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Società

Corea del Sud e Giappone, dove gli uomini pensano di essere discriminati… dalle donne

In due Paesi, Corea del Sud e Giappone, dove l'inverno demografico è sempre più rigido, l'ascesa degli incel potrebbe aggravare un contesto di per sé infiammabile.
Giappone

Uomini che odiano le donne, o più semplicemente incel. Ne avrete sicuramente sentito parlare: il termine è una contrazione di involuntary celibate, e cioè celibe involontario. Indica qualcuno frustrato dalla mancanza di esperienze sessuali, e che per questo motivo tende ad assumere punti di vista o comportamenti misogini. Meglio ancora, gli incel sono comunemente associati a uomini eterosessuali soliti incolpare le donne e la società per la loro mancanza di successo sentimentale. Il fenomeno è diffuso in Occidente, anche se negli ultimi anni è salito pericolosamente alla ribalta in Asia.

In Corea del Sud, per esempio. Qui, dietro i successi economici raggiunti da Samsung e Hyundai, oltre il K-Pop e K-Beauty, nascosto sotto ampi strati di soft power, la guerra intestina tra uomini e donne sta raggiungendo vette impensabili. Ma che cosa sta succedendo a Seoul? Semplice: il divario tra i sessi si sta lentamente riducendo. E così, mentre gli uomini continuano ad essere conservatori, sposando le rigide norme sociali filtrate da antichi retaggi confuciani e patriarcali, le donne scelgono di voltare pagina.

Uomini contro donne

Questa tendenza è in realtà evidente in tutta l’Asia orientale, dove gli uomini non riescono più ad adattarsi ad una società in cui le controparti femminili sono più istruite e competono con loro per ottenere un lavoro, non intendono trascorrere la vita ad accudire figli e chiedono pari dignità.

Il risultato di un simile cambiamento è un rigurgito anti femminista. In Corea del Sud, nel 2021 il 79% dei giovani maschi sudcoreani riteneva di essere vittima di discriminazione inversa; nello stesso anno, in Giappone, il 43% degli uomini di età compresa tra i 18 e i 30 anni dichiarava di odiare il femminismo.

Il messaggio di fondo è che la società sta diventando più discriminatoria nei confronti degli uomini che non delle donne. Eppure, prendendo in esame i Paesi OCSE, la Sud Corea può “vantare” il più alto divario retributivo di genere. Qui le donne guadagnano mediamente il 31% in meno degli uomini, il 10% in più del Giappone, fermo al 21%.

Nel 2023, un sondaggio condotto da Ipsos ha invece rilevato che secondo il 72% dei sudcoreani “un uomo che resta a casa per prendersi cura dei propri figli è meno un uomo”. Nonostante pensieri simili, le donne della regione hanno tuttavia iniziato a scalare la parete sociale nel tentativo di distruggere il “soffitto di cristallo”. L’impresa è ardua ma non impossibile.

Rigurgito anti femminista

Solo che, in società già estremamente competitive come quelle di Corea del Sud e Giappone, gli uomini si trovano ora sempre più costretti a fare i conti con la concorrenza femminile. In termini concreti: con donne che eccellono nel lavoro o che ottengono risultati migliori a scuola.

In un mondo che credono sia già egualitario, giovani e giovanissimi ritengono quindi che le politiche extra adottate dai propri governi per agevolare le donne siano ingiuste.

In Giappone, intanto, è emerso un gruppo di uomini noti come jakusha-dansei o “uomini deboli”. Il loro pensiero? Per farla breve, ritengono che durante gli appuntamenti – in fase di “approccio sentimentale” – le donne detengano troppo potere decisionale.

In Corea del Sud diversi politici stanno assecondando questi “giovani elettori maschi arrabbiati”. Ricordiamo che Yoon Suk Yeol, l’attuale presidente, nella sua campagna elettorale di due anni fa aveva promesso di abolire il ministero per l’Uguaglianza di Genere. Yoon ha inoltre più volte dichiarato che il femminismo sta danneggiando “le relazioni sane tra uomini e donne”.

In due Paesi, Corea del Sud e Giappone, dove l’inverno demografico è sempre più rigido, l’ascesa degli incel potrebbe aggravare un contesto di per sé infiammabile.

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