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	<title>femministe Archives - InsideOver</title>
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	<title>femministe Archives - InsideOver</title>
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		<title>Corea del Sud e Giappone, dove gli uomini pensano di essere discriminati&#8230; dalle donne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jul 2024 14:44:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[femministe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1164" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718014643746_00ca22687cb776fe73b49b44d842cb20-e1721313976310.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Giappone" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718014643746_00ca22687cb776fe73b49b44d842cb20-e1721313976310.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718014643746_00ca22687cb776fe73b49b44d842cb20-e1721313976310-600x364.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718014643746_00ca22687cb776fe73b49b44d842cb20-e1721313976310-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718014643746_00ca22687cb776fe73b49b44d842cb20-e1721313976310-1024x621.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718014643746_00ca22687cb776fe73b49b44d842cb20-e1721313976310-768x466.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718014643746_00ca22687cb776fe73b49b44d842cb20-e1721313976310-1536x931.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In due Paesi, Corea del Sud e Giappone, dove l'inverno demografico è sempre più rigido, l'ascesa degli incel potrebbe aggravare un contesto di per sé infiammabile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/corea-del-sud-e-giappone-dove-gli-uomini-pensano-di-essere-discriminati-dalle-donne.html">Corea del Sud e Giappone, dove gli uomini pensano di essere discriminati&#8230; dalle donne</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1164" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718014643746_00ca22687cb776fe73b49b44d842cb20-e1721313976310.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Giappone" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718014643746_00ca22687cb776fe73b49b44d842cb20-e1721313976310.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718014643746_00ca22687cb776fe73b49b44d842cb20-e1721313976310-600x364.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718014643746_00ca22687cb776fe73b49b44d842cb20-e1721313976310-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718014643746_00ca22687cb776fe73b49b44d842cb20-e1721313976310-1024x621.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718014643746_00ca22687cb776fe73b49b44d842cb20-e1721313976310-768x466.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718014643746_00ca22687cb776fe73b49b44d842cb20-e1721313976310-1536x931.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Uomini che odiano le donne, o più semplicemente <strong>incel</strong>. Ne avrete sicuramente sentito parlare: il termine è una contrazione di <em>involuntary celibate</em>, e cioè celibe involontario. Indica qualcuno frustrato dalla mancanza di esperienze sessuali, e che per questo motivo tende ad assumere punti di vista o comportamenti misogini. Meglio ancora, gli incel sono comunemente associati a uomini eterosessuali soliti incolpare le <strong>donne </strong>e la società per la loro mancanza di successo sentimentale. Il fenomeno è diffuso in Occidente, anche se negli ultimi anni è salito pericolosamente alla ribalta in <strong>Asia</strong>.</p>



<p>In Corea del Sud, per esempio. Qui, dietro i successi economici raggiunti da Samsung e Hyundai, oltre il K-Pop e K-Beauty, nascosto sotto <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-corea-del-sud-punta-sulla-k-defense-lindustria-delle-armi-di-seoul-spicca-il-volo.html">ampi strati di <strong>soft power</strong></a>, la <strong>guerra intestina</strong> tra uomini e donne sta raggiungendo vette impensabili. Ma che cosa sta succedendo a Seoul? Semplice: il <strong>divario tra i sessi</strong> si sta lentamente riducendo. E così, mentre gli uomini continuano ad essere conservatori, sposando le rigide norme sociali filtrate da antichi retaggi confuciani e patriarcali, le donne scelgono di voltare pagina.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Uomini contro donne</strong></h2>



<p>Questa tendenza è in realtà evidente in tutta l&#8217;Asia orientale, dove gli uomini non riescono più ad adattarsi ad una società in cui le controparti femminili sono più istruite e competono con loro per ottenere un lavoro, non intendono trascorrere la vita ad accudire figli e chiedono pari dignità. </p>



<p>Il risultato di un simile cambiamento è un <strong>rigurgito anti femminista</strong>. In Corea del Sud, nel 2021 il 79% dei giovani maschi sudcoreani riteneva di essere vittima di discriminazione inversa; nello stesso anno, in Giappone, il 43% degli uomini di età compresa tra i 18 e i 30 anni dichiarava di odiare il femminismo. </p>



<p>Il messaggio di fondo è che la società sta diventando più discriminatoria nei confronti degli uomini che non delle donne. Eppure, prendendo in esame i Paesi OCSE, la Sud Corea può &#8220;vantare&#8221; il più alto divario retributivo di genere. Qui le donne guadagnano mediamente il 31% in meno degli uomini, il 10% in più del Giappone, fermo al 21%.</p>



<p>Nel 2023, un sondaggio condotto da Ipsos ha invece rilevato che secondo il 72% dei sudcoreani &#8220;un uomo che resta a casa per prendersi cura dei propri figli è meno un uomo&#8221;. Nonostante pensieri simili, le donne della regione hanno tuttavia iniziato a scalare la parete sociale nel tentativo di distruggere il &#8220;soffitto di cristallo&#8221;. L&#8217;impresa è ardua ma non impossibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Rigurgito anti femminista</strong></h2>



<p>Solo che, in società già estremamente <strong>competitive </strong>come quelle di Corea del Sud e Giappone, gli uomini si trovano ora sempre più costretti a fare i conti con la <strong>concorrenza femminile</strong>. In termini concreti: con donne che eccellono nel lavoro o che ottengono risultati migliori a scuola. </p>



<p>In un mondo che credono sia già egualitario, giovani e giovanissimi ritengono quindi che le politiche extra adottate dai propri governi per agevolare le donne siano ingiuste. </p>



<p>In Giappone, intanto, è emerso un gruppo di uomini noti come <em>jakusha-dansei</em> o &#8220;uomini deboli&#8221;. Il loro pensiero? Per farla breve, ritengono che durante gli appuntamenti &#8211; in fase di &#8220;approccio sentimentale&#8221; &#8211; le donne detengano troppo potere decisionale. </p>



<p>In Corea del Sud diversi politici stanno assecondando questi &#8220;giovani elettori maschi arrabbiati&#8221;. Ricordiamo che <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-yoon-suk-yeol-il-nuovo-presidente-della-corea-del-sud.html">Yoon Suk Yeol</a>, l&#8217;attuale presidente, nella sua campagna elettorale di due anni fa aveva promesso di abolire il ministero per l&#8217;Uguaglianza di Genere. Yoon ha inoltre più volte dichiarato che il femminismo sta danneggiando &#8220;le relazioni sane tra uomini e donne&#8221;. </p>



<p>In due Paesi, Corea del Sud e Giappone, dove l&#8217;inverno demografico è sempre più rigido, l&#8217;ascesa degli incel potrebbe aggravare un contesto di per sé infiammabile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/corea-del-sud-e-giappone-dove-gli-uomini-pensano-di-essere-discriminati-dalle-donne.html">Corea del Sud e Giappone, dove gli uomini pensano di essere discriminati&#8230; dalle donne</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il #MeToo giapponese è fallito: il progressismo a Tokyo non attecchisce</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/giappone-kutoo-fallito.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jun 2019 05:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[femministe]]></category>
		<category><![CDATA[metoo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1324" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9061794.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9061794.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9061794-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9061794-768x530.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9061794-1024x706.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Giappone stronca sul nascere una protesta femminista che avrebbe potuto generare una situazione insostenibile nel Paese. La campagna d&#8217;opinione in questione ruota attorno all’hashtag #Kutoo, che a sua volta ricalca l&#8217;orma del ben più noto #Metoo, il movimento femminista contro le molestie e violenze sessuali sulle donne. Il #Kutoo è una protesta che viene &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/giappone-kutoo-fallito.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1324" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9061794.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9061794.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9061794-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9061794-768x530.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9061794-1024x706.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il <strong>Giappone</strong> stronca sul nascere una protesta femminista che avrebbe potuto generare una situazione insostenibile nel Paese. <a href="https://www.theguardian.com/world/2019/jun/03/women-in-japan-protest-against-having-to-wear-high-heels-to-work-kutoo-yumi-ishikawa">La campagna d&#8217;opinione in questione ruota attorno all’hashtag <strong>#Kutoo</strong></a>, che a sua volta ricalca l&#8217;orma del ben più noto #Metoo, il movimento femminista contro le molestie e violenze sessuali sulle donne. Il #Kutoo è una protesta che viene sempre dal mondo femminile, ma che mette nel mirino il presunto obbligo per le donne giapponesi di indossare i tacchi alti sul posto di lavoro. Dopo giorni di dibattito il ministro del Lavoro nipponico, Takumi Nemoto, ha chiuso ogni discorso: &#8220;Non c’è alcuna regola scritta, e se le aziende lo richiedono allora i tacchi sono necessari&#8221;.</p>
<h2>Il #Metoo giapponese</h2>
<p>#Kutoo è un gioco di parole fra <em>kutsu</em>, che in giapponese significa scarpe, e <em>kutsuu</em>, cioè dolore. La protesta online è partita da Yumi Ishikawa, un&#8217;attrice e scrittrice piuttosto rinomata in patria. Ishikava chiedeva una legge per impedire ai datori di lavoro di costringere le proprie dipendenti a portare scarpe con tacchi alti. Bisogna dire che molte società nipponiche impongono un rigido <em>dress code</em> ai propri dipendenti, uomini o donne che siano, e nell&#8217;abbigliamento femminile sono in effetti spesso richieste le scarpe con il tacco per dare più eleganza. È pura formalità, sottolineano le aziende, sono soltanto regole convenzionali, anche se per l&#8217;attrice si tratterebbe di discriminazione sessuale.</p>
<h2>Tacchi alti come discriminazione</h2>
<p>La protesta è tornata alla ribalta nei giorni scorsi anche se l&#8217;hasthag era stato lanciato lo scorso gennaio, quando Ishikawa ha protestato contro un albergo di Tokyo, che nei requisiti di un&#8217;assunzione richiedeva l&#8217;uso dei tacchi per le donne. La discriminazione dell&#8217;imporre i tacchi alle lavoratrici starebbe nel fatto che le donne con problemi fisici troverebbero non poche difficoltà nell&#8217;indossare i tacchi, e quindi per questo dovrebbero sopportare limitazioni in campo lavorativo. L&#8217;altro lato della polemica riguarda la salute delle dipendenti: indossare tacchi per tante ore è dannoso.</p>
<h2>Il ministro stronca la polemica</h2>
<p>Ishikawa ha pure aperto una petizione online poi inviata al ministro del Lavoro giapponese. L&#8217;obiettivo dell&#8217;attrice è quello di cambiare una certa mentalità diffusa in <a href="https://it.insideover.com/economia/risposta-giappone-nuova-via-della-seta.html">Giappone,</a> secondo la quale una donna che non indossa il tacco non rispetterebbe le buone maniere. <a href="https://www.reuters.com/article/us-japan-women-high-heels/japanese-minister-responds-to-kutoo-campaign-by-saying-high-heels-appropriate-idUSKCN1T70FB">La risposta di Nemoto non è tardata ad arrivare</a>: il ministro ha dichiarato di non voler vietare l&#8217;obbligo dei tacchi, principalmente perché nel Paese del Sol Levante non esiste alcuna legge che costringerebbe le donne a indossare tacchi sul posto di lavoro. Nemoto ha rincarato la dose dicendo che è &#8220;normale e accettato dalla società che le donne indossino tacchi sul posto del lavoro, è una pratica necessaria e appropriata&#8221;.</p>
<h2>I precedenti più famosi</h2>
<p>Il #Kutoo è solo una delle ultime battaglie progressiste portate avanti dalle donne giapponesi. Il già citato #Metoo è sbarcato in Giappone più o meno un anno dopo esser esploso negli Stati Uniti, anche se il movimento femminista qui non ha mai attecchito come nel resto dell&#8217;Occidente. Un altro esempio di battaglia progressista non andata a buon fine risale al 2015, quando la Corte Suprema giapponese si espresse sull&#8217;utilizzo del cognome maschile per la moglie dopo il matrimonio. Il <strong>Codice Civile</strong> giapponese prevede che i coniugi sposati adottino il medesimo cognome: quello maschile. Femministe e attivisti per i diritti umani volevano cambiare una pratica giudicata sessista e altamente discriminatoria per le donne, che in questo modo avrebbero perso la loro identità. Battaglia persa, come il #Kutoo.</p>
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		<title>L’ultima follia femminista: adesso celebrano l’obesità</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/lultima-follia-femminista-adesso-celebrano-lobesita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 May 2019 14:42:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[femministe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="807" height="605" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/womensmarch2018_Philly_Philadelphia_-MeToo_39775113792.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/womensmarch2018_Philly_Philadelphia_-MeToo_39775113792.jpg 807w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/womensmarch2018_Philly_Philadelphia_-MeToo_39775113792-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/womensmarch2018_Philly_Philadelphia_-MeToo_39775113792-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 807px) 100vw, 807px" /></p>
<p>Grasso è bello? Negli Stati Uniti esplode il fenomeno del Fat feminism. Secondo quanto riportatoda Italia Oggi, l’autrice Laura Brown, nel suo Fat Oppression and Psycotherapy ha dichiarato che l’ obesità offrirebbe dei vantaggi per la salute, almeno nel senso che restando grasse si evitano i pericoli quali bulimia, anoressia, depressione e ansia insiti nel tentativo di aderire a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/donne/lultima-follia-femminista-adesso-celebrano-lobesita.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="807" height="605" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/womensmarch2018_Philly_Philadelphia_-MeToo_39775113792.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/womensmarch2018_Philly_Philadelphia_-MeToo_39775113792.jpg 807w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/womensmarch2018_Philly_Philadelphia_-MeToo_39775113792-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/womensmarch2018_Philly_Philadelphia_-MeToo_39775113792-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 807px) 100vw, 807px" /></p><p>Grasso è bello? Negli Stati Uniti esplode il fenomeno del Fat feminism. Secondo quanto riportatoda Italia Oggi, l’autrice Laura Brown, nel suo Fat Oppression and Psycotherapy ha dichiarato che l’ obesità offrirebbe dei vantaggi per la salute, almeno nel senso che restando grasse si evitano i pericoli quali bulimia, anoressia, depressione e ansia insiti nel tentativo di aderire a standard di bellezza dettati dalla società consumistica che, secondo le attiviste, opprime il diritto delle donne a essere grasse.</p>
<p>Negli Usa, infatti, secondo il National Institute of Health, la proporzione della popolazione femminile americana che rientra nella definizione di obesità superava il 41,5%, mentre un altro 27,5% è in sovrappeso. Secondo le femministe radicali, naturalmente, è tutta colpa dell’uomo (rigorosamente bianco) e oppressore: le donne mangiano di più e ingrassano appositamente per sfuggire alle avances degli uomini.</p>
<h2>Le origini del fenomeno Fat feminism</h2>
<p>Il fenomeno del fat feminism, in realtà, non è affatto nuovo e affonda le sue radici negli anni ’70. Nel 1973, le attiviste Sara Fishman e Judy Freespirit pubblicarono il Fat Liberation Manifesto: “Noi chiediamo pari diritti per le persone grasse in tutti gli aspetti della vita, come promesso nella Costituzione degli Stati Uniti – scrissero -. Chiediamo uguale accesso a beni e servizi di pubblico dominio e poniamo fine alla discriminazione nei nostri confronti nei settori dell’occupazione, dell’istruzione, delle strutture pubbliche e dei servizi sanitari”.</p>
<p>I nemici giurati? Medici, dietisti, “libri sulla dieta, alimenti dietetici e integratori alimentari, procedure chirurgiche”. Ma anche la società consumistica e le mode, definite “sessiste”. Nel 2017, grazie a Megan Crabbe e a Melissa Gibson, su Instagram e sui social network esplode il fenomeno virale del #Don’tHateTheShake, dove donne – ma anche uomini – in netto sovrappeso si cimentano nel ballare per qualche secondo mettendo in mostra pancia e cellulite. In merito, Crabbe, ha rivendicato “il coraggio di pubblicare un video in cui la mia pancia gelatinosa si muove al ritmo della musica. È potere vero”.</p>
<h2>La giornata internazionale contro la dieta</h2>
<p>Nel 2011, Patricia Boling, professoressa “femminista” presso l’Università dell’Illinois, ha pubblicato il saggio On Learning to Teach Fat Feminism. Un vero e proprio manifesto ideologico sull’insegnamento del Fat feminism: “Le letture sui corpi magri e grassi riflettono i dualismi mente-corpo che risalgono all’antica Grecia e ad Agostino e ad altri pensatori paleocristiani” scrive. In questo pensiero, secondo Boling, ci sarebbe una vera discriminazione nei confronti delle donne:</p>
<p>“Le dicotomie tradizionali non solo leggono i corpi, la carne, la carnalità e la natura come femminili e opposti alla mente, all’intelletto, all’autocontrollo, alla disciplina e alla cultura, che sono considerati come maschili” ma “i corpi femminili sono considerati diversi rispetto ai maschi. Una ragazza o una donna grassa ha maggiori probabilità di essere disprezzata rispetto a un ragazzo grasso o uomo, e di essere incolpata per le sue dimensioni e la sua forma”.</p>
<p>Per sfuggire a tutto questo, le femministe si sono inventate la giornata internazionale contro la dieta che si celebra il 6 maggio. Il primo International No Diet Day è stato celebrato nel Regno Unito nel 1992. Gruppi di femministe in altri Paesi di tutto il mondo hanno iniziato a celebrare questa giornata specialmente negli Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda, India, Israele, Danimarca, Svezia e Brasile. Cosa non si fa pur di non perdere qualche chilo.</p>
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		<title>L&#8217;ultima delle femministe Usa: &#8220;Contro il capitalismo, abolire la famiglia&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/lultima-delle-femministe-usa-contro-il-capitalismo-abolire-la-famiglia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2019 12:43:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[femministe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9363878.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9363878.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9363878-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9363878-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9363878-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ripensare all&#8217;idea di gravidanza e di famiglia per arrivare alla vera emancipazione della donna e superare il capitalismo. È la teoria contenuta nell&#8217;ultimo libro della femminista Sophie Lewis Full Surrogacy Now: Feminism Against Family (Verso, 2019) &#8211; ossia &#8220;Piena maternità surrogata ora: il femminismo contro la famiglia&#8221; &#8211; che propone l&#8217;abolizione del concetto stesso di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/lultima-delle-femministe-usa-contro-il-capitalismo-abolire-la-famiglia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9363878.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9363878.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9363878-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9363878-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9363878-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Ripensare all&#8217;idea di gravidanza e di famiglia per arrivare alla vera emancipazione della donna e superare il capitalismo. È la teoria contenuta nell&#8217;ultimo libro della femminista <strong>Sophie Lewis</strong><a href="https://www.bloomsbury.com/au/full-surrogacy-now-9781786637291/"> <em>Full Surrogacy Now: Feminism Against Family</em> </a>(Verso, 2019) &#8211; ossia &#8220;Piena maternità surrogata ora: il femminismo contro la famiglia&#8221; &#8211; che propone l&#8217;abolizione del concetto stesso di famiglia naturale e il ripensamento della gravidanza tradizionale a favore di una &#8220;piena maternità surrogata&#8221;.</p>
<p>Secondo <a href="https://www.thenation.com/article/want-to-dismantle-capitalism-abolish-the-family/"><em>The Nation</em></a>, la saggista &#8220;mette a nudo i modi in cui la maternità è diventata una costruzione ideologica&#8221; e racconta &#8220;la violenza biologica e sociale&#8221; che le future mamme devono sopportare. &#8220;Come e quando hai iniziato a pensare alla maternità surrogata come a una specie di lavoro?&#8221; chiede l&#8217;intervistatrice a Lewis, che replica: &#8220;L&#8217;intero dibattito accademico si concentra sul perché questa pratica esiste&#8221; afferma. &#8220;Certe femministe riflettono sul fatto che bambini siano a volte delle merci, e di come il sesso sia alienato e in vendita, incolpando le persone che lavorano in queste industrie, quando in realtà il problema è il <strong>capitalismo</strong>&#8220;.</p>
<h2>la gravidanza come lavoro</h2>
<p>La gravidanza, secondo Lewis, è un vero e proprio lavoro. &#8220;Mi sono trovato ad affermare l&#8217;ovvio &#8211; spiega &#8211; la gestazione era già un lavoro prima che esistesse la maternità surrogata. Quindi, come possiamo costruire una politica che colleghi questi due luoghi di lavoro e creare solidarietà tra le <strong>gestanti</strong> pagate e non pagate?&#8221;. Perché essere madri &#8220;non è una sorta di processo meccanico automatico&#8221; ma &#8220;una pratica di socializzazione radicata&#8221;. La cosa fondamentale da capire, prosegue, &#8220;è che la maternità è un edificio ideologico molto potente. Esiste un&#8217;ideologia molto radicata che ci rende incapaci di comprendere che a qualcuno la maternità potrebbe non piacere&#8221;.</p>
<p>Secondo l&#8217;attivista, dunque, la soluzione è abbandonare le vecchie ideologie e sposare il concetto progressista di &#8220;piena maternità surrogata&#8221; che si realizza, naturalmente, smantellando la famiglia tradizionale. &#8220;Attualmente &#8211; afferma Sophie Lewis &#8211; l&#8217;intera logica della maternità surrogata è di asportare il surrogato dal quadro familiare; il punto principale di essere un surrogato è che non sei mai veramente lì. Questo è qualcosa che voglio sfidare, l&#8217;idea che i bambini appartengano a qualcuno &#8211; la convinzione che il prodotto del &#8216;lavoro di gestazione&#8217; venga trasferito come proprietà a un insieme di persone. Questo è, in realtà, uno degli orizzonti rivoluzionari che la sorellanza delle madri single nere sosteneva: che i bambini non dovrebbero appartenere a nessuno se non a se stessi&#8221;.</p>
<p>La &#8220;piena maternità surrogata&#8221; comporterebbe, dunque, &#8220;l&#8217;allargamento della sfera delle relazioni tra le persone&#8221; e lo smantellamento della famiglia così come la conosciamo.&#8221;La <strong>famiglia</strong> è il luogo in cui possono verificarsi la stragrande maggioranza degli abusi&#8221; racconta. &#8220;E poi dobbiamo domandarci a cosa serva la famiglia oggi: ad addestrarci ad essere lavoratori, ad essere abitanti di un sistema binario di genere e stratificato su base razziale&#8221; e che ci raccomanda &#8220;di non essere <em>queer</em>&#8220;.</p>
<h2>&#8220;Gli stati nazionali sono un ostacolo&#8221;</h2>
<p>Naturalmente, in questo disegno folle e spericolato di proliferazioni internazionali di maternità surrogate e distruzione della famiglia, gli stati nazionali e le loro restrizioni sulla maternità surrogata rappresentano un serio ostacolo. &#8220;Le solidarietà internazionali che abbiamo bisogno di costruire non saranno facilitate dalla maggior parte degli stati nazionali&#8221; sottolinea la scrittrice femminista a <em>The Nation</em>.</p>
<p>&#8220;Gli <strong>Stati-nazione</strong> si trovano di fronte a un vero grattacapo quando si tratta di maternità surrogata, che ruota attorno a questioni di cittadinanza, come quando un bambino viene conservato in un grembo keniota, indiano o messicano, ma proviene da gameti francesi o dalla California. Tutte queste legislature hanno regole diverse su cosa sia una madre&#8221;.</p>
<p>La scrittrice americana cita <strong>Angela Davis</strong>, 75 anni, attivista del movimento afroamericano statunitense nonché storia militante del Partito Comunista degli Stati Uniti. &#8220;Il tipo di abolizione della famiglia che ho in mente &#8211; sottolinea Lewis &#8211; risale alle femministe afroamericane e ad Angela Davis, che sosteneva che le tecnologie riproduttive che si stavano sviluppano negli anni &#8217;80 non erano affatto una novità&#8221;. Ecco il folle progetto delle femministe americane: distruggere la famiglia, diffondere la pratica della maternità surrogata intesa come lavoro, far sì che i bambini non siano più di nessun genitore in particolare ma di famiglie allargate oltremisura e disseminate in tutto il mondo, in base a visione cosmopolita della vita che tanto va di moda fra la sinistra globalista. Come diceva <strong>Seneca</strong>, tuttavia, <em>numquam est qui ubique est</em>, &#8220;Chi è dappertutto non è da nessuna parte&#8221; (Seneca, Epistulae, II).</p>
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		<title>Al governo contro aborto e gender: femministe in rivolta contro Vox</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/al-governo-aborto-gender-femministe-rivolta-sovranisti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jan 2019 09:10:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Andalusia]]></category>
		<category><![CDATA[femministe]]></category>
		<category><![CDATA[Vox]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8910608.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8910608.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8910608-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8910608-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8910608-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sarà un governo in difesa della famiglia e della libertà educativa quello andaluso. È quanto messo nero su bianco nell’accordo concluso tra il Partito popolare e i leader di Vox, la formazione nazionalista che lo scorso dicembre a sorpresa ha conquistato 12 seggi nel parlamento locale. E che ora amministra la regione assieme alle altre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/al-governo-aborto-gender-femministe-rivolta-sovranisti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8910608.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8910608.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8910608-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8910608-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8910608-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sarà un governo in difesa della <strong>famiglia</strong> e della libertà educativa quello andaluso. È quanto messo nero su bianco nell’accordo concluso tra il Partito popolare e<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/abascal-alza-vox-boom-sovranista-dei-nipotini-franco-1611029.html"> i leader di <strong>Vox</strong></a>, la formazione nazionalista che lo scorso dicembre <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/spagna-nazionalisti-vox-al-governo-in-andalusia/">a sorpresa ha conquistato 12 seggi nel parlamento locale</a>. E che ora amministra la regione assieme alle altre forze conservatrici e di centrodestra, popolari e Ciudadanos.</p>
<p>Tra i punti programmatici dell’azione del nuovo esecutivo regionale di Juanma Moreno, leader del Partito popolare in Andalusia, ci sono la difesa del diritto dei genitori a decidere sull’educazione dei figli, lo stanziamento di fondi per sostenere la <strong>famiglia naturale</strong> e un piano di assistenza che offra alternative alle donne che pensano di abortire. Una vera e propria rivoluzione in una regione tradizionalmente di sinistra, dove era stata approvata una legge sulla lotta alle discriminazioni che, come riferisce <em><a href="http://www.laverita.info">La Verità</a></em>, vietava a media e scuole della regione, comprese quelle di orientamento cattolico, di diffondere tesi che mettessero in discussione identità di genere e diversi orientamenti sessuali.</p>
<p></p>
<p>Una normativa che la formazione considerata di estrema destra ora vuole ribaltare. In campagna elettorale, infatti, il partito si è battuto contro “l’indottrinamento gender” nelle scuole della regione e tra i punti fondamentali che guidano l’azione politica dei nazionalisti c’è il rifiuto di <strong>aborto</strong>, maternità surrogata, eutanasia ed adozioni gay, assieme allo stop ai finanziamenti diretti alle “associazioni femministe radicali”. </p>
<p>“Quello che vogliono è bloccare l’avanzata dei diritti delle donne, ma noi non faremo un passo indietro”, ha attaccato Ana Maria Perez del Campo, storica attivista spagnola, cofondatrice della prima associazione di donne separate creata in Spagna nel 1973, che ha promesso di passare al contrattacco. “Ogni volta che ci sono passi avanti in termini di diritti, c’è una significativa reazione patriarcale”, incalza, con riferimento ai cambiamenti introdotti dal premier socialista Pedro Sanchez, anche Yolanda Besteiro, presidente della Federazione delle Donne Progressiste, intervistata dall’<em>Agence France-Press</em>.</p>
<p></p>
<p>A scagliarsi contro Vox è anche Silvia Claveria, docente dell’Università Carlos III di Madrid, specializzata in <strong>femminismo</strong>.<b> </b>Per l&#8217;esperta le battaglie della nuova destra spagnola non sarebbero comparabili all’ondata di proteste appoggiate dalla chiesa cattolica di Spagna contro la legge promulgata nel 2010 per facilitare l’accesso all’interruzione di gravidanza per le donne spagnole, e neppure a quelle contro la liberalizzazione dei matrimoni gay nel 2004. In questo caso, secondo Claveria, si tratterebbe di un “sessismo moderno” che, mettendo sullo stesso piano donne e uomini, giudicherebbe superflua l’adozione di leggi che difendano i diritti delle prime.</p>
<p>Per questo le femministe hanno promesso una mobilitazione contro il nuovo governo locale, e i prossimi mesi si prospettano all’insegna dello scontro tra l’opposizione progressista e i “nipotini di Franco”, come già li ha ribattezzati qualcuno, che ora puntano a conquistare Madrid.  </p>
<p></p>
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