenni di ingerenze straniere&#8221;.</p>



<p><strong>Perché secondo te noi, come Italia e classe giornalistica, raccontiamo la Siria, l’Asia Occidentale e non solo, come un ente monolitico incapace di cambiare?</strong></p>



<p>&#8220;Il problema di fondo è un problema culturale nostro: la Siria può essere un caso di studio, ma l&#8217;Iraq, la Turchia, in generale tutto il Mediterraneo orientale, e forse anche il Mediterraneo meridionale, sono percepiti storicamente come <strong><em>dei Paesi altri</em></strong>. L&#8217;esempio più classico che possiamo fare è la differenza di percezione tra la guerra in Ucraina e la guerra tra Israele e Palestina. In generale si guarda a quella regione come una regione lontanissima. Ogni volta che parlo insisto nel definire la Siria un Paese soltanto a 3 ore di volo da Roma o da Milano, a seconda di dove parlo per ricordare la vicinanza geografica. Arriviamo a Kiev grosso modo da un&#8217;identica distanza geografica ma in contesti che percepiamo più vicini.</p>



<p>In realtà c&#8217;è una distanza culturale per tante ragioni storiche. L&#8217;esperienza coloniale è stato un momento chiave della creazione di questo divario culturale, per cui quello che erano i territori ottomani erano considerati, in maniera appunto pre-orientalistica o proto-orientalistica, dei territori dominati dalla <strong>barbarie</strong>, <strong>dall&#8217;inciviltà</strong>, dall&#8217;assenza di modernità, mentre la modernità è un concetto ambiguo portato proprio dalle potenze coloniali, che si sono arrogate il diritto in quel contesto di dire &#8220;<strong><em>Portiamo noi la modernità e la civiltà</em></strong>”. E portando dentro con sé anche tutto il tema della divisione confessionale, della protezione delle cosiddette minoranze dai “barbari musulmani”, per lo più sunniti che rappresentavano gli ottomani&#8221;.</p>



<p><strong>Questo anche a discapito di basi fondamentali della nostra cultura che originano in quella zona di mondo. Basti pensare a Saulo da Tarso o in generale all’avvento del cristianesimo.</strong></p>



<p>&#8220;È una dimenticanza in buona fede per molti e in mala fede per altri, e la religione è politica, quindi esclusiva, nel senso che determina esclusioni. E c&#8217;entra moltissimo anche con quello che succede tra Israele e Palestina, perché il progetto sionista è un progetto coloniale che si fonda anche anche su questa divisione&#8221;. </p>



<p><strong>L’8 dicembre 2024 e il 7 ottobre 2023 sono due date-cardine per la regione e segnano due punti cruciale per l’Asse della resistenza a trazione Teheran. La minor presenza delle ingerenze russe e iraniane sulla Siria verso il Mediterraneo orientale, l’ascesa di Damasco e Tel Aviv con il silenzio-assenso da parte degli USA&#8230; Questi elementi che cosa possono dirci del futuro della Siria?</strong></p>



<p>&#8220;Il punto di partenza politico per i Siriani, secondo me, deve essere non tanto puntare a una coesistenza di comunità, come in un mosaico alla libanese o all&#8217;irachena, per cui dobbiamo “tenerli buoni” in un contesto pseudo Stato-nazione stabile perché, siccome sono tanti pezzi, vanno rimessi insieme. In realtà il modello esiste e l’abbiamo: ovvero quello che si è creato anche negli ultimi secoli nell&#8217;Europa occidentale e la Costituzione italiana è  a mio avviso accettabile per essere un modello interessante anche per i siriani, visto che ci fondiamo su un modello di cittadinanza in cui le peculiarità, i campanilismi, come li definisco io, sono non soltanto protetti, garantiti, ma anche valorizzati, messi sul tavolo, enfatizzati, illuminati. I diritti e i doveri in questo modello non sono concessi, ma sono garantiti sulla base di un&#8217;appartenenza alla cittadinanza, per cui sono diritti e doveri per tutti al di là delle appartenenze. Quindi superare un po&#8217; la logica del mosaico che è tanto enfatizzata sulla Siria ma anche sul Libano e sull’Iraq. </p>



<p>È l&#8217;unico modo, a mio avviso, per superare il continuo rischio di instabilità e quindi tutto quello che noi egoisticamente non vogliamo, migrazione e “terrorismo” tra virgolette. Possiamo contribuire a far sì che i siriani trovino una formula di governo basata sulla cittadinanza, sull&#8217;egualitarismo di diritti e di doveri, senza che questo vada in qualche modo a indebolire, a mettere in discussione il fatto che ciascuno ha il il suo modo di pregare e di esistere da un punto di vista, diciamo, comunitario. Anche in Siria si può arrivare ad avere questo modello senza imporlo dall&#8217;alto, ma provando a sostenere delle pratiche che già esistono in Siria.</p>



<p>Parlavo prima di una serie di intellettuali, di circoli di attivisti politici, di dissidenti, di pensatori che oggi sono critici di questo Governo, perché intravvedono tutti i rischi insiti in una nuova modalità di organizzazione clientelare delle cose. Ecco, qui mi inserisco poi nella fase interna che ha a che fare con la fase esterna. Si può contribuire quindi a dare voce a chi oggi è un po&#8217; all’angolo.</p>



<p>Perché servirebbe uno Stato siriano basato sulla cittadinanza per superare le differenze interne mantenendole? Perché questo renderebbe lo Stato siriano nelle sue forme locali e centrali anche più forte nel negoziare con tutte le pressioni che ci sono dall’estero. Se invece abbiamo un modello libanese iracheno, con uno Stato centrale di fatto cooptato da quello o da quell&#8217;altro attore, non ci sarà scampo e la Siria continuerà a essere un territorio di scorribande, di razzie, di sfruttamento esterno.</p>



<p>Se guardiamo alla storia, dal terzo millennio avanti Cristo, grosso modo, quel territorio che oggi oggi chiamiamo Siria è un territorio conteso. Poi abbiamo avuto anche romani, atenesi e parti, bizantini e sasanidi e posso continuare all’infinito, fino alla stretta contemporaneità. Il limes, la linea conduttrice di questi imperi, passa proprio sempre di là. Ci sarà un motivo. Non c&#8217;entra nulla l&#8217;Islam, non c&#8217;entra nulla la civiltà europea in quanto tale. C’entra un po&#8217; la geografia, c&#8217;entrano i movimenti storici tra Oceano Indiano e Oceano Atlantico, passando per il Mediterraneo, il Mar Rosso e il Golfo. Evidentemente nel globo quella è un&#8217;articolazione fondamentale. Ed è inevitabile che, quindi, oggi Israele e Turchia si scontrino, ma ripeto: sono esempi dell’oggi che vanno inseriti in una lunga storia, utile a ricordarci che nulla di nuovo accade sotto il sole. Oggi le potenze più vicine territorialmente a Damasco sono Ankara e Israele e quindi si toccano o si potrebbero toccare. Hanno l&#8217;interesse a far sì che la Siria vada verso quel modello di cui parlavo prima? Assolutamente no.</p>



<p>Perché gli attori esterni, anche quelli che si fondano su sistemi apparentemente democratici con Costituzioni che esaltano la cittadinanza, invece vedono quel territorio come un territorio di sfruttamento, di passaggio, di cooptazione come avveniva appunto anche tra le grandi potenze dell’ieri. Non voglio dare giudizi morali, però si muovono tutti in un solco di continuità.</p>



<p>Gli Stati Uniti, Israele, la Turchia, sono tre attori che oggi occupano militarmente la Siria in violazione dei diritti internazionali. La Russia aveva degli accordi che non sono stati recisi tra Damasco e Mosca per il mantenimento della sua presenza militare a Latakia e a Tartus, quindi in realtà la Russia da un punto di vista formale è quella che meno fa ingerenza rispetto agli altri Paesi, che sono sul territorio siriano in violazione del diritto internazionale. Ma tutti gli altri, il Qatar, l&#8217;Arabia Saudita, la Francia, la Germania, ovvero quelli che hanno maggiori risorse finanziarie-politiche e militari vogliono veramente che la Siria vada verso una cittadinanza o vogliono continuare a sfruttare direttamente o indirettamente il territorio siriano per i loro interessi? Io punto sulla seconda ipotesi, quindi non vedo grandi speranze&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lorenzo-trombetta-la-siria-di-oggi-e-le-sfide-del-futuro-tra-settarismo-e-cittadinanza.html">Lorenzo Trombetta: la Siria di oggi e le sfide del futuro, tra settarismo e cittadinanza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Siria, prove di guerra civile: i nostalgici di Assad non si piegano, HTS colpisce duro</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/siria-prove-di-guerra-civile-i-nostalgici-di-assad-non-si-piegano-hts-colpisce-duro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Thomas Brambilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Mar 2025 09:49:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_2025030720113426_d8bac7b9dac5e822f19ca3e2e800b4b0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_2025030720113426_d8bac7b9dac5e822f19ca3e2e800b4b0.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_2025030720113426_d8bac7b9dac5e822f19ca3e2e800b4b0-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_2025030720113426_d8bac7b9dac5e822f19ca3e2e800b4b0-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_2025030720113426_d8bac7b9dac5e822f19ca3e2e800b4b0-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_2025030720113426_d8bac7b9dac5e822f19ca3e2e800b4b0-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_2025030720113426_d8bac7b9dac5e822f19ca3e2e800b4b0-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nelle ultime ore la costa Nord-Ovest della Siria è stata sconvolta da scontri militari fra forze di governo e fazioni alauite pro-Assad.</p>
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<p>Una serie di imboscate tese in maniera inaspettata alle truppe governative di stanza in posti di blocco e quartieri generali di diverse città della costa nordoccidentale della Siria. Ad agire, <strong>gruppi armati afferenti al segmento etnico-religioso degli alauiti</strong>, una componente della popolazione siriana fortemente presente nelle città costiere, <strong>fedele e connessa politicamente e religiosamente al vecchio regime siriano di Assad</strong>, capitolato nel dicembre del 2024 per fare spazio ai ribelli che in Siria hanno conquistato il potere portando al <strong>governo </strong>il leader del <strong>fronte islamista Hayat Tahrir al-Sham (HTS) rinominato al-Sharaa</strong>.</p>



<p>È questo, secondo la ricostruzione della <em>Bbc</em> e altri media e osservatori internazionali, il caso che ha riacceso le rivalità e l’odio intra-etnico, mai del tutto sopito anche con l’abbandono del potere da parte di Assad, del mosaico siriano, portando a <strong>feroci scontri definiti come i più brutali da quando il Paese ha vissuto lo storico cambio di regime ormai quattro mesi fa</strong>. Una carneficina fatta di ritorsioni e attacchi alla popolazione, che nelle ultime ore hanno causato, secondo notizie da confermare, almeno 800 vittime fra civili e gruppi armati, stando ai numeri forniti dall’Osservatorio siriano per i diritti umani.</p>



<p>Secondo la ricostruzione della fazione islamista al potere, i principali disordini sono cominciati nella <strong>regione costiera di Jableh</strong>, situata fra le città di Latakia e Tartus, tramite un attacco definito come “ben pianificato” e condotto da alcuni “resti delle milizie” di Assad. L’operazione di risposta, messa in campo dalle forze di sicurezza del governo di Damasco, è stato un primo vero e proprio banco di prova e di dimostrazione di forza e controllo del paese per Sharaa. Gli scontri si sono poi spostati anche in altri contesti urbani della costa occidentale, una zona densamente popolata dalla minoranza alauita dove sono evidentemente ancora presenti delle fazioni militari fedeli alla figura dell’ex presidente scappato in Russia Bashar al-Assad.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il potere degli alauiti</h2>



<p>Il legame territoriale fra la zona nordoccidentale della Siria e il <a href="https://it.insideover.com/schede/religioni/storia-degli-alauiti-dalle-origini-allera-assad.html">gruppo religioso degli alauiti</a> è molto forte. Nella Siria moderna gli alauiti costituiscono circa il <strong>20% della popolazione per un totale di 6 milioni di cittadini circa</strong>. Da sempre minoranza relegata alla periferia del dibattito e della dialettica politica interna, nonché al margine nella determinazione del futuro del paese, con la <strong>svolta di potere che nel 1970 portò al governo Hafez al-Assad</strong>, esponente alauita e padre dell’ex presidente siriano che gli è succeduto nel 2000, gli alauiti siriani divennero l’unico gruppo minoritario del Medioriente ad essere rappresentato al potere di uno stato sovrano.</p>



<p>Negli anni del regime poi, oltre ai metodi repressivi e violenti di soppressione del dissenso che hanno caratterizzato il periodo degli Assad, si è affermato un <strong>sistema di potere su base pseudo-famigliare</strong>, dove la stragrande maggioranza delle posizioni amministrative e politiche erano occupate di fatto da una minoranza responsabile della sottorappresentazione degli ulteriori e più numerosi gruppi e religiosi che caratterizzano l&#8217;eterogeneità etnica siriana. Nel corso degli anni , questo aspetto ha senza dubbio esacerbato le tensioni sociali e incrementato il livello di mal sopportazione e diffidenza che la maggioranza della popolazione siriana ha coltivato e coltiva tuttora nei confronti di quella che aveva assunto le caratteristiche di <strong>un’élite politica fortemente aperta alle influenze straniere come quelle iraniana e russa</strong> anche per rimanere salda al potere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La reazione della Turchia</h2>



<p>Oggi, dopo quattordici lunghi anni di guerra civile, l’<strong>attivismo militare e politico alauita ancora vivo nel Paese </strong>viene percepito dal nuovo Governo di Damasco come uno dei tanti ostacoli che sul piano politico possono frapporsi nel percorso verso una Siria unitaria. Negli ultimi mesi, erano stati infatti spesso segnalati episodi di violenza indiscriminata da parte delle forze HTS contro la minoranza alauita che hanno coinvolto anche la popolazione civile. D&#8217;altronde il passato della formazione militare HTS si è contraddistinto per <strong>le sistematiche e frequenti violazioni di diritti umani</strong> che l&#8217;hanno portata ad essere riconosciuta internazionalmente come un&#8217;organizzazione terroristica dall&#8217;Onu.</p>



<p>Mentre risulta ancora poco chiaro quali soggetti possano aver tratto vantaggio da questa insurrezione, se ci sia stato un canale di rifornimento militare che ha permesso l’organizzazione di tale operazione, di cui è ancora difficile prevedere gli esiti, l’unica <strong>reazione internazionale </strong>pervenuta alle cronache è per ora quella della Turchia, <strong>principale alleato del fronte governativo HTS che intravede nella stabilizzazione della Siria anche un compiacimento dei propri interessi regionali</strong>. Il ministro degli esteri Hakan Fidan ha insistito sulla condanna di azioni “provocatorie” che minacciano gli sforzi per il raggiungimento di pace, unità e solidarietà in uno stato tormentato come quello siriano.</p>
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		<title>La Turchia addestrerà il nuovo esercito siriano e si prende Damasco</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-turchia-addestrera-il-nuovo-esercito-siriano-e-si-prende-damasco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Dec 2024 14:25:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240403122656925_0d3a6179476ab5e168b4f7852e2d08b7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240403122656925_0d3a6179476ab5e168b4f7852e2d08b7.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240403122656925_0d3a6179476ab5e168b4f7852e2d08b7-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240403122656925_0d3a6179476ab5e168b4f7852e2d08b7-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240403122656925_0d3a6179476ab5e168b4f7852e2d08b7-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240403122656925_0d3a6179476ab5e168b4f7852e2d08b7-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>La presunta decisione della Turchia di inviare consiglieri militari per addestrare il nuovo esercito siriano nelle accademie di Aleppo e Damasco rappresenta uno sviluppo che merita una riflessione attenta. L’iniziativa, riportata da fonti come ClashReport, includerebbe anche l’addestramento degli operatori della difesa aerea a Homs, un gesto che, se confermato, segnerebbe un ulteriore passo nella &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-turchia-addestrera-il-nuovo-esercito-siriano-e-si-prende-damasco.html">[...]</a></p>
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<p>La presunta decisione della <strong><a href="https://it.insideover.com/spionaggio/la-guerra-ombra-delle-spie-turche-per-blindare-le-milizie-siriane.html">Turchia di inviare consiglieri militari</a></strong> per addestrare il nuovo esercito siriano nelle accademie di Aleppo e Damasco rappresenta uno sviluppo che merita una riflessione attenta. L’iniziativa, riportata da fonti come ClashReport, includerebbe anche l’addestramento degli <strong>operatori della difesa aerea a Homs</strong>, un gesto che, se confermato, segnerebbe un ulteriore passo nella proiezione di potere di Ankara in Siria. Ma cosa significa questo sul piano strategico e militare?</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Turchia come protagonista regionale</h2>



<p>Dopo anni di conflitto in Siria, il presidente Recep Tayyip Erdoğan vede in questa mossa l’opportunità di consolidare la propria posizione di arbitro nella ricostruzione del Paese, specialmente ora che il regime di Bashar al-Assad, a poche settimane dal tramonto, appare già un ricordo lontano. Con il controllo diretto o indiretto di aree significative del nord della Siria, Ankara può sfruttare il suo ruolo per stabilire un nuovo ordine che rifletta i propri interessi, evitando al contempo che attori ostili, come le<strong> forze curde o i sostenitori di Assad,</strong> rafforzino le proprie posizioni.</p>



<p>L’addestramento militare del nuovo esercito siriano, se si concretizzasse, sarebbe molto più di un semplice atto di supporto tecnico. Si tratterebbe di un passo strategico per forgiare una forza armata ideologicamente e operativamente vicina agli interessi turchi. Il coinvolgimento turco nei sistemi di difesa aerea, in particolare, rivelerebbe l’intento di plasmare anche le capacità di deterrenza della nuova Siria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza di Aleppo, Damasco e Homs</h2>



<p>La scelta di Aleppo e Damasco come centri di addestramento suggerisce che Ankara voglia ampliare la sua influenza ben oltre le aree di tradizionale controllo turco nel nord. <strong>Aleppo, economicamente cruciale, e Damasco, il cuore politico del Paese, </strong>rappresentano due obiettivi strategici fondamentali per garantire una Siria post-Assad favorevole alla Turchia.</p>



<p>Il possibile dispiegamento di unità militari a Homs, invece, evidenzierebbe una doppia finalità. Da un lato, il controllo di un punto nevralgico tra nord e sud della Siria; dall’altro, il tentativo di acquisire maggiore influenza sulla difesa del Paese. Homs è vicina a zone dove la presenza russa e iraniana è stata storicamente significativa, e l’ingresso turco in questa area potrebbe creare frizioni tra i vari attori internazionali coinvolti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I rischi di una nuova &#8220;guerra per procura&#8221;</h2>



<p>Non si può ignorare il rischio che la crescente influenza turca porti a nuovi conflitti tra le potenze coinvolte in Siria. Da una parte, la Russia, tradizionale alleata di Assad, potrebbe vedere con sospetto questa iniziativa, soprattutto se minaccia i propri interessi economici e militari nella regione. Dall’altra, l’Iran, che ha investito pesantemente nel sostegno al regime di Assad, potrebbe percepire l’azione turca come una minaccia diretta alla propria presenza strategica nel Levante.</p>



<p>In questo contesto, anche gli Stati Uniti e Israele potrebbero giocare un ruolo chiave.<strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/cade-assad-gli-usa-rispolverano-la-minaccia-dellisis-per-restare-in-siria.html"> Washington, che mantiene una presenza significativa nel nord-est della Siria, </a></strong>potrebbe interpretare il rafforzamento turco come un modo per controbilanciare l’influenza russa e iraniana, ma al tempo stesso temere un indebolimento delle forze curde, suoi principali alleati contro l’ISIS. Israele, invece, potrebbe vedere l’addestramento di operatori della difesa aerea come una potenziale minaccia alle sue operazioni aeree nella regione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un equilibrio fragile</h2>



<p>In definitiva, la mossa turca – se confermata – è il segnale di una Siria che, al termine di anni di guerra, rimane un campo di battaglia per l’influenza regionale e internazionale. La creazione di un nuovo esercito siriano addestrato e supportato da Ankara non solo riplasmerà gli equilibri interni del Paese, ma avrà implicazioni di vasta portata per l’intera regione.</p>



<p>Rimane da vedere se questa strategia rafforzerà la stabilità o getterà le basi per nuovi conflitti. Certo è che, per Ankara, il successo di questa operazione potrebbe rappresentare il coronamento di una politica espansionista durata anni. Ma in una regione dove ogni movimento ha ripercussioni globali, <strong>il rischio di sbilanciare l’intero scacchiere</strong> non è mai stato così alto.</p>
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